Strage dell'Italicus

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Coordinate: 44°12′29″N 11°11′23″E / 44.20806°N 11.18972°E / 44.20806; 11.18972

Strage dell'Italicus
Italicus.jpg
Il treno Italicus dilaniato dall'esplosione
Stato Italia Italia
Luogo San Benedetto Val di Sambro
Obiettivo Treno espresso Roma-Brennero
Data 4 agosto 1974
Tipo Esplosione
Morti 12
Feriti 48
Responsabili Ordine Nero
Motivazione eversione, strategia della tensione

La strage dell'Italicus fu un attentato terroristico compiuto nella notte del 4 agosto 1974 a San Benedetto Val di Sambro, in provincia di Bologna.

Indice

La strage[modifica]

Una bomba ad alto potenziale esplose alle 1:23 nella vettura 5 dell'espresso Roma-Monaco di Baviera via Brennero. Nell'attentato morirono 12 persone e altre 48 rimasero ferite.

La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell'ordine di centinaia di morti, se l'ordigno fosse esploso all'interno della Grande Galleria dell'Appennino nei pressi di San Benedetto Val di Sambro, come avvenuto dieci anni dopo nella Strage del Rapido 904.

Aldo Moro si sarebbe dovuto trovare a bordo del treno, quella sera, in quanto doveva raggiungere la famiglia a Bellamonte, ma lo perse poiché venne raggiunto da alcuni funzionari del Ministero e fatto scendere all'ultimo momento per firmare alcuni documenti[1][2].

Le indagini[modifica]

L'attentato venne rivendicato dall'organizzazione Ordine Nero attraverso un volantino che dichiarava:

« Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti. »

I colpevoli della strage non sono mai stati individuati, ma la Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 ha dichiarato in merito:

« Tanto doverosamente premesso ed anticipando le conclusioni dell'analisi che ci si appresta a svolgere, si può affermare che gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi, così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida, quando vengano integrati con ulteriori elementi in possesso della Commissione, per affermare: che la strage dell'Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale. »
(Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2[3])

Il processo si concluse con l'assoluzione generale di tutti gli imputati sebbene, stante l'impossibilità di determinare concretamente le personalità dei mandanti e dei materiali esecutori, la sentenza di assoluzione attesti comunque la correttezza dell'attribuzione della strage a Ordine Nero e alla P2[4] definendo come pienamente comprovata una notevole serie di circostanze del tutto significative e univoche in tal senso, al punto da venire esplicitamente richiamata dalla Relazione della Commissione Parlamentare per via di circostanze relative alla strage dell'Italicus e indirizzanti verso l'eversione neofascista e la Loggia P2[5][6].

Le vittime[modifica]

  • Elena Donatini, anni 58
  • Nicola Buffi, anni 51
  • Herbert Kontriner, anni 35
  • Nunzio Russo, anni 49
  • Marco Russo, anni 14
  • Maria Santina Carraro in Russo, anni 47
  • Tsugufumi Fukuda, anni 32
  • Antidio Medaglia, anni 70
  • Elena Celli, anni 67
  • Raffaella Garosi, anni 22
  • Wilhelmus J. Hanema, anni 20
  • Silver Sirotti, anni 25 [7]

I processi della strage dell'Italicus[modifica]

I processi a seguito della strage hanno avuto esiti diversi, fra molteplici tentativi di depistaggio e due apposizioni del segreto di stato (2 Settembre 1982[8] e 28 Marzo 1985[9]), ma non hanno portato a nessun esito giudiziario se non mettere in luce la relazione della strage con:

  • ... una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana...;
  • ... con la loggia P2 che svolse opera di istigazione agli attentanti e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana, quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può considerarsene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale...[10].

Influisce sull'esito giudiziario, oltre i depistaggi e gli omissis, la mancanza di un gruppo coeso di familiari (tra le vittime tre stranieri e l'intera famiglia Russo) che potesse stringere le fila su una richiesta più stringente di giustizia.[11]

La prima istruttoria e la sentenza in Corte d'Assise[modifica]

L'istruttoria si conclude (è l'1 Agosto 1980 giorno precedente la strage alla stazione di Bologna[12]) con il rinvio a giudizio quali esecutori materiali della strage di Mario Tuti (impiegato comunale di Empoli, viene accusato di aver fornito l'esplosivo), Luciano Franci (carrellista in servizio nella notte tra il 3 e 4 Agosto 1974 presso la stazione di Santa Maria Novella di Firenze ed indiziato di aver fatto da palo) e Piero Malentacchi (che avrebbe costruito e piazzato la bomba), estremisti di destra appartenenti all'ambiente toscano del Fronte Nazionale Rivoluzionario. Margherita Luddi (legata sentimentalmente al Franci) per detenzione di armi, Emanuele Bartoli, Maurizio Barbieri e Rodolfo Poli per ricostituzione del partito fascista e Francesco Sgrò per calunnia. Quest'ultimo si rende responsabile di un tentativo di depistaggio essendo stato la fonte di un'informativa che tendeva a far ricadere su ambienti universitari romani di sinistra di un imminente attentato ad un treno. Lo Sgrò rivela la falsa pista a l'avv. Basile che a sua volta la riferisce all'on. Almirante che ne denuncia il fatto in parlamento nella seduta del 5 Agosto 1974, un giorno dopo l'attentato all'espresso Roma-Monaco. Alla fine lo Sgrò dopo un lunghissimo interrogatorio ammette che la pista "rossa" è un'invenzione e che l'esplosivo che si trovava negli scantinati del dipartimento di fisica all'Università di Roma era maneggiato da giovani di estrema destra e non di sinistra[13].
I presunti esecutori materiali della strage sono accusati in base alle dichiarazioni rese da Aurelio Fianchini, estraparlamentare di sinistra[14] che dopo la detenzione e l'evasione dal carcere di Arezzo si consegna agli uomini della squadra mobile di Roma il 16 Dicembre 1975. Compagno di detenzione del Franci di Felice D’Alessandro raccoglie assieme a questi le confidenze del Franci fatte durante le ore d'aria assieme gli altri due compagni di fuga che sarebbero state annotate su quattro quaderni dal D'Alessandro. I quaderni sarebbero andati perduti durante la fuga dal carcere. Fianchini dichiara che a commissionare la strage fu "il geometra di Empoli" Mario Tuti e a collocare la bomba il Malentacchi e la Luddi la cui auto (una Fiat 500) sarebbe stata utilizzata dai due per trasportare la bomba alla stazione di Firenze Santa Maria Novella e con la stessa auto avrebbero fatto ritorno ad Arezzo.[15]
La polizia già sapeva che Mario Tuti era un sovversivo e già qualche tempo prima, il 22 Gennaio 1975, a fronte di un mandato di cattura nei suoi confronti della procura di Bologna, si presentano presso l'abitazione del geometra del comune di Empoli tre agenti di polizia che vengono accolti dal Tuti a colpi di pistola (due agenti di polizia Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo[16] vengono uccisi a sangue freddo ed un terzo, Arturo Rocca, gravemente ferito). La latitanza, viene trascora dal Tuti per alcuni mesi in Toscana dove lo copre una rete di complicità, tenta una rapina ad Empoli, spinto dal bisogno, e sfugge alla cattura per caso. Si rifugia quindi prima ad Ajaccio e poi in Francia. Viene rintracciato a Saint Raphael dalla polizia francese e spara ancora per uccidere, ma a sua volta è gravemente colpito al collo.[17]
Il 20 Luglio 1983 il presidente Mario Negri della Corte d'assise di Bologna assolve gli imputati Mario Tuti e Luciano Franci per non aver commesso il fatto e gli imputati Piero Mantelacchi e Margherita Luddi perché il reato è estinto per amnistia.

La sentenza di Appello[modifica]

Il 18 Dicembre 1986 il presidente della Corte d'assise d'appello di Bologna Pellegrino Iannaccone annulla due delle assoluzioni del processo di primo grado condannando i due imputati Mario Tuti e Luciano Franci e li condanna alla pena dell'ergastolo come esecutori della strage dell'Espresso 1486 del 4 Agosto 1974. Assolto il terzo imputato Piero Malentacchi, così come è stata confermata l'assoluzione per Margherita Luddi. Confermata la condanna ad un anno e cinque mesi di carcere per Francesco Sgrò accusato di calunnia.[18][19]

La sentenza di Cassazione[modifica]

Il 16 Dicembre 1987 il giudice Corrado Carnevale annulla la precedente sentenza della Corte d'assise d'appello di Bologna accogliendo le richieste del sostituto procuratore Antonino Scopelliti.

Bibliografia, musica e cinema[modifica]

  • Giovanni Fasanella, Antonella Grippo, I silenzi degli innocenti, BUR, 2006.
  • Lo stesso G. Fasanella ripropone il tema in un racconto incluso nel volume "Viaggio in treno con suspense" di AA. VV. (ed. Giano, 2012).
  • Gianni Cipriani, Lo stato invisibile.
  • Giorgio Bocca, Gli anni del terrorismo.
  • Rita di Giovacchino, Il libro nero della Prima Repubblica.
  • Il cantautore Claudio Lolli, nel 1976, in memoria della strage scrive la canzone Agosto, pubblicata nell'album Ho visto anche degli zingari felici.
  • Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo, 4 agosto '74. Italicus, la strage dimenticata, Officinemedia, 2011. [20].

Note[modifica]

  1. ^ Giovanni Fasanella, Antonella Grippo, I Silenzi degli Innocenti , 114, BUR, 2006. p.114
  2. ^ Maria Fida Moro, La Nebulosa del Caso Moro , Milano, Selene Edizioni, 2004.
  3. ^ strano.net - Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia Massonica P2, sez. I collegamenti con l'eversione - contatti con l'eversione nera.
  4. ^ Sandra Bonsanti, La banda dei ricatti e del tritolo, in «la Repubblica», 20 ottobre 1984. URL consultato in data 28-1-2011.
  5. ^ Dalla relazione di maggioranza della commissione parlamentare sulla Loggia Massonica P2:
    Più puntualmente nella sentenza assolutoria d’Assise 20.7.1983-19.3.1984 si legge (i numeri tra parentesi indicano le pagine del testo dattiloscritto della sentenza): "(182) A giudizio delle parti civili, gli attuali imputati, membri dell’Ordine Nero, avrebbero eseguito la strage in quanto ispirati, armati e finanziati dalla massoneria, che dell’eversione e del terrorismo di destra si sarebbe avvalsa, nell’ambito della cosiddetta "strategia della tensione" del paese creando anche i presupposti per un eventuale colpo di Stato.
    La tesi di cui sopra ha invero trovato nel processo, soprattutto con riferimento alla ben nota Loggia massonica P2, gravi e sconcertanti riscontri, pur dovendosi riconoscere una sostanziale insufficienza degli elementi di prova acquisiti sia in ordine all’addebitalità della strage a Tuti Mario e compagni, sia circa la loro appartenenza ad Ordine Nero e sia quanto alla ricorrenza di un vero e proprio concorso di elementi massonici nel delitto per cui è processato.
    (183-184) Peraltro risulta adeguatamente dimostrato: come la Loggia P2, e per essa il suo capo Gelli Licio [...], nutrissero evidenti propensioni al golpismo; come tale formazione aiutasse e finanziasse non solo esponenti della destra parlamentare [..], ma anche giovani della destra extraparlamentare, quanto meno di Arezzo (ove risiedeva appunto il Gelli);
    come esponenti non identificati della massoneria avessero offerto alla dirigenza di Ordine Nuovo la cospicua cifra di L. 50 milioni al dichiarato scopo di finanziare il giornale del movimento (vedansi sul punto le deposizioni di Marco Affatigato, il quale ha specificato essere stata tale offerta declinata da Clemente Graziani);
    come nel periodo ottobre-novembre 1972 un sedicente massone della “Loggia del Gesù” (si ricordi che a Roma, in Piazza del Gesù, aveva sede un’importante “famiglia massonica” poi fusasi con quella di Palazzo Giustiniani), alla guida di un’auto azzurra targata Arezzo, avesse cercato di spingere gli ordinovisti di Lucca a compiere atti di terrorismo, promettendo a Tomei e ad Affatigato armi, esplosivi ed una sovvenzione di L. 500.000″.
    "appare quanto meno estremamente probabile” – si legge a pag. 193 – che anche tale “fantomatico massone appartenesse alla Loggia P2″.

    Strano.net - Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia Massonica P2, sez. I collegamenti con l'eversione - contatti con l'eversione nera.
  6. ^ Tina Anselmi (12 luglio 1984). Relazione di maggioranza della commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia massonica P2. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - IX Legislatura - Resoconto seduta n. 163: pag. 15749. URL consultato in data 23-1-2011.
  7. ^ Vittime delle stragi di matrice terroristica. URL consultato in data 8 Ottobre 2012.
  8. ^ Il presidente del consiglio, Giovanni Spadolini, oppone il segreto di Stato, eccepito dal SISMI, in ordine a parti obliterate in un documento trasmesso dal predetto servizio alla corte di assise di Bologna e da quest'ultima richiesto in copia integrale nel procedimento penale contro Tuti ed altri imputati della strage del treno Italicus
  9. ^ Il presidente del Consiglio, Bettino Craxi, conferma il segreto di Stato opposto dal Sismi al giudice istruttore di Firenze Rosario Minna sui nomi dei confidenti toscani del Servizio.
  10. ^ Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi XIII Legislatura Anno 2001
  11. ^ La strage dimenticata. URL consultato in data 16 Ottobre 2012.
  12. ^ Tuti rinviato a giudizio. Tre ore dopo la strage a Bologna ..., in «L'Unità», 5 Agosto 2008, p. 1. URL consultato in data 16 Ottobre 2012.
  13. ^ La pista rossa di Almirante era in realtà una pista nera, in «La Stampa», 9 Agosto 1974, p. 1. URL consultato in data 16 Ottobre 2012.
  14. ^ Il superteste per la strage dell'italicus torna ad accusare il gruppo, in «La Repubblica», 21 Novembre 1986. URL consultato in data 16 Ottobre 2012.
  15. ^ Altro evaso da Arezzo rientra e fa rivelazioni sull'italicus, in «L'Unità», 19 Novembre 1975, p. 5. URL consultato in data 16 Ottobre 2012.
  16. ^ Empoli 1975, Mario Tuti incensurato geometra uccide, apparentemente senza motivo 2 agenti, Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo, comprendere le ragioni di tale delitto significa svelare anche quelle dello stragismo degli anni 70 .... URL consultato in data 16 Ottobre 2012.
  17. ^ Giorgio Bocca, Storia della Repubblica Italiana volume 4°.
  18. ^ Registrazione della sentenza del processo di appello. URL consultato in data 11 Ottobre 2012.
  19. ^ Ergastolo a Tuti e Franci, in «La Stampa», 19 dicembre 1986. URL consultato in data 22 ottebre 2012.
  20. ^ Italicus, la strage dimenticata in un film. Quando Bologna scoprì gli anni di piombo [1]

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