Storia della penisola balcanica

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La penisola balcanica è un vero e proprio mosaico di etnie, religioni e culture diverse. Ultimamente è stata vittima di una cruenta guerra civile.

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

La Penisola Balcanica continuò a far parte dell'impero romano d'oriente, nonostante le invasioni di avari, slavi, bulgari togliessero all'impero vaste zone in particolare quelle intorno al danubio e le zone centrali. Si crearono in contemporanea all'impero romano d'oriente infatti verso la fine del V secolo e l'inizio del VI prima un regno avaro, poi ci fu l'invasione degli slavi, e verso il VII secolo i bulgari crearono un potente Khanato. I bulgari arrivarono a minacciare Costantinopoli, capitale dell'impero romano d'oriente più volte, dapprima con Krum, poi con Simeone, ma i balcani tornarono ad essere completamente sotto il dominio romano orientale nel XI con la riconquista dell'imperatore Basilio II che distrusse il primo regno bulgaro. Solo con l'indebolimento dell'impero bizantino o romano d'oriente bulgari e serbi riottennero l'indipendenza, finché i balcani non vennero riuniti sotto il dominio dell'impero ottomano che subentrò all'impero bizantino nel XV secolo.

Età Moderna e Contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Dal XIV secolo al XVII secolo i turchi avanzarono continuamente, fino a conquistare tutti i Balcani, arrivando al culmine dell’espansione fin sotto Vienna. Questo portò ad un isolamento della penisola balcanica dal resto d’Europa. Dopo il fallito assedio a Vienna (1683) i turchi cominciarono a retrocedere: infatti con la pace di Karlowitz gli Asburgo conquistarono molti territori appartenuti ai Turchi. Intanto il declino dell’Impero ottomano faceva sorgere l’interesse da parte della Russia, in cerca di uno sbocco sul mare, dell’Austria, di Venezia, e, nel XIX secolo anche dell’Inghilterra, che ottenne il protettorato delle isole Ionie. La debolezza dell’impero turco fece nascere vari movimenti indipendentistici e nazionalisti. Nel 1832, con l’aiuto delle potenze europee la Grecia divenne uno stato indipendente, e con questa azione la Russia ottenne il permesso di navigare liberamente nello stretto del Bosforo e dei Dardanelli. Per impedire un eccessivo rafforzamento della Russia Inghilterra, Francia, Savoia e impero Turco si allearono e combatterono la Russia nella Guerra di Crimea (1853-1856). Intanto continuarono le rivolte contro l’Impero Turco, e con il congresso di Berlino l’Austria ottenne il protettorato di Bosnia-Erzegovina, l’Inghilterra Cipro e venne riconosciuta l’indipendenza di Serbia, Montenegro e Romania. Tuttavia la situazione nella penisola restava incerta. Nel 1912 fu proclamata l'indipendenza dell'Albania. Nella prima guerra balcanica, nel 1912, i piccoli stati rivoluzionari, alleati con Serbia e Bulgaria, tentarono di fare guerra all’Impero Turco, e nella seconda guerra balcanica del 1913, la Bulgaria cercò di attaccare gli ex alleati, ma senza risultati. La vera vincitrice delle guerre balcaniche fu in realtà la Serbia, che divenne il catalizzatore di tutti i movimenti anti austriaci, e divenne la potenza della penisola. L’assassinio di Francesco Ferdinando e il suo successivo ultimatum furono le cause scatenanti della prima guerra mondiale.

La Jugoslavia e la dittatura di Tito[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine della prima guerra mondiale, con il trattato di Saint Germain-en-Laye venne riconosciuta l’indipendenza ad un nuovo stato sorto dalle rovine dell’Impero austroungarico, la Jugoslavia, comprendente Serbia, Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia, Kosovo e Montenegro. Durante la seconda guerra mondiale la Jugoslavia e la Grecia vennero invase dalla Germania e dall’Italia (nel 1941) particolarmente forte fu la Resistenza Jugoslava, che liberò Belgrado nel 1944. Durante la guerra fredda tutti i paesi balcanici, a parte la Grecia, entrarono nell’orbita sovietica. Dopo la Liberazione, avvenuta nel 1945, in Jugoslavia venne deposta la monarchia, e si creò la Democrazia Federale di Jugoslavia, capeggiata da Tito. Tuttavia la democrazia assunse presto il carattere di una dittatura, con elezioni false, e stermini di massa contro albanesi, tedeschi, ungheresi e altri cosiddetti nazisti.

Guerre jugoslave[modifica | modifica wikitesto]

La sede del parlamento della Bosnia ed Erzegovina in fiamme a Sarajevo, durante la guerra civile bosniaca.

Alla morte di Tito nel 1980 i Balcani persero l’equilibrio che avevano sotto la dittatura, e dopo poco iniziò la guerra civile. Dapprima ci fu la rivolta del popolo albanese in Kosovo, poi nelle repubbliche maggiori. Nel frattempo erano entrati in crisi l’economia e gli apparati governativi. Nel 1991 la Slovenia si dichiarò indipendente, e uscì dalla Jugoslavia dopo un limitato scontro con l’esercito federale. Lo stesso anno anche la Croazia si proclamò indipendente, ma non riuscì a diventarlo se non dopo una sanguinosa guerra. Nel 1992 anche Macedonia e Bosnia ed Erzegovina si proclamarono indipendenti, e questo porto ad una sanguinosissima guerra civile in quest’ultima, in cui bande nazionaliste serbe, croate e bosniaco-mussulmane si scontravano tra loro mosse da un profondo odio etnico. Nel 1992 le uniche due repubbliche rimaste nella federazione Jugoslava, riformarono la repubblica federale di Jugoslavia, che fu immediatamente colpita da un embargo dell’ONU per il suo contributo nella guerra civile bosniaca, interrotto nel 1995 con una pace. La repressione delle spinte autonomistiche nel Kosovo nel 1998 attuato da Milosevic portò ad un intervento militare della NATO nel 1999 quindi nel 2000 il Kosovo è passato sotto il controllo amministrativo dell’ONU. Nel 2000 all’elezioni è stato sconfitto Milosevic ed è stato eletto Kostunica. Nel 2003 la repubblica federale di Jugoslavia divenne una confederazione, ottenendo il nome di Serbia e Montenegro. Nel 2006 il Montenegro divenne indipendente con un referendum, ponendo fine alla confederazione di Serbia e Montenegro. Nel 2008 il Kosovo si dichiarò indipendente e per adesso è riconosciuto indipendente da 82 stati dell’ONU, e per questo è ancora formalmente sotto l’autorità serba e dell’ONU.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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