Storia dell'Armenia

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La storia dell'Armenia, ovvero del territorio abitato dalle popolazioni armene, affonda le sue radici nell'epoca preistorica.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Gli archeologi si riferiscono alla cultura Shulaveri-Shomu del Transcaucaso centrale, comprendente la moderna Armenia, come una delle prime culture preistoriche conosciute nella regione, databile al carbonio intorno al 6000 a.C.-4000 a.C. Tuttavia, una tomba scoperta recentemente è databile al 9000 a.C. Un'altra cultura primordiale degli Altopiani armeni e delle aree circostanti è la cosiddetta cultura Kura-Araxes, databile al 4000-2200 a.C., che si suppone si sia sviluppata in seguito nella cultura Trialeti (ca. 2200 - 1500 a.C.) Gli Armeni sono uno dei sottogruppi più antichi del gruppo degli Indoeuropei. Il nome originario armeno per questa regione è Hayq, che in seguito diventerà Hayastan, ovvero la terra di Haik, un termine composto dal nome Haik e dal suffisso sanscrito '-stan' (terra). Secondo la leggenda, Haik era discendente di Noè, e secondo la tradizione, progenitore di tutti gli Armeni. Il Monte Ararat, una montagna sacra per gli Armeni, si erge dal centro dell'Altopiano Armeno come la sua cima più alta, ed è tradizionalmente considerata il luogo dove si posò l'arca di Noè dopo il diluvio universale. Il nome Armenia fu dato alla regione dagli stati confinanti, per indicare la tribù più potente che dimorava in terra armena, ovvero gli Armeni. Il nome è originato tradizionalmente da Armenak o Aram (un discendente di Haik e secondo la tradizione armena un grande altro padre della patria).

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Il re armeno Sarduri II.

Tra il 1500 e il 1200 a.C., è testimoniata l'esistenza di una confederazione tribale nota come Hayasa-Azzi residente nella metà occidentale dell'altopiano armeno, che entrava spesso in conflitto con l'Impero ittita. Tra il 1200 e l'800 a.C., gran parte dell'Armenia venne unificata sotto una confederazione di regni, che gli assiri chiamarono Nairi ovvero (Terra di fiumi in assiro). Nairi venne più tardi assorbito nel regno di Urartu. La civiltà di Urartu fiorì nel Caucaso e nell'Asia Minore orientale tra l'800 a.C. e il 600 a.C., e fu il primo impero armeno. Essa venne unificata sotto il regno del re Aramu che unificò tutti gli stati confederati. Esso si estendeva dal Mar Nero fino al Mar Caspio, compresa gran parte del territorio dell'attuale Turchia orientale. Esso visse il periodo di massimo splendore sotto il regno di Sarduri II, durante il quale Urartu controllava la Cilicia e la Siria settentrionale.

La storiografia greca indica che gli Armeni si mossero dalla Frigia verso il territorio del regno di Urartu tra il 1200 a.C. e il 700 a.C., cosa del tutto errata visto che Urartu erano gli Armeni, ma cambiava solo il nome: Erodoto chiama Armeni quelli che erano in realtà dei coloni Frigi, ed afferma che nel V secolo a.C. quando Armeni e Frigi servirono sotto re Serse (durante il regno degli Achemenidi), i loro costumi ed il loro equipaggiamento erano identici. Una teoria diversa, suggerita da diversi studiosi come Thomas Gamkrelidze e Vyacheslav V. Ivanov, suggerisce invece che gli armeni siano nativi dell'Altopiano Armeno, e comprendevano la popolazione e la dinastia reale di Urartu, e questa sembra essere la teoria più credibile e la più accettata.

Nell'antichità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Re di Armenia e Armenia (provincia romana).
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Dopo la caduta della civiltà di Urarti intorno al 600 a.C., il regno di Armenia venne governato dalla dinastia degli Orontidi, che regnò dal 600 a.C. al 200 a.C. Sotto gli Orontidi, l'Armenia vacilla tra l'indipendenza e la sottomissione all'Impero Persiano sotto forma di satrapia. Prima della dissoluzione del dominio seleucide, uno stato ellenistico frutto della divisione dell'impero di Alessandro Magno, e di cui faceva parte il regno armeno, l'Armenia si divide in due, per volere del sovrano seleucide Antioco III nel 215 a.C.:

All'apice del suo splendore, dal 95 al 66 a.C., l'Armenia maggiore si estese dal Caucaso all'attuale Turchia orientale, fino alla Siria e al Libano, dando vita al secondo impero Armeno sotto la guida di Tigrane II il Grande, che fondò anche una nuova capitale, Tigranocerta, di cui l'archeologia moderna non è stata ancora in grado di ritrovare la locazione. Nel 66 a.C., le legioni romane di Pompeo invadono l'Armenia maggiore e Tigrane è costretto ad arrendersi accettando di far diventare il suo regno un protettorato romano. In questo periodo l'Armenia subisce l'influenza della cultura e della religione romana al punto che lo storico Strabone scriverà che tutti in Armenia parlano lo stesso linguaggio. (Strabone, 11.14.4).

In questo periodo l'Armenia diventa oggetto di contesa tra Roma e l'Impero dei Parti. I Parti costrinsero alla sottomissione l'Armenia dal 37 al 47 quando i Romani ripresero il controllo del regno. Sotto l'impero di Nerone, i Romani conducono una campagna (55–63) contro i Parti che avevano invaso l'Armenia, alleata dei Romani. Dopo aver conquistato la regione nel 60 ed averla persa nuovamente nel 62, Roma invia la Legio XV Apollinaris proveniente dalla Pannonia al comando di Gneo Domizio Corbulone, legatus di Siria. Corbulone, con le legioni XV Apollinaris, III Gallica, V Macedonica, X Fretensis e la XXII Deiotariana, entrò nel 63 nel territorio di Vologase I di Partia. Con la sconfitta dei Parti nella battaglia di Rhandeia il re Vologase fu indotto a stipulare un trattato con il quale ottenne per suo fratello Tiridate il trono di Tiridate I d'Armenia, che venne incoronato dallo stesso Nerone, dando luogo alla dinastia degli Arsacidi d'Armenia.

Moneta per la celebrazione della vittoria di Lucio Vero Armeniacus contro Vologase IV di Partia nella campagna armena del 162–5.

Nel 114 l'imperatore Traiano sottomise l'Armenia che diventa definitivamente una provincia romana (vedi Armenia (provincia romana)).

Una seconda campagna guidata dall'imperatore Lucio Vero nel 162, invase l'Armenia dopo l'occupazione della provincia da parte di Vologase IV di Partia il quale aveva posto sul trono il suo generale. Il risultato del conflitto porta conquista da parte dei Romani che ripresero la capitale armena e installarono come re fantoccio un cittadino romano di origini armene di nome Sohaemus. La dinastia persiana dei Sasanidi occupò l'Armenia nel 252, fino alla riconquista romana del 287. Nel 384 il regno venne diviso tra Romani ed i Persiani con un trattato stipulato fra l'imperatore romano Teodosio e l'imperatore sasanide Sapore III. L'Armenia occidentale divenne provincia dell'Impero Romano d'Oriente con il nome di Armenia Minore, mentre la parte orientale rimase un regno sotto i Persiani fino al 428, quando la nobiltà locale scacciò il sovrano ed i Sasanidi insediarono un loro governatore.

L'avvento del Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Nel 301, l'Armenia divenne la prima nazione ad adottare il Cristianesimo come religione di stato. Essa istituì una propria Chiesa che sussiste attualmente come indipendente dalla Chiesa Cattolica Romana e da quella Ortodossa, dopo aver subito la scomunica nel Concilio di Calcedonia del 451. La Chiesa apostolica armena è parte della Chiesa Orientale Ortodossa, che non deve essere confusa con la comunità della Chiesa Ortodossa Orientale.

Vardan Mamikonian alla guida degli Armeni nella battaglia di Vartanantz 451.

Secondo la tradizione, la Chiesa Apostolica Armena venne istituita da due dei dodici apostoli: San Giuda e san Bartolomeo, che predicarono il Cristianesimo in Armenia dal 40 al 60. Tra il I e il IV secolo, la Chiesa armena venne guidata da patriarchi. Il primo cattolico della Chiesa di Armenia fu san Gregorio Illuminatore(circa 257-337). A causa della sua fede, venne perseguitato dal re pagano d'Armenia, e "punito" con l'essere gettato nella prigione fortezza di Khor Virap. Ottenne il titolo di Illuminatore, a causa del fatto che illuminò lo spirito degli Armeni introducendoli al Cristianesimo.

Durante la sua ultima eclissi politica, l'Armenia dipese dalla Chiesa per preservare e proteggere la propria identità nazionale e culturale. Dal 1080 al 1375, il centro del nazionalismo armeno si spostò verso sud, come Regno Armeno di Cilicia, con i suoi stretti legami con gli stati europei Crociati, che fiorirono nell'Asia Minore sud-orientale fino a quando non vennero conquistati dai Musulmani.

Bisanzio e l'Armenia dei Bagratidi[modifica | modifica sorgente]

Nel 591, il grande guerriero bizantino ed imperatore Maurizio sconfisse i Persiani e portò gran parte del territorio armeno all'interno dell'Impero. La conquista fu completata successivamente dall'Imperatore Eraclio nel 629.

Nel 645, gli Arabi Musulmani del Califfato attaccarono la regione conquistandola. Così l'Armenia, che un tempo aveva i suoi regnanti ed era stata sotto Persiani e Bizantini, passò sotto il dominio dei Califfi. Come Emirato di Armenia (Arminiyya), era governata da un principe, riconosciuto anche da Bisanzio, che aveva sede a Dvin, non lontano da Yerevan (dinastia Bagratuni o Bagratidi).

Tuttavia, esistevano ancora zone dell'Armenia sotto l'Impero Bizantino. La popolazione che abitava quelle regioni mantenne una grande influenza sull'Impero. L'imperatore Eraclio (610-641) era di discendenza armena, così come l'imperatore Filippico (711-713). L'imperatore Basilio I, che salì al trono nell'867, fu il primo di quella che viene chiamata la dinastia armena, indicando così la forte presa degli Armeni sull'Impero Romano d'Oriente.

Nel 884 i principi armeni si ripresero la loro indipendenza, che difesero fino al 1045, quando furono nuovamente sottomessi da Bisanzio. In questo periodo l'Armenia visse un rinascimento culturale, politico ed economico. Venne fondata una nuova capitale, Ani ora in Turchia. Si dice che Ani avesse circa 200.000 abitanti e ben 1001 chiese, in un periodo in cui le capitali europee non arrivavano a 20.000 abitanti. Con la costruzione di Ani, l'Armenia divenne una popolosa e prosperosa nazione che ebbe influenza politica sulle nazioni vicine. Tuttavia , il sistema feudale indebolì gradualmente il paese erodendo il sentimento di lealtà nei confronti del governo centrale.

Arabi, Selgiuchidi e Crociati[modifica | modifica sorgente]

La conquista bizantina fu di brevissima durata: nel 1071, dopo la sconfitta di Bisanzio da parte dei Turchi Selgiuchidi guidati da Alp Arslan nella Battaglia di Manzikert, l'Armenia Maggiore venne conquistata dai Musulmani. Per fuggire dalla morte o dalla schiavitù, migliaia di famiglie lasciarono l'Armenia e si insediarono in terre straniere, come la Cilicia, la Polonia, ecc.; fra questi anche Rupen, parente di Gagik II, ultimo re di Ani, fuggì fra le gole delle Montagne del Tauro e da lì in Cilicia.

La situazione diede ai Curdi l'opportunità di espandersi nel territorio dell'Armenia in Anatolia. La "Città dalle 1001 Chiese" venne devastata dalle successive invasioni di tribù turche. Ma il cataclisma peggiore per Ani fu un terribile terremoto che nel XIV secolo rese la città il fantasma di sé stessa.

Regno Armeno di Cilicia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno armeno di Cilicia.

Il conte Baldovino I di Gerusalemme, che con il resto dell'esercito crociato attraversava l'Asia Minore verso Gerusalemme, abbandonò la missione e venne adottato da Thoros di Edessa. Essendo ostili ai Selgiuchidi quanto ai Bizantini, gli Armeni presero in simpatia il conte e quando Thoros venne assassinato divenne capo di un nuovo regno crociato, la Contea di Edessa. Sembra che gli Armeni simpatizzassero molto per i crociati in generale, e molti di loro combatterono al loro fianco. Quando Antiochia venne conquistata nel 1097, Costantino, figlio di Rupen, ricevette dai crociati il titolo di barone. Nell'arco di un secolo gli eredi di Rupen vennero compensati con il regno noto come Cilicia o Armenia Minore. La Cilicia fiorì sotto il governo armeno e divenne l'ultimo stato armeno del medioevo. Il regno acquistò una identità armena ed i suoi governanti venivano chiamati armeni e non re di Cilicia. Poiché le famiglie cattoliche estesero la loro influenza sulla Cilicia, il Papa cercò di promuovere una conversione della regione al Cattolicesimo, fenomeno che divise il regno in due fazioni. La sovranità armena in Cilicia ebbe termine nel 1375 quando i Mamelucchi d'Egitto approfittarono della sua debolezza per invaderla.

La dominazione Ottomana (1514-1828)[modifica | modifica sorgente]

Tra il IV ed il XIX secolo l'Armenia venne conquistata e governata da molti popoli, in ultimo gli Ottomani che rimasero padroni della regione per centinaia di anni, fino all'ottenimento dell'indipendenza del 1918.

Mehmed II conquistò Costantinopoli nel 1453, e ne fece la capitale dell'Impero Ottomano. Poi il Sultano invitò l'arcivescovo armeno a stabilire un patriarcato a Costantinopoli. Gli armeni di Costantinopoli crebbero vertiginosamente di numero e divennero una componente rispettabile della società ottomana. L'Impero Ottomano seguiva la legge coranica. Ciò significava che gli infedeli come Cristiani ed Ebrei dovessero pagare dei tributi straordinari. Mentre gli Armeni di Costantinopoli beneficiavano di privilegi, gli altri armeni subivano le angherie dei vari pascià e bey e pagavano esosi tributi imposti dalle tribù curde.

L'Impero Ottomano cedette una piccola parte del territorio armeno all'Impero Russo a seguito delle guerre Russo-Turche (1828-1829). Nel 1839 la situazione degli Armeni ottomani migliorò grazie alle riforme di Abdul Mejid I, tuttavia gli ultimi sultani, come Abdul Hamid II frenarono le riforme e causarono dei terribili massacri, come i famigerati massacri Hamidiani del 1895-96.

Nel 1915, l'Impero Ottomano causò una grande migrazione di massa della popolazione armena durante la quale morirono almeno un milione e mezzo di Armeni. L'Armenia occidentale venne riconosciuta come parte della Repubblica di Armenia nel Trattato di Sèvres del 1920. Nel XIX e XX secolo le ambizioni della Russia di penetrare nel territorio armeno erano legate all'obiettivo di trovare uno sbocco sul Mar Mediterraneo.

Il genocidio armeno (1915-1923)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genocidio armeno.

La pulizia etnica degli armeni durante gli ultimi anni dell'Impero Ottomano è considerata ormai un genocidio, con una serie di massacri nel periodo 1894 - 1896 che culminò negli eventi del genocidio armeno nel 1915 - 1923. Con la prima guerra mondiale in corso, l'Impero ottomano accusò i cristiani armeni di essere alleati della Russia imperiale e usò questo pretesto per procedere al loro sterminio. Gli eventi del 1915 - 1923 sono considerati dagli Armeni come un genocidio. Le autorità turche affermano ancora oggi che si trattò di una guerra civile aggravata dalla malattia e dalla carestia. Il numero esatto dei morti è ancora da stabilire. Questi massacri sono celebrati tradizionalmente il 24 aprile, nel giorno dei martiri per i Cristiani armeni.

La Repubblica Democratica di Armenia (1917-1922)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Democratica di Armenia.

Dopo la Rivoluzione Russa del 1917 e l'ascesa al potere dei Bolscevichi, Stepan Shaumyan venne messo a capo dell'Armenia. Il territorio armeno ottomano occupato dalle truppe russe venne rapidamente perduto in seguito alla rivoluzione.

La convenzione di Tiflis si ebbe nel settembre 1917 ed in essa si elesse una Consiglio Nazionale Armeno. Nel frattempo sia gli Unionisti turchi dell'Ittihad che i nazionalisti armeni si mossero per ottenere l'alleanza con i bolscevichi. Mustafa Kemal inviò alcune delegazioni a Mosca ma questa alleanza si dimostrò disastrosa per l'Armenia. La firma del patto Russo-Ottomano del 1º gennaio 1918 diede al Pascià Vehib di attaccare la nuova Repubblica Federale Democratica Transcaucasica, cui dal 28 maggio succedette la Repubblica Democratica di Armenia.

I nazionalisti turchi combatterono contro gli armeni con la giustificazione che questi ultimi avevano commesso crimini di guerra contro le popolazioni turche delle province ottomane. Ebbe così inizio la guerra Turco-Armena. Sotto la forte pressione di Ottomani e truppe curde irregolari, la Repubblica di Armenia dovette ritirarsi da Erzincan fino a Erzurum. A sud-est, nel Van, gli armeni resistettero ai Turchi fino all'aprile 1918, ma furono costretti ad evacuare e ritirarsi in Persia. Quando i Tatari Azerbaigiani si affiancarono ai Turchi e interruppero le linee di comunicazione, tagliarono fuori il Consiglio Nazionale Armeno di Baku ed Erevan dal Consiglio di Tiflis. Fra i due fronti, i ribelli islamici azeri rovesciarono Shaumyan e dichiararono una Repubblica Transcaucasica indipendente dalla Russia.

Il Trattato di Sèvres (10 agosto 1920) tutelava la Repubblica Democratica e si impegnava ad unirvi i territori dell'Armenia Ottomana. Tuttavia, il Trattato fu respinto dal movimento nazionale turco, guidato dal generale Mustafa Kemal, che rovesciò il sultanato ottomano multi-etnico di Istanbul proclamando una repubblica nazionale laica con capitale Ankara. La guerra turco-armena si concluse con il Trattato di Alexandropol (2 dicembre 1920), l'odierna Gyumri, che sancì la vittoria turca e l'annullamento delle concessioni di Sèvres. Immediatamente dopo, il 29 novembre, l'Undicesima Armata Sovietica entrò in Armenia e il 4 dicembre prese Erevan, ponendo fine alla Repubblica Democratica.

L'Armenia nell'Unione Sovietica (1922-1991)[modifica | modifica sorgente]

L'Armenia fu incorporata nell'Unione Sovietica il 4 marzo 1922 come parte della Repubblica socialista sovietica federativa transcaucasica, che comprendeva anche Georgia e Azerbaijan. Subito dopo, il Trattato di Alessandropoli fu sostituito dal Trattato di Kars (11 settembre 1922), in cui la Turchia cedeva alla Russia l'Ajaria georgiana, con il porto di Batumi, in cambio delle città russo-armene di Kars, Ardahan e Iğdır.

La transizione al comunismo fu sofferta per l'Armenia. Gli armeni furono privati della libertà di parola e non era permesso usare retorica nazionalista o elementi nazionalisti in nessuna opera stampata.

L'Armenia Sovietica partecipò alla Seconda guerra mondiale inviando centinaia di migliaia di soldati al fronte per difendere la madrepatria sovietica. L'Armenia beneficiò ampiamente del sistema economico sovietico, così villaggi di provincia divennero gradualmente città. La pace tra l'Armenia e l'Azerbaijan venne siglata e in questo periodo l'Armenia possedette una notevole minoranza Azera concentrata soprattutto a Yerevan. Allo stesso modo esisteva una minoranza Armena in Azerbaijan soprattutto a Baku, Kirovabad, e Nagorno-Karabakh. Questi mutamenti demografici ebbero risvolti disastrosi durante e dopo il conflitto del Nagorno-Karabakh.

L'Armenia indipendente (1991-oggi)[modifica | modifica sorgente]

L'Armenia dichiarò la sua indipendenza dall'Unione Sovietica il 21 settembre 1991. In ottobre di quello stesso anno venne eletto presidente della nuova Repubblica Levon A. Ter-Petrosian, che precedentemente era stato a capo dell'ex Soviet supremo dell'Armenia. Nel 1992 l'Armenia è entrata a far parte dell'ONU.

Nel 1996 Ter-Petrosian è stato rieletto per un secondo mandato ma, dimessosi nel 1998, il potere è passato a Robert Kocharian sotto la cui presidenza le condizioni di vita degli armeni sono migliorate gradualmente.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Chahin, M. The Kingdom of Armenia. Reprint: Dorset Press, New York. (1987, reissued 1991)
  • Lang, David Marshall. 1980. Armenia: Cradle of Civilization. 3rd Edition, corrected. George Allen & Unwin. London.
  • Luttwak, Edward N. 1976. The Grand Strategy of the Roman Empire: From the First Century A.D. to the Third. Johns Hopkins University Press. Paperback Edition, 1979.
  • George A. Bournoutian, A History of the Armenian People, 2 vol. (1994)
  • I. M. Diakonoff, The Pre-History of the Armenian People (revised, trans. Lori Jennings), Caravan Books, New York (1984), ISBN 0-88206-039-2.
  • Nicholas Adontz, Armenia in the Period of Justinian: The Political Conditions Based on the Naxarar System, trans. Nina G. Garsoïan (1970)
  • George A. Bournoutian, Eastern Armenia in the Last Decades of Persian Rule, 1807–1828: A Political and Socioeconomic Study of the Khanate of Erevan on the Eve of the Russian Conquest (1982)

Louise Nalbandian, The Armenian Revolutionary Movement: The Development of Armenian Political Parties Through the Nineteenth Century (1963).

  • Edgar Hilsenrath, "La fiaba dell'ultimo pensiero", Milano, Marcos y Marcos, 2006.

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