Storia del Buddhismo in Occidente

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Busto di bodhisattva del III-IV sec. proveniente dalla regine dell'attuale Pakistan e conservato al Metropolitan Museum di New York.

Il Buddhismo in Occidente accoglie ampiamente tutte le conoscenze e pratiche presenti anche nel continente asiatico. Incontri occasionali tra la religione buddhista e le varie civiltà del mondo occidentale che si sono via via succedute nel tempo si sono susseguite nei millenni.

A seguito della colonizzazione europea in forma sempre più massiccia dei paesi asiatici di tradizione buddhista - questo soprattutto nel corso del XIX secolo - si è resa disponibile una conoscenza, in certi casi anche molto dettagliata, della filosofia buddhista per un gran numero di persone in tutta l'Europa e poi anche nel Nordamerica col risultato finale d'accompagnar ad essa sia un approfondimento degli studi universitari-scientifici dell'orientalismo (vedi in primis Giuseppe Tucci e Pio Filippani Ronconi ma anche altri, come Fosco Maraini, il padre di Dacia Maraini, e i fratelli Raniero Gnoli e Gherardo Gnoli) quando non una vera e propria conversione di fede.

Anche l'autore italiano Julius Evola si è occupato di religione buddhista, dandone una sua personalissima interpretazione nel trattato saggistico intitolato La dottrina del risveglio datato 1943. Il grande autore argentino Jorge Luis Borges dedicò ala riflessione sulla fede buddhista il saggio Cos'è il buddismo datato 1976.

Dalla Storia antica al '600[modifica | modifica sorgente]

Una delle più antiche immagini del Buddha proveniente dall'Asia centrale, di periodo Greco-buddhista.

Mondo ellenistico[modifica | modifica sorgente]

Il buddhismo ha occasionalmente intersecato il mondo occidentale fin dalle epoche più antiche. È addirittura possibile che il primo incontro sia avvenuto nel 334 a.C, quando Alessandro Magno col suo esercito greco-macedone arrivò a conquistare la maggior parte dell'Asia centrale sino a giungere ai confini del fiume Indo, agl'inizi della regione chiamata Punjab.

Successivamente la dinastia seleucide e i regni che successivamente si svilupparono stabilirono una profonda influenza dell'ellenismo nell'intera area, interagendo anche direttamente col buddhismo indiano e producendo quello che poi è stato conosciuto come Buddhismo greco.

L'unificatore di quello che poi sarà ricordato e conosciuto come impero Maurya, Ashoka (273-232 a.C.) si convertì al buddhismo a seguito della sanguinosa conquista del territorio dei Kalinga (l'attuale Orissa) durante la guerra di Kalinga. Deplorando gli orrori provocati dal conflitto, l'imperatore decise da quel momento in poi di rinunziare ad ogni forma di ulteriore conquista tramite la violenza; da quel momento in poi iniziò a 'propagandare' la fede in Buddha attraverso la costruzione di Stupa e un variegato numero di pilastri dedicati a raccontare l'evento della propria conversione.

Ashoka il Grande sollecitò all'interno del suo vasto impero, comprendente quasi l'intera India attuale (tranne l'ultimo lembo a sud del subcontinente indiano, tra le altre cose il rispetto d'ogni vita animale tramite il vegetarianesimo ed ingiungendo al popolo sottomesso al suo governo di seguire scrupolosamente i dettami del Dharma. Si adoperò poi anche al miglioramento ella vita effettiva materiale sei propri cittadini attraverso la costruzione di strade, ospedali e sistemi d'irrigazione in tutto il paese. Fu anche il primo governante antico orientale a trattare i suoi sudditi a prescindere dalla loro casta d'appartenenza di nascita.

Forse il migliore se non il più grande esempio di fede dell'imperatore è la costruzione dello Stupa di Sanchi (nell'attuale stato federato di Madhya Pradesh) contenente secondo la tradizione alcun delle più importanti reliquie del Buddha; costruito nel III° secolo a.C. è stato successivamente ampliato da suoi successori. Le sue porte scolpite, chiamate Toran, sono considerate con molta probabilità tra i migliori esempi di arte buddhista all'interno dell'India.

Questo periodo segna inoltre anche la primissima diffusione del buddhismo oltre i confini nazionali, in direzione in primis dei paesi confinanti. Secondo le piastre inscritte ed i pilastri lasciati a perenne ricordo dell'evento (gli Editti di Aśoka) un vasto numero di emissari sono stati inviati in diversi paesi al fine di diffondere la pratica filosofica buddhista: all'estremo sud fino all'isola di Ceylon, mentre ad ovest fino al Regno greco-battriano e forse anche più lontano fino a giungere alle sponde orientali del mar mediterraneo[1].

Ampiezza dell'Impero Maurya all'incirca nel 265 a.C.

Buddhismo Greco[modifica | modifica sorgente]

L'influenza ellenistica in tutta l'Asia centrale favorita dalla dinastia Seleucide che succedette al regno unificato di Alessandro il Macedone ed ai successivi regni greco-battriano e Regno Indo-Greco, ha avuto varie occasioni per stabilire interazioni più o meno ampie e durature col buddhismo, il tutto esemplificato chiaramente dallo sviluppo di un'arte sincretica greco-buddhista.

Raffigurazioni su monete del sovrano del Regno indo-greco Menandro I Sotere (155-130 a.C.), prima figura storica occidentale documentata ad essersi convertita al Buddhismo.

Buddhismo e mondo romano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Buddhismo nel mondo romano.

Diversi casi d'interazione tra il buddhismo e l'Impero romano sono documentati sia dai classici pagani che dai primi scrittori cristiani. Resoconti storici romani descrivono un'ambasciata proveniente dal re indiano Pandion-Pandhya, chiamato anche Poro, alla corte dell'imperatore Ottaviano Augusto nell'anno 13; l'ambasciata era in viaggio e portava una lettera diplomatica scritta in lingua Greca ed uno dei suoi membri era uno Sramana ovvero un monaco buddhista.
Egli, per dimostrare la sincerità della propria fede si arse vivo ad Atene; il fatto causò un tale scalpore da esser minuziosamente descritto da Nicola di Damasco dopo aver incontro personalmente l'ambasciatore della delegazione ad Antiochia, riferito poi anche da Strabone (XV 1,73) e Dione Cassio. Venne costruita un tomba apposita dedicata al monaco immolatosi volontariamente ancora visibile a tempi di Plutarco la quale recava la seguente iscrizione: "ΖΑΡΜΑΝΟΧΗΓΑΣ ΙΝΔΟΣ ΑΠΟ ΒΑΡΓΟΣΗΣ" (il maestro sramana indiano di Bharuch (cittadina attualmente sita in Gujarat).

Tali notizie indicano almeno che uomini religiosi indiani (tra cui sramanan appartenenti al monachesimo buddhista, antitetici ai brahmini indù) erano saltuariamente in visita nei paesi delle sponde del Mediterraneo; pur tuttavia il termine sraman è un termine generico per indicare un uomo religioso indiano, oltre appartenente al monachesimo buddhista, anche interno alla religione giainista e al movimento filosofico ascetico errante chiamato Ājīvika: non è pertanto chiarissima e sicura quindi in tal caso l'appartenenza religiosa del monaco asceta.

Epoca cristiana[modifica | modifica sorgente]

Il Buddhismo greco è la fusione culturale tra ellenismo e vero e proprio buddhismo, il quale s'è sviluppato nel corso d'un periodo in quasi 8 secoli, tra il IV sec a.C. ed il V d.C., fino a comprendere quello ch'è l'attuale Afghanistan.

In epoca cristiana idee di derivazione buddhista sono periodicamente filtrate in Europa attraverso il Medio Oriente: fonti in persiano e arabo di originarie scritture buddhiste sono state tradotte in Greco, con un linguaggio religioso rimasto praticamente immutato con alterazioni poco più che estetiche. Il primo incontro diretto registrato tra cristiani e buddhisti risale al 1253, quando l'allora re di Francia mandò Guglielmo di Rubruck come ambasciatore alla corte del re dell'Impero Mongolo. Lo stesso Marco Polo nel suo Il Milione accenna all'aver saputo notizie, lungo il percorso del suo lungo viaggio fino ala corte di Kubilai Khan, riguardanti la religione fondata da Siddharta Gautama.

Più tardi nel XVII° sec. la popolazione mongola era l'unica a praticare ai margini orientali del continente europeo, per l'esattezza in quella che attualmente viene designata come Calmucchia, il buddhismo tibetano.

XIX secolo[modifica | modifica sorgente]

Lungo tutto il corso del XIX secolo il buddhismo, in molte delle sue ramificazioni, insieme con tutte le altre religioni e filosofie non europee, è giunto per la prima volta a conoscenza degli intellettuali europei; soprattutto attraverso il lavoro dei missionari cristiani, ma anche e soprattutto basandosi sulle opere degli studiosi e funzionari dell'impero britannico i quali hanno lasciato le loro memorie ed impressioni scritte riguardanti usi e costumi dei paesi a loro assoggettati. In lingua inglese il più importante e famoso è il libro-poema di Sir Edwin Arnold (1832-1904) intitolato The Light of Asia (1879) che narra la vicenda esistenziale e le gesta di Siddharta Gautama, il futuro Buddha-Illuminato riconosciuto dalla tradizione orientale.

Interesse filosofico[modifica | modifica sorgente]

Tra i primi ad interessarsi al pensiero buddhista in una maniera più filosofica che prettamente religiosa fu sicuramente Arthur Schopenhauer, il quale per primo nel mondo in lingua tedesca lesse ed approfondì con passione le tematiche soprattutto dell'etica buddhista; oltre d esso anche le altre religioni asiatiche contribuirono fortemente alla fase di pensiero iniziale del proprio sistema filosofico[2]. Parti intere della sua opera principale pubblicata in prima edizione nel 1819, Il mondo come volontà e rappresentazione, sono un seguito ideale della filosofia buddhista. Il filosofo e statunitense contemporaneo di Schopenhauer, Henry David Thoreau (1817-1862), fu il primo autore che in terra statunitense tradusse i sutra buddhisti dal francese all'inglese.

Vi sono frequenti confronti poi tra il buddhismo ed il pensatore di origini tedesche Friedrich Nietzsche, il quale apertamente elogiò la fede religiosa di stampo asiatico nella sua opera L'Anticristo (col sottotitolo chiarificatore: Maledizione del cristianesimo) scritta nel 1888 ma pubblicata per la prima volta solamente nel 1895: il filosofo definisce il buddhismo "molto più onesto e realistico del cristianesimo".
Il critico R.G. Morrison ritiene che vi sia "una profonda risonanza tra loro", e di come "sottolineino la centralità degli esseri umani in un cosmo de-privato da ogni Dio e facendo quindi entrambi tranquillamente a meno di guardare ad una qualsiasi figura od essere esterno di potere superiore al loro per tentar di risolver le proprie rispettive problematiche e questioni inerenti al problema dell'esistenza"[3] dandone, ognuno di loro (Buddha e Nietzsche), nei rispettivi modi e maniere una soluzione che non ha alcun bisogno d'appoggiarsi ad una qualche figura divina.

Interesse popolare[modifica | modifica sorgente]

A partire dalla seconda metà dell'800 il buddismo nelle sue varie sfumature è venuto a conoscenza di un pubblico occidentale sempre più vasto, come ad esempio attraverso gli scritti di Lafcadio Hearn, lo scrittore statunitense naturalizzato giapponese (1850-1904).

La fine del XIX° secolo ha veduto poi anche le prime conversioni di personaggi, anche molto conosciuti quando non direttamente famosi, al buddhismo, tra cui i maggiori leader della Teosofia come Helena Blavatsky ed Henry Steel Olcott (1832-1907) negli anni '80 e l'immigrato irlandese Laurence Carroll che prese il nome di U Dhummaloka (1856-1914) attorno al 1884; oltre ad intellettuali di spessore come Gordon Douglas ordinato col nome di bikkhu Asoka in Siam nel 1899, (Charles Henry) Allan Bennett (1872-1923) - dopo esser stato membro dell'ordine ermetico della Golden Dawn capitanata dal mago e satanista Aleister Crowley - ed infine il tedesco Anton Gueth convertitosi e vissuto poi a Ceylon col nome di Nyanatiloka Mahathera (1878-1957) fino alla morte, ove ricevette funerali d stato.

Nel 1893 il giapponese "Soyen Shaku" è stato uno dei 4 sacerdoti e 2 laici componenti la delegazione nipponica che partecipò al "parlamento mondiale delle religioni" a Chicago in rappresentanza delle scuole Rinzai-shū, Jodo Shinshu - una delle scuole della "Terra pura" o Amidismo -, Buddhismo Nichiren, Tendai e Shingon, organizzato dal reverendo presbiteriano John Henry Barrows e dall'editore statunitense d'origini tedesche Paul Carus.[4].

XX secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Buddhismo negli Stati Uniti d'America.

Monaci buddhisti immigrati in occidente ed insegnanti[modifica | modifica sorgente]

I monaci buddhisti immigrati in occidente cominciarono presto ad insegnare le loro dottrine e tradizioni ad un pubblico occidentale; i primi bikkhu a giungere negli USA provenivano direttamente dal Tibet ancora non occupato militarmente dalle truppe cinesi (questo avvenne a partire dal 1959); assunti inizialmente come manodopera a basso costo per le ferrovie ed altre industrie in espansione, installarono i loro primi templi lungo i tratti delle linee ferroviarie. All'incirca nello stesso tempo gli immigrati provenienti dal Giappone hanno iniziato a giungere come braccianti nelle piantagioni delle Isole Hawaii e nelle fattorie della California centrale.

Nel 1897 lo storico delle religioni giapponese Daisetsu Teitarō Suzuki arrivò per la prima volta negli Stati Uniti, con l'intento di studiare e lavorare con lo stesso editore Paul Carus (professore di filosofia, scrittore e studioso di religioni comparate). Fino agli anni '50 del XX secolo Suzuki tenne un lungo ciclo di conferenze in diverse università americane sponsorizzato e supportato anche dalla Fondazione Rockfeller fino ad ottener l'incarico di "visiting professor" da parte della Columbia University. Da quel momento in poi, e fino alla sua morte, vennero in contatto con lui diversi pensatori, fra i quali Martin Heidegger, Erich Fromm, Thomas Merton e Carl Gustav Jung.
Con le sue opere Suzuki ha anche contributo alla nascita del cosiddetto "modernismo buddhista", una forma sincretica di buddhismo fuso col trascendentalismo di marca occidentale.


È stata la più importante personalità nella divulgazione dello Zen in occidente[5] ed i suoi pensieri ed opere hanno in parte influenzate anche l'occultismo di marca occidentale derivante da Emanuel Swedenborg (1688-1772), la cosiddetta "Chiesa Nuova" o Swedenborgianismo)[6] e riprese successivamente dalla Teosofia[7].

Interesse popolare negli anni tra le due guerre mondiali[modifica | modifica sorgente]

La primissima traduzione inglese del Libro tibetano dei morti è stata pubblicata nel 1927 e la ristampa del 1935 portava la prefazione ed un approfondito commento proprio di Carl Gustav Jung (fondatore della psicologia analitica); si dice che ciò abbia contribuito ad attrarre molti occidentali al buddhismo tibetano[8]. Ricercatori spirituali occidentali sono rimasti anche fortemente attratti da quello che hanno veduto ed inteso come un misticismo ed in qualche modo un qual certo esotismo mistico delle tradizioni spirituali asiatiche, ad iniziare dalla succitata Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), la fondatrice dell'organizzazione di stampo esoterico detta "Società teosofica".

Il "The Buddhist Society" con precipui scopi di beneficenza è stata creata nel 1924 dal britannico Travers Christmas Humphreys (1901-1983) da una costola della Teosofia di origine blavatskyana. In un primo momento la Buddhologia occidentale è stata fortemente ostacolata dalla povertà delle traduzioni disponibili dei testi fondamentali buddhisti (spesso traduzioni di traduzioni); ma ben presto gli studiosi occidentali, come ad esempio Friedrich Max Müller tra i primi, hanno cominciato ad imparare direttamente le lingue asiatiche avendo quindi da un certo momento in poi la possibilità di tradurre i testi sacri dalla lingua originali.

Nel 1922 lo scrittore svizzero-tedesco Hermann Hesse, che sempre mostrò fin dai propri esordi letterari gran interesse nei confronti delle religioni orientali (molto più che verso il pietismo in cui era stato allevato in famiglia durante la sua prima giovinezza), pubblicò la sua biografia romanzata del Buddha intitolata per l'appunto Siddharta.

Anni '50 — '60[modifica | modifica sorgente]

Negli anni cinquanta del XX secolo lo scrittore della cosiddetta beat generation Jack Kerouac divenne uno dei letterati di simpatie verso il buddhismo tra i più noti, soprattutto per il suoromanzo a chiave intitolato I vagabondi del Dharma. Un altro influente autore moderno è Alan Watts il quale ha scritto diversi libri di divulgazione sul buddhismo e lo Zen in particolare.

Le rivalutazioni culturali della generazione degli hippie tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta del XX secolo hanno portato ad una riscoperta culturale del buddhismo, il quale appariva subito come promessa più metodica lungo il percorso che doveva condurre alla più autentica "felicità" rispetto al cristianesimo predominante ed una via d'uscita possibile e fattibile al fallimento spirituale percepito, derivante anche e soprattutto dalla complessità sempre maggiore della vita e del progresso esclusivamente materiale del mondo occidentale[9].

Emergere di una tradizione buddhista di stampo prettamente occidentale[modifica | modifica sorgente]

Poco dopo la conclusione della Seconda Guerra Mondiale, emerse poco alla volta un mainstream riferito al buddhismo occidentale. Nel 1959 il maestro giapponese Shunryu Suzuki giunse a San Francisco; fin dal momento del suo arrivo il Buddhismo Zen era già divenuto un "tema caldo" tra alcuni gruppi di vita alternativa statunitense, primi fra tutti i beatnik. Le classi d'ascolto di roshi (-maestro Zen) Suzuki si sono immediatamente riempite da coloro che volevano saperne di più su buddhismo, e pertanto la presenza d'u autentico maestro Zen ha ispirato molti giovani interessati sia alla dottrina che alla pratica.

Nel 1965 lo statunitense Philip Kapleau (1912-2004), dopo aver viaggiato tra Rochester e New York, col permesso del suo maestro Hakuun Yasutani venne a formare il "Rochester Zen Center": Kapleau trascorse tredici interi anni (1952-1966) in Giappone ed attraversò interamente oltre venti sesshin (sezioni meditative intense) prima di poter tornare a stabilirsi in occidente per aprire il proprio centro. Durante la sua permanenza in Oriente scrisse la propria opera - prodotta dai suoi seminari tenuti periodicamente - di maggior respiro e conosciuta col titolo di I tre pilastri dello Zen e pubblicato in italiano da Astrolabio-Ubaldini edizioni.

Nel 1965 i primi monaci provenienti dallo Sri Lanka hanno iniziato a stabilirsi nel distretto di Washington D.C. in appositi Vihara-monasteri buddhisti; si è trattato della prima comunità monastica di Buddhismo Theravada degli Stati Uniti: accessibile ala popolazione anglofona, faceva parte delle sue attività anche la meditazione Vipassana. Tuttavia, l'influenza diretta del movimento non avrebbe raggiunto il territorio statunitense fino a quando un gruppo di americani non tornò in patria dopo averne appreso la dottrina nei primi anni settanta, questo dopo aver studiato con maestri direttamente in territorio asiatico

Durante poi tutto il corso degli anni '70 l'interesse per il buddhismo tibetano è cresciuto notevolmente; ciò è stato alimentato in parte anche dalla visione del Tibet come ideale paese di Shangri-La e presto divennero note anche tutte e quattro le scuole buddhiste tibetane. Lama (buddhismo) tibetani come il Karmapa (Rangjung Rigpe Dorje), Chögyam Trungpa Rinpoche, Geshe Wangyal (1901-1983), Geshe Lhundub Sopa (1923-), Dezhung Rinpoche (1906-1987), Sermey Khensur Lobsang Tharchin (1921-2004), Tarthang Tulku (1934-), Lama Thubten Yeshe (1935-1984), Thubten Zopa Rinpoche (1946-) e Ghesce Kelsang Gyatso (1931-) si misero alla guida di centri d'insegnamento specificamente per gli occidentali per tutti gli anni '70.

Per soddisfare infine la richiesta degli studenti occidentali nei confronti degli insegnamenti buddisti, il monaco Lhundub Sopa ha fondato il Deer Park Buddhist Center in Oregon, Wisconsin nel 1975. In tal maniera anche il Kalachakra Tantra venne per la prima volta mostrato ad un pubblico non asiatico a Deer Park nel luglio 1981.

Forse il maestro buddhista più ampiamente visibile in Occidente a tutt'oggi è Tenzin Gyatso, l'attuale Dalai Lama, che per primo ha visitato gli Stati Uniti nel 1979. Come leader politico in esilio del Tibet, ora è anche un popolare "caso celebre" in Occidente. La sua vita giovanile è stata raffigurata in termini entusiastici nei film di Hollywood come Kundun e Sette anni in Tibet. Ha attirato tra i suoi seguaci e maggior sostenitori celebrità come gli attori Richard Gere e Adam Yauch.

Oltre a questo un ceto numero di americani di ritorno dalla guerra del Vietnam e prima ancora dalla guerra di Corea, si avvicinarono un poco alla volta al pensiero orientale, cercando di spiegare sia l'orrore a ci avevano assistito che capirne il contesto generale da cui tutto era scaturito: alcuni di questi sono infine stati ordinati monaci sia nella Via Mahayana che in quella Theravada, divenendo infine - alcuni di loro - perfino influenti maestri di meditazione alla The Insight Meditation Society (IMS) in Massachusetts[10]. Un altro fattore che ha fortemente contribuito alla fioritura del pensiero buddista in Occidente è stata la popolarità dello Zen tra i poeti della cosiddetta contro-cultura e tra gli attivisti degli anni '60, grazie agli scritti di Alan Watts, DT Suzuki e Philip Kapleau.

L'attuale buddhismo occidentale[modifica | modifica sorgente]

Corridoio centrale del tempio californiano buddhista Hsi Lai

A tutt'oggi la dottrina buddhisma nelle sue varie sfumature viene praticata da un numero sempre maggiore di persone in tutto il Nordamerica, in Europa e per finire anche in Oceania: il buddhismo è divenuto la religione-filosofia a più rapida crescita in Australia[11][12], oltre che in alcune delle maggior nazioni europee ed occidentali in genere[13][14].

V'è poi una distinzione generale tra il Buddismo portato in occidente dagli immigrati asiatici, che possono essere di tenedenza Mahayana od un mix di credenze tradizionali dell'Asia orientale, ed invece il buddismo come viene praticato dai convertiti, che è spesso Zen, Terra Pura, meditazione indiana Vipassana od infine vero e proprio buddhismo tibetano. Alcuni buddhisti occidentali sono in realtà aconfessionali ed accettano gl'insegnamenti provenienti da una varietà di diverse sette, il qual fatto è molto meno frequente in Asia.

Buddhismo tibetano[modifica | modifica sorgente]

Il buddhismo tibetano trasportato in Occidente è rimasto sostanzialmente quello originale, mantenendo quindi tutti i riti e le dottrine (fedi, devozioni ecc): esempio di uno dei più grandi gruppi buddhisti con sede in occidente è l'FPMT (Foundation for the Preservation of the Mahayana Tradition), ch'è la rete dei centri buddhisti che si concentra sul lignaggio Gelug. Fondata nel 1975 dai Lama (buddhismo) Thubten Yeshe e Thubten Zopa Rinpoche, essa ha iniziato ad insegnare la dottrina del Buddhismo Mahayana agli studenti occidentali presenti in Nepal per poi crescere fino a comprendere più di 142 centri d'insegnamento presenti in 32 paesi differenti.

Come molti altri dei gruppi buddhisti tibetani, anche l'FPMT non ha veri e propri soci o affiliati di per sé, ma è invero gestito da un consiglio di amministrazione auto-perpetuantesi scelto dal direttore spirituale il Lama Zopa Rinpoche.

Modernismo buddhista ed autorità carismatiche[modifica | modifica sorgente]

Caratteristica peculiare del buddhismo di marca occidentale è stata quella di sapersi in qualche amalgamare: qui l'emergere di nuovi gruppi è un tentativo (pur attingendo dal buddhismo tradizionale) di creare in una qual certa maniera un nuovo stile di pratica.

Cultura di massa e templi[modifica | modifica sorgente]

La cultura pop moderna si è sempre più appropriata dell'immaginario buddhista anche per farne un uso commerciale di massa. Tanto per fare un semplice e semplicissimo esempio la stessa immagine dell'attuale XIV Dalai Lama viene utilizzata per promuovere la causa del popolo dei tibetani costretti a vivere oppressi sotto occupazione cinese; film hollywoodiani di gran successo come Kundun, Piccolo Buddha (di Bernardo Bertolucci con Keanu Reeves in qualità di protagonista) e Sette anni in Tibet (con Brad Pitt) narrano anch'essi storie riguardanti il pensiero e la storia del buddhismo tibetano[15].

L'attore di Hollywood Richard Gere è famoso anche per essere uno dei più assidui sostenitori della causa per un Tibet libero o quantomeno autonomo nei confronti della Repubblica popolare cinese.

Il più grande monastero buddhista presente negli Stati Uniti è quello di Ukiah in California, una vera e propria cittadina comprendente più di 10 mila abitanti[16]. Questo monastero è stato fondato dal venerabile Hsuan Hua che ne ha acquistato la proprietà; la zona è attualmente composta da 700 ettari di terreno[17].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Mauryan Empire 321 - 185 BC
  2. ^ See Urs App, "Schopenhauers Begegnung mit dem Buddhismus." Schopenhauer-Jahrbuch 79 (1998):35-58. The same author provides an overview of Schopenhauer's discovery of Buddhism in Arthur Schopenhauer and China. Sino-Platonic Papers Nr. 200 (April 2010) whose appendix contains transcriptions and English translations of Schopenhauer's early notes about Asian religions including Buddhism.
  3. ^ David R. Loy, "Review of Nietzsche and Buddhism: A Study in Nihilism and Ironic Affinities by R.G. Morrison"
  4. ^ Fields first =Rick (1992) How the Swans came to the Lake - A Narrative History of Buddhism in America, pag.124
  5. ^ McMahan, David (2008), The Making of Modernism buddista , Oxford: Oxford University Press
  6. ^ McMahan, David L. (2008), The Making of Buddhist Modernism
  7. ^ Tweed, Thomas A. (2005,
  8. ^ Shakya, Tsering "Review of Prisoners of Shangri-la di Donald Lopez". online
  9. ^ Shakya, T., "Review of Prisoners of Shangri-la by Donald Lopez", Journal of Buddhist Ethics, Vol. 6 (1999), pp. 196–199.
  10. ^ Nandini Jayakrishna, Ornish, Dean, Being young, here, now in The Boston Globe, 2009-09-08.
  11. ^ ABC - Why so many South Australian's are choosing Buddhism
  12. ^ Why is Buddhism the fastest growing religion in Australia? by Darren Nelson
  13. ^ The Pew Forum on Religion & Public Life - U.S. Religious Landscape Survey
  14. ^ Asian Tribune - Buddhism fastest growing religion in West
  15. ^ E.L. Mullen, "commercializzationi dell'orientalismo: il buddhismo tibetano nei film popolari statunitensi"
  16. ^ The City of 10,000 Buddhas
  17. ^ History and Background

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]