Storia del giardinaggio

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Litografia del Giardino dei semplici di Padova

Sebbene la coltivazione delle piante per l'alimentazione umana e per gli animali risalga all'epoca preistorica e una prima idea di giardino possa farsi risalire ad un grafogramma sumero del 3000 a.C[1], raffigurante un triangolo con al centro disegnato un albero, le prime testimonianze dell'esistenza di giardini ornamentali realmente compiuti sono da considerarsi le pitture murali egiziane del 1500 a.C.. I giardini più rinomati del mondo occidentale antico furono i giardini di Tolomeo ad Alessandria d'Egitto e grande influenza ebbe la tradizione di giardinaggio importata a Roma da Lucullo. Le pitture murali di Pompei, insieme ai resti archeologici, sono testimoni degli sviluppi elaborati che portarono anche alla costruzione di enormi giardini grazie alla grande ricchezza dei romani. I resti di alcuni di questi grandi giardini sono ancora oggi visibili, come ad esempio presso Villa Adriana a Tivoli.

Bisanzio e la Spagna moresca mantennero vive le tradizioni dopo il VI secolo. Nel frattempo una tradizione di giardinaggio si era autonomamente sviluppata in Cina, e poi in seguito da qui in Giappone, dove si tradusse nella creazione di giardini aristocratici che riproducevano paesaggi in miniatura centrati attorno a laghetti oppure dei severi giardini zen presso i templi.

In Europa, l'arte del giardinaggio rinacque durante il XIII secolo in Languedoc e nell'Île-de-France, e poi nei giardini delle ville italiane nel primo Rinascimento. I parterre francesi, la cui tradizione risale alla fine del XVI secolo ebbe il suo massimo fulgore nelle interpretazione che ne diede André Le Nôtre nella progettazione dei principali giardini nobiliari di Francia. Nel XVIII secolo il giardino di paesaggio inglese aprì nuove prospettive.

Il XIX secolo vide il fiorire del revival dei giardini storici e la nascita dei giardini romantici di cui una delle espressioni più note è quella dei cottage garden inglesi.

Nel XX secolo l'arte del giardinaggio si evolse integrandosi con la nuova disciplina urbanistica.

Indice

Antichità mediorientale [modifica]

L'esempio più prezioso di una testimonianza di giardino egizio proviene da un affresco tombale di un alto ufficiale del faraone Amenhotep, databile attorno al 1400 a.C [2], che raffigura un giardino a pianta quadrata, cinto da mura, in cui le coltivazioni sono scandite in aiuole geometriche, con piccole peschiere per le piante acquatiche, per l'allevamento dei pesci e degli uccelli acquatici, circondati da file di alberi di acacia e di palme oltre che di fichi, papiri, arbusti ornamentali e alberi di difficile identificazione. La perimetrazione con alti muri era necessaria per ombreggiare le piante, proteggerle dai venti e dalla sabbia, oltre che a scopo dissuasiorio nei confronti di intrusi. Non è infatti casuale che i giardini più antichi si siano sviluppati nel bacino del Mar Mediterraneo e che abbiano in comune il fatto di avere un forte carattere di riservatezza[3], anche perché all'epoca i giardini ornamentali erano destinati solo alla frazione di popolazione più ricca e di posizione sociale elevata. Il giardino raffigurato nell'affresco tombale rappresenta un esempio di elevata simmetria e di composizione geometrica delle parti. In esso è anche compiuto il senso estetico che pregna i giardini, cioè quello del piacere della bellezza.

Corti dei templi egizi [modifica]

Le famiglie reali, in particolare in Egitto, furono particolarmente importanti nello sviluppo dei giardini. Nei secoli l'importanza delle corti reali e delle classi privilegiate nel definire l'evoluzione negli stili di progettazione dei giardini e la funzionalità richiesta per gli spazi aderenti alle loro dimore è rimasta fondamentale.

Parchi di caccia assiri e giardini del paradiso persiani [modifica]

Giardini del Paradiso assiri e persiani (riserve di caccia).

Ci sono importanti testimonianze anche di una tradizione di giardinaggio presso i persiani: si trovano citazioni di un "giardino del paradiso" appartenuto a Dario il Grande. Il termine paradiso per i persiani indicava appunto il "giardino cintato del principe". Difatti, nel II sec. a.C. quando i settanta saggi ebrei dovettero tradurre la dicitura biblica gan'eden (giardino dell'Eden) in greco, usarono una parola di origine persiana: paraideza (recinto), che in greco era stata trasformata da Senofonte in paraidesos[4]. Solitamente tali giardini erano dei boschi produttivi, piantati con tecniche molto elaborate.

I famosi Giardini pensili di Babilonia erano considerati una delle sette meraviglie del mondo. Di essi si narra che furono costruiti da Nabucodonosor per omaggiare la moglie, nostalgica dei paesaggi fioriti della Media, la sua regione di nascita.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giardini pensili di Babilonia.

=I kepos greci [modifica]

Le influenze persiane si propagarono all'antica Grecia: attorno al 350 a.C. c'erano giardini presso l'Accademia di Atene e Teofrasto, che scrisse di botanica, si suppone avesse ereditato il giardino di Aristotele. Anche Epicuro possedeva un giardino in cui amava camminare e insegnare, che lasciò poi a Ermarco di Mitilene. Alcifrone fa menzione di giardini privati. Il giardino greco era spesso pubblico ed era costituito da una sorta di circuito pedonale fiancheggiato da alberi di platano. In questi giardini si soleva passeggiare e discutere di filosofia. Nel giardino privato si prediligeva la coltura di piante officinali e di ortaggi. Un esempio di giardino greco è quello che ci viene restituito dalle pagine dell'Odissea nel brano in cui viene descritto il giardino di Laerte, padre di Ulisse. Si parla di coltivazioni che oggi verrebbero considerate agricole, come vite, fichi, alberi da frutto, ma disposti in maniera ornamentale e in grado di fornire ombra, profumi e diletto a chi vi si intratteneva.

Giardini romani [modifica]

Ricostruzione del giardino della Casa dei Vettii di Pompei.

I giardini romani avevano molte caratteristiche in comune con i giardini di oggi. Il giardino era un luogo di pace e tranquillità, un rifugio dalla vita cittadina, investito di significati religiosi e simbolici. L'orticultura ornamentale fu fortemente sviluppata durante lo sviluppo della civiltà romana.

Gli amministratori dell'Impero Romano (in una fascia temporale che va circa dal 100 a.C. al 500) diffusero attivamente le conoscenze nei settori di agricoltura, orticoltura, allevamento di bestiame, idraulica e botanica. Sementi e piante furono ampiamente condivise nelle diverse sedi dell'Impero. I giardini di Lucullo (Horti Lucullani) sul colle Pincio ai confini di Roma introdussero in Europa la tradizione del giardino persiano, attorno al 60 a.C.

Giardini islamici [modifica]

Giardini bizantini e turchi.

A partire dal giardino persiano, si sviluppò il giardino Mogul in India.

I giardini spagnoli sono di derivazione islamica.

Giardini cinesi e giapponesi [modifica]

Giardini 'collina-laghetto' di Cina e Giappone.

Giardini zen del Giappone.

Giardini medievali [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hortus conclusus.

Giardini all'italiana [modifica]

I giardini recintati medievali del nord Europa Hortus inclusus.

Il Rinascimento italiano ispirò una rivoluzione anche nel giardinaggio. I giardini rinascimentali erano ricchi di scene tratte dalla mitologia e da allegorie. In particolare in questo periodo divenne importante l'uso dell'acqua, come simbolo di fertilità ed abbondanza della natura.

I giardini italiani a terrazze del Rinascimento.

Villa Medici Villa a Petraia.

Giardini alla francese [modifica]

I giardini francesi barocchi di André le Nôtre e dei suoi seguaci.

Giardino all'inglese o parco romantico [modifica]

I giardini paesaggistici inglesi e le imitazioni.

Paesaggismo [modifica]

Il paesaggismo (in inglese landscaping) è l'attività del progettista legata al giardino paesaggistico, tipologia maturata dalla fine del XVI secolo in poi e che concentrava la propria speculazione attorno al giardino come imitazione della natura, stretto rapporto non solo con la pittura e l'architettura ma anche con il paesaggio circostante. Giardino e paesaggio, frutto della contaminazione tra la cultura britannica ed elementi orientali, sono uniti alla base del giardino all'inglese e trovano nel saggista Capability Brown il primo teorizzatore. La fortuna del giardino all'inglese e la varietà della sua diffusione è dovuta soprattutto all'opera di teorici come Brown e alla grande fortuna di pubblico e critica che questi saggi riscossero all'epoca. Tra gli autori più importanti è opportuno citare almeno Humphrey Repton: nei suoi scritti, la figura del landscape gardener assume il ruolo di progettista completo, padroneggiante tutti gli aspetti del disporre e progettare lo spazio e le discipline ad esso correlate, non ultime l'architettura, l'idraulica, l'illuminotecnica, la botanica e la fisica. Questo insieme di discipline sarebbe poi stato chiamato jardinisme da Amèdèe de Viart nel suo Le jardiniste moderne (Parigi, 1819).

Nel panorama critico, al giardinaggio paesaggista si opponeva una corrente nata all'inizio del XIX secolo con Uverdale Price e Richard Payne Knight, sostenitori della pictoresque beauty che avrebbe poi portati alla nascita del giardino romantico cosiddetto pittoresco.

Giardini romantici [modifica]

Sono giardini che sono "suggestivi" nel reale senso del termine, cioè creati per suggerire emozioni più che mostrare nettamente, sono l'equivalente ambientale della poesia e della pittura romantica; ricchi di spazi racchiusi ed ombrosi, più che di spazi aperti luminosi e lineari, sono dedicati a suggerire alla fantasia ed alla sensualità. È quindi una sequenza di luoghi intimi tra alberi cespugli e fiori che apparentemente sono fatti crescere in modo naturale, ma che si avvalgono anche di altri tipi di arredi, opportunamente distribuiti, come pergole, vasi, statue, scalinate, sedili appartati, creando un complesso ambientale di fatto parecchio modificato, e ben poco "naturale", allo scopo appunto di suggerire sentimenti e sensazioni.

Giardini illuministi [modifica]

Fenomeno tipicamente italiano, il giardino illuminista è una sorta di compromesso tra il giardino paesaggistico britannico e il giardino formale, e costituisce una sorta di corrispondente architettonico di ciò che in letteratura è stato Ugo Foscolo, personaggio in bilico tra neoclassicismo e romanticismo. Il dibattito teorico attorno al giardino illuminista fu sostanzialmente portato avanti da letterati, i più illustri dei quali furono Ippolito Pindemonte, Melchiorre Cesarotti e Luigi Mabil: i loro principi risiedono principalmente nella convinzione di una superiorità del paesaggio rispetto al giardino e della necessità di una preminenza della natura sul costruito. Si assiste quindi alla natura che ingloba e sovrasta le opere, ma anche alla contaminazione successiva di "cineserie" e all'evidenziamento di specie esotiche, un esotismo che non era estraneo neppure al romanticismo. Questa ultima accentuazione porterà, anche in Italia, al giardino pittoresco.

Giardini pittoreschi [modifica]

Giardini in stile 'gardenesque' [modifica]

Lo stile di progettazione dei giardini detto 'gardenesque' per i giardini inglesi si sviluppò a partire dagli anni '20 del XIX secolo a partire dallo stile "pittoresco" di Humphrey Repton detto anche stile 'Mixed', in particolare grazie alla promozione che ne fece J. C. Loudon, inventore del termine.

In un progetto in stile 'gardenesque', ogni albero, ogni cespuglio ogni pianta è posizionata e curata in modo da enfatizzarne ogni potenzialità.

Con l'espandersi della botanica come un'adeguata occupazione per gli intellettuali, il Gardenesque tende a enfatizzare le curiosità botaniche e l'approccio del collezionista. Nuove specie che sarebbero sembrate bizzarre e aliene nei primi giardini, vi trovano invece posto: l'erba della Pampa dall'Argentina e sentieri tortuosi punteggiati ai lati da cespugli scenografici sparsi. L'approccio Gardenesque porta alla creazione di paesaggi a piccola scala, ognuno accuratamente elaborato e presentato, per scorci e visioni specifiche. Questo permette di promuovere il concetto di bellezza nella stranezza, nella ricerca del singolo dettaglio, o nell'apprezzamento della varietà. Dossi artificiali permettono di esporre cespugli come monumenti, o gli avvallamenti come piccoli anfiteatri ad isolare qualche particolarità che altrimenti sfuggirebbe, anche se talvolta tale isolamento del particolare va a detrimento della coerenza.

Giardini "naturali" e "herbaceous borders" [modifica]

I libri di William Robinson descrive il suo giardino "naturale" a Gravetye Manor nel Sussex, e l'immagine sentimentale di un "cottage garden" roseo, idealizzato come quello descritto da Kate Greenaway, che storicamente forse non è mai esistito, entrambi influenzati dallo sviluppo dei "mixed herbaceous borders" di Gertrude Jekyll nel 1890. La sua costruzione, che unisce cespugli con piante annuali e perenni e bulbi in letti profondi tra strutture più formali come terrazze e scalini disegnati da Edwin Lutyens, pone il modello del giardino di lusso fino alla seconda guerra mondiale.

Il giardino di Vita Sackville-West a Sissinghurst Castle nel Kent è il giardino più famoso e influente dell'ultimo sbocciare dello stile romantico, pubblicizzato dallo stesso giardiniere nella pagina del giardinaggio del The Observer.

Nell'ultimo quarto del XX secolo, i giardini naturali, meno strutturati enfatizzano il disegno ecologico di tali giardini utilizzando piante autoctone.

Giardini moderni [modifica]

Giardini urbani [modifica]

Durante il XIX secolo, giardino e urbanistica si legano strettamente con la nascita del parco pubblico urbano, elemento che nelle città europee assume un'importanza sempre maggiore. I motivi che portano alla nascita del parco urbano in città come Londra e Parigi sono molteplici: l'attenzione ai cosiddetti "bisogni del popolo", che richiede uno spazio vivibile all'interno della città, il miglioramento delle condizioni igieniche, l'attenzione alla progettazione e al "decoro urbano", il desiderio di spazi che accrescano il prestigio della città stessa.

In Inghilterra il parco è subito concepito come spazio semipubblico con precisi scopi didattici e pedagogici: l'immagine di un parco in cui per i bambini sia salubre giocare, presente in molta letteratura vittoriana, prende origine proprio da questi progetti, sviluppati avvalendosi di personalità specializzate in tutti i settori coinvolti. Personalità di spicco in questo senso fu John Claudius Loudon, botanico e fondatore della rivista The Gardener's Magazine dalle cui pagine egli divenne ben presto capofila di una scuola di pensiero che sosteneva la necessità di mantenere alta la percentuale di verde rispetto al costruito e alla densità abitativa. L'esperienza inglese è in un certo senso considerabile frammentaria, perché non parte da un progetto unitario ma da singoli episodi risolti nella contingenza: il più importante di questi "episodi" è naturalmente il Regent's Park, progettato da John Nash nel 1812 e apripista del paesaggismo nel contesto urbano. Il primo strumento di governo infrastrutturale per quanto riguarda i parchi nasce nel 1855 con il nome di Metropolitan Board of Works, poi rinominato in Greater London Council.

In Francia, un ufficio con poteri simili al MBW britannico nasce nel 1854 con il nome di Service des Promenades et Plantations e con il compito di risolvere i problemi sorti nella gestione e nella progettazione delle aree verdi. Il piano di Parigi infatti prevedeva lo sventramento di intere zone urbane per realizzare parchi e zone verdi anche in centro. Il sistema di parchi venne concepito sin dal primo momento in modo unitario sia tra di loro che rispetto al costruito e alla maglia urbana. L'intento, da parte del progettista Georges-Eugène Haussmann e del committente Napoleone III è manifestamente demagogico, puntando a soddisfare sia il ceto alto - salvaguardandone le rendite fondiarie - che il popolo, coinvolto nel rinnovamento della città e nell'applicazione di un'urbanistica "giovane". Nella periferia la realizzazione di parchi urbani nasce con l'accorpamento di alcuni piccoli comuni suburbani.

Cottage garden [modifica]

Romanticismo inglese idealizzato.

Giardini contemporanei [modifica]

Paesaggisti famosi [modifica]

I seguenti nomi, strettamente in ordine cronologico, hanno fornito contributi importanti alla storia dei giardini, sia come botanici sperimentali, designers, giardinieri, o scrittori. Ulteriori informazioni su di loro si trovano nelle voci individuali.

Giardini storici degni di nota [modifica]

Voci correlate [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Matteo e Virgilio Vercelloni, "L'invenzione del giardino occidentale" Jaca Book 2009 (pag. 13)
  2. ^ Penelope Hobhouse "Plants in garden history" Pavilion Books 2004
  3. ^ Massimo Venturi Ferriolo "Nel grembo della vita. Le origini dell'idea di giardino" Guerini e Associati 1999
  4. ^ Matteo e Virgilio Vercelloni, "L'invenzione del giardino occidentale" Jaca Book 2009 (pag. 15)

Bibliografia [modifica]

  • J. S. Berrall, The Garden: An Illustrated History
  • Gerard Ciolek, Ogrody polskie [Giardini di Polonia]. Edizione rivista della pubblicazione del 1954 sotto lo stesso titolo, aggiornata ed espansa da Janusz Bogdanowski. Warszawa: Arkady (1978).
  • Carroll, Maureen. Earthly Paradises: Ancient Gardens in History and Archaeology, Londra, British Museum Press, 2003.
  • E. Hyams, A History of Gardens and Gardening, 1971.
  • Hermann von Pückler-Muskau, Giardino e paesaggio (titolo originale: Andeutungen über Landschaftsgärtnerei), Milano, Rizzoli, 1984.
  • Luigi Zangheri, Storia del giardino e del paesaggio. Il verde nella cultura occidentale, Firenze, Leo S. Olschki, 2002.
  • Iris Lauterbach, Der europäische Landschaftsgarten, ca. 1710–1800, Magonza, Leibniz Institute of European History, 2012, consultato in data: 20 febbraio 2013.
  • Matteo e Virgilio Vercelloni, L'invenzione del giardino occidentale, Milano, Jaca Book, 2009.
  • Franco Giorgetta, Hortus librorum, liber hortorum. L'idea di giardino dal XV al XX secolo attraverso le fonti a stampa, Milano, Edizioni Il Polifilo.

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