Storia dell'aborto

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La pratica dell'aborto fin dall'antichità è stata utilizzata come metodo di controllo delle nascite, accanto al coito interrotto e l'infanticidio. [1]. Le donne avevano familiarità con erbe e droghe con la proprietà particolare di interrompere una gestazione: la segale cornuta, l'ovolo malefico e la bufotenina, una sostanza contenuta nelle secrezioni della pelle del rospo. Ampiamente diffuso era anche il ricorso al sollevamento di pesi, il digiuno e il salasso. [2]

Bassorilievo raffigurante un aborto datato intorno al 1150 A.C.

L’aborto nell’era premoderna[modifica | modifica wikitesto]

La prima testimonianza scritta di aborto risale al 1550 a.C. nel Papiro Ebers[3]. In Egitto le pene inflitte, elencate nel Codice di Hammurabi [4][5], variavano a seconda del ceto sociale della donna. Nella giurisprudenza assira, nel Codice di Assura [6], 1075 a.C., si fa riferimento persino alla pena di morte, per una donna che abbia agito contro la volontà del marito. Alcune scoperte archeologiche raccontano anche di primi tentativi di estrazione di un feto; tuttavia, si ritiene che tali metodi non fossero di uso comune, data la scarsa frequenza con cui vengono menzionati in antichi testi di medicina. [7] Un'altra tecnica ampiamente utilizzata nell'era primitiva nel Sud Est asiatico era quella del massaggio, che consisteva nell'applicazione di una forte pressione sull'addome. Uno dei bassorilievi che decorano il tempio di Angkor Wat in Cambogia , 1150 a.C., raffigura un demone che pratica un aborto del suddetto tipo su una donna che era finita negli Inferi.[3] In Giappone, è possibile trovare traccia della pratica dell'aborto a partire dal XII secolo. In particolare, a ricorrervi erano le elite e gli abitanti delle aree urbane.[8] Il fenomeno si è poi intensificato durante il periodo Edo, soprattutto tra la classe dei contadini, maggiormente colpita dalle ricorrenti carestie e l'alta tassazione. [9]

Il contesto greco-romano[modifica | modifica wikitesto]

Nel contesto greco-romano la pratica dell’aborto era largamente diffusa in tutte le classi sociali, moralmente accettata e giuridicamente lecita. [10] Al fondo c’era l’idea, permiata dagli stoici, che la vita iniziasse al momento della nascita.[11] Unico limite all'aborto era rappresentato dal fatto che il ricorso alla pratica poteva ostacolare l’aspettativa dell’uomo. Il feto, infatti, rientrava nella disponibilità dell’uomo di riferimento. Dunque, eccetto che per quelle donne non sottoposte a potestà come le prostitute, per le altre, non solo la pratica era causa di separazione matrimoniale, ma nel caso in cui una donna incinta venisse condannata alla pena capitale l’esecuzione era rimandata a dopo il parto.[1] Le prime testimonianze greche in materia risalgono al V secolo a. C. Artefici principali dell’aborto erano le levatrici o le stesse gestanti; quanto ai mezzi si menzionano farmaci, accompagnati da cantilene magiche, violenti esercizi fisici o strumenti meccanici.[12][13]

Le rare condanne sono da ascrivere a uomini di scienza come Ippocrate nel suo Giuramento [14];

« [...] Giammai, mosso dalle premurose insistenze di alcuno, propinerò medicamenti letali né commetterò mai cose di questo genere. Per lo stesso motivo mai ad alcuna donna suggerirò prescrizioni che possano farla abortire, ma serberò casta e pura da ogni delitto sia la vita sia la mia arte. »
(Giuramento di Ippocrate)

Nella Politica di Aristotele c’è un riferimento all'aborto: nell'ambito della teorizzazione dello Stato ideale, egli sostiene che “si deve fissare il massimo di procreazione e se alcune coppie sono feconde oltre tale limite, bisogna procurare l’aborto”. Tuttavia, il ricorso a tale pratica deve avvenire “prima che nel feto si siano sviluppate la sensibilità e la vita, perché sono la sensibilità e la vita che determinano la consapevolezza e la non consapevolezza dell’atto”. Il confine tra lecito e illecito è dunque condizionato dal momento in cui viene praticato l’aborto, momento che, come si legge da Aristotele e Ippocrate, varia in base al sesso del nascituro poiché si ipotizza un più rapido sviluppo del feto maschio (40 giorni, contro gli 80 necessari a quello femminile). [15][16][17][18]

Nel II secolo d.C. Sorano di Efeso introduce il concetto di aborto terapeutico, praticato cioè nel caso in cui la gestazione metta in pericolo la vita della madre. [19] [20].

A Roma, invece, l’aborto da questione privata diventa un comportamento espressamente sanzionato dalla legge. Infatti, ferma e inequivocabile la condanna per quelle donne che, per semplici preoccupazioni estetiche, attentano alla loro vita uccidendo con ferri o potenti veleni le creature che portano, pur consce dei rischi che corrono e della riprovazione sociale. La prima sanzione esplicita del mondo romano fu un rescritto con cui vennero introdotte due sanzioni penali contro questa pratica. Esilio temporaneo a carico delle divorziate o sposate che si fossero procurate l’aborto contro il volere del coniuge; lavori forzati in miniera e relegazione in un’isola con parziale confisca dei beni per chi avesse somministrato infusi o filtri amorosi.[21]

Disegno di un manoscritto del XIII secolo, raffigurante una donna incinta a riposo, mentre un'altra donna prepara un intruglio con la mentuccia. La mentuccia era usata anticamente come abortivo.

L’Aborto nell’era moderna[modifica | modifica wikitesto]

I totalitarismi[modifica | modifica wikitesto]

Il comunismo parte dal presupposto che la famiglia non sia un istituto naturale, ma un istituto artificiale. Di qui, Lenin con l’abolizione della proprietà privata abolisce anche i rapporti familiari moglie-marito, genitori-figli. Gli aborti si moltiplicano, la natalità cala in modo pauroso, gli abbandoni dei neonati sono frequenti. Questa convinzione era supportata anche dal cardine del pensiero comunista, cioè il materialismo. L’uomo, e così pure il bimbo nel ventre materno, è pura materia, senza anima e destino immortali.[22] Gli effetti di tale politica divorzista ed abortista si vedono ancor oggi: basti pensare quanti e quanto grandi sono gli orfanotrofi negli ex paesi comunisti da cui vengono presi gran parte dei bambini adottati in Europa.

Circa una ventennio più tardi l'aborto viene legalizzato da un altro regime totalitario: il Nazionalsocialismo. Al pari dei comunisti, i nazisti introducono subito divorzio ed aborto. Il presupposto filosofico non è chiaramente precisato: sicuramente si parte, come in Russia, dalla negazione di un'anima personale, cioè da una sorta di materialismo o di "materialismo-panteistico". In secondo luogo entrano in azione le dottrine eugenetiche: la prima società naturale non è la famiglia ma lo Stato, la Comunità politica, l'entità astratta detta Volk, popolo. Riguardo alla concezione della famiglia, come in molti altri aspetti, nazismo e comunismo sono dunque assai simili tra loro, e sostengono che lo Stato è prima e sopra di essa. Nel nazismo questo è evidente nelle forme di irreggimentazione della gioventù, nell'eugenetica, nei circa 80.000 bambini nati tramite accoppiamenti stabiliti dall'alto.[23]


I paesi comunisti[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra l'aborto]] viene legalizzato nei Paesi comunisti dell'est legati all'URSS: in Ungheria, Polonia, Bulgaria e Romania nel 1956, in Cecoslovacchia nel 1957, in Yugoslavia nel 1970. La Cina popolare comunista autorizza l'aborto e la contraccezione nel 1957, mentre nel 1962 vengono imposti: ritardo obbligatorio dell'età del matrimonio, sterilizzazione, tecniche contraccettive spesso forzate. L'obbligo di un figlio solo a famiglia determina, oltre al precoce invecchiamento della popolazione, una strage delle figlie femmine: i genitori cinesi, potendo avere un solo figlio, spesso uccidono una eventuale figlia femmina, dal momento che non potranno giovarsi del suo aiuto nella lavorazione della terra; oppure è il governo stesso ad eliminarle, tramite aborti selettivi e infanticidi. Avviene addirittura che i medici vengano pagati dallo Stato a seconda delle sterilizzazioni forzate o degli aborti effettuati.

L'Unione Sovietica legalizzo l'aborto nel 1920. Questo poster mette in guardia contro l'aborto non sicuro. Traduzione titolo: Aborti eseguiti da una ostetriche autodidatti non solo mutilano la donna, ma spesso la possono portare alla morte.

In questo panorama desolante si inserisce l'appoggio economico per l'incentivazione dell'aborto dato al governo cinese dall'agenzia Unfpa (dell'ONU) e dall' International Planned Parenthood Federation(Ippf): quest'ultime, fino al luglio 2002, erano a loro volta finanziate dagli Stati Uniti, che però hanno poi deciso di sospendere i versamenti, non volendo più collaborare a programmi di "aborto forzato o di sterilizzazione non voluta". Prontamente è intervenuta la Commissione Europea, guidata dall'italiano Romano Prodi, che, con una decisione di straordinaria gravità, ha stanziato contributi per ben 32 milioni di euro, facendo così “dell'Europa il motore della diffusione dell'aborto nel mondo”.[23]

Tale tendenza ha determinato un forte squilibrio nella composizione della popolazione: la Cina ha quasi 50 milioni di uomini in più rispetto alle donne e l'India 43 milioni. Questi numeri sono tali da incidere sulle statistiche a livello mondiale, stando alle quali nel 2013 gli uomini superavano le donne di 58 milioni. [24]

Inghilterra[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il mondo comunista è quello anglosassone ad introdurre l’aborto. L’Inghilterra lo legalizza nel 1968. Invero, già nel 1932, Aldous Huxley (nipote di un famosissimo biologo darwiniano), scrisse “Il Mondo Nuovo”[25], dove auspica un mondo i cui abitanti sono rigidamente controllati, manipolati, soggiogati dal potere in ogni aspetto della loro vita, un mondo dove vigono promiscuità, sesso libero e “consumato” per puro divertimento, contraccezione sistematica, aborto legale, educazione sessuale precoce, fecondazione artificiale, planning demografico, lotta culturale contro la famiglia monogamica, eutanasia e droga libera.[26] Nel 1958 dirà che non esistono «l’intelligenza e la volontà, che quasi mai ritroviamo nel formicaio di analfabeti che popolano il mondo, per attuare il controllo delle nascite. Forse non è impossibile la gestazione in vitro come non è impossibile il controllo centralizzato della riproduzione. Ma è chiaro che per molti anni a venire la nostra rimarrà una specie vivipara, che si riproduce a casaccio. Il nostro sregolato capriccio non solo tende a sovrappopolare il pianeta, ma anche, sicuramente, a darci una maggioranza di uomini di qualità biologicamente inferiore». Suo fratello, Sir Julian Huxley, diverrà primo direttore generale dell’UNESCO, il cervello dell’ONU, e porterà all'interno di questo organismo un’avversione alla vita che rimane tutt'oggi. La sua filosofia è ben espressa in un suo opuscolo in cui si fanno proposte estremamente simili a ciò che succede nel romanzo di Aldous. Inoltre, sir Julian è anche uno dei fondatori della Società Eugenetica Britannica nel 1920. Il 6 settembre 1962, a nome del Comitato per la legalizzazione della sterilizzazione eugenetica, scriveva: «Gli argomenti a favore della sterilizzazione di certe classi di genti anormali o deficienti mi sembrano schiaccianti».[27]

America, Europa e Russia[modifica | modifica wikitesto]

Negli USA l'aborto viene introdotto nel 1973 dopo il famoso processo "Roe contro Wade"[28]: ne è protagonista una donna, Norma Mc Corvey, detta Roe, mezza cajun e mezza indiana, con una infanzia terribile, tra il riformatorio, lavori precari al Luna Park, mariti che la picchiano, stupri, "l'LSD e i cento deliri a buon mercato per diseredati americani degli anni Sessanta"[29]. Grazie a lei, che oggi ha cambiato barricata e si batte per l'abolizione della legge, l'America di James Dean, di Kerouac, della “new age” e della “beat generation”, prevede la legalizzazione dell'aborto. Gli USA divengono presto i motori dell'abortismo nel mondo, finanziandolo e promuovendolo in Europa (tramite associazioni di family planning, agenzie dell'ONU, quali l'Unfpa, l'Unicef e altre), ma soprattutto nel Terzo Mondo e in America Latina, fino ad attuare piani di sterilizzazione forzata, in Brasile, per mezzo di avvelenamento dell'acqua.

"Ammonizione contro l'aborto". Fine del XIX secolo Giapponese Ukiyo-e xilografia.

La Polonia dopo aver approvato l’aborto ha fatto marcia indietro [30], mentre in Svizzera e Portogallo è possibile abortire ma solo in determinate circostanze.

Anche in Spagna la legge è rimasta abbastanza restrittiva fino al successo di Zapatero.

Infine, bisogna ricordare che l’aborto rimane illegale nella gran parte dei paesi dell’America Latina eccetto che nella Cuba comunista. In Russia invece grazie a Putin l’aborto ha visto calare il suo numero fino ad arrivare ad essere minore di 25.000 unità al numero delle nascite.Inoltre si sono prese numerose misure per aiutare le madri a conoscere le conseguenze dell’aborto e la vera natura del feto.[31]

L’Italia e La legge 194[modifica | modifica wikitesto]

Il 1975 è uno degli anni chiave in Italia riguardo al tema dell’aborto: infatti, la Corte costituzionale il 18 febbraio 1975, nella sentenza n.27 ha sentenziato che: "ricorrere all'aborto è conforme al diritto, non in assoluto ma nei casi indicati della legge".

Tale sentenza scatenò critiche sia da parte della Chiesa che da laici a favore dell’aborto, che sostenevano che l'aborto oltre al concepito coinvolgesse anche la madre, che, in quanto tale, andava maggiormente tutelata.

In tale contesto ebbe un grande eco l’articolo di Pasolini “Sono contro l’aborto”[32], che esordiva con una frase che, considerata l'epoca, suonava quasi reazionaria:

« Sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell'aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell'omicidio. »

La svolta sull'argomento ci fu quando fu costituita una commissione ristretta per discutere del tema; nacque così la 194 nel Maggio del 1978 che era volta a tutelare la vita umana fin dal suo inizio. Secondo la legge non esiste una libertà garantita dallo stato di abortire se non dipendente dalla salute della gestante e solo nei primi 90 giorni: perciò il medico deve entrare nel merito dell’autenticità della decisione di abortire per valutarne le ragioni. Secondo la 194 c’è anche un periodo di ripensamento per la donna: esattamente sette giorni dalla decisione di abortire.

L’uomo, inoltre, può esprimere il suo parere solo laddove la donna lo consenta. Dopo i 90 giorni l’aborto può essere praticato solo se la gravidanza mette in grave pericolo fisico e psichico la vita della madre e, laddove si accettino le condizioni della madre, l’intervento può essere praticato senza le procedure richieste e l’eventuale obiezione di coscienza del medico non lo esime dall'intervenire.

La legge finì per scontentare un po’ tutti dalla Chiesa fino ai laici e alle femministe. La critica era che nella legge 194 il principio dell’autodeterminazione era assente e che l’aborto restava un reato. Gli elettori furono chiamati alle urne per pronunciarsi sulla 194. C’erano due referendum sostitutivi uno abrogativo e uno radicale ma furono respinte entrambe.[33]

Il rapporto dell’aborto con la religione[modifica | modifica wikitesto]

Il Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

Si pensa che i primi cristiani fossero influenzati su questo argomento dal pensiero ebraico e greco, ma J.M. Roskamp conferma che in seguito rifiutarono completamente l’aborto, adottando «un nuovo concetto di preoccupazione per il feto».[34] J.M. Gorman dichiara che «la posizione cristiana si distingue da tutte le altre quando disapprova l’aborto». Il Nuovo Testamento non contiene alcun riferimento esplicito a questo tema, tuttavia già dalle fonti del primo Cristianesimo, come la Didaché (fine I° sec.), emerge un rifiuto nei confronti dell’aborto: «Non uccidere, […] […] non devi abortire un bambino e non devi uccidere un neonato].

Sacerdote con un manifesto contro l'aborto

Tertulliano (150-300 d.C.) scrive: «Posto una volta per tutte il divieto di uccidere un essere umano, ne consegue che nemmeno l’embrione nel corpo della donna […] può essere distrutto. Vi è omicidio anticipato quando si impedisce una nascita; non importa se si priva della vita un essere umano dopo la nascita oppure già prima, mentre essa è ancora in divenire. Un essere umano è già tale nella fase in cui lo sta divenendo, al pari di ogni frutto che è già contenuto nel suo seme. [35] San Tommaso d’Aquino aderì invece alla riflessione sull’epigenismo ispirandosi ad Aristotele. Non considerava quindi l’aborto un crimine anche se lo riteneva una violazione del diritto naturale.Ricordiamo che solo nei tempi moderni la scienza embriologica ci ha mostrato che già a partire dal concepimento degli zigoti inizia l’esistenza di un organismo con un genotipo dotato di un’individualità e di caratteristiche specifiche, ossia di un nuovo essere umano potenziale, unico e irripetibile. Con la Decretum Gratiani (1140) e fino al 1869 il diritto canonico cattolico distinse tra feto “inanimato” e feto “animato”. Un’interruzione volontaria della gravidanza è sempre stata giudicata un peccato e come tale punita con una penitenza, tuttavia veniva considerata un assassinio solo nel caso in cui il feto che la subisse fosse “animato”. La distinzione tra feto inanimato e feto animato venne abolita da Papa Pio IX nel 1869, l’anima esiste già al momento del concepimento. Il Papa si basò anche sulle convinzioni del medico Paolo Zacchia.

L’Ebraismo[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la visione ebraica la vita inizia prima del concepimento.Non mancano infatti i riferimenti alla chiamata alla vita prima della nascita. L’aborto è un atto che viola la volontà di Dio. Perciò il divieto di abortire è ordinato da Dio per trasmettere la vita e preservare il popolo del Signore. Un ordine celeste e non un interesse umano.Per l’ebraismo i rapporti tra coniugi non devono essere solo a scopi procreativi infatti ciò che è condannato, non è il singolo rapporto sterile ma un matrimonio senza vita. Il testo ebraico più importante a sull’aborto è Esodo 21,22-23 che impone un’ammenda dettata dal marito della gestante se è procurato un aborto e la morte nel caso che la donna morisse. Questo testo fu però tradotto in greco nel II secolo A.c. e si perse il significato e il testo fu cambiato in modo tale che se anche il feto si fosse formato si doveva pagare con la vita di chi aveva procurato l’aborto.[36]

La cultura islamica[modifica | modifica wikitesto]

L’Islam proibisce l’aborto in quanto atto di interruzione della vita fatto salvo il caso in cui si renda necessario per salvare la vita della madre. Anche in questo ambito culturale l’animazione del feto rappresenta la linea di demarcazione tra tolleranza e violazione, infatti, nel periodo antecedente l’animazione, malgrado ci siano opinioni diverse, la pratica è generalmente tollerata. Dopo l’animazione invece, il filone storicamente maggioritario è sempre stato fermamente contrario all'interruzione della gravidanza, giacché dopo il concepimento è sempre omicidio. Ancora oggi, al di là di alcune differenze esistenti, la legge islamica permette l’aborto prima del quarto mese in presenza di valide ragioni, e successivamente solo laddove ciò si renda necessario per salvare la madre. Per quanto riguarda la tradizione sciita in Iran il codice penale prevede un’ampia casistica a proposito del pagamento della somma di denaro da versare alla persona che ha subito il danno.[37]

La legislazione islamica considera il nascituro fruente pienamente dei diritti dell'uomo dal momento in cui sia avvertibile il battito cardiaco. Da questo momento in poi - fissato a partire dal 120 giorno di gestazione - l'aborto non è permesso se non per motivi di accertato pericolo di vita della madre. Fino a quando invece il battito non sia avvertito il feto non è considerato essere umano perfetto ed è quindi lecito ricorrere all'interruzione volontaria della gravidanza.[38].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Gianluca Gatta, Aborto. Una storia dimenticata, p. 1. URL consultato il 18 febbraio 2015.
  2. ^ G. Devereux, A typological study of abortion in 350 primitive, ancient, and pre-industrial societies. In Harold Rosen. Abortion in America: Medical, psychiatric, legal, anthropological, and religious considerations, Boston, Massachusetts, Beacon Press. OCLC 187445, 1967.
  3. ^ a b Malcolm Potts e Martha Campbell, History of Contraception (PDF) in Gynecology and Obstetrics, vol. 6, nº 8, 2002. URL consultato il 12 settembre 2013 (archiviato dall'url originale il 01 luglio 2003). Malcolm Potts e Martha Campbell, History of Contraception in Glob. libr. women's med., 2009, DOI:10.3843/GLOWM.10376, ISSN 1756-2228. URL consultato il 7 settembre 2011.
  4. ^ Krason, Stephen, and Hollberg, Willian. "The Law and History of Abortion: the Supreme Court Refuted" (1984). American Government Course Manual. Seton Home Study School, 2000. p.104
  5. ^ The Code of Hammurabi, Sec. 209–212
  6. ^ Ancient History Sourcebook: The Code of the Assura
  7. ^ Brandon Seerup, Abortions. URL consultato il 18 febbraio 2015.
  8. ^ Marianna Zanetta, Inizio e fine della vita in Giappone. Tra sanità e ritualità, p. 39-42.
  9. ^ Obayashi M (December 1982). "[Historical background of the acceptance of induced abortion]". Josanpu Zasshi (in Japanese) 36(12): 1011–6. PMID 6759734.
  10. ^ Johannes M. Röskamp, Christian Perspectives On Abortion-Legislation In Past And Present (GRIN Verlag 2005 ISBN 978-3-640-56931-1).
  11. ^ Long, George (1870). "Abortio". In William Smith. Dictionary of Greek and Roman Antiquities 1. Boston: Little, Brown and Company. p. 2.
  12. ^ Kate P. Depierri, One Way of Unearthing the Past in The American Journal of Nursing, vol. 68, nº 3, Lippincott Williams &#38, marzo 1968, pp. 521–524, DOI:10.2307/3453443, JSTOR 3453443, PMID 4865614.
  13. ^ Plato (1921) [c. 369 BC]. "149d." Theaetetus. in Harold North Fowler. Plato in Twelve Volumes. 12. Cambridge, Massachusetts:Harvard University Press.
  14. ^ Riddle, John M. (1992). Contraception and abortion from the ancient world to the Renaissance. Cambridge: Harvard University Press. ISBN 0-674-16875-5. OCLC 24428750
  15. ^ Aristotle (1944) [c. 325 B.C.]. "Politics". In H. Rackham. Aristotle in 23 Volumes 21. Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press. p. 7.1335b. ISBN 0-674-99291-1. OCLC 29752140.
  16. ^ A companion to bioethics By Helga Kuhse, Peter Singer
  17. ^ ReligiousTolerance.org
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  19. ^ Lefkowitz, Mary R.; Maureen R. Fant (1992). "Intercourse, conception and pregnancy". Women's life in Greece & Rome: A source book in translation. Baltimore: Johns Hopkins University Press. p. 341. ISBN 0-8018-4475-4. Retrieved 2008-09-21.
  20. ^ Soranus. Gynaecology. 1.59–65.
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  22. ^ Former Soviet Union Countries Commemorate Fifty Years of Abortion.
  23. ^ a b Agnoli, pp.11-14.
  24. ^ David Bauer, A story of drinkers, genocide and unborn girls.
  25. ^ Aldous Leonard Huxley, Brave New World, 1932.
  26. ^ La rivoluzione dei costumi e la lettura esoterica del ‘Mondo Nuovo’ di Huxley.
  27. ^ Agnoli, pp. 19-21.
  28. ^ (EN) Leslie J. Reagan, When Abortion Was a Crime: Women, Medicine, and Law in the United States, 1867-1973, Berkeley, University of California Press, 1997, ISBN 0-520-21657-1.
    Anteprima limitata (Google Libri): (EN) When Abortion Was a Crime: Women, Medicine, and Law in the United States, 1867-1973. URL consultato il 28 dicembre 2012.
  29. ^ Corriere della Sera, 19/6/2003
  30. ^ Mauro Fantasia, La lezione polacca.
  31. ^ Agnoli, pp. 22-24.
  32. ^ Pier Paolo Pasolini, Sono contro l'aborto.
  33. ^ Galeotti, pp. 112-125.
  34. ^ J.M. Röskamp, “Christian Perspectives On Abortion-Legislation In Past And Present“, GRIN Verlag 2005.
  35. ^ Tertulliano, “Apologeticum“ 9.8.
  36. ^ Galeotti, pp. 27-32.
  37. ^ Galeotti, pp. 49-51.
  38. ^ Chiara Scattone, Bioetica e sessualità: l’aborto nell’islam. URL consultato il 18 febbraio 2015.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]