Storia dell'Arma dei Carabinieri

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La storia dell'Arma dei Carabinieri si riferisce alla storia dell'omonimo un corpo militare italiano, fondato nel 1814 nel Regno di Sardegna.

Dopo l'unità d'Italia entrò a far parte delle forze armate italiane del Regno d'Italia prima e della Repubblica Italiana poi.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Ufficiali alla parata del 2 giugno, Roma

Con le Regie Patenti del 13 luglio 1814, integrate con altre emanate il 15 ottobre 1816, il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I di Savoia istituì i carabinieri reali, un corpo armato che, sul modello della gendarmeria francese, aveva compiti sia civili (ordine pubblico e polizia giudiziaria) che militari (difesa della Patria e polizia militare).
I suoi primi effettivi furono scelti fra quelli dell'Armata Sarda che più si distinguevano per buona condotta e saviezza e che sapessero anche leggere e scrivere. Gli ufficiali furono scelti per la gran parte dall'Arma di cavalleria, la più prestigiosa dell'Esercito.
Il primo comandante in capo del Corpo fu il Generale d'Armata Giuseppe Thaon di Revel di Sant'Andrea.

Prima dei carabinieri, i compiti di polizia erano affidati dai Savoia ai Dragoni di Sardegna, corpo creato nel 1726 e composto da volontari.
Passata la Rivoluzione e Napoleone, per affermare la Restaurazione i Savoia sentirono la necessità di una istituzione affidabile e capace di assicurare il controllo del territorio contro le influenze interne (le idee dell'illuminismo erano ancora molto diffuse ed occorsero decenni per assimilarne gli ideali di libertà) ed esterne (l'Austria era un vicino potente, influente e pericoloso). Nacquero così i Carabinieri Reali. Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, essi raccoglievano direttamente l'eredità dei reali cavalleggeri e del Corpo dei cacciatori reali (poi riuniti nel Corpo dei moschettieri di Sardegna), che si erano distinti nella lotta al brigantaggio in Sardegna. Dai Cacciatori derivano anche i Granatieri di Sardegna, la cui storia, non a caso, divide non pochi episodi con quella dei Carabinieri.
(citazione errata: i Granatieri di Sardegna derivano dai Granatieri Guardie fondati nel 1659 da Carlo Emanuele II di Savoia) Dal punto di vista militare si trattava invece di un corpo di fanteria leggera. Era, cioè, un corpo elitario rispetto alla fanteria di linea.
L'arma tipica era ovviamente la carabina che, per rispetto alla tradizione, non è ancora stata del tutto rimossa dalle ordinanze.

Il 23 aprile 1815, quindi appena 9 mesi dopo la loro istituzione, perì in servizio il primo di una lunga lista di Carabinieri: Giovanni Boccaccio fu ucciso a Vernate (Cuneo) con un colpo di fucile da un pericoloso fuorilegge evaso dal carcere di Cuneo, Stefano Rosso, detto "il Sardo".

La battaglia di Grenoble[modifica | modifica wikitesto]

I Carabinieri ebbero anche il loro battesimo del fuoco sul campo di battaglia di Grenoble, durante l'ultima campagna militare contro Napoleone Bonaparte. Il 6 luglio 1815 un loro squadrone di cavalleria caricò le truppe francesi per il possesso di una piazzaforte alla periferia di Grenoble, mettendole in rotta e contribuendo in modo decisivo alla vittoria.

Nell'Ordine del Giorno del 7 luglio il valore dei carabinieri fu dichiarato "maggiore di ogni elogio". In questa battaglia il carabiniere Alessi che per alcuni giorni era stato fatto prigioniero, e riuscito a fuggire fu proposto per la medeglia d'argento.

Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carabinieri nel Risorgimento.
La carica dei carabinieri a cavallo apre il corteo storico in piazza del Campo a Siena

Nel 1822 è intanto emanata la prima edizione del Regolamento generale dei carabinieri dove già sono affermati i 3 principi fondamentali che ancora oggi caratterizzano il corpo, cioè:

  1. i carabinieri devono considerarsi costantemente in servizio, in qualunque circostanza ed a qualunque ora;
  2. i carabinieri devono sempre svolgere i servizi di istituto almeno in coppia, eccezion fatta per quelli d'ordinanza quali la trasmissione di dispacci urgenti;
  3. i carabinieri devono sempre avere un contegno distinto, urbano, fermo, dignitoso e calmo, oltre che imparziale ed umano.

Negli anni successivi il Regno di Sardegna è coinvolto a vario titolo nella lotta per l'Unità: da una parte sono sempre più numerosi quelli che ne favoriscono la politica di espansione riconoscendolo come il paladino (o almeno il mezzo) per conseguire l'unificazione, dall'altro è oggetto dell'opposizione degli anti-monarchici che lottano per affermare un regime repubblicano. È il Risorgimento.

In questo contesto si inquadra l'invasione della Savoia del 3 febbraio 1834 da parte di un gruppo di fuoriusciti italiani finanziati da Giuseppe Mazzini reduci dei moti del 1821. Questi catturarono il carabiniere a cavallo Giovanni Battista Scapaccino e poi lo uccisero perché si rifiutò di unirsi a loro con il gesto simbolico di gridare "Viva la Repubblica!", preferendo tener fede fino in fondo al giuramento fatto al Re. Alla sua memoria fu conferita una medaglia d'oro al valor militare, la prima in assoluto ad essere registrata sull'albo d'onore dell'Armata Sarda.

In quegli anni le guerre si susseguirono alle guerre e per le riconosciute prove di fedeltà ed efficienza già dimostrate, i Carabinieri furono scelti per assicurare la protezione del Re sui campi di battaglia.
Proprio nello svolgimento di questo delicatissimo compito, il 30 maggio 1848 a Pastrengo, durante la prima guerra d'indipendenza, i carabinieri diedero prova di coraggio con la famosa carica: quando il maggiore Alessandro Negri di Sanfront, comandante dei tre squadroni a cavallo di scorta, si accorse che gli austriaci si stavano pericolosamente avvicinando alla postazione occupata dal Re, ordinò una carica (a cui partecipò il re stesso), respingendoli. Questo episodiò contribuì in modo determinante alla vittoria finale.
La guerra fu persa, ma la successiva partecipazione alla guerra di Crimea riuscì a dare un peso internazionale al Regno di Sardegna. Si combatté, poi, la seconda guerra d'indipendenza, seguita dall'annessione dei piccoli regni in cui l'Italia settentrionale era divisa e dalla spedizione dei Mille e la conquista del centro-sud.

In tutte queste vicende i carabinieri furono sempre protagonisti in qualità di soldati, svolgendo compiti di scorta, di polizia militare, di intelligence, combattendo in prima linea ed adempiendo compiti ingrati come gli arresti di Garibaldi.

Per quanto riguarda la sicurezza pubblica, durante il processo di unificazione, onde evitare l'impressione di un'occupazione si attuò un'accorta politica dei piccoli passi: man mano che un nuovo Stato cadeva vi si istituiva un Corpo di carabinieri locale arruolando una parte dei tutori dell'ordine che già vi operavano. Nacque così il Corpo di carabinieri della Toscana, della Sicilia, ecc.

Unità d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unità d'Italia e Brigantaggio postunitario.

Nel 1861 l'unità politica era largamente conseguita (Veneto e Stato della Chiesa a parte), e si riunificò anche formalmente la struttura militare e di pubblica sicurezza: il 4 maggio quando l'Armata Sarda divenne Regio Esercito, i diversi corpi di carabinieri confluirono nell'Arma dei Carabinieri Reali che ne divenne la Prima Arma.[1]

In quegli anni i carabinieri si trovarono impegnati soprattutto nel contrastare i briganti, un fenomeno a metà tra il malavitoso e la lotta contro le nuove istituzioni, particolarmente diffuso nei territori che erano stati del Regno delle Due Sicilie, del Granducato di Toscana e della stessa Sardegna. Tra le altre spicca la figura del capitano dei carabinieri Chiaffredo Bergia che per i suoi successi, raggiunti con operazioni solitarie svolte per lo più sotto copertura, si meritò una croce di cavaliere dell'ordine militare d'Italia, una medaglia d'oro, tre d'argento e due di bronzo al valor militare, 15 encomi ed innumerevoli menzioni solenni.

Nonostante lo smacco della terza guerra d'indipendenza, si riuscì a completare anche la l'unificazione con l'annessione del Veneto (1866) e Roma con il Lazio (1870) con i carabinieri accanto ai Bersaglieri durante la Breccia di Porta Pia.

Negli anni che precedettero la prima guerra mondiale l'Arma continuò a dividersi tra compiti militari e civili, in patria ed anche all'estero.
Nel 1872 in Eritrea si svolse la loro prima missione fuori dai confini durante la sfortunata avventura coloniale italiana. Proprio nella Colonia eritrea vennero costituiti nel 1888 gli zaptié, i carabinieri indigeni, poi reclutati in tutte le colonie italiane. Di quegli anni è anche la prima missione di peace-keeping (Creta, 1897).
In Italia si distinsero soprattutto per il soccorso alle vittime del terremoto che colpì lo stretto di Messina nel 1908: in quell'occasione l'Arma fu definitivamente appellata Benemerita, aggettivo associato a loro per primo dal deputato Soldi già nel 1864.

Tra gli altri eventi da ricordare di questo periodo ci sono:

Prima guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia arrivò alla prima guerra mondiale formalmente schierata con la Triplice alleanza ma la promessa di riconoscimenti territoriali da parte della Triplice intesa, dopo un periodo di neutralità, indussero un deciso cambio di fronte.

I carabinieri anche in quest'occasione furono protagonisti di atti di valore e sacrificio rimasti celebri. Fra questi indimenticabile (quanto tragicamente inutile) fu l'assalto alla quota 240 del monte Podgora del 19 luglio 1915 ed il mantenimento della posizione in inferiorità numerica ed in condizioni igienico-sanitarie precarie.

Ma più ancora che come corpo combattente, i carabinieri furono fondamentali nel loro ruolo di polizia militare nel momento più buio della guerra: la rotta di Caporetto dell'ottobre 1917. In quel frangente, infatti, si assunsero tutte le loro responsabilità e ricorrendo inflessibilmente anche alla fucilazione, costrinsero i soldati in trincea a tener duro, imponendo la disciplina che avrebbe reso possibili un'ordinata ritirata verso il Piave ed il mantenimento delle nuove posizioni.
Per scagionarsi Luigi Cadorna (il comandante supremo) non esitò a diffondere un disonorante comunicato che attribuiva la disfatta alla viltà dei soldati, ordinandone la decimazione sul campo, la cui esecuzione ricadde a volte nuovamente sulle spalle dei carabinieri.

Alla fine i Carabinieri morti furono 1423 e 5245 quelli feriti. Anche per onorarli, il 5 giugno 1920 fu concessa alla bandiera dell'Arma la sua prima medaglia d'oro al valor militare.

Primo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

1924:Carabinieri in piazza San Marco (Venezia)

I primi anni del dopoguerra furono caratterizzati da un'accesa contrapposizione politica, fra la sinistra che sognava la Rivoluzione russa dell'ottobre 1917 e il fascismo nascente, registrando numerosi caduti.

Per far fronte ai tumulti, i carabinieri costituiscono nel 1921 i battaglioni mobili, reparti specializzati per affrontare situazioni in cui l'ordine pubblico è minacciato da folle di dimostranti; in altre occasioni i comandanti delle singole caserme dei carabinieri si opposero alle violenze squadriste come avvenne a Cittadella nel Veneto o alle violenze delle Guardie rosse comuniste come nella riconquista di Empoli dove collaborarono con i fascisti.

Salito al potere Mussolini, questi cercò di mettere in ombra il ruolo dell'Arma dei Carabinieri (dei quali poco si fidava a causa della loro fedeltà al potere monarchico) istituendo una Milizia volontaria per la sicurezza nazionale ed infiltrando lo stesso Corpo degli agenti di pubblica sicurezza. Impose, inoltre, lo scioglimento dei Battaglioni mobili (1923) e, nel tempo, una diversa distribuzione delle competenze: accrescendo la consistenza di milizia e polizia nelle città, relegò sempre più i carabinieri nelle zone rurali.

All'interno dei confini nazionali questi furono anche gli anni della guerra alla mafia siciliana combattuta al fianco di Cesare Mori ("il prefetto di ferro"), dei successi contro i banditi sardi e calabresi e soprattutto è coniato lo stemma araldico (1936).

Fuori dai confini l'Italia, con l'appoggio della Germania di Hitler ma contro la Società delle Nazioni, si lanciò nella conquista di un "posto al sole" occupando Eritrea, Abissinia e Somalia (la cosiddetta Africa Orientale Italiana), seguita dall'annessione dell'Abissinia. In tutti questi teatri i carabinieri prima parteciparono ai combattimenti (distinguendosi soprattutto nella seconda battaglia dell'Ogaden del 1936) e poi furono incaricati di estendere nei nuovi possedimenti la loro struttura territoriale per garantire la sicurezza e la convivenza pacifica.
Per il valore dimostrato alla bandiera dell'Arma dei Carabinieri fu concessa la prima croce di cavaliere dell'ordine militare d'Italia.

Merita di essere ricordata anche una nuova missione all'estero nel 1935 per garantire la regolarità del referendum sull'Autodeterminazione della Saar.

Seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dichiarazione di guerra del 1940 di Mussolini a Francia e Inghilterra i carabinieri diedero mostra di capacità e spirito di sacrificio con atti di eroismo individuali o collettivi che hanno fatto storia: in Africa Orientale e Settentrionale, nei Balcani, in Grecia, in Russia, si batterono con coraggio ed abnegazione. Tra i tanti episodi si ricordano soprattutto le battaglie:

Numerosi furono anche gli atti di coraggio dei singoli come quello del carabiniere Giuseppe Plado Mosca che ad Arbusow (Russia Bianca), trascinò con il suo esempio i soldati italiani prostrati dal freddo e dalla fame fino a rompere l'accerchiamento delle truppe russe (22 dicembre 1942), riprendendo la loro disperata ritirata.

Con la sconfitta venne anche la fine del fascismo: quando Mussolini rassegnò le sue dimissioni nelle mani del Re Vittorio Emanuele III il 25 luglio 1943 dopo essere stato messo in minoranza nella seduta del Gran consiglio del fascismo della notte precedente, uscendo dal Quirinale trovò i carabinieri ad attenderlo per arrestarlo e custodirlo fino alla sua liberazione sul Gran Sasso ad opera di paracadutisti tedeschi.

Il Comando generale dell'Arma, prevedendo i tempi difficili che si stavano avvicinando, già il 10 luglio avevano emanato una direttiva che, richiamando il Diritto Bellico Internazionale, ricordava che in qualsiasi circostanza

  1. i carabinieri della territoriale devono espletare i loro compiti istituzionali rimanendo al loro posto a fianco della popolazione civile ed assicurare la protezione degli impianti industriali e di pubblica utilità
  2. i carabinieri assegnati alle unità delle forze armate devono seguirne la sorte.

L'8 settembre[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Carabinieri nella resistenza e nella guerra di liberazione italiana.

Arrivò l'8 settembre 1943 e l'armistizio con gli Alleati a cui seguirono momenti di grande confusione di cui seppero far tesoro i tedeschi che, meglio organizzati, armati e soprattutto informati, in pochi giorni catturarono e deportarono migliaia di carabinieri italiani[2], in particolare si ricorda la deportazione del 7 ottobre 1943 di circa 2500 Carabinieri stanziati a Roma[3] che, senza ordini ed abbandonati a sé stessi, non sapevano cosa fare. A Cefalonia la Divisione Acqui fu quasi annientata, le sei divisioni destinate alla difesa di Roma si dissolsero e gli unici a mantenere le loro posizioni furono il Battaglione Allievi Carabinieri ed i Granatieri di Sardegna.

Lapide commemorativa dei 12 Carabinieri massacrati nel 1944 dai titini a Bretto di Sotto nel Tarvisiano

Nonostante il clima confuso i carabinieri per la maggior parte rimasero al loro posto[senza fonte]. Alcuni di essi, dietro la veste istituzionale, erano anche partigiani e fiancheggiavano o capeggiavano intere formazioni, e contribuirono alla Resistenza (La sola Banda Caruso all'inizio del 1944 ne raccoglieva ben 5.766).
Gli esempi del loro spirito di abnegazione sono innumerevoli: Salvo D'Acquisto e Giotto Ciardi, i carabinieri delle stazioni di Fiesole e di San Benedetto del Tronto, i 12 Carabinieri del presidio di Bretto di Sotto.

Alla fine della guerra tra i carabinieri si contarono 4.618 caduti, 15.124 feriti e 578 dispersi. Di questi 2.735 perirono durante la Resistenza e la Lotta di Liberazione ed altri 6.521 restarono feriti.
Per il contributo dato alla Resistenza, il 2 giugno 1984 alla bandiera dell'Arma dei Carabinieri è stata concessa la terza medaglia d'oro al valor militare.

Secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Finita la guerra i carabinieri soffrivano profondi problemi di organizzazioni, dovuti anche alle difficoltà indotte dalla ricompattazione dopo lo smembramento del periodo 1943-1945 da cui avevano difficoltà ad uscire. Dopo il referendum del 2 giugno 1946 cambiarono denominazione da "Carabinieri Reali" a "Arma dei Carabinieri".

Dopo aver affrontato gli scontri di piazza dell'immediato dopoguerra ed il terrorismo separatista alto atesino e il banditismo siciliano, negli anni sessanta è nominato comandante generale il generale Giovanni De Lorenzo che avviò piani di riorganizzazione dell'Arma, al fine di renderla più adeguata a fronteggiare le minacce del terrorismo eversivo e della criminalità organizzata.

Fine anni '40 e anni '50 e terrorismo separatista[modifica | modifica wikitesto]

La fine della guerra portò strascichi di odio che, per via delle tante armi ancora in circolazione, facilmente si trasformava in efferata violenza. Nella loro lotta quotidiana per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici, nel 1946 ben 101 carabinieri furono uccisi in servizio ed altri 757 furono feriti.
Per fronteggiare la difficile situazione, i carabinieri ricostituirono i loro Battaglioni mobili composti da 9.000 uomini. In ossequio ai risultati del referendum del 2 giugno, il 13 successivo re Umberto II lascia l'Italia non prima di aver sciolto i Carabinieri Reali dal particolare giuramento di fedeltà che li legava alla sua persona.
L'Esercito Regio rinasce nell'Esercito italiano e l'Arma dei Carabinieri Reali venne rinominata "Arma dei Carabinieri", la prima arma del nuovo esercito.

L'8 dicembre del 1949 è un'altra data simbolica per i carabinieri: papa Pio XII, su richiesta del monsignor Carlo Alberto di Cavallerleone (ordinario militare), proclama la Madonna Virgo Fidelis patrona dei carabinieri e fissa al 21 novembre la ricorrenza (anniversario della battaglia di Culquaber).

Quelli erano anche gli anni del terrorismo promosso dal separatismo alto atesino del Comitato per la liberazione del Sudtirolo e del banditismo siciliano di Salvatore Giuliano. I carabinieri risposero a questa sfida formando la Compagnia speciale antiterrorismo a Nord e partecipando, insieme alla Polizia, al Corpo forze repressione banditismo del colonnello dell'Arma Ugo Luca sull'isola.

In entrambi i casi vi furono svariati attentati contro le caserme e le pattuglie dei carabinieri. Nel 1950 fu costituito il Gruppo Carabinieri Somalia nel corso dell'amministrazione fiduciaria italiana del paese africano. Appartenente alla Legione CC di Napoli, restò fino al 1960.

1962-1966: Giovanni De Lorenzo riorganizza ed ammoderna l'Arma[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1962 Giovanni De Lorenzo è nominato comandante generale dell'Arma.

Assunto il comando dell'Arma, presiedette la prima riunione dello stato maggiore confrontandosi con una variegata compagine di ufficiali che, anche nelle uniformi descrivevano le condizioni di confusione nella quale comandi, strutture e procedure dei carabinieri si trovavano da dopo la disfatta bellica, facendo fatica a riorganizzarsi: la guerra persa, nonostante fossero passatati quasi 20 anni, sortiva ancora effetti di non poca gravità, sia nelle esigenze di ricostruzione e riorganizzazione, sia nelle ambascie economiche, che costringevano lo Stato a fare affidamento sui prestiti americani.

Cominciò, così, con l'uniformazione delle uniformi e la richiesta allo staff dello stato maggiore di indicare le ortodosse uniformi ordinarie per ufficiali, sottufficiali e truppa. Proseguì snellendo la burocrazia e l'amministrazione e curò particolarmente la formazione destinando i suoi migliori ufficiali, per periodi più o meno lunghi, alle scuole così che fossero, usando una sua espressione, più preparate a prepararli.

Approfittando della recrudescenza della criminalità nelle città, rinegoziò l'accordo Carcaterra che destinava i Carabinieri alle zone rurali e la Polizia alle aree metropolitane, creò le gazzelle, intuì l'importanza dell'uso degli elicotteri non solo per assolvere compiti militari ma anche di ordine pubblico (soprattutto il contrasto al brigantaggio) e pensò anche ad un numero unico di pronto intervento che non riuscì a realizzare solo per problemi tecnici.
Si presentava nel cuore della notte nelle stazioni periferiche per vedere come veniva interpretato il principio del sempre in servizio, concedeva inattese licenze premio ai meritevoli ma comminava anche dolorose punizioni.
Dettò anche le specifiche tecniche per i fornitori allo scopo di adeguare e rinnovare l'armamento in uso.

Non trascurò neppure la componente militare, con la creazione di una divisione militare, ottenuta dalla riorganizzazione dell'XI brigata meccanizzata che venne armata con 130 carri M47 ed una flotta di autoblindo ed altri veicoli corazzati minori. Volle anche la ricostituzione del battaglione carabinieri paracadutisti.

La fine degli anni sessanta videro i vertici dell'Arma dei Carabinieri al centro dell'inchiesta relativa al cosiddetto Piano Solo.

Anni '70 ed anni '80: contrasto al terrorismo eversivo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Inchieste di Robbiano di Mediglia e Sequestro Gancia.

Placatosi negli anni cinquanta il separatismo siciliano e negli anni sessanta anche quello altoatesino, a partire dalla fine degli anni sessanta l'Italia ha dovuto fare i conti con quello eversivo con i Carabinieri sempre in prima linea.

Per contrastarlo adeguatamente l'Arma rinnovò la sua struttura organizzativa e così nacque il nucleo speciale antiterrorismo (22 maggio 1974).

Il carabiniere più noto fra quelli impegnati nel contrasto al terrorismo eversivo di quegli anni è certamente Carlo Alberto Dalla Chiesa che ebbe, tra l'altro, il merito di intuire che per combattere i terroristi occorreva conoscerne i metodi ed adeguare le tecniche di contrasto. Si cominciò con la creazione del nucleo speciale antiterrorismo dei carabinieri con sede a Torino e da lui diretto che ben presto ampliò il suo raggio di azione prima sul Piemonte e poi sulla Liguria. Con pazienti attività di indagine, infiltrando carabinieri nei gruppi fiancheggiatori e simpatizzanti (centri sociali, università, collettivi, ecc.) e dopo aver ottenuto il pentimento di Patrizio Peci, in pochi mesi azzerò GAP e NAP e scompaginò l'organigramma brigatista arrestandone anche i capi storici (Renato Curcio ed Alberto Franceschini) già nel settembre 1974.

La lotta proseguì negli anni successivi e tanti furono i carabinieri a cadere sotto i colpi dei terroristi. Due fra tutti: il maresciallo Felice Maritano ed il tenente Umberto Rocca.

Felice Maritano, classe 1919, aveva combattuto in Africa e, come tanti altri carabinieri, anche nella Guerra di Liberazione meritandosi numerose decorazioni. Nel 1974 ha 55 anni e con 35 anni di onoratissimo servizio poteva andare tranquillamente in pensione ma appena sa della costituzione del gruppo antiterrorismo di Dalla Chiesa chiede ed ottiene di entrarne a far parte. In considerazione della sua grande esperienza la sua richiesta è soddistatta diventandone subito una delle figure chiave contribuendo in modo determinante alle indagini che portarono alla cattura di Curcio e Franceschini. Studiando il materiale rinvenuto nel loro covo si riuscì a scoprirne un altro a Robbiano di Mediglia che trovarono vuoto ma non abbandonato, così Maritano si offre per partecipare alla sua sorveglianza per catturare i tre terroristi che si era capito lo frequentassero.

Dopo giorni di appostamenti i brigatisti finalmente si presentano separatamente: alle 13:00 del 14 luglio 1974 è arrestato il terrorista Bassi, alle 21:30 anche Bertolazzi. Entrambi sono bloccati prima di poter impugare le pistole con il colpo in canna che portavano addosso. All'appello mancava solo Ognibene che arriva alle 03:30 del mattino dopo. In qualche modo si accorge della trappola e scappa per le scale inseguito dai militari, che gli intimano di fermarsi. Per tutta risposta Ognibene esplode alcuni colpi di pistola che colpiscono Maritano, il quale continua l'inseguimento sorpassando un altro dei carabinieri e risponde al fuoco.
Ognibene, ferito, stramazza al suolo. Maritano gli si accascia accanto non prima di aver esortato i due colleghi che sopraggiungono di occuparsi del terrorista. Ognibene si salverà. Maritanò morì durante il trasporto in ospedale lasciando la moglie e quattro figli. Il suo fu un funerale blindato, presenti le massime autorità delle Istituzioni con i muri della chiesa e delle strade vicine sporcate da scritte ingiuriose e minacciose.

L'allora tenente Umberto Rocca nel giugno 1975 era comandante in sede vacante della compagnia di Acqui Terme. Il 5 del mese stava perlustrando le colline di Melazzo insieme al maresciallo Rosario Cattafi ed agli appuntati Giovanni D'Alfonso e Pietro Barberis. Cercavano il covo dove era tenuto sequestato Vittorio Vallarino Gancia, figlio del proprietario della nota casa vinicola, rapito il giorno prima da un commando di cinque brigatisti rossi guidato da Margherita Cagol con lo scopo di estorcere denaro alla sua facoltosa famiglia per finanziare l'organizzazione. Controllando un casolare isolato sulle colline di Arzello, i carabinieri alle 11:30 sono accolti dal lancio di una bomba a mano. Rocca, investito in pieno dalla deflagrazione, perderà un braccio e un occhio; schegge ferirono anche Cattafi. Nonostante le gravissime ferite, Rocca rifiutò di essere soccorso dagli altri carabinieri ordinando loro di proseguire l'azione. Nel successivo conflitto a fuoco perirono il D'Alfonso, raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco (morirà dopo alcuni giorni di agonia), e Margherita "Mara" Cagol (compagna di Renato Curcio), mortalmente ferita dopo aver tentato di fuggire insieme ad un altro brigatista. Nel casolare i carabinieri trovarono poi Gancia incolume. A Umberto Rocca, oggi Generale, sarà assegnata una Medaglia d'Oro al Valor Militare che, unitamente a quella assegnata nel 1999 al Luogotenente Marco Coira, sono le uniche due assegnate ancora in vita nel dopoguerra.

Il 31 dicembre 1980, a Roma, viene assassinato dai brigatisti Enrico Galvanigi, generale dell'arma e responsabile dell'ufficio coordinamento delle carceri, come rappresaglia per l'azione delle forze speciali che avevano sedato la rivolta nel carcere speciali di Trani.

Contrasto alla criminalità organizzata[modifica | modifica wikitesto]

Sul fronte della lotta alla criminalità organizzata sempre i Carabinieri arrestarono prima Luciano Liggio primo capo dei "corleonesi", poi Raffaele Cutolo, fondatore e capo della Nuova Camorra Organizzata, e poi anche Totò Riina, capo indiscusso di cosa nostra siciliana. Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa venne nominato nel 1982 Prefetto di Palermo per contribuire alla lotta al fenomeno mafioso.

Menzione va fatta anche per il reparto del ROS denominato CRIMOR - Unità Militare Combattente, impiegato dal 1992 al 1997 nella ricerca e la cattura di primari latitanti italiani.

Carabinieri e catastrofi naturali[modifica | modifica wikitesto]

Nel secondo dopoguerra, così come già prima, i Carabinieri sono sempre stati in prima linea nel soccorso delle popolazioni civili vittime di catastrofi naturali meritandosi importanti riconoscimenti:

senza dimenticare tutte le catastrofi naturali minori che troppo spesso colpiscono l'Italia e vedono i Carabinieri della territoriale tra i primi soccorritori ed un sicuro punto di riferimento nell'organizzazione degli aiuti.

Carabinieri in missione all'estero[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Missioni dei Carabinieri all'estero.

Nel dopoguerra, ed in special modo negli ultimi anni, i Carabinieri sono stati chiamati frequentemente a partecipare a missioni operative all'estero rinnovando una tradizione che risale al lontano 1855 (), distinguendosi sempre per la loro capacità di assolvere compiti sia militari che di polizia.

Particolarmente significativo è il contributo assicurato dall'Arma con i Reggimenti MSU (Multinational Specialized Unit) operanti nei Balcani nell'ambito delle missioni NATO, la cui origine risiede nella necessità di colmare il security gap, ovvero l'area grigia tra la missione militare e le forze di polizia civile che spesso non sono in grado o non intendono intervenire in operazioni di ordine pubblico.

A partire dal 1982 sono stati in Libano, Somalia, Bosnia, Kosovo, Cambogia, Timor Est, Mozambico, Afghanistan ed Iraq, solo per citare la missioni più importanti.

Oggi i carabinieri impegnati all'estero sono ben oltre mille.

Anche in questo tipo di attività il debito di sangue pagato è stato notevole.

Anni 2000 e la trasformazione in arma autonoma[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'anno 2000 l'Arma era parte integrante dell'Esercito Italiano con il rango di "arma" (definita «prima arma dell'Esercito»); attraverso l'art. 1 della legge delega 31 marzo 2000, n. 78[4] i Carabinieri vengono elevati a forza armata autonoma con rango di forza Armata, nell'ambito del Ministero della difesa.

Ciò permise anche all'Arma dei Carabinieri di avere come Comandante generale un Ufficiale generale proveniente dai suoi ranghi. Il primo comandante generale, proveniente dalle sue stesse fila, è stato nel 2004 il generale di corpo d'armata Luciano Gottardo. In precedenza il comandante generale dell'Arma era tratto da Ufficiali Generali in possesso di peculiari caratteristiche provenienti dall'Esercito.

Specialità[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo continuo processo di adeguamento per contrastare la criminalità che estende il suo operato in campi sempre nuovi, l'Arma dei Carabinieri nel corso degli anni ha creato nuclei specializzati nei diversi tipi di reato, tra i quali:

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gabriele Bacchi, I Carabinieri, Sentinelle d'Italia in pace e in guerra, in La storia illustrata nº286 Anno 1981, pag. 24: "Con l'unità d'Italia, nel 1861, i carabinieri vennero ufficialmente trasformati in Arma (ancora la prima del nuovo esercito nazionale) e appuntarono una coccardac tricolore sul cappello"
  2. ^ Gabriele Bacchi, I Carabinieri, Sentinelle d'Italia in pace e in guerra, in La storia illustrata nº286 Anno 1981, pag. 26: "Il 6 ottobre 1943 il Comando tedesco ordina la smobilitazione dellìArma dei Carabinieri e con una serie di azioni improvvise nelle caserme riesce a far e prigionieri e a deportare in Germania circa 2000 uomini"
  3. ^ Anna Maria Casavola, 7 ottobre 1943 La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti
  4. ^ Delega al Governo in materia di riordino dell'Arma dei Carabinieri, del Corpo forestale dello Stato, del Corpo della Guardia di finanza e della Polizia di Stato. URL consultato il 29-09-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Anna Maria Casavola, 7 ottobre 1943 La deportazione dei Carabinieri romani nei Lager nazisti, Edizioni Studium, Roma 2008

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]