Storia dell'Aquila

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: L'Aquila.

Pianta della città prima del terremoto del 1703
(volgare)
« Lo cunto serrà d'Aquila, magnifica citade
et de quilli che la ficero con grande sagacitade.
Per non esser vassali cercaro la libertade
et non volere signore set non la magestade »
(IT)
« Si racconterà dell'Aquila, magnifica città
e di quelli che la fecero con gran sagacità.
Per non esser vassalli cercaron la libertà
e non vollero signori se non la maestà »
(Buccio di Ranallo, Cronache dalla fondazione dell'Aquila, vv.9-12 (XIV secolo))

La storia dell'Aquila inizia con gli insediamenti dell'età del bronzo e la definitiva fondazione, a opera di Corrado IV[1] tra il 1254 e il 1266[1]. L'Aquila (allora nota semplicemente come Aquila) fu una delle grandi città del Regno di Napoli, poi Regno delle due Sicilie, successivamente passò al Regno d'Italia e quindi all'Italia. Capitale storica dell'Abruzzo ulteriore divenne, con l'unità d'Italia, capoluogo dell'Abruzzo-Molise, poi Abruzzo.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio dove sorge L'Aquila era abitato fin da tempi più antichi. Prima della conquista da parte di Roma, tutta la valle dell'Aterno è stata luogo di insediamento dei Sabini e dei Vestini, i cui territori confinavano proprio nel punto dove in futuro sorgerà la città. Testimonianza più antica di civiltà nell'aquilano è la cosiddetta Necropoli di Fossa, un insieme di tombe risalenti al X secolo a.C. situate a sud della città.

Dopo la conquista da parte dei Romani avvenuta nel III secolo a.C., nella località che corrisponde all'odierna San Vittorino, pochi chilometri a ovest dell'Aquila, venne fondata la città di Amiternum, di cui ancora oggi possiamo ammirare i resti: un teatro e un anfiteatro che testimoniano dell'importanza assunta nel tempo dalla città. La città diede i natali a uno dei maggiori storici romani, Sallustio, di cui oggi è presente una statua in Piazza Palazzo, e fu sede di diocesi insieme alle vicine città di Forcona e Pitinum. Pur essendo sopravvissuta alla caduta dell'Impero romano, Amiternum visse un periodo di grande decadenza fino a scomparire completamente nel X secolo.

Nel frattempo l'Italia assisteva all'arrivo dei Longobardi. Il territorio aquilano, inglobato nel Ducato di Spoleto, venne per la prima volta scisso dall'Abruzzo meridionale che era, invece, sotto il controllo di Benevento. Quando i Franchi batterono i Longobardi nell'VIII secolo riuscirono a occupare solo il Ducato di Spoleto, che segnava il limite meridionale delle loro conquiste in Italia, mentre il Ducato di Benevento restò ai Longobardi con numerose ripercussioni per quanto riguarda l'economia della zona. Una delle attività economiche principali delle terre che costituiranno la futura Aquila, era infatti l'allevamento degli ovini, che a sua volta si reggeva sulla transumanza, cioè sull'annuale spostamento delle greggi portate a svernare nel Tavoliere delle Puglie. Con la divisione dell'Abruzzo la transumanza tende perciò a scomparire provocando la decadenza economica del territorio. Nei secoli successivi l'Abruzzo è soggetto anche alle invasioni dei Saraceni.

La rinascita economica del territorio avverrà solo dopo l'anno mille con l'arrivo dei Normanni nell'XI secolo. Si assiste a una nuova stabilità alla zona e alla ripresa della transumanza, grazie anche alla riunificazione di tutto l'Abruzzo, conquistato da re Ruggero II tra il 1139 e il 1153. Durante il periodo normanno si assiste al fenomeno dell'incastellamento, di cui sono esempio e testimonianza ancora oggi visibile il castello di San Pio delle Camere e il castello di Ocre, che occupava una posizione strategica nella vallata dell'Aterno e che era proprietà dei conti dei Marsi.

Un altro importante fattore di sviluppo economico fu la diffusione in Abruzzo delle abbazie cistercensi. Nel 1222 sorge nella futura vallata aquilana, in contado forconese, l'abbazia di Santo Spirito d'Ocre[2]. La presenza cistercense, che non rimane limitata all'abbazia di Santo Spirito d'Ocre, diede un grande impulso all'economia della vallata dove sarebbe poi sorta la città.

Fondazione, ricostruzione e ascesa della città[modifica | modifica wikitesto]

La prima fondazione[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome

Per la presenza di numerose sorgenti, il castello che diede nome alla città era chiamato Santa Maria de Aquilis, oppure de Acquilis, successivamente divenuto Acculum, poi Accula quindi Acquili mantenendo sempre la caratteristica di diminutivo latino di aqua. L'assonanza lo fece paragonare al nome del rapace che figurava sulle insegne imperiali di Federico II di Svevia e contribuì alla definitiva scelta di Aquila[3].

Aquila fu uno dei castelli che popolavano i monti e le colline circostanti la conca su cui poi nascerà la futura città. Era probabilmente più popolato e importante degli altri, tanto che nel 969 accolse papa Giovanni XIII e l'imperatore Ottone I[4].

Nel 1229 gli abitanti di questi castelli decidono di ribellarsi al giogo vassallatico dei baronati normanno clericali,[1]. Dopo essersi rivolti a papa Gregorio IX, ottennero il permesso di fondare la città ma l'iniziativa non si concretizzò[1]. Gli aquilani ottengono nuovamente il permesso della costruzione di una nuova grande città, in funzione anti-feudale[1], di cui è rimasta testimonianza nel cosiddetto Diploma di Federico II[1]: nel documento conservato, in duplice copia negli archivi cittadini, si esortano i castelli degli antichi contadi di Amiternum e Forcona a unirsi per formare un unico centro[5].

Le vicende della fondazione dell'Aquila sono raccontate da Buccio di Ranallo da Poppleto (oggi Coppito, frazione dell'Aquila), autore di una Cronica rimata che narra la storia della città dal 1254 fino al 1362 (anno che precede la sua stessa morte). Come riporta lo storico Leopoldo Cassese, Buccio fu

« ...il primo cronista che narrò con tono appassionato e con ritmo di epica solennità le vicende di quel comune rustico sorto tra le aspre montagne di Abruzzo da un potente sforzo di volontà compiuto dall'oppresso ceto contadinesco »
(Leopoldo Cassese[6])

La raccolta e la valorizzazione del corpus delle cronache aquilane si deve allo storico Anton Ludovico Antinori.

Controverse sono le notizie sul reale numero dei castelli che contribuirono alla fondazione: la tradizione vuole che fossero novantanove, ma è più probabile che il numero effettivo si attestasse sulla sessantina. Tuttavia, a ricordo della fondazione, la campana della Torre Civica batte ancora oggi 99 rintocchi e questa tradizione, insieme al primo grande monumento della città, la fontana delle 99 cannelle, contribuisce ad alimentare ancor oggi questa storia leggendaria.

La distruzione a opera di Manfredi e la ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1259, colpevole di essere rimasta fedele alla Chiesa nella contesa tra papato e impero, fu punita e rasa al suolo da Manfredi. Fu ricostruita nel 1265 per mano di Carlo I d'Angiò, cui L'Aquila si sottomise spontaneamente, riconquistando prestigio e preminenza. Nel 1276 vengono cominciati i lavori per la costruzione della cinta muraria mentre la città diviene sempre più vasta e popolosa arrivando, alla fine del Duecento, a contare circa 60.000 abitanti[4].

Tra i motivi della crescente importanza dell'Aquila nei primissimi anni di vita, è certamente la posizione strategica in cui venne costruita. La città trovò forma su di un colle posto al centro di un'ampia conca di origine lacustre, circondata e protetta dalle catene del Sirente, dai monti del Velino e dal massiccio del Gran Sasso e dei Monti della Laga. L'Aquila si trovò dunque in posizione pressoché baricentrica rispetto al suo contado e all'intera Valle dell'Aterno e divenne ben presto luogo d'incontro e di commercio, un ruolo appositamente studiato dalla Corona e per il quale Corrado IV destinò demanialmente alla città il territorio circostante[7].

L'Aquila, città nuova[modifica | modifica wikitesto]

La fondazione dell'Aquila è quindi un caso particolare, unico nel Medioevo italiano. La città nacque secondo un disegno armonico ben preciso, la copia in pianta della città di Gerusalemme, che non trova precedenti nella storia dell'architettura urbana (un caso simile, nel 1703, fu la nascita di San Pietroburgo). La città venne suddivisa in locali che vennero donati ai castelli che contribuirono alla fondazione, proporzionalmente al numero dei loro abitanti originari[8].

Per facilitare l'opera di fondazione, Aquila venne suddivisa in quattro parti, due dei quali riconducibili al circondario occidentale della città (la zona dell'antica Amiternum) e i restanti due al circondario orientale (la zona dell'antica Forcona). La divisione storica del territorio aquilano in due parti è testimoniata anche dalle differenze linguistiche: nell'amiternino si parla il dialetto sabino mentre nel forconese il dialetto meridionale.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarti dell'Aquila.

La particolarità dei Quarti dell'Aquila è quella di non limitare la suddivisione alla città intra moenia, ma di estenderla a tutto il contado circostante, il che accentuò e radicalizzò tra gli abitanti della nuova città il senso di appartenenza al vecchio castello di provenienza[9]. All'interno dello spazio urbano ogni comunità realizzò uno spazio simbolico collegato al vecchio castello di provenienza, generalmente una chiesa, consacrata allo stesso santo del castello, una piazza e una fontana[9].

Celestino V e il giubileo aquilano[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1288 l'eremita Pietro da Morrone decise di edificare proprio ad Aquila la basilica di Santa Maria di Collemaggio, capolavoro dell'arte romanica e monumento simbolo della città. Prima della costruzione della basilica, l'area di Collemaggio era occupata dalla Chiesa di Santa Maria dell'Assunzione; proprio in questa chiesa si narra che Pietro da Morrone trovò rifugio, nel 1275, incontrò in sogno la Vergine e con essa accordò la costruzione nel medesimo luogo di una nuova maestosa basilica[10]. In essa, l'eremita venne incoronato papa con il nome di Celestino V il 29 agosto 1294.

Tuttavia, dopo solo quattro mesi di mandato, Celestino V restituì le insegne pontificie e rinunciò alla carica, causando la furibonda reazione della chiesa. Venne catturato mentre stava per lasciare l'Italia, desideroso di tornare a fare l'eremita, e venne imprigionato nella rocca di Fumone, in ciociaria, dove morì il 19 maggio 1296. Nel 1327 le sue spoglie furono traslate nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, dove sono ancora oggi custodite nell'apposito mausoleo.

Nell'agosto dello stesso anno, prima di rinunciare al suo incarico, Celestino V emanò una Bolla con la quale concedeva un'indulgenza plenaria e universale a tutta l'umanità, senza distinzioni: un evento eccezionale, che anticipò di 6 anni l'introduzione dell'anno santo, avvenuta per volere di papa Bonifacio VIII nel 1300 e può essere quindi considerato il primo giubileo della storia.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Perdonanza.

La Bolla di San Pietro Celestino, oggi nota come la Bolla della Perdonanza, poneva come condizioni per l'ottenimento del perdono l'ingresso nella basilica nell'arco di tempo compreso tra le sere del 28 e del 29 agosto di ogni anno e l'essere "veramente pentiti e confessati". La porta di Celestino V, situata sul lato settentrionale della basilica è dunque a tutti gli effetti una Porta Santa[11]. Questo giorno costituì un appuntamento fondamentale per i pellegrini e i mercanti che giungevano in città, punto di passaggio oramai obbligato sulla Via degli Abruzzi che da Firenze portava a Napoli[7].

Il Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione della città[modifica | modifica wikitesto]

Gestita da un podestà e da un libero consiglio, durante il Medioevo la città ebbe organizzazione autonoma e propri statuti[5]. Il primo consiglio cittadino fu composto dai sindaci dei vari villaggi e la città non ebbe una propria esistenza giuridica riconosciuta fino al regno di Carlo II di Napoli, che nominò un Camerlengo quale responsabile dei tributi, che, da allora in poi, furono pagati da tutta la città in quanto tale, mentre, in precedenza, erano pagati dai singoli villaggi, ognuno dei quali comprendeva il quartiere realizzato in città.

Successivamente, il Camerlengo acquisì anche il potere politico, divenendo presidente del consiglio cittadino (che ebbe vari nomi e composizione nel corso dei secoli). La città, autonoma, anche se sotto la sovranità del regno di Sicilia prima e del regno di Napoli poi, salvo un breve periodo in cui fece parte dello Stato Pontificio, fu governata da una diarchia composta dal consiglio e dal capitano regio, cui si aggiunse, nel XIV secolo, il conte Pietro Camponeschi, detto Lalle che, da privato cittadino, divenne il terzo lato di una nuova triarchia.

Già in precedenza, la città era divenuta una quasi signoria sotto Niccolò dell'Isola, nominato Cavaliere del Popolo, ma poi massacrato dal popolo stesso quando il suo potere cominciava a diventare troppo grande. Anche Camponeschi, Gran Cancelliere del regno di Napoli, oltre che conte feudale di Montorio al Vomano e quasi "signore" dell'Aquila, finì ucciso, ma, questa volta, per ordine del principe Luigi di Taranto. Il terzo e ultimo "signore" della città fu Ludovico Franchi, che sfidò anche i papi ospitando Alfonso I d'Este, cacciato da Ferrara, e i figli di Giampaolo Baglioni, l'ultimo signore di Perugia. Tuttavia, quando il suo potere cominciò a diventare troppo grande, gli Aquilani, sempre gelosi della loro libertà, si lamentarono presso il re di Napoli, che lo fece deporre e imprigionare.

I terremoti del Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

L'Aquila sorge in uno dei territori a maggiore sismicità della penisola e fin dalla sua fondazione è stata funestata molte volte da eventi tellurici. Il primo terremoto di cui si abbia notizia in tempi storici risale al 13 dicembre 1315. La prima scossa si era manifestata il 1º febbraio[12] ma i maggiori danni si ebbero in dicembre, con le scosse che si ripeterono per le successive quattro settimane dal simsa principale. Tra i danni segnalati vi fu il consistente danneggiamento della chiesa di San Francesco.

Tuttavia, il primo terremoto distruttivo per la nuova città si verificò il 9 settembre 1349. Si stima che il sisma abbia avuto una magnitudo 6,5 della Scala Richter e che abbia prodotto danni valutabili nel X grado della Scala Mercalli. Furono sbrecciati e atterrati ampi tratti delle mura cittadine e crollarono moltissime case e chiese. I decessi furono ottocento[13] e, poiché all'epoca gli abitanti dell'Aquila erano meno di diecimila, raggiunsero quasi il 10% della popolazione. La gran polvere che si alzò gravò sulla città per molto tempo, impedendo il salvataggio repentino di coloro che erano stati travolti dalle macerie[14].

A causa del sisma crollò la chiesa di Santa Maria Paganica e rimase completamente distrutta anche la chiesa di San Francesco, che già aveva subito gravi danni nel terremoto del 1315 e che dovette essere completamente rasa al suolo. Le macerie furono accumulate nel piazzale antistante una delle entrate alla città, la cosiddetta Porta dei Leoni che in tal modo rimase chiusa. La porta non fu più liberata e, successivamente, fu definitivamente murata[15]. La difficile e laboriosa ricostruzione scoraggiò una parte della popolazione, che preferì tornare ai villaggi e castelli dai quali erano venuti i loro avi. Di fronte all'esodo massiccio della popolazione e alla conseguente prospettiva di veder cancellata L'Aquila tra le città del Regno di Napoli, Camponeschi fece chiudere con tavoloni di legno le brecce delle mura cittadine, facendole presidiare[13].

L'assedio di Fortebraccio[modifica | modifica wikitesto]

Contemporaneamente le vicende politiche stavano trascinando L'Aquila verso una sanguinosa guerra. La città era infatti rimasta fedele alla casa angioina e venne quindi individuata come obiettivo sensibile durante la guerra tra i D'Angiò e gli aragonesi. Questi ultimi assoldarono il condottiero Andrea Fortebraccio, promettendogli la signoria della città in caso di conquista.

Nel 1423 Fortebraccio arriva in Abruzzo conquistando facilmente in pochi giorni l'intera Valle dell'Aterno, da Pizzoli a Navelli, escluso il capoluogo che alza le barricate contro l'invasore[16]. Il 7 maggio 1423 il condottiero tenta l'assalto all'Aquila ma viene respinto. La città viene allora sottoposta a un lungo e logorante assedio che durerà fino alla battaglia del 2 giugno 1424 che gli aquilani vinsero anche grazie all'arrivo di un nuovo esercito inviato dagli angioini[17].

Fortebraccio, che nello scontro rimase gravemente ferito, fu fatto prigioniero e morì poco dopo. L'Aquila, uscita stremata ed esausta dallo scontro, si affrancò così dal potere regio e rafforzò il suo ordinamento sociale che venne liberato dai vincoli feudali, preparandosi così a un periodo di rinascita.

Dal periodo d'oro alla decadenza[modifica | modifica wikitesto]

La rinascenza aquilana[modifica | modifica wikitesto]

Il Quattrocento corrisponde a un'età d'oro per Aquila. Dopo la ricostruzione, la città prosperò per i suoi commerci, specialmente lana e zafferano, estendendo le proprie relazioni fino a Firenze, Genova e Venezia, nonché in Francia, Olanda e Germania diventando in breve tempo la città più importante del Regno dopo Napoli. Politicamente infatti, il governo del viceré Raimondo de Cardona lasciò il reggimento municipale relativamente libero di condurre le sue scelte e di amministrare il contado[7].

Nel 1428 ricevette da Ferdinando d'Aragona il privilegio della Zecca, e con questa il permesso di battere moneta, mentre è del 1458 l'istituzione della Università destinata a conseguire rinomanza non inferiore a quella di altre sedi già famose come Bologna, Siena e Perugia. Nel 1482 Adamo da Rottweil, allievo di Johann Gutenberg, vi impiantò una delle prime tipografie, assicurando larga diffusione di opere preziose[18].

In questo tempo la città fu famosa anche per la prolungata dimora di tre grandi santi francescani: San Bernardino da Siena, San Giovanni da Capestrano e San Giacomo della Marca. Alla morte di San Bernardino, avvenuta il 20 maggio 1444 proprio nel capoluogo abruzzese, la cittadinanza chiese e ottenne da papa Eugenio IV il permesso di custodirne le spoglie. Venne così edificata la monumentale Basilica di San Bernardino. Sul finire del secolo le guerre con Rieti, le lotte intestine tra famiglie e i continui terremoti determinarono l'inizio della decadenza.

Il terremoto del 1461[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto dell'Aquila del 1461.

Anche nel quattrocento L'Aquila non fu risparmiata dai terremoti. Il 3 aprile 1398 un'intensa ma breve scossa causò lievi danni. Lo stesso accadde qualche anno più tardi, il 10 novembre 1423, mentre il 5 dicembre 1456 un violento terremoto venne registrato in tutto il territorio del Regno di Napoli: la scossa, verificatasi alle dieci di sera, distrusse quasi integralmente Carsoli e Castel di Sangro. L'Aquila, al confronto, fu colpita in modo tutto sommato marginale, se si esclude la rottura delle colonne della tribuna e testudine della nuova Basilica di San Bernardino.

Uno dei sismi di maggiore intensità della storia cittadina si verificò invece il 26 novembre 1461. La magnitudo stimata è di 6.4 della Scala Richter e l'intensità pari al X grado della Scala Mercalli. Successivamente alla scossa principale, seguì una sequenza di eventi sismici che si protrasse per circa due mesi, con alcune forti scosse il 4 dicembre, il 17 dicembre, e il 3 e il 4 gennaio dell'anno successivo, il 1462. Le fonti storiche riportano della pressoché totale distruzione di Onna, Poggio Picenze, Castelnuovo e Sant'Eusanio Forconese.

« (...) allo stato funesto della Città rovinata in tante parti, e guaste in tutte le altre, talché la quarta parte di essa restò adeguata al suolo, e le altre tre rotte, e lesionate, si aggiunse il non meno funesto del contado. In esso fu il danno ineguale giacché ne toccò il maggiore ai castelli di Sant'Eusanio, di Castelnuovo, di Onda, e del Poggio presso Picenza. Questo cadde quasi del tutto, nell'altro di Sant'Eusanio rovinarono tutte le case, e le chiese sicché non rimasero neppure le mura laterali in piedi né chiesa alcuna e vi morirono persone in più gran numero che altrove onde lo scrissero totalmente rovinato. Eguali furono i danni di Castelnuovo divenuto un mucchio di sassi, caduti anche i torrioni delle mura comuni colla morte di 28 persone, tutte native del luogo (...) Nella Villa di Onda né tampoco restò casa impiedi (...) »

scriverà Anton Ludovico Antinori nei suoi Annales.

La dominazione spagnola[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1503 gli spagnoli conquistarono il Regno di Napoli ponendovi a capo un viceré di loro fiducia e occupando tutti i posti di comando. All'Aquila, la nomina del conte Ludovico Franchi a Signore della Città segnò il definitivo tramonto di ogni forma di autonomia cittadina e contribuì alla decadenza della città, fino ad allora una delle più fiorenti del Regno.

Nella speranza di riconquistare libertà e privilegi perduti, gli aquilani si unirono alla lega antispagnola capeggiata dai francesi, cui vennero nel 1527 aperte le porte della città, che tuttavia venne sconfitta nel 1529. L'Aquila venne occupata militarmente da Filiberto d'Orange[19], viceré e luogotenente del Regno di Napoli, saccheggiata e costretta a versare nelle casse spagnole una esosa tassa. Inoltre la città venne distaccata dal suo contado, che venne spartito in feudi e dato in possesso a capitani dell'esercito imperiale, infliggendo un colpo durissimo alla sua economia[20].

La rivolta del 1527 a favore dei francesi, si dimostrò un abile pretesto colto dagli spagnoli per condannare la città a sostenere totalmente le spese della costruzione di un nuovo castello, versando 100.000 ducati annui. La costruzione del Forte spagnolo, che necessitava di enorme spazio, comportò la distruzione di un intero quartiere[21]. Addirittura, per la realizzazione degli enormi cannoni posti a difesa della fortezza vennero fuse le campane della città, tra cui la grande Campana della Giustizia posta sulla Torre Civica[21]. Nelle intenzioni del viceré, il Forte doveva assolvere una duplice funzione: quella di baluardo difensivo nell'estremo confine settentrionale del regno di Carlo V, e quella di punto di controllo per il traffico della lana lungo l'asse che collegava Napoli a Firenze.

Il governo di Margherita d'Austria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Margherita d'Austria.

Paradossalmente, fu la figlia di Carlo V, Margherita d'Austria, a donare alla città un nuovo momento di particolare splendore alla fine del Cinquecento. La sovrana, già governatrice dei Paesi Bassi, fece ritorno in Italia nel 1568 per dedicarsi all'amministrazione dei feudi abruzzesi del Regno dimostrando notevoli capacità, dando impulso all'economia locale e alla cultura e risolvendo delicate questioni territoriali. Dunque non c'è da stupirsi se, dopo aver alloggiato per un breve periodo a Cittaducale, al suo primo ingresso all'Aquila nel maggio del 1569 fu accolta trionfalmente dalla cittadinanza[22].

Margherita d'Austria tuttavia si stabilì ufficialmente nel capoluogo solo nel 1572, una volta ottenuto dal fratello Filippo II il governo della città. Nel suo periodo aquilano, la Madama, come soleva farsi chiamare, trovò dimora nel Palazzo del Capitano che per l'occasione venne sottoposto ad un gravoso restauro che lo porterà a diventare un piccolo ma prestigioso palazzo rinascimentale. Furono proprio i grandi ricevimenti, le opere urbanistiche e le innovazioni di tipo economico che si svolsero nel suo periodo di governo a donare alla città una caratteristica atmosfera cortigiana[7].

La rinnovata visibilità sul piano internazionale, il senso di rinascita e la relativa stabilità politica comportarono un periodo di assoluta positività che si confermerà anche nel Seicento, anche grazie al ruolo svolto dai padri Gesuiti cui si deve la realizzazione dell'Aquilanum Collegium, successore dell'istituzione universitaria del periodo aragonese e nucleo fondativo della odierna Università dell'Aquila.

Il settecento[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto del 1703[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto dell'Aquila del 1703.

Ad osteggiare la ripresa politica ed economica della città furono, ancora una volta, gli eventi tellurici. Sul finire del Seicento alcuni violenti scosse tornarono a tormentare Aquila; in particolare si ricorda il terremoto dell'aprile 1646, raccontato nel Trattato di Filippo da Secinara e di intensità stimata nel VII grado della Scala Mercalli, e quello del giugno 1672 avvertito anche ad Amatrice e Montereale.

Quello del 1703, conosciuto come il Grande Terremoto è, probabilmente, il terremoto di maggiore gravità della storia cittadina recente. La prima scossa della sequenza sismica si verificò il 14 ottobre 1702 ma la maggiore venne registrata il 2 febbraio del 1703, giorno della Candelora, e si stima che abbia avuto una magnitudo 6,7 della Scala Richter causando devastazioni stimate nel X grado della Scala Mercalli.

L'Aquila venne completamente rasa al suolo. Quasi tutte le chiese e gli edifici pubblici crollarono o riportarono gravissimi danni[23]. Si stima che nelle varie scosse che colpirono la città quell'anno siano morte in tutto oltre 6.000 persone[24]. Le chiese di San Bernardino (rimase in piedi solo il coro, la facciata e le mura laterali), San Filippo, la Cattedrale di San Massimo, San Francesco, Sant'Agostino e tutti i palazzi della città risultarono o rasi al suolo oppure pesantemente danneggiati[25].

La ricostruzione barocca[modifica | modifica wikitesto]

Il disastroso terremoto del 1703 fu però l'occasione per attuare alcuni interventi edilizi ed urbanistici che stavano prendendo piede in molte città europee. Dalle macerie d'inizio secolo nacque, dunque, una nuova città fatta da costruzioni imponenti e ricca di decorazioni e ornamenti che consacreranno anche all'Aquila la nuova veste stilistica corrente, il barocco.

Sul terreno occupato in precedenza da dimore crollate sorsero i palazzi delle nuove famiglie aquilane, (è il caso dei Romanelli, dei Bonanni, dei Pica e degli Oliva[7]) mentre molte tra le principali chiese del capoluogo vennero pesantemente modificate o riedificate secondo il nuovo gusto. L'interno della Basilica di San Bernardino venne completamente ricostruito ad opera di tre celebri architetti dell'epoca, Cipriani, Contini e Biarigioni, e poco più tardi, nel 1724 Ferdinando Mosca vi realizzò uno splendido soffitto in legno. La stessa Basilica di Santa Maria di Collemaggio venne impreziosita da numerose aggiunte barocche che successivamente sono state eliminate nel restauro del 1972. Le chiese di Sant'Agostino, San Marciano, Santa Maria Paganica e la Cattedrale di San Massimo vennero praticamente riedificate ricorrendo, in alcuni casi, a modifiche dell'assetto urbanistico preesistente con la rotazione degli ingressi e la creazione di nuove facciate.

I cambiamenti riguardarono anche la vita sociale ed economica dell'Aquila che venne ripopolata grazie soprattutto all'immigrazione dal contado. Il terremoto, infatti, favorì il trasferimento delle famiglie più povere dalla campagna alla città e l'insediamento di ricchi proprietari terrieri interessati ad accrescere la loro posizione sociale[21].

L'occupazione francese[modifica | modifica wikitesto]

La pace di Vienna del 1738 pose fine alla dominazione spagnola e sul finire del secolo il Regno di Napoli venne invaso dai francesi. Le truppe del generale Lemoine entrarono in città il 16 dicembre 1798 provocando anche in questo caso l'insurrezione degli aquilani, reazione fomentata ed organizzata dall'aristocrazia locale impaurita dalla possibilità di perdere i propri privilegi.

Repubblica Partenopea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Partenopea.

A Napoli fu proclamata la Repubblica Partenopea sulla base dei principi egualitari della Rivoluzione francese.

La Repubblica Partenopea ebbe vita breve, ma solo qualche anno più tardi le truppe napoleoniche si rimpossessarono del Regno di Napoli. Le amministrazioni cittadine furono riorganizzate e modernizzate: all'Aquila venne eliminata la storica suddivisione in Quarti e fece la sua comparsa, per la prima volta, la figura del "Sindaco"[21]. Successivamente, il Congresso di Vienna ristabilì gli ordinamenti precedenti e L'Aquila tornò sotto il controllo dei Borboni.

L'Aquila in Italia e in Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Il risorgimento aquilano[modifica | modifica wikitesto]

Durante il Risorgimento gli aquilani parteciparono attivamente ai moti rivoluzionari sotto la guida di Pietro Marrelli che il 20 novembre del 1860 ospitò in città, nel Convento di San Giuseppe, Giuseppe Mazzini in persona. L'Aquila per la sua posizione di frontiera rivestì un'importanza strategica notevole per le rivendicazioni unitarie e venne definita, dallo stesso Mazzini "nostro punto vitale"[5].

La città con l'articolo

Fino all'unità d'Italia la città era conosciuta come Aquila nonostante fossero d'uso comune espressioni come "andare all'Aquila" e "dell'Aquila" che testimoniano la presenza, in età moderna, dell'articolo antecedente il nome[26]. Per risolvere ogni disputa su centinaia di casi d'omonimia, nel 1863 fu stabilito il nome di Aquila degli Abruzzi[27], ufficializzando dunque la rimozione dell'articolo, che tuttavia continuava ad essere utilizzato saltuariamente dalla popolazione. Nell'ambito dell'ambizioso rinnovamento della città avvenuto durante il fascismo fu poi preferita una forma più monumentale in cui trovava spazio l'uso tradizionale dell'articolo. Nel 1939 viene stabilito il nome definitivo, L'Aquila[28].

Le conseguenze dell'unità d'Italia e, soprattutto, dell'annessione con Roma, sono molteplici. La città fino ad allora costituiva una gradevole eccezione all'interno del Regno di Napoli, sia per la sua posizione "settentrionale", sia per il suo rapporto diretto con la città eterna[7]. Ma nonostante la nuova centralità all'interno del Regno d'Italia e l'accentuarsi del rapporto con Roma, Aquila degli Abruzzi (come si chiamò in quel periodo) si trovò ben presto a fare i conti con gli svantaggi di un isolamento culturale, sociale e morfologico che fino ad allora aveva rivestito un'accezione positiva ed ora invece costituiva un pesante fardello. Un ulteriore colpo alle ambizioni della città e alle sue possibilità di sviluppo venne poi, dalla scelta del tracciato ferroviario tra Roma e l'Adriatico che tagliò fuori per lungo tempo il capoluogo dalla rete delle grandi comunicazioni nazionali.

Ciò nonostante L'Aquila riuscì a raccogliere gli aspetti positivi derivanti dalla nuova stabilità politica ed, a cavallo tra Ottocento e Novecento, vennero realizzate in città grandi opere urbanistiche che ne modernizzarono l'aspetto. A questo periodo è da riferirsi, ad esempio, la riqualificazione dell'area meridionale della città con la creazione dei giardini della Villa Comunale e del viadotto per Collemaggio, oltre che il Teatro Comunale, il Palazzo dell'Esposizione (l'Emiciclo), il Palazzo della Provincia (sede della Biblioteca Provinciale e del Convitto) e, soprattutto, i Portici.

Il fascismo e la Grande Aquila[modifica | modifica wikitesto]

Il periodo fascista porta una serie di trasformazioni politiche ed urbanistiche destinate a segnare per sempre il volto della città. Il riordino delle circoscrizioni provinciali comporta l'istituzione della Provincia di Rieti ottenuta tramite la riduzione dei limiti territoriali dell'Umbria e degli Abruzzi. Nel 1927 vengono trasferiti nel Lazio i comuni di Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Borbona, Borgocollefegato, Borgo Velino, Cantalice, Castel Sant'Angelo, Cittaducale, Cittareale, Fiamignano, Lugnano di villa Traiana (ora Vazia, frazione di Rieti), Leonessa, Micigliano, Pescorocchiano, Petrella Salto e Posta per un totale di 1362 km² e 70.000 abitanti circa[29]. La perdita del cosiddetto Circondario di Cittaducale dimezza l'hinterland dell'Aquila e ne scalfisce l'egemonia regionale. Anche dal versante orientale alcuni comuni vengono assegnati alla neonata provincia di Pescara.

Parallelamente, sul piano locale, prende forza l'idea di legare alla città capoluogo i numerosi paesi e villaggi che ne fanno da contorno, accentrando le istituzioni e realizzando finalmente l'unione politica tra L'Aquila e il suo contado.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande Aquila.

Similmente a quanto accade in altre importanti città del Regno viene dunque ideato il concetto di Grande Aquila. Nel 1927 il territorio comunale amplia notevolmente i propri confini, in quanto vengono aggregati i comuni di Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli[30], Paganica, Preturo, Roio Piano e Sassa. Questo rafforzamento, demografico ed economico, pose le basi per un complesso piano di trasformazione architettonica ed urbanistica della città che scoprirà, per la prima volta nella sua storia, una vocazione turistica.

Tra le novità più importanti del ventennio fascista si ricorda la sistemazione dell'area settentrionale della città, con l'installazione della Fontana Luminosa e la realizzazione della zona degli impianti sportivi, tra le più innovative dell'epoca, e soprattutto l'intervento sul Gran Sasso con la realizzazione di un moderno impianto di risalita in funzione ancora oggi e la costruzione di una zona ricettiva nell'area di Campo Imperatore.

Le stragi belliche[modifica | modifica wikitesto]

Durante la seconda guerra mondiale, L'Aquila, che si trovava fuori dalle maggiori vie di comunicazioni, venne risparmiata dalle principali battaglie, ma fu teatro di sanguinose stragi. Nel 1943, dopo l'armistizio, nell'albergo di Campo Imperatore venne imprigionato Benito Mussolini, poi liberato dai tedeschi che occuparono la città e diedero inizio ad un periodo di violenza e terrore conclusosi solo con la loro ritirata, il 13 giugno 1944.

Il 23 settembre 1943 un manipolo di dieci giovani venne catturato nelle montagne sopra Collebrincioni: nove di loro (i Nove Martiri Aquilani) vennero fucilati mentre il decimo si salvò solo grazie all'intervento di un'autorità fascista.

L'8 dicembre 1943 L'Aquila fu colpita da un violento bombardamento da parte degli alleati che distrusse la stazione ferroviaria, l'officina della Banca d'Italia e l'aeroporto allora localizzato in Piazza d'Armi[senza fonte] causando numerosi morti e feriti[31]. La città non venne rasa al suolo solo a causa della permanente instabilità meteorologica nel periodo previsto.[senza fonte]

Il 2 giugno 1944, in seguito all'uccisione di un ufficiale tedesco ad Onna venne compiuta una tremenda rappresaglia che portò all'uccisione immediata di una ragazza e, qualche giorno più tardi, al sequestro di 24 persone di cui 16 vennero mitragliate e fatte saltare in aria. Il 7 giugno 1944 l'ennesimo assalto ai tedeschi causò l'uccisione di 17 innocenti a Filetto, vicino Paganica.

La querelle regionale[modifica | modifica wikitesto]

Nel dopoguerra L'Aquila visse un momento di crescita demografica che ha portato, per la prima volta, l'espansione edilizia superare la cinta muraria con la costruzione, non sempre esemplare, di nuovi quartieri a ridosso del centro storico. Politicamente ed economicamente, invece, il declino dell'entroterra abruzzese andava ponendo le basi per una annosa battaglia per l'egemonia regionale, amplificata, sul finire degli anni cinquanta, dalla scelta della RAI di insediarsi a Pescara e non nel capoluogo[32].

Lo scontro vero e proprio si ebbe però, negli anni sessanta e settanta con la regionalizzazione dell'Italia e la conseguente necessità di collocare il capoluogo in Abruzzo. L'Aquila, che fino a quel momento era stata il centro storico e culturale della regione, poteva vantare un miglior rapporto con Roma ma l'appoggio dello Stato alla causa aquilana provocò a Pescara nel 1970 numerose insurrezioni, che prenderanno il nome di Notti dei fuochi e che riapriranno le trattative[7]. A quel punto anche L'Aquila si mobilita in manifestazioni che culmineranno, ad una apparente apertura alle pretese pescaresi nel 1971, in una vera e propria rivolta durata 3 giorni con la devastazione delle sedi di tutti i partiti, delle istituzioni e delle abitazioni di alcuni politici. L'accordo finale riconoscerà alla città il ruolo di capoluogo unico dell'Abruzzo[33] consentendo però alla Giunta e al Consiglio regionali la possibilità di riunirsi anche a Pescara.

Le vicende attuali[modifica | modifica wikitesto]

Il terremoto del 2009[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Terremoto dell'Aquila del 2009.

Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, dopo diversi mesi di lievi scosse localizzate e percepite in tutta la zona, L'Aquila è stata colpita da un terremoto di magnitudo 6,3 e intensità parì al IX-X grado della Scala Mercalli[34]. Nell'area colpita dal sisma si sono contate 308 vittime ed oltre 1.500 feriti, mentre la quasi totale evacuazione della città ha portato a 65.000 il numero degli sfollati.

Il sisma ha riversato la sua forza sull'abitato e sui paesi limitrofi, tra i quali Onna, Villa Sant'Angelo, Castelnuovo, Tempera, San Gregorio e Paganica. Il capoluogo stesso presenta crolli anche totali in molte zone e gravissimi danni alla maggior parte degli edifici di valore storico e culturale. Le chiese principali risultano gravemente danneggiate o quasi completamente crollate. Particolare rilevanza ha avuto la mancata resistenza e quindi il danneggiamento talvolta irreversibile della maggioranza degli edifici pubblici, sia antichi che moderni: ad esempio il Palazzo del Governo (sede della Prefettura), la Casa dello studente, il Convitto Nazionale, l'Ospedale San Salvatore e molti palazzi signorili del Settecento e dell'Ottocento.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f Alessandro Clementi, L'Aquila, Enciclopedia Federiciana, Vol. II, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  2. ^ A. Clementi, E. Piroddi, L'Aquila, Laterza, Roma-Bari, 1986
  3. ^ L'Aquila e frazioni, pag.193 di Guida turistica della provincia dell'Aquila, Edigrafital, 1999
  4. ^ a b I caratteri dell'insediamento nella vicenda storica, pag.89 di L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005
  5. ^ a b c L'Aquila, la storia.
  6. ^ Leopoldo Cassese, Gli antichi cronisti aquilani, da Buccio di Ranallo ad Alessandro de Ritiis, in «Archivio storico per le provincie napoletane», n. s. anno XXVII, 1941, v. LXI
  7. ^ a b c d e f g M.R. Berardi, U. Dante, S. Mantini, F. Redi, Breve storia dell'Aquila, Pacini Editore, 2008
  8. ^ Breve storia dell'Aquila.
  9. ^ a b La divisione in Quarti.
  10. ^ La fondazione di Collemaggio.
  11. ^ cfr pag. 117, L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005
  12. ^ R. Maccallini, Terremoti in Aquila, Rivista Abruzzese, XXX, 9, Teramo, 1915
  13. ^ a b Notizie riportate sulle "Cronache aquilane" di Buccio di Ranallo nei manoscritti di Anton Ludovico Antinori
  14. ^ G. Vittori, Stato dell'Aquila degli Abruzzi nei grandi periodi sismici del 1315, 1349 e 1461-62, in Bollettino della Società Abruzzese di Storia patria, VIII, L'Aternina, Aquila, 1896
  15. ^ Anton Ludovico Antinori, Memorie manoscritte, Biblioteca Provinciale dell'Aquila
  16. ^ Storia di Braccio da Montone.
  17. ^ I caratteri dell'insediamento nella vicenda storica, pag.90 di L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005
  18. ^ La rinascenza aquilana.
  19. ^ Chiamato "l'odioso a nome degl'aquilani", cfr. B. Cirillo, Annali della Città dell'Aquila con l'historie del suo tempo, Roma 1570, pag.128
  20. ^ Scriverà a tal proposito lo storico Anton Ludovico Antinori nei suoi Annales: "Col nome di Aquila è inteso fin qui la città e tutte le terre di suo vasto contado che con quella facevano un corpo solo, col nome d'Aquila in avanti non si intenderà che le mura stesse nelle quali è situata e recinta la città"
  21. ^ a b c d AA.VV., Sulle ali dell'Aquila - Storia della città, L'Aquila 1999
  22. ^ Notizie riportate nei manoscritti di Francesco Ciurci e confermate successivamente da molti cronachisti aquilani, compreso Anton Ludovico Antinori
  23. ^ Il terremoto del 1703.
  24. ^ Luigi Mammarella, L'Abruzzo ballerino: cronologia dei terremoti in Abruzzo dall'epoca romana al 1915, Adelmo Polla editore, 1990, pp. 77-83
  25. ^ Walter Capezzali, L'Aquila in L'Abruzzo nel settecento, Ediars
  26. ^ Si guardino, ad esempio, gli scritti Annali della Città dell'Aquila (Bernardino Cirillo, 1570), Dialogo della origine della città dell'Aquila (Salvatore Massonio, 1549), Istoria della origine e fondazione della Città dell'Aquila (Claudio Crispomonti, sec. XVII), Difesa per la fedelissima Città dell'Aquila (Carlo Franchi, 1752) e gli anonimi Annali della Città dell'Aquila (quest'ultima, dalle origini al 1424, a volte viene erroneamente attribuita ad Angelo Leosini che, invece, l'aveva solo trascritta da una fonte manoscritta. Suo nipote, Giuseppe Leosini, la pubblicò nel 1883, attribuendola, in buona fede, allo zio
  27. ^ Regio Decreto del 21 aprile 1963 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 6 giugno 1963)
  28. ^ Regio Decreto del 23 novembre 1939 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 dicembre 1939)
  29. ^ cfr pag. 78, L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005
  30. ^ Lucoli sarà l'unico tra i comuni soppressi a riconquistare, nel dopoguerra, la sua autonomia
  31. ^ Le officine della Banca d'Italia dopo il bombardamento.
  32. ^ L'Aquila era stata già riconosciuta capoluogo degli Abruzzi nel 1948
  33. ^ Statuto regionale della Regione Abruzzo.
  34. ^ Il terremoto secondo l'INGV

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Berardi Maria Rita, Dante U., Mantini S. e Redi F., Breve storia dell'Aquila, Pisa, Pacini, 2008.
  • Cecchini M. e Lopez L., L'Aquila città del novantanove, 1993.
  • Clementi A. e Piroddi E., L'Aquila, Roma, Bari, Laterza, 1986.
  • Dander M. e Moretti M., Architettura civile aquilana, L'Aquila, 1974.
  • Vincenzo Lazari: Zecche e monete degli Abruzzi: Aquila, Venezia, 1858.
  • F. Sabatini, L'Aquila e la provincia aquilana dal 1859 al 1920, 1993.
  • Touring Club Italiano, L'Italia - Abruzzo e Molise, Touring Editore, 2005.
  • Touring Club Italiano, Abruzzo: L'Aquila e il Gran Sasso, Chieti, Pescara, Teramo, i parchi e la costa adriatica, Touring Editore, 2005.
  • M. Vittorini, Struttura dell'Appennino Abruzzese - La provincia dell'Aquila e le comunicazioni dell'800, 1993.
  • M. Vittorini, Ricerca interdisciplinare per il recupero e riqualificazione dei Centri storici del Comitatus Aquilanus, 1999.
  • Alessandro Clementi, L'Aquila, Enciclopedia Federiciana, Vol. II, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]