Storia degli Arizona Cardinals

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1leftarrow.pngVoce principale: Arizona Cardinals.

Gli Arizona Cardinals sono un club di football americano professionistico. Sono la più vecchia franchigia esistente negli Stati Uniti: in precedenza dal 1898 al 1959 hanno avuto sede a Chicago e dal 1960 al 1987 a St. Louis.

Arizona Cardinals[modifica | modifica sorgente]

Primi anni: 1988-1989[modifica | modifica sorgente]

Poco dopo la stagione 1987, Charles Bidwill acconsentì a spostare i Cardinals nell'area di Phoenix con una stretta di mano con lo stato e i dirigenti locali, facendo diventare la squadra "Phoenix Cardinals". Sfortunatamente, l'allora crisi dei risparmi e dei mutui bloccò gli sforzi per finanziare un nuovo stadio, costringendo i Cardinals a giocare nello stadio della Arizona State University, il Sun Devil Stadium di Tempe.

I Cardinals giocarono al Sun Devil Stadium dal 1998 al 2005.

Nel marzo 1994, Bill Bidwill rinominò la squadra Arizona Cardinals a causa della preferenza dei tifosi (Bidwill fece resistenza al nome "Arizona Cardinals" a causa della tradizione della NFL di identificare le squadre con i nomi della città, anche se Minnesota Vikings e New England Patriots erano due eccezioni presenti da lungo tempo e i Carolina Panthers avrebbero iniziato a giocare l'anno successivo)[1]. Il resto dei proprietari delle franchigie della NFL approvò presto il cambiamento.

I Cardinals trascorsero la maggior parte del loro primo decennio in Arizona nell'anonimato. Questo fu dovuto in parte alla loro situazione geografica, poiché essendo rimasti nella NFC East division, dovettero sobbarcarsi alcuni dei viaggi più lunghi della lega. La presenza di pubblico era di poco meno di 35.000 spettatori in uno stadio da 73.000 posti, apparendo raramente nelle televisioni locali. Arizona e Nuovo Messico erano tradizionalmente un mercato dei Cowboys e quella squadra rimase molto più popolare in quell'area. Bidwill fu anche criticato per lo scarso budget messo a disposizione della squadra. Molto spesso, le prime scelte nei draft della squadra di quegli anni, lasciarono dopo poco la franchigia e godettero di grandi successi una volta andatisene.

Gene Stallings rimase l'allenatore della squadra dopo il trasferimento da St. Louis nel deserto. I Cardinals persero due gare equilibrate nelle prime due gare ma batterono i Cincinnati Bengals futuri vincitori della AFC e i Dallas Cowboys, vincendo sette delle successive nove gare e portandosi su un record di 7-4. La più memorabile di quelle vittorie giunse contro i San Francisco 49ers, con Phoenix che rimontò uno svantaggio di 23-0 andando a vincere per 24-23. La squadra perse però le ultime cinque partite, incluse due coi Philadelphia Eagles, vincitori della division. Stallings annunciò l'intenzione di lasciare dopo la stagione 1989 ma Bidwill e il general manager Larry Wilson gli ordinarono di andarsene immediatamente e assunsero al suo posto Hank Kuhlmann come allenatore ad interim. I Cardinals ripeterono il finale della stagione 1988, perdendo tutte le ultime cinque gare col capo allenatore. Stallings fece ritorno al college football, guidando gli Alabama Crimson Tide alla vittoria del campionato NCAA del 1992.

L'era Bugel: 1990–93[modifica | modifica sorgente]

Joe Bugel, ex allenatore della linea offensiva dei Redskins negli anni ottanta, allenò i Cardinals dal 1990 al 1993, finendo sempre ultimi nella competitiva NFC East, che produsse i vincitori del Super Bowl in ognuna di quelle stagioni (Giants nel '90, Redskins '91, Cowboys '92-93). Le prime tre stagioni di Bugel finirono con bilanci di 5-11 nel 1990 e 4-12 sia nel 1991 che nel 1992 prima di migliorare a 7-9 nel 1993. Durante la stagione 1993, i Cardinals segnarono 57 punti in più dei loro avversari, ma subirono otto sconfitte per meno di sette punti, cinque delle quali con squadre che avrebbero raggiunto i playoff. Una striscia di tre vittorie consecutive nel finale di stagione, incluso un trionfale 17-6 sui Giants, non furono abbastanza per salvare il lavoro di Bugel.

L'era di Ryan: 1994-1995[modifica | modifica sorgente]

Buddy Ryan sostituì Bugel nel 1994, operando sia come general manager che come capo allenatore, ma durando solamente due stagioni. Questi garantì la vittoria nella settimana 3 della stagione 1994 contro i Cleveland Browns, con Cleveland che finì per vincere 32-0. I Cardinals, che possedevano la terza migliore difesa della lega nel 1994 ma soffrivano di un'alternativa affidabile nel ruolo di quarterback, arrivarono all'ultima gara della stagione ancora in corsa per un posto nei playoff, ma una sconfitta per 10-6 contro gli Atlanta Falcons pose fine a quelle speranze, terminando con un bilancio di 8-8.

La stagione 1995 vide la squadra scendere a un record di 4-12, inclusa una imbarazzante sconfitta per 27-7 contro i neo-arrivati Carolina Panthers. L'epoca di Ryan si chiuse il 26 dicembre, meno di 24 ore dalla sconfitta dei Cardinals per 37-13 coi Cowboys nel Monday Night Football. Dallas fece ritorno al Sun Devil Stadium 34 giorni dopo battendo i Pittsburgh Steelers nel Super Bowl XXX.

L'era Tobin: 1996-2000[modifica | modifica sorgente]

Il logo utilizzato dal 1994 al 2004.

1996[modifica | modifica sorgente]

Ryan fu sostituito da Vince Tobin, che portò la squadra a migliorare con un record di 7-9 nel 1996, guidata dal defensive end Simeon Rice, terza scelta assoluta del draft e premiato come rookie difensivo dell'anno e da un ringiovanito Boomer Esiason come quarterback. Esiason lanciò 522 yard nella vittoria ai supplementari sui Redskins e due settimane dopo guidò una rimonta vincente nel quarto periodo contro gli Eagles. La stagione 1996 vide anche una prestazione particolarmente negativa: una sconfitta in casa per 31-21 contro i New York Jets, in quella che fu l'unica vittoria dell'anno della franchigia avversaria.

1997[modifica | modifica sorgente]

I Cardinals scesero a un record di 4-12 nel 1997 ma quella stagione vide l'esordio del quarterback rookie Jake Plummer, che in precedenza aveva guidato Arizona State a un record di 11-0 nella stagione regolare prima di perdere in finale del campionato NCAA contro Ohio State al Rose Bowl. Il punto più alto della stagione fu una vittoria 25-22 ai supplementari contro i Cowboys nella settimana 2, ponendo fine a una striscia di 13 vittorie consecutive di Dallas contro i Cardinals che risaliva al 1990. Il momento positivo generato dalla vittoria sui Cowboys fu però annullato dalle sconfitte nelle due gare successive, contro i Redskins 19-13 ai supplementari e contro i Buccaneers 18-17.

1998: ritorno ai playoff[modifica | modifica sorgente]

Nella stagione 1998, Jake Plummer ebbe la sua annata di maggiore successo durante la sua permanenza nella franchigia, quantomeno in termini di vittorie, dal momento che il suo passer rating fu un poco esaltante 75,0. La squadra durante quel periodo si riguadagnò il soprannome di Cardiac Cards dai media locali e nazionali[2], dal momento che otto delle sedici gare del loro campionato furono decise per tre punti o meno, sette delle quali terminarono in favore dei Cardinals. Cementando il loro status di squadra da battere nei minuti finali, i Cardinals, con un record di 6-7 prima della settimana 15, sconfissero i Philadelphia Eagles ai tempi supplementari con un field goal di Chris Jacke, poi tornarono in casa battendo i New Orleans Saints di due punti e i San Diego Chargers di tre punti, centrando una wild card per i playoff.

Le vittorie risicate e il fatto che nessuna delle squadre battute aveva un bilancio positivo (New Orleans era la migliore del gruppo con un record di 6-10; San Diego era 5-11 e Philadelphia 3-13) li rese pesantemente sfavoriti nelle turno delle Wild Card dei playoff contro i Dallas Cowboys. Considerate le due sconfitte stagionali coi Cowboys e il fatto che Arizona aveva perso 16 delle ultime 17 gare contro i loro rivali di division, incluse nove consecutive al Texas Stadium, Dallas sembrava avere la storia e un'ampia evidenza statistica in suo favore. Inoltre, i Cardinals non avevano più vinto una sola gara di playoff dal loro campionato vinto nel 1947, la più lunga striscia negativa attiva negli sport professionistici americani.

I Cardinals vinsero tuttavia la partita 20-7 e la gara fu molto meno equilibrata di quanto disse il punteggio finale, dal momento che dominarono i Cowboys dall'inizio alla fine. Alla fine del primo tempo la squadra era in vantaggio 10-0, salendo a 20-0 negli ultimi minuti del quarto periodo. I Cowboys segnarono il loro unico touchdown nel finale del quarto periodo ma i Cardinals mantennero la partita in pugno. La franchigia, che soffriva da 51 anni di sconfitte, finalmente ottenne una vittoria ai playoff. Nel turno successivo, i Cardinals persero nel divisional round contro i Minnesota Vikings che arrivavano da un record di 15-1 e avevano terminato col miglior attacco della storia della lega all'epoca.

1999[modifica | modifica sorgente]

Dopo la stagione da playoff del 1998, i Cardinals erano attesi a risultati ancora migliori nel 1999, ma un calendario impegnativo e gli infortunati li fecero iniziare con un record di 2–6. Successivamente, i Cards vinsero 4 gare consecutive tornando in corsa per i playoff ma ed esse seguirono 4 sconfitte consecutive e la franchigia terminò con un deludente bilancio di 6-10.

L'era McGinnis: 2000–2003[modifica | modifica sorgente]

Una ricezione di Larry Fitzgerald, scelto come terzo assoluto nel Draft 2004.

Tobin fu licenziato nel corso della stagione 2000 e sostituito con l'ex coordinatore difensivo Dave McGinnis, che sarebbe rimasto il capo-allenatore fino al suo licenziamento nel 2003; McGinnis ebbe un record complessivo di 17-40 durante la sua permanenza. Nella sua seconda gara come allenatore, Aeneas Williams pareggiò il record NFL ritornando un fumble per 104 yard in touchdown nella vittoria 16–15 sui Redskins. Altre vittorie degne di nota sotto la direzione McGinnis inclusero un 34–31 ai supplementari sugli Oakland Raiders nel 2001 nella prima visita della storia dei Cardinals a Oakland e un 18-17 nell'ultima gara della stagione 2003 sui Minnesota Vikings, in cui Josh McCown passò il touchdown vincente per Nate Poole mentre non era rimasto tempo sull'orologio, eliminando i Vikings dai playoff.

I Cardinals non vinsero mai più di sette gare tra le stagioni 1999 e 2006 ed ebbero la minor presenza di pubblico di tutta la NFL. Il Sun Devil Stadium, durante il suo periodo come stadio dei Cardinals, si guadagnò la reputazione di essere uno degli stadi meno caldi della NFL (il che era sorprendente data la reputazione opposta durante la gare della Arizona State University).

Nel 2002, con l'arrivo nella NFL degli Houston Texans si reallineò in otto division da quattro squadra ciascuna. I Cardinals furono inseriti nella NFC West con 49ers, Seahawks e Rams, il che ebbe molto più senso dal punto di vista geografico.

L'era Green: 2004-2006[modifica | modifica sorgente]

Pat Tillman, ex safety della squadra, morto in Afghanistan dopo aver abbandonato il football professionistico.

Nel 2004, i Cardinals assunsero l'ex allenatore dei Vikings Dennis Green come nuovo capo-allenatore. Prima della sua firma coi Cardinals, questi aveva compilato un record di 97-62 in dieci stagioni con Minnesota (1992–2001), guidando la squadra a quattro titoli della NFC Central Division e a due finali della NFC. I Cardinals tuttavia continuarono ad avere delle stagioni mediocri, terminando 6-10 nel 2004 e 5-11 nel 2005, le ultime due stagioni della squadra al Sun Devil Stadium.

Una tragedia colpì la squadra il 22 aprile 2004 quando l'ex safety Pat Tillman, un popolare giocatore che era stato un All-American ad Arizona State,fu ucciso in Afghanistan mentre stava servendo per l'Esercito degli Stati Uniti[3]. Tillman aveva lasciato il football professionistico dopo la stagione 2001 per divenire un militare dopo gli Attacchi dell'11 settembre. Tillman divenne il primo giocatore della NFL a perdere la vita in guerra dall'offensive tackle dei Buffalo Bills Bob Kalsu, morto nel 1970 durante la Guerra del Vietnam. La maglia numero 40 di Tillman fu ritirata dalla squadra nella prima gara casalinga della stagione.

All'inizio della stagione 2005, i Cardinals firmarono il quarterback Kurt Warner con un contratto annuale del valore di 4 milioni di dollari, estendendolo successivamente a una durante a sei anni. Warner si ritirò il 29 gennaio 2010. Matt Leinart fu scelto come decimo assoluto nel Draft NFL 2006. Dopo quattro stagioni, Leinart fu svincolato il 4 settembre 2010, firmando un contratto annuale con gli Houston Texans due giorni dopo.

2006: il nuovo stadio[modifica | modifica sorgente]

Nel 2000, gli elettori della Contea di Maricopa approvarono con un margine del 51% contro il 49% il finanziamento per un nuovo stadio dei Cardinals. Dopo alcuni ostacoli legali, i Cardinals iniziarono la costruzione della nuova strutta nell'aprile del 2003 a Glendale, nella periferia ad ovest di Phoenix. Lo University of Phoenix Stadium fu costruito con una copertura retraibile e una superficie di erba mobile, ideale per le calde condizioni climatiche del deserto; il nuovo stadio ebbe anche un impianto di condizionamento allo stato dell'arte.

Lo University of Phoenix Stadium, casa dei Cardinals dal 2006.

Per diverso tempo, molti dirigenti della squadra avevano dato al Sun Devil Stadium le colpe per i risultati negativi dei Cardinals. Essendo solamente degli affittuari, ai Cardinals erano negate entrate date per assodate alle altre squadre della NFL.

Lo stadio da 63.500 posti (espandibili a 72.800) aprì il 12 agosto 2006 quando i Cardinals batterono i Pittsburgh Steelers, 21-13, in una gara di pre-stagione. La prima gara ufficiale fu una vittoria contro i San Francisco 49ers davanti a una folla di 63.407 persone. Nel febbraio 2008, lo stadio ospitò il Super Bowl XLII.

Malgrado il nuovo stadio, la squadra iniziò la stagione 2006 con un record di 1-8, culminato con una sconfitta 24-23 contro i Chicago Bears il 16 ottobre, con Arizona che sprecò un vantaggio di 20 punti in una gara dominata in lungo e in largo e con l'allenatore Green che esplose nella conferenza stampa successiva. Dopo la gara contro i Bears, Green licenziò il suo coordinatore offensivo, Keith Rowen. La settimana successiva la squadra perse contro i Raiders che erano ancora senza vittorie, una delle uniche due vittorie della franchigia di Oakland nel 2006.

L'era Whisenhunt: 2007–2012[modifica | modifica sorgente]

Il 1º gennaio 2007, dopo una stagione terminata con un bilancio di 5-11, i Cardinals annunciarono il licenziamento di Green. Dopo un breve periodo di speculazioni, il coordinatore offensivo dei dei Pittsburgh Steelers Ken Whisenhunt fu nominato capo-allenatore dei Cardinals per la stagione 2007

Nel primo giro del Draft NFL 2007, i Cardinals selezionarono l'offensive tackle Levi Brown da Penn State come quinto assoluto[4]. La squadra terminò la stagione con un bilancio di 8-8, solamente la sua terza stagione con un record non negativo dal trasferimento in Arizona.

2008: la stagione del Super Bowl[modifica | modifica sorgente]

I Cardinals iniziarono la stagione 2008 perdendo tre delle loro prime quattro gare, inclusa una sconfitta 56-35 contro i New York Jets in cui il quarterback avversario Brett Favre passò sei touchdown e il ricevitore di Arizona Anquan Boldin si fratturò il setto nasale e subì una commozione cerebrale in una collisione casco-contro-casco col cornerback dei Jets Eric Smith. Arizona si riprese vincendo cinque delle successive sei gare salendo a record di 7-3, ma perse due gare nell'arco di cinque giorni a fine novembre contro Giants e Eagles. Il 7 dicembre, Arizona si assicurò la vittoria della NFC West Division con una vittoria 34-10 in casa contro i St. Louis Rams, assicurandosi la prima partecipazione ai playoff dal 1998 e il primo titolo di division da 1975. Inoltre i Cardinals avrebbero ospitato almeno una gara di playoff per la seconda volta nella storia (malgrado due titoli di division vinti durante il periodo a St. Louis la squadra non aveva mai giocato una gara di playoff in casa).

Kurt Warner guidò i Cardinals a disputare il primo Super Bowl della loro storia.

I Cardinals seguirono la vittoria del titolo di division con due prestazioni negative, perdendo in casa 35-14 coi Minnesota Vikingse poi perdendo 47-7 contro i New England Patriots in un Gillette Stadium innevato. I Cardinals in seguito batterono i Seattle Seahawks in casa terminando la loro prima stagione con un record vincente dal 1998.

Nei playoff, il 3 gennaio 2009, il quarterback Kurt Warner guidò i Cardinals alla vittoria del primo turno per 30-24 sugli Atlanta Falcons, la prima vittoria casalinga nei playoff da 63 anni. Il 10 gennaio, i Cardinals sconfissero i Carolina Panthers in trasferta per 33 a 13. Il 18 gennaio i Cardinals sconfissero anche i Philadelphia Eagles con 4 passaggi da touchdown di Warner. Gli Arizona Cardinals conquistarono così la partecipazione al suo primo Super Bowl, mentre Warner divenne il secondo quarterback (dopo Craig Morton nel 1970 con Dallas Cowboys e 1977 con Denver Broncos) a giocare come titolare un Super Bowl con due squadre diverse.

Il 1º febbraio 2008 i Cardinals furono sconfitti solo negli ultimi minuti di gara dell Super Bowl XLIII dai Pittsburgh Steelers per 27 a 23, nonostante una grande prestazione del loro quarteback che lanciò per 377 yard (seconda prestazione di sempre al Super Bowl) e un 72,1% di passaggi completi, per un rating di 112,3.

2009[modifica | modifica sorgente]

La stagione 2009 dei Cardinals partì come grandi aspettative da parte dei tifosi. La squadra scelse Chris "Beanie" Wells come 31º assoluto nel Draft per migliorare il suo gioco sulle corse dopo l'addio di Edgerrin James. La stagione iniziò con una frustrante sconfitta contro i San Francisco 49ers, cui seguì una vittoria sui Jacksonville Jaguars e un'imbarazzante sconfitta in casa contro gli Indianapolis Colts. La squadra si riprese bene però dopo il turno di pausa vincendo sei delle ultime sette partite. Nel corso della partita contro i Rams della settimana 11, Kurt Warner subì una commozione cerebrale che lo forzò a perdere la gara della settimana successiva contro i Tennessee Titans. Matt Leinart prese il suo posto come titolare nella sconfitta 20-17. Dopo il ritorno di, i Cardinals ospitarono e batterono Minnesota con un ottimo 30-17. Dopo di ciò, San Francisco li batté ancora per 24-9 nel Monday Night.

Con una vittoria contro i Detroit Lions e la contemporanea sconfitta di San Francisco contro i Philadelphia Eagles, i Cardinals si assicurarono il secondo titolo di division consecutivo il 20 dicembre 2009. La squadra terminò con un record di 10-6, il migliore dal suo trasferimento in Arizona.

Il 10 gennaio 2010, i Cardinals erano dati per sfavoriti di due punti e mezzo contro i Green Bay Packers, ma riuscirono comunque a vincere per 51 a 45 nei supplementari nella gara di playoff col punteggio più alto della storia. La squadra si qualificò così per il turno successivo in casa dei New Orleans Saints, dove fu sconfitta in un match a senso unico. Pochi giorni dopo, Kurt Warner annunciò il proprio ritiro.

I running back dei Cardinals nel 2010.

2010[modifica | modifica sorgente]

Big Red, la mascotte dei Cardinals.

Dopo il ritiro di Warner, Matt Leinart era generalmente ritenuto il suo successore ma fu svincolato alla fine della pre-stagione. Questo lasciò la squadra con come quarterback l'ex Browns Derek Anderson e due rookie come riserva. Dopo aver vinto contro i Rams una gara equilibrata nella settimana 1, la squadra subì un brutto 41-7 ad Atlanta prima di battere Oakland 24-23 nella prima gara casalinga. Un'altra netta sconfitta contro San Diego portò a spostare in panchina Derek Anderson in favore del rookie Max Hall. La settimana seguente giunse una vittoria 30-20 sui Saints campioni in carica. Dopo la settimana di pausa, i Cardinals implosero perdendo sette gare consecutive, prima di battere 3-9 Denver nella settimana 14. Le loro speranze di playoff svanirono con una sconfitta 19-12 contro i debolissimi Panthers.

2011[modifica | modifica sorgente]

Arizona scelse nel draft come quarto assoluto il cornerback Patrick Peterson e come quarterback ottenne Kevin Kolb in uno scambio con gli Eagles. Nella prima gara dell'anno la squadra vinse contro Carolina ma perse le tre successive. Nella settimana 8, Kolb si infortunò nella gara contro i Baltimore Ravens, venendo sostituito nelle sfide successive dal quarterback al secondo anno John Skelton. Questi guidò la squadra a due vittorie consecuive ma perse nella settimana 12 contro i 49ers giocando una brutta prestazione. Kolb tornò titolare nella settimana 13 contro i Cowboys, guidando la squadra alla vittoria nei supplementari con un passaggio da touchdown da 52 yard per LaRod Stephens-Howling. La settimana seguente Kolb subì una commozione cerebrale e Skelton rimase titolare per tutto il resto della stagione, conclusa con un record di 8-8 malgrado un inizio con un bilancio di 1-6. Nel 2011 il rookie Peterson pareggiò il record NFL segnando 4 touchdown su ritorni da punt.

2012[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'ottimo finale di stagione 2011 di Skelton, questi fu nominato titolare per la prima gara della stagione contro i Seahawks. Questi però si infortunò e Kolb uscì dalla panchina guidando il drive della vittoria[5]. Kolb partì come titolare nella settimana 2 e la squadra ottenne una sorprendente vittoria in trasferta contro i New England Patriots[6]. Kolb giocò bene e fu confermato titolare anche col ritorno di Skelton, guidando la squadra a vincere tutte le prime quattro gare. Kolb si infortunò però contro i Buffalo Bills[7] e perse tutto il resto della stagione. I Cardinals subirono nove sconfitte consecutive, incluso un imbarazzate 58-0 contro i Seattle Seahawks al CenturyLink Field[8]. Skelton alla fine fu sostituito dal rookie Ryan Lindley nella sconfitta contro gli Atlanta Falcons, ma tornò titolare dopo le difficoltà di Lindley. La squadra terminò la stagione con un record di 5-11 all'ultimo posto nella division, cambiando ben quattro cornerback titolari. A fine anno, Whisenhunt fu licenziato.

L'era di Bruce Arians: 2013-presente[modifica | modifica sorgente]

Il 17 gennaio 2013, i Cardinals assunsero l'ex allenatore ad interim dei Colts Bruce Arians[9], fresco vincitore del titolo di titolo di allenatore dell'anno. Nel Draft scelsero come settimo assoluto l'offensive guard Jonathan Cooper che però si infortunò nella pre-stagione, perdendo tutta l'annata[10]. Come nuovo quarterback titolare la franchigia scelse l'ex Bengals e Raiders Carson Palmer[11], che debuttò con una sconfitta nella prima gara della stagione contro i Rams[12]. La prima vittoria giunse la settimana successiva in rimonta contro i Lions[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Arizona Cardinals Team History, azcardinals.com. URL consultato il 19 ottobre 2013.
  2. ^ (EN) 'Boys wary of cardiac Cards, ESPN, 29 dicembre 1998. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  3. ^ (EN) Ex-NFL Star Tillman Makes "Ultimate Sacrifice", NBC, 26 aprile 2004. URL consultato il 20 ottobre 2013.
  4. ^ (EN) 2007 National Football League Draft, Pro Football Hall of Fame, 2007. URL consultato il 12 settembre 2012.
  5. ^ (EN) Gamecenter: Seahawks 16 Cardinals 20, NFL.com, 9 settembre 2012. URL consultato il 10 settembre 2012.
  6. ^ (EN) Game center: Arizona 20 New England 18, NFL.com, 16 settembre 2012. URL consultato il 17 settembre 2012.
  7. ^ (EN) Game Center: Buffalo 19 Arizona 16, NFL.com, 14 ottobre 2012. URL consultato il 15 ottobre 2012.
  8. ^ (EN) Game Center: Arizona 0 Seattle 58, NFL.com, 9 dicembre 2012. URL consultato il 10 dicembre 2012.
  9. ^ (EN) Cardinals hire Bruce Arians as head coach, Yahoo Sports, 17 gennaio 2013. URL consultato il 31 maggio 2013.
  10. ^ (EN) Jonathan Cooper breaks leg, could be out for season, NFL.com, 25 agosto 2013. URL consultato il 25 agosto 2013.
  11. ^ (EN) Carson Palmer instantly improves Arizona Cardinals, NFL.com, 2 aprile 2013. URL consultato il 2 aprile 2013.
  12. ^ (EN) Game Center: Arizona 24 St. Louis 27, NFL.com, 9 settembre 2013. URL consultato il 10 settembre 2013.
  13. ^ (EN) Game Center: Detroit 21 Arizona 25, NFL.com, 15 settembre 2013. URL consultato il 16 settembre 2013.
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