Strabismo

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Strabismo
Strabismus.jpg
Esempio di strabismo manifesto divergente dell'occhio sinistro, o exotropico
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano {{{RaraIT}}}
Classificazione e risorse esterne
ICD-9-CM (EN) 378
ICD-10 (EN) H49 H50
Sinonimi
Eponimi

Lo strabismo consiste in una deviazione degli assi visivi causata da un malfunzionamento dei muscoli oculari estrinseci che può non dare conseguenze evidenti ma che spesso porta alla perdita di un importante indizio di profondità. Infatti la differenza tra le due immagini dei due occhi permette al sistema nervoso di valutare la distanza degli oggetti, purché queste due immagini siano simili abbastanza da venire associate. Quando questa capacità di rilevare profondità è presente si dice che c'è stereopsi; un grado sotto a questa è la fusione delle immagini che dev'essere presente perché possa esserci stereopsi ma che può esistere in sua assenza. Il cervello riesce ad associare i segnali provenienti dalle due retine ma non ne trae informazioni(può capitare quando le parti che avrebbero dovuto svolgere quest'ultima funzione sono disabituate a farlo per problemi che erano presenti ed ora sono stati risolti); il terzo grado, basilare per la presenza degli altri due, è la percezione simultanea dei due occhi.

Indice

[modifica] Disparità di fissazione

Una deviazione oculare rappresenta una mancanza di orientamento della fovea (la zona centrale della retina responsabile della visione distinta) verso un oggetto (l'allineamento corretto dei due occhi è detto invece ortoforico).

La disparità è causata da una differenza nel processo di fissazione dei due occhi in convergenza. Quando tale disparità è compresa nell'area di Panum, ovvero in quella porzione di spazio in cui sussiste una tolleranza nel processo di convergenza, non si presentano deviazioni degli assi visivi; quando essa è, invece, superiore si manifesta eteroforia, ovvero una situazione di strabismo latente (eterotropia). In quest'ultimo caso lo strabismo è percepibile.

[modifica] Classificazione

Lo strabismo è classificabile in:

Inoltre, a seconda che sia divergente o concomitante si ha uno:

  • Strabismo concomitante, del quale esistono due forme:esotropia ed exotropia.
  • Strabismo paralitico.

Esiste poi il cosiddettto pseudostrabismo: in questo caso il disturbo è solo apparente perché l'anomalia è data dalle palpebre e dalle orbite.

[modifica] Eteroforia

L'eteroforia (o strabismo latente) è rilevabile annullando il processo di fusione delle immagini; in questo caso non è per nulla compromessa la visione binoculare.

[modifica] Eterotropia

L'eterotropia (o strabismo manifesto) è la condizione in cui si ha la perdita della visione binoculare: un occhio appare deviato, mentre l'altro è allineato con l'oggetto d'interesse.

[modifica] Strabismo concomitante

[modifica] Forme esotropiche

[modifica] Strabismo paralitico

[modifica] Strabismo di Venere

L'origine dell'espressione "strabismo di Venere" deriva da quel piccolo e unico difetto che rese celebre Venere - dea della bellezza, dell'amore e della fertilità - come nel dipinto La Nascita di Venere di Botticelli (1483-1486 circa). Lo strabismo di Venere non fa parte della classica terminologia clinica, ma è un termine di uso popolare per descrivere una leggera forma di strabismo divergente, non prettamente femminile ma anche maschile. Alcune popolazioni aborigene considerano le persone affette da strabismo come toccate dagli dei.

[modifica] Test per evidenziare forie e quantificare sia forie che tropie

Test per valutare se è presente stereopsi, presupponendo che se questa è presente anche i sottolivelli fusione e percezione simultanei sono adeguati:

  • 1) facciamo guardare ad un soggetto due immagini identiche, un po' spostate l'una dall'altra (di un valore misurato in secondi d'arco) rispetto alla cornice che le contiene. Le facciamo guardare una con un occhio una con l'altro; per fare questo esistono varie tecniche. Una di queste è utilizzare davanti ai due occhi del soggetto filtri polarizzati orientati su assi perpendicolari e immagini polarizzate anch'esse in modo opposto
    • Ad esempio il famoso test della mosca o di quello dei cerchi di Wirt in cui viene chiesto al soggetto di prendere le ali della mosca in modo tale che, se il soggetto ha visione stereo acquisita dovrebbe vederle alte sul dorso della mosca tridimensionale: se il soggetto tocca la pagina per prendere le ali questi potrebbe non avere buona visione stereo. Poi vengono fatti vedere i cerchi, che sono disposti in gruppi da quattro, uno fra i 4 di ogni gruppo verrà visto in modo tridimensionale e verrà indicato all'esaminatore come alto, basso, destro o sinistro, il soggetto lo cerca in tutti i gruppi mentre la difficoltà aumenta a questo punto si va a valutare fino a che punto il soggetto è riuscito ad avere visione stereo acquisita.
  • 2) Test delle immagini randomizzate: è simile al precedente ma le immagini risultano percepibili solo se il soggetto possiede stereopsi pertanto la semplice visione della figura è il segnale positivo, ed è un segnale sicuro e agevole. Le immagini vengono costruite per essere dissociate con la tecnica della polarizzazione inversa, oppure con la tecnica a colori complementari, o anche nel caso del test di Lang grazie a particolari costruzioni a cilindri non necessita di filtri per la dissociazione purtroppo però valuta la visione stereo acquisita piuttosto grossolanamente fino a 550-1200.
  • 3) Test per valutare se è presente fusione
    • 1) Test del filtro rosso: si antepone ad un occhio un filtro rosso e viene presentata una mira luminosa bianca: se il soggetto vede la mira decisamente bianca o decisamente rossa la fusione è assente e la visione è monoculare; se vede la mira rosata si verifica fusione; se vede la mira alternativamente biancastra o rossastra la fusione è presente con buona rivalità retinica indice di non eccessiva dominanza di un occhio.
    • 2) Vetri striati di Bagolini (per il quale si possono usare mezzi appositi ma anche semplici filtri neutri sporcati con le dita formando delle linee) sono vetri che vengono anteposti ai due occhi i due filtri su assi perpendicolari, uno sull'asse a 45° e uno sull'asse a 135°. Quindi viene presentata una mira luminosa: se il soggetto vede due baffi luminosi che incrociano la luce la risposta è quella fisiologica, il soggetto fonde l'immagine; se vede i baffi originanti da due fonti luminose diverse c'è percezione simultanea ma non fusione; inoltre se vede una figura a croce ma uno dei due baffi è interrotto nella zona centrale, vicino alla luce allora c'è fusione ma anche soppressione locale centrale; infine se vede un solo baffo o la visione è monoculare o la visione di un occhio è ridotta e il soggetto non riesce a riconoscere il baffo.
  • 4) tecniche di misura delle eteroforie:
    • 1) Valutazione di diplopia omonima o crociata: la diplopia omonima si presenta quando l'oggetto viene localizzato dallo stesso lato dell'occhio che ne crea l'immagine. L'immagine cade quindi sulla parte nasale della retina la condizione è di esodeviazione. La diplopia crocata si presenta quando l'oggetto è localizzato dal lato opposto dell'occhio che ne crea l'immagine. L'immagine cade quindi sulla parte tempiale della retina la condizione è di exodeviazione.
    • 2) Tecnica dei prismi: si dissocia l'immagine con un prisma a base verticale di 6 diottrie prismatiche monocularmente. La mira che abbiamo anteposto al soggetto verrà quindi visualizzata doppia. Nel caso di un'immagine alta ed una bassa(se il prisma che abbiamo anteposto aveva base alta l'immagine deviata viene vista verso il basso e viceversa), se il soggetto non ha nessun tipo di deviazione degli assi le immagini saranno esattamente una sotto l'altra, altrimenti una della immagini sarà spostata anche orizzontalmente valutiamo se è diplopia omonima o crociata. Poniamo un prisma base orizzontale: nasale con exodeviazione o tempiale con esodeviazione di entità variabile, pareggiamo così la deviazione rendendo le due immagini perfettamente una sotto l'altra. Le diottrie prismatiche orizzontali indicano la quantità di deviazione.
    • 3) Metodo di Maddox: si dissocia l'immagine con un cilindro di elevato potere (circa 500d) poi viene anteposta al soggetto una mira luminosa puntiforme. Con un occhio verrà quindi visualizzato un punto luminoso mentre con l'altro una linea. In un soggetto ortoforico, la linea appare sovrapposta alla sorgente altrimenti appare spostata. A questo punto si procede similmente al test precedente fino a sovrapporre punto e linea.

[modifica] Bibliografia

  • Marco Peduzzi, Manuale d’oculistica terza edizione, Milano, McGraw-Hill, 2004. ISBN 978-88-386-2389-9
  • Paolo Nucci. Lo strabismo: clinica e terapia. Manuale per oftalmologi ed ortottisti. Editore Fabiano|

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus

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