Stress (parola)

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« Stai calmo: tutto questo tra cent'anni non avrà alcuna importanza. »
(Ralph Waldo Emerson)

Il termine stress può avere diversi significati.

Voce inglese, che propriamente significa "sforzo, spinta". Ha lo stesso etimo dell'italiano "strizzare", e deriva, attraverso il francese antico, dal latino "districtia": rappresenta un cosiddetto prestito "di ritorno", come "shock" e "sport".
Etimologicamente sarebbe una stretta, una strizzata, un'angustia (o un'angoscia). Derivando dall'inglese distress, "stress" ne è la forma aferetica, così come sport deriva da diporto.

Nel 1440 stress è l'accento tonico di una parola, o l'enfasi nel pronunciarla; nel 1843 una tensione o pressione fisica, applicata su qualsiasi oggetto materiale, nel 1968 anche un sovraccarico di un organo o una pressione mentale; nel 1971 si registra anche una sindrome da adattamento[1].

Quando l'italiano ha accolto "stress", il vocabolo aveva subìto anche in inglese un'evoluzione semantica, che l'aveva alquanto allontanato dall'accezione originaria, conferendogli un nuovo peculiare significato.

Accezioni moderne[modifica | modifica sorgente]

Il vocabolo stress è per la nostra lingua un apporto recente, che s'è diffuso tra i medici in occasione d'un ciclo di conferenze tenute da Hans Selye in varie città italiane, verso la metà degli anni '50, mentre fin allora suonava piuttosto come un termine tecnico forestiero, che si citava, per così dire, tra virgolette, ed era consueto soltanto entro alcuni gruppi specialistici.

Più tardi, s'è fatto strada anche nel linguaggio corrente, seguito da qualche derivato (stressante, stressato, etc.). Bisogna ammettere che, a livello colloquiale, esso ha dato luogo ad impieghi non di rado incongrui, o quanto meno superflui. Ma nel suo impiego fisiopatologico, stress può ritenersi ormai stabilmente acclimatato.

L'atto di battesimo dello stress, inteso nel senso psicologico attuale, è uno studio di Hans Selye del 1936: A syndrome produced by diverse nocuous agents[2], ma già l'anno avanti lo stesso autore ne aveva fatto cenno, indicando con quel termine uno stato di tensione aspecifica della materia vivente, che si manifesta mediante trasformazioni morfologiche tangibili in vari organi, e particolarmente nelle ghiandole endocrine che stanno sotto il controllo dell'ipofisi anteriore.

Hans Selye, nato a Vienna il 26 gennaio 1907, laureato a Praga, emigrato in Canada, morto nel 1982, è il padre del moderno concetto di stress.[3] Aveva avuto naturalmente qualche precursore, tuttavia per questi lo stress era essenzialmente il meccanismo di stimolo; successivamente Selye riserverà il termine alla condizione dell'essere vivente che subisce lo stimolo stressante, che invece si chiamerà stressor.

Psicologia[modifica | modifica sorgente]

Lo stress rappresenta la "pressione" di eventi psicologici che causano, nell'organismo, una reazione generale di adattamento agli stessi. L'adattamento può prendere varie forme, più funzionali o più disfunzionali, e si articola a vari livelli: cognitivi, emotivi, comportamentali, psicofisiologici. Attualmente, in psicologia clinica, si utilizza il termine generico stress per significare la dinamica di pressione ambientale/adattamento dell'organismo, specificando poi in distress lo stress "negativo" e disadattativo, che può condurre anche a reazioni patologiche, ed in eustress lo stress "positivo", che deriva dall'attivazione ed energia che gli impegni derivanti dalle pressioni ambientali stimolano nel soggetto.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Selye H., (1971) Hormones and Resistance. Springer-Verlag, Berlin.
  2. ^ Selye H., A Syndrome Produced by Diverse Nocuous Agents, Nature, London 138,32,4.VII.1936. (Reprinted in The Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences, 1998).
  3. ^ Selye H., (1956) The Stress of life. McGraw-Hill, New York.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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