Storia della Crimea

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Antyk[modifica | modifica sorgente]

La colonia greca di Chersonesus, Sebastopoli
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno del Bosforo Cimmerio.

I primi abitanti di Crimea dei quali si sono trovate tracce certe erano i Cimmeri che furono espulsi dagli Sciti nel VII secolo a.C., fra i loro antichi re si tramanda il nome di Tauri: si trattava di due popoli che vivevano nelle steppe della pianura sarmatica.

Gli Sciti lasciarono a testimonianza della propria presenza alcuni kurgan[1]. Nel 110 a.C., sotto il re Scylurus, essi posero addirittura la propria capitale in Crimea, a Neapolis. Tuttavia agli inizi del nuovo millennio, a causa della crescente pressione dei Sarmati, la loro presenza si sfaldò.

Le colonie greche in Crimea nel V secolo a.C.

Nello stesso periodo in cui gli Sciti dominavano l'area settentrionale della Crimea, a partire dal VI secolo a.C., i Greci fondarono diverse colonie sulle coste della penisola che chiamavano "Chersoneso Taurico" o Tauride. I Dori provenenti da Eraclea Pontica fondarono Chersonesus, presso l'odierna Sebastopoli, mentre gli Ioni di Mileto fondarono sull'estremità orientale della penisola Teodosia, Panticapeo, la futura capitale del Regno del Bosforo Cimmerio, nonché Ninfeo, Cimmerico, Tiritache e Mirmecio[2].

Espansione del regno del Bosforo

Due secoli dopo (438 a.C.) l'arconte, o governatore delle città ioniche intorno al Bosforo Cimmerio (stretto di Kerč) assunse il titolo di Re del Bosforo, uno stato che mantenne stretti legami con Atene, rifornendo la città di farina e altri beni. L'ultimo di questi re, Perisade V, pressato dagli Sciti, si pose sotto la protezione di Mitridate VI, Re del Ponto, nel 114 a.C.. In quest'epoca anche Chersoneso entrò a far parte del Regno del Bosforo. Dopo la morte di Mitridate VI, suo figlio Farnace II, come ricompensa per l'assistenza resa ai Romani nella guerra contro il padre, venne investito da Pompeo nel 63 a.C. del Regno del Bosforo. Nel 15 a.C. venne di nuovo restituito al Ponto, ma da qui in poi figurò come regno cliente dell'Impero romano.

Durante il periodo delle invasioni barbariche la Crimea subì prima l'invasione dei Goti nel 250, che si insediarono nella regione a nord delle montagne, lasciando sussistere a sud il regno del Bosforo. La comunità dei Goti di Crimea sopravvisse fino al XVIII secolo. Nel 376 la penisola subì l'invasione degli Unni che invece misero fine al regno del Bosforo.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Intorno all'anno 400 i Bizantini, continuatori dell'Impero Romano, recuperarono il controllo della parte meridionale della penisola e lo mantennero fino al 717. Nello stesso periodo nella parte centrale della Crimea continuavano a vivere i Goti, mentre l'area settentrionale subiva le vicende della pianura sarmatica: dopo la disgregazione dell'Impero Unno, a metà del VI secolo, vi fu l'ondata dei Proto-bulgari, durante il VII secolo, e poi, alla fine dello stesso secolo, i Cazari. Nel 717 questo popolo invase l'intera Crimea e la governò per più di un secolo.

L'imperatore bizantino Teofilo riconquistò ancora una volta la costa meridionale della Crimea attorno all'840 e la inquadrò nell'Impero come "Thema Cherson" dal nome della capitale[3]. A nord delle montagne rimanevano i Cazari, sostituiti nell'882 dai Peceneghi.

A metà del X secolo Svjatoslav I di Kiev sottomise i Goti[4] e conquistò la parte orientale della Crimea; quest'ultima all'inizio del secolo successivo divenne parte del principato russo di Tmutarakan. Nel 989 Vladimiro I di Kiev s'impadronì per breve tempo anche della costa bizantina ed a Cherson si convertì al cristianesimo. In seguito, tuttavia, restituì la costa meridionale ai Bizantini, che ne mantennero il controllo fino al 1091.

In tale anno i Cumani invasero la Crimea e vi si stabilirono. Durante il secolo successivo, in ogni modo, Cherson ed il suo thema furono ripristinati sulla costa meridionale e durarono fino al 1204, quando Costantinopoli cadde in mani veneziane.

Il dominio genovese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gazaria e Principato di Teodoro.
La Crimea alla metà del XV secolo

Nel XIII secolo due avvenimenti mutarono l'ordine internazionale del Mar Nero e delle steppe eurasiatiche.

Innanzitutto nel 1204 la Quarta Crociata, guidata dai Veneziani, portò alla temporanea scomparsa dell'Impero Bizantino. La costa crimaica rimase nell'area controllata da uno degli stati nati in seguito alla disgregazione dell'Impero d'Oriente, l'Impero di Trebisonda, che chiamò l'area in questione Perateia.

Qualche decennio dopo le steppe eurasiatiche furono sconvolte dall'invasione dei Mongoli, che non risparmiò la Crimea. La penisola fu invasa nel 1237 da Batu Khan, che pose fine al domino cumano, e la parte settentrionale fece parte del canato dell'Orda d'Oro per due secoli. La popolazione cumana rimase, peraltro, a vivere nella penisola e costituì la base etnica dei Tatari di Crimea.

Nel 1261, in seguito al trattato di Ninfeo i Genovesi sostituirono i Veneziani nel controllo degli stretti del Mar Nero e nel 1266 riuscirono a conquistare alcuni porti sulla costa meridionale della Crimea per utilizzarli come basi d'appoggio per i commerci con i popoli dell'interno. Si stabilirono a Sebastopoli, Cembalo, Soldaia, Tana e soprattutto Caffa, ove stabilirono un'imponente colonia, dal carattere multietnico. L'insieme dei domini genovesi in Crimea si chiamava "Gazaria" (dal nome dei Cazari) ed ebbe fine nel 1475, ovvero ventidue anni dopo la caduta di Costantinopoli.

I Genovesi, tuttavia, non avevano conquistato tutti i territori del Thema Cherson: una parte di essi erano rimasti sotto il controllo del governatore bizantino, il quale peraltrò si dichiarò indipendente dando vita al Principato di Teodoro, che durò anch'esso fino al 1475. Bisogna infine menzionare la presenza in quest'epoca di Armeni "cerchessogai"[5]di cui sono testimonianza numerose chiese e monasteri.

Khanato di Crimea[modifica | modifica sorgente]

La Crimea nel XVII secolo
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Khanato di Crimea.

Nel frattempo le popolazioni turche che diverranno note come Tatari di Crimea, discendenti di vari popoli pervenuti in questa penisola in epoche diverse, fra cui particolare importanza avevano i Cumani, nella fase di disgregamento dell'Orda d'Oro, fondarono a partire dal 1427 un Khanato di Crimea separatista e ne offrirono la corona a Haci Giray, un mongolo discendente diretto di Genghis Khan e pretendente al trono dell'Orda d'Oro. Il canato occupava il nord della penisola e i khan risiedevano prima a Solkhat (Eski-Qirim), e a partire dall'inizio del XV secolo a Bachčysaraj.

Tra i Tatari di Crimea viveva una comunità di ebrei Caraiti, principalmente a Chufut Kale.

Le città commerciali in mano ai genovesi ed il principato di Teodoro vennero conquistate dal generale turco ottomano Gedik Ahmet Pascià nel 1475 e divennero una provincia dell'Impero ottomano. Mentre i Khan di Crimea, a partire dalla stessa data, governarono come principi tributari dell'Impero Ottomano per circa tre secoli.

La provincia ottomana di Crimea, che comprendeva anche la penisola di Taman, inizialmente era un sangiaccato con capoluogo Caffa (in turco Kefe)[6]. Nel 1568 essa fu elevata ad eyalet (l'Eyālet-i Kefê)[7]e tale rimase fino al 1774, quando fu ceduta al Khanato di Crimea.[8].

Nella nuova provincia turca Armeni e Greci del Ponto erano ormai una minoranza di dhimmi e non ci sarebbero stati altri cristiani in Crimea fino all'arrivo dei Russi nel 1783.

Per due secoli, fino all'inizio del Settecento, il canato organizzò una significativa tratta degli schiavi con l'Impero Ottomano ed il Medio Oriente, esportando circa due milioni di schiavi razziati nelle steppe della Polonia-Lituania e della Russia[9].

Nel 1736, nel corso della guerra russo-turca del 1735-1739, la Crimea fu occupata e devastata dalle truppe russe al comando del feldmaresciallo Burkhard Christoph von Münnich che tuttavia dovette poi ritirarsi in Ucraina. L'anno successivo vi irruppero nuovamente le truppe russe del generale Peter Lacy, che tuttavia dovette nuovamente lasciare il campo. Vi ritornò lo stesso Lacy nell'estate del 1738 ma le devastazioni precedenti avevano reso la penisola incapace di fornire assistenza e vettovaglie alle truppe di occupazione e i russi si ritirarono per la terza volta. Il trattato di Nissa che pose fine alla guerra ebbe come conseguenza la cessione ai russi del porto di Azov, mentre il Khanato di Crimea rimase uno stato vassallo della Sublime Porta.

Alla fine della successiva guerra russo-turca del 1768-1774, i russi vincitori imposero all'Impero ottomano la pace di Küçük Kaynarca del 1774, in base alla quale il Khanato di Crimea perse il suo stato di signoria vassalla della Sublime Porta e divenne formalmente uno stato indipendente, ma di fatto entrò nella sfera di influenza della Russia.

Infine, nel 1784, approfittando dei conflitti di potere sorti all'interno della famiglia del Khan di Crimea, le truppe russe entrarono nel Khanato a sostegno del Khan, il quale offrì loro l'intero territorio: l'annessione fu ufficialmente proclamata l'8 gennaio 1784. L'Impero ottomano reagì con molto ritardo a questa invasione dichiarando guerra alla Russia (guerra russo-turca del 1787-1792) solo il 13 agosto 1787, ma ne uscì sconfitto e con il Trattato di Iassy del 1792 la Crimea entrò definitivamente a far parte dell'impero russo.

Impero russo[modifica | modifica sorgente]

Il Nido di rondine, uno dei romantici castelli costruiti dall'élite russa in Crimea.

Fra il 1802 ed il 1921 la Crimea costituì il Governatorato della Tauride dell'Impero Russo. Particolare importanza acquistò Sebastopoli quale porto della Flotta del Mar Nero.

Nel 1854-1855 la Crimea fu il principale teatro della Guerra d'Oriente, che perciò è oggi nota come "Guerra di Crimea": gli eserciti congiunti di Gran Bretagna, Francia e Regno di Sardegna riuscirono ad espugnare la cittadella militare russa di Sebastopoli, così ponendo termine alle mire espansionistiche dell'Impero Russo verso Costantinopoli. Le truppe piemontesi si distinsero soprattutto alla battaglia della Cernaia e ciò servì ad ottenere l'appoggio anglo-francese al progetto di Unità d'Italia[10]. La guerra devastò il tessuto economico e sociale di Crimea e i Tatari che la abitavano furono costretti ad abbandonare la loro madrepatria non solo per le conseguenze della guerra ma anche per le persecuzioni e le confische di cui furono vittime. I sopravvissuti al viaggio, alla fame e alle malattie si stabilirono nella Dobrugia, in Anatolia e in altri luoghi dell'Impero ottomano.[senza fonte]

I Tatari di Crimea divennero una minoranza nella penisola, mentre la maggioranza di essi viveva nella diaspora. Alla fine il governo russo decise di fermare il processo, e l'agricoltura iniziò a soffrire a causa dell'abbandono delle terre fertili.

All'inizio del Novecento Jalta divenne la più elegante località balneare russa, con ville, palazzi e alberghi.

Prima Guerra Mondiale e Guerra Civile Russa[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo fra la Rivoluzione d'Ottobre e la fine della Guerra civile russa si susseguirono molti governi di breve durata, effetto prima dell'occupazione tedesca durante la Prima Guerra Mondiale, poi della guerra civile. Questi governi furono:

Unione Sovietica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Crimea e Assedio di Sebastopoli (1941-1942).

In seno alla RSSF Russa nel 1921 fu istituita la Repubblica autonoma Socialista Sovietica di Crimea. La Crimea fu teatro di alcune delle più sanguinose battaglie della Seconda guerra mondiale. I tedeschi soffrirono pesanti perdite cercando di invaderla attraversando l'istmo che collega la Crimea al resto dell'Ucraina a Perekop, nell'estate del 1941. Quando i tedeschi riuscirono a irrompere, occuparono gran parte della Crimea, con l'eccezione della città di Sebastopoli (che ottenne poi il titolo di Città eroina). Sebastopoli resistette dall'ottobre 1941 fino al 4 luglio 1942, quando i tedeschi riuscirono infine a prenderla. Il 29 gennaio 1942 la minoranza italiana di Crimea formatasi a partire dal 1830 a seguito di un flusso migratorio proveniente soprattutto dalla Puglia, era già stata deportata per ordine di Stalin. Meta della deportazione fu il Kazakistan, che gli italiani raggiunsero in vagoni piombati. Attualmente circa trecento oriundi italiani vivono ancora a Kerc, ove fecero ritorno nel periodo poststaliniano.[11]

Nel 1944 Sebastopoli venne liberata dalle truppe sovietiche. Dopo la liberazione il 18 maggio 1944 l'intera popolazione dei Tatari di Crimea venne deportata dal regime sovietico di Stalin per punizione, in quanto i tatari, dopo aver creato la Wolgatatarische Legion, avevano combattuto a fianco delle truppe del Terzo Reich. Si stima che il 46% dei deportati morì per la fame e le malattie.[12]

Nel 1967 i Tatari di Crimea vennero riabilitati, ma venne loro impedito di tornare legalmente in Crimea fino agli ultimi giorni dell'Unione Sovietica[12].

La Repubblica Autonoma Socialista Sovietica di Crimea venne abolita nel 1945 e trasformata nell'Oblast di Crimea (provincia) della RSSF Russa. Il 19 febbraio 1954 venne trasferita dal leader sovietico Nikita Chruščёv alla RSS Ucraina in segno di riconoscimento per commemorare il 300º anniversario del trattato di Perejaslav tra i cosacchi ucraini e la Russia.

Crimea post-sovietica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica autonoma di Crimea.

Crimea ucraina[modifica | modifica sorgente]

La decisione del leader sovietico Nikita Chruščёv del 1954 è stata permanentemente osteggiata da gran parte della popolazione di origine russa ed è stata in passato causa di tensioni tra Russia e Ucraina. Con la sconfitta elettorale delle forze politiche nazionaliste più radicali in Ucraina, la tensione si è poi lentamente allentata.

Dopo il collasso dell'Unione Sovietica del dicembre 1991, la Crimea proclamò l'autogoverno il 5 maggio 1992, ma in seguito accettò di rimanere all'interno dell'Ucraina come repubblica autonoma. L'importante città di Sebastopoli, base navale storica della flotta del Mar Nero, si trova all'interno della repubblica, ma ha goduto di uno statuto di municipalità speciale in Ucraina[13].

Le lingue ufficiali in Crimea sono il russo, l'ucraino e la lingua tatara di Crimea. Altre lingue parlate sono armeno, polacco e greco.

2014[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crisi della Crimea del 2014 e Distretto federale della Crimea.

Dal febbraio 2014, dopo il rovesciamento del governo ucraino del presidente Viktor Janukovyč in seguito agli eventi dell'Euromaidan e alla Rivolta di Kiev, la Crimea è nuovamente al centro di tensioni tra la Russia e l'Ucraina. Il 27 febbraio 2014 sulle sedi del governo e del parlamento locale le bandiere ucraine sono state sostituite dalle bandiere russe.[14] Il nuovo governo di Kiev ha denunciato l'occupazione militare della penisola da parte dell'esercito Russo, pur senza riscontri oggettivi di tali atti.[15]

Il 6 marzo 2014 il parlamento di Crimea ha votato all'unanimità la richiesta di adesione alla Federazione Russa, decisione sulla quale i cittadini della repubblica autonoma, in maggioranza russofoni, sono stati chiamati ad esprimersi in occasione del referendum indetto il 16 marzo 2014.[16] Esito di tale referendum è stata la decisione, da parte della popolazione di Crimea, di aderire alla Federazione Russa, decisione non riconosciuta da Stati Uniti e Unione europea, che considerano la votazione "illegale".[17]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Atlante di Archeologia, Garzanti, 1994
  2. ^ Atlante Storico, Touring Club Italiano, Milano
  3. ^ Atlante Storico, De Agostini, Novara, 1979
  4. ^ Crimea in Enciclopedia Italiana.
  5. ^ (FR) Claude Mutafian e Éric Van Lauwe, Atlas historique de l'Arménie, Autrement, coll. «Atlas / Mémoires», 2005, pagine 84-85
  6. ^ (EN) Alan W. Fisher, The Crimean Tatars, Hoover Press, 1978, p. 35, ISBN 978-0-8179-6662-1.
  7. ^ Nejat Göyünç, Osmanlı Devleti'nde Taşra Teşkilâtı (Tanzimat'a Kadar), Osmanlı, Cilt 6: Teşkilât, Yeni Türkiye Yayınları, Ankara, 1999, ISBN 975-6782-09-9, p. 77. (TR)
  8. ^ (EN) Gábor Ágoston e Bruce Alan Masters, Encyclopedia of the Ottoman Empire, Infobase Publishing, 2009, p. 125, ISBN 978-1-4381-1025-7.
  9. ^ Darjusz Kołodziejczyk, come riferito in Mikhail Kizilov, Slaves, Money Lenders, and Prisoner Guards:The Jews and the Trade in Slaves and Captivesin the Crimean Khanate in The Journal of Jewish Studies, 2007, p. 2.
  10. ^ "Eco della Storia" puntata del 13 aprile 2014
  11. ^ Giulia Giacchetti Boico, Giulio Vignoli, L'olocausto sconosciuto: lo sterminio degli italiani di Crimea. URL consultato il 4 marzo 2014.
  12. ^ a b Unrepresented Nations and Peoples Organization: yearbook - Unrepresented Nations and Peoples Organization - Google Libri Unrepresented Nations and Peoples Organization: yearbook 1996 - Unrepresented Nations and Peoples Organization
  13. ^ LA SCHEDA Crimea, dal regalo di Krusciov alla tensione Mosca-Kiev
  14. ^ Ucraina, in Crimea barricate filorusse - Iatseniuk eletto premier all'unanimità, 27 febbraio 2014. URL consultato il 4 marzo 2014.
  15. ^ La Russia pronta alla guerra in Ucraina, lastampa.it, 1º marzo 2014. URL consultato il 4 marzo 2014.
  16. ^ Ucraina: la Crimea chiede di unirsi alla Russia, referendum il 16 marzo
  17. ^ Ucraina: la Crimea sceglie la Russia. Usa e Ue: "Referendum illegale"