Strage di piazza della Loggia

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Coordinate: 45°32′23″N 10°13′11″E / 45.539722°N 10.219722°E45.539722; 10.219722

Strage di piazza della Loggia (Brescia)
Strage piazza della Loggia.png
I primi soccorsi alle vittime dopo l'attentato
Stato Italia Italia
Luogo Brescia
Data 28 maggio 1974
10:12
Tipo Esplosione
Morti 8
Feriti 102
Responsabili ignoti
Sospetti
Motivazione Eversione; Strategia della tensione

La strage di piazza della Loggia è stato un attentato terroristico compiuto il 28 maggio 1974 a Brescia, nella centrale piazza della Loggia. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione contro il terrorismo neofascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista con la presenza del sindacalista della CISL Franco Castrezzati, dell'on. del PCI Adelio Terraroli e del segretario della camera del lavoro di Brescia Gianni Panella. L'attentato provocò la morte di otto persone e il ferimento di altre centodue.[1]

Le bomba[modifica | modifica sorgente]

Nel 2012 i periti balistici della Corte d'Appello di Brescia il generale Romano Schiavi ed il professor Alberto Brandone hanno ribadito la loro precedente perizia che la bomba era costituita da una miscela di gelignite e dinamite, mentre nel 2010 i periti del processo che portò all'assoluzione in forma dubitativa di Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti e Francesco Delfino hanno affermato che la bomba era costituita in gran parte da tritolo[2][3][4].


Le vittime[modifica | modifica sorgente]

Le vittime furono[5]:

  • Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante di francese.
  • Livia Bottardi in Milani, 32 anni, insegnante di lettere alle medie.
  • Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante di fisica.
  • Euplo Natali, 69 anni, pensionato, ex partigiano.
  • Luigi Pinto, 25 anni, insegnante.
  • Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio.
  • Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio.

I funerali[modifica | modifica sorgente]

La camera ardente di sei delle otto vittime venne allestita nel salone Vanvitelliano del municipio, il funerale si svolse nella stessa piazza della Loggia luogo dell'attentato alla presenza del capo dello stato Giovanni Leone, del presidente del consiglio Mariano Rumor e dei principali leader di partito. La cerimonia venne officiata dal vescovo di Brescia Luigi Morstabilini, gli oratori furono il sindacalista Franco Castrezzati che era presente all'esplosione della bomba, il deputato socialista bresciano Gianni Savoldi del comitato antifascista e il segretario della CGIL Luciano Lama a nome di tutti i sindacati e il sindaco di Brescia Bruno Boni. Alla cerimonia parteciparono mezzo milione di persone e venne interamente pagata dal comune alle famiglie delle vittime[6][7].

Le indagini e l'iter giudiziario[modifica | modifica sorgente]

La prima istruttoria[modifica | modifica sorgente]

Manifesto che riproduce il manifesto originale della manifestazione che si teneva in piazza della Loggia il 28 maggio 1974
La piazza pochi istanti dopo l'esplosione

La prima istruttoria della magistratura portò alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Uno di essi, Ermanno Buzzi, in carcere in attesa d'appello, fu strangolato il 13 aprile 1981 da Pierluigi Concutelli e Mario Tuti. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, le condanne del giudizio di primo grado vennero commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vennero confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione.

La seconda indagine[modifica | modifica sorgente]

Un secondo filone di indagine, sorto nel 1984 a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, mise sotto accusa altri rappresentanti della destra eversiva e si protrasse fino alla fine degli anni ottanta; gli imputati furono assolti in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, e prosciolti in appello nel 1989 con formula piena. La Cassazione, qualche mese dopo, confermerà l'esito processuale di secondo grado.

I sospetti di coinvolgimento dei servizi segreti[modifica | modifica sorgente]

Nel corso dei vari procedimenti giudiziari relativi alla strage si è costantemente fatta largo l'ipotesi del coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato nella vicenda.[8]

Una ricostruzione siffatta appare sostenuta da una lunga serie di inquietanti circostanze: su tutte, basti pensare in primo luogo all'ordine - proveniente da ambienti istituzionali rimasti finora oscuri - impartito meno di due ore dopo la strage affinché una squadra di pompieri ripulisse con le autopompe il luogo dell'esplosione, spazzando via indizi, reperti e tracce di esplosivo prima che alcun magistrato o perito potesse effettuare alcun sopralluogo o rilievo[9]; secondariamente, la misteriosa scomparsa dell'insieme di reperti prelevati in ospedale dai corpi dei feriti e dei cadaveri, anch'essi di fondamentale importanza ai fini dell'indagine; infine, va segnalata la recente perizia antropologica ordinata dalla Procura di Brescia su una fotografia di quel giorno che comproverebbe la presenza sul luogo della strage di Maurizio Tramonte, militante di Ordine Nuovo e collaboratore del SID.[10]

Gli oscuri intralci di provenienza istituzionale manifestatisi anche durante il secondo troncone d'indagine verranno definiti dal giudice istruttore Zorzi quale ulteriore "riprova, se mai ve ne fosse bisogno, dell'esistenza e costante operatività di una rete di protezione (l'Ufficio Affari Riservati, ndr) pronta a scattare in qualunque momento e in qualunque luogo".[8]

Durante il processo emerge un documento del Sismi, datato 20 febbraio 1989 ed indirizzato al Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri ed al Capo della Polizia, in cui si parla di intercettazioni telefoniche nei confronti di Margherita Ragnoli, co-segretaria dell'Associazione Italia-Cuba (di estrazione comunista) di Brescia, nelle quali ella afferma di aver sentito parlare della strage fin "dalla sera precedente" della stessa. Si specifica nel documento che, al tempo, non furono informati del fatto Organi e/o Autorità esterni al SID.[11]

La terza istruttoria[modifica | modifica sorgente]

Riguardo alla terza istruttoria, il 19 maggio 2005 la Corte di Cassazione ha confermato la richiesta di arresto per Delfo Zorzi (oggi cittadino giapponese, non estradabile, con il nome di Hagen Roi) per il coinvolgimento nella strage di piazza della Loggia.

Il 15 maggio 2008 sono stati rinviati a giudizio i sei imputati principali: Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi.[12] I primi tre erano all'epoca militanti di spicco di Movimento Politico Ordine Nuovo, gruppo neofascista fondato nel 1963 da Clemente Graziani, sulle ceneri del Centro Studi Ordine Nuovo di Pino Rauti, e più volte oggetto di indagini, pur senza successive risultanze processuali, in merito all'organizzazione ed al compimento di attentati e stragi. Ordine Nuovo fu sciolto nel 1973 per disposizione del ministro dell'Interno Paolo Emilio Taviani con l'accusa di ricostituzione del Partito Fascista. Francesco Delfino fu invece ex generale dei carabinieri, all'epoca responsabile - con il grado di capitano - del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Brescia, e Giovanni Maifredi, ai tempi collaboratore del ministro degli Interni Paolo Emilio Taviani.[13]

Piazza della Loggia

La prima udienza si è tenuta il 25 novembre 2008.

Il 21 ottobre 2010, dopo cinque giorni e mezzo di ricostruzione delle accuse, i pubblici ministeri titolari dell'inchiesta, hanno formulato l'accusa di concorso in strage per tutti gli imputati, ad eccezione di Pino Rauti, per il quale la stessa accusa aveva richiesto l'assoluzione "per non aver commesso il fatto"[14]., pur sottolineando la sua responsabilità morale e politica per la strage.[15]

Il 16 novembre 2010 la Corte D'Assise ha emesso la sentenza di primo grado della terza istruttoria, assolvendo tutti gli imputati con la formula dubitativa di cui all'art. 530 comma 2 c.p.p., corrispondente alla vecchia formula dell'insufficienza di prove. Oltre alle assoluzioni di Carlo Maria Maggi, Francesco Delfino e Pino Rauti, i giudici hanno disposto il non luogo a procedere per Maurizio Tramonte, per intervenuta prescrizione in relazione al reato di calunnia, e revocato la misura cautelare nei confronti dell'ex militante di Ordine Nuovo Delfo Zorzi.[16][17][18]

Il 14 aprile 2012 la Corte d'Assise d'Appello conferma l'assoluzione per tutti gli imputati, condannando le parti civili al rimborso delle spese processuali[19]. Il 21 febbraio 2014 la Corte di Cassazione annulla le assoluzioni di Maggi e Tramonte e conferma quelle di Zorzi e Delfino.[20]

Il punto dove è esplosa la bomba, tuttora visibile.

Declassificazione degli atti[modifica | modifica sorgente]

Con una direttiva del 22 aprile 2014, tutti i fascicoli relativi a questa strage non sono più coperti dal segreto di Stato e sono perciò liberamente consultabili da tutti.[21]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sonoro originale dei momenti dell'attentato
  2. ^ Cronologia dei fatti e del processo riguardante la Strage di Piazza della Loggia
  3. ^ Strage di piazza Loggia, i dubbi sull'ordigno
  4. ^ Strage Piazza Loggia: a uccidere fu una miscela di gelignite e dinamite
  5. ^ Cronologia dei fatti e del processo riguardante la Strage di Piazza della Loggia
  6. ^ Cronologia dei fatti e del processo riguardante la Strage di Piazza della Loggia
  7. ^ Giornale di Brescia 29 maggio 1974
  8. ^ a b Blu Notte - Piazza Della Loggia: Il Luogo Della Memoria
  9. ^ Blu Notte - Piazza Della Loggia: Il Luogo Della Memoria
  10. ^ Strage di piazza della Loggia, spunta la foto choc della strage - La Repubblica, 30 agosto 2008
  11. ^ SERVIZIO PER LE INFORMAZIONI E LA SICUREZZA MILITARE prot.n.1652/141/01 Roma 20 feb.1989 pervenuto all'udienza del 02-03-89 A: COMANDO GENERALE DELL'ARMA DEI CARABINIERIe, per conoscenza: CAPO DELLA POLIZIA Roma. Nel corso della revisione degli atti d'archivio disposta in ottemperanza alle direttive del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia d'ordinamento degli Archivi dei Servizi di Informazione e di Sicurezza è stato rinvenuto un documento, datato 3 giugno 1974, all'oggetto "Margherita dell'Associazione Italia-Cuba di Brescia". Dal documento si rileva che una tale "Margherita" da identificarsi in Ragnoli Margherita, nata a Buenos Aires il 26 aprile 1923, co-segretaria dell'Associazione Italia-Cuba di Brescia, in data 29 maggio 1974, nel corso di una conversazione telefonica interurbana avrebbe detto che dell'attentato di piazza della Loggia (28 maggio 1974) "se ne era parlato fin dalla sera precedente" il giorno in cui si è verificato, soggiungendo di essere subito accorsa in piazza della Loggia in quanto le era stato riferito che uno dei morti apparteneva all'Associazione "Italia-Cuba", notizia risultata poi infondata. Dalla documentazione in atti relativa alla Strage di Brescia non risulta che della notizia siano stati informati, a suo tempo, Organi e/o Autorità esterni al SID, né al riguardo sono disponibili ulteriori elementi di valutazione. Quanto sopra segnalato ai sensi dell'Art. 9, 3? comma, della legge 801/77. IL DIRETTORE DEL SERVIZIO (Amm. SQ. Fulvio Martini)
  12. ^ Brescia, sei rinvii a giudizio per la strage di piazza della Loggia - Repubblica.it, 15 maggio 2008
  13. ^ Piazza della Loggia: I nomi della strage - Senza Soste.it
  14. ^ Strage piazza della Loggia, chiesti 4 ergastoli - Libero Quotidiano
  15. ^ La Repubblica.it - Strage di Brescia, i pm chiedono 4 ergastoli e assoluzione di Rauti.
  16. ^ Brescia: strage piazza della Loggia, assolti i cinque imputati | Prima Pagina | Reuters
  17. ^ Strage di piazza della Loggia, assolti tutti gli imputati per insufficienza di prove - Adnkronos Cronaca
  18. ^ Una strage senza colpevoli - Cronaca - ANSA.it
  19. ^ Come in altre stragi, nessun colpevole. La solita Italia verrebbe da dire, l'Italicus,Ustica, piazza Fontana-Strage di piazza Loggia: assolti i 4 imputati. Parti civili condannate al rimborso delle spese - Corriere della Sera
  20. ^ Strage di Piazza Loggia, ci sarà nuovo processo. A giudizio andranno Maggi e Tramonte
  21. ^ Stragi, Renzi toglie il segreto di Stato: tutta la verità su Ustica, piazza Fontana, Italicus, stazione di Bologna in Il Messaggero.it, 22 aprile 2014. URL consultato il 22 aprile 2014.
    «I «fatti sanguinosi» di Ustica, Peteano, treno Italicus, piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, stazione di Bologna e rapido 904 non sono più coperti dal segreto di Stato.».

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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