Massacro della Columbine High School

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Coordinate: 39°36′15″N 105°04′31″W / 39.60417, -105.07528

Massacro della Columbine High School

La Columbine High School in una veduta aerea

Luogo Littleton, Colorado, Stati Uniti
Data 20 aprile 1999
11.19 – 12.08
Tipologia Omicidio di massa
Morti 15 (inclusi i due aggressori)
Feriti 24
Compiuto da Eric Harris e Dylan Klebold

Il massacro della Columbine High School fu un grave fatto di cronaca nera, avvenuto il 20 aprile 1999 negli Stati Uniti, che coinvolse alunni e insegnanti di una scuola superiore del distretto amministrativo di Columbine, non lontano da Denver (Colorado): due studenti della Columbine High School, Eric Harris e Dylan Klebold, si introdussero nell’edificio armati e aprirono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti. Al termine della sparatoria rimasero uccisi 12 studenti e un insegnante, mentre 24 furono i feriti, compresi 3 che erano riusciti a fuggire all’esterno dell’edificio. I due autori della strage morirono suicidi a loro volta, asserragliati all’interno della scuola dopo che la polizia era intervenuta a circondare la zona.

Tale fatto è ritenuto il più sanguinoso episodio di violenza in una scuola nella storia degli Stati Uniti dopo quello della Bath School (1927) e, successivamente, del Virginia Tech (2007).

Il giorno dell’esecuzione del massacro è stato spesso associato alle simpatie naziste manifestate dai due assassini, in quanto il 20 aprile 1889 fu la data di nascita di Adolf Hitler.

Al criminoso gesto dei due studenti fece seguito un lungo e acceso dibattito nazionale sulla legislazione statunitense riguardante il controllo sulla vendita e la reperibilità delle armi da fuoco, nonché la loro detenzione. Non mancarono dibattiti anche sul fenomeno del bullismo nelle scuole e sull’impatto di film e videogiochi violenti nella società statunitense. L’episodio richiamò l’attenzione anche sui problemi della sicurezza scolastica, delle diseguaglianze sociali e dell’uso di farmaci anti-depressivi da parte degli adolescenti.[1][2]

Indice

[modifica] Avvisaglie

I primi segnali della strage potevano essere intravisti già nel 1996, al tempo in cui Eric Harris mise in piedi un suo sito web su AOL, originariamente inteso per ospitare alcuni livelli del videogioco Doom. Sullo stesso sito Harris creò un blog che conteneva barzellette e brevi pensieri sui suoi genitori, la scuola e gli amici.

Verso la fine di quello stesso anno, tuttavia, sul sito apparvero contenuti inusuali, tra cui indicazioni su come introdursi in un sistema informatico, su come fabbricare esplosivi, e un elenco dei problemi creati giornalmente da Harris insieme sempre a Klebold. All’inizio del 1997 iniziò a trasparire dagli interventi nel blog la sempre più crescente rabbia di Harris contro la società.

Il sito aveva pochi visitatori e passò praticamente inosservato fino alla fine del 1997, quando l'investigatore Michael Guerra dell'Ufficio dello Sceriffo della contea di Jefferson (Jefferson County) fu informato della sua esistenza in seguito ad una denuncia dei genitori di Brooks Brown, un vecchio amico di Harris, che avevano scoperto che Harris scriveva minacce di morte nei confronti del loro figlio. L'investigatore Guerra scoprì che la pagina conteneva anche minacce dirette a studenti e insegnanti della Columbine High School. Nel sito erano presenti anche molte frasi che Harris aveva scritto a proposito del suo odio verso la società e del suo desiderio di uccidere chi lo infastidiva.

Nonostante fossero in corso queste indagini, Harris continuò ad inserire nuovo materiale sul sito, tra cui l'annuncio del completamento di tubi bomba, un elenco di armi e una lista di persone che voleva colpire.[3] Quando Harris ammise di possedere esplosivi, l'investigatore decise di scrivere una testimonianza giurata per ottenere un mandato di perquisizione della casa del giovane studente, documento che non fu però mai depositato. L'esistenza di questa testimonianza giurata è stata tenuta nascosta dai funzionari della contea di Jefferson e l'opinione pubblica ne è venuta a conoscenza solo nel settembre 2001, in seguito all'inchiesta giornalistica del programma televisivo americano 60 Minutes.

[modifica] Delitto, castigo e vendetta

Il 30 gennaio 1998 Eric Harris e Dylan Klebold furono arrestati perché trovati in possesso di pezzi per computer rubati da un furgone parcheggiato vicino a Littleton, in Colorado. Entrambi presero parte ad un'udienza in tribunale, dove un giudice decise, in base alla loro mancanza di giudizio morale, che avrebbero avuto bisogno di aiuto psichiatrico. Harris e Klebold evitarono un procedimento legale partecipando a lavori utili alla comunità al centro ricreativo giovanile locale. Qualche settimana dopo si scusarono per il furto ottenendo così il totale sconto della pena. Harris, vista la possibilità di farsi notare, scrisse una lettera al danneggiato dal furto offrendo empatia piuttosto che semplici scuse.[4] In questo periodo di tempo ostentò spesso il suo finto rimorso celebrando poi, di nascosto, sé stesso e la sua capacità di fingere in varie pagine del suo diario.[5] Si pensa che, poco dopo la fine delle cure psichiatriche, nell'aprile 1998, Harris e Klebold cominciarono ad organizzare il futuro attacco come forma di vendetta, in quanto la coppia si sentiva "in guerra" contro la società e provava un bisogno di rivalsa nei confronti di coloro che odiava.

Durante la cura psichiatrica a Harris fu prescritto il farmaco antidepressivo Zoloft. Poco tempo dopo Harris ammise di avere pensieri suicidi e omicidi nei confronti dei genitori. Ma anziché sospendere immediatamente la somministrazione di antidepressivi, i medici prescrissero a Harris il Luvox, farmaco antidepressivo a base di fluvoxamina molto simile a quello precedente. Qualche analista sostenne in seguito, che proprio questa cura contribuì in buona parte alle azioni di Harris, argomentando che gli effetti collaterali di queste droghe includono una crescita di aggressività, perdita del sentimento del rimorso, depersonalizzazione e sindromi maniacali.[6] Pare esista una correlazione tra gli episodi di "sparatorie scolastiche" - il cui decorso medico è stato reso pubblico - e l'uso o la recente interruzione di questi tipi di cura.

Poco dopo l'udienza in tribunale, il blog di Harris scomparve e il sito ritornò alla sola funzione originale di proporre livelli per il videogioco Doom. Probabilmente il blog scomparve proprio perché Harris aveva intuito che la madre di Brooks Brown vi aveva letto le minacce al figlio e aveva avvisato le autorità. Harris iniziò allora a scrivere i suoi pensieri e i suoi piani in appunti cartacei. Tuttavia continuò ad aggiornare una sezione del suo sito sui suoi progressi nel collezionare armi e nel costruire bombe. America Online cancellò permanentemente dai suoi server il sito, quando la sua esistenza divenne nota al grande pubblico.[7]

[modifica] Documentazione

Sia Harris che Klebold, chiuso il sito, cominciarono a scrivere su carta i loro progressi subito dopo la dimissione dal centro psichiatrico. La coppia inoltre iniziò a documentare il proprio arsenale ricorrendo anche a videocassette custodite in gran segreto.[8]

I loro scritti rivelarono successivamente che i due avevano elaborato un piano per un attentato simile a quello di Oklahoma City e avevano pensato anche a come scappare in Messico, dirottando un velivolo all'Aeroporto Internazionale di Denver e schiantandosi poi contro un edificio a New York City, ma soprattutto avevano studiato il piano per la sparatoria nella scuola. I ragazzi speravano che, dopo aver innescato alcune bombe nella mensa, sarebbero riusciti a correre per l'edificio sparando ai sopravvissuti all'esplosione, per poi continuare il loro attacco verso le case circostanti e contro i vicini che fossero usciti attirati dal rumore. Com'è noto, questo piano fallì poiché i loro esplosivi non detonarono.[9]

Come accennato i due custodivano anche video che documentavano gli esplosivi, le munizioni e le armi che avevano acquisito illegalmente. In questi filmati, i due ragazzi rivelavano anche tutti gli elaborati metodi escogitati per occultare i loro arsenali in casa propria, così come il modo per tenerli nascosti ai genitori. Altre riprese li ritraevano durante le loro esercitazioni di tiro nelle vicinanze delle loro abitazioni.

Mezz'ora prima della sparatoria, i due girarono un ultimo video nel quale si scusavano con le famiglie e si vantavano di come sarebbero stati ricordati con infamia dopo la loro impresa.

[modifica] Armi da fuoco

Durante i mesi precedenti alla sparatoria, Harris e Klebold si procurarono due armi da fuoco da 9 mm e due fucili a pompa calibro 12, comprati nel dicembre 1998 usando come intermediaria un'amica, Robyn Anderson, già maggiorenne e particolarmente vicina a Dylan[10]. I due comprarono poi una pistola da un amico, Mark Manes, arrestato qualche mese dopo il massacro per aver venduto l'arma ad un minorenne[11], insieme a Philip Duran, colpevole di aver portato i due ragazzi da Mark per la vendita.[12].

Le armi di Eric Harris

Seguendo alcune istruzioni lette su Internet, Harris e Klebold costruirono anche 99 ordigni esplosivi improvvisati di varie grandezze e segarono inoltre le canne e i calci dei fucili a pompa per nasconderli più facilmente. I due, ancora prima che il massacro cominciasse, avevano già infranto diverse leggi sul possesso delle armi, tali da assicurare loro un lungo periodo di galera.

[modifica] Eric Harris

  • Savage-Springfield 67H , fucile a pompa di calibro 12. Numero di serie: A232432
  • Hi-Point 995 Carbine, fucile semi-automatico 9 mm Parabellum
  • Il fucile a pompa, con 25 colpi sparati, è stata l'arma più usata da Harris
  • Harris si è suicidato con il fucile a pompa

[modifica] Dylan Klebold

Le armi di Dylan Klebold
  • Intratec Tec-9, pistola semi-automatica calibro 9 mm Parabellum
  • Stevens 311D, fucile a pompa calibro 12. Numero di serie: A077513
  • La Tec-9, con 55 colpi sparati, è stata l'arma più usata da Klebold
  • Klebold si è suicidato con la Tec-9

[modifica] Entrambi

  • Diversi coltelli nelle cinture
  • Caricatori calibro nove
  • Caricatori per i fucili a pompa

[modifica] 20 aprile 1999: sparatoria alla Columbine

L'arrivo di Harris

Il 20 aprile 1999 Eric Harris e Dylan Klebold arrivarono alle 11.10 alla Columbine High School in automobili separate. Harris lasciò l'auto nel parcheggio degli Junior e Klebold in quello dei Senior, entrambi in posti non assegnati a loro. Da queste posizioni, i due avevano un'eccellente vista sull'entrata della mensa e potevano controllare una delle uscite principali dell'edificio. Poco prima di arrivare alla Columbine, Harris e Klebold avevano posto in un campo poco distante dalla scuola una piccola bomba che avrebbe dovuto detonare alle 11:14 creando un diversivo per il personale di emergenza. L'ordigno esplose solo parzialmente, causando un piccolo incendio subito spento dai pompieri.

Alla Columbine, i due si incontrarono vicino alla macchina di Harris e armarono due bombe al propano da 9 kg. Poco prima dell'arrivo degli studenti, la coppia entrò nella mensa e vi piazzò borse contenenti ordigni; ogni bomba doveva esplodere alle 11:17 circa.

L'arrivo di Klebold

Nel momento in cui entrarono nella sala, il custode stava sostituendo la cassetta della videocamera a circuito chiuso, che non registrò quindi i due intenti a piazzare le bombe. Comunque, quando la nuova cassetta cominciò a registrare furono ben visibili le borse contenenti le bombe, che avevano abbastanza potere detonante da distruggere l'intera mensa e far crollare la vicina biblioteca.

Piazzate le bombe alla mensa, entrambi tornarono alla propria auto in attesa delle esplosioni, in quanto avevano pianificato di aprire il fuoco contro gli studenti che scappavano dalle uscite principali in preda al panico. Nel ritorno alla propria auto, Harris incontrò Brooks Brown nel parcheggio. Brown si avvicinò al ragazzo e lo sgridò perché aveva saltato il compito in classe. Harris, che da pochi giorni aveva fatto pace con Brooks, gli rispose:

« Brooks, mi sei simpatico. Ora va' via di qui, va' a casa.[13] »

Diversi minuti dopo, gli studenti che stavano uscendo dalla Columbine per il pranzo videro Brooks Brown percorrere South Pierce Street per tornare a casa. Nel frattempo, Harris e Klebold entrambi armati, presso le loro auto attendevano la detonazione degli ordigni.

[modifica] La sparatoria comincia

Quando i due compresero che le bombe in mensa non erano esplose, si incontrarono di nuovo presso l'auto di Harris per armarsi e si incamminarono verso la mensa. Salirono poi in cima alle scale dell'entrata ovest, il punto più alto del campus. Questa era una posizione favorevole: l'entrata laterale della mensa era alla base delle scale, l'entrata ovest era alla loro sinistra e i campi sportivi alla loro destra.

Feriti e morti nelle fasi iniziali
1. Rachel Scott, uccisa da proiettili alla testa e al petto in un prato a fianco dell'entrata ovest.
2. Richard Castaldo, colpito a un braccio, al petto, alla schiena e all'addome nello stesso prato.
3. Daniel Rohrbough, ucciso da un proiettile al petto sulla scalinata ovest.
4. Sean Graves, colpito alla schiena e all'addome sulla scalinata ovest.
5. Lance Kirklin, colpito ad una gamba, al collo e alla mascella sulla scalinata ovest.
6. Michael Johnson, scappato dalla collinetta ferendosi viso, braccia e gambe.
7. Mark Taylor, colpito al petto, alle braccia e ad una gamba sulla collinetta.
8. Anne-Marie Hochhalter, colpita al petto, ad un braccio, all'addome, alla schiena e alla gamba sinistra vicino all'entrata della mensa.
9. Brian Anderson, ferito vicino all'entrata ovest da schegge di vetro.
10. Patti Nielson, colpita ad una spalla da una scheggia vicino all'entrata ovest.
11. Stephanie Munson, colpita alla caviglia nel corridoio nord.
12. Dave Sanders, morto per emorragia dopo essere stato colpito al collo e alla schiena nel corridoio sud.
L'uccisione di Scott

Alle 11:19 un testimone sentì Eric Harris urlare:

« Via! Via! »

In quel momento i due estrassero i loro fucili a pompa e cominciarono a sparare sui compagni di scuola. Rachel Scott e Richard Castaldo, che erano seduti su una collinetta d'erba a fianco dell'entrata ovest della scuola, furono colpiti e feriti gravemente. Uno dei due ragazzi, vista la Scott muoversi, sparò ancora alla ragazza, uccidendola. Non è chiaro né chi sparò per primo né chi uccise Rachel. Voci non confermate dissero che i due killer chiesero alla ragazza ferita se credeva in Dio, per poi ucciderla dopo la risposta:

« Sapete che ci credo »

Queste voci sono state smentite da Richard Castaldo che ha dichiarato che i due non parlarono con loro né prima né durante la sparatoria.

Dopo la prima sparatoria, Harris si tolse il giubbotto di pelle e tirò fuori la carabina semi-automatica, dirigendosi verso la scalinata ovest. Daniel Rohrbough e due suoi amici, Sean Graves e Lance Kirklin, stavano salendo la scalinata. Colpito al petto, Rohrbough cadde sopra a Graves; un proiettile bucò un piede di Sean. La coppia rivolse allora i suoi spari verso Kirklin, che era in piedi di fronte a loro. Tutti e tre gli studenti caddero per terra feriti. Harris e Klebold si girarono e spararono verso sud a cinque studenti seduti su una collinetta adiacente alle scale, di fronte all'entrata ovest della scuola. Uno di questi, Michael Johnson, fu colpito ma continuò a correre e scappò. Mark Taylor cadde invece a terra dolorante, fingendosi morto. Gli altri tre scapparono illesi.

Mentre la sparatoria continuava, Sean Graves si alzò e zoppicò giù dalle scale fino all'entrata laterale della mensa, dove collassò di fronte alla porta. Anche Klebold iniziò a scendere gli scalini dirigendosi verso la mensa e nella discesa sparò di nuovo a Lance Kirklin in faccia, ferendolo gravemente. Intanto Daniel Rohrbough cominciò a scendere gli scalini trascinandosi in direzione della base delle scale. Vedendolo, Klebold lo avvicinò e gli sparò nella schiena a distanza ravvicinata, uccidendolo. Il folle continuò poi a scendere la scalinata ed entrò nella mensa, calpestando volontariamente il ferito Sean Graves, steso all'entrata della sala.

Si pensa che Klebold si fosse diretto verso la mensa per capire perché le bombe al propano non erano esplose. Non appena vi entrò, Harris cominciò a sparare giù dagli scalini verso diversi studenti seduti vicino all'entrata, ferendo Anne-Marie Hochhalter non appena provò a scappare. Dopo pochi secondi, Klebold tornò in cima alla scalinata per ritrovarsi con Harris.

L'uccisione di Rohrbough

I due provarono successivamente a sparare a degli studenti in piedi vicino al campo da calcio, mancandoli. Poi lanciarono tubi bomba nel parcheggio, sul tetto e nella collina a est ma nessuno di questi esplose. Intanto, dentro al campus, l'insegnante Patti Nielson, vedendo cosa stava succedendo, camminò verso l'entrata ovest accompagnata dallo studente Brian Anderson per dire ai suoi due studenti di "smetterla"[14], perché credeva che quello che Harris e Klebold stessero facendo fosse un video per il corso di cinematografia. Appena Anderson aprì la prima porta, i due spararono alla finestra. Anderson si ferì con un pezzo di vetro e la Nielson fu colpita alla spalla da una scheggia. Reagendo per la paura, si rialzò velocemente e corse attraverso il corridorio fino alla biblioteca, dove cominciò ad avvisare gli studenti all'interno invitandoli a nascondersi sotto i banchi e a rimanere in silenzio. Poi chiamò il 9-1-1 (numero americano per i casi di emergenza) e si nascose dietro la cattedra della biblioteca. Brian Anderson rimase indietro, intrappolato tra le porte esterne e quelle interne.

Nel frattempo, uno sceriffo della polizia giunto sulla scena cominciò a sparare a Harris e a Klebold, distraendoli dal ferito Brian Anderson che riuscì a scappare e a rifugiarsi in biblioteca, dove si infilò in una stanza del personale. Harris sparò dieci colpi allo sceriffo, che fu così costretto a chiamare altre pattuglie via radio. Quando la sua arma si ruppe, Harris corse dentro la scuola insieme a Klebold. I due proseguirono per il corridoio nord sparando a chiunque vedessero e lanciando tubi bomba. Nel far questo, colpirono Stephanie Munson alla caviglia ma la ragazza riuscì lo stesso ad uscire dalla scuola e a rifugiarsi in una casa sull'altro lato della strada.

I due procedettero sparando fuori dalla finestra verso l'entrata est della scuola. Dopo aver percorso il corridoio diverse volte, sparando a chiunque vedessero (ma senza ferirne nessuno), tornarono indietro verso l'entrata ovest e si diressero verso il corridoio della biblioteca.

Intanto alcuni momenti prima, l'insegnante William "Dave" Sanders aveva evacuato la mensa attraverso una scala che conduceva al secondo piano. La scalinata era all'angolo tra il corridoio della biblioteca e il corridoio sud. Sanders e uno studente girarono l'angolo e camminarono lungo il corridoio della biblioteca quando videro Harris e Klebold che arrivavano dal corridoio nord. Velocemente i due scapparono dall'altra parte (si crede, ma non è confermato, che Sanders stesse dirigendosi verso la biblioteca per evacuare gli studenti che erano lì)[15]. Harris e Klebold girarono l'angolo e spararono ad entrambi, colpendo Dave Sanders al petto ma mancando lo studente, che corse all'interno della classe di scienze SCI-1 avvisando l'insegnante all'interno. Nel frattempo, Harris e Klebold ritornarono nel corridoio nord mentre Sanders si trascinò verso la classe di scienze. L'insegnante lì presente lo portò in un'altra classe dove due studenti gli praticarono il primo soccorso e provarono a contattare la polizia all'esterno. Tuttavia, Sanders morì alle 15:00 circa.

[modifica] Il massacro nella biblioteca

Mentre la sparatoria continuava, l'insegnante Patti Nielson era al telefono con il servizio di emergenza, raccontando la sua esperienza mentre cercava di far nascondere gli studenti sotto i banchi. La telefonata fu ricevuta dall'operatore del 9-1-1 alle 11:25:05. Fra l'inizio della chiamata e l'ingresso di Harris e Klebold in biblioteca passarono quattro minuti e dieci secondi. Prima di entrare, i due, dalla scalinata del corridoio sud, lanciarono all'interno della mensa due tubi bomba che esplosero entrambi (una delle due esplosioni fu ripresa dalla telecamera a circuito chiuso). Un altro ordigno fu gettato nel corridoio della biblioteca e anch'esso esplose danneggiando alcuni armadietti. Alle 11:29 i due assassini entrarono nella biblioteca dove cinquantadue studenti, tre addetti alla biblioteca e la signora Nielson si stavano nascondendo sotto i banchi e dentro alcune stanzette circostanti.

Feriti e morti nella biblioteca
13. Evan Todd, subì lievi ferite dalle schegge del banco dove si stava nascondendo.
14. Kyle Velasquez, ucciso da ferite da arma da fuoco alla testa e alla schiena.
15. Patrick Ireland, ferito ad un braccio, ad una gamba, alla testa e ad un piede.
16. Daniel Steepleton, ferito ad una coscia.
17. Makai Hall, ferito ad un ginocchio.
18. Steven Curnow, ucciso da uno sparo al collo.
19. Kasey Ruegsegger, ferito ad una mano, ad un braccio e ad una spalla.
20. Cassie Bernall, uccisa da uno sparo alla testa.
21. Isaiah Shoels, ucciso da uno sparo al petto.
22. Matthew Kechter, ucciso da uno sparo al petto.
23. Lisa Kreutz, colpita a una spalla, a una mano e alle braccia.
24. Valeen Schnurr, ferita al petto, alle braccia e all'addome.
25. Mark Kintgen, colpito alla testa e ad una spalla.
26. Lauren Townsend, uccisa da ferite multiple da arma da fuoco alla testa, al petto e al basso ventre.
27. Nicole Nowlen, colpita all'addome.
28. John Tomlin, ucciso da spari multipli alla testa e al collo.
29. Kelly Fleming, uccisa da uno sparo alla schiena.
30. Jeanna Park, colpita a un ginocchio, a una spalla e a un piede.
31. Daniel Mauser, ucciso da uno sparo in faccia.
32. Jennifer Doyle, colpita ad una mano, ad una gamba e ad una spalla.
33. Austin Eubanks, colpito da un colpo alla testa e ad un ginocchio.
34. Corey DePooter, ucciso da spari al petto e al collo.

Appena entrato, Harris sparò ad un espositore di vetro che si trovava dall'altra parte della sala, ferendo lo studente Evan Todd che si stava nascondendo in quel luogo. Harris gridò a tutti di alzarsi così forte che poté essere sentito sulla telefonata al 9-1-1 delle 11:29:18. Il personale e gli studenti che si stavano nascondendo sentirono i due urlare cose come:

« Tutti quelli col cappello bianco o da baseball, in piedi! »

oppure

« Tutti gli atleti, in piedi! Prenderemo i tipi col cappello bianco! »

(vestire un cappello bianco da baseball alla Columbine è una tradizione per i membri delle squadre sportive).

Quando nessuno si alzò, Eric disse:

« Va bene, comincerò a sparare comunque! »

I due poi si spostarono dall'altra parte della biblioteca, verso due file di computer. Evan Todd utilizzò questo tempo per nascondersi dietro alla cattedra mentre Kyle Velasquez si sedette nella fila nord di computer senza nascondersi sotto il banco. Klebold gli sparò per primo, colpendolo alla testa e alla schiena e uccidendolo sul colpo. Dopo gli spari i due killer appoggiarono le loro borse piene di munizioni e cominciarono a ricaricare le loro armi, prima di camminare verso la finestra guardando la scala all'esterno che in precedenza avevano attraversato. Vedendo la polizia che evacuava gli studenti, cominciarono a sparare fuori dalla finestra, provocando l'immediata risposta dei poliziotti.

Dopo pochi secondi, Klebold si girò e sparò con il fucile a pompa ad un tavolo vicino, ferendo Patrick Ireland, Daniel Steepleton e Makai Hall, poi si tolse il cappotto di pelle. Harris prese il suo fucile a pompa e camminò verso la fila di computer, sparando sotto il primo banco senza guardare chi ci fosse sotto. Lo sparo uccise Steven Curnow. Poi colpì sotto il banco a fianco, ferendo Kasey Ruegsegger.

Il rapporto ufficiale riportò che Harris camminò verso la fila di computer più bassa, dove sparò a Cassie Bernall in testa. Il rinculo della sua arma lo colpì al volto rompendogli il naso. Molti sostengono che alla Bernall, prima dello sparo che le fu fatale, fu chiesto:

« Credi in Dio? »

Le indagini ufficiali hanno comunque smentito questa versione, affemando però che questa domanda fu posta a Valeen Schnurr, una studentessa sopravvissuta. Infatti tre studenti che assistettero alla morte della ragazza, inclusa la persona che si stava nascondendo con lei sotto il banco, confermarono che non le fu rivolta questa domanda[16].

Successivamente Harris si girò verso il tavolo successivo nei cui pressi sedeva la studentessa Bree Pasquale. Il ragazzo le chiese se voleva morire e lei rispose con una supplica. I testimoni raccontano che Harris rimase disorientato da questo gesto, ma è più probabile che il suo blocco fosse dovuto al dolore per la ferita al naso che sanguinava copiosamente. In seguito, mentre Harris sbeffeggiava la Pasquale, Patrick Ireland approfittò della situazione per praticare il primo soccorso ad uno dei feriti vicino a lui. Klebold, vedendolo, gli sparò due volte alla testa e una volta ad un piede (questo sparo fu così violento da togliergli la scarpa). Cadde a terra privo di conoscenza, ma ancora vivo.

Successivamente, Klebold camminò verso un'altra fila di tavoli, scoprendo Isaiah Shoels, Matthew Kechter e Craig Scott (tutti popolari atleti a scuola, l'ultimo dei quali era il fratello di Rachel Scott) che vi si nascondevano sotto. Provò a tirar fuori Isaiah ma, non riuscendoci, fu costretto a chiamare Harris, che lasciò così Bree Pasquale per unirsi a lui. Klebold e Harris sbeffeggiarono e insultarono (anche con parole razziste, dato che il ragazzo era di colore) Shoels per qualche secondo. Poi Harris si chinò e gli sparò nel petto da vicino, uccidendolo. Anche Klebold si chinò e aprì il fuoco, uccidendo Matthew Kechter. Per sua fortuna, Craig Scott non venne ucciso in quanto sembrava morto sotto il sangue dei suoi amici. Harris, rialzatosi, lanciò una bomba a CO2 verso il tavolo dove erano nascosti Hall, Steepleton e Ireland. Makai Hall rilanciò la bomba indietro e l'ordigno esplose più a sud.

Harris camminò poi verso lo scaffale di libri che si trovava tra la parte ovest e la parte centrale dei tavoli. Saltò su uno scaffale e lo agitò, sparando alcuni colpi in quella zona. Klebold camminò attraverso la zona principale oltrepassando la prima fila di scaffali, la zona della cattedra e una seconda fila di scaffali ad est. Harris camminò attraverso la zona centrale incontrandosi lì con il suo amico. Klebold procedette sparando ad un contenitore di vetro vicino alla porta, poi si girò e sparò al tavolo a lui più vicino, ferendo Mark Kintgen. Si girò ancora verso il tavolo alla sua sinistra e gli sparò contro, ferendo Lisa Kreutz e Val Schnurr con lo stesso proiettile. Infine si avvicinò ad un altro tavolo e sparò di nuovo, uccidendo Lauren Townsend.

Harris, nel frattempo, era salito sopra ad un altro tavolo sotto il quale si nascondevano due ragazze. Sceso dal tavolo si chinò a guardarle, etichettandole verbalmente come "patetiche". I due ragazzi andarono poi vicino ad un tavolo vuoto e cominciarono a ricaricare le loro armi. La Schnurr, che era gravemente ferita, cominciò a piangere dicendo:

La biblioteca
« Oh Signore aiutami! »

Klebold allora tornò indietro e le chiese se credeva in Dio. Lei rispose confusamente, dicendo prima "no" e poi "sì" alla ricerca della risposta "giusta". Lui le chiese:

« Perché? »

La ragazza disse:

« Credo in Dio perché è quello in cui crede la mia famiglia »

Klebold la prese in giro e poi se ne andò. Fu questo episodio a condurre alla controversia legata a Cassie Bernall poiché i testimoni oculari, che credevano di aver sentito la Bernall rispondere così, rimasero confusi dalle voci e dalle sembianze simili delle due ragazze.

Harris si diresse poi verso un altro tavolo e sparò due volte sotto di esso, ferendo Nicole Nowlen e John Tomlin. Quando Tomlin provò a strisciarne fuori, Klebold arrivò da un angolo e lo prese a calci. Harris derise questo tentativo di fuga e Klebold sparò al ragazzo più volte, uccidendolo. Harris tornò indietro verso il luogo in cui giaceva Lauren Townsend. Dietro il corpo, Kelly Fleming e Bree Pasquale erano sedute a fianco del tavolo e non sotto. Harris sparò alla Fleming con il fucile, colpendola nella schiena e uccidendola sul colpo. Continuò poi a sparare al tavolo dietro a lei, colpendo di nuovo la Townsend e la Kreutz e ferendo Jeanna Park (l'autopsia ha poi rivelato che la Townsend era già stata uccisa dal primo colpo).

Alle 11:37 i due assassini si spostarono verso il centro della biblioteca, dove continuarono a ricaricare le armi sopra un tavolo in mezzo alla stanza. Harris, notato uno studente lì vicino, gli chiese di identificarsi. Lo studente era John Savage, un conoscente di Klebold. Savage chiese a Klebold che cosa stessero facendo e si sentì rispondere:

« Oh, stiamo solamente uccidendo gente. »

Savage chiese allora se l'avrebbero ucciso. Klebold esitò ma poi lo autorizzò a lasciare la libreria. Il ragazzo scappò immediatamente, uscendo dalla porta principale della biblioteca.

Dopo la fuga di Savage, Harris si girò e sparò con la sua carabina ad un tavolo a nord, colpendo Daniel Mauser in faccia da distanza ravvicinata, uccidendolo. Entrambi i killer si spostarono verso sud dove spararono a caso sotto un altro tavolo, ferendo gravemente Jennifer Doyle e Austin Eubanks e uccidendo Corey DePooter, l'ultima vittima del massacro, che aveva mantenuto la calma tra i suoi amici durante la sparatoria.

A questo punto diversi testimoni sentirono Harris e Klebold fare commenti su come non trovassero più elettrizzante sparare alle vittime. Klebold disse:

« Magari dovremmo cominciare ad accoltellare la gente, sarebbe più divertente.. »

Entrambi i ragazzi si spostarono verso la cattedra principale della biblioteca. Harris tirò una bomba Molotov verso l'uscita sud-ovest della biblioteca, ma questa non esplose. Poi girò attorno al lato est della cattedra e Klebold lo raggiunse da ovest. I due si diressero dove si era spostato Evan Todd dopo l'incidente con la fotocopiatrice. Gli assassini si presero gioco di Todd e parlarono di come ucciderlo, ma poi si allontanarono. Klebold si girò e sparò un colpo dentro una stanza del personale della libreria, colpendo una piccola televisione. Lo stesso sbatté una sedia sopra il terminale dei computer che era sulla cattedra, proprio sopra a dove Patti Nielson si stava nascondendo. Poi i due uscirono dalla biblioteca alle 11:42, ponendo così fine al brutale massacro.

Subito dopo la loro uscita dalla biblioteca, trentaquattro studenti illesi e dieci feriti evacuarono la stanza attraverso la porta nord, che conduceva alla scala adiacente l'entrata ovest. Patrick Ireland, che era svenuto, e Lisa Kreutz, che non riusciva a muoversi, rimasero nell'edificio. Patti Nielson corse dentro la stanza del personale dove Klebold aveva sparato poco prima, trovando Brian Anderson e tre addetti alla biblioteca; si chiusero lì dentro e vi rimasero fino alle 15:30 circa.

[modifica] Il suicidio di Harris e Klebold

Dopo aver abbandonato la biblioteca, i due si diressero alla zona di scienze e lanciarono una piccola bomba all'interno di uno sgabuzzino. Quando l'ordigno esplose, scapparono. Un insegnante che era nella stanza a fianco spense il fuoco. I ragazzi proseguirono attraverso il corridoio sud, poi si fermarono e cominciarono a sparare all'interno di un'aula vuota di scienze. Subito dopo scesero le scale fino alla mensa dove erano stati già in precedenza ripresi dalle telecamere di sicurezza. La registrazione mostrò Harris mentre cercava di far detonare una delle bombe al propano, senza successo. Il ragazzo, avvilito, bevve allora un sorso di una bevanda lì abbandonata e, lanciata ancora un'altra molotov, anche questa rimasta inesplosa, lasciò insieme all'amico la mensa per salire di nuovo le scale. Appena iniziarono la salita, la bomba detonò (come si poté vedere nuovamente dalle telecamere) causando una grossa fiamma, estinta poi dagli spruzzatori anti-incendio. Harris e Klebold lasciarono la mensa alle 11:50 circa.

Una volta tornati al piano superiore, camminarono per il corridoio nord e il corriodio sud senza meta, sparando casualmente. Mentre camminavano, spesso guardarono attraverso le piccole finestrelle delle porte delle classi per vedere se vi fosse qualche studente, ma non provarono ad entrare in nessuna aula. I due si diressero verso l'entrata di un bagno dove cominciarono a schernire gli studenti all'interno dicendo cose come:

« Sappiamo che siete lì dentro »
« Stiamo per uccidere chiunque si trovi qui »

senza però mai entrare nella stanza. Alle 11:55, i due tornarono in mensa ed entrarono in cucina, poi tornarono ancora su per le scale e di nuovo nel corridoio sud alle 11:58.

Morte dei due ragazzi
35. Eric Harris, suicidatosi con un unico colpo alla testa.
36. Dylan Klebold, suicidatosi con un unico colpo alla testa.

Alle 12:05, i due entrarono di nuovo nella biblioteca, in cui si trovavano in quel momento (oltre ai cadaveri) solo Patrick Ireland, privo di sensi, e Lisa Kreutz che fingeva di essere morta. Non si sa cosa fecero dopo aver abbandonato la mensa e prima di tornare in biblioteca. Una volta dentro, provarono a sparare fuori dalle finestre ai poliziotti, senza successo. Si spostarono verso un tavolo vicino ai corpi di Matthew Kechter e Isaiah Shoels e lì si spararono, suicidandosi.

Alle 14:38 Patrick Ireland riprese conoscenza e strisciò verso la finestra, dalla quale provò ad uscire. Fu tirato fuori dalla scuola attraverso la stessa finestra dai membri della SWAT, questa scena fu trasmessa in televisione e rimase una delle più famose della tragica giornata. Lisa Kreutz, ferita, rimase sola nella biblioteca fino a che la polizia non fece irruzione alle 15:25. La ragazza fu poi portata fuori e soccorsa, insieme a Patti Nielson, Brian Anderson e i tre addetti alla biblioteca.

[modifica] La sparatoria si conclude

A mezzogiorno circa le squadre della SWAT stazionavano all'esterno della scuola e le ambulanze avevano cominciato a portare i feriti agli ospedali vicini. Nel frattempo i familiari delle vittime e il personale scolastico si radunavano nella vicina Scuola Elementare di Leawood per ricevere informazioni.

Alle 12:20 la polizia chiese munizioni aggiuntive in caso di sparatoria anche se gli assassini avevano smesso di sparare pochi minuti prima. Alle 12:45 le squadre SWAT cominciarono a controllare ogni stanza della scuola esaminando zaini e banchi. Le autorità scoprirono i tubi bomba alle 13:00 e gli SWAT cominciarono a trovare gli studenti nascosti alle 14:30. Tutti gli studenti, gli insegnanti e il personale scolastico furono evacuati e furono prestate loro le prime cure mediche, prima di incontrare i familiari alla Scuola Elementare di Leawood. Le squadre di soccorso trovarono i corpi nella biblioteca alle 15:30.

Alle 16:00, lo sceriffo fece una stima iniziale di 25 morti tra studenti e insegnanti; la sua stima fu di 10 persone in più rispetto ai morti reali. Disse inoltre che la polizia stava cercando i corpi di Harris e Klebold nella biblioteca. Alle 16:30 la scuola fu dichiarata sicura; tuttavia, alle 17:30, furono ancora trovate bombe nel parcheggio e sul tetto. Alle 18:15 la polizia trovò una bomba in un'auto nel parcheggio. Lo sceriffo decise allora di proclamare l'intera scuola "scena del crimine"; in quel momento tredici morti, inclusi Harris e Klebold, erano ancora all'interno dell'edificio. Alle 22:45 la bomba nell'auto parcheggiata esplose mentre un poliziotto tentava di disinnescarla. Fortunatamente nessuno si ferì.

[modifica] Vittime del massacro

Per approfondire, vedi la voce Lista delle vittime del Massacro della Columbine High School.

La stima finale delle vittime del massacro fu:

  • 13 persone uccise di cui
    • 12 erano studenti
    • 1 era un insegnante
  • 24 studenti feriti
  • 3 studenti feriti provando a scappare da scuola
  • Harris e Klebold si suicidarono circa quarantacinque minuti dopo l'inizio del massacro

[modifica] Conseguenze

George W. Bush stringe la mano allo studente Craig Scott, sopravvissuto al massacro, dopo una discussione sulla sicurezza delle scuole

Seguirono molte polemiche per il comportamento vile della polizia. Il massacro durò circa venti minuti; 13 in biblioteca, il luogo principale della strage. La polizia vi entrò solo 4 ore dopo, così come entrò nella scuola solo 2 ore e mezza dopo gli ultimi spari e il suicidio dei due assassini. Nel frattempo, rimasero nella scuola una ragazza ferita gravemente, per ben 4 ore, 12 cadaveri e decine e decine di persone che vissero quelle ore nel terrore non sapendo quale sarebbe stato il loro destino. L' evacuazione dalla biblioteca è stata organizzata dai feriti e dai superstiti. Dopo di che, tutto attorno ormai il silenzio, eppure la polizia non volle entrare fino a che non fu assolutamente sicura che non ci fosse alcun pericolo. Quando entrarono, non avevano idea di quanti morti avrebbero trovato. Se le vittime non sono state centinaia, è solo ed esclusivamente perché a un certo punto gli assassini hanno ritenuto di averne abbastanza. Per tentare di giustificare questo atteggiamento, le autorità cercarono anche di accreditare l'ipotesi che il massacro, o almeno la situazione di pericolo, sarebbe durata diverse ore, e gli assassini si sarebbero tolti la vita solo alle 15.

In seguito alla sparatoria, ci furono anche diverse discussioni riguardo cosa potesse aver spinto gli assassini al loro gesto e se fosse stato possibile prevenire il crimine. La presenza di gruppi sociali nelle scuole superiori è stato un frequente argomento di discussione. Molti sostengono che l'isolamento dei due ragazzi dal resto dei loro compagni di classe creò in loro sentimenti, come il sentirsi indifesi e insicuri, che li spinsero verso una profonda depressione alimentata da una notevole ricerca di popolarità. Alcune scuole diedero così il via a programmi per scoprire e fermare il bullismo, fenomeno che molti pensavano avesse contribuito ad aumentare la rabbia repressa di Harris e Klebold[17]. Nelle settimane successive alla sparatoria, i media dissero che i due assassini si ritenevano parte della "cultura goth" e "nerd" reietti. Più tardi, queste categorizzazioni si rilevarono false poiché sia Harris che Klebold avevano una cerchia di amici e non erano isolati[18]. È stato anche riportato che essi erano omofobici.[senza fonte] Come prova di appartenenza alla "cultura goth", Harris e Klebold per un certo periodo di tempo si definirono come parte di un club scolastico chiamato Trenchcoat Mafia (Mafia in Impermeabile). Fu in seguito provato che i ragazzi non entrarono mai in questo club, nonostante essi fossero amici di alcuni dei membri. Una forte reazione contro la sottocultura "goth" risultò sia da parte degli studenti che da parte degli adulti[19][20].

Il monumento funebre in memoria dell'attentato

A causa dell'incertezza e dell'ambiguità dei piani di Harris e Klebold, furono formulate molte teorie a proposito della scelta della data del 20 aprile per la strage. Una teoria affermò che all'inizio fosse stata scelta la data del 19 aprile perché quel giorno Robyn Anderson, un'amica di Klebold che aveva venduto le armi ai ragazzi, non sarebbe stata presente. A causa dei ritardi nel costruire le bombe al propano, la data fu spostata al 20 aprile. Qualche analista ha notato che la data della sparatoria coincideva con il compleanno di Adolf Hitler e cadeva un giorno dopo l'anniversario dell'attentato di Oklahoma City e dell'immolazione dei Branch Davidian a Waco. Si pensò anche che la sparatoria fosse stata progettata per quei giorni in vista dell'imminente fine delle attività scolastiche.

Le televisioni americane paragonarono in seguito il massacro ad una sequenza del film del 1995 Ritorno dal nulla, dove il protagonista Leonardo DiCaprio veste un impermeabile nero e spara a sei compagni di classe nei corridoi della scuola. Qualche testimone oculare ha paragonato la sparatoria ad alcune scene del film del 1999 Matrix.

La colpa della sparatoria ricadde anche sul cantante Marilyn Manson e su altri gruppi rock/metal. Manson, in un'intervista che seguì la strage, annunciò di aver cancellato tre concerti in memoria della tragedia e, quando gli venne chiesto cosa avrebbe detto ai due assassini, il musicista rispose:

« Non gli avrei detto niente... Avrei ascoltato cosa avevano da dire, cosa che nessuno ha fatto »

In seguito, una recensione sul sito di Harris rivelò che sia lui che l'amico disprezzavano Manson e la maggior parte della musica mainstream. La voce fu amplificata da amici dei due ragazzi che dissero che i due erano fan di band industrial tedesche, come i Rammstein. Dopo questa informazione, i Rammstein subirono forti critiche da gruppi Cristiani conservatori che dissero (tra le altre cose) che la R vibrante del cantante Till Lindemann era una chiara imitazione della dizione di Adolf Hitler. In risposta, la band pubblicò questa dichiarazione:

« I membri dei Rammstein esprimono le loro condoglianze a tutti coloro che sono stati colpiti dai tragici eventi di Denver. Vorrebbero fare chiarezza sul fatto che non hanno testi o convinzioni politiche che avrebbero potuto influenzare certi comportamenti. Inoltre, i membri dei Rammstein hanno bambini, che educano con valori sani e non violenti. »

Qualcuno affermò anche che i due ragazzi furono ispirati dal testo della canzone dei Rammstein Weißes Fleisch (Carne Bianca):

(DE)
« Du auf dem Schulhof, Ich zum Töten bereit, und keiner hier weiß von meiner Einsamkeit. Rote Striemen auf weißer Haut. Ich tu dir weh, und du jammerst laut »
(IT)
« Tu nel cortile della scuola, io sono pronto ad uccidere e nessuno qui sa della mia solitudine. Rossi lividi sulla pelle bianca. Io ti faccio male e tu gridi forte. »
(Weißes Fleisch - Rammstein)

La band industrial metal tedesca KMFDM ricevette critiche simili. Il sito web di Harris presentava testi di canzoni di questo gruppo e la sparatoria avvenne il giorno dell'uscita del loro album Adios. Il frontman dei KMFDM, Sascha Konietzko, rilasciò una dichiarazione alla stampa il giorno successivo al massacro, esprimendo il proprio dispiacere per la sparatoria, dicendo:[21].

(EN)
« First and foremost, KMFDM would like to express their deep and heartfelt sympathy for the parents, families and friends of the murdered and injured children in Littleton. We are sick and appalled, as is the rest of the nation, by what took place in Colorado yesterday. KMFDM are an art form, not a political party. From the beginning, our music has been a statement against war, oppression, fascism and violence against others. While some of the former band members are German as reported in the media, none of us condone any Nazi beliefs whatsoever. »
(IT)
« Per prima cosa, i KMFDM vogliono esprimere la propria profonda e sincera vicinanza ai genitori, alle famiglie e agli amici dei ragazzi uccisi e feriti a Littleton. Noi siamo disgustati e sconvolti, così come il resto della nazione, per quello che è scuccesso ieri in Colorado. KMFDM è una forma d'arte, non un partito politico. Fin dagli esordi, la nostra musica è stata una denuncia contro la guerra, l'oppressione, il fascismo e la violenza contro gli altri. Sebbene alcuni membri passati della band sono tedeschi come riportato dai media, nessun membro del gruppo approva le ideologie naziste. »

Marilyn Manson continuò ad esprimere il suo disappunto nei confronti dei media. Contribuì ad un articolo del periodico Rolling Stone e fu intervistato da Michael Moore nel documentario Bowling a Columbine. Le accuse rivoltegli dai media e dai genitori divennero in parte l'ispirazione per il quinto album di Manson, Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death), nel quale le canzoni parlavano della relazione tra morte e celebrità in America. Qualcuno diede la colpa della strage anche al film Assassini nati, che i due ragazzi avevano visto più volte.

[modifica] Note

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

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