Storia dell'Anatolia

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1leftarrow.pngVoce principale: Anatolia.

Storia dell'Anatolia
Età del bronzo
Hatti ca. 2500-ca. 2000 a.C.
Impero accadico ca. 2400-ca. 2150 a.C.
Assiri e il commercio con le colonie ca. 1950-1750 a.C.
Regno di Ahhiyawa (discusso) ca. 1700-1300 a.C.
Regno di Kizzuwatna ca. 1650 a.C.-1450 a.C.
Ittiti ca. 1680 a.C.-1220 a.C.
  Antico Regno
  Medio Regno
  Nuovo Regno
Collusione con gli Ioni ca. 1300 a.C.-700 a.C.
Regni neo-ittiti ca. 1200-800 a.C.
Regno frigio ca. 1200 a.C.-700 a.C.
Troia I-VIII ca. 3000 a.C.-700 a.C.
Urartu ca. 859 a.C - 595 / 585a.C.
dall'Età del ferro all'antichità classica
Regno lidio ca. 685-547 a.C.
Impero achemenide di Persia ca. 559-331 a.C.
Regno di Alessandro Magno 334-ca. 301 a.C.
Impero seleucida ca. 305-64 a.C.
Regno del Ponto ca. 302-64 a.C.
Attalidi di Pergamo 282-129 a.C.E
Regno d'Armenia 190 a.C.-428
La Repubblica Romana 133-27 a.C.
l'Impero Romano 27 a.C.-330 d.C.
Medioevo
Impero bizantino 330-1453
Bisanzio sotto gli eracliani 610-711
Dinastia isaurica e iconoclasmo 730-787 e 814-842
Bisanzio sotto i macedoni 867-1056
Sultanato selgiuchide di Rûm 1077-1307
Bisanzio sotto i Komneni 1081-1185
Bisanzio sotto gli Angeloi 1185-1204
Regno armeno di Cilicia 1078-1375
Dinastia Artuqid 1101-1409
Impero di Trebisonda 1204-1461
Impero di Nicea 1204-1261
Bisanzio sotto i Paleologi 1260-1453
Dinastia Ilkhanide ca. 1256-1355
Nascita dell'impero ottomano 1299-1453
Periodo moderno
Crescita dell'impero ottomano 1453-1683
Stagnazione dell'impero ottomano 1683-1827
Declino dell'impero ottomano 1828-1908
Dissoluzione dell'impero ottomano 1908-1922
Repubblica di Turchia dal 1922 al presente

La storia dell'Anatolia concerne la regione dell'Anatolia (in turco: Anadolu), storicamente nota con il nome di Asia Minore e geograficamente corrispondente alla parte più a ovest dell'Asia occidentale. In pratica essa include ciò che oggi è la maggior parte della moderna Turchia, dalle coste del mar Egeo a ovest e del mar Nero a nord alle montagne sul confine armeno a est e la catena montuosa del Tauro a sud.

Le più antiche rappresentazioni di cultura in Anatolia possono essere trovate nei siti archeologici localizzati nella parte centrale e orientale della regione. Sebbene le origini di alcuni dei popoli più antichi siano ammantate di mistero, i resti delle culture degli Hatti, degli Accadi, degli Assiri e degli Ittiti ci forniscono molti esempi della vita quotidiana dei suoi cittadini e dei loro commerci. Dopo la caduta degli ittiti, i nuovi stati di Frigia e Lidia si rafforzano sulla costa occidentale dove anche la civiltà greca inizia a fiorire. Soltanto la minaccia del lontano regno persiano impedì loro di raggiungere il culmine della prosperità.

Sotto il predominio dei persiani, il loro sistema di controllo locale in Anatolia condusse numerose città città portuali a crescere e a diventare molto opulente. Di tanto in tanto i loro governatori tentarono di ribellarsi, senza costituire però una reale minaccia. Alessandro Magno infine strappò il controllo dell'intera regione alla Persia dopo varie battaglie e notevoli vittorie sull'esercito persiano di Dario III. In seguito alla sua morte, il grande impero da lui conquistato venne diviso tra i suoi fidi generali, sopravvivendo sotto la costante minaccia di invasioni di galli e altri regni potenti come quelli di Pergamo, del Ponto e d'Egitto. Alla fine l'impero seleucida, il più grande dei territori derivati dalla spartizione dell'impero di Alessandro, suscitò l'interesse romano in Anatolia, che la conquistò o la cedette in modo frammentario, secondo la sua equilibrata e scaltra politica.

Il controllo dell'Anatolia era rafforzato da una politica di 'non interferenza' da parte di Roma, che le permise il controllo locale e, in fin dei conti, un governo effettivo, fornendo protezione militare. Durante il regno di Costantino il Grande, un nuovo impero orientale venne a stabilirsi a Costantinopoli, noto come impero bizantino. Ebbe prosperità inizialmente, dovuta alla sua vasta ricchezza e a governanti giudiziosi, ma presto si trovò ad essere invischiato in una diffusa trascuratezza, mentre un nuovo impero stava nascendo dalla più antica avanzata mongola, i turchi. Le armate dei Selgiuchidi e Ilkhanato presto impedirono l'influenza bizantina sui territori e il commercio, invadendo in modo graduale i suoi centri vitali. La massima potenza dell'impero turco, quella degli Ottomani, infine diede il colpo di grazia all'impero bizantino, quando il sultano Mehmet II conquistò Costantinopoli nel 1453.

Molto tempo dopo il 1453, L'impero ottomano in Anatolia permetteva l'esistenza di altre religioni, sfruttandone la loro duffusione per allargare i propri territori, dal Nord Africa all'Europa oltre la Tracia. Le guerre con la Russia e altri popoli in rivolta impedirono agli ottomani di avvantaggiarsi della loro potente posizione, finendo per declinare poi sotto un inefficiente capacità di egemonia. Anche la loro armata altamente specializzata, i giannizzeri, fu alla fine sciolta dopo un tentativo di rivolta. Le riforme progettate per migliorare l'economia furono controproducenti; allo stesso modo le tasse gravose e l'arruolamento di leve non permisero lo sviluppo di un remunerativo commercio. Durante la prima guerra mondiale, la disperazione condusse l'impero turco, schierato a fianco della Germania e Austria, ad essere saccheggiato. Dopo la disfatta nella guerra, l'impero ottomano venne suddiviso e limitato all'Anatolia, ma la mire greche nella regione causarono nuove tensioni che degenerarono nella guerra totale. Fu questa guerra che permise a Mustafa Kemal Ataturk di fare entrare l'Anatolia dentro la nuova Repubblica di Turchia, sconfiggendo i greci e abolendo per sempre il governo ottomano nel 1922. Dopo questa data, la Turchia si svilupperà in uno Stato moderno, facendo beneficiare l'Anatolia di una relativa pace.

Neolitico[modifica | modifica wikitesto]

A causa della sua posizione strategica fra Asia ed Europa, l'Anatolia è stato il centro di molte civiltà fin da tempi preistorici. Gli insediamenti neolitici comprendono Çatalhöyük, Hagilar, Gian Hasan, Çayönü, Nevalı Çori, Göbekli Tepe, e Mersin.[1]

Età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Antica età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

In questo tempo, dalla cultura di Kura-Araxes transcaucasica (del tardo IV millennio a.C.), la metallurgia del bronzo si espanse nell'Anatolia, che rimase pienamente nel periodo preistorico fino a quando non entrò nella sfera di influenza dell'impero accadico nel XXIV secolo a.C. sotto Sargon. Grazie all'introduzione della ruota del vasaio, la produzione divenne in serie e assunse pregevoli livelli nella lavorazione dei metalli, dei preziosi e dei vasi.[2] L'interesse di Akkad nella regione - per quel che se sa - era l'esportazione di varie materie per il l'industria manifatturiera.[3] L'impero accadico soffrì mutamenti climatici problematici in Mesopotamia, come pure la riduzione di manodopera disponibile che ne intaccò il commercio. Tutto ciò finì per far cadere gli accadi intorno al 2150.a.C. circa nelle mani dei Gutei.[4]

Media età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assiria#Antico Impero (1950-1365 a.C.) e Hatti (popolo).

L'antico impero assiro rivendicò le loro risorse dopo che i Gutei vennero vinti, particolarmente l'argento. Un dei numerosi documenti cuneiformi assiri trovati in Anatolia a Kanesh usa un sistema progredito di computazione commerciale e linee di credito.[3]

L'antico regno ittita emerge verso la fine della media età del bronzo, conquistando Hattusa sotto Hattusili I (XVI secolo a.C.).

La media età del bronzo anatolica influenzò la cultura minoica di Creta come viene evidenziato dai reperti archeologici a Cnosso.[5]

Una delle caratteristiche peculiari del periodo fu la comparsa della ceramica dipinta, dei sigilli a timbro e delle statuette in bronzo.

Tarda età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia degli ittiti, Kizzuwatna, Arzawa, Assuwa, Ahhiyawa e Troia VII.
Un disegno di un'antica incisione cuneiforme raffigurante una processione di ittiti a Boğazkale, Turchia.

L'impero ittita era al suo apogeo nel XIV secolo a.C., con il dominio su territori che comprendevano l'Anatolia centrale, la Siria nord-occidentale fino a Ugarit, e la Mesopotamia superiore. Kizzuwatna nell'Anatolia meridionale controllava la regione che separava Hatti dalla Siria, perciò influendo fortemente sulle rotte commerciali. La pace era mantenuta con accordi bilaterali fra gli imperi attraverso trattati che ne stabilivano i confini di controllo. Fu soltanto durante il regno del re ittita Suppiluliuma che Kizzuwatna prese pienamente il controllo, sebbene gli Ittiti ancora preservassero la identità culturale a Kummanni (adesso Şar, Turchia) e Lazawantiya, a norD della Cilicia.[6]

Dopo il 1180 a.C., in mezzo alla generale agitazione nel Levante associata con l'improvviso arrivo dei popoli del mare, l'impero si disintegrò in diverse città-stato indipendenti "neo-ittite", alcune delle quali sopravvissero fino al tardo VIII secolo a.C. La storia della civiltà ittita è conosciuta principalmente dai testi in caratteri cuneiformi trovati nell'area del loro impero, e dalla corrispondenza diplomatica e commerciale scoperta in vari archivi, in Egitto e nel Medio Oriente.

Antica età del ferro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Frigia, Neo-ittiti e Urartu.
Frigia al culmine del suo potere e Assiria, IX-VII secolo a.C.

Il regno della Frigia venne a costituirsi essenzialmente dopo la frammentazione dell'impero ittita durante il XII secolo a.C., e perdurò indipendente fino al VII secolo a.C. Possibilmente provenienti dalla regione tracia, i frigi infine stabilirono la loro capitale a Gordio (adesso Yazılıkaya). Nota come Mushki agli Assiri, il popolo frigio mancava di un controllo centrale nel loro tipo di governo, anche se avevano costituito un'estesa rete stradale. Essi mantenevano strettamente anche molti degli aspetti culturali ittiti, adattandoli nel tempo.[7]

Avvolto nel mito e nella leggenda, diffusi dagli antichi scrittori greci e romani, è Re Mida, l'ultimo re del regno di Frigia. La mitologia di Mida ruota attorno alla sua capacità straordinaria di mutare gli oggetti in oro con il solo tocco (dono concesso da Dioniso) e al suo sciagurato incontro con Apollo dal quale le sue orecchie saranno tramutate in quelle di un asino. La documentazione storica Mida mostra che egli visse approssimativamente tra il 740 e il 696 a.C., e rappresentava in Frigia un grande re. La maggior parte degli storici adesso lo considerano come il Re Mita dei Mushki, annotato nei resoconti assiri. Gli assiri descrivevano Mita come un pericoloso nemico, e per Sargon II, il loro governatore a quel tempo, fu abbastanza felice di negoziare un trattato di pace nel 709 a.C. Questo trattato non ebbe effetto sui cimmeri che avanzarono riversandosi nella Frigia, e tutto si concluse con la disfatta e il suicidio di Re Mida nel 696 a.C.[8]

Antichità classica[modifica | modifica wikitesto]

Maeonia e il regno lidio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lidia.
Un elettro del regno di Creso, raffigurante un leone e un toro. La Lidia fu la prima vera civiltà conosciuta che coniava monete.

La Lidia, o Meonia come veniva chiamata prima del 687 a.C., costituiva la maggior parte della storia dell'Anatolia occidentale, che iniziava con la dinastia Atyad, che per prima apparve intorno al 1300 a.C. La dinastia successiva, quella degli Eraclidi, la governò dal 1185 a.C. al 687 a.C. nonostante una presenza crescente di influenze greche lungo le coste mediterranee. Quando sorsero le città greche come Smirne, Colofone, ed Efeso, gli eraclidi divennero sempre più deboli. L'ultimo re, Candaule, venne assassinato dal suo amico e portatore di lancia chiamato Gige, che ne usurpò il trono. Gige ingaggiò guerra contro gli intrusi greci, e presto di fronte al grave problema dei cimmeri iniziò a depredare le città isolate insieme al regno. Fu questa ondata di attacchi che condusse all'incorporazione della Frigia precedentemente indipendente e della sua capitale Gordio dentro il dominio lidio. Fu fino ai successivi regnanti Sadiatte e Aliatte II, estinti nel 560 a.C., che gli attacchi dei cimmeri finirono per sempre. Sotto il regno dell'ultimo re lidio, Creso, la Persia venne invasa prima nella battaglia di Pteria che terminò senza vincitori. Procedendo verso l'interno dei territori persiani, Creso venne completamente sconfitto nella battaglia di Thymbra per mano del persiano Ciro II nel 546 a.C.[9]

Impero achemenide[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero achemenide.

Nel 550 a.C., l'Impero medo dell'Anatolia orientale, durato appena un centinaio d'anni, venne improvvisamente lacerato da una ribellione persiana. Poiché il re Lidio, Creso aveva una grande quantità di ricchezza, da cui dipendeva la sua potenza, egli la usava usava per andare all'offensiva contro il re di Persia Ciro il Grande. Alla fine, Creso venne respinto a ovest e Ciro bruciò Sardi, la capitale della Lidia, prendendone il controllo nel 546 a.C.[10]

Ciononostante il rimanente regno di Ionia e molte città della Lidia si rifiutarono di cadere sotto la dominazione persiana, e si preparavano alla difesa, resistendo e mandando a chiedere aiuto a Sparta. Poiché nessun aiuto venne promesso, eccetto un avviso a Cipro dai loro emissari, il loro atteggiamento ribelle alla fine venne abbandonato sottomettendosi, o scapparono via come i cittadini di Focea verso la Corsica o quelli di Teos ad Abdera in Tracia.[10]

Il sito archeologico di Sardi, oggi noto come Sart, in Turchia.

L'Impero persiano achemenide, in questo modo fondato da Ciro il Grande, continuava la sua espansione sotto il re di Persia Dario il Grande, dove il sistema della satrapia per i governatori locali continuava ad essere usato, migliorandolo, e altri miglioramenti governativi vennero successivamente apportati. Una rivolta a Naxos nel 502 a.C. incitò Aristagora di Mileto ad escogitare un piano per cui egli avrebbe dato una porzione della ricchezza di Naxos ad Artaferne, satrapo di Lidia, in cambio del suo aiuto nel sopprimere la rivolta. L'incapacità di Aristagora nel mantenere la sua promessa riguardo alla ricompensa e la sua condotta turbavano così tanto i persiani, che egli riuscì a convincere gli ionici a rivoltarsi. Questa rivolta, nota come la rivolta ionica, si estese attraverso l'Anatolia, e con l'aiuto degli ateniesi, Aristagora tenne duro per un certo tempo, nonostante la sconfitta nella battaglia di Efeso. L'incendio di Sardi nel 498 a.C. rese furioso Dario che giurò a tutti i costi una rivincita su Atene. Questa promessa si abbatté su Aristagora non appena l'esercito persiano incomimciò a invadere la Ionia, riprendendosi così una città dopo l'altra. Fu la conclusiva battaglia di Lade nei pressi di Mileto nel 494 a.C. che pose fine una volta per tutte alla rivolta ionica.[11]

Sebbene l'Impero persiano avesse il controllo ufficiale dei cari, come satrapo, il governatore locale designato Ecatomno si avvantaggiò della sua posizione, guadagnando per la sua famiglia una gestione autonoma nel controllo delle province, fornendo comunque ai persiani il regolare tributo, evitando comunque di tramare inganni. Suo figlio Mausolo continuò su questa strada, espandendo l'eredità di suo padre. Egli per prima spostò la capitale ufficiale della satrapia da Milasa ad Alicarnasso, ottenendo un vantaggio navale strategico, poiché la sua capitale si trovava sul mare. Su questa terra egli costruì un'efficace fortezza, volendo iniziare i lavori per poter mettere su una grossa flotta navale. Egli accortamente usava il suo potere per garantire protezione ai cittadini di Chios, Kos, e Rodi non appena essi avessero proclamato l'indipendenza dagli ateniesi. Per buona sorte, Mausolo non visse tanto da vedere i suoi piani realizzarsi pienamente, e la satrapia passò alla sua vedova Artemisia. Il controllo locale sulla Caria rimase alla famiglia di Ecatomno per altri venti anni, prima dell'arrivo di Alessandro Magno.[12]

Periodo ellenistico[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro prima della battaglia di Isso, la migliore rappresentazione della sua figura

Alessandro Magno[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alessandro Magno.

Nel 336 a.C. il re di Macedonia Filippo II di Macedonia venne inaspettatamente ucciso; succedette al trono suo figlio Alessandro, che si mise subito al lavoro, costituendo una forza armata abbastanza forte da fronteggiare i persiani, e raccogliendo una flotta sufficientemente potente onde prevenire ogni minaccia. Approdando sulle rive dell'Anatolia vicino Sesto per andare poi a Gallipoli nel 334 a.C., Alessandro fronteggiò per la prima volta l'esercito persiano nei pressi del fiume Granico, dove i persiani vennero effettivamente messi in rotta. Usando la vittoria come un trampolino per il successo, Alessandro volse la sua attenzione al resto della costa occidentale, liberando Lidia e Ionia in rapida successione. La caduta definitiva di Mileto, condusse alla brillante strategia di Alessandro per sconfiggere la flotta persiana, prendendo ogni città lungo il Mediterraneo invece di iniziare una battaglia troppo rischiosa sul mare. Avendo ridotto questa minaccia, Alessandro riprese la strada per l'entroterra, attraverso Frigia, Cappadocia, e infine Cilicia, prima di pervenire ai Monti Amanos. Gli esploratori di Alessandro in avanscoperta trovarono l'esercito persiano, sotto il comando di Dario III, che avanzava attraverso le pianure di Isso in cerca di Alessandro. In questo momento, Alessandro si rese conto che il terreno favoriva la sua più piccola armata. La battaglia di Isso iniziò e l'esercito di Dario venne a tutti gli effetti schiacciato dai macedoni. Questa sconfitta imbarazzante fu aggravata dal fatto che Dario fuggì via attraverso l'Eufrate, lasciando il resto della sua famiglia nelle mani di Alessandro. L'Anatolia venne così liberata per sempre dal giogo persiano[12] Ma le mani di Alessandro fu sanguinosa

Guerre dei diadochi e divisione dell'impero di Alessandro[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diadochi.

Nel giugno del 323 a.C., Alessandro morì improvvisamente, lasciando un vuoto di potere nella Macedonia, e mettendo tutte la sua opera di conquista a rischio. Essendo il suo fratellastro Arrideo incapace a governare in modo effettivo a causa della sua grave invalidità, si vennero così a combattere una serie di guerre per i diritti di successione all'impero note come le guerre dei diadochi. Perdicca, un ufficiale di alto rango della cavalleria, e più tardi Antigono, il satrapo di Frigia, prevalsero per un periodo su tutti gli altri contendenti dell'impero di Alessandro in Asia.[3]

Tolomeo, il governatore d'Egitto, Lisimaco, e Seleuco, forti comandanti di Alessandro, consolidarono la loro posizione dopo la battaglia di Ipso, in cui Antigono, loro comune rivale, venne sconfitto. Il precedente impero di Alessandro venne diviso in questo modo: a Tolomeo toccò il territorio nell'Anatolia meridionale, compreso l'Egitto e il Levante, che costituì l'impero tolemaico; Lisimaco controllava l'Anatolia occidentale e la Tracia, mentre Seleuco rivendicava il resto dell'Anatolia come impero seleucida. Soltanto il regno del Ponto sotto Mitridate I ottenne l'indipendenza in Anatolia a causa del fatto che Antigono era stato un nemico comune.[13]

Impero seleucida[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero seleucida.
Seleuco I Nicatore, che diede il nome all'impero seleucida

Seleuco I Nicatore per primo creò una città capitale nell'arco di tempo di 12 anni (dal 299 a.C. al 287 a.C.) degna del suo personaggio; Antiochia, dal nome di suo padre Antioco. Egli si impegnò anche a creare un grande esercito stanziale, e divise l'impero in 72 satrapie per una più facile amministrazione. Dopo un inizio pacifico, avvenne una spaccatura tra Lisimaco e Seleuco che portò alla guerra nel 281 a.C. Seleuco riuscì a sconfiggere il suo precedente amico, guadagnando il suo territorio nella battaglia di Corupedio, ma venne poi assassinato da Tolomeo Cerauno, il futuro re di Macedonia, a Lisimachia.[13]

Dopo la morte di Seleuco, l'impero che egli lasciava si trovava a fronteggiare molti problemi sia interni che esterni. Antioco I respinse con pieno successo un attacco dei galli, ma potrebbe non sconfiggere il re di Pergamo Eumene I nel 262 a.C., garante dell'indipendenza di Pergamo.[14] Antioco II detto Theos, ovvero "divino", venne avvelenato dalla sua prima moglie, la quale avvelenò anche Berenice Fernoforo, seconda moglie di Antioco e la figlia di Tolomeo III Evergete. Dopo questa tragedia, il figlio di Antioco II, avuto dalla sua prima moglie, Seleuco II Callinico, finì per governare i seleucidi. Questa svolta di eventi fece serbare rancore a Tolemeo III che invase l'impero (III guerra siriana) nel 246 a.C. Questa invasione condusse alla vittoria Tolemeo III ad Antiochia e a Seleucia, consegnando le terre di Frigia a Mitridate II del Ponto nel 245 a.C. come un regalo di nozze.[15]

Partia e Pergamo prima del 200 a.C.[modifica | modifica wikitesto]

Gli eventi nell'est mostravano la natura fragile dei seleucidi come quando una rivolta nella Partia, ispirata dalla Battriana e iniziata dal suo satrapo Andragora nel 245 a.C., condusse alla perdita del territorio confinante con la Persia. A ciò si somma, nel 238 a.C., un'improvvisa invasione dei nomadi Parni nella Partia settentrionale e la susseguente occupazione dell'intera Partia da parte di uno dei loro capi, Tiridate.[16] Alla fine Antioco II Teo dei seleucidi fallì nel domare la ribellione, e quindi un nuovo regno venne creato, l'Impero parto, sotto il fratello di Tiridate, Arsace I. Al culmine della sua potenza la Partia si estendeva fino all'Eufrate.[13]

Il regno di Pergamo sotto gli attalidi fu un regno indipendente, stabilito dopo il governo di Filetero da suo nipote Eumene I. Eumene allargò il regno di pergamo includendovi parte della Misia ed Eolide, e si tenne strettamente legato ai porti di Elaia e Pitane. Attalo I, successore di Eumene I, rimase attivo fuori dai confini di Pergamo. Rifiutando di pagare il tributo per la protezione ai galati, li sconfisse nel 230 a.C., e tre anni più tardi sconfisse anche Antioco Ierace onde assicurarsi il controllo nominale sull'Anatolia sotto i seleucidi. La vittoria durò finò a che Seleuco III ristabilì il controllo del suo impero, ma permettendo ad Attalo di mantenere il controllo dei precedenti territori di Pergamo.[17]

Le vicende avute con Attalo rappresentano l'ultimo significativo successo in Anatolia dei seleucidi, prima che l'impero romano iniziasse a mostrarsi all'orizzonte. Dopo quella vittoria, i discendenti di Seleuco non avrebbero mai più di nuovo esteso il loro impero.[3]

Periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Intervento romano in Anatolia[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda guerra punica, Roma ebbe a soffrire in Spagna, Africa, e Italia a causa delle strategie impressionanti del famoso generale cartaginese. Quando Annibale entrò in alleanza con Filippo V di Macedonia nel 215 a.C., Roma insieme alla lega etolica avevano soltanto una piccola forza navale che potesse respingere Annibale ad est e prevenire l'espansione Macedonia|macedone nell'Anatolia occidentale. Attalo I di Pergamo, insieme a Rodi, cercarono a Roma di convincere i romani che la guerra contro i macedoni era assolutamente necessaria. Tito Quinzio Flaminino, comandante dell'esercito romano, non solo sconfisse pienamente l'esercito di Filippo nella Battaglia di Cinoscefale del 197 a.C., ma portò anche ulteriore speranza ai greci, quando proclamò l'autonomia della Grecia e delle città greche in Anatolia, secondo la volontà di Roma.[3]

Durante il periodo immediatamente successivo alla vittoria romana, la lega etolica pretendeva parte del bottino rimasto come conseguenza della sconfitta di Filippo, e insinuava un'alleanza con Antioco III dei seleucidi pur di ottenerla. Nonostante le diffide fatte da Roma, Antioco lasciò la Tracia avventurandosi nella Grecia, decidendo di allearsi con la lega. Questo era intollerabile per Roma, che presto lo sconfisse duramente alle Termopili, in Tessaglia, prima che Antioco ritornasse in Anatolia nei pressi di Sardi.[3] Congiungendo le sue forze con quelle dei romani, Eumene II di Pergamo fronteggiò Antioco nella battaglia di Magnesia nel 189 a.C. Qui Antioco venne falciato da un'intensa carica di cavalleria romana e da una manovra di accerchiamento di Eumene.

A causa del trattato d'Apamea, proprio l'anno successivo, a Pergamo vennero assegnate tutte le terre dei seleucidi a nord della catena del Tauro e a Rodi tutto il rimanente. Questo apparentemente grande regalo sarebbe stata la caduta di Eumene come governatore effettivo, poiché dopo che Pergamo ebbe sconfitti Prusia I di Bitinia e Farnace I del Ponto, egli si stava immischiando troppo profondamente negli affari della Repubblica, allarmando il senato romano. Quando Eumene soppresse un'invasione di galati nel 184 a.C., Roma replicò alla sua vittoria liberandoli, facendo così capire di voler fermare le mire espansionistiche del governo di Pergamo.[18]

l'interno dell'Anatolia è stato relativamente stabile, nonostante incursioni occasionali di galati, fino all'ascesa dei regni di Ponto e Cappadocia nel II secolo a.C. La Cappadocia sotto Ariarate IV inizialmente era alleata con i seleucidi nella guerra contro Roma, ma presto il suo regnante mutò alleanza, rinforzando le relazioni con i romani tramite il matrimonio (politico) e la sua condotta. Suo figlio, Ariarate V Filopatore, continuò la politica di suo padre di alleanza con Roma partecipando nella battaglia contro Prusia I di Bitinia, quando egli morì nel 131 a.C. Il Ponto è stato un regno indipendente fin dal governo di Mitridate quando la minaccia della Macedonia era ormai superata. Nonostante i molti tentativi dell'impero seleucida di sconfiggere il Ponto, l'indipendenza fu mantenuta. Quando Roma venne coinvolta negli affari anatolici sotto Farnace I, un'alleanza venne formata per garantire protezione al regno. L'altro regno maggiore in Anatolia, la Bitinia, costituito da Nicomede I a Nicomedia, mantenne sempre buone relazioni con Roma, anche sotto l'odiato Prusia II di Bitinia, quando quelle relazioni vennero messe a dura prova.[13]

Il governo di Roma in Anatolia fu diverso da ogni altra parte dell'impero; la regione venne trattata con guanti di velluto, rispettando il governo e l'organizzazione. Il controllo degli elementi instabili dentro la regione venne a semplificarsi con il lascito di Pergamo fatto ai romani dal suo ultimo re, Attalo III nel 133 a.C. Il nuovo territorio fu chiamato provincia d'Asia dal console romano Aquillio Manio il Vecchio.[18]

Guerre mitridatiche[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre mitridatiche.
L'Anatolia come divisa da Pompeo, 63 a.C.

Le guerre mitridatiche vennero ostacolate dal conflitto che invischiò Roma nella cosiddetta guerra sociale, nel 90 a.C., contro i ribelli italici. Mitridate VI re del Ponto decise che era giunto il tempo di colpire in Anatolia mentre Roma era occupata con le sue spinose questioni interne, e marciando attraverso la Bitinia, all'interno dell'Asia, persuase i greci a massacrare quanti più italici possibili (vespri asiatici). Nonostante la guerra civile che si scatenava nella stessa Roma, il console Cornelio Silla giunse in Anatolia per sconfiggere il re del Ponto. Silla lo sconfisse dappertutto, lasciando a Mitridate il solo Ponto come stabilito nel conseguente trattato di Dardano.[3]

Nel 74 a.C., un altro regno anatolico passò sotto il controllo romano secondo le volontà di Nicomede IV di Bitinia che aveva stabilito, nel suo testamento, che dopo la sua morte il regno fosse passato nelle mani della repubblica romana. La Bitinia venne fatta provincia romana, e Mitridate VI rivendicandone i territori la invase di nuovo nello stesso anno. Roma questa volta mandò il console Lucio Licinio Lucullo per riportare le province all'ordine. La spedizione ebbe esito positivo, anche se non definitivo, facendo così indietreggiare Mitridate verso le regioni montuose interne.[3]

Il considerato fallimento di Lucio Licinio Lucullo, quello di sbarazzasi una vota per tutte di Mitridate, portò una forte opposizione al suo ritorno, alimentata anche dal grande console romano Pompeo. La minaccia di attacchi pirati nel Mar Egeo, riguardo all'approvvigionamento di viveri romani, portò Pompeo ancora una volta in prima linea nella politica romana. Con grande dispendio di mezzi e denaro riuscì ad allontanare i pirati verso la Cilicia. I poteri conferiti a Pompeo dopo il suo trionfo gli permisero non solo di respingere Mitridate completamente oltre il Bosforo, ma gli consentirono di fare della vicina Armenia un regno cliente. Alla fine, Mitridate si suicidò, nel 63 a.C., permettendo a Roma di fare del Ponto un protettorato che si aggiunse alla provincia romana di Cilicia,[3] lasciando soltanto la Galazia, Pisidia e Cappadocia, tutte governate interamente da Aminta, ultimo regno rimasto senza uno status di protettorato o di provincia. Tuttavia, nel 25 a.C., Aminta morì mentre stava inseguendo nemici tra i monti del Tauro, e Roma rivendicò le sue terre come provincia, lasciando l'Anatolia completamente in mani romane.[19]

Cristianità in Anatolia durante il periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del cristianesimo, Origini del Cristianesimo e Giudaismo ellenistico.

Come Roma consolidava il suo potere, le influenze giudaiche in Anatolia andavano a cambiare la struttura religiosa della regione. Nel 210 a.C. circa, Antioco III dell'impero seleucide trasferì 2.000 famiglie ebraiche da Babilonia alla Lidia e alla Frigia, e questo tipo di migrazione continuò durante tutta l'esistenza dell'impero. Più indizi riguardo alla grandezza dell'influenza giudaica nell'area vengono forniti da Cicerone, il quale notava che un certo governatore romano aveva interrotto il tributo inviato a Gerusalemme dagli ebrei nel 66 a.C., e la registrazione di Efeso, dove il popolo esortava Agrippina ad espellere gli ebrei poiché essi non erano attivi nelle loro attività religiose.[20]

La fioritura religiosa successiva della cristianità era evidente in Anatolia durante l'inizio del I secolo. Le lettere di San Pietro nella Bibbia riflettono questa crescita, particolarmente nella sua provincia d'Asia. Da Efeso, dal 54 al 56 d.C., egli annotava che "tutti coloro che dimorano in Asia sentirono la parola" e verificarono l'esistenza di una chiesa a Colossae[21] come pure a Troas. Più tardi egli ricevette lettere da Magnesia e Tralleis[22], le quali entrambe avevano già chiese, vescovi e rappresentanti ufficiali che sostenevano Ignazio di Siria [senza fonte]. Dopo i riferimenti di San Paolo riguardo a queste istituzioni, l'Apocalisse di Giovanni menziona le sette chiese d'Asia: (Efeso, Magnesia, Thyatira, Smirne, Filadelfia, Pergamo, e Laodicea).[20] Anche altri non-cristiani iniziarono ad avere notizia della nuova religione. Nel 112 il governatore romano nella Bitinia scrive all'imperatore romano Traiano riguardo al fatto che così tanti popoli diversi si affollano verso la cristianità, lasciando i templi vuoti.[23]

Anatolia prima del IV secolo: pace e i goti[modifica | modifica wikitesto]

La porta di Augusto a Efeso, Turchia venne costruita in onore dell'imperatore Augusto e la sua famiglia. Essa conduceva alla zona commerciale dove avveniva la compravendita.

Dal governo di Augusto in poi fino a quello di Costantino I, l'Anatolia godette di una relativa pace che permise la crescita della regione. L'imperatore Augusto soppresse tutti i debiti delle province e protettorati dovuti all'impero romano, per agevolarne lo sviluppo. Le strade era costruite per collegare le più grandi città in modo da migliorare il commercio e la deportazione, mentre l'abbondanza di prodotti di qualità nelle attività agricole consentivano più denaro disponibile ad ognuno che ne era coinvolto. L'insediamento venne incoraggiato, e i governatori locali non imponevano pesanti fardelli al popolo per quanto concerne la tassazione. La ricchezza guadagnata in pace e prosperità preventivavano le grandi tragedie come i potenti terremoti che sconvolegavno la regione, con l'aiuto inoltre del governo romano o di altri. In quest'ambiente propizio venne ad operare la maggior parte degli uomini d'ingegno del tempo - il filosofo Dione Crisostomo di Bitinia, il medico Galeno di Pergamo, e gli storici Memnone di Eraclea e Cassio Dione di Nicea.[24]

Nella metà del III secolo, ogni cosa costruita tramite la pace veniva ad essere minacciata da un nuovo nemico, i Goti. Poiché le incursioni nel Centro Europa attraverso Macedonia, Italia e Germania erano tutte respinte con successo dai romani, i goti trovarono l'Anatolia irresistibile a causa della sua ricchezza e le scarse difese. Usando una flotta di navi catturata nel Bosforo e imbarcazioni a fondo piatto per attraversare il Mar Nero, essi navigarono nel 256 intorno al coste orientali, sbarcando nella città costiera di Trebisonda. Ciò che accadde fu un grande imbarazzo per il Ponto - la ricchezza della città venne fugata, la più grande quantità di navi confiscata, ed entrarono all'interno senza più uscirne. Una seconda invasione dell'Anatolia attraverso la Bitinia portò anche più terrore e distruzione nell'entroterra. I goti entrarono in Calcedonia per usarla come base operativa per le loro incursioni, saccheggiando poi Nicomedia, Prusa, Apamea, Cio, e Nicea. Soltanto il mutamento del tempo stagionale impediva loro di fare ulteriori danni a chi si trovava fuori del regno della provincia. I goti condussero un terzo attacco non solo lungo la linea costiera anatolica occidentale, ma anche in Grecia e Italia. Nonostante i romani sotto il loro imperatore Valeriano alla fine li respingessero, i goti non esitarono a distruggere per la prima volta il tempio di Diana ad Efeso e la città stessa nel 263.[25]

Impero bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Creazione dell'impero bizantino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero bizantino#Origine.
Un'icona rappresentante Costantino come un santo e altri personaggi a Nicea, nel 325, con il credo niceano.

L'impero romano era in costante instabilità, data l'impossibilità di poterne gestire la sua estensione immensa, e divenne così sempre più difficile da controllare. Dopo la salita al potere, l'imperatore Costantino, nel 330, prese una grossa decisione, spostando sé stesso da Roma in una nuova capitale. Localizzata nella vecchia città di Bisanzio, che d'ora in poi sarà nota come Costantinopoli dal nome dell'imperatore, venne fortificata e migliorata in modo tale da assicurare più che una difesa adeguata dell'intera regione. Ciò che aggiunse prestigio alla città fu il favore concesso al Cristianesimo. Costantino permise ai vescovi e ad altre figure religiose di svolgere mansioni di governo nell'impero, e intervenne personalmente al primo concilio di Nicea onde dimostrare la sua lealtà.

Nel corso dei successivi quaranta anni dopo la morte di Costantino, nel 337, si venne a creare una lotta per il potere tra i suoi discendenti per il controllo dell'impero. I suoi tre figli, Costantino, Costante, e Costanzo erano incapaci a coesistere pacificamente sotto un governo indiviso, e alla fine fecero ricorso a mezzi violenti pur di far valere le loro pretese. Poco tempo dopo prendendo il potere, iniziò un'epurazione della maggior parte dei congiunti e il sangue della progenie di Costantino cominciò a scorrere. Alla fine Costante uccise Costantino II vicino Aquileia, ma fu presto rimosso e lui stesso venne ucciso dal suo proprio esercito. Costanzo II rimase allora come il solo imperatore dei bizantini, ma anche lui non sarebbe durato a lungo. Nonostante sostenesse suo cugino, come comandante delle legioni in gallia Gallia, Giuliano fu costretto presto dagli eventi ad ignorare gli ordini di Costantino di muovere verso est con i suoi eserciti e dirigersi dritto a Costantinopoli per chiedere la porpora imperiale. La morte di Costanzo II a Tarso, nel 361, non provocò spargimenti di sangue per il potere. Giuliano non sopravvisse che pochi anni grazie anche alla lancia di un persiano, ma durante quel tempo egli cercò di ritornare al precedente paganesimo. Anche sul suo letto di morte venne supposto che avesse detto "Tu hai vinto, Galileo.", un riferimento alla cristianesimo che lo ha superato.[26]

La minaccia di un'invasione barbarica e i suoi effetti sull'impero romano occidentale si concentrarono di nuovo a est. Dopo un breve governo dell'imperatore Gioviano e un governo unificato di entrambi gli imperi di Valentiniano II a ovest e Valente a est, il giovane imperatore Graziano fece ciò che poi si rivelò una decisione indovinata. Egli scelse il suo generale favorito Teodosio I a governare con lui come un co-imperatore, conferendogli autorità su tutti i domini dell'impero bizantino nel 379. Questa fu una saggia decisione riguardo alla sopravvivenza del suo dominio ottenuto di recente, per cui egli immediatamente si prodigò a guarire le fratture religiose che erano emerse durante l'insicurezza degli anni passati. La pratica dell'arianesimo e i riti pagani vennero aboliti, e i fondamenti disposti da Costantino a Nicea vennero ristabiliti per legge. Nel 395, l'anno in cui l'impero romano venne ufficialmente diviso a metà, Teodosio, definito in modo idoneo "il Grande", morì, lasciando l'impero ai suoi due figli: quello occidentale a Onorio, quello orientale ad Arcadio.[25]

L'impero bizantino al suo apice[modifica | modifica wikitesto]

La themata dell'impero bizantino alla morte di Basilio II nel 1025.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giustiniano I.

Giustiniano I porta ad allargare l'impero bizantino, mentre è schiacciato da pressioni interne ed esterne.

Intervento persiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero sasanide.

I persiani preparavano la strada per un nuova minaccia che stava per entrare sulla scena: gli arabi.

Conquista araba e minacce[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre arabo-bizantine.

Gli attacchi arabi per tutto l'impero ne ridussero significativamente il territorio tenuto una volta sotto Giustiniano.

Le crociate e i loro effetti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero bizantino#dinastia komneniana e le crociate.

Le quattro crociate che coinvolsero i bizantini indebolirono duramente il loro potere, e condussero a una disorganizzazione che mai più si sarebbe risolta con successo.

Stati successivi alla separazione e la caduta[modifica | modifica wikitesto]

Gli stati nuovamente formati dei turchi gradualmente premono così tanto sull'impero che ormai la presa di Costantinopoli 1453 era soltanto una questione di tempo.

Periodo selgiuchide (1071-1299)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero selgiuchide.

La conquista dell'Anatolia da parte di poopoli di stirpe turca e il sorgere del impero selgiuchide persianofono e persianografo[27] iniziò nell'XI secolo.[28] Si avvertirono anche altre influenze di turchi persianizzati Selgiuchidi, beilikati anatolici, mongoli e dell'Ilkhanato mongolo persianofono e persianografo.

Molto poco si conosce di questa regione nel XII secolo. L'Asia Minore orientale era effettivamente divisa in due principati, Erzinjan e Erzurum, governati dalla dinastia saltukide.[29] Nel 1260, i mongoli esercitarono un vero potere sull'Anatolia[30]. Baiju soggiogò i Selgiuchidi nel 1243 e ricevuto l'ordine da Hulegu, egli mosse verso il centro dell'Anatolia con i suoi guerrieri nel 1256.

L'ultimo governatore mongolo di Rum (1323-1335) appartenne alla dinastia eretnide, così chiamati a causa del nome di un ufficiale di origine uigura.

Osman e l'impero ottomano (1299-1922)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero ottomano.

La conquista ottomana dell'Anatolia venne conclusa con la presa di Costantinopoli (attuale Istanbul) nel 1453. I suoi abitanti abbracciavano molti credo religiosi, Giudaismo, Cristianesimo e Islam. In particolare, molti ebrei emigrarono dalla Spagna e dal Portogallo attuali, dopo l'espulsione di ebrei già nel 1492, accompagnata agli inizi del XVII secolo dall'emigrazione indotta o volontaria dell'elemento musulmano, come epilogo della Reconquista cristiana spagnola]].

Anatolia meridionale (panorama)

L'Anatolia rimase multietnica fino all'inizio del XX secolo (vedi nascita del nazionalismo sotto l'impero ottomano). I suoi abitanti erano di varie etnie, che comprendevano turchi, armeni, curdi, greci, francesi e italici (particolarmente di Genova e Venezia). Le tensioni etniche devastarono l'Anatolia nel periodo finale del Sultanato ottomano, cui seguì il disastro della prima guerra mondiale, che portò al collasso l'impero ottomano e inaugurò una nuova epoca repubblicana sotto Mustafa Kemal Atatürk.

Turchia moderna (dal 1922 al presente)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Turchia.

Il punto di inizio ufficiale per la Repubblica di Turchia fu il 29 ottobre del 1923, fondata per la prima volta e guidata da Mustafa Kemal Atatürk. L'occidentalizzazione fu la meta primaria di Atatürk; la struttura secolare del governo venne completamente riformata, il fez ottomano venne abolito, furono stabiliti pieni diritti politici per le donne, e la massimamente la significativa creazione di una nuova lingua basata sull'alfabeto latino.[31]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sincronie tra Anatolia e altre zone: dal 6300 al 4500 a.C., dal 4500 al 3400 a.C., dal 3000 al 2700 a.C..
  2. ^ "Le Muse", De Agostini, Novara, 1965, Vol.IV, pag.311
  3. ^ a b c d e f g h i Charles Freeman, Egitto, Grecia e Roma: Civiltà dell'antico Mediterraneo, Oxford University Press, 1999, ISBN 0-19-872194-3.
  4. ^ H.W.F. Saggs, Babilonesi, University of California Press, 2000, ISBN 0-520-20222-8.
  5. ^ (EN) C. Michael Hogan, Note sul campo a Cnosso, Modern Antiquarian (2007)
  6. ^ (EN) John David Hawkins, Corpus di iscrizioni geroglifiche luvie, Walter de Gruyter, 2000, ISBN 3-11-014870-6.
  7. ^ (EN) Garance Fiedler, Frigia. URL consultato il 19 ottobre 2007.
  8. ^ (EN) Encyclopaedia Britannica Online, Le leggende e la verità riguardo a Re Mida. URL consultato il 19 ottobre 2007.
  9. ^ Max Duncker, La storia dell'antichità, Volume III, Richard Bentley & Son, 1879.
  10. ^ a b George Willis Botsford, Storia ellenica, The Macmillan Company, 1922.
  11. ^ Le opere di Erodoto, MIT. URL consultato il 16 ottobre 2007.
  12. ^ a b John Bagnell Bury, Una storia della Grecia alla morte di Alessandro il Grande, Macmillan, 1913.
  13. ^ a b c d George Rawlinson, Storia antica: dai tempi più arcaici alla caduta dell'impero occidentale, The Colonial Press, 1900.
  14. ^ Edwyn Robert Bevan, La casa di Seleuco, E. Arnold, 1902.
  15. ^ Jona Lendering, Appiano, Storia di Roma: le guerre siriane. URL consultato il 16 ottobre 2007.
  16. ^ Jona Lendering, Parthia. URL consultato il 16 ottobre 2007.
  17. ^ Simon Hornblower, Antony Spawforth, The Oxford Classical Dictionary, Oxford University Press, 1996.
  18. ^ a b Hornblower(1996).
  19. ^ Stephen Mitchell, Anatolia: terra, uomini e dei in Asia Minore, Oxford University Press, 1995, p. 41.
  20. ^ a b W. M. Ramsay, Le lettere alle Sette Chiese d'Asia, Hodder & Stoughton, 1904.
  21. ^ Colossae o Colosse (anche nota come Chonae o Kona), era un'antica città della Frigia, sul fiume Lykos, affluente del Meandro. Situato a circa 12 al di sopra di Laodicea, e vicino alla grande strada che va da Efeso all'Eufrate.
  22. ^ L'attuale città Aydın, nella provincia omonima di Aydın, nella regione egea turca.
  23. ^ Charles George Herbermann, The Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Co., 1913, pp. 788–789.
  24. ^ (EN) Theodor Mommsen, La storia di Roma: le province, da Cesare a Diocleziano, Charles Scribner's Sons, 1906.
  25. ^ a b (EN) Edward Gibbon, Il declino e la caduta dell'impero romano, William Benton, 1952, pp. 105–108.
  26. ^ John Julius Norwich, Una breve storia di Bisanzio, Vintage Books, 1997.
  27. ^ In inglese persianate. La persofonia (persiano: جوامع پارسی زبان, Javâme'-ye pārsīzabān) è una società fondata o fortemente influenzata dalla lingua, cultura, letteratura, arte, e/o identità persiana.
  28. ^ Mappa britannica. "Anatolia: sultanato di Rum e impero selgiuchide, ca. 1080-1243"
  29. ^ Cahen, p. 106
  30. ^ Enciclopedia della Mongolia e impero mongolo, vedi: Turchia e impero mongolo
  31. ^ John Kinross, Atatürk: una biografia di Mustafa Kemal, padre della Turchia moderna, Phoenix Press, 2001, ISBN 1-84212-599-0.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Appiano. Storia di Roma: le guerre siriane.
  • Erodoto. I libri di Erodoto.

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

Libri[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Bevan, Edwyn Robert (1902). La Casa di Seleuco. E. Arnold.
  • (EN) Botsford, George Willis (1922). Storia ellenica. The Macmillan Company.
  • (EN) Bury, John Bagnell (1913). Una storia greca alla morte di Alessandro Magno. Macmillan.
  • (EN) Duncker, Max (1879). La storia dell'antichità, Volume III. Richard Bentley & Son.
  • (EN) Freeman, Charles (1999). Egitto, Grecia e Roma: Civiltà dell'antico Mediterraneo. Oxford University Press. ISBN 0-19-872194-3.
  • (EN) Gibbon, Edward (1952). Declino e caduta dell'Impero Romano. William Benton.
  • (EN) Hawkins, John David (2000). Corpus di iscrizioni geroglifiche luvie. Walter de Gruyter. ISBN 3-11-014870-6.
  • (EN) Herbermann, Charles George (1913). L'Enciclopedia Cattolica. Robert Appleton Co.
  • (EN) Hornblower, Simon; Antony Spawforth (1996). The Oxford Classical Dictionary. Oxford University Press.
  • (EN) Kinross, John (2001). Atatürk: una biografia di Mustafa Kemal, Fpadre della moderna Turchia. Phoenix Press. ISBN 1-84212-599-0.
  • (EN) Mommsen, Theodor (1906). La storia di Roma: le province, da Cesare a Diocleziano. Charles Scribner's Sons.
  • (EN) Ramsay, W.M. (1904). Le lettere alle Sette Chiese d'Asia. Hodder & Stoughton.
  • (EN) Rawlinson, George (1900). Storia antica: dai primi tempi della alla caduta dell'impero occidentale. The Colonial Press.
  • (EN) Saggs, H.W.F. (2000). Babilonesi. University of California Press. ISBN 0-520-20222-8.

Articoli su internet[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Encyclopaedia Brittanica Online, Le leggende e la realtà riguardo a Re Mida.
  • (EN) Jona Lendering, Partia. Consultato il 16-10-2007.
  • (EN) J.D. Hawkins, Evidenza dai documenti ittiti. Consultato il 18-10-2007.
  • (EN) Garance Fiedler, Frigia. Consultato il 19-10-2007.
  • (EN) Science Daily (18 giugno 2007), Gli antichi etruschi erano immigranti provenienti dall'Anatolia, ovvero ciò che adesso è la Turchia. Consultato il 18-10-2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]