Storia dell'Associazione Calcio Milan

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1leftarrow.pngVoce principale: Associazione Calcio Milan.

« Finalmente! Dopo tanti tentativi infruttosi, finalmente anche la sportiva Milano avrà una società per il giuoco del football. Lo scopo di questa nuova società sportiva è quello nobilissimo di formare una squadra milanese per concorrere alla Coppa Italiana della prossima primavera. All'uopo, la presidenza ha già fatto pratiche ed ottenuto per gli allenamenti il vasto locale del Trotter. La nuova società avverte che chiunque desideri imparare il football non avrà che recarsi al Trotter nei giorni stabiliti e troverà istruttori e compagni di giuoco.[1] »
(La Gazzetta dello Sport, 18 dicembre 1899)

Questa pagina tratta la storia dell'Associazione Calcio Milan dal 1899 ai nostri giorni.

Indice

I pionieri e i primi trofei (1899-1919)[modifica | modifica sorgente]

Herbert Kilpin, primo allenatore e primo capitano del Milan.

La sera di sabato 16 dicembre (o forse di mercoledì 13 dicembre) 1899[2] un gruppo di inglesi abituali frequentatori dell'American Bar e un gruppo di italiani clienti della Birreria Spaten si riuniscono all'Hotel du Nord di Milano e costituiscono il Milan Cricket and Foot-ball Club.[3] Gli inglesi con la passione per il football, in voga nella nativa Inghilterra, sono Alfred Edwards (presidente), Barnett, Allison, Nathan, Davies e Herbert Kilpin.[3] La fondazione del club viene resa pubblica due giorni più tardi, lunedì 18, dalla Gazzetta dello Sport.[4][5]

Edwards, già vice-console britannico a Milano e personaggio noto negli ambienti dell'alta società milanese, è il primo presidente eletto del Milan.[3] Inizialmente la società comprende anche una sezione di cricket affidata a Edward Nathan Berra oltre alla sezione di calcio controllata da David Allison.[3] Kilpin, primo allenatore e primo capitano della squadra, porta con sé una serie di mute (i completi di gioco) della squadra di cui era, oltremanica, acceso sostenitore. Da allora il Milan vestirà la classica maglia a strisce verticali di colore rosso-nero.[3] Il primo campo di gioco è il Trotter di piazza Doria, la prima sede è la Fiaschetteria Toscana di via Berchet, nel centro di Milano.[3]

Prima partita ufficiale
15 aprile 1900 - Velodromo Umberto I, Torino

600px Giallo e Nero (Strisce).png FC Torinese - Milan 600px Bianco e Rosso (Croce) e Rosso e Nero (Strisce).png

3 - 0

Prima formazione Milan.png

Arbitro: De Roote

Marcatori: Gol 15’, Gol 18’, Gol 70’ Bosio

Nel gennaio 1900 il presidente Edwards affilia il club alla Federazione Italiana Football.[3] La squadra, accede direttamente alle semifinali del campionato di calcio 1900 e viene eliminata in seguito al 3-0 rimediato dal F.C.Torinese: questa è la prima partita ufficiale della storia del club.[4] Nello stesso anno vince la prima edizione della Medaglia del Re battendo 2-0 la Juventus.[4] Seguiranno altri due successi in questa competizione (in finale contro Genoa e F.C. Torinese) nelle successive e uniche due edizioni organizzate di questo torneo, in quanto il regolamento prevedeva che la medaglia, messa in palio da Umberto I di Savoia, fosse permanentemente assegnata alla squadra che per prima si fosse aggiudicata tre tornei consecutivi.[3]

I rossoneri salgono presto alla ribalta delle cronache calcistiche italiane con la conquista del primo titolo nazionale nel 1901, interrompendo, così, la serie di vittorie consecutive del Genoa, sconfitto in finale per 3-0.[6] Il club rossonero è il secondo in assoluto a fregiarsi del titolo di Campione d'Italia.[7] Samuel Davies è il primo milanista a segnare una rete in campionato (la rete dell'1-0 contro la Mediolanum nel primo turno del torneo 1901).[8] La squadra guidata dal capitano e allenatore Kilpin, perde la finale dell'anno dopo, ad opera dei genoani: vince invece per la prima volta il campionato FGNI, ripetendosi nella medesima manifestazione per altre quattro volte dal 1904 al 1907. Nel 1906 ottiene un altro successo nel massimo campionato nazionale.[7] In quell'occasione sorge uno dei primi "casi" del calcio italiano: dopo il Girone Finale Milan e Juventus (campione d'Italia in carica) sono a pari punti, per cui si rende necessaria una gara di finale. Si gioca a Torino sul campo dei bianconeri, in virtù della loro migliore differenza reti: il confronto termina in parità (0-0) dopo i tempi supplementari. A quei tempi, non essendo previsti i tiri di rigore, si procedeva alla ripetizione della partita. La Federazione sceglie il campo neutro dell'U.S. Milanese a Milano, e i bianconeri in segno di protesta rinunciano a giocare.[8] Il Milan può tuttavia sancire la legittimità del suo successo ripetendo l'exploit nel 1907[7] con Daniele Angeloni in panchina: questa volta i Diavoli prevalgono nel Girone Finale sul Torino e sull'Andrea Doria.[8]

Nel 1908, a seguito di dissidi interni riguardo alla necessità o meno di tesserare giocatori stranieri, un'ala della dirigenza si separa dalla società rossonera e il 9 marzo fonda un nuovo club, chiamato Football Club Internazionale.[8] In quell'anno, come altre squadre, il Milan non prende parte al campionato nazionale. Vince però la Palla Dapples e difende il titolo più volte, come già accaduto nel 1905, 1906 e 1907 per un totale di 22 vittorie in questa competizione.[8] L'anno successivo (1909), i rossoneri partecipano al campionato con due giocatori stranieri in organico, e vincono il primo derby ufficiale della storia prevalendo sull'Inter per 3 reti a 2 dopo aver vinto anche il primo derby non ufficiale a Chiasso: 2-1 nella finale di Coppa Chiasso 1908, torneo svizzero che viene vinto dai rossoneri anche nel 1906 e nel 1907.[8] Nel 1909 c'è anche il primo cambio ai vertici della società: Piero Pirelli succede ad Edwards.[8]

La rosa del Milan campione d'Italia nel 1907.

Nel 1910 arriva al Milan il belga Louis Van Hege, attaccante che rimane fino al 1915 siglando 97 gol in 88 presenze.[8] In questo periodo si fa notare anche il difensore Renzo De Vecchi.[8] Il club sfiora la vittoria dello "scudetto" (questo termine entrerà nel gergo calcistico nel 1924) nel 1911 e soprattutto nel 1912, quando termina il campionato un punto dietro la Pro Vercelli nel Girone Ligure-Lombardo-Piemontese, precludendosi la possibilità di disputare la finale contro la vincitrice del Girone Veneto-Emiliano.[8]

Nel 1916 il Milan vince la Coppa Federale, che in quell'anno sostituiva in qualche modo il campionato, sospeso a causa della prima guerra mondiale.[8] Non si tratta, comunque, di un trofeo ufficialmente riconosciuto dalla FIGC come titolo italiano e non rientra quindi nel computo degli scudetti. Nelle stagioni seguenti la squadra si aggiudica per due volte i campionati regionali (il campionato nazionale rimane ancora sospeso a causa della guerra): vince infatti la Coppa Lombarda nel 1917 e la Coppa Mauro nel 1918 battendo l'Inter allo spareggio con uno storico 8-1.

Nel 1919 si piazza seconda, sempre nella Coppa Mauro sostitutiva del campionato, a due punti dal Legnano, ma davanti all'Inter, battuta in entrambi i derby, per 4-3 e 5-2.[3]

In questo anno muta la denominazione originale di Milan Football and Cricket Club in Milan Football Club.[9]

I decenni senza successi (1919-1950)[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo che va dal primo dopoguerra alla seconda guerra mondiale il club incappa in una serie di stagioni senza vittorie in cui, pur mantenendosi sempre nella massima categoria, si piazza in zone di metà classifica non andando mai oltre il terzo posto, ottenuto nel 1937-1938 (a tre punti dall'Inter campione) e nel 1940-1941. La squadra consegue inoltre due quarti posti nel 1931-1932 e nel 1936-1937.[10]

Piero Pirelli, presidente del club, in carica dal 1909 al 1929.

Nel 1922 la società ingaggia Ferdi Oppenheim. L'austriaco è il primo allenatore professionista che siede sulla panchina rossonera e anche il primo tecnico straniero, se si esclude il co-fondatore della società Herbert Kilpin.[8] Dopo due stagioni Oppenheim lascia il posto a Vittorio Pozzo che avrebbe condotto la Nazionale italiana al trionfo mondiale nel decennio successivo. Il giovane allenatore italiano non ottiene risultati coi rossoneri e viene esonerato dopo due stagioni.[8]

Nel 1926 viene costruito lo Stadio di San Siro voluto dall'allora presidente Piero Pirelli.[11] Il nuovo impianto, rimasto di proprietà del club fino al 1935 quando viene ceduto al comune,[11] viene inaugurato con un derby vinto dall'Inter per 6-3.[8] A segnare il primo gol assoluto nel nuovo stadio è Giuseppe Santagostino, protagonista tra i rossoneri nel decennio 1921-'31: l'ala mette a segno infatti 106 reti in 235 presenze (ad oggi ottavo marcatore di sempre nella storia del club), e tornerà in veste di allenatore nei primi anni quaranta.[8]

Nella stagione 1926-1927, il club esordisce in Coppa Italia, torneo alla sua seconda edizione che verrà però interrotto ai sedicesimi di finale.[8] Nel 1929 Pirelli lascia la presidenza. Al vertice della società si susseguiranno cinque presidenti (Ravasco, Benazzoli, Annoni, Colombo e Invernizzi) in poco più di dieci anni.[8]

Nella stagione 1929-1930 il club partecipa al primo campionato a girone unico. L'esordio in Serie A avviene con il Brescia il 6 ottobre 1929 e vede il Milan imporsi per 4-1.[8] Tuttavia la stagione, apertasi con la notizia della prematura morte del capitano rossonero Abdon Sgarbi causata da tifo,[8] si conclude con un undicesimo posto.[10] Per gran parte degli anni trenta la fascia di capitano è affidata a Giuseppe Bonizzoni, zio di Luigi Bonizzoni, che sarà allenatore del Milan a fine anni cinquanta. Nel campionato 1930-31 i rossoneri subiscono 15 sconfitte: questo rappresenta tuttora un record negativo per il club nella serie A a girone unico.[8] Nel 1934 Pietro Arcari si laurea campione del mondo con la Nazionale Italiana: è il primo rossonero a riuscirci.[8] Nel 1936 la società muta la denominazione in Milan Associazione Sportiva, mentre nel 1939 le autorità fasciste impongono l'italianizzazione del nome in Associazione Calcio Milano.[9] In questo periodo i rossoneri esordiscono nella Coppa dell'Europa Centrale nel 1938 (esordio assoluto in una competizione internazionale) dopo l'esito negativo degli spareggi di ammissione del 1929 contro il Genoa (sconfitta al sorteggio dopo due pareggi). L'avventura in tale competizione (nota anche come Coppa Mitropa) termina al primo turno per il Diavolo sconfitto complessivamente 4-3 dai rumeni del Ripensia Timişoara.[8] Dal 1935-1936 al 1938-1939 il club centra inoltre quattro semifinali consecutive di Coppa Italia.[8]

A cavallo tra gli anni trenta e gli anni quaranta si fa notare l'attaccante Aldo Boffi, tre volte capocannoniere del campionato nel 1938-1939, 1939-1940 e 1941-1942. Il brianzolo è il primo giocatore milanista ad affermarsi in tale classifica.[8] Risale al 1940 anche l'arrivo del due volte campione del mondo Giuseppe Meazza, lasciato libero dall'Inter a causa di un problema circolatorio,[12] dopo 13 anni di carriera in nerazzurro dove ha segnato 245 reti. In rossonero l'attaccante, che nella stagione 1941-1942 veste anche la fascia di capitano, non riesce a ripetere le prestazioni passate: colleziona 37 presenze siglando 9 gol in 2 campionati prima di essere ceduto alla Juventus.[8] Proprio contro i bianconeri, nel 1942 il club gioca per la prima volta una finale di Coppa Italia e perde con il risultato complessivo di 5-2 al termine di un doppio confronto.[8]

Durante il secondo conflitto mondiale la squadra partecipa ai tornei calcistici di guerra senza successo. Alla fine del conflitto la società torna alla vecchia denominazione. Nasce così, nel 1945, l'Associazione Calcio Milan.[9]

L'undici rossonero secondo in Serie A nella stagione 1949-1950 classificatosi al secondo posto dietro la Juventus.

Nei quattro campionati dell'immediato secondo dopoguerra, dominati dal Grande Torino, la squadra, con allenatore Giuseppe Bigogno e presidente Umberto Trabattoni (divenuto presidente dopo cinque anni da commissario straordinario e la breve parentesi al vertice di Antonio Busini), si classifica sempre fra le prime tre, tranne che per il quarto posto del 1946-1947, ed ottiene per la prima volta il titolo simbolico di "campione d'inverno" nel 1947-1948 sfiorando più volte il successo.[8] In questo periodo il Milan è formato da giocatori come il capitano Giuseppe Antonini, Andrea Bonomi, Renzo Burini, Mario Foglia, Aredio Gimona, Omero Tognon, Carlo Annovazzi, Paolo Todeschini, Riccardo Carapellese, Paddy Sloan e Héctor Puricelli. Quest'ultimo lascia i rossoneri nel '49 per poi tornare nel 1955 in veste di allenatore.[8]

Per la stagione 1949-50 vengono acquistati i campioni olimpici Nils Liedholm e Gunnar Gren che si aggiungono a Gunnar Nordahl già in rossonero dal gennaio 1949. Si forma così un trio d'attacco svedese che viene ribattezzato Gre-No-Li dalla concentrazione delle iniziali dei tre giocatori. Nella Serie A 1949-1950, primo torneo dopo la strage di Superga, viene stabilito il record del club per quanto riguarda il maggior numero di reti segnate in un campionato (118) e quello relativo alla maggior differenza reti (+73).[8] In questa stagione vi è, il 5 febbraio 1950, il 7-1 inflitto alla Juventus sul suo campo, in quella che è la prima gara italiana trasmessa in TV.[13] Questo risultato consente al Milan guidato da Lajos Czeizler di portarsi a un punto dai bianconeri capolisti, ma non è sufficiente per aggiudicarsi il titolo nazionale. I Diavoli chiudono infatti secondi a 5 lunghezze dai piemontesi. Nordahl vince il suo primo titolo di capocannoniere in virtù delle 35 reti segnate.[8]

Il ritorno alla vittoria negli anni cinquanta (1950-1960)[modifica | modifica sorgente]

Negli anni cinquanta il Milan torna a vincere il campionato dopo 44 anni. In questa decade i rossoneri s'impongono anche due volte nella Coppa Latina nel 1951 e nel 1956 e conquistano altri tre campionati (1954-1955, 1956-1957 e 1958-1959) grazie anche ai gol di Gunnar Nordahl, cinque volte capocannoniere (due volte segnando più di 30 reti) e miglior marcatore del Milan di tutti i tempi, ed alla guida tattica di Nils Liedholm schierato prima a metà campo e poi come libero.[8] Verso la fine del decennio i rossoneri raggiungono, per la prima volta, la finale di Coppa dei Campioni, persa per 3-2 ai supplementari contro il Real Madrid, vincitore delle prime cinque edizioni del trofeo.

Il Gre-No-Li: da sinistra a destra, Gren (133 presenze e 38 reti col Milan), Nordahl (miglior marcatore del Milan di tutti i tempi con 210 gol in 257 partite e terzo miglior marcatore della Serie A di tutti i tempi dopo Piola e Totti) e Liedholm (359 presenze e 81 reti col club).

1950-1951: campione d'Italia e campione in Coppa Latina con il Gre-No-Li[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1950-1951 il Milan conquista il titolo di campione d'Italia (dal 1925 chiamato anche scudetto) a 44 anni dall'ultima affermazione.[nota 1] È il primo titolo conquistato dai rossoneri da quando è stato introdotto il girone unico.[nota 2][10] Tra i protagonisti di questo successo c'è il trio svedese Gre-No-Li formatosi nella stagione precedente. Il resto della formazione-tipo, capitanata da Andrea Bonomi, è composta da Lorenzo Buffon, Arturo Silvestri (prelevato in estate dal Modena), Carlo Annovazzi, Omero Tognon, Benigno De Grandi, Renzo Burini e Mario Renosto. L'allenatore è Lajos Czeizler affiancato dal direttore tecnico Antonio Busini.[10]

L'inizio del torneo è caratterizzato da 6 vittorie consecutive. I rossoneri passano subito in testa ma vengono insidiati da Juventus e Inter (quest'ultima vincitrice del derby di andata) che più volte li agganciano e sorpassarono.[10] Il 26 novembre il Milan perde in casa contro il Bologna e l'Inter, espugnando Firenze, si porta a più tre, lanciandosi verso il titolo di campione d'inverno che arriva puntuale il 14 gennaio 1951. Quando i nerazzurri incappano però in tre pareggi e una sconfitta nelle prime giornate del girone di ritorno, il Milan ne approfitta e supera i rivali, aumentando i punti di vantaggio sul secondo posto a 3, con la vittoria per 9-0 sul Palermo (successo casalingo con punteggio più largo nella storia del club).[10] Va così in fuga, anche grazie all'affermazione nel derby di ritorno e mantiene una regolarità che gli permette di aumentare, a poche giornate dal termine, il vantaggio a 5 punti.[10] Al penultimo turno il Milan, a +3 sull'Inter, subisce una sconfitta contro la Lazio ma i nerazzurri non ne approfittano facendosi battere dal Torino. Il torneo viene vinto dai rossoneri che perdono anche l'ultima ininfluente partita con la Roma chiudendo a +1 sui cugini con 107 gol fatti, 34 dei quali portano la firma di Gunnar Nordahl che conquista il titolo di capocannoniere per il secondo anno consecutivo.[10]

Nel giugno 1951 il club mette in bacheca anche la Coppa Latina, la più importante competizione calcistica europea dell’epoca. Il torneo si svolge a Milano e vede di fronte i campioni d'Italia, di Portogallo, di Spagna e il Lille che sostituisce i campioni di Francia del Nizza impegnati in un altro torneo. Nelle semifinali i Diavoli si impongono 4-1 sull'Atlético Madrid grazie alla tripletta di Renosto e un gol di Nordahl. In finale il Lille viene sconfitto 5-0 grazie a un tripletta di Nordahl e due gol firmati Burini e Annovazzi. È il primo trofeo internazionale conquistato dai rossoneri.[8]

Il periodo 1951-1954: tre podi in Serie A, finale di Coppa Latina e la fine del Gre-No-Li[modifica | modifica sorgente]

Nel campionato 1951-1952, nonostante i rinforzi Pietro Grosso e Amleto Frignani, i rossoneri (che da quest'anno per la prima volta sfoggiano lo stemma tricolore sulle maglie)[8] si classificano secondi alle spalle della Juventus dopo aver lottato coi bianconeri per il titolo di campioni d'inverno e aver conquistato anche la vetta, ceduta di nuovo ai piemontesi prima della fine del girone di andata. Nel girone di ritorno i Diavoli si arrendono nella rincorsa anche a seguito della sconfitta nello scontro diretto e chiudono il torneo al secondo posto a 7 punti dai bianconeri campioni d'Italia.[10] Nordahl segna 26 reti e si piazza secondo nella classifica marcatori della serie A.[10]

La stagione 1952-1953 vede un cambio di allenatore per i rossoneri: Mario Sperone prende il posto di Czeizler. Da Genoa, Padova e Como arrivano rispettivamente i centrocampisti Celestino Celio, Eros Beraldo e Franco Pedroni, mentre dalle giovanili vengono aggregati ii difensori Francesco Zagatti e Alfio Fontana.[10] Il Milan chiude il campionato al terzo posto alle spalle dell'Inter campione e della Juventus. Con 26 reti Nordahl è di nuovo capocannoniere del torneo.[10] Pur non essendosi laureati campioni d'Italia, i rossoneri partecipano alla Coppa Latina in sostituzione del club torinese. Per tale competizione è Gren a sedersi in panchina.[8] La squadra viene sconfitta in finale: dopo aver superato in semifinale i padroni di casa dello Sporting Lisbona ai supplementari, viene battuta 3-0 dallo Stade Reims.[8] La stagione 1952-53 è l'ultima del trio Gre-No-Li: al termine della manifestazione europea Gren passa infatti alla Fiorentina.[8]

Per la stagione 1953-1954 tra i principali acquisti del Milan ci sono quelli del danese Jørgen Sørensen e degli italiani Mario Bergamaschi e Alberto Piccinini. Lasciano il club invece Burini e Annovazzi, dopo nove stagioni. Il capitano diventa Omero Tognon.[10] I rossoneri guidati da Arrigo Morselli prima e, a seguito dell'esonero del modenese, da Béla Guttmann conquistano il terzo posto a pari merito con la Fiorentina, alle spalle di Inter e Juventus.[10] Con 23 reti Nordahl è capocannoniere per la quarta volta in cinque stagioni.[10]

1954-1955: da Guttmann a Puricelli, campione d'Italia e 3° in Coppa Latina[modifica | modifica sorgente]

Nel 1954 Andrea Rizzoli succede a Umberto Trabattoni al timone della società.[8] In questa stagione i rossoneri conquistano il loro quinto titolo di campioni d'Italia.[10]

Cesare Maldini acquistato dalla Triestina nel 1954.

Il club rimane in vetta per tutte le 34 giornate, si impone come miglior attacco e miglior difesa e porta per l'ennesima volta (la quinta in sei anni) lo svedese Gunnar Nordahl (da questa stagione capitano della squadra) sul trono dei cannonieri della Serie A, con 27 reti. Fondamentale la campagna acquisti condotta dal presidente Andrea Rizzoli, che ingaggia giocatori come il campione del mondo Juan Alberto Schiaffino, Eduardo Ricagni e Cesare Maldini.[8]

In campionato il Milan si impone subito con sette vittorie consecutive staccando gli avversari.[8] Dopo la vittoria sul Novara alla decima giornata, i rossoneri possono vantare sei punti di vantaggio sulle seconde, Fiorentina e Juventus; dopo un tentativo di avvicinamento da parte dei bianconeri, è il Bologna a tentare l'aggancio, ma il 23 gennaio 1955 il Milan diventa campione d'inverno con un turno di anticipo e quattro punti di vantaggio sugli emiliani.[8] Il girone di ritorno inizia con i rossoneri, che perdono le prime due gare contro Triestina e Sampdoria. Il Bologna riduce così il distacco in classifica a un punto. L'allenatore Béla Guttmann viene sostituito da Héctor Puricelli.[8] I Diavoli riprendono la marcia e alla ventitreesima giornata distanziano di sei punti i rossoblù. In seguito perdono in casa contro la Roma: tra le inseguitrici ne approfitta solo l'Udinese, che il 1º maggio vince lo scontro diretto e si avvicina ai rossoneri. È però in questo frangente che i friulani ottengono solo quattro punti nelle successive tre giornate mentre il Milan sconfigge la Lazio per 4-2, la Juventus per 3-1 e batte in trasferta il Genoa 8-0 (risultato che ad oggi rappresenta il più ampio successo esterno in Serie A),[nota 3] e si cuce il tricolore sulla maglia con un turno di anticipo, il 12 giugno, battendo la Spal a per 6-0. Alla fine sono 4 i punti di vantaggio sulla seconda classificata Udinese che verrà retrocessa per illecito sportivo.[8] La vittoria del campionato dà anche al Milan il diritto di accedere alla prima edizione assoluta della Coppa dei Campioni che prenderà il via nella stagione seguente.

A Parigi, in giugno, si svolge inoltre la sesta edizione della Coppa Latina. I rossoneri vengono sconfitti nelle semifinali dallo Stade Reims e vincono la finale per il 3º posto contro il Belenenses grazie ai gol di Ricagni e Nordhal.[8]

1955-1956: 2° in Serie A, campione in Coppa Latina per la seconda volta, semifinale di Coppa dei Campioni e l'addio di Nordahl[modifica | modifica sorgente]

Nils Liedholm, campione d'Italia 4 volte con la maglia rossonera.

La stagione 1955-1956 vede il Milan impegnato in tre tornei.

In campionato i rossoneri chiudono secondi alle spalle della Fiorentina, dopo aver concluso anche il girone d'andata al secondo posto, sempre dietro ai viola. Alla fine del torneo sono 12 i punti di distacco tra toscani e Milan battuto nello scontro diretto sia all'andata che al ritorno.[14] Gunnar Nordahl è ancora il capocannoniere tra i rossoneri, ma le sue 23 reti non sono sufficienti per conquistare la classifica dei marcatori di serie A.[10]

In Coppa dei Campioni il club raggiunge, dopo le vittorie con Saarbrücken (7-5) e Rapid Vienna (8-3), le semifinali. Qui affronta in una doppia sfida i campioni di Spagna e futuri vincitori delle prime cinque edizioni di questa nuova competizione: il Real Madrid. Nell'andata, giocatasi in terra iberica, i Blancos hanno la meglio e si impongono per 4-2. Nella partita di ritorno, la vittoria per 2-1 da parte dei Diavoli non basta a ribaltare le sorti della doppia sfida.[14]

Nel giugno del 1956, si svolge a Milano la penultima edizione della Coppa Latina: i rossoneri vi partecipano al posto della Fiorentina rinunciataria e conquistano il trofeo per la seconda volta in quattro partecipazioni. In semifinale infatti il Benfica viene superato per 4-2 e in finale l'Athletic Bilbao viene sconfitto 3-1 grazie ai gol dell'esordiente Osvaldo Bagnoli, del nuovo arrivato Giorgio Dal Monte e di Schiaffino.[8]

Al termine della stagione Nordahl, dopo 257 presenze e 221 gol (record del club), due Scudetti due Coppe Latine e cinque titoli di capocannoniere, lascia il Milan per trasferirsi alla Roma.[10]

1956-1957: il Milan di Gipo Viani: 6º scudetto e 3° in Coppa Latina[modifica | modifica sorgente]

Per sopperire all'assenza di Nordahl la società acquista diversi giocatori tra i quali Ernesto Cucchiaroni, Carlo Galli, Per Bredesen, Luigi Zannier e Narciso Soldan, e fa tornare Alfio Fontana dopo un anno. Inoltre viene aggregato dalla primavera il ventenne Gastone Bean. Novità anche in panchina: Gipo Viani vi siede al posto di Héctor Puricelli.[8]

Il campionato di serie A vede il Milan conquistare il titolo per la sesta volta nella sua storia. I rossoneri possono contare su una rosa che annovera oltre agli acquisti sopracitati Lorenzo Buffon, Cesare Maldini, Nils Liedholm, divenuto capitano con la cessione di Nordahl, Mario Bergamaschi, Amos Mariani, Juan Alberto Schiaffino e Eros Beraldo.[15]

I rossoneri superano la capolista Sampdoria alla nona giornata e mantenuta stabilmente la vetta si laureano campioni d'inverno con quattro punti di vantaggio sulla Fiorentina e cinque sull'Inter. Bean e Cucchiaroni vengono improvvisamente colpiti dal tifo e sono costretti a passare gran parte del girone di ritorno confinati in una clinica di Monza.[15] Ciò non incide sul cammino della squadra che il 17 marzo si porta a +9 sulla Fiorentina e, controllando la classifica fino alla fine del torneo, vince il suo 6º scudetto con tre turni d'anticipo staccando i viola di 6 lunghezze.[15]

I rossoneri partecipano così in giugno anche all'ultima edizione della Coppa Latina dove ritrovano in semifinale il Real Madrid che li aveva eliminati dalla Coppa dei Campioni nella stagione precedente. Il match registra un'altra sconfitta per il Diavolo, questa volta per 4-1. Nella gara che assegna il terzo posto si impone per 4-3 sul Saint-Étienne conquistando così il secondo terzo posto in questo torneo che, insieme ai due successi datati 1951 e 1956 (record assoluto[nota 4]) e al secondo posto del 1953, fa del Milan una delle squadre più vincenti in questa competizione.[15]

1957-1958: finalista di Coppa dei Campioni, 8° in campionato[modifica | modifica sorgente]

In questa stagione Viani viene confermato sulla panchina dei rossoneri. La società è protagonista del mercato estivo, aggiudicandosi le prestazioni di Ernesto Grillo e Giancarlo Danova. Dalle giovanili, per le partite di Coppa Italia, vengono aggragati alla prima squadra, per la prima volta, Giovanni Trapattoni e Mario Trebbi.[15]

La formazione del Milan finalista di Coppa dei Campioni 1957-58.

In campionato i rossoneri collezionano solo una vittoria nelle prime 14 partite. Alla fine chiudono noni, a pari punti con l'Inter e l'Udinese, a soli 4 punti dalla retrocessa Atalanta.[10]

In Coppa Italia (manifestazione reistituita dalla FIGC dopo 15 anni) il Milan si qualifica per i quarti di finale dopo aver vinto il girone eliminatorio davanti all'Inter con cui gioca il primo derby assoluto in questa competizione (vinto per 3-2). Nei quarti viene però sconfitto dal Bologna per 4-2.[10]

L'unica soddisfazione stagionale potrebbe arrivare in ambito europeo. I rossoneri, alla loro seconda partecipazione in Coppa dei Campioni, conquistano la finale. Durante il cammino verso Bruxelles, sede dell'ultimo atto, incrociano il Rapid Vienna, superato in seguito ad uno spareggio vinto 4-2, necessario in quanto il risultato totale al termine del doppio confronto è di 6-6 con il Milan vincitore per 4-1 a Milano e sconfitto 5-2 in Austria. È la volta poi di Glasgow Rangers, Borussia Dortmund e Manchester United eliminati rispettivamente agli ottavi, ai quarti e in semifinale coi punteggi complessivi di 6-1, 5-2 e 5-2.[16] In finale la squadra trova i campioni in carica del Real Madrid. I rossoneri si schierano in campo con Narciso Soldan tra i pali, Alfio Fontana, Cesare Maldini, Eros Beraldo, Mario Bergamaschi, Luigi Radice, Giancarlo Danova, Nils Liedholm, Juan Alberto Schiaffino, Ernesto Grillo e Ernesto Cucchiaroni. Come Stade Reims e Fiorentina, finalisti contro i Blancos nelle due edizioni precedenti, anche il Milan è costretto ad arrendersi ai campioni guidati da Luis Carniglia, anche se lo fa solo ai supplementari dopo essere passato in vantaggio due volte durante i 90' grazie alle reti di Schiaffino e Grillo. Il risultato dopo i 120' è di 3-2 con il madridista Gento che segna la rete decisiva nei tempi supplementari.[16]

1958-1959: il 7º Scudetto con Bonizzoni in panchina[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1958-1959 la panchina rossonera è affidata a Luigi Bonizzoni, mentre Gipo Viani rimane al Milan in qualità di direttore tecnico. Il trevisano ricoprirà questo ruolo fino alla stagione 1964-1965. Partito Cucchiaroni, dal Palmeiras arriva l'attaccante José Altafini che si rende protagonista nella sua prima stagione segnando 28 reti, mentre Sandro Salvadore viene aggregato dalle giovanili. L'altro rinforzo per i rossoneri è il mediano Vincenzo Occhetta.[14]

In campionato il club balza subito in testa, ma alla sesta giornata la sconfitta contro il Lanerossi Vicenza costa ai rossoneri il primo posto, ceduto alla Fiorentina. Due settimane dopo, il 16 novembre, i Diavoli espugnano al novantesimo minuto il campo dei campioni uscenti della Juventus al termine di una gara conclusa sul 4-5, e agganciano i viola in vetta. Le due squadre danno così vita a un duello che dura fino alla fine del girone d'andata concluso dal Milan in cima alla classifica. Il primato dei rossoneri dura poco poiché una settimana dopo le due contendenti sono nuovamente in testa a pari punti.[10]

Josè Altafini, protagonista del 7º scudetto rossonero, rimarrà al Milan fino al 1965.

Il girone di ritorno continua sulla falsariga del primo con Milan e Fiorentina che si contendono il primo posto: con la vittoria nello scontro diretto a Firenze, i rossoneri superano i viola, ma il pareggio interno contro la SPAL, una settimana dopo, vanifica tutto. Per la svolta si deve aspettare ancora una settimana: il 26 aprile sempre la SPAL espugna Firenze, mentre il Diavolo pareggia 3-3 contro il Torino ultimo in classifica. Durante la gara si scatena una rissa che spedisce in infermeria due giocatori rossoneri, ma il Giudice Sportivo non assegna la vittoria a tavolino al Milan che riesce comunque a mantenere il punto di vantaggio fino alla fine. Battendo per 7-0 l'Udinese i rossoneri si laureano Campioni d'Italia con un turno d'anticipo distaccando la Fiorentina di 3 lunghezze: è il settimo titolo nazionale della storia rossonera, il quarto da quando è stato introdotto il girone unico.[10][14]

In Coppa Italia il Milan viene eliminato per il secondo anno consecutivo dal Bologna, questa volta agli ottavi di finale.[10]

1959-1960: 3° in campionato e l'addio di Schiaffino[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1959-1960 i rossoneri, sempre guidati da Luigi Bonizzoni, scambiano con il Genoa i portieri: Lorenzo Buffon è infatti ceduto ai grifoni in cambio di Giorgio Ghezzi. In questa annata esordiscono alcuni giocatori della Primavera: Gilberto Noletti, Ambrogio Pelagalli e Paolo Ferrario. Il Milan chiude il campionato al terzo posto a -9 dalla Juventus campione. Tra i risultati positivi c'è il 5-3 contro l'Inter dove Altafini diventa il primo e unico giocatore ad aver segnato 4 reti in un derby di Milano.[10][17]

In Coppa Italia è eliminato al secondo turno dal Como dopo la sconfitta per 1-0.[10]

È breve anche l'avventura in Coppa dei Campioni: in seguito alla vittoria al primo turno contro l'Olympiakos (2-2 in Grecia e 3-1 a San Siro) i rossoneri sono battuti con un complessivo 7-1 dal Barcellona agli ottavi di finale.[8]

Al termine della stagione lascia il club, dopo sei anni, Juan Alberto Schiaffino.[8]

Gli anni sessanta: i successi nelle due ere Rocco (1960-1970)[modifica | modifica sorgente]

Negli anni sessanta i rossoneri conquistano la loro prima Coppa dei Campioni (primi italiani a riuscire nell'impresa). Questo decennio vede la bacheca rossonera arricchirsi anche con un'altra Coppa Campioni, con due scudetti, una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una Coppa Intercontinentale. Tutti questi trofei hanno un denominatore comune: Gianni Rivera in campo e Nereo Rocco in panchina (ad eccezione della Coppa Italia 1966-1967 dove l'allenatore del club è Arturo Silvestri).[8]

1960-1961: 2º posto, l'arrivo di Rivera e l'addio al calcio giocato di Liedholm[modifica | modifica sorgente]

Juan Alberto Schiaffino e Gianni Rivera nel 1960. Il primo era alla fine della sua carriera rossonera, che il secondo si apprestava a cominciare.

Il mercato dell'estate 1960 porta a una rivoluzione: la società acquista dall'Alessandria il sedicenne Gianni Rivera, che lega, da ora in avanti, la sua carriera unicamente al Milan.[18] Tra gli altri acquisti portati a termine ci sono quelli di Santiago Vernazza, Mario David e Paolo Barison. Lasciano oltre a Schiaffino, anche Grillo, Bean e Danova.[16] I rossoneri, guidati da Paolo Todeschini (ex rossonero negli anni bellici) e Gipo Viani (direttore tecnico), chiudono la Serie A al secondo posto alle spalle della Juventus campione, nonostante la vittoria sui bianconeri in entrambi gli incontri di campionato e i 22 gol di José Altafini. Il brasiliano con 4 reti diviene capocannoniere della Coppa Italia 1960-61 che si chiude, per i Diavoli, agli ottavi di finale.[10] Al termine della stagione il capitano Nils Liedholm conclude la propria carriera di calciatore per intraprendere quella di allenatore. L'anno seguente, lo svedese, siederà in veste di assistente sulla panchina del Milan. La fascia di capitano passa a Zagatti che la cederà dopo pochi mesi a Maldini.[8]

1961-1962: Nereo Rocco e l'8º scudetto[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del campionato 1961-1962 viene ingaggiato dalla società Nereo Rocco, un allenatore triestino che aveva lavorato nelle stagioni precedenti alla guida della squadra della sua città e del Padova. Partito Vernazza dopo una stagione, arrivano Gino Pivatelli e Jimmy Greaves. In questa stagione viene aggregato per la prima volta alla prima squadra anche il giocatore delle giovanili rossonere Giovanni Lodetti che scenderà in campo solo una volta, ma che sarà titolare in futuro. Un altro primavera, Ambrogio Pelagalli, rientra in rosa dopo un anno di prestito.[8] La prima parte del girone d'andata è caratterizzata dalle sconfitte con Fiorentina, Bologna, Venezia e Sampdoria e dalle vittorie con Inter e Roma. A Novembre la società sostituisce, dopo 10 gol in altrettante apparizioni, l'inglese Greaves con il brasiliano Dino Sani. Il sudamericano si aggiunge ad un undici capitanato da Cesare Maldini e formato da Giorgio Ghezzi, Mario David, Luigi Radice, Giovanni Trapattoni, Sandro Salvadore, Giancarlo Danova, Gianni Rivera, José Altafini e Paolo Barison. Sani esordisce nel match contro i campioni in carica della Juventus battuti 5-1 nella sfida di San Siro. In seguito, dopo quattro pareggi consecutivi, i rossoneri vincono 17 partite su 19, perdendo punti solo con Inter e Lecco e si aggiudicano l'ottavo scudetto della loro storia con una giornata d'anticipo, precedendo i cugini nerazzurri di cinque lunghezze. José Altafini vince il titolo di capocannoniere (condiviso con Aurelio Milani) siglando 22 reti.[8][10]

In Coppa delle Fiere l'avventura del Milan termina al primo turno, i sedicesimi di finale, per mano dei serbi del Novi Sad. In Coppa Italia si chiude al secondo turno.[16]

1962-1963: 3º posto, la 1ª Coppa dei Campioni e l'addio di Rizzoli e Rocco[modifica | modifica sorgente]

La formazione del Milan vincitore della Coppa dei Campioni 1962-63.

Nella stagione 1962-1963 i principali rinforzi per i Campioni d'Italia in carica sono il difensore Victor Benitez, proveniente dal Boca Junior, il centrocampista Giuliano Fortunato, prelevato dal Vicenza, l'ala destra Bruno Mora, arrivato dalla Juventus in cambio di Sandro Salvadore, e José Germano, attaccante brasiliano che verrà ceduto al Genoa dopo poche giornate.[16]

Il campionato viene chiuso al terzo posto a 6 punti dall'Inter campione, mentre l'avventura in Coppa Italia termina agli ottavi di finale.[16]

Vittorioso è, invece, il cammino in Coppa dei Campioni: nel primo turno il Lussemburgo viene sconfitto dai rossoneri con un complessivo 14-0 con Altafini che segna una cinquina nella gara d'andata (ancora oggi record di gol segnati in una sola partita di Coppa dei Campioni/Champions League). Agli ottavi il Milan affronta gli inglesi dell'Ipswich Town eliminati grazie a un 3-0 in casa e ad una sconfitta per 2-1 in trasferta. Ai quarti e in semifinale arrivano i successi contro i turchi del Galatasaray e gli scozzesi del Dundee United superati rispettivamente con risultati complessivi di 8-1 e 5-2. In finale l'avversario è il Benfica, già campione nelle due edizioni precedenti: allo Stadio di Wembley l'undici che scende in campo è formato da Ghezzi, David, Trebbi, Benítez, Maldini, Trapattoni, Sani, Rivera, Pivatelli, Altafini e Mora. I rossoneri chiudono il primo tempo in svantaggio per una rete segnata da Eusébio ma riescono a ribaltare le sorti dell'incontro nella ripresa con Altafini che sfrutta due assist di Rivera e batte due volte Costa Pereira.[19] Cesare Maldini, con la fascia di capitano al braccio, può così alzare la prima Coppa dei Campioni della storia del club. Il Milan è la prima squadra italiana a conquistare l'Europa e la terza squadra in assoluto a sollevare il trofeo dopo le vittorie di Real Madrid e Benfica nelle prime sette edizioni.[16]

Altafini è il primo rossonero a vincere la classifica dei marcatori di questa competizione, grazie a 14 reti. Questo numero di gol segnati in una sola edizione di Coppa dei Campioni/Champions League rappresenta un record assoluto della competizione eguagliato da Lionel Messi nell'edizione 2011-2012[20] e, se si considerano anche i gol nei turni preliminari, da Ruud van Nistelrooy nel 2002-2003.[21]

La Coppa del 1963 è l'ultimo trionfo del presidente Andrea Rizzoli che lascia il club a Felice Riva dopo nove anni e dopo aver vinto anche quattro scudetti e una Coppa Latina e aver edificato in provincia di Varese il centro sportivo di Milanello. Lasciano anche Zagatti e l'allenatore Rocco che passa al Torino.[8]

1963-1964: 3º posto, quarti di Coppa dei Campioni e sconfitta in Coppa Intercontinentale[modifica | modifica sorgente]

Formazione rossonera nel 1963-1964.

Nella stagione 1963-1964 la squadra, rinforzatasi con Amarildo e con i ritorni in rosa di Noletti e Ferrario dopo alcune stagioni in prestito, chiude il campionato al terzo posto dietro il Bologna campione e la Grande Inter (battuta 4-0 nel derby di andata), eguagliando il record della Juventus: quello del maggior numero di vittorie in trasferta (11) nei campionati a 18 squadre.[10] In Coppa dei Campioni, dopo aver superato agli ottavi il Norrköping, i rossoneri vengono estromessi ai quarti dal Real Madrid: non basta la vittoria di San Siro per 2-0 per ribaltare il 4-1 subito in Spagna.[22] Anche in Coppa Italia esce ai quarti, questa volta per mano della Fiorentina.[10]

In questa stagione inoltre i Diavoli perdono, al Maracanã contro il Santos di Pelé (1-0), la Coppa Intercontinentale al termine della terza partita (lo spareggio), necessario dopo che andata e ritorno si erano concluse con il punteggio di 4-2 per i rossoneri e per i brasiliani.[8] L'argentino Juan Regis Brozzi, autore di due arbitraggi molto contestati[23][24] nelle due partite giocate in Brasile, verrà in seguito radiato dopo la scoperta della sua corruzione volta a favorire la squadra sudamericana.[25] Ad allenare il Milan in questa stagione è Luis Carniglia che aveva condotto il Real Madrid alla vittoria in Coppa dei Campioni proprio contro i rossoneri sei anni prima. L'argentino è affiancato dal direttore tecnico Viani. La sua avventura è breve: viene infatti esonerato a stagione in corso e sostituito da Nils Liedholm.[14]

Nel 1963 nasce inoltre il primo magazine ufficiale mensile interamente dedicato al club rossonero, dal nome Forza Milan!.[26]

1964-1965 e 1965-1966: 2º e 7º posto, il ritorno di Liedholm come allenatore[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Lodetti centrocampista in forza al Milan per nove stagioni.

Nelle stagioni 1964-1965 e 1965-1966 il Milan è guidato da Nils Liedholm.[15] Nella prima stagione con lo svedese in panchina, senza più Sani tornato in patria, i rossoneri sono primi in campionato fino alla 31ª giornata quando subiscono la rimonta dei cugini dell'Inter ai quali cedono la vetta della classifica al termine di una sconfitta con la Roma. Chiuderanno secondi a tre punti di distacco dopo essere stati in vantaggio di sette lunghezze.[15] Breve è il cammino in Europa dove il Milan, impegnato in Coppa delle Fiere, viene eliminato al primo turno (così come in Coppa Italia). Al termine della stagione Gipo Viani passa al Genoa dopo nove stagioni in rossonero, 2 da allenatore e 7 da direttore tecnico.[15]

Nella stagione successiva la squadra, senza più David e Altafini ma con Angelo Benedicto Sormani, Karl-Heinz Schnellinger e Antonio Angelillo, arrivati da Sampdoria e Roma, migliora il piazzamento nella Coppa delle Fiere raggiungendo gli ottavi dai quali viene eliminati per sorteggio al termine dei tempi supplementari dello spareggio contro il Chelsea. In campionato invece si piazza settima qualificandosi alla Coppa Mitropa (coppa dell'Europa centrale) dell'anno successivo. In Coppa Italia esce ai quarti battuta dalla Fiorentina.[10] A inizio stagione Riva (arrestato per bancarotta dei suoi cotonifici), lascia la presidenza. Federico Sordillo subentra come reggente, fino all'insediamento di Luigi Carraro avvenuto nell'aprile del 1966. Al termine del campionato Maldini, seguito dal compagno di reparto Trebbi, si trasferisce al Torino, dopo dodici anni di carriera in rossonero. La fascia di capitano passa a Rivera.[14]

1966-1967: 8º posto e 1ª Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1966-1967 Liedholm non siede più sulla panchina del Milan. L'allenatore è stato infatti sostituito nel marzo 1966 con Giovanni Cattozzo.[8] Quest'ultimo lascia spazio a inizio stagione all'ex giocatore rossonero Arturo Silvestri che condurrà il club, che in estate acquista i difensori Roberto Rosato e Angelo Anquilletti, alla conquista della sua prima Coppa Italia.[8] Il successo, che dà la possibilità al club di partecipare alla Coppa delle Coppe 1967-1968, è ottenuto eliminando Pisa, Modena, Torino, Lecco e Juventus e battendo il Padova in finale per 1-0 grazie alla rete di Amarildo.[8] Rivera è capocannoniere della manifestazione con 7 reti. In campionato il Milan chiude all'ottavo posto (peggior piazzamento del decennio), mentre in Coppa Mitropa viene eliminato agli ottavi.[10]

1967-1968: Il ritorno di Rocco e l'accoppiata scudetto-Coppa delle Coppe[modifica | modifica sorgente]

Pierino Prati capocannoniere del campionato 1967-68.

La stagione 1967-1968 è la prima della nuova presidenza Franco Carraro che subentra al padre Luigi scomparso per infarto.[8] Il Milan, guidato da Nereo Rocco tornato a sedersi in panchina, conquista lo scudetto, il primo a sedici squadre del dopoguerra, trascinato da Pierino Prati, che vince il titolo di capocannoniere con 15 reti.[10] Il successo nazionale arriva matematicamente a quattro giornate dal termine (record per il club) con la vittoria sul Brescia. Dopo aver vinto il girone di andata i rossoneri chiudono il campionato a +9 sul Napoli inseguitore, distacco record per i campionati italiani a sedici squadre.[10] Quello che vince il suo nono scudetto è un Milan che vede la sua formazione titolare formata dal neo-acquisto Fabio Cudicini fra i pali, Schnellinger, l'altro nuovo acquisto Malatrasi, Anquiletti e Rosato nel ruolo di difensori, un centrocampo con il capitano Rivera affiancato da Lodetti e Trapattoni e attaccanti come Sormani, il nuovo acquisto Kurt Hamrin e Prati, cresciuto nelle giovanili e inserito in prima squadra dopo un anno di prestito, così come il centrocampista Nevio Scala.[18]

Il 23 maggio arriva anche la prima Coppa delle Coppe della storia del club, conquistata a spese dell'Amburgo grazie ad una doppietta di Hamrin, nella finale giocata a Rotterdam. La vittoria arriva dopo un cammino durante il quale la squadra elimina il Levski Sofia al primo turno (con il risultato totale di 6-2), il Gyori ETO agli ottavi (superato grazie alla regola dei gol in trasferta), lo Standard Liegi ai quarti (successo ottenuto imponendosi per 2-0 nello spareggio) e il Bayern Monaco detentore del trofeo, (superato 2-0 a San Siro). [15]

La squadra sfiora anche il terzo titolo: in Coppa Italia infatti si piazza seconda, due punti dietro il Torino nel gruppo finale della competizione.[10] Nel 1968 si forma il gruppo ultras rossonero chiamato Fossa dei Leoni.

1968-1969: 3º posto e campione d'Europa[modifica | modifica sorgente]

Nel giugno 1968, Anquilletti, Lodetti, Prati, Rivera e Rosato si laureano campioni d'Europa con la Nazionale italiana, vincitrice del campionato europeo.[10]

In estate il club si aggiudica le prestazioni di Romano Fogli e fa tornare l'ex primavera Luigi Maldera dopo due anni di prestito.

Nel campionato 1968-1969, dove il Milan giunge terzo con gli stessi punti del Cagliari (secondo per miglior differenza reti[27]) e a quattro punti dalla Fiorentina campione,[28] la squadra stabilisce un record eguagliato dal Como nell'1984-1985: quello del minor numero di reti subite in casa (due). In totale la squadra subisce soltanto 12 reti, record rossonero da quando è stato introdotto il girone unico. Nella stagione successiva il Cagliari campione migliorerà il record assoluto del minor numero di reti subite in un campionato a girone unico, undici, appena una in meno del Milan. In Coppa Italia il club esce ai quarti sconfitto dal Torino.[28]

Un manifesto della finale di Madrid tra Milan e Ajax custodito nel museo di San Siro.

In questa stagione arriva la seconda Coppa dei Campioni grazie alla vittoria per 4-1 nella finale di Madrid contro l'Ajax ottenuta in virtù di una tripletta di Pierino Prati e di un gol di Sormani dopo che gli olandesi avevano accorciato le distanze grazie a un rigore di Vasović. Il Milan, sceso in campo con Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Malatrasi, Rosato, Trapattoni, Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera e Prati è la prima squadra italiana a conquistare il trofeo nel nuovo formato, quello dalle grandi orecchie. Lungo il cammino che porta alla finale, i rossoneri estromettono dalla competizione, oltre agli svedesi del Malmö FF, i campioni delle due stagioni precedenti: ai quarti di finale, infatti, eliminano il Celtic, campione d'Europa 1966-1967, battuto 1-0 in Scozia dopo lo 0-0 di Milano, e, in semifinale, il Manchester United campione in carica, che annovera campioni del calibro di George Best e della stella inglese Bobby Charlton. Nella gara di ritorno con gli inglesi il Milan, vincitore per 2-0 all'andata a San Siro, difende il vantaggio davanti al pubblico di Manchester perdendo 1-0.[29] Quella del 1969 è l'unica finale di Coppa dei Campioni/Champions League che il club ha vinto indossando la prima maglia (quella rossonera). Tutte le altre coppe della massima competizione europea sono state vinte in tenuta bianca.[8]

1969-1970: 4º posto e campione del mondo[modifica | modifica sorgente]

Nereo Rocco posa con i trofei conquistati nel 1969.

Partiti Mora, Scala e Hamrin, i rossoneri chiudono gli anni sessanta conquistando nell'autunno del 1969 la loro prima Intercontinentale, sconfiggendo in una doppia finale gli argentini dell'Estudiantes. Il Milan riesce a prevalere grazie al punteggio dell'andata (3-0 con doppietta di Sormani e gol del nuovo acquisto Nestor Combin) a cui fa seguito la partita di ritorno persa 2-1 con gol di Rivera.[8] L'incontro in Sud America è caratterizzato dall'atteggiamento violento dei giocatori argentini che porterà alla squalifica di alcuni di loro: Prati viene colpito alla schiena ed è costretto a lasciare il campo dopo 37 minuti di gioco; al milanista franco-argentino Combin vengono rotti naso e zigomo e, al termine della gara, viene portato in questura con l'accusa di aver disertato il servizio militare.[30]

In Coppa Italia gli uomini di Rocco vengono eliminati già a settembre nella prima fase a gironi. In campionato i Diavoli chiudono al quarto posto dietro Inter e Juventus e a 9 punti dal Cagliari.[10] L'avventura in Coppa dei Campioni, a cui i rossoneri partecipano in virtù del successo nella stagione precedente, si chiude agli ottavi: il Milan, dopo la vittoria per 8-0 al primo turno contro i lussemburghesi del Avenir Beggen, viene estromesso dai futuri campioni del Feyenoord che ribaltano l'1-0 di San Siro vincendo 2-0 in Olanda.[10]

A dicembre Gianni Rivera, dopo il secondo posto del '63, vince il Pallone d'oro in qualità di miglior giocatore del 1969: è il primo italiano a riuscirci.[18]

L'inseguimento della stella (1970-1979)[modifica | modifica sorgente]

Negli anni settanta il Milan raccoglie altri trofei, tra cui tre Coppe Italia e la seconda Coppa delle Coppe.[8] In campionato la squadra, all'inizio del decennio, si classifica per tre anni consecutivi (dal 1971 al 1973) al secondo posto.[10] È così che il club rossonero si ritrova a inseguire a lungo, per quasi tutta la decade, lo "scudetto della stella" (cioè il decimo) dopo aver subito la rimonta in classifica da parte dell'Inter nel 1970-1971, aver perso per un solo punto il campionato 1971-1972 ed aver ceduto la vetta di quello del 1972-1973 all'ultima giornata con la sconfitta di Verona (episodio passato alla storia come la Fatal Verona), in entrambi i casi a favore della Juventus.[31] La vittoria del decimo titolo nazionale viene raggiunta nel 1979 dopo alcune stagioni con piazzamenti di media classifica caratterizzate da cambi continui riguardanti sia la conduzione tecnica sia i vertici societari.[8] In questo periodo nasce il gruppo di tifo organizzato "Brigate Rossonere" (nel 1975) e si sviluppano i gruppi già esistenti: Fossa dei Leoni e Commandos Tigre.[8]

1970-1971: 2º posto e finale di Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

Giovanni Trapattoni insegue un avversario.

Nella stagione 1970-1971 il Milan sfiora la conquista di scudetto e Coppa Italia, perdendo entrambi i trofei.[10]

Durante il calciomercato estivo partono Sormani, Malatrasi e Lodetti, e al loro posto arrivano Giorgio Biasiolo, Romeo Benetti, Silvano Villa e Giulio Zignoli. La squadra è guidata ancora da Nereo Rocco e capitanata da Gianni Rivera.[14] Il club parte bene in campionato (vittoria a Torino contro la Juventus per 2-0 e nel derby per 3-0) e alla fine del girone d'andata è campione d'inverno. La prima battuta d'arresto arriva con l'Inter alla 20ª giornata. Nel 23º turno i rossoneri sono sconfitti (1-2) a San Siro dal Varese. L'insuccesso contro i Lombardi segna il sorpasso dei nerazzurri, che conquistano lo scudetto con 46 punti, sopravanzando il Milan di quattro lunghezze.[10]

In Coppa Italia, il club, qualificatosi per il girone finale a quattro squadre, si classifica primo alla pari con il Torino. Nello spareggio di Genova, dopo lo 0-0 finale ai supplementari, i granata si aggiudicano il trofeo ai rigori. Gianni Rivera, che nello spareggio si fa parare due rigori su cinque dal portiere torinista Luciano Castellini (il regolamento dell'epoca permetteva infatti di far calciare più di un rigore consecutivo ad un unico giocatore), è capocannoniere della manifestazione con 7 reti per la seconda volta.[10]

Al termine della stagione 1970-1971 il Milan cambia il suo presidente: a Franco Carraro, che inizia la sua carriera nelle massime organizzazioni calcistiche, subentra il suo vice Federico Sordillo, già reggente nella stagione 1965-1966.[14]

1971-1972: 2º posto, 2ª Coppa Italia e semifinale di Coppa UEFA[modifica | modifica sorgente]

All'inizio della stagione lascia il Milan Giovanni Trapattoni, viene ceduto Combin, mentre arrivano il difensore Giuseppe Sabadini, il centrocampista Riccardo Sogliano e l'attaccante Albertino Bigon.[16] Viene inoltre per la prima volta aggregato dalle giovanili il terzino Aldo Maldera, fratello minore di Luigi.[14]

Il campionato vede ancora il Milan (sempre guidato in panchina da Nereo Rocco) piazzarsi secondo a un punto dalla Juventus, appaiato al Torino,[10] non senza violente polemiche per un rigore assegnato contro i rossoneri a Cagliari il 12 marzo 1972 dall'arbitro Alberto Michelotti. L'unica conseguenza delle dichiarazioni avvelenate di Gianni Rivera sarà la squalifica del capitano.[32]

In Coppa UEFA, denominazione assunta a partire da questa stagione dalla vecchia Coppa delle Fiere, dopo il passaggio gestionale alla confederazione europea, il Milan arriva in semifinale dopo aver eliminato Hertha Berlino, Dundee e Lierse. Qui perde contro il Tottenham Hotspur (2-1 in Inghilterra e 1-1 a San Siro), poi vincitore del trofeo. La semifinale (raggiunta anche nell'edizione 2001-2002) è il miglior piazzamento ottenuto dai Diavoli in questa competizione.[8]

In Coppa Italia invece arriva la vittoria, per la seconda volta nella storia del club, il 5 luglio 1972, nella finale all'Olimpico di Roma contro il Napoli, sconfitto 2-0 con rete di Roberto Rosato e autorete del napoletano Dino Panzanato. Nel corso della manifestazione il Milan aveva eliminato sia l'Inter che la Juventus.[8]

Al termine della stagione c'è un altro cambio al timone della società: diventa presidente il petroliere spezzino Albino Buticchi. Inoltre lascia il club Fabio Cudicini. Il suo posto tra i pali viene preso da Villiam Vecchi.[8]

1972-1973: la Fatal Verona e l'accoppiata Coppa Italia-Coppa delle Coppe[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1972-1973, la squadra, affidata a Cesare Maldini con Rocco in qualità di direttore tecnico e rinforzata in estate con l'arrivo dell'ala Luciano Chiarugi e dei difensori Maurizio Turone e Dario Dolci, parte bene in campionato grazie all'apporto di un attacco prolifico. Alla fine saranno 65 le reti realizzate, con una media di più di due a partita. Nel corso dell'annata i rossoneri si rendono autori di alcune goleade, come il 9-3 inflitto all'Atalanta il 15 ottobre 1972,[33] che costerà di fatto ai bergamaschi la retrocessione per la differenza reti al termine del torneo, chiuso a pari punti con Roma, Sampdoria e Vicenza. La partita contro l'Atalanta è quella con il record di reti segnate complessivamente in Serie A.[8]

Nella prima parte di campionato Rivera e compagni sono secondi alle spalle della Lazio di Tommaso Maestrelli, prima di competere con i romani e la Juventus. A marzo il Milan ha tre punti di vantaggio sulle concorrenti ma la sconfitta del 22 aprile all'Olimpico contro i biancocelesti, con un gol annullato a Chiarugi dall'arbitro Concetto Lo Bello e la conseguente espulsione di Rocco per proteste,[34] rende decisiva l'ultima giornata, in programma il 20 maggio 1973, con i Diavoli avanti di un punto rispetto alle rivali.[8]

Nel frattempo (16 maggio) i rossoneri a Salonicco conquistano la seconda Coppa delle Coppe (in altrettante partecipazioni) in finale contro il Leeds battuto grazie a una punizione dopo tre minuti di Chiarugi, che diviene capocannoniere del torneo con 7 reti. A scendere in campo per l'ultimo atto sono Vecchi, Sabadini, Zignoli, Anquilletti, Turone, Rosato, Sogliano, Benetti, Bigon, Rivera e Chiarugi. Il cammino del Milan verso la finale si era incrociato con quello di Red Boys Differdange (eliminati al primo turno con un 7-1), Legia Varsavia (su cui i Diavoli avevano avuto la meglio solo nei tempi supplementari degli ottavi), Spartak Mosca e Sparta Praga, eliminate grazie a vittorie di misura, rispettivamente nei quarti e in semifinale.[8]

Le scorie della partita contro gli inglesi si fanno sentire nelle gambe dei calciatori nel successivo turno di campionato,[10] l'ultimo, giocato quattro giorni dopo. Allo Stadio Bentegodi di Verona i rossoneri perdono per 5-3 e vengono sorpassati dalla Juventus che vince il match con la Roma grazie a un gol all'89' e quindi lo scudetto. Questo episodio fu soprannominato la Fatal Verona.[14] Gianni Rivera si afferma nella classifica marcatori, ennesimo successo personale della sua carriera, insieme a Giuseppe Savoldi e Paolo Pulici. La vittoria in contemporanea di tre giocatori del titolo di capocannoniere è un evento rimasto unico nella storia della Serie A.[18]

Circa un mese dopo la Fatal Verona il Milan si prende la rivincita battendo 6-3 dopo i calci di rigore la Juventus nella finale di Coppa Italia, conquistando così la sua terza coppa nazionale. Il match termina 1-1 dopo i tempi supplementari (rigore di Benetti che risponde a Roberto Bettega). Dal dischetto Schnellinger, ancora Benetti, Chiarugi, Biasiolo e Magherini non falliscono, mentre i bianconeri sbagliano 3 tiri su 5. I rossoneri, inseriti direttamente nella seconda fase a gironi della competizione, erano giunti alla finale prevalendo su Atalanta, Napoli e Cagliari.[10]

Il periodo 1973-1976: 7º, 5º e 3º posto, finali in Supercoppa europea, Coppa delle Coppe e Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

La rosa del Milan nell'annata 1973-1974, con la Coppa delle Coppe e la Coppa Italia vinte la stagione precedente.

Nel 1973-1974 la squadra, quasi la stessa dell'anno prima (sono partiti Prati, Villa e Rosato e si sono aggiunti alla rosa Ottavio Bianchi e Franco Bergamaschi), non ottiene gli stessi risultati del precedente campionato, e a febbraio Rocco, tornato allenatore all'inizio della stagione, lascia la panchina dopo sette anni venendo sostituito prima da Cesare Maldini e poi da Trapattoni. I rossoneri chiudono il campionato al 7º posto.[14] A gennaio il club prende parte, in qualità di detentore della Coppa delle Coppe, alla Supercoppa europea contro i campioni d'Europa dell'Ajax. I rossoneri vincono a San Siro per 1-0 e perdono nel ritorno ad Amsterdam per 6-0. Il passivo contro gli olandesi rappresenta tuttora il peggior risultato ottenuto dai Diavoli nelle coppe europee.[8]

In Coppa delle Coppe, invece, il Milan arriva nuovamente in finale dopo aver eliminato Dinamo Zagabria, Rapid Vienna, PAOK Salonicco e Borussia Mönchengladbach. Sul prato di Rotterdam, i tedeschi orientali del Magdeburgo vincono per 2-0.[8]

Nella stagione 1974-1975 il presidente Buticchi decide di affidare la panchina a Gustavo Giagnoni. Arrivano Aldo Bet, Duino Gorin, Luciano Zecchini, Enrico Albertosi e Egidio Calloni. Lascia Schnellinger e la rosa rossonera torna ad essere formata esclusivamente da giocatori di nazionalità italiana (condizione che non si verificava dalla stagione 1944-45 e che perdurerà fino al 1981-82).[8] In campionato la squadra ottiene il 5º posto, utile per l'accesso alla Coppa UEFA. In Coppa Italia il Milan supera il girone di semifinale a dispetto di Inter e Juventus e si qualifica per la finale di Roma contro la Fiorentina. Il 28 giugno, sul prato dell'Olimpico, la squadra milanese, priva di Rivera, perde per 3-2.[8] Il capitano era stato messo fuori squadra poiché entrato in contrasto con il presidente Buticchi, dopo le dichiarazioni di quest'ultimo che aveva ipotizzato una sua cessione.[35][36]

L'alessandrino ritorna a giocare la stagione seguente dopo aver acquisito da Buticchi la quota di maggioranza della società milanese facendone assumere le redini a Bruno Pardi,[35][37] che a sua volta cederà la presidenza del club a Vittorio Duina nel maggio '76. Il Golden boy perde però per un anno la fascia di capitano che passa a Benetti.[8] Nella stagione 1975-1976 la squadra, affidata nuovamente a Trapattoni e Rocco (direttore tecnico) subentrati a Giagnoni dopo poche partite, disputa un campionato in cui arriva, nel mese di aprile, ad insidiare le torinesi dominatrici del campionato prima di chiudere il torneo al 3º posto.[10] In Coppa UEFA il cammino si interrompe dopo il doppio confronto nei quarti di finale con il Club Brugge, poi battuto in finale dal Liverpool. Nel mese di giugno i rossoneri devono affrontare il girone di Coppa Italia con Trapattoni partente per Torino; la squadra viene affidata all'ex giocatore rossonero Paolo Barison e viene eliminata dopo 2 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte.[8]

1976-1977: 10º posto e la 4ª Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

La formazione del Milan vincitrice della finale di Coppa Italia 1976-1977 contro l'Inter.
Da sinistra, in piedi: Albertosi, Bet, Turone, Rivera, Bigon, Calloni; accosciati: Capello, Maldera, Collovati, Morini, Biasiolo.

Nel 1976-1977 il Milan, dopo le cessioni di Romeo Benetti e Luciano Chiarugi e l'acquisto dei centrocampisti Giorgio Morini, Giorgio Braglia e Fabio Capello, disputa una stagione che vede l'esonero del nuovo tecnico Giuseppe Marchioro. A due giornate dalla fine i rossoneri si trovano al terzultimo posto, prima che le vittorie nelle ultime due giornate contro Catanzaro e Cesena, con Nereo Rocco di nuovo in panchina dall'inizio del girone di andata, evitino la retrocessione: alla fine il club si salva per 3 punti.[10] In questo campionato la squadra totalizza 17 pareggi in 30 partite, un record che sarà successivamente battuto dall'Udinese nel 1982-1983, con 20 pareggi, e colleziona solo 5 vittorie, tuttora il numero di successi più basso per i rossoneri da quando è stato introdotto il girone unico.[8]

In Coppa UEFA il cammino del Milan si interrompe agli ottavi. Dopo aver superato trentaduesimi e sedicesimi di finale, a spese rispettivamente di Dinamo Bucarest e Akademik Sofija, i rossoneri vengono eliminati dall'Athletic Bilbao (poi finalista) nonostante la vittoria per 3-1 di Milano. Determinante è la sconfitta per 4-1 dell'andata.[8]

Gianni Rivera con la Coppa Italia 1977.

In Coppa Italia il Diavolo giunge in finale classificandosi primo in entrambi i gironi di qualificazione trascinato dai gol di Giorgio Braglia e Egidio Calloni, che con 6 realizzazioni a testa si affermano nella classifica dei marcatori della competizione. Il 3 luglio 1977, nell'ultimo atto, l'Inter viene sconfitta per 2-0 grazie ai gol di Aldo Maldera e dello stesso Braglia. È l'ultimo successo di Rocco, che lascia il Milan per la quarta volta e definitivamente. Il triestino scomparirà due anni più tardi.[8]

In questa stagione esordisce in Serie A Fulvio Collovati.[10]

1977-1978: il 4º posto con Liedholm allenatore[modifica | modifica sorgente]

Nel maggio 1977 Felice Colombo succede a Duina al comando della società.[8] Con Nils Liedholm ritornato in panchina, i nuovi acquisti Ruben Buriani, Roberto Antonelli e molti giovani, la squadra chiude il campionato 1977-1978 al 4º posto, dopo aver trascorso metà del torneo al vertice della classifica.[10] Il 23 aprile 1978, a Verona, nella gara vinta per 2-1, esordisce in Serie A Franco Baresi, futuro capitano del Milan per due decenni.[10] Il club partecipa, anche, per la quarta volta nella sua storia alla Coppa delle Coppe: dopo le tre finali raggiunte, questa volta i rossoneri escono al primo turno sconfitti dal Betis Siviglia.[16] In Coppa Italia chiudono il secondo girone di qualificazione davanti ai campioni d'Italia della Juventus, battuta 3-0 e 4-2, ma appaiati al Napoli che si qualifica al turno successivo, ai danni degli uomini di Liedholm, grazie a una miglior differenza reti.[15]

1978-1979: lo scudetto della stella e l'addio di Rivera[modifica | modifica sorgente]

Una formazione del Milan scudettato nel 1978-1979.

Il decimo scudetto, arriva nel 1978-1979, a distanza di undici anni dal precedente. Il club rossonero è il terzo club, dopo Juventus e Inter, vincitori del decimo titolo rispettivamente nel '58 e nel '66, a fregiarsi della Stella celebrativa.[10] In questa stagione diventa titolare Franco Baresi.[15]

La formazione di Liedholm conquista 9 punti su 10 nelle prime cinque giornate. Nonostante la sconfitta al sesto turno contro i detentori della Juventus (0-1), il Milan arriva al giro di boa in vetta. Nel girone di ritorno i rossoneri calano di rendimento, e nel derby, in svantaggio per 2-0 a 10 minuti dalla fine, riescono a pareggiare con due reti di De Vecchi.[10] Alla venticinquesima e ventiseiesima giornata i rossoneri escono dallo scontro diretto fuori casa contro il Perugia con un pareggio e battono il Torino, che a lungo era stata la terza forza del campionato, per 3-0.[10] La certezza matematica dello scudetto della stella arriva alla penultima giornata nella gara casalinga contro il Bologna, conclusasi 0-0.[10] Il Perugia (secondo classificato), chiude il campionato imbattuto, prima tra le squadre italiane a riuscire in una simile impresa (eguagliata proprio dai rossoneri scudettati nel 1991-1992 e dalla Juventus 2011-2012).[10] La formazione titolare che conquista il 10º scudetto della storia rossonera è formata da Albertosi, Baresi, Collovati, Bet, Maldera, Buriani, Antonelli, Bigon e i nuovi acquisti Walter De Vecchi, Walter Novellino e Stefano Chiodi.[15] L'attaccante emiliano mette a segno pochi gol quasi esclusivamente su rigore, mentre il terzino Aldo Maldera segna 9 reti.[10] In rosa c'è anche Gianni Rivera che colleziona 13 presenze. Al termine del campionato l'alessandrino lascia il Milan e il calcio giocato dopo aver raggiunto le 500 apparizioni con la maglia rossonera. Il pallone d'oro cede la fascia di capitano ad Albertino Bigon.[18] Quello di Rivera non è però l'unico addio: anche Liedholm lascia i rossoneri per trasferirsi alla Roma.[15]

Alberto Bigon, al Milan dal 1971 al 1980, e tra i protagonisti della stella del '79

In campo europeo il Milan non va oltre gli ottavi di finale di Coppa UEFA: i rossoneri, dopo aver superato trentaduesimi e sedicesimi di finale rispettivamente ai danni di Lokomotíva Košice e Levski Sofija, vengono sconfitti in terra inglese 3-0 dal Manchester City dopo il 2-2 di San Siro. In Coppa Italia escono nel girone eliminatorio, classificandosi secondo dietro il Catanzaro.[15]

Il Totonero e le due retrocessioni in Serie B (1979-1982)[modifica | modifica sorgente]

A cavallo fra gli anni settanta e gli anni ottanta il Milan vive un periodo segnato da due retrocessioni in Serie B, le prime della sua storia, e dallo scandalo del Totonero.[8]

1979-1980: la retrocessione d'ufficio[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1979-1980, il club affida la panchina a Massimo Giacomini e conferma la formazione campione d'Italia in carica, aggiungendo alla rosa solo il centrocampista Francesco Romano e l'attaccante Galluzzo. La squadra riesce a tallonare l'Inter, capolista fin dalle prime giornate, arrivando con due punti di ritardo al giro di boa, senza riuscire tuttavia a superarla.[10]

Al termine della stagione, a seguito allo scandalo del calcio-scommesse e dopo il terzo posto finale (a cinque punti dai nerazzurri campioni), la squadra viene retrocessa nella serie cadetta.[15] Le sentenze della giustizia sportiva (C.A.F.) prevedono: retrocessione del Milan in Serie B (insieme alla Lazio); inibizione a vita per il presidente Felice Colombo; squalifiche ai calciatori Enrico Albertosi, Giorgio Morini e Stefano Chiodi, rispettivamente di quattro anni, un anno e sei mesi. La partita incriminata è Milan-Lazio del 6 gennaio 1980 (vinta sul campo 2-1 dal Milan).[38][39]

Enrico Albertosi, portiere del Milan e della Nazionale, coinvolto nello scandalo del Totonero.

Successivamente, con l'indagine della magistratura ordinaria, si scopre che Felice Colombo aveva pagato le vincite sulle scommesse relative a quella partita con assegni: ad incastrarlo sono le loro matrici. La giustizia ordinaria assolve tutti i protagonisti di quella vicenda, in quanto non vi è truffa ai danni degli scommettitori.[40][39] Questa stagione vede anche il ritorno del Milan in Coppa dei Campioni: l'avventura dei rossoneri termina al primo turno in seguito ad una sconfitta casalinga per 1-0 inflittagli dal Porto, dopo lo 0-0 in terra iberica.[15] Anche in Coppa Italia non ha fortuna: esce ai quarti di finale.[15]

1980-1981: la risalita in Serie A[modifica | modifica sorgente]

Nel 1980-1981 la squadra risale in Serie A vincendo il campionato di Serie B (50 punti in 38 gare, con 18 vittorie, 14 pareggi, 6 sconfitte, 49 gol fatti, 29 gol subiti), sotto la presidenza Morazzoni, con Roberto Antonelli capocannoniere del campionato.[8] L'allenatore, come nella stagione precedente, è Massimo Giacomini (il quale lascia la guida tecnica della squadra a promozione matematicamente raggiunta, prima dell'ultimo turno di campionato, a Italo Galbiati). In questa stagione fanno il loro esordio in maglia rossonera Mauro Tassotti (difensore acquistato dalla Lazio) e i giocatori delle giovanili Alberigo Evani e Andrea Icardi. Vengono inoltre acquistati Stefano Cuoghi e il portiere Ottorino Piotti. Bigon e Chiodi passano alla Lazio, mentre Capello chiude la carriera. Il capitano della squadra è Aldo Maldera. In campionato il Milan perde sei partite: due in casa contro Sampdoria e Pisa (entrambe per 0-1), quattro in trasferta contro Foggia (1-0), Pescara (1-0), Palermo (3-1) e Taranto (3-0). La sconfitta subita a Taranto è la prima del Milan nella serie cadetta, il 7 dicembre 1980. I rossoneri battono poi gli ionici (che al termine della stagione retrocederanno in C1) per 4-0 nella partita di ritorno a Milano.[8]

Mauro Tassotti nel 1984. In rossonero dalla stagione 1980-1981, il difensore, vi rimarrà fino al 1997.

In Coppa Italia, inserito nello stesso girone dell'Inter, contro cui perde 0-1, il Diavolo non supera la prima fase, come i nerazzurri. Le altre squadre del girone sono Avellino (che si qualifica per migliore differenza reti), Palermo e Catania.[10]

1981-1982: la seconda retrocessione e la Mitropa Cup vinta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1981 la panchina è affidata a Luigi Radice, già giocatore rossonero negli anni sessanta. In questa stagione, compare per la prima volta sulle maglie lo Sponsor del club: Pooh jeans.[14]

Al termine della stagione il Milan retrocede nuovamente in Serie B, questa volta sul campo, a seguito di un'annata conclusa con il terz'ultimo posto in classifica, maturato negli ultimi minuti di un campionato in cui i rossoneri conquistano solo 24 punti in 30 partite. Franco Baresi è assente per quasi quattro mesi (il sostituto in tale periodo è il nuovo acquisto Maurizio Venturi), e durante la sua assenza dal campo la squadra totalizza appena 8 punti in 12 partite, mentre con lui ne raccoglie 16 in 18.[16]

Questa stagione vede anche un avvicendamento ai vertici societari e uno in panchina: il 19 gennaio 1982 l'imprenditore Giuseppe Farina, già in precedenza al comando del Vicenza, diventa presidente, mentre dopo la sconfitta interna contro l'Udinese (0-1), prima partita del girone di ritorno, il 24 gennaio 1982, viene esonerato l'allenatore Luigi Radice e la squadra è affidata ad Italo Galbiati.[8] Emblematica la frase pronunciata da Rivera (rimasto in società come vicepresidente) al termine della partita persa contro la squadra friulana: "Non potendo esonerare tutti i giocatori, cambiamo l'allenatore".[41]

Alberigo Evani, centrocampista del Milan dal 1980 al 1993.

La stagione del Milan parte con il raduno venerdì 17 luglio 1981.[15] Il campionato vede un inizio con due pareggi ed una vittoria nelle prime tre giornate ed un finale con tre vittorie e due pareggi nelle ultime cinque partite. Tra ottobre e metà aprile arrivano tre successi, sei pareggi e tredici battute d'arresto, con la squadra che arriva anche a toccare l'ultimo posto in classifica.[10] Anche se all'ultima giornata la vittoria sul Cesena in rimonta (da 2-0 a 2-3) sembra risparmiare al club una nuova retrocessione, in Napoli-Genoa, a cinque minuti dal termine (il secondo tempo era iniziato in ritardo per il lancio di fumogeni),[16] con i partenopei sicuri dell'ingresso in UEFA anche in caso di pareggio e i liguri rivali del Milan nella lotta salvezza,[16] il portiere del Napoli, Luciano Castellini, commette un errore (definito "Quel pasticciaccio brutto del portiere napoletano")[42] che regala al Genoa il calcio d'angolo da cui nasce il gol del 2-2, di Mario Faccenda (tenuto in gioco da un difensore dei partenopei), il quale sancisce, di fatto, la prima e unica retrocessione sul campo dei rossoneri.[16] Con i tre punti per la vittoria (all'epoca presenti solo in Inghilterra, in Italia verranno introdotti nella stagione 1994-1995) Milan e Genoa avrebbero concluso il campionato a pari punti, ed in base agli scontri diretti, a retrocedere sarebbero stati i grifoni. A penalizzare il Milan è inoltre lo 0-0 tra Cagliari e Fiorentina, con i sardi in lotta come il Milan per la salvezza, ed i viola in lotta con la Juventus per lo scudetto (le due squadre prima dell'ultimo turno erano appaiate in vetta alla classifica). Attorno al quarto d'ora del secondo tempo i viola subiscono l'annullamento di un gol, per un dubbio fallo di Bertoni sul portiere del Cagliari, da parte dell'arbitro Maurizio Mattei. L'episodio scatenerà a Firenze forti recriminazioni.[15]

Aldo Maldera nel 1981.

In questo campionato la squadra realizza 21 reti in 30 partite (record negativo della storia rossonera nel girone unico), ne subisce 31, vince 7 partite, ne pareggia 10 e ne perde 13.[15] La difficoltà nel trovare la via della rete (sono 15 le partite senza gol segnati e con diversi rigori sbagliati) è dovuta anche alla non positiva stagione dello scozzese, nuovo acquisto, Joe Jordan, che realizza solo 2 gol in 22 presenze.[8] Il migliore marcatore della squadra in campionato è Roberto Antonelli a segno 4 volte in 24 match. L'altro acquisto estivo, Adelio Moro, totalizza 19 presenze con un gol in campionato. In questa stagione, inoltre, il Milan viene sconfitto in entrambi i derby di campionato con l'Inter (0-1 e 1-2), in entrambi i confronti con la Juventus (0-1 e 2-3; gli autori dei gol juventini furono Virdis nella gara d'andata e Galderisi in quella di ritorno, entrambi futuri giocatori del Milan) e con il Catanzaro (0-1 e 0-3, con Bivi a segno, tra l'altro, in entrambe le partite). Contro le altre due retrocesse di quel campionato, il Bologna ed il Como, il Milan totalizza, rispettivamente, tre (2-1 e 0-0 i risultati con i rossoblù) ed un punto (1-1 e 0-2 contro i lariani). Dopo la sconfitta subita a Como per 0-2 (i lariani chiuderanno all'ultimo posto con appena tre vittorie in tutto il campionato, con il peggiore attacco e la peggiore difesa, ed in questa partita, tra l'altro, Roberto Antonelli sbaglia un rigore) e la contestazione dei tifosi (Collovati viene colpito da un sasso lanciato dagli spalti), le due successive gare interne contro Ascoli (0-0, con un rigore sbagliato da Sergio Battistini) e Roma (1-2) vengono disputate in campo neutro a Verona.[8]

I calciatori rossoneri scesi in campo a Cesena il 16 maggio 1982, per l'ultimo turno di campionato sono: Piotti; Tassotti; Maldera; Battistini; Minoia; Baresi; Romano (87' Venturi); Novellino; Jordan; Evani (75' Moro); Antonelli. Da segnalare la presenza in organico del capitano Fulvio Collovati e di Franco Baresi, campioni del mondo in Spagna circa due mesi dopo, di Mauro Tassotti ed Alberigo Evani, protagonisti dei successi del Milan negli anni a venire, e di Aldo Maldera e Francesco Romano, campioni d'Italia in futuro, rispettivamente con Roma e Napoli.[8]

In Coppa Italia, come l'anno prima, la squadra è inserita nello stesso girone dell'Inter, da cui viene eliminata dopo il 2-2 subito all'89' nello scontro diretto. I nerazzurri vinceranno poi la competizione.[10]

Quattro giorni prima della retrocessione (il 12 maggio) la squadra vince la quarantesima edizione della Coppa Mitropa, la terza edizione, da quando il torneo è stato trasformato in una competizione per squadre neopromosse dalla serie cadetta dei campionati dell'Europa centrale. Il successo arriva grazie al 3-0 inflitto a San Siro ai cecoslovacchi del FC Vítkovice (reti di Baresi, Cambiaghi e Jordan), che consente ai rossoneri di primeggiare nel girone formato anche da Osijek e Haladás.[8]

La presidenza Farina (1982-1986)[modifica | modifica sorgente]

Joe Jordan, attaccante del Milan dal 1981 al 1983.

Nella prima stagione intera con Giussy Farina al vertice della società, la squadra riconquista la Serie A. Seguono alcune stagioni senza vittorie in cui il risultato migliore è rappresentato da una qualificazione UEFA ed una finale di Coppa Italia nel 1985.[43] Nel 1986 la società rischia il fallimento[44] e viene così rilevata dall'imprenditore Silvio Berlusconi.[45]

1982-1983: promozione in Serie A con record di reti segnate[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1982-1983 il Milan, sotto la guida dell'allenatore Ilario Castagner, affronta il suo secondo campionato nella serie cadetta e lo vince totalizzando 54 punti in 38 gare, con 19 vittorie, 16 pareggi, 3 sconfitte, 77 gol fatti e 36 gol subiti.[3] La squadra, durante l'estate, viene rivoluzionata: di essa fanno ancora parte Franco Baresi, ventiduenne da quest'anno capitano, Mauro Tassotti e Alberigo Evani. Walter Novellino, Aldo Maldera, Roberto Antonelli, Ruben Buriani e Fulvio Collovati sono ceduti; quest'ultimo si trasferisce all'Inter, in cambio dei prestiti di Aldo Serena, Giancarlo Pasinato e Nazzareno Canuti. Tra i nuovi arrivi in casa rossonera ci sono anche Vinicio Verza, Oscar Damiani e il portiere Giulio Nuciari.[3]

In Coppa Italia la squadra sconfigge sia il Genoa che il Cagliari, che lo avevano condannato alla retrocessione nell'ultimo turno del campionato precedente col loro pareggio, e viene successivamente eliminato dal Verona nei quarti, poi battuto in finale dalla Juventus, con due pareggi.[8]

Il 7 novembre 1982 arriva la sconfitta interna in campionato contro la Cavese (1-2). La partita di ritorno, a Cava de' Tirreni, finisce invece 2-2. Le altre sconfitte stagionali sono quelle di Como (1-0) e Perugia (3-2) in campionato e quella a Torino contro la Juventus (2-1) nel girone eliminatorio di Coppa Italia. Nel campionato cadetto realizza 77 reti in 38 partite: un record, anche se non assoluto (stabilito dalla Spal nella stagione 1949-1950, con 95 reti in 42 partite), per la Serie B. Il calciatore più presente nelle due stagioni del Milan nella serie cadetta è Sergio Battistini, con 74 presenze e 16 reti complessive nei due campionati.[46]

In questa stagione lo sponsor ufficiale del club è la società giapponese Hitachi, che la stagione successiva sarà sostituito da Olio Cuore.[8]

1983-1984: 8º posto[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1983-1984, che vede il Milan ritornare nella massima serie, partono Cuoghi, Romano e Jordan, non vengono riscattati Canuti, Pasinato e Serena e arrivano Luciano Spinosi, il belga Eric Gerets, e l'anglo-giamaicano Luther Loide Blissett.[16] L'attaccante ex Watford siglerà 5 gol in 30 presenze e verrà ceduto a fine stagione. Filippo Galli, difensore cresciuto nelle giovanili rossonere, entra a far parte della rosa dopo un anno di prestito al Pescara.[8] Il club rinuncia alla partecipazione alla Coppa Mitropa.[8]La squadra chiude il campionato appaiata alla Sampdoria e all'Hellas Verona, all'ottavo posto per differenza reti (32 punti in 30 partite, 10 vittorie, 12 pareggi, 8 sconfitte, 37 gol fatti, 40 gol subiti).[7] Verso la fine del torneo Castagner, accordatosi da tempo con l'Inter in vista della successiva stagione, è sollevato dall'incarico e la squadra viene affidata ancora una volta ad Italo Galbiati.[8]

In Coppa Italia i rossoneri si fermano ai quarti di finale dopo il doppio confronto con la Roma (1-1 all'Olimpico e 1-2 dopo i tempi supplementari a San Siro), poi vincitrice del trofeo.[3]

1984-1985: 5º posto e finale di Coppa Italia, l'esordio di Paolo Maldini[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate 1984 il presidente Farina fa tornare il tecnico Nils Liedholm, reduce dai trionfi ottenuti con la Roma, ed acquista gli attaccanti Pietro Paolo Virdis e Mark Hateley. In più arrivano il regista del Manchester United Ray Wilkins, il libero Di Bartolomei dalla Roma e il portiere Terraneo. Partono i 3 acquisti dell'anno precedente: Blissett, Gerets e Spinosi.[3]

Nils Liedholm nel 1984 inizia la sua terza ed ultima esperienza sulla panchina rossonera.

I rossoneri terminano il campionato al 5º posto, che garantisce l'accesso alla Coppa UEFA, a pari punti con la Juventus ma davanti ai bianconeri per gli scontri diretti (Milan-Juventus 3-2 e 1-1), tornando dopo sei anni alla vittoria di un derby in campionato e raggiungendo la finale di Coppa Italia dopo aver eliminato il Napoli, i bianconeri campioni d'Europa e l'Inter. L'atto conclusivo della manifestazione vede i rossoneri perdere contro la Sampdoria[47] (primo successo della società blucerchiata).

È questa la stagione dell'esordio del primavera Paolo Maldini, avvenuto il 20 gennaio a Udine.[8] Questo è anche il primo e ultimo anno di Oscar Mondadori come sponsor ufficiale. Dall'anno seguente il club sarà sponsorizzato da Fotorex U-Bix.[8]

1985-1986: 7º posto, la contestazione e il rischio del fallimento[modifica | modifica sorgente]

L'estate del 1985 vede l'acquisto dalla Juventus del campione del mondo e Pallone d'oro 1982 Paolo Rossi,[48] il quale va a formare un tridente d'attacco con Virdis ed Hateley.[16] La squadra inizia bene il campionato, veleggiando per l'intero girone d'andata tra la seconda e la terza posizione alle spalle della capolista Juventus.

A dicembre il presidente Giuseppe Farina, a seguito dell'eliminazione agli ottavi di Coppa UEFA per mano dei belgi del Waregem, subìsce una dura contestazione dai tifosi.[49] Con l'avvento del nuovo anno la Federazione riscontra una situazione economica pesante: la società è stracolma di debiti e rischia il fallimento se essi non verranno ripianati.[16] La Guardia di Finanza scopre in seguito che non sono stati versati i contributi IRPEF.[50] In questa situazione Farina si dimette e si alternano varie cordate: Rosario Lo Verde diventa presidente per 51 giorni (questo fa di lui il presidente rimasto in carica meno giorni nella storia del club)[8] fino a quando non diviene azionista di maggioranza della società l'imprenditore milanese Silvio Berlusconi, proprietario dell'azienda Fininvest, il quale acquista il club il 20 febbraio 1986 e, divenutone presidente il 24 marzo, ripiana il deficit economico. Berlusconi conferisce la funzione di amministratore delegato della società ad Adriano Galliani e si avvale di un organico dirigenziale che vede Ariedo Braida nelle vesti di direttore generale.[8]

In campionato la squadra accusa un calo nel finale (un punto nelle ultime cinque partite) e manca il piazzamento in Coppa UEFA chiudendo al settimo posto, un punto dietro l'Inter, che si qualifica per l'Uefa grazie al successo della Roma in Coppa Italia. In Coppa Italia viene eliminata dall'Empoli negli ottavi di finale.[51]

L'avvento di Berlusconi (1986) e gli Immortali di Sacchi (1987-1991)[modifica | modifica sorgente]

Con l'avvento di Silvio Berlusconi, dopo una stagione di transizione, nasce il team soprannominato gli Immortali di Arrigo Sacchi, la squadra di club migliore di tutti i tempi secondo la rivista inglese World Soccer,[52] ispirata al calcio totale[53] e composta da alcuni giocatori che, conclusa la carriera agonistica, sarebbero diventati allenatori di vari club e Nazionali. Il Milan vince lo scudetto (che mancava da nove anni) e una Supercoppa Italiana, oltre a due Coppe dei Campioni e due Supercoppe Europee consecutive (ultima a riuscirci), e a due Coppe Intercontinentali (sempre consecutive), passando così dal rischio del fallimento,[50] al titolo di campione del Mondo in poco più di tre anni e mezzo. In questo periodo, inoltre, il club riesce a far piazzare per due anni di fila (1988 e 1989) tre suoi giocatori sui tre gradini più alti del podio del Pallone d'oro.[8]

1986-1987: il 5º posto, l'esonero di Liedholm e la parentesi Capello[modifica | modifica sorgente]

Partiti Rossi, Icardi e Terraneo vengono acquistati giocatori come Roberto Donadoni, Daniele Massaro, Giovanni Galli, Stefano Borgonovo (lasciato in prestito per tre stagioni a Como e Fiorentina) e Giuseppe Galderisi e Dario Bonetti che lasceranno il Milan al termine della stagione.[8] Ancora una volta guidata da Nils Liedholm, la squadra a primavera perde posizioni, così lo svedese è esonerato a cinque giornate dal termine e sostituito da Fabio Capello.[8] Il giovane tecnico prima conduce il team al quinto posto finale a pari merito con la Sampdoria, poi conquista la qualificazione alla Coppa UEFA battendo i blucerchiati a Torino in uno spareggio (1-0 dopo i tempi supplementari con gol di Massaro). In Coppa Italia il Milan è eliminato dal Parma guidato da Arrigo Sacchi.[8]

La stagione è da ricordare anche per la vittoria di Pietro Paolo Virdis del titolo di capocannoniere con 17 realizzazioni, a quattordici anni dall'ultima affermazione di un milanista (Gianni Rivera) in tale graduatoria.[8] In estate lasciano il Milan Mark Hateley, Ray Wilkins e Di Bartolomei dopo 3 stagioni con la maglia rossonera, mentre cambia lo sponsor ufficiale del club da Fotorex a Mediolanum. Nel giugno 1987 la squadra si aggiudica l'ultima edizione del trofeo amichevole Mundialito per club sconfiggendo il Barcellona nella partita decisiva.

La festa del Milan per la vittoria dello scudetto, da sinistra a destra: Paolo Maldini il presidente Silvio Berlusconi, Giovanni Galli e Ruud Gullit.

1987-1988: 11º scudetto e l'inizio del ciclo di Sacchi[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate del 1987 Berlusconi affida l'incarico di allenatore ad Arrigo Sacchi: il nuovo tecnico può contare su un organico giovane,[8] che gli consentirà di lottare in campionato con il Napoli campione in carica. La rosa è composta da: una difesa guidata dal capitano Franco Baresi e che annovera Paolo Maldini, Filippo Galli, Mauro Tassotti e le riserve Alessandro Costacurta (cresciuto nelle giovanili e tornato al Milan dopo un anno di prestito al Monza) e il nuovo acquisto Roberto Mussi; il portiere Giovanni Galli, già in rossonero nella stagione precedente e il suo sostituto Giulio Nuciari; un centrocampo formato da Roberto Donadoni, Alberigo Evani e i nuovi acquisti Angelo Colombo e Carlo Ancelotti; un attacco che può vantare la presenza degli olandesi Marco van Basten e Ruud Gullit (Pallone d'oro 1987), prelevati rispettivamente da Ajax e PSV, oltre agli italiani Virdis, Massaro e Graziano Mannari.[8]

Nel girone d'andata del campionato 1987-1988 il Milan subisce due sconfitte: la prima al secondo turno con la Fiorentina e l'altra nella partita con la Roma, vinta 1-0 ma trasformata in uno 0-2 a tavolino per un petardo che colpisce il portiere romanista Franco Tancredi.[10] Ad ottobre il club perde van Basten per infortunio: tornerà ad aprile.[8] Il 20 dicembre i rossoneri si impongono nel derby di andata. Il 3 gennaio 1988 conquistano i 2 punti anche a San Siro nello scontro diretto contro il Napoli capolista (4-1). Da qui in avanti gli uomini di Sacchi, imbattuti nel girone di ritorno, realizzano una rimonta in classifica impreziosita dalle vittorie contro Juventus, Roma e Inter (nel derby di ritorno) e completata con un nuovo successo sui partenopei al San Paolo, alla terzultima giornata (3-2 firmato da Virdis e da van Basten che rispondono a Maradona e Careca) che consente di agguantare il primo posto, mantenuto fino alla fine del torneo, grazie anche ad un crollo del Napoli che perde anche le ultime due gare. Pareggiando all'ultimo turno col Como, i rossoneri si laureano campioni d'Italia. È l'undicesimo scudetto per il Diavolo.[10]

In Coppa Italia il Milan esce agli ottavi e in UEFA viene eliminato al secondo turno dall'Espanyol futuro finalista, vincitore per 2-0 sul campo neutro di Lecce.[10]

1988-1989: campione d'Europa e la 1ª Supercoppa italiana[modifica | modifica sorgente]

La formazione vincitrice della Coppa dei Campioni 1988-89. L'undici di Sacchi è stato proclamato da World Soccer miglior squadra di club di tutti i tempi.

Nella stagione 1988-1989 ai due olandesi, freschi vincitori del titolo europeo con la Nazionale Orange, se ne aggiunge un terzo: Frank Rijkaard. A quasi quarant'anni di distanza dal Gre-No-Li si forma così un altro trio milanista di campioni stranieri.[8]

Nella massima competizione europea, dopo aver superato ai sedicesimi il Vitosha Sofia con un complessivo 7-2, nel ritorno del secondo turno contro la Stella Rossa Belgrado (l'andata a Milano era finita 1-1) sul campo scende una fitta nebbia che induce l'arbitro tedesco Pauly a sospendere a norma di regolamento la partita dopo che, a visibilità già quasi nulla, gli slavi erano passati in vantaggio e Virdis era stato espulso.[54][55] Da quel momento il Milan inanella una serie di risultati positivi, eliminando nell'ordine la Stella Rossa ai rigori nella ripetizione della gara, il Werder Brema e il Real Madrid. Contro gli spagnoli, dopo una gara di andata giocata al Bernabéu e finita 1-1 con gol di Hugo Sanchez e van Basten, i rossoneri si impongono 5-0 a San Siro grazie ai gol di Ancelotti, Rijkaard, Gullit, van Basten e Donadoni.[8]

La finale del 24 maggio 1989 mette di fronte il Diavolo e i rumeni della Steaua Bucarest, già campioni d'Europa nel 1985-1986. L'undici titolare che scende in campo è formato da Giovanni Galli, Mauro Tassotti, Franco Baresi, Alessandro Costacurta, Paolo Maldini, Angelo Colombo, Carlo Ancelotti, Frank Rijkaard, Roberto Donadoni, Ruud Gullit e Marco van Basten. Di fronte ai quasi centomila sostenitori rossoneri accorsi al Camp Nou di Barcellona il Milan sconfigge gli avversari per 4-0: già in vantaggio per 3-0 alla fine del primo tempo grazie alla doppietta di Gullit e ad una rete di van Basten, i ragazzi di Sacchi arrotondano il risultato nella seconda frazione di gioco con un altro gol del centravanti olandese (che con 10 reti diventa il miglior marcatore del torneo) e conquistano così la terza Coppa dei Campioni della storia del Milan, a venti anni di distanza dall'ultimo successo nella massima competizione europea. In questa stagione la squadra rossonera si aggiudica anche la prima edizione della Supercoppa italiana, battendo per 3-1 la Sampdoria (gol di Rijkaard, Mannari e van Basten).[56]

In campionato il Diavolo giunge terzo a un punto dal Napoli e 12 dall'Inter. In Coppa Italia si piazza secondo dietro al Verona nella seconda fase a gironi venendo quindi eliminato.[57] Nel dicembre 1988, Marco van Basten vince il Pallone d'oro, precedendo nella classifica due suoi compagni: Gullit e Rijkaard.[8] Al termine della stagione Mussi, Mannari e Virdis lasciano il club.[8]

1989-1990: il tris di coppe internazionali, la seconda fatal Verona e la finale di Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1989-1990 il Milan sfiora il cosiddetto Treble: la vittoria nello stesso anno di campionato, coppa nazionale e Coppa dei Campioni. I rossoneri si aggiudicano solo il titolo continentale mentre perdono la finale di Coppa Italia e si classificano secondi in Serie A.[8]

Rinforzati in estate con gli innesti di Marco Simone e del portiere Andrea Pazzagli e con Giovanni Stroppa, Diego Fuser, Daniele Massaro e Stefano Borgonovo tornati dal prestito, si confermano campioni d'Europa dopo aver sconfitto in finale il Benfica per 1-0 con gol di Rijkaard, mandando in campo lo stesso undici schierato nella finale dell'anno precedente ad eccezione di Donadoni sostituito da Evani. Durante il cammino i rossoneri eliminano l'HJK Helsinki grazie ad un complessivo 5-0, il Real Madrid battuto con un complessivo di 2-1, i belgi del Mechelen superati 2-0 ai supplementari nella gara di ritorno a San Siro dopo lo 0-0 dell'andata e il Bayern Monaco eliminato grazie ad una rete di Stefano Borgonovo sempre nei tempi supplementari.[58]

In questa stagione, inoltre, il Milan vince Supercoppa europea (1-1 e 1-0 firmati van Basten e Evani nel doppio confronto con il Barcellona) e si aggiudica anche la Coppa Intercontinentale (superati i colombiani del Nacional Medellín per 1-0 con la punizione vincente di Evani nei tempi supplementari), proclamandosi così la squadra Campione del mondo[59] dopo vent'anni esatti dalla sua prima volta.

Marco van Basten, Pallone d'Oro in tre occasioni.

Il campionato è conquistato dal Napoli con due punti di vantaggio sui rossoneri. Alla 25ª giornata, approfittando di un calo del partenopei capolisti (5 punti in 6 gare), il Milan, già vincitore per 3-0 contro Maradona e compagni nella giornata precedente, passa in vetta alla classifica. L'8 aprile 1990 i rossoneri, a +1 sul Napoli, sono bloccati sullo 0-0 dal Bologna al Dall'Ara come i campani, che terminano con lo stesso risultato l'incontro contro l'Atalanta a Bergamo. Al 77' del match tra Napoli e Atalanta però, una monetina colpisce dagli spalti il centrocampista napoletano Alemao, il quale, consigliato in tal senso,[60] rinuncia a riprendere il gioco. Il giudice sportivo assegna così la vittoria per 2-0 a tavolino ai partenopei, consentendo a questi ultimi di raggiungere il Milan in vetta alla graduatoria.[10] Le due squadre proseguono a pari punti sino alla 33ª giornata, in cui i rossoneri vengono sconfitti fuori casa dal Verona (che la settimana dopo, perdendo l'ultima partita di campionato, retrocederà in Serie B). La seconda "fatal Verona" (dopo quella del '73) della storia milanista si concretizza all'89', quando il gol del veronese Pellegrini decreta il 2-1 finale e il conseguente sorpasso dei campani, che espugnano il campo del Bologna e la settimana successiva si laureano Campioni d'Italia vincendo all'ultima giornata contro la Lazio. Nella partita del Bentegodi si segnalano le quattro espulsioni di Rijkaard, van Basten, Costacurta e Sacchi comminate dal direttore di gara Rosario Lo Bello.[10]

Tre giorni dopo la sconfitta di Verona, il Milan perde, in casa contro la Juventus, anche la finale di ritorno di Coppa Italia conquistata proprio a spese del Napoli battuto 3-1 al San Paolo. Coi bianconeri la sfida termina 0-1 dopo lo 0-0 della finale di andata. Il trofeo viene così sollevato dai piemontesi.[10]

Mentre Franco Baresi vince la classifica dei cannonieri della coppa nazionale con 4 reti, Marco van Basten si afferma in quella della Serie A con 19 centri. L'olandese vince il Pallone d'oro per la seconda volta consecutiva. A salire sul podio del trofeo che incorona il miglior giocatore dell'anno solare secondo i giurati di France Football ci sono anche altri due rossoneri: il capitano Baresi e Rijkaard rispettivamente secondo e terzo.[8]

1990-1991: 3ª Intercontinentale, 2ª Supercoppa Europea e la squalifica dalle coppe[modifica | modifica sorgente]

Il mercato estivo porta in rossonero Angelo Carbone e il portiere Sebastiano Rossi mentre partono Giovanni Galli e Angelo Colombo. In questa stagione arrivano la seconda Supercoppa europea, questa volta a spese della Sampdoria (1-1 nella gara di andata firmato Mychajlyčenko ed Evani e 2-0 al ritorno firmato Gullit e Rijkaard)[61] e la terza Intercontinentale (3-0 ai paraguaiani dell'Olimpia Asunción superati a Tokio grazie ad una doppietta di Rijkaard e ad un gol di Stroppa). Con la vittoria in Giappone il Milan diventa il club europeo più vincente in questa competizione, ugualiando il record assoluto di successi detenuto dalle sudamericane Peñarol e Nacional.[16]

In campionato la squadra si piazza seconda insieme all'Inter, a cinque punti dalla Sampdoria Campione d'Italia. Le sorti del Diavolo sono decise dalle sconfitte subite proprio contro i doriani, sia a San Siro per 1-0 sia a Marassi per 2-0. In questa stagione il bilancio dei derby è di una vittoria e una sconfitta, mentre la Juventus viene battuta in entrambi i match. Alla 32ª giornata i rossoneri si concedono anche una goleada contro il Bologna (6-0). In Coppa Italia il Diavolo è eliminato in semifinale dalla Roma che vincerà poi la competizione.[62]

In Coppa dei Campioni il Milan supera gli ottavi a spese del Brugge. Nella partita di ritorno dei quarti di finale giocata a Marsiglia contro l'Olympique, dopo che la partita di andata si era conclusa sul punteggio di 1-1,[61] a pochi minuti dalla fine, con il Milan in svantaggio per 1-0, si spegne uno dei riflettori dello stadio; l'amministratore delegato Adriano Galliani fa uscire i giocatori dal campo in segno di protesta, motivando il gesto con l'impossibilità, a sua detta, di continuare a giocare per via della scarsa visibilità. Malgrado la funzionalità del riflettore sia poi ripristinata, il Milan non torna in campo. In seguito all'accaduto la società è poi squalificata per un anno dalle Coppe europee.[61]

Dopo quattro stagioni di successi, Arrigo Sacchi lascia la panchina del Milan per diventare Commissario tecnico della Nazionale italiana.[63]

Gli Invincibili di Capello (1991-1996)[modifica | modifica sorgente]

Dal 1991 al 1996 il Milan conosce un altro ciclo vincente sotto la guida di Fabio Capello, già giocatore rossonero a fine anni settanta, dirigente, allenatore della Primavera nella prima metà degli anni ottanta e allenatore della prima squadra nel 1987 quando aveva sostituito Liedholm nelle ultime gare di campionato. Gli Invincibili di Capello si aggiudicano in cinque stagioni quattro scudetti, tre Supercoppe italiane, una Champions League (partecipando a tre finali consecutive) e una Supercoppa europea.[8]

1991-1992: lo scudetto del record senza sconfitte[modifica | modifica sorgente]

In estate la squadra perde la prima edizione del torneo amichevole Luigi Berlusconi. Demetrio Albertini, Diego Fuser e Francesco Antonioli, dopo un anno in prestito, tornano a far parte della rosa rossonera arricchita anche con Enzo Gambaro. A disposizione di Capello c'è anche Aldo Serena di ritorno al Milan dopo 9 stagioni.

Il club, fuori dalle Coppe europee in seguito alle vicende di Marsiglia, vince il campionato.[7] La squadra è basata ancora sull'organico di Sacchi: le novità nella formazione titolare riguardano Rossi in porta al posto di Galli, Albertini spesso impiegato al posto di Ancelotti e Massaro al posto di Colombo.[3] Dopo un inizio caratterizzato da due vittorie di misura e altrettanti pareggi[64] la squadra vola in testa alla classifica, vince il titolo d'inverno e conquista lo scudetto senza subire sconfitte,[65] inaugurando un'epoca ricca di successi che porterà la squadra ad essere soprannominata Gli Invincibili.[7] Oltre ai 56 punti guadagnati (con i due punti assegnati per vittoria) il Milan termina il campionato senza subire alcuna sconfitta (22 vittorie e 12 pareggi).[7] Solo il Perugia era riuscito, nel 1978-1979, in tale impresa, ma era giunto secondo, proprio alle spalle dei rossoneri. Prima dell'introduzione del girone unico (avvenuta nel 1929-1930), l'impresa di vincere un campionato senza subire sconfitte era riuscita al Genoa, nel 1922-1923. In questa stagione i Diavoli segnano 74 gol (alla media di oltre 2 reti a gara), con alcune goleade come il 5-0 al Napoli, il 5-1 ai campioni in carica della Sampdoria e l'8-2 rifilato al Foggia.[65] Van Basten è capocannoniere del campionato per la seconda volta, con 25 realizzazioni,[65] una quota che mancava nella Serie A da ventisei anni.

La Coppa Italia del Milan si ferma alle semifinali contro la Juventus, contro cui subisce l'unica sconfitta stagionale[65] (0-1 a Torino nella gara di ritorno, con un rigore sbagliato da Franco Baresi, dopo lo 0-0 dell'andata).

Questo è l'ultimo anno di sponsorizzazione del gruppo assicurativo Mediolanum dopo cinque stagioni. Al suo posto subentra l'azienda alimentare Motta.[8]

1992-1993: campione d'Italia, Supercoppa italiana e vicecampione d'Europa[modifica | modifica sorgente]

La rosa rossonera all'inizio della stagione 1992-1993.

Dopo lo scudetto dei record del 1992, i rossoneri si rendono protagonisti di una campagna acquisti estiva faraonica, nella quale vengono ingaggiati calciatori del calibro di Jean Pierre Papin, Dejan Savićević, Stefano Eranio, Fernando De Napoli, Gianluigi Lentini e Zvonimir Boban, acquistato nel 1991 e ceduto in prestito al Bari per la stagione 1991-92. C'è da annoverare, inoltre, l'addio al calcio giocato di Carlo Ancelotti che intraprende subito la carriera di allenatore in qualità di vice di Arrigo Sacchi.[8] L'obiettivo della società rossonera è conquistare tutti i trofei e, per farlo, il presidente Silvio Berlusconi arriva a sborsare cifre esorbitanti, come ad esempio 63 miliardi per l'acquisizione del cartellino di Gianluigi Lentini, record assoluto per l'epoca.

Nel 1992-1993 il Milan è capace di prolungare la striscia di partite senza sconfitte (iniziata e conclusa contro il Parma) fino a 58 incontri, stabilendo un record assoluto, e di mettere in bacheca il 13º alloro nazionale, il secondo consecutivo,[7] così come la seconda Supercoppa italiana (vinta per 2-1 sul Parma con reti di van Basten e Massaro) nella storia del club.[8]

Come nel precedente torneo, gli uomini di Fabio Capello vanno subito in testa e non si fanno più raggiungere.[66] L'allenatore goriziano utilizza tutta la folta rosa a disposizione: alla fine della stagione saranno 18 su 22 i giocatori a vantare più di 10 presenze.[3] Vinte 14 partite su 17 nel girone di andata, tra le quali le trasferte di Pescara (4-5), Firenze (3-7) e Napoli (1-5), i rossoneri mantengono la testa della classifica anche nel girone di ritorno, pareggiano a pochi minuti dalla fine il derby del 10 aprile, che spegne i sogni di rimonta dei cugini, e chiudono al comando il campionato con una giornata d'anticipo precedendo i nerazzurri di 4 lunghezze. In Coppa Italia il cammino si interrompe in semifinale contro la Roma dopo aver eliminato l'Inter ai quarti.[67]

La formazione tipo del Milan campione d'Italia 1992-93.

In questa stagione rimane fuori squadra a lungo van Basten a causa dei persistenti problemi fisici. Operato in Belgio a dicembre, l'olandese, rientra in campo cinque mesi più tardi.[68] L'attaccante, vincitore per la prima volta del FIFA World Player (premio alla sua seconda edizione) e del Pallone d'oro per la terza volta (è stato il terzo calciatore, dopo Cruijff e Platini e prima di Messi, a riuscire nell'impresa), dà il suo contributo segnando 20 gol in 22 presenze.[8]

In campo continentale il Diavolo vince 10 partite su 10 nella Champions League (nuovo nome della Coppa dei Campioni), segnando 23 reti e subendone una sola, eliminando Olimpija Ljubljana, Slovan Bratislava, PSV Eindhoven, Porto e Göteborg (quest'ultimo sconfitto 4-0 al Meazza grazie ad una quaterna di van Basten) e approdando così in finale per la sesta volta. Diviene così il secondo club per finali disputate in questa competizione dietro a Real Madrid e davanti al Liverpool. Nell'ultimo atto della competizione giocato a Monaco di Baviera i ragazzi di Capello affrontano l'Olympique Marsiglia pieni di acciacchi e con una non perfetta forma fisica e perdono per 1-0 subendo un gol di Basile Boli.[69] L'incontro coi francesi segna l'ultima apparizione su un campo di calcio di van Basten, afflitto da problemi alla caviglia, che si ritirerà solo all'inizio della stagione 1995-1996.[16]

Diversi anni dopo la finale tra Milan e Marsiglia alcuni giocatori del team francese dichiareranno di aver assunto sostanze dopanti prima del match.[70]

1993-1994: lo storico double scudetto-Champions League e la 3ª Supercoppa italiana[modifica | modifica sorgente]

Anche la stagione 1993-1994 comincia con sostanziosi mutamenti del parco giocatori. Finita l'era degli olandesi (Gullit e Rijkaard sono stati ceduti a Sampdoria e Ajax mentre van Basten non scenderà mai in campo poiché infortunato), dopo tredici anni lascia il Milan anche Alberigo Evani, si ritira dal calcio giocato Aldo Serena, mentre Gianluigi Lentini, vittima di un grave incidente automobilistico, è fuori squadra per tutta la stagione. Sono acquistati Brian Laudrup, Florin Răducioiu, Christian Panucci, Alessandro Orlando, Mario Ielpo e, ad ottobre, Marcel Desailly che svolgerà un ruolo di centrocampista arretrato. Marco Simone diventa stabilmente titolare e determinanti risultano le reti di Jean Pierre Papin, Pallone d'oro 1991, e di Daniele Massaro.[3]

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Finale Champions League 1994

Atene, Stadio Olimpico, 18 maggio 1994

Milan Milan - Barcellona Barcellona 4-0

Marcatori: Massaro Gol 22’ Gol 45’, Savicevic Gol 47’, Desailly Gol 58’.

MILAN: S. Rossi, Tassotti, Panucci, Albertini, F. Galli, Maldini (83' Nava), Donadoni, Desailly, Boban, Savicevic, Massaro. Allenatore: Capello.

BARCELLONA: Zubizarreta, Ferrer, Guardiola, Bakero, Nadal, R. Koeman, Sergi (72' Estebaranz), Amor, Romario, Stoichkov, Beguiristain (52' Eusebio). Allenatore: Crujiff.

Arbitro: Don (Inghilterra)
Ammoniti: Tassotti, Massaro, Panucci, Albertini (M), Bakero, Nadal e Sergi (B).
Spettatori: 55,000

In Champions League riscatta la sconfitta contro l'Olympique de Marseille patita nella finale dell'anno precedente, conquistando il suo quinto titolo europeo ad Atene, il 18 maggio 1994. Dopo aver eliminato di misura l'Aarau e in goleada il Copenaghen, e aver primeggiato nel girone formato da Porto, Werder Brema e Anderlecht, gli uomini di Capello battono 3-0 il Monaco, nella semifinale secca a San Siro e giungono in finale insieme al Barcellona. Senza i difensori Baresi e Costacurta (entrambi squalificati) il Milan si impone sugli spagnoli con il punteggio di 4-0 (doppietta di Massaro e gol di Savicevic e Desailly) che rappresenta il maggiore scarto mai registrato in una finale di Coppa dei Campioni/Champions League.[nota 5]

Unitamente al successo continentale il club sale sulla vetta nazionale per la quattordicesima volta nella sua storia, ottenendo il terzo scudetto consecutivo[43] con due giornate d'anticipo.[7] Il club rossonero supera così l'Inter per numero di campionati conquistati, diventando la seconda squadra italiana per titoli nazionali vinti, alle spalle solo della Juventus. Il successo è accompagnato da altri numeri da record, fra cui ne spiccano due: quello di Sebastiano Rossi, che al 40' della partita di campionato contro il Foggia del 27 febbraio 1994 stabilisce il nuovo primato italiano di imbattibilità per un portiere di Serie A (929 minuti, battendo il precedente record di Dino Zoff del 1972), e quello relativo alle reti subite, 15 in 34 gare, la cifra più bassa mai registrata nei campionati a 18 squadre. In questo torneo, inoltre, i rossoneri, con la sconfitta di ottobre contro la Sampdoria (3-2), chiudono la serie di 38 giornate consecutive di imbattibilità esterna, iniziata nel settembre '91 ad Ascoli, stabilendo un nuovo record.[8] In conclusione si segnala che il Milan del 1993-1994 e l'Inter del 1964-1965 e del 2009-2010 sono le uniche squadre italiane ad aver vinto il titolo nazionale e la Coppa dei Campioni/Champions League nella stessa annata.[8] In Coppa Italia, gli uomini di Capello non vanno oltre gli ottavi di finale dove vengono battuti dal Piacenza.[71]

In questa stagione i rossoneri conquistano anche la terza Supercoppa italiana a Washington a spese del Torino (1-0 con rete di Simone), ma non riescono ad aggiudicarsi né la Supercoppa europea (sconfitti 2-0 in casa dal Parma, dopo la vittoria per 1-0 dell'andata) né la Coppa Intercontinentale (sconfitti 3-2 dal San Paolo), disputate al posto dello squalificato Marsiglia.[43]

1994-1995: Supercoppa italiana ed europea, la 3ª finale consecutiva in Champions[modifica | modifica sorgente]

La sessione di mercato estiva, vede la partenza dei poco utilizzati Florin Răducioiu, Brian Laudrup e Fernando De Napoli, oltre a quella di Jean-Pierre Papin e il ritorno in rossonero di Giovanni Stroppa e di Ruud Gullit dopo un anno alla Sampdoria. L'olandese verrà ceduto nuovamente (e questa volta definitivamente) alla squadra di Genova in novembre durante la sessione autunnale, che vede anche l'arrivo di Paolo Di Canio dalla Juventus in cambio di Alessandro Orlando.

Alessandro Costacurta (in una foto del 1992): difensore in forza al Milan dal 1987 al 2007.

L'inizio della stagione è favorevole: ad agosto arriva il primo trofeo, la quarta Supercoppa italiana vinta a scapito della Sampdoria[72] ai rigori dopo l'1-1 dei tempi regolamentari; è proprio Ruud Gullit a mettere a segno il gol del momentaneo pareggio contro la sua ex-squadra.[73] In campionato il Milan si classifica al quarto posto dietro Juventus, Lazio e Parma.[72] Marco Simone è autore di 17 gol in 30 presenze e insieme a Savićević guida la squadra in un campionato condizionato da un girone di andata sotto tono, visti i numerosi infortuni e le assenze dettati dalla fatica dei Mondiali statunitensi dell'estate precedente.[3] Maldini si classifica terzo nella graduatoria che assegna il Pallone d'oro 1994. La stagione viene macchiata dal comportamento di un tifoso che, durante la trasferta a Genova per la partita contro i grifoni durante uno scontro tra le due tifoserie, uccide con una coltellata il sostenitore genoano Vincenzo Spagnolo.[74]

Nel dicembre 1994 a Tokyo, contro gli argentini del Vélez Sarsfield allenati da Carlos Bianchi, i milanisti perdono la Coppa Intercontinentale a seguito di una sconfitta per 2-0. Il gruppo si aggiudica in seguito la Supercoppa europea, a febbraio 1995, contro l'Arsenal (0-0 ad Londra e 2-0 al Meazza firmato Boban e Massaro)[75] stabilendo il record assoluto di successi in questa competizione (3).[8]

Nella fase a gironi di Champions League la squadra si piazza seconda nel proprio raggruppamento dietro il giovane Ajax di Louis van Gaal. Due sconfitte, entrambe opera dell'Ajax, e la squalifica del campo, con penalizzazione in classifica, per un incidente di cui è vittima il portiere avversario durante Milan-Austria Salisburgo 3-0 (le ultime due partite furono disputate in campo neutro allo Stadio Nereo Rocco di Trieste)[8] non impediscono ai milanisti di superare la fase a gironi qualificandosi per i quarti di finale, dove superano il Benfica. In semifinale i rossoneri eliminano il Paris Saint-Germain del futuro rossonero George Weah, vincendo per 1-0 a Parigi con rete di Boban nei minuti di recupero, dopo un'azione di contropiede guidata da Savićević e Massaro, e per 2-0 a Milano con una doppietta del serbo. Raggiungono, così, per la quinta volta in sette anni (terza consecutiva), la finale di UEFA Champions League. Al Prater di Vienna, il 24 maggio 1995, il Milan si presenta senza Savićević, acciaccato, e affronta ancora gli olandesi dell'Ajax, che vincono per 1-0 una gara equilibrata risolta da un gol del futuro milanista Patrick Kluivert[76] a cinque minuti dal termine. È la prima volta nella storia della Coppa dei Campioni che due squadre si incontrano in finale dopo essersi già affrontate nella stessa stagione nella stessa competizione.[8]

In Coppa Italia il Milan viene eliminato dall'Inter negli ottavi di finale.[73] Questo è il primo anno di sponsorizzazione Opel subentrata a Motta, casa dolciaria presente sulla casacca rossonera nei due anni precedenti.[8]

1995-1996: il 15º scudetto, l'addio di Van Basten e la partenza di Capello[modifica | modifica sorgente]

La formazione titolare campione d'Italia 1995-1996.

La stagione 1995-1996, l'ultima del ciclo di Capello, si apre con l'acquisto di Roberto Baggio, Pallone d'oro 1993, dalla Juventus e di George Weah, centravanti liberiano proveniente dal Paris Saint-Germain che verrà eletto Pallone d'oro, FIFA World Player e Calciatore africano dell'anno 1995. Arriva in rossonero anche il diciannovenne Patrick Vieira che troverà pochissimo spazio (solo 2 presenze) e verrà ceduto al termine della stagione. Marco van Basten, dopo più di due anni di inattività a causa dei problemi alla caviglia, decide di ritirarsi all'età di 30 anni.[77] Anche l'avventura rossonera di Massaro giunge alla conclusione. È questo il campionato di esordio di due primavera: Francesco Coco e Massimo Ambrosini, diciottenne e futuro capitano.[8]

Quest'anno compare sulle maglie, per la prima volta, cucito sul petto, sotto la stella, il logo della società: un ovale che riporta i colori sociali a sinistra e la bandiera del Comune di Milano sulla destra, con l'acronimo ACM sopra e l'anno della fondazione (1899) sotto. Vengono inoltre introdotte definitivamente (dopo l'esperimento nel torneo 1980-81) le scritte coi nomi dei giocatori, sulla schiena, sopra al numero.[8]

In campionato Weah è autore di 11 reti e fa reparto con Baggio ed ancora con Marco Simone. Il Milan si insedia subito in vetta alla classifica dopo la vittoria casalinga alla sesta giornata contro la Juventus campione in carica. In seguito stacca il Parma, che aveva raggiunto i rossoneri in cima alla graduatoria e sventa un tentativo di avvicinamento da parte della Fiorentina pareggiando 2-2 l'incontro coi viola. È proprio con il successo sui toscani per 3-1 (reti di Savicevic, Baggio e Simone), nella gara di ritorno a San Siro, che i rossoneri chiudono matematicamente il discorso scudetto con due giornate di anticipo. È il quarto titolo nazionale in cinque anni, il quindicesimo per la società e il primo da quando sono stati introdotti i 3 punti per vittoria. I Diavoli concludono la stagione con il 7-1 alla Cremonese e con la miglior difesa del torneo, staccando di 8 lunghezze la Juventus.[78] In Coppa UEFA l'avventura del Milan finisce ai quarti con l'eliminazione per mano del Bordeaux di Zinedine Zidane e del futuro acquisto Christophe Dugarry che ribalta il 2-0 di San Siro.[79] A fine stagione l'allenatore goriziano decide di lasciare il Milan per andare al Real Madrid, mettendo fine ad una lunga serie di successi, fra i quali quattro titoli nazionali e una Champions League.[3] In Coppa Italia, il Diavolo viene eliminato nei quarti di finale, ai rigori, dal Bologna.[80] Nel 1996 nasce il sito web ufficiale del club rossonero: Acmilan.com.[81]

Tabárez e i ritorni di Sacchi e Capello: la crisi (1996-1998)[modifica | modifica sorgente]

Tra il 1996 e il 1998, dopo un ciclo vincente a livello nazionale, europeo e mondiale durato dieci anni, il Milan conosce due stagioni conclusesi con un 11º e un 10º posto rispettivamente nelle stagioni 1996-1997 e 1997-1998, e un'eliminazione al primo turno dalla Champions League 1996-1997. Il risultato migliore in questo periodo è la finale di Coppa Italia conquistata nel 1997-1998.[8]

1996-1997: 11ª in Serie A, l'esonero di Tabarez, il ritorno di Sacchi e l'addio di Baresi[modifica | modifica sorgente]

Franco Baresi (in una foto del 1989), capitano del Milan dal 1982 al 1997, lascia il calcio dopo un'intera carriera in rossonero.

Nell'estate 1996 il Milan affida la conduzione tecnica all'allenatore uruguaiano Óscar Tabárez. I nuovi acquisti, Christophe Dugarry, Edgar Davids, Michael Reiziger, Pietro Vierchowod, Jesper Blomqvist (da gennaio), si aggiungono ad un impianto come quello composto dai campioni d'Italia dell'anno precedente: Franco Baresi, Dejan Savićević, Roberto Baggio, Mauro Tassotti, Sebastiano Rossi, Zvonimir Boban, George Weah, Paolo Maldini, Demetrio Albertini, Marco Simone, Alessandro Costacurta e Marcel Desailly. La squadra rimane sostanzialmente invariata rispetto al campionato precedente, come testimonia l'esiguo numero di cessioni che interessano giocatori come Mario Ielpo, Paolo Di Canio, Gianluigi Lentini, Filippo Galli e Patrick Vieira. Dei calciatori regolarmente impiegati nel torneo appena trascorso soltanto due lasciano il Milan: Roberto Donadoni e Christian Panucci che nella sessione di gennaio decide di raggiungere Capello al Real Madrid.[43]

Dopo nove stagioni di successi il club inizia l'anno calcistico perdendo a San Siro contro la Fiorentina (1-2) nella partita valevole per l'assegnazione della Supercoppa Italiana. Nei successivi incontri, il bilancio delle prime undici giornate di campionato è negativo.[43] Così, a seguito della sconfitta in trasferta contro il Piacenza (3-2), Tabárez è esonerato e sostituito da Arrigo Sacchi, appena dimessosi dall'incarico di commissario tecnico della Nazionale.[8] Pochi giorni dopo il ritorno di Sacchi il Milan è eliminato dalla Champions League nella fase a gironi in virtù di una sconfitta per 2-1 nella decisiva gara interna contro il Rosenborg, quando ai rossoneri sarebbe bastato un pareggio per classificarsi alle spalle del Porto e davanti a Göteborg e ai norvegesi stessi, e passare il turno.[82] Il campionato è pure caratterizzato dalla sconfitta a San Siro contro la Juventus per 6-1 il 6 aprile 1997, cui seguirà, la settimana successiva, un 3-1 subito nel derby.[43] L'annata termina all'11º posto (peggior risultato dal dopoguerra dopo quello del 1981-82 che costò la retrocessione), distante da un piazzamento valido per l'ingresso in una competizione europea, con 11 vittorie e 13 sconfitte.[8]

In Coppa Italia la squadra viene eliminata ai quarti di finale dal Vicenza, poi vincitrice finale del trofeo, con due pareggi: 1-1 a San Siro e 0-0 al Menti.[43]

Alla fine della stagione lasciano il Milan Arrigo Sacchi, il capitano Franco Baresi e il vice-capitano Mauro Tassotti, che danno l'addio al calcio rispettivamente dopo venti e diciassette anni in rossonero. Per la prima volta nella storia del calcio italiano, in onore del capitano che ha passato l'intera carriera in rossonero, la società decide di ritirare la maglia numero 6. La fascia passa a Paolo Maldini.[8]

1997-1998: Il ritorno di Capello, 10º posto in Serie A e finale di Coppa Italia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1997-1998 il club di via Turati fa tornare Fabio Capello, che nella stagione precedente aveva vinto la Liga con il Real Madrid. Ad affiancare capitan Maldini e compagni ritorna Roberto Donadoni e arrivano dal mercato Christian Ziege, Ibrahim Ba, Patrick Kluivert, Giampiero Maini, Massimo Taibi, Maurizio Ganz (da dicembre), Steinar Nilsen, Leonardo, Filippo Maniero (quest'ultimo da gennaio), Andreas Andersson e Winston Bogarde (questi ultimi due acquistati in estate e ceduti a gennaio). Vengono ceduti tutti gli acquisti dell'anno precedente (Edgar Davids alla Juventus, Christophe Dugarry, Pietro Vierchowod, Jesper Blomqvist e Michael Reiziger) oltre a Marco Simone, Roberto Baggio, Stefano Eranio e Ambrosini e Coco (in prestito).[43]

Libero da impegni europei, il Milan naviga in zone di medio-bassa classifica, terminando al 10º posto con un bilancio di 11 vittorie e 12 sconfitte. L'annata è caratterizzata dal 5-0 rimediato il 3 maggio 1998 contro la Roma all'Olimpico, che si aggiunge alle sconfitte con Inter (3-0) e Juventus (4-1).[43]

In Coppa Italia, dopo essersi imposta per 5-0 nell'andata dei quarti di finale contro l'Inter, la squadra supera le semifinali a spese del Parma grazie alla regola dei gol in trasferta, ma perde in finale contro la Lazio: dopo la vittoria per 1-0 a San Siro (rete di Weah direttamente su rinvio del portiere Rossi), i rossoneri sono sconfitti per 3-1 all'Olimpico, subendo tre gol negli ultimi 10' di gioco, dopo essere passati in vantaggio grazie ad una punizione di Albertini. L'ultima rete che consegna la coppa ai biancocelesti è messa a segno dal futuro rossonero Alessandro Nesta. A fine stagione il tecnico goriziano lascia la panchina.[43]

Il Milan di Zaccheroni e la parentesi di Cesare Maldini (1998-2001)[modifica | modifica sorgente]

Il periodo tra la fine del XX secolo e l'inizio del XXI vede il Milan ancora Campione d'Italia nel primo anno in cui la conduzione tecnica è affidata ad Alberto Zaccheroni. Le due stagioni seguenti si concludono senza vittorie: nell'ultima delle due l'allenatore Cesare Maldini, subentrato a campionato in corso, guida la squadra alla storica vittoria per 6-0 nel derby contro l'Inter.[8]

1998-1999: il 16º scudetto nell'anno del centenario[modifica | modifica sorgente]

Oliver Bierhoff, bomber dello scudetto del 1999.

Nell'estate del 1998 la società affida la panchina ad Alberto Zaccheroni, tecnico reduce dall'esperienza all'Udinese con cui aveva raggiunto il terzo posto,[43] utilizzatore del modulo 3-4-3.[3] Zaccheroni porta con sé l'attaccante Oliver Bierhoff, capocannoniere dell'ultima stagione di Serie A, e il terzino di fascia destra Thomas Helveg. Sul fronte nuovi arrivati ci sono anche Christian Abbiati, Roberto Ayala, Luigi Sala, Domenico Morfeo, Bruno N'Gotty, Federico Giunti (da gennaio), Andres Guglielminpietro e Jens Lehmann, portiere che lascerà il Milan nella sessione invernale dopo solo 5 presenze. Vengono invece ceduti Maini, Taibi, Maniero, Nielsen, Desailly, fresco del titolo di campione del mondo con la Francia e Kluivert. Viene inoltre lasciato libero Savićević. Tornano dal prestito Ambrosini e Coco.[43]

Nella stagione 1998-1999, i rossoneri conquistano lo scudetto, con cui viene festeggiato il centenario della società.[7] La formazione-tipo del Milan campione d'Italia è composta da: Abbiati (ventunenne autore di numerose parate decisive, divenuto titolare nell'ultima partita del girone di andata in seguito all'espulsione di Rossi);[3] Sala, Costacurta (N'Gotty), Maldini; Helveg, Albertini, Ambrosini, Guglielminpietro (Ziege); Leonardo (Boban), Bierhoff, Weah (Ganz).[8]

Christian Abbiati (in una foto del 2008), portiere e rivelazione rossonera nell'anno del sedicesimo scudetto.

Il girone d'andata viene chiuso dai rossoneri al quarto posto dietro alla Fiorentina campione d'inverno. Nel girone di ritorno il Milan si rende protagonista di una rimonta che gli consente di portarsi al primo posto grazie a sette vittorie ottenute nelle ultime sette partite e complici alcuni passi falsi della nuova capolista Lazio, avanti sette punti a sette gare dal termine del campionato. Il sorpasso sulla formazione capitolina si compie alla penultima giornata (la trentatreesima) quando i biancocelesti, già sconfitti dalla Roma e dalla Juventus al ventottesimo e ventinovesimo turno, vengono fermati da un pareggio a Firenze mentre Milan-Empoli termina 4-0.[8] All'ultima giornata i Diavoli mantengono il punto di vantaggio grazie alla vittoria in trasferta contro il Perugia in cui Abbiati si rende protagonista di una parata a pochi minuti dalla fine che preserva il 2-1 ottenuto grazie a Bierhoff e Gulielminpietro.[3]

Per la seconda volta nella storia del girone unico, una squadra arrivata quarta al giro di boa conquista il campionato.[8] È il sedicesimo scudetto rossonero conquistato grazie anche ai gol del centravanti tedesco Bierhoff (20), di George Weah e di Maurizio Ganz. Quest'ultimo sigla 4 reti, che fruttano 6 punti e induce il blucerchiato Castellini all'autogol al 95' in Milan-Sampdoria 3-2 (quart'ultima giornata) che consente ai rossoneri di rimanere a -1 dalla Lazio.[3] In Coppa Italia il cammino si interrompe ancora una volta contro i biancocelesti agli ottavi di finale (3-1 all'Olimpico e 1-1 a Milano).[43] A fine stagione, dopo aver vinto il suo sesto scudetto in dieci stagioni con la maglia rossonera, Roberto Donadoni dà l'addio al calcio.[43]

1999-2000: 3º posto e Ševčenko capocannoniere[modifica | modifica sorgente]

Già nel maggio 1999 la società di via Turati raggiunge con la Dinamo Kiev un accordo per il trasferimento al Milan del giovane attaccante ucraino Andrij Ševčenko, capocannoniere della Champions League 1997-1998. La punta ucraina risulterà decisiva per le sorti della squadra per i successivi sette anni e, nel dicembre 2004, conquisterà anche il Pallone d'oro, dopo essersi classificato terzo nelle edizioni 1999 e 2000. Altri arrivi sono quelli di Diego De Ascentis, José Antonio Chamot, José Mari, Taribo West, Gennaro Ivan Gattuso e Serginho. Vengono ceduti, invece, André Cruz, Christian Ziege e Coco (in prestito). Nella sessione di gennaio lasciano il club anche Bruno N'Gotty, Maurizio Ganz e George Weah, il quale, sempre meno utilizzato dal tecnico Zaccheroni, decide di trasferirsi al Chelsea.[43]

Andrij Ševčenko, capocannoniere della Serie A nel suo anno di esordio in Italia.

In agosto il Milan manca il primo obiettivo stagionale, la Supercoppa di Lega, persa contro il Parma al Meazza.[43] Nel proprio raggruppamento di Champions League vince una partita su sei (tre pareggi e due sconfitte con Hertha Berlino, Chelsea e Galatasaray). Nella gara decisiva contro i turchi, pur trovandosi in vantaggio 2-1, e ormai qualificato al turno successivo, a tre minuti dalla fine, viene prima raggiunto e poi superato dai padroni di casa. Scivola così dal secondo posto nel girone che dà accesso alla seconda fase, al quarto, mancando anche il passaggio in Coppa Uefa garantito dal terzo posto.[83] In Uefa ci va il Galatasaray guidato da Fatih Terim che poi vincerà la competizione.[3]

In Serie A il Diavolo chiude al terzo posto a undici punti dalla Lazio campione, non riuscendo mai a inserirsi nella lotta al vertice tra i laziali e la Juventus, entrambi sconfitti dai rossoneri nel corso del torneo.[43] Ševčenko, con 24 gol, vince la classifica marcatori al suo primo anno in Italia, impresa prima riuscita solo a Michel Platini.[8] Il bilancio dei derby è di una vittoria e una sconfitta, sempre con il punteggio di 2-1. In Coppa Italia il Milan è eliminato ai quarti di finale dall'Inter (andata: Milan-Inter 2-3, ritorno: Inter-Milan 1-1).[43]

Il 16 dicembre 1999 si svolge un gala per festeggiare i cento anni del club. La serata condotta da Jerry Scotti e Simona Ventura va in scena all'Alcatraz di Milano e in onda su Mediaset. Nel corso della cerimonia vengono premiati, a seguito di un sondaggio tra i lettori di Forza Milan! e TV Sorrisi e Canzoni: Nereo Rocco come "allenatore rossonero del secolo" (premio ritirato dal figlio Bruno), Fabio Cudicini come "portiere rossonero del secolo", Gianni Rivera come "centrocampista rossonero del secolo" (premio ritirato dall'ex compagno di squadra Giovanni Lodetti) e Marco van Basten come "attaccante rossonero del secolo". Franco Baresi riceve invece due premi: il primo come "difensore rossonero del secolo" e il secondo come "milanista del secolo". L'incontro Milan-Barcellona 4-0 della finale di UEFA Champions League 1993-1994 è votata dai tifosi "partita del secolo"[84] e la terza rete di van Basten, segnata in rovesciata, in Milan-Göteborg 4-0 della Champions 1992-93, è eletta "gol del secolo".[85] In occasione del centenario nasce anche Milan Channel, il primo canale televisivo tematico italiano interamente dedicato ad una squadra di calcio.[85]

2000-2001: 6º posto. Da Zaccheroni a Cesare Maldini[modifica | modifica sorgente]

Nelson Dida (in una foto del 2010): nuovo acquisto della stagione 2000-2001, sarà decisivo nella Champions 2002-03 parando tre rigori in finale.

Per la stagione 2000-2001 vengono acquistati Nelson Dida, Gianni Comandini (capocannoniere del precedente campionato cadetto), il difensore brasiliano Roque Júnior e Fernando Redondo, fresco campione d'Europa col Real Madrid costretto a scendere in campo in pochissime circostanze con il Milan perché perennemente afflitto da problemi fisici; Francesco Coco torna dal prestito. Kakhaber Kaladze viene acquistato a gennaio mentre lascia il club Roberto Ayala.[43]

Da quest'anno i rossoneri cuciono sulla manica della propria maglia il Multiple-winner badge, distintivo ideato dall'UEFA e assegnato ai club che si siano laureati tre volte consecutive campioni d'Europa, oppure che lo siano stati almeno cinque volte anche non consecutive. I club insigniti del citato stemma oltre ai rossoneri sono Real Madrid, Ajax e Bayern Monaco: essi acquisiscono il diritto di mantenere in via permanente il trofeo originale del torneo.[8] In agosto gli uomini di Zaccheroni affrontano e superano vittoriosamente il turno preliminare di Champions League contro i croati della Dinamo Zagabria (3-1 e 3-0), assicurandosi così l'accesso al tabellone principale. La competizione prosegue con le vittorie contro Beşiktaş (4-1 e 2-0) e Barcellona (battuto per 2-0 al Camp Nou dopo il 3-3 del Meazza) e con il pareggio e la sconfitta col Leeds. Nella seconda fase della Champions, il Milan, inserito nel gruppo con Galatasaray, Paris Saint-Germain e Deportivo La Coruña ottiene un successo, quattro pareggi e una sconfitta. Nell'ultimo incontro giocato a marzo, costretto alla vittoria interna contro il Deportivo La Coruña, non va oltre l'1-1 ed è perciò estromesso dalla massima competizione europea per club: svanisce così la possibilità di disputare la finale nel proprio stadio.[86] L'eliminazione costa la panchina a Zaccheroni, che è sostituito da Cesare Maldini, vecchia gloria rossonera e padre di Paolo. Cesare Maldini è affiancato dal vice Mauro Tassotti, ex calciatore del Milan, che rimarrà a fianco anche ai futuri allenatori rossoneri.[8] Maldini padre esordisce con un 4-0 interno contro il Bari, e alla fine il Milan si piazza al 6º posto in Serie A, qualificandosi per la Coppa UEFA.[43] La squadra vince il derby in trasferta contro l'Inter per 6-0 l'11 maggio 2001 grazie alle doppiette di Comandini e Ševčenko (ancora autore di 24 reti in campionato) e ai gol di Federico Giunti e Serginho; è dalla nascita del campionato di Serie A a girone unico (stagione 1929-1930) che un derby di Milano non termina con uno scarto così ampio.[8] Comandini contro l'Inter segna le uniche due reti di un campionato caratterizzato, sotto il profilo personale, da numerosi infortuni; un evento simile era accaduto a Paolo Rossi nel 1985-1986: anche lui segnò le uniche due reti in campionato in un derby, finito 2-2.[8]

Il percorso in Coppa Italia dei rossoneri si ferma in semifinale, dove il Milan è eliminato dalla Fiorentina guidata da turco Terim, poi vincitrice del trofeo (andata: Milan-Fiorentina 2-2, ritorno: Fiorentina-Milan 2-0).[43]

Gli anni di Ancelotti (2001-2009) e il Milan di Leonardo (2009-2010)[modifica | modifica sorgente]

In seguito a una stagione di transizione, in cui Carlo Ancelotti subentra in panchina a Fatih Terim dopo pochi mesi, si apre per il Milan un ciclo di sette anni, caratterizzati da vittorie nazionali e internazionali e da piazzamenti importanti sia in campionato che in Champions League. Durante questo periodo, in cui la società viene anche coinvolta nello scandalo di Calciopoli, il Milan diventa la prima squadra al mondo per numero di titoli internazionali conquistati: 18.[87] Sul finire del decennio, dopo aver vinto uno scudetto, una Supercoppa italiana, una Coppa Italia, due Champions League, due Supercoppe europee e un Mondiale per club, Ancelotti lascia la panchina al brasiliano Leonardo, già giocatore e dirigente del Milan con il quale attraverserà una stagione senza vittorie prima di ritornare a primeggiare con Massimiliano Allegri.[8]

2001-2002: 4º posto e semifinale di Coppa UEFA. Da Terim ad Ancelotti[modifica | modifica sorgente]

Carlo Ancelotti tornato sulla panchina del club che lo vide protagonista da giocatore.

Nell'estate 2001 la dirigenza di via Turati decide di puntare sull'allenatore turco Fatih Terim, nella stagione precedente alla Fiorentina. In rossonero arrivano giocatori come Manuel Rui Costa e Filippo Inzaghi (pagati rispettivamente 80 e 75 miliardi di lire),[88] più Javi Moreno e Cosmin Contra, che pochi mesi prima avevano condotto l'Alavés alla finale della Coppa UEFA, e il turco Ümit Davala. Nella lista dei nomi nuovi compaiono anche Martin Laursen e gli ex interisti Andrea Pirlo (inserito in un'operazione che porta Dražen Brnčić in nerazzurro) e Cristian Brocchi (scambiato con Andrés Guglielminpietro). Inoltre torna in rossonero, in prestito, Marco Simone. Tra le partenze, ci sono da segnalare quelle di Boban, Bierhoff, Sala, Giunti, Leonardo e Comandini, mentre Dida e Coco sono ceduti in prestito (quest'ultimo per la terza volta nelle ultime 5 stagioni).[43]

Filippo Inzaghi, acquisto dell'estate 2001.

A novembre il Milan si ritrova già fuori dalle prime cinque posizioni della classifica della Serie A nonostante la vittoria nel derby per 4-2. A seguito della sconfitta in trasferta contro il Torino, il 4 novembre Terim è esonerato e sostituito da uno degli Immortali di Sacchi, Carlo Ancelotti, nuovamente in rossonero ma in qualità di allenatore.[43] Nonostante la squadra sia falcidiata da una serie di infortuni (tra i quali quelli del capitano Maldini, di Inzaghi e di Ševčenko),[3] l'allenatore emiliano riesce a guidare i Diavoli alla semifinale di Coppa UEFA, dove sono eliminati dal Borussia Dortmund (seconda semifinale di sempre nella competizione, dopo trenta anni). Nella partita di andata in Germania, che il Milan perde 4-0, tre delle quattro reti sono realizzate da Marcio Amoroso, il quale arriverà in rossonero alcuni anni dopo. Al ritorno gli uomini di Ancelotti tentano la rimonta: l'incontro finisce con una vittoria per 3-1 non sufficiente a consentire il passaggio del turno. La semifinale era stata conquistata eliminando nell'ordine: Bate Borisov, CSKA Sofia, Sporting Lisbona, Roda e Hapoel Tel Aviv.[89]

In campionato il Milan guadagna il quarto posto, risultato che dà l'accesso ai preliminari di Champions League della stagione seguente. In Coppa Italia viene eliminato in semifinale dalla Juventus.[8] Nel corso dell'annata la formazione titolare, schierata secondo il 4-3-1-2, è la seguente: Abbiati; Contra, Costacurta, Laursen, Kaladze; Gattuso, Albertini, Serginho; Rui Costa; Ševčenko, Inzaghi. Nell'ultima parte della stagione il posto di Albertini è insediato da Pirlo, futuro punto di riferimento tattico della squadra.[3]

2002-2003: campione d'Europa, 5ª Coppa Italia, 3º posto in campionato[modifica | modifica sorgente]

Alessandro Nesta, acquisto dell'estate 2002 e rigorista a Manchester.

Nell'estate 2002 lascia il Milan Demetrio Albertini. Partono anche Sebastiano Rossi, José Mari, e i tre acquisti della stagione precedente, Ümit, Javi Moreno e Contra. Chiude la carriera Simone, Dida torna dal prestito, Clarence Seedorf viene prelevato dall'Inter in cambio di Francesco Coco mentre arrivano due giocatori a parametro zero: il brasiliano Rivaldo, Pallone d'oro 1999, proveniente dal Barcellona e l'attaccante danese Jon Dahl Tomasson dal Feyenoord. Dalla Lazio, invece, viene acquistato per 32 milioni di euro il difensore Alessandro Nesta.[43]

Per il Milan la stagione 2002-2003 è quella del ritorno alle vittorie dopo tre anni senza successi. A inizio anno Ancelotti utilizza il modulo "ad albero di Natale" (il 4-3-2-1) per far convivere nella stessa formazione giocatori come Seedorf, Pirlo, Rui Costa e Rivaldo e anche per sopperire all'assenza, di inizio campionato, dell'infortunato Ševčenko. Pirlo è schierato come regista davanti alla linea difensiva, affiancato a centrocampo da Seedorf, e da Gattuso quale interditore. La difesa è composta da Maldini e Nesta, con Kaladze e Simic, schierati come terzini e con Costacurta (che tornerà titolare nel finale di stagione) pronto a subentrare. L'attacco è affidato a Inzaghi supportato da Rivaldo e Rui Costa schierati sulla trequarti, mentre Ševčenko, resta fermo nella prima parte della stagione a causa di un infortunio. L'ucraino tornerà dopo qualche mese prendendo il posto di Rivaldo e ricoprendo il ruolo di seconda punta nel nuovo 4-3-1-2 studiato da Ancelotti. Il portiere è il brasiliano Dida, tornato in rossonero dopo una stagione in prestito al Corinthians e divenuto titolare durante l'andata del preliminare contro lo Slovan Liberec per un infortunio occorso ad Abbiati. Ancelotti può contare anche su Serginho, centrocampista di fascia sinistra che viene utilizzato spesso a partita in corso, e Ambrosini e Brocchi, centrocampisti di riserva.[3]

L'11 titolare sceso in campo a Manchester contro la Juventus nella prima finale di Coppa dei Campioni/Champions League tra due squadre italiane.

In campionato, dopo un girone d'andata concluso con il titolo di campione d'inverno e impreziosito da vittorie come quella per 6-0 col Torino e come quella nel derby, la squadra rallenta il passo perdendo diversi punti e giungendo infine terza alle spalle della Juventus e dell'Inter (battute entrambe dal Diavolo nel girone di ritorno).[43] In Champions League, trascinata dai gol di Inzaghi e Ševčenko, il club è artefice di un cammino vittorioso. Ad agosto i ragazzi di Ancelotti guadagnano l'accesso al tabellone principale della manifestazione eliminando lo Slovan Liberec nel terzo turno preliminare grazie al gol segnato in trasferta (vittoria 1-0 a San Siro e sconfitta 2-1 a Liberec). Nelle due fasi successive vincono entrambi i gironi eliminatori con due giornate di anticipo battendo Lens (2-1), Deportivo La Coruña (sconfitto 4-0 in Spagna), Lokomotiv Moskva e anche avversari più blasonati come Borussia Dortmund (sconfitto 1-0 in germania), Bayern Monaco (superato con un doppio 2-1) e i campioni in carica del Real Madrid che si arrendono a San Siro dopo una rete di Ševčenko. Dei 19 gol complessivi messi a segno nel preliminare e nelle prime due fasi a gironi, 11 portano la firma di Filippo Inzaghi. Nei quarti di finale il Milan trova l'Ajax. Dopo lo 0-0 in Olanda, nella partita di ritorno, in seguito alle reti del attaccante piacentino e Ševčenko, il risultato è fermo sul 2-2 (e quindi favorevole ai lanceri), fino all'ultimo minuto di gioco, quando un gol di Tomasson (tocco sotto porta che ribadisce in rete un pallonetto di Inzaghi) sancisce la qualificazione del Milan. La semifinale coincide con il primo derby di Milano nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League. La prima partita, Milan-Inter, finisce 0-0, mentre nel ritorno, il punteggio è di 1-1 con Martins che pareggia a pochi minuti dal termine la rete di Ševčenko e con Abbiati (titolare al posto dell'infortunato Dida) che si rende protagonista, sempre nelle ultime fasi del match, di una parata che preserva il risultato e che consente ai rossoneri di superare il turno in virtù del gol segnato fuori casa, anche se i due incontri si sono giocati entrambi a San Siro.[90]

Paolo Maldini mentre alza la Champions League vinta il 28 maggio 2003 contro la Juventus all'Old Trafford.

In finale, il 28 maggio, i Diavoli sconfiggono ai calci di rigore la Juventus nella prima finale della Coppa dei Campioni/Champions League con entrambe le contendenti italiane. La partita di Manchester termina a reti bianche dopo i tempi supplementari e viene decisa dal dischetto. Ai calci di rigore Dida para tre tiri, mentre Ševčenko (che si era visto annullare un gol durante il primo tempo)[91] realizza l'ultimo rigore che, insieme a quelli segnati da Serginho e Nesta, rimedia agli errori di Seedorf e Kaladze e consegna al Milan il trofeo. Paolo Maldini alza la Coppa dei Campioni da capitano e in Inghilterra, così come fece suo padre Cesare esattamente quarant'anni prima.[92]

In questa stagione arriva anche la vittoria della Coppa Italia, che viene conquistata dopo aver eliminato Ancona, Chievo e Perugia e aver superato la Roma in finale. La doppia sfida coi giallorossi finisce 4-1 all'Olimpico grazie alla doppietta di Sergihno e le reti di Ambrosini e Ševčenko e, 2-2 nel ritorno a San Siro (reti di Rivaldo e Inzaghi), giocato 3 giorni dopo la finale di Manchester. Quella conquistata in questa stagione è la quinta Coppa Italia per il Milan, la prima sotto la gestione di Berlusconi, a ventisei anni dall'ultimo successo in tale competizione.[43] Con quello alla Roma, Filippo Inzaghi, segna l'ultimo gol della stagione rossonera, dopo aver siglato il primo, 9 mesi prima, nel preliminare di Champions League contro lo Slovan Liberec.[3]

2003-2004: il 17º scudetto, 4ª Supercoppa europea e quarti di finale di Champions League[modifica | modifica sorgente]

Per il 2003-2004 la squadra campione d'Europa si presenta ai nastri di partenza con i rinforzi Cafu, Giuseppe Pancaro e Kaká, giovane brasiliano proveniente dal San Paolo. Lasciano il club Chamot, Helveg e Roque Júnior. Kakà si fa subito notare da Ancelotti, che lo schiera spesso titolare al posto di Manuel Rui Costa o a fianco al portoghese, nelle partite in cui l'allenatore utilizza il 4-3-2-1 con due trequartisti a supporto dell'unica punta. Il resto della formazione tipo rimane quello della stagione precedente con le eccezioni di Cafu e Pancaro che vengono schierati come terzini al posto di Simic e Kaladze. In questa stagione Filippo Inzaghi fa sporadiche apparizioni in quanto bloccato da un infortunio, mentre Tomasson colleziona 37 presenze e segna 15 reti. Il brasiliano Rivaldo, sempre meno utilizzato da Ancelotti, rescinde il contratto in autunno.[3]

La Curva Sud onora il 17º scudetto in Milan-Brescia 4-2 del 16 maggio 2004, ultima di campionato.

Battuta ai calci di rigore a New York dalla Juventus nella partita che assegna la Supercoppa Italiana, la squadra poche settimane dopo, grazie a un gol di Ševčenko, trionfa a Montecarlo nella Supercoppa europea contro il Porto, che poi vincerà la Champions League. In campionato lotta ai vertici con la Juventus e con la Roma. A dicembre, per la Coppa Intercontinentale, sfida a Tokyo gli argentini del Boca Juniors guidati da Carlos Bianchi che, sulla panchina del Vélez Sarsfield, aveva battuto i rossoneri nella stessa competizione nove anni prima. La partita termina 1-1 (gol di Tomasson e Donnet) e si decide ai calci di rigore, dove i rossoneri perdono 3-1 sbagliando tre tiri dal dischetto con Pirlo, Seedorf e Costacurta. L'unico tiro dagli undici metri che si insacca è quello di Rui Costa.[8]

Il 21 dicembre Silvio Berlusconi, allora presidente del consiglio dei ministri, è obbligato a lasciare la carica di presidente del Milan a seguito dell'approvazione di una legge disciplinante i conflitti d'interesse.

La formazione campione d'Italia 2004.

Dopo la sconfitta in coppa intercontinentale arriva anche la prima sconfitta in campionato, in casa contro l'Udinese prima della sosta natalizia. Il nuovo anno inizia con il successo all'Olimpico contro la capolista Roma guidata da Capello (2-1 grazie alla doppietta di Andrij Ševčenko), vittoria che già a gennaio porta i rossoneri in cima alla classifica in modo definitivo. Nei mesi successivi il Milan mantiene il primo posto e il 2 maggio, battendo ancora la Roma a San Siro (1-0 sempre con gol di Andrij Ševčenko dopo pochi minuti di gioco), si laurea campione d'Italia per la diciassettesima volta e con due turni d'anticipo sulla fine del torneo, distanziando la stessa formazione giallorossa.[7][43]La festa per lo scudetto si tiene all'ultima giornata, il 16 maggio 2004, in occasione di Milan-Brescia (4-2). Gli 82 punti finali conquistati rappresentano un record assoluto nella Serie A a 18 squadre con 3 punti per vittoria, mentre con gli 11 successi esterni nel torneo a 18 squadre, il club eguaglia il record di Juventus, Inter e del Milan 1963-64.[8] Riguardo agli scontri diretti con le concorrenti, i rossoneri vincono le due gare disputate contro la Roma (battuta due volte anche in Coppa Italia), battono la Lazio (doppio 1-0), sconfiggono la Juventus a Torino (3-1 dopo l'1-1 di San Siro) e completano l'opera con le vittorie nei derby contro l'Inter. Le partite contro i nerazzurri registrano il primo gol in Serie A di Kakà nella partita di andata (match terminato 3-1), mentre nella gara di ritorno i rossoneri ribaltano il 2-0 a favore dei rivali, con il quale si era chiuso il primo tempo, grazie ai gol di Tomasson, Kakà e Seedorf. Ševčenko in virtù delle 24 reti messe a segno è di nuovo capocannoniere della Serie A dopo quattro anni. L'ucraino si classifica quarto nella classifica per il Pallone d'oro 2003, preceduto da Paolo Maldini, terzo.[93]

In Champions League, dopo aver chiuso il primo turno al primo posto davanti a Celta Vigo, Brugge e Ajax, ed aver eliminato i cechi dello Sparta Praga (0-0 e 4-1) negli ottavi di finale, il Diavolo esce ai quarti eliminato dal Deportivo La Coruña nonostante la vittoria per 4-1 nella gara di andata giocata al Meazza. Nel ritorno i rossoneri vengono travolti dagli spagnoli che si impongono 4-0.[94]

In Coppa Italia la squadra di Ancelotti esce in semifinale contro la Lazio, poi vincitrice del trofeo.[43]

2004-2005: 5ª Supercoppa italiana, 2º posto e la finale di Champions persa a Istanbul[modifica | modifica sorgente]

Clarence Seedorf (in una foto del 2008), centrocampista al Milan dal 2002 al 2012.

Il 21 agosto 2004 i rossoneri battono la Lazio per 3-0 a San Siro grazie a una tripletta di Ševčenko e si aggiudicano la loro quinta Supercoppa di Lega inaugurando così la stagione 2004-2005.[3]

I nuovi innesti sono Jaap Stam, Hernán Crespo (in prestito) e Vikash Dhorasoo. Parte Martin Laursen mentre Fernando Redondo, lascia il calcio dopo quattro stagioni caratterizzate da sporadiche apparizioni a causa di un serio infortunio rimediato nel pre-campionato 2000-2001, in seguito al quale l'argentino chiese ed ottenne dalla società milanista di non percepire lo stipendio fino al giorno del suo rientro in campo.[95] In campionato (da quest'anno portato a 20 squadre) il Milan parte conquistando solo un punto nelle prime due gare casalinghe con Livorno e Messina. Ripresosi con la vittoria a Roma contro la Lazio alla quarta giornata, gareggia a lungo con la Juventus guidata dall'ex Fabio Capello. Il 12 dicembre (15ª giornata) sconfigge 6-0 la Fiorentina a San Siro. Il 18 dicembre 2004 lo scontro diretto al Delle Alpi si chiude invece sullo 0-0. A decidere le sorti del campionato è il secondo scontro diretto, giocato l'8 maggio a Milano con le due squadre a pari punti: i bianconeri si impongono con il risultato di 1-0 (rete di Trezeguet) e mettono le mani sullo scudetto, titolo che sarà conquistato e poi revocato dopo lo scandalo del calcio italiano 2006. Alla fine del campionato sono sette i punti di distacco tra i rossoneri e il club torinese.[3]

L'11 sceso in campo a Istanbul.

In Champions League il Milan conclude al primo posto il proprio raggruppamento dopo aver battuto Barcellona, Celtic e Šachtar Donetsk. Di seguito elimina il Manchester United negli ottavi di finale (doppio 1-0 firmato Crespo), l'Inter nei quarti (successi per 2-0 grazie ai gol di Stam e Ševčenko all'andata e 3-0 a tavolino al ritorno, sentenziato dal giudice sportivo dopo che a 15' dalla fine, con il Milan in vantaggio per 1-0 grazie a un gol di Ševčenko, la curva interista aveva interrotto il gioco lanciando fumogeni in campo e colpendo Dida).[96] In semifinale i rossoneri eliminano il PSV Eindhoven: dopo la vittoria per 2-0 a Milano (gol di Ševčenko e Tomasson), Massimo Ambrosini, nella gara di ritorno al Philips Stadion, sul punteggio di 2-0 per gli olandesi, sigla di testa la rete del momentaneo 2-1 evitando i supplementari e rendendo inutile il terzo gol segnato pochi secondi più tardi da Phillip Cocu (ottenendo un complessivo 3-3 i rossoneri si qualificano grazie alla regola dei gol in trasferta).[97] Il 25 maggio, a Istanbul, va in scena la finale, la decima nella storia rossonera. La squadra chiude il primo tempo in vantaggio per 3-0 contro il Liverpool, grazie ad una rete di Maldini (gol più veloce in una finale di Champions League), a una doppietta di Crespo. Viene inoltre annullata una rete a Ševčenko[98] per un fuorigioco secondo la critica inesistente.[99] Nel secondo tempo, invece, i rossoneri, dopo aver avuto altre occasioni per segnare il quarto gol,[98] sono raggiunti sul 3-3 in sei minuti (dal 54' al 60') grazie ai gol di Gerrard e Šmicer e ad un rigore di Alonso respinto da Dida ma ribadito in rete dallo stesso centrocampista. La gara procede ai tempi supplementari, dove il portiere polacco Jerzy Dudek compie un prodigioso salvataggio da terra su un tiro ravvicinato di Ševčenko e quindi ai calci di rigore, dove il Milan fallisce tre tiri dal dischetto con Serginho, Pirlo e, quello decisivo, proprio con l'attaccante ucraino. Segnano invece Tomasson e Kakà ma non basta: il Liverpool vince la serie di tiri dagli undici metri 3-2, e quindi il match 6-5 laureandosi campione d'Europa per la quinta volta nella sua storia.[100][101]

In Coppa Italia il club è eliminato ai quarti di finale dall'Udinese.[102] Nel dicembre 2004 Ševčenko è eletto Pallone d'oro. È il quinto rossonero a riuscirci.[103]

2005-2006: semifinale di Champions e penalizzazione[modifica | modifica sorgente]

Andrea Pirlo (in una foto del 2008), titolare inamovibile nel Milan di Ancelotti.

Partiti Tomasson e Hernán Crespo, nell'estate 2005 il Milan ingaggia il giovane attaccante Alberto Gilardino, secondo nella classifica cannonieri dei due campionati precedenti con la maglia del Parma, l'esterno ceco Marek Jankulovski, il portiere Željko Kalac, il centrocampista svizzero Johann Vogel e il centravanti Christian Vieri, proveniente dall'Inter, poi ceduto a gennaio al Monaco e sostituito dal brasiliano Marcio Amoroso. Christian Abbiati e Cristian Brocchi vengono prestati rispettivamente a Juventus e Fiorentina. Lasciano il club definitivamente Pancaro e Dhorasoo.

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Il coinvolgimento in Calciopoli

Nel maggio 2006 anche il Milan (oltre a Juventus, Lazio, Fiorentina, Reggina e Arezzo) è indagato nello scandalo di intercettazioni telefoniche che fanno presumere illeciti sportivi riguardanti la stagione 2004-2005. Le gare inizialmente sospette sono due: la vittoria per 1-0 con il Chievo, in cui furono annullate due reti regolari (una al Milan e una ai veneti) e il pareggio interno per 1-1 con il Brescia. Nel processo sportivo sarà indagata e sottoposta a giudizio solo la posizione della società, quella a proposito della partita con il ChievoVerona. Il dirigente coinvolto è Leonardo Meani, collaboratore addetto al rapporto con gli arbitri, che secondo l'inchiesta avrebbe richiesto guardalinee compiacenti. Le richieste dell'accusa, rese note il 4 luglio 2006, prevedono la retrocessione del Milan in Serie B con tre punti di penalizzazione. Il 14 luglio 2006 la sentenza di primo grado della giustizia sportiva riserva al Milan un trattamento meno pesante di quello riservato a Juventus, Fiorentina e Lazio, essendo riconosciuta al club di via Turati solo la responsabilità oggettiva e quindi una posizione meno grave. La società rossonera è condannata ad una penalizzazione di 44 punti da scontare nel campionato 2005-2006 (la penalizzazione avrebbe fatto scivolare la squadra dal secondo posto ottenuto sul campo all'ottavo posto, piazzamento che non dava accesso alle coppe europee della stagione seguente)[nota 6] e ad una di 15 punti da scontare nel campionato 2006-2007. Vengono inoltre puniti il vicepresidente Adriano Galliani con l'inibizione per un anno e Leonardo Meani con l'inibizione per tre anni e sei mesi. A seguito della prima sentenza, i rossoneri ricorrono in appello alla Corte Federale la quale, il 25 luglio, così come per Fiorentina e Lazio riduce la penalizzazione per il campionato 2005-2006 a 30 punti. Il club scivola così dalla seconda alla terza posizione in classifica, piazzamento utile per la qualificazione ai preliminari della Champions League 2006-2007. La sentenza riduce anche i punti di penalizzazione da -15 a -8 per la stagione 2006-2007, definendo "marginale" la posizione di Meani. L'inibizione di Galliani scende a nove mesi, mentre quella per Meani a due anni e sei mesi. A metà agosto 2006 il Milan viene nuovamente deferito dal procuratore Palazzi per responsabilità oggettiva. Meani è deferito per omessa denuncia riguardo a una presunta combine nella partita Arezzo-Salernitana della Serie B 2004-2005. Il 2 agosto la UEFA decide di ammettere con riserva il Milan al terzo turno preliminare della Champions League 2006-2007.[nota 7] Nove giorni più tardi il Milan attua la stessa decisione dei club coinvolti nello scandalo italiano, e ricorre alla Camera di Conciliazione del CONI per ottenere un ulteriore sconto sui punti di penalizzazione. Il club consegue solo l'annullamento di una pena accessoria, la squalifica del campo per una giornata. L'11 settembre la società decide di presentare ricorso all'arbitrato del CONI, ultimo grado della giustizia sportiva, con l'obbiettivo di farsi ridurre la propria penalizzazione (-8 punti). L'arbitrato non concede al Milan riduzioni sui punti di penalizzazione, a differenza delle altre società coinvolte.[104]

Eliminata ai quarti di Coppa Italia dal Palermo,[105] in campionato, in casa la squadra ottiene 18 vittorie e un pareggio (1-1 contro la Sampdoria), con risultati meno buoni in trasferta. Con questo rendimento nelle partite interne eguaglia il record stabilito dal Grande Torino nel 1948-1949, con 18 vittorie e un pareggio in 19 partite.[8] Nel girone d'andata, dopo aver inflitto ai bianconeri la loro prima e unica sconfitta in campionato (3-1 a San Siro il 29 ottobre 2005), i rossoneri perdono il derby: non accadeva dal marzo 2002. Nel girone di ritorno, con 16 vittorie in 19 gare, il Milan riduce da 14 a 3 i punti di svantaggio sulla squadra piemontese, chiudendo il campionato a 88 punti, quota che rappresenta un record per i rossoneri, da quando è stato introdotto il girone unico. In seguito alle sentenze relative allo scandalo del calcio italiano questo scudetto verrà poi revocato ai bianconeri ed assegnato, a differenza dell'anno precedente, all'Inter a tavolino, terza classificata dopo i risultati del campo, mentre il Milan sarà penalizzato di 30 punti e chiuderà ufficialmente terzo a 58 punti.[8]

In Champions League, dopo aver vinto il proprio girone con un punto di vantaggio sul PSV Eindhoven precedendo anche Schalke 04 e Fenerbahçe, l'8 marzo 2006 il Milan sconfigge il Bayern Monaco per 4-1 nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League, eliminandolo dopo l'1-1 dell'Allianz Arena. Il club rossonero, così, diventa l'unica squadra europea ad aver partecipato ai quarti di finale della competizione in tutte le ultime quattro edizioni. Con questi risultati il club riesce a consolidare il suo primato nella classifica della UEFA. Ai quarti di finale il Milan estromette i francesi del Lione, pareggiando per 0-0 in Francia e battendo gli avversari per 3-1 a San Siro: sono decisive le reti nei minuti finali di Inzaghi e Ševčenko.[106] Grazie a questo gol l'ucraino (che al termine della competizione sarà capocannoniere con 9 gol)[107] diventa il miglior marcatore di tutti i tempi della Champions League. La squadra viene eliminata in semifinale dal Barcellona, poi vincitore del trofeo: nella partita di andata a San Siro vincono i blaugrana per 1-0 (gol di Giuly), mentre la partita di ritorno al Camp Nou (in cui si registra un gol annullato a Ševčenko che secondo la critica era regolare[108]) termina 0-0. Si tratta della seconda eliminazione nella storia del club in semifinale di Coppa dei Campioni-Champions League, dopo quella del 1956 subita a vantaggio del Real Madrid.[109] Al termine della stagione Ševčenko è ceduto al Chelsea dopo sette anni in rossonero.[110]

2006-2007: la 7ª Coppa dei Campioni e 4° in serie A[modifica | modifica sorgente]

Il Milan celebra la conquista della UEFA Champions League 2006-2007.

Alla fine di maggio 2006 Manuel Rui Costa rescinde consensualmente il contratto per trasferirsi al Benfica mentre Jaap Stam torna in Olanda. In estate vengono ceduti anche Vogel e Amoroso. Per la sostituzione di Ševčenko la società acquista il brasiliano Ricardo Oliveira dal Betis Siviglia. Altri acquisti estivi sono Daniele Bonera, Yoann Gourcuff, mentre viene ingaggiato lo svincolato Giuseppe Favalli.[111]

Il 15 giugno, l'assemblea dei soci elegge per acclamazione Silvio Berlusconi presidente del Milan dopo un'assenza che durava dal dicembre 2004, a seguito delle dimissioni per il divieto posto dalla legge antitrust. In questa stagione cambia lo sponsor ufficiale della società: Bwin sostituisce Opel, presente sulle casacche rossonere da dodici anni.[112]

A Berlino, il 9 luglio, cinque giocatori del Milan (Inzaghi, Nesta, Pirlo, Gattuso e Gilardino) si laureano Campioni del mondo con la Nazionale italiana, vincendo in finale contro la Francia i Mondiali di calcio in Germania.[113]

Dopo un inizio in campionato favorevole, che consente alla squadra di azzerare rapidamente la penalizzazione di 8 punti, i rossoneri perdono alcuni match e si trovano lontani dalla vetta della classifica già a novembre.[114] In Champions League, superato il terzo turno preliminare contro la Stella Rossa (1-0 a San Siro e 2-1 a Belgrado), il Milan accede alla fase a gironi della competizione per l'ottava volta negli ultimi dieci anni.[115]Il club si impone nel suo girone eliminatorio composto da AEK Atene (battuto 3-1), Anderlecht (sconfitto 4-1 e 1-0) e Lille conquistando con due turni d'anticipo il primo posto (raggiunto per il quinto anno consecutivo) e conseguentemente, l'accesso agli ottavi di finale.[116]

Nel mercato invernale la dirigenza porta in rossonero il brasiliano Ronaldo, proveniente dal Real Madrid, che non può giocare nelle competizioni europee,[nota 8] ma che aiuterà la squadra in campionato siglando 7 reti in 14 presenze. Viene inoltre acquistato dalla Lazio, il terzino campione del mondo, Massimo Oddo.[111] In Gennaio i rossoneri vengono eliminati dalla Roma (poi vincitrice della competizione) nelle semifinali di Coppa Italia (2-2 a San Siro, 3-1 all'Olimpico).[114]

Formazione iniziale del Milan laureatosi campione d'Europa 2007.

Per il proseguo in Champions League, vista la scarsa propensione realizzativa di Oliveira (che chiuderà la stagione con 5 reti in 37 presenze), il tecnico Ancelotti torna al 4-3-2-1 già caratterizzante le prime due fasi della massima competizione europea nel 2002-2003 e parte del campionato 2003-2004: sacrifica una punta per inserire un centrocampista in più (Ambrosini) e sposta Seedorf sulla linea della trequarti accanto a Kakà.[117] Il Milan prosegue il proprio cammino superando (0-0 e 1-0 a San Siro) il Celtic Glasgow negli ottavi di finale grazie ad un gol di Kaká nei tempi supplementari. Accede così ai quarti di finale di Champions per la quinta volta negli ultimi cinque anni, unica tra le squadre europee presenti anche ai quarti di finale dell'edizione precedente del torneo. Eliminato il Bayern Monaco (2-2 a San Siro firmato Pirlo e Kaká e 2-0 all'Allianz Arena con reti di Seedorf e Inzaghi), il Diavolo approda alle semifinali di Champions per la terza stagione consecutiva (quarta semifinale nelle ultime cinque stagioni). Qui elimina il Manchester United che, dopo aver avuto la meglio nella gara d'andata all'Old Trafford (3-2), viene sconfitto per 3-0 a San Siro nel ritorno subendo i gol di Kaká (già autore di una doppietta all'andata), Seedorf e Gilardino. Il club rossonero conquista così l'accesso all'undicesima finale della propria storia in Coppa dei Campioni/Champions League, la terza negli ultimi cinque anni, confermandosi secondo club europeo nella classifica delle finali disputate alle spalle del Real Madrid. Nella finale dello Stadio Olimpico di Atene, il 23 maggio, i rossoneri si ritrovano opposti al Liverpool, come nel 2005. È la seconda volta nella storia della Coppa dei Campioni/Champions League che due squadre si affrontano in finale a pochi anni di distanza[nota 9]. A differenza della finale di Istanbul di due anni prima, questa volta a vincere è il Milan, che si riprende la rivincita battendo per 2-1 gli inglesi al termine di una partita caratterizzata dalla doppietta di Inzaghi cui segue, nel finale, il gol del Liverpool con Dirk Kuijt, che non impedisce al capitano Maldini di sollevare nuovamente, a quattro anni di distanza, la sua quinta Coppa dei Campioni, la settima e la quinta in diciannove anni, per il club di via Turati. Kaká si laurea inoltre capocannoniere del torneo con 10 gol.[116]. Il Milan vince la sua settima Coppa dei Campioni-Champions League.

In campionato, dove perde entrambi i derby a venticinque anni di distanza dall'ultima volta, il primo per 4-3 e il secondo per 2-1, il club raggiunge il piazzamento tra le prime quattro con due turni di anticipo grazie ai 38 punti conquistati nel girone di ritorno. L'Inter campione d'Italia distanzia i rossoneri di 36 punti (compresi gli otto di penalizzazione).[118]

Alla fine della stagione, all'età di 41 anni, si ritira dall'attività agonistica il vice-capitano Alessandro Costacurta. Il 13 maggio, nella gara contro il Catania, Paolo Maldini raggiunge le 600 presenze in Serie A, primo calciatore a toccare questa quota[nota 10][119] e con l'ottava finale di Coppa dei Campioni/Champions League eguaglia il record di finali disputate, stabilito precedentemente dallo spagnolo Francisco Gento con il Real Madrid.[120]

2007-2008: 5º in serie A, 5ª Supercoppa europea e Campioni del mondo[modifica | modifica sorgente]

Nell'estate 2007 tornano al Milan Ibrahim Ba, svincolato, e Digão (prima in prestito), fratello minore di Kaká. Dopo le cessioni di Oliveira (in prestito con diritto di riscatto al Real Saragozza) e Borriello (in compartecipazione col Genoa) ed il ritiro di Alessandro Costacurta, che entra a far parte dello staff tecnico, vengono ingaggiati due brasiliani, l'attaccante Alexandre Pato, minorenne e quindi utilizzabile solo da gennaio o nel caso di amichevoli, e il centrocampista Emerson dal Real Madrid.[121]

Il 31 agosto 2007, a Montecarlo, il Milan si aggiudica la Supercoppa europea battendo per 3-1 in rimonta il Siviglia campione in carica.[122] Viene così consolidato il record di vittorie in questa competizione: i cinque trofei (1989, 1990, 1994, 2003, 2007, tutti ottenuti dopo aver vinto una Coppa Campioni/Champions League) danno diritto al club di custodire per sempre nella bacheca la coppa in versione originale. Il Milan dedica il trofeo al giocatore del Siviglia Antonio Puerta da poco scomparso.[123] Il 2 dicembre Kaká diventa il sesto calciatore del Milan a vincere il Pallone d'oro precedendo nella classifica di France Football Cristiano Ronaldo, Messi e il compagno di squadra Andrea Pirlo, piazzatosi al quarto posto.[124] Alcune settimane più tardi il brasiliano riceve anche il FIFA World Player.[125]

Dal 7 al 16 dicembre i rossoneri partecipano alla Coppa del Mondo per club in programma in Giappone. Superata la semifinale giocata il 13 dicembre contro la squadra giapponese dell'Urawa Red Diamonds (1-0 con rete di Clarence Seedorf), in finale sconfiggono il Boca Juniors per 4–2, diventando il club più titolato a livello di trofei internazionali vinti (18).

L'11 vincitore del Mondiale per club.

Dopo 2 successi di club brasiliani, il Milan è la prima squadra europea ad aggiudicarsi la competizione che dal 2005 assegna il titolo di campione del Mondo e con 4 successi intercontinentali complessivi stabilisce un record assoluto. I gol dei Diavoli nella finale sono realizzati da Inzaghi, autore di una doppietta, Nesta e Kaká, eletto giocatore della partita e miglior giocatore della competizione davanti a Seedorf.[126] Con la doppietta al Boca, Inzaghi ha segnato almeno una volta in tutte le competizioni.[127]

In campionato, privo dell'infortunato Ronaldo (che rientrerà alla fine di novembre), nella prima parte del torneo prima della sosta natalizia, il Milan occupa le posizioni di centro-classifica e non riesce a ottenere una vittoria in casa fino all'inizio del nuovo anno, eguagliando la propria peggiore striscia casalinga negativa, risalente ad ottantasei anni prima.[nota 11][8] È solo nella partita dell'esordio ufficiale del giovane brasiliano Alexandre Pato, contro il Napoli, che i rossoneri colgono il loro primo successo interno. Dalla ripresa del torneo il Diavolo torna a lottare per il quarto posto, mentre in Coppa Italia viene eliminato negli ottavi dal Catania (1-2 in casa, 1-1 in trasferta). Le due reti rossonere sono messe a segno da Alberto Paloschi, il quale, nell'esordio in campionato contro il Siena a San Siro, il 10 febbraio, va a segno diciotto secondi dopo il suo ingresso in campo, stabilendo il nuovo record di realizzazione più veloce per un debuttante in Serie A.[8]

In Champions League i rossoneri, che a febbraio perdono nuovamente Ronaldo fino alla fine della stagione a causa di un infortunio, chiudono al primo posto la prima fase a gironi per la settima volta consecutiva, precedendo Celtic, Benfica e Sachtar. Negli ottavi di finale sono eliminati, a opera dell'Arsenal, che supera il turno vincendo per 0-2 a San Siro dopo lo 0-0 dell'andata all'Emirates Stadium di Londra. Per la quarta stagione consecutiva, la squadra campione d'Europa in carica viene eliminata agli ottavi.[8]

Cafu, lascia il Milan e il calcio giocato.

Il 7 febbraio il Milan viene insignito dell'appena creato FIFA Club World Cup Champions Badge. Questa non è l'unica novità che arricchisce la maglia rossonera: sulla manica la squadra sfoggia anche il logo dei detentori della Champions League, introdotto dall'UEFA nel 2004, e, sul petto, la scritta «il club più titolato al mondo». Il 16 febbraio, nell'anticipo di campionato contro il Parma, Paolo Maldini, subentrando a Marek Jankulovski, tocca lo storico traguardo delle 1000 partite ufficiali disputate in carriera. Così come avvenuto già nel dicembre del 2004, l'8 maggio la carica di presidente del club torna vacante per via del nuovo incarico conferito a Silvio Berlusconi in qualità di presidente del consiglio dei ministri.[8]

Nelle ultime giornate di campionato il Milan lotta con la Fiorentina per ottenere il quarto posto utile per la qualificazione ai preliminari di Champions League, senza riuscirvi. I rossoneri scavalcano i toscani battendo l'Inter per 2-1 e approfittando della sconfitta dei viola in casa del Cagliari. Una settimana più tardi, nella penultima giornata, la Fiorentina supera nuovamente e definitivamente la squadra di Ancelotti, che perde per 3-1 sul terreno del Napoli. I rossoneri accedono, dunque, alla Coppa UEFA dopo sei stagioni consecutive in Champions League. L'ultima partita, con l'Udinese, segna il congedo di Cafu e di Serginho, all'ultima apparizione con la maglia del Milan.[8]

2008-2009: 3º posto e gli addii di Maldini, Ancelotti e Kakà[modifica | modifica sorgente]

Ronaldinho con la maglia del Milan.

Oltre a Cafu e Serginho, al termine della stagione 2007-2008 lasciano il Milan anche Ibrahim Ba, Alberto Gilardino e l'infortunato Ronaldo. A queste partenze si aggiungeranno quelle di Digão (in prestito) Yoann Gourcuff (in prestito con diritto di riscatto), Dario Šimić, Alberto Paloschi (ceduto in compartecipazione), Massimo Oddo (prestito) e Cristian Brocchi. Sul fronte degli arrivi, dopo aver acquistato Gianluca Zambrotta e Mathieu Flamini, a metà luglio il Milan ufficializza l'atteso acquisto del fuoriclasse brasiliano Ronaldinho. Tornano in organico dopo alcuni anni in prestito Christian Abbiati, Luca Antonini e Marco Borriello. Andrij Ševčenko torna in prestito dal Chelsea mentre il difensore Philippe Senderos arriva in prestito dall'Arsenal. Il 22 ottobre 2008 viene ufficializzato il tesseramento dell'inglese David Beckham, in prestito dai Los Angeles Galaxy inizialmente dal 1º gennaio al 9 marzo 2009, poi fino alla fine della stagione. A dicembre 2008 è definito l'acquisto del brasiliano Thiago Silva, che verrà inserito nella rosa rossonera dalla stagione 2009-2010.[128]

I rossoneri, non impegnati in Champions League dopo sei stagioni, ottengono due sconfitte consecutive nelle prime due giornate (situazione che non si verificava da ventidue anni); a settembre vincono il derby con l'Inter con un gol di Ronaldinho. Frattanto accedono alla fase a gironi di Coppa UEFA battendo lo Zurigo.[129] A novembre vengono eliminati dalla Coppa Italia negli ottavi per mano della Lazio che poi vincerà la competizione. Alla fine dello stesso mese la squadra perde terreno rispetto ai rivali nerazzurri e alla sedicesima giornata, a metà dicembre, esce sconfitta dal campo della Juventus, che contende ai rossoneri il secondo posto. Prima della sosta natalizia il Milan batte 5-1 l'Udinese in casa. In seguito si mantiene imbattuto fino al derby di ritorno di metà febbraio che vede i nerazzurri imporsi 2-1. Dopo essersi qualificato secondo nel girone eliminatorio di Coppa UEFA alle spalle di Wolfsburg e davanti a Braga, Portsmouth e Heerenveen, il 26 febbraio il Milan viene eliminato nei sedicesimi di finale per la regola dei gol fuori casa con un doppio pareggio (1-1 a Brema , 2-2 a Milano) per mano del Werder Brema, futuro finalista della manifestazione.[129] La Coppa UEFA rimane così l'unica competizione ufficiale a cui il club ha partecipato che non è riuscito a vincere. Per la quarta volta in altrettante partecipazioni a questo torneo durante la gestione Berlusconi, il Milan viene eliminato dal club finalista perdente e per la prima volta nella sua storia viene estromesso da una competizione europea per la regola dei gol in trasferta.[8]

Paolo Maldini si ritira dal calcio giocato dopo aver vinto con la maglia del Milan 7 scudetti, 1 Coppa Italia, 5 Supercoppe italiane, 5 Champions League, 5 Supercoppe UEFA, 2 Coppe Intercontinentali e un Mondiale per club.

Dopo il derby in campionato il Milan ottiene una vittoria contro il Cagliari e una sconfitta contro la Sampdoria. Nelle successive nove partite i rossoneri totalizzano 23 punti sui 27 disponibili, frutto di sette vittorie e due pareggi ottenute grazie anche alla vena realizzativa di Inzaghi, prima di cadere a Udine, match che consegna matematicamente lo scudetto all'Inter con 2 giornate di anticipo senza che i nerazzurri debbano scendere in campo. Il 31 maggio giunge il successo all'ultima giornata a Firenze, vittoria che permette ai rossoneri di accedere direttamente alla Champions League 2009-2010 senza passare dal terzo turno preliminare, grazie al terzo posto finale ottenuto per via dei risultati degli scontri diretti con la Juventus (2-4, 1-1), con la quale conclude il campionato a pari punti, a dieci lunghezze dall'Inter.[130] Quella giocata al Franchi è l'ultima partita ufficiale di Paolo Maldini, che si ritira dopo venticinque stagioni e 902 presenze (record del club), e l'ultima con Ancelotti sulla panchina rossonera dopo otto anni. Il match coi toscani vede il ritorno in campo del fino ad allora infortunato Alessandro Nesta, al suo esordio nel campionato 2008-2009. Così come già successo in onore di Franco Baresi nel 1997, anche la maglia numero 3, per anni indossata da Maldini, viene ritirata. La fascia di capitano passa a Massimo Ambrosini, il giocatore con più stagioni rossonere alle spalle.[131]

Per la successione di Ancelotti la società decide di puntare sull'ex calciatore e dirigente rossonero Leonardo,[132] alla prima esperienza in panchina, mentre pochi giorni più tardi Kaká, dopo sei stagioni col Milan, viene ceduto al Real Madrid per 65 milioni di euro. La cessione si compie al fine di ripianare il bilancio del club. Questa decisione desta ampio dissenso tra la tifoseria.[133]

2009-2010: 3º posto con Leonardo allenatore[modifica | modifica sorgente]

La società decide di non reinvestire la somma incassata per la cessione di Kaká, destinandola, al risanamento del bilancio. Dal calciomercato arrivano l'attaccante Klaas-Jan Huntelaar e il difensore Oguchi Onyewu (che in seguito ad un infortunio, rinuncerà all'ingaggio come fece Redondo qualche anno prima),[134] torna dal prestito Massimo Oddo e viene riscattata la comproprietà del terzino Ignazio Abate. Andrij Ševčenko torna al Chelsea dopo una stagione in cui ha segnato due reti (in Coppa Italia e UEFA), mentre Yoann Gourcuff viene ceduto definitivamente al Bordeaux che riscatta il suo cartellino. Lascia il club anche il portiere Kalac.[135]

Leonardo, ex giocatore del club, divenuto allenatore dopo l'addio di Ancelotti.

Dopo un difficile avvio di stagione comprendente la sconfitta nel derby per 4-0 (scarto che non si verificava da trentacinque anni), la squadra riesce a riprendersi grazie anche alla svolta tattica avvenuta all'ottava giornata durante la partita con la Roma, consistente lo schieramento di tre punte (Ronaldinho, Borriello, Pato) davanti al trequartista Seedorf. Questo schema viene subito battezzato da Adriano Galliani 4-2-Fantasia.[136] La squadra riesce così a inserirsi nella lotta al vertice in campionato e, nonostante la nuova sconfitta nel derby di ritorno (0-2), a metà marzo si porta a un punto di distacco dall'Inter capolista. Da quel momento la compagine rossonera, priva degli infortunati Nesta, Beckham e Pato, perde terreno mancando il sorpasso sui nerazzurri in occasione di Milan-Napoli (1-1).[8]

In Champions League, nella fase a gironi, subisce la sconfitta interna contro lo Zurigo (0-1), vince e pareggia contro il Marsiglia e batte per la prima volta il Real Madrid sul suo campo (3-2). Superato il girone eliminatorio con il secondo posto finale, la squadra viene eliminata negli ottavi dal Manchester United (prima eliminazione della storia contro la squadra inglese) perdendo entrambe le partite (2-3 a Milano, 0-4 a Manchester) ed eguagliando il proprio record negativo di reti subite in un doppio confronto nelle coppe europee (risalente alla stagione 1959-1960 in Coppa dei Campioni contro il Barcellona, 0-2 in casa, 1-5 in trasferta). In Coppa Italia viene eliminato dall'Udinese, dopo aver perso per 0-1 in casa nei quarti di finale.[137]

Nelle ultime giornate di campionato i rossoneri riescono a centrare il terzo posto valido per la qualificazione diretta alla Champions League. Prima dell'ultima partita contro la Juventus, conclusasi con una vittoria per 3-0, Leonardo rende nota l'intenzione di abbandonare la panchina del Milan in vista della stagione successiva,[138] nel corso della quale passerà ad allenare l'Inter. Una situazione di questo tipo non si verificava dal 1984, quando Ilario Castagner passò ad allenare i nerazzurri nella stagione successiva a quella in cui venne esonerato dal Milan. Al termine dell'annata la società firma un nuovo contratto di sponsorizzazione con la compagnia aerea Emirates che rimpiazza Bwin dopo quattro stagioni.[139]

Il Milan di Allegri (2010-2013) e Seedorf (2014)[modifica | modifica sorgente]

Massimiliano Allegri, allenatore del Milan dello scudetto 2010-2011.

Nella prima stagione con allenatore Massimiliano Allegri il Milan torna al successo in campionato dopo 7 anni.[7] Al termine della seconda stagione con il livornese in panchina, in cui il Diavolo conquista la sua sesta Supercoppa italiana,[140] lasciano il club diversi giocatori protagonisti dei successi targati Ancelotti.[141] La squadra rivoluzionata nella rosa, non va oltre il terzo posto nella stagione 2012-2013, mentre in quella seguente Allegri viene esonerato al termine del girone di andata e sostituito con l'ex centrocampista del club Clarence Seedorf che al termine della stagione lascia la panchina a Filippo Inzaghi.

2010-2011: il 18º scudetto[modifica | modifica sorgente]

Per la stagione 2010-2011 giungono a Milano Marco Amelia, Mario Yepes, Kevin Prince Boateng, Zlatan Ibrahimović e Robinho. Lasciano il club Borriello (dopo essere sceso in campo nella prima giornata), Huntelaar, Kaladze, Dida e Favalli (che chiude la carriera). Come nuovo allenatore, al posto del brasiliano Leonardo, viene ingaggiato il livornese Massimiliano Allegri, proveniente da due stagioni al Cagliari.[142]

La squadra, dopo l'esordio con un 4-0 in casa col Lecce, incappa in un periodo caratterizzato dalla sconfitta a Cesena alla 2ª giornata e due pareggi con Catania e Lazio. Trova poi una serie di vittorie di misura prima di cadere per la seconda volta, per mano di una Juventus cinica e fortunata a San Siro, alla 9ª giornata, nonostante il gol realizzato dal grande ex, Zlatan Ibrahimovic.[143] La sfortunata partita con i bianconeri costituisce solo un incidente di percorso, perché la giornata successiva, a Bari, i rossoneri vincono 3-2. Allegri abbandona definitivamente il 4-3-3 di inizio stagione in favore di un 4-3-1-2 che prevede tre mediani di copertura in appoggio a un unico trequartista alle spalle del tandem Ibrahimović-Robinho. Il ruolo di trequartista viene ricoperto dapprima da Clarence Seedorf, e poi, da Boateng;[144], con l'olandese riportato sul centro-sinistra. Questo cambio tattico comporterà un sempre minore utilizzo del brasiliano Ronaldinho, che verrà poi ceduto nel mercato invernale.[145] La vittoria per 3-1 in casa col Palermo sancisce il primato dei rossoneri già a novembre, primato che non sarà più abbandonato.


Zlatan Ibrahimović, acquisto dell'estate 2010.

Lo schema continua ad essere adottato anche nelle giornate successive che portano ad aumentare il distacco con le concorrenti grazie a vittorie come quelle contro Inter e Fiorentina, entrambe per 1-0. Il Milan conclude così il 2010 in testa al campionato, e conquista il titolo di Campione d'inverno con un turno di anticipo, il giorno dell'epifania contro il Cagliari. Nel mercato di gennaio arrivano Urby Emanuelson, Mark Van Bommel, Nicola Legrottaglie e Antonio Cassano. La squadra prosegue il cammino ritrovandosi in testa di tre punti sul Napoli alla vigilia dello scontro diretto: i rossoneri vincono per 3-0 una gara risolta dal trio Ibrahimović-Boateng-Pato. Dopo la vittoria a Torino con la Juventus, in seguito a un solo punto conquistato dai rossoneri nelle successive due gare con Bari e Palermo, alla vigilia del derby, i nerazzurri si ritrovano a due punti di distacco con la possibilità di sorpasso. I Diavoli, privi di Ibrahimović squalificato per due giornate per aver colpito un giocatore del Bari, già dopo 47 secondi passano in vantaggio grazie a Pato che riesce a violare la porta di Julio Cesar; seguono un'altra rete dell'attaccante brasiliano e un rigore di Antonio Cassano che sanciscono il 3-0 finale. Scontata la squalifica Ibrahimović torna in campo nel match successivo contro la Fiorentina ma viene espulso di nuovo e squalificato per altre tre giornate per ingiurie al guardalinee. I viola vengono sconfitti comunque 2-1. Dopo questa vittoria ne seguono altre tre fino alla partita decisiva dell'8 maggio: allo Stadio Olimpico per il match contro la Roma scendono in campo Abbiati, Abate, Nesta, Thiago Silva, Zambrotta, van Bommel, Gattuso, Seedorf, Boateng, Ibrahimović e Robinho. Al termine dei 90', in seguito al risultato di 0-0, il club è matematicamente Campione d'Italia con 2 giornate di anticipo.[144]

In Champions League il Milan è inserito nel gruppo G con Real Madrid, Ajax e Auxerre e si classifica secondo con 8 punti alle spalle degli spagnoli, con cui i rossoneri sfiorano la vittoria. In svantaggio per 0-1 per mano di Higuain, ribaltano la partita con una doppietta di Filippo Inzaghi prima che il forcing finale dei madrileni porti al definitivo 2-2. La squadra si ferma agli ottavi contro il Tottenham: dopo lo 0-1 di San Siro gli uomini di Allegri non riescono a sbloccare il ritorno a White Hart Lane per uno 0-0 finale che la estromette dal torneo.[146] Non vincente è anche l'avventura in Coppa Italia: giunto in semifinale, il Milan deve cedere al Palermo che, dopo il 2-2 a Milano, si afferma in casa per 2-1. Sfuma così la possibilità di un derby nella finale che assegna anche la Coppa del 150º anniversario dell'Unità d'Italia.

Al termine della stagione Andrea Pirlo decide di non rinnovare il contratto, e quindi lascia il Milan dopo dieci anni.[147]

2011-2012: 6ª Supercoppa italiana, 2º posto, quarti di Champions ed i molteplici addii[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2011-2012 inizia con la vittoria, ad agosto, della sesta Supercoppa italiana, conquistata a Pechino battendo 2-1 l'Inter in rimonta, grazie alle reti di Zlatan Ibrahimović e Kevin-Prince Boateng. Il Milan dopo questo trionfo ritorna ad essere la squadra detentrice del record di successi in tale competizione.[148]

Gennaro Gattuso (in una foto del 2008), saluta i tifosi del Milan dopo 13 stagioni con la casacca rossonera.

Le principali operazioni della sessione estiva di mercato riguardano l'ingaggio dei difensori Philippe Mexès e Taye Taiwo (entrambi a parametro zero), l'attaccante diciannovenne Stephan El Shaarawy (in compartecipazione) e i centrocampisti Alberto Aquilani (in prestito) e Antonio Nocerino. Tra i giocatori che lasciano il Milan, oltre ad Andrea Pirlo (svincolato), ci sono i difensori Marek Jankulovski, Nicola Legrottaglie e Massimo Oddo e il centrocampista Alexander Merkel. In questa stagione viene aggregato alla prima squadra il primavera Mattia De Sciglio.[149]

In campionato i rossoneri vincono solo una delle prime cinque partite, venendo sconfitti anche a Torino dalla Juventus, futura vincitrice del torneo. La squadra torna al successo contro il Palermo e, da li fino alla sosta natalizia, inanella una serie di undici risultati utili consecutivi (compreso il recupero della prima giornata rinviata a causa dello sciopero dei calciatori al 21 dicembre 2011) tra i quali la vittoria di Lecce in cui, sotto di tre gol nel primo tempo, riesce a ribaltare il risultato vincendo 4-3. I rossoneri, battuti a gennaio nel Derby, chiudono il girone di andata secondi alle spalle dei bianconeri.[150] Nel mercato invernale la squadra viene rafforzata principalmente con gli innesti di Sulley Muntari, Maxi López e Djamel Mesbah.[149] Nel girone di ritorno, lo scontro diretto della 25ª giornata termina 1-1: sull'1-0 per i rossoneri non viene convalidato un gol fantasma al neo-acquisto Muntari, mentre, nel finale, viene annullata una rete regolare allo juventino Matri; per queste ragioni il match scatenerà un gran numero di polemiche.[151]

La Curva Sud di San Siro tributa l'omaggio finale a Gennaro Gattuso, Filippo Inzaghi ed Alessandro Nesta nel giorno della loro ultima partita in rossonero, il 13 maggio 2012.

Nonostante il pareggio nello scontro al vertice, il Milan riesce a portarsi in testa nella giornata successiva e allungare in quella dopo quando i bianconeri vengono fermati da due pareggi. La permanenza in vetta dura fino alla 30ª giornata quando i Diavoli, falcidiati da una serie di infortuni,[152] dilapidano i 4 punti di vantaggio a causa dei passi falsi con Catania e Fiorentina e vengono sorpassati definitivamente dalla Juventus. Alla penultima giornata il Milan perde per 4-2 il derby di ritorno contro l'Inter[nota 12] che chiude matematicamente il discorso scudetto. I rossoneri dunque terminano il campionato al secondo posto dietro i bianconeri, con il miglior attacco (74 reti) e il maggior numero di vittorie (24).[153] Zlatan Ibrahimović vince il titolo di capocannoniere della Serie A con la quota di 28 gol (primo calciatore a vincerlo con due squadre diverse), anche se per la prima volta da quando è in Italia non riesce a festeggiare la conquista del titolo nazionale.[nota 13] Alle sue spalle tra i migliori marcatori rossoneri si piazza Antonio Nocerino con 11 reti.[154]

In Champions League il Milan si qualifica secondo nel girone alle spalle del Barcellona (con cui perde 3-2 in casa e pareggia 2-2 al Camp Nou) e davanti a BATE Borisov e Viktoria Plzeň entrambe battute per 2-0 a San Siro. Nell'andata degli ottavi di finale i Diavoli sconfiggono a Milano l'Arsenal per 4-0. Al ritorno i Gunners sfiorano la rimonta imponendosi 3-0. Ai quarti i rossoneri ritrovano il Barcellona: i campioni d'Europa in carica vincono al Camp Nou per 3-1, dopo che la sfida del Meazza era terminata 0-0, estromettendo dalla massima competizione europea gli ultimi rappresentanti del calcio italiano rimasti.[155]

In Coppa Italia la squadra di Allegri viene eliminata in semifinale per mano della Juventus al termine dei tempi supplementari nella partita di ritorno a Torino, dopo che i tempi regolamentari si erano chiusi con il medesimo 1-2 dell'andata. I rossoneri escono così anche dalla Coppa nazionale dopo aver sconfitto il Novara agli ottavi e la Lazio ai quarti.[156]

Nell'ultimo match stagionale, giocato a San Siro contro il Novara, danno l'addio alla squadra Gianluca Zambrotta, Mark van Bommel, Flavio Roma, Alessandro Nesta, Gennaro Gattuso e Pippo Inzaghi, questi ultimi tre rispettivamente dopo dieci, tredici e undici anni di carriera con la maglia del Milan; l'attaccante piacentino (alla trecentesima presenza in rossonero) si congeda siglando il gol che vale la vittoria sui piemontesi.[157]

In questa stagione Silvio Berlusconi viene nominato dal consiglio di amministrazione, Presidente Onorario,[158] anche se la carica di presidente resta vacante.

2012-2013: 3º posto e l'addio di Ambrosini[modifica | modifica sorgente]

Alle partenze annunciate al termine della stagione precedente si aggiungono, in estate, quelle di Seedorf, Aquilani, Cassano, Maxi López, Thiago Silva e Ibrahimović.[159] La cessione di questi ultimi due, al Paris Saint-Germain, avvenuta per ragioni di bilancio,[160] provoca malumori tra alcuni tifosi che arrivano a chiedere il rimborso degli abbonamenti già sottoscritti.[161] Le principali operazioni di calciomercato in entrata, invece, riguardano gli ingaggi del portiere Gabriel, dei difensori Francesco Acerbi e Cristián Zapata, dei centrocampisti Kévin Constant, Nigel de Jong, Riccardo Montolivo e Bakaye Traoré e degli attaccanti Bojan Krkić, M'Baye Niang e Giampaolo Pazzini. Viene inoltre risolta col Genoa la compartecipazione di Stephan El Shaarawy, che diviene di proprietà esclusiva del club rossonero.[162]

El Shaarawy (a sinistra) e Robinho. L'italo-egiziano mette a segno 19 reti nella sua prima stagione da titolare.

L'inizio della stagione è caratterizzato da 3 pareggi e 6 sconfitte nelle prime 13 partite di campionato tra cui quella rimediata nel derby e quella a San Siro nell'esordio contro la Sampdoria. In particolare, il Milan, raccoglie solo 7 punti nelle prime 8 partite collezionando 2 vittorie, un pareggio e 5 sconfitte,[163] il peggior inizio di stagione dal 1941-1942 ad oggi e arriva a toccare il terzultimo posto in classifica. In questa squadra, fortemente rivoluzionata a livello di rosa, è il giovane El Shaarawy il trascinatore che guida la classifica dei marcatori di serie A dalle prime giornate fino all'inizio di gennaio, quando viene superato da Cavani. È proprio grazie a un gol e un assist dell'italo-egiziano che il Milan accede agli ottavi di finale di Champions League con un turno di anticipo, sconfiggendo l'Anderlecht in Belgio (3-1), piazzandosi secondo nel girone alle spalle del debuttante Málaga con cui rimedia un pareggio e una sconfitta e precedendo oltre ai belgi anche lo Zenit Sanpietroburgo sconfitto 3-2 in Russia prima della caduta (0-1) di San Siro.[164] Il 25 novembre i rossoneri, dodicesimi in classifica, battono 1-0 al Meazza la Juventus capolista. Seguono 4 vittorie nelle successive 5 partite che consentono al club di chiudere il girone di andata al 7º posto.[165]

Il 2013 si apre con l'eliminazione dalla Coppa Italia, subita per mano della Juventus, vincitrice a Torino 2-1 dopo i tempi supplementari della partita secca valida per i quarti di finale.[166] Il club di via Turati aveva raggiunto i quarti vincendo 3-0 in casa contro la Reggina negli ottavi.[167]

Nel mercato di gennaio il Milan cede Pato dopo 5 stagioni, alcune delle quali caratterizzate da continui infortuni.[168] Lasciano il club anche Emanuelson (in prestito), Acerbi e Mesbah: quest'ultimo è inserito in un'operazione che porta in rossonero Cristian Zaccardo. A tre giorni dalla chiusura delle trattative, dal Manchester City, arriva Mario Balotelli che esordisce cinque giorni più tardi a San Siro siglando due reti all'Udinese.[169]

Intanto continua la risalita in campionato dei rossoneri che, il 18 febbraio, dopo la vittoria casalinga sul Parma e le contemporanee sconfitte di Inter e Lazio, raggiungono il 3º posto in classifica (da quest'anno unico piazzamento utile per la qualificazione ai preliminari di Champions League 2013-2014) che viene mantenuto pressoché stabilmente fino alla fine del torneo anche grazie alla vittoria nell'ultimo turno a Siena, dove il Milan, in svantaggio di un gol, ribalta il risultato negli ultimi dieci minuti di gioco evitando il sorpasso in classifica della Fiorentina.[170] Fondamentale risulta essere l'apporto di Balotelli a segno 12 volte in 13 partite.[171] L'ex giocatore dell'Inter non può però giocare[nota 14] in Champions League dove il Milan viene eliminato agli ottavi di finale dal Barcellona nonostante la vittoria per 2-0 a San Siro. I rossoneri perdono infatti 4-0 al Camp Nou nella gara di ritorno.[172] È la quarta eliminazione negli ottavi di finale di Champions League subita dal Milan nelle ultime cinque partecipazioni, ed è la quinta volta nelle ultime sei edizioni delle coppe europee che i rossoneri vengono estromessi nel primo turno a eliminazione diretta.

A fine stagione lascia il club il capitano Massimo Ambrosini dopo 18 anni.[173] La fascia di capitano passa a Montolivo.[174]

2013-2014: da Allegri a Seedorf, 8° in serie A[modifica | modifica sorgente]

Oltre che ad Ambrosini, la società non rinnova il contratto neanche a Yepes e Flamini, cede in prestito Traoré, non riscatta Bojan e scambia Antonini con il genoano Valter Birsa. In entrata inoltre si registra il prestito di Matías Silvestre, dall'Inter, gli ingaggi di Andrea Poli (in compartecipazione) e dello svincolato Ferdinando Coppola, e l'acquisto di Alessandro Matri.[175] A fine agosto la squadra si guadagna l'accesso alla fase a gironi di Champions League superando i play-off a spese del PSV battuto con un complessivo di 4-1.[176] Nel match con gli olandesi, due gol sono siglati da Boateng che viene ceduto[177] negli ultimi giorni della sessione di mercato. Sempre nei giorni di chiusura delle trattative il club annuncia il ritorno di Kakà dopo 4 anni[178].

Il campionato dei rossoneri inizia con una sconfitta (1-2 a Verona contro l'Hellas) ed una vittoria (in casa contro il Cagliari, 3-1).[179] È la terza volta nella gestione Allegri che il Milan ottiene questo tipo di risultati nelle prime due partite di questo torneo ed è la prima volta dalla fine degli anni trenta del ventesimo secolo (1938 e 1939) che perde la prima partita di campionato per due volte di seguito. In Champions League il club, in seguito a una doppia vittoria con Celtic, un pareggio e una sconfitta con il Barcellona (settimo e ottavo incontro con i catalani in 2 anni) e due pareggi con l'Ajax supera la fase a gironi grazie al secondo posto ottenuto con 1 punto di vantaggio proprio sui lancieri.

Il mese di dicembre è caratterizzato da cambiamenti dell'assetto societario che presenta ora due amministratori delegati (Barbara Berlusconi affianca Adriano Galliani e va a ricoprire tutte le funzioni aziendali non riconducibili all'attività tecnico-sportiva che continua a rispondere a quest'ultimo)[180] mentre dice addio, dopo 28 anni, il direttore sportivo Ariedo Braida.[181] Il 6 gennaio contro l'Atalanta, Kaká sigla il suo centesimo gol in maglia rossonera, mentre Allegri, festeggia la sua centesima vittoria in Serie A.[182] Una settimana più tardi, con la battuta d'arresto contro il Sassuolo, il Milan chiude il girone d'andata all'undicesimo posto con 5 partite vinte, 7 perse e 7 pareggi. In seguito a questa sconfitta Massimiliano Allegri, che già aveva annunciato l'addio a fine stagione,[183] viene sollevato dall'incarico.[184] Il toscano è il quinto tecnico esonerato a stagione in corso sotto la presidenza Berlusconi.

Dopo il match successivo all'esonero, valido per gli ottavi di Coppa Italia, in cui siede sulla panchina l'allenatore in seconda Mauro Tassotti, e in cui i Diavoli superano lo Spezia, la conduzione tecnica è affidata a Clarence Seedorf, ex centrocampista del club, fino a quel momento in forza come giocatore al Botafogo. Il Milan di Seedorf esordisce con una vittoria in campionato sul Verona seguita da una sconfitta casalinga, e conseguente eliminazione ai quarti di finale di Coppa Italia, con l'Udinese, che nel turno precedente aveva eliminato l'Inter.

Nella sessione invernale di mercato vengono ceduti in presito Matri, Nocerino e Niang e ingaggiati Keisuke Honda (primo giapponese della storia del club), Michael Essien, Adil Rami e Adel Taarabt.[185]. Il girone di ritorno prosegue a risultati alterni e la squadra non riesce a sollevarsi dalle zone medio-basse della classifica. Inoltre, il club, viene eliminato agli Ottavi di Finale di Champions League (per la quarta volta nelle ultime cinque partecipazioni) dagli spagnoli dell'Atletico Madrid, che vincono entrambe le partite, 0-1 a Milano e 4-1 a Madrid. Per la sesta volta negli ultimi sette anni il Milan viene eliminato nelle competizioni europee al primo turno ad eliminazione diretta dopo la sosta invernale. Nella gara successiva, persa 4-2 a San Siro contro il Parma, la squadra subisce la contestazione dei tifosi.[186] In seguito il club, grazie a 5 vittorie consecutive tra fine marzo e aprile e alla vittoria nel derby dopo quasi tre anni dall'ultimo successo contro l'Inter (la partita per l'assegnazione della Supercoppa Italiana 2011 a Pechino) (complessivamente ottiene sette vittorie nelle ultime nove partite), riesce a scalare qualche posizione e chiude il campionato all'ottavo posto a pari punti con il Torino, squadra con la quale gli scontri diretti si sono conclusi con due pareggi (2-2 a Torino ed 1-1 a Milano), ma con una differenza reti complessiva peggiore per i rossoneri rispetto ai torinisti (+8 contro il +10 dei granata), mancando la qualificazione all'Europa League e rimanendo fuori dalle competizioni Uefa dopo quindici stagioni consecutive in Europa.[187] Il 19 Maggio viene inaugurata "Casa Milan", la nuova sede della società rossonera sita in zona Portello.[188] Il 9 giugno la società annuncia la decisione di affidare la panchina della prima squadra a Filippo Inzaghi, ex attaccante del club e allenatore della squadra Primavera. Clarence Seedorf è dunque esonerato.[189]

Note[modifica | modifica sorgente]

Note
  1. ^ I campionati nazionali effettivi senza vittorie furono trentasei, per via della mancata partecipazione del 1908 e le interruzioni belliche (1915-1919 e 1943-1945). Se si considerano invece i trofei di guerra, i rossoneri non vincevano dal 1918 (Coppa Mauro) ovvero da 33 anni.
  2. ^ Formula del torneo introdotta definitivamente nella stagione 1929-1930.
  3. ^ Al pari di un Venezia-Padova (0-8) del campionato 1949-1950.
  4. ^ Condiviso con Real Madrid e Barcellona.
  5. ^ A pari di Real Madrid-Francoforte 7-3 del 1959-1960 e Milan-Steaua Bucarest 4-0 del 1988-1989.
  6. ^ Anche se sarebbe stato ammesso in Coppa UEFA poiché l'Empoli, settimo e quindi promosso nella competizione dopo lo scandalo, non aveva la licenza UEFA e quindi non poteva qualificarsi per competizioni internazionali.
  7. ^ La UEFA attua la decisione dopo aver esaminato il ricorso del Lens, squadra quarta classificata nel campionato francese 2005-2006 e che, con l'appoggio della Federcalcio francese, aveva chiesto di escludere il Milan dalla Champions League per questioni di etica e morale sportiva e di subentrargli nella competizione.
  8. ^ A causa della regola UEFA che impedisce ad un giocatore già sceso in campo in una competizione europea con una squadra, di giocare con un altro club nella stessa competizione.
  9. ^ la stessa cosa accadde tra Real Madrid e Stade Reims, avversarie nel 1956 e nel 1959
  10. ^ Nel computo non è incluso lo spareggio per l'accesso in Coppa UEFA del 1987 contro la Sampdoria.
  11. ^ Il Milan non vince nove gare interne consecutive, da Milan-Fiorentina (0-0) del 6 maggio 2007 a Milan-Juventus (0-0) del 1º dicembre 2007, rimanendo a secco di successi da Milan-Cagliari (3-1) del 21 aprile 2007 fino a Milan-Napoli (5-2) del 12 gennaio 2008. Ottantasei anni prima i rossoneri non vinsero ugualmente nove gare interne consecutive, da Milan-Saronno (2-3) del 26 dicembre 1920 a Milan-Juventus (1-3) del 16 ottobre 1921, rimanendo a secco di successi da Milan-Trevigliese (1-0) del 12 dicembre 1920 fino a Milan-Pro Vercelli (1-0) del 30 ottobre 1921.
  12. ^ Per la terza volta negli ultimi sei anni la squadra perde entrambi i derby di campionato e per la prima volta dalla stagione 1966-1967 lo fa subendo quattro reti in trasferta.
  13. ^ La statistica comprende anche gli scudetti, poi revocati, vinti da Ibrahimovic con la Juventus nel 2004-2005 e 2005-2006.
  14. ^ Causa regole UEFA che impediscono ad un giocatore già sceso in campo in una competizione europea con una squadra, di giocare con un'altra nella stessa competizione.
Fonti
  1. ^ La nascita di un mito, magliarossonera.it.
  2. ^ Non essendo rimasta una documentazione certa sull'atto costitutivo della società il 16 dicembre è la data che il club stesso indica come più probabile (Panini, op. cit., p. 8). Alcuni riportano invece come possibile giorno di fondazione del Milan il 13 dicembre: Luigi La Rocca, Forse il 13 e non il 16 dicembre, Phila-Sport, ottobre-dicembre 2009, pp. 29-31. URL consultato il 26 agosto 2012.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad Pellegatti, op. cit..
  4. ^ a b c Panini, op. cit., p. 8.
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  6. ^ Panini, op. cit., pp. 10-11.
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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]