Storia dell'Ungheria

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L'Ungheria è uno stato dell'Europa centrale, la cui storia può essere fatta risalire all'inizio del Medioevo, quando la regione, precedentemente nota come Pannonia fu colonizzata dal popolo nomade dei Magiari, provenienti dalle aree centrosettentrionali dell'odierna Russia.


Origini[modifica | modifica sorgente]

La Pannonia, nel cui territorio anticamente abitavano varie popolazioni indoeuropee (tra le quali Celti, Sciti e Sarmati), fu conquistata e resa provincia romana nel 35 a.C., ed ebbe grande importanza nel sistema difensivo romano nei confronti delle popolazioni barbariche. Quando queste riuscirono a superare il limes romano, la Pannonia dovette piegarsi al loro passaggio, fino a che, nel VI secolo, fu conquistata da varie popolazioni turche sottoposte agli Avari, che vi crearono un forte regno, che ebbe anche intensi rapporti con i Longobardi d'Italia.

Quando però il regno degli Avari fu distrutto da Carlo Magno nel 796, la regione si aprì ancor di più a nuove popolazioni: Bulgari, Slavi ed infine Magiari, che si stabilirono in maniera definitiva nel territorio dando vita ad un regno stabile, che riuscì ad unificare sotto di sé le sei diverse tribù originarie e tutti i popoli che già abitavano il bacino dei Carpazi.

Guidati dal loro capo Árpád, nell'896 gli Ungari, un popolo delle steppe formato da sette tribù, riconducibili prevalentemente al ceppo linguistico ugrico, la principale delle quali era quella dei Magiari giunsero nelle pianure dell'attuale Ungheria. Proveniente dagli Urali (con una migrazione che durò molti secoli) via Khazaria (attuale Ucraina), gli Ungari si insediarono nelle pianure del medio Danubio, che dopo la distruzione del regno turcico degli Avari da parte di Carlo Magno e la successiva morte dello stesso Carlo Magno, era stata occupata anche da varie tribù slave della Grande Moravia di Svatopluk.

Di queste peregrinazioni degli Ungari nell'Europa orientale rimangono molte leggende e storie, la più famosa delle quali è quella dei due fratelli Hunor e Magor, i quali - nel tentativo di abbattere un cervo che stavano cacciando - finirono sulle coste del Mar Nero, nella regione detta Meotis, abitata dagli Alani.

Sempre secondo la legenda i due fratelli avrebbero sposato delle locali principesse alane, dando origine rispettivamente al popolo degli Unni e dei Magiari (almeno nella versione della leggenda che si trova nell'opera Gesta Hunnorum et Hungarorum scritta nel 1283 da Simon di Kéza, sacerdote al servizio del re ungherese Ladislao IV il Cumano)[1].

L'idea che gli Ungari derivassero dagli Unni e dagli Sciti fu coltivata fino al XIX secolo e trova autorevoli riscontri nelle opere di vari storiografi ungheresi antichi, tra i quali spicca l'Anonimo della Gesta Hungarorum (che utilizza come fonte anche Exordia Scythica di Justinus del II secolo d.C.).

Secondo lo storico ungherese Gyula László, la classe dominante e la cavalleria armata del popolo di Arpad era turca[2] (non è un caso che dieci nomi di tribù ungheresi di Arpad hanno sicura etimologia ungherese, mentre gli altri hanno etimologia sicuramente non ungherese, turca in prevalenza).[3] Ma poiché i nomi degli insediamenti degli ungheresi di Arpad hanno sicura etimologia ungherese, lo storico Gyula László ha ipotizzato che all'arrivo nell'896 di Arpad il bacino dei Carpazi fosse già abitato, mischiati con Avari, da gruppi etnici ungari, giunti nell'attuale Ungheria intorno al 670 d.C. e conosciuti con il nome turco on-ugor (dieci tribù; da cui deriverebbe il nome ungheresi)[4]. Questa teoria - detta della "doppia conquista della patria" -, dopo una certa fama durante i primi decenni del Novecento (in relazione alla diffusione di panturchismo e turanismo) ed anche durante il regime socialista, è stata notevolmente ridimensionata dagli studi più recenti.

Nel Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Durante i secoli successivi alla conquista della patria si gettarono le basi per un governo forte, unitario e centralizzato, dedito all'ampliamento dei confini territoriali, a discapito delle vicine Slavonia, Croazia e Dalmazia, e all'affermazione dei privilegi dell'aristocrazia agraria (privilegi che manterrà fino alla seconda guerra mondiale).

Al termine di questi quattro secoli si alternano al trono diverse dinastie:

Grazie alle azioni in campo economico, politico e militare intraprese da Mattia Corvino, il principe rinascimentale per eccellenza, l'Ungheria riuscì a garantirsi una supremazia militare sulla Sublime Porta fino agli inizi del XVI secolo. Ma la lotta dei popoli del medio-basso corso del Danubio, Ungheresi in testa, non poteva esser sufficiente senza l'appoggio di tutta la cristianità. Enea Silvio Piccolomini, già nunzio nell'Europa danubiana, lo aveva ripetuto più volte e soprattutto dopo esser diventato papa con il nome di Pio II.
A parole, tutti i sovrani d'Europa si dicevano pronti alla lotta, ma in concreto poi facevano ben poco. Di fronte all'avanzata minacciosa delle truppe turche nel Balcani, gli Ungheresi avevano mandato a due riprese, alla dieta di Spira del 1523 e a quella di Norimberga del 1524, delegazioni per implorare l'aiuto militare del Sacro Romano Impero. I tedeschi tutte e due le volte avevano risposto con un rifiuto. Sembrava che, tutto sommato, anche alla Casa d'Austria il Turco alle porte non dispiacesse più di tanto.

Sotto il regno degli Hunyadi, l'Ungheria (che dal 1541 al 1700 assunse il nome Ungheria Reale) si trovò ad essere il campo di battaglia fra l'Austria asburgica da una parte e l'Impero ottomano dall'altra. Questa situazione portò a diverse ribellioni da parte della popolazione ungherese, che furono prontamente utilizzate a proprio vantaggio dai Turchi.

Dominazione turca[modifica | modifica sorgente]

Con la battaglia di Mohács, nel 1526, l'Ungheria venne sconfitta dai Turchi e divisa in tre parti: ad ovest e a nord, la così detta "Ungheria Reale", controllata dagli Asburgo; ad est il principato di Transilvania, tributario della Sublime Porta, ed a sud l'Ungheria ottomana, divisa nei "vilajeti" di Buda e Temesvár (l'odierna Timişoara).

Mentre la Transilvania era un principato autonomo retto da sovrani protestanti, le regioni del centro e del sud dell'Ungheria direttamente controllate da funzionari della Sublime Porta vennero organizzate sul modello delle altre province dell'impero ottomano: governatori turchi si stabilirono nelle principali città, mentre ampie regioni si spopolarono. Molti contadini, infatti, erano fuggiti al nord al seguito dei loro padroni o si erano dati al banditaggio, mentre gli artigiani turchi si erano sostituiti a quelli ungheresi e le chiese e i conventi cristiani erano stati trasformati in moschee, in luoghi di ritrovo islamici e in bagni termali.

L'Ungheria asburgica[modifica | modifica sorgente]

L'Ungheria detta "regia", quella costituita dalle regioni nord-orientali del Paese, era l'unica parte dello Stato ungherese a cadere sotto il diretto controllo degli Asburgo. Questa parte d'Ungheria dai tempi di Ferdinando I, fratello minore di Carlo V, fino alla fine del XVII secolo garantì la sicurezza dei confini absburgici orientali e meridionali. Fu proprio da queste regioni che alla fine del XVII secolo partì l'offensiva dei crociati, che nel giro di mezzo secolo portò alla "reconquista" di tutta l'Ungheria. A quel tempo l'impero ottomano aveva già iniziato ormai la sua lenta ma inesorabile discesa, e gli austriaci decisero di approfittare della situazione.

Nel 1683, allo scoppio della quinta guerra austro-turca fu stipulato il patto della Lega Santa contro gli ottomani. Il re di Polonia Sobieski, l'imperatore Leopoldo I e la Repubblica di Venezia stipularono un accordo il cui scopo esclusivo era la lotta contro i turchi. Il primo obiettivo fu la liberazione di Buda e il 2 settembre 1686 le truppe imperiali conquistarono la fortezza. Il 12 agosto 1687 ebbe luogo a Mohács la seconda battaglia di Mohács, nella quale l'esercito imperiale, guidato dal duca Carlo V di Lorena, inflisse ai turchi una grave sconfitta, le cui conseguenze furono: il duca di Lorena poté liberare Osijek e la Slavonia, mentre la Transilvania fu nuovamente annessa all'Ungheria. Gli ungheresi accolsero con gioia l'evento, anche se non si facevano certamente illusioni sugli intenti degli Asburgo e, sotto l'impressione di questi risultati, la Dieta ungherese del 1687 riconobbe alla casa d'Absburgo l'ereditarietà della corona, nel senso che gli ungheresi si impegnarono a non eleggere come sovrano nessun altro che il primogenito del re di Casa d'Austria.

Il novenne primo figlio dell'imperatore Leopoldo I, Giuseppe, divenne così re d'Ungheria. In questo modo, per la corte degli Absburgo cadevano anche gli ultimi ostacoli giuridici ad una completa ed illimitata colonizzazione di un Paese che in passato era stato tra i più ricchi d'Europa, con una popolazione pari almeno a quella dell'Inghilterra, e che faceva gola soprattutto per le fertili regioni agricole e i giacimenti minerari (compreso l'oro) del nord e della Transilvania. In meno del previsto le truppe imperiali liberarono il Paese: nel 1688 cadde Belgrado e con la battaglia decisiva di Zenta, vinta dagli imperiali guidati da Eugenio di Savoia, i turchi furono cacciati definitivamente dall'Ungheria. La pace firmata a Carlowitz nel 1699 mise fine a centocinquant'anni di occupazione ottomana.

Ma, nonostante l'incoronazione dell'arciduca d'Austria Giuseppe I come re d'Ungheria, sarà solo nel 1711, con Carlo VI che gli Ungheresi riconosceranno il legame con l'Austria, legame che si protrarrà non senza contrasti fino alla prima guerra mondiale. Iniziarono a svilupparsi i primi movimenti nazionalisti, sfociati nei moti del 1848 che portarono ad un governo gli indipendentisti guidato dal liberal-democratico Lajos Kossuth (1802-1894), il quale proclamò l'indipendenza dell'Ungheria dall'Austria e avviò un programma di riforme di carattere socio-economico.

Alla dichiarazione d'indipendenza ungherese, l'Austria reagì, sostenuta dalla Russia, con la guerra che portò alla sconfitta del movimento indipendentista e alla riannessione dell'Ungheria alla corona asburgica. Venne dato il via ad un progetto di snazionalizzazione (germanizzazione degli ungheresi) che venne presto abbandonato in favore del cosiddetto Compromesso (Ausgleich) del 1867, con il quale l'Impero assumeva la denominazione di Austro-Ungarico e le due parti dello stesso (Cisleithania e Transleithania) godevano di ampia autonomia reciproca, pur restando l'imperatore Francesco Giuseppe sovrano di entrambe.

L'autonomia prevedeva inoltre che l'Ungheria rimanesse legata all'Austria per quanto riguardava la politica estera, militare (anche se poté dotarsi di una milizia statale) e finanziaria. L'anno successivo, le richieste reiterate di autonomia da parte dei croati (il cui territorio ricadeva nella Transleithania, ovvero nella sfera di influenza di Budapest) portarono il governo magiaro ad un accordo, la Nagodba ("Compromesso" in ungherese), con cui si concedeva ai Croati una certa autonomia soprattutto in campo culturale e linguistico. Nel Regno d'Ungheria fu approvata la legge sulle nazionalità (1868) e nel contempo fu perseguita una politica di magiarizzazione ostile alle nazionalità non magiare, che erano complessivamente più della metà dei cittadini del Regno d'Ungheria.

L'Ungheria dopo la prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno d'Ungheria (1920-1946).

Con la prima guerra mondiale la situazione ungherese precipitò. Nel 1918 il malcontento dilagò, portando ad una insurrezione popolare che proclamò la nascita di una repubblica basata sull'autodeterminazione dei popoli e che sancì il ritiro dalla guerra. Nel frattempo, i comunisti si organizzavano proclamando la Repubblica dei Consigli, guidata da Béla Kun, combattuta e vinta da Horthy e dall'intervento dell'esercito romeno. Horthy si proclamò reggente del Regno d'Ungheria e instaurò un governo reazionario, che finì con l'allearsi nel corso della seconda guerra mondiale con le forze dell'Asse.

Il cattivo andamento della guerra convinse Horthy a cercare uno sganciamento dalla guerra, ma la Germania promosse un colpo di stato che portò al governo il Partito delle Croci Frecciate (guidato da Ferenc Szalasi), alleato dei tedeschi. La guerra terminò con la caduta di Budapest occupata dalle truppe sovietiche, che imposero un governo amico. Il nuovo governo attuò varie riforme, fra cui quella agraria che toglieva il potere dalle mani dell'aristocrazia terriera, e si avvicinò alla politica sovietica.

L'Ungheria moderna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Ungherese (1946–1949) e Repubblica Popolare d'Ungheria.

Nel 1947 i comunisti erano riusciti nell'intento di "epurare" e indebolire gli altri partiti della coalizione, e, nelle elezioni tenute in quell'anno, erano diventati il maggior partito del paese, ottennendo quindi nel "fonte popolare indipendente" una posizione predominante. Entro l'estate del 1948, i comunisti avevano ormai abbandonato ogni tentativo di mantenere una parvenza di democrazia. Il Partito Socialdemocratico cessò di esistere di fatto come organizzazione indipendente, quando i suoi membri vennero costretti a confluire con i comunisti nel Partito Ungherese dei Lavoratori.

Il 18 agosto 1949, il Parlamento approvò la nuova costituzione, la prima carta fondamentale scritta nella storia del paese. Basata sulla costituzione sovietica del 1936. Furono rafforzati i legami con l'URSS, anche attraverso accordi economici e militari. Principale avversaria del socialismo, sul piano interno, era la Chiesa, che vide la confisca delle proprietà e la statalizzazione dell'istruzione.

Sul piano economico, venne attuata la collettivizzazione forzata delle terre e venne favorito lo sviluppo dell'industria pesante. Quest'orientamento economico, però, fu solo causa di una grave crisi economica. Con la morte di Stalin e il disgelo, la situazione cambiò. La collettivizzazione delle terre cessò e venne dato impulso allo sviluppo di un apparato di industria leggera. Ma, nonostante tutto, la crisi economica e il pesante clima politico continuarono.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivolta d'Ungheria.

Nel 1956, studenti e operai insorsero a Budapest portando al potere Imre Nagy, un moderato antisovietico che propose il ritiro dal Patto di Varsavia e la partecipazione all'ONU. La reazione sovietica fu immediata e il governo di Nagy cadde, e al ribelle successe Janos Kadar che allineò a Mosca la politica estera ungherese in cambio di una certa autonomia interna. Di conseguenza, negli anni sessanta la situazione migliorò: venne stipulato con la Chiesa un concordato, ripresero i rapporti diplomatici ed economici con i Paesi occidentali, vennero favoriti lo sviluppo sia agricolo che industriale e venne modernizzato l'apparato statale.

Nel 1989, poco prima che l'ultimo congresso del Partito Comunista Ungherese decidesse per il cambio di nome in Partito Socialista Ungherese, e quindi per la dissoluzione della Repubblica popolare, il Paese aprì le sue frontiere con l'occidente e molti tedeschi dell'Est ne approfittarono per passare all'Ovest, anticipando di pochi mesi la caduta del Muro di Berlino. Oggi l'Ungheria è una repubblica divisa in 19 contee e 6 distretti. A livello economico l'agricoltura produce soprattutto cereali, l'allevamento è di tipo estensivo, il sottosuolo è ricco di minerali e petrolio e l'industria pesante è la più sviluppata.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gyula László, Árpád népe [Il popolo di Arpad], Budapest, 1988 [2005], pp. 25-26
  2. ^ Gyula László, Árpád népe, Budapest, 1988 [2005], p. 38: Árpád népének uralkodó osztálya és lovashadserege feltehetõen török volt, szállásterületük helynevei nagyrészt magyarok
  3. ^ Questa affermazione fa parte della teoria detta della "doppia conquista della patria", che dopo una certa fama durante durante i primi decenni del Novecento (in relazione alla diffusione di panturchismo e turanismo) ed anche durante il regime socialista, è stata notevolmente ridimensionata dagli studi più recenti.
  4. ^ Gyula László, Árpád népe, Budapest, 1988 [2005], p. 37 e p. 38 (Árpád népének uralkodó osztálya és lovashadserege feltehetõen török volt, szállásterületük helynevei nagyrészt magyarok)

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