Storia d'Etiopia

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1leftarrow.pngVoce principale: Etiopia.

L'Etiopia è uno dei più antichi stati africani situato nel centro-est dell'Africa di cui si possiede una ricca documentazione

Itinerario del viaggio in Abissinia fatto da Pippo Vigoni nel 1879

Nota terminologica[modifica | modifica wikitesto]

Anticamente, con Etiopia si individuava un'area del nord-est dell'Africa, confinante a nord con l'Egitto ed a est col Mar Rosso. L'utilizzo di questo termine, tuttavia, è variato considerevolmente durante le varie epoche fino ad arrivare ad indicare l'attuale stato. Con lo sviluppo scientifico della geografia, gli etiopi iniziarono ad essere allocati in maniera meno vaga ed il loro nome fu utilizzato come equivalente dell'Assiria, del Kush ebraico e del Kesh uniti insieme.[1]

Non è affatto semplice stabilire l'origine temporale dell'Etiopia; uno dei primi testi in cui è riportato questo nome è la traduzione greca del secondo capitolo della Genesi. Appare, inoltre, nell'Iliade e nell'Odissea.

Nel IV secolo l'attuale regione etiope faceva parte del Regno di Aksum.

Storia antica[modifica | modifica wikitesto]

Rovine del tempio di Yeha, nel Tigrè

La regione etiope è abitata dall'uomo fin da tempi preistorici. La storia antica della regione è legata a quella delle culture del Medio Oriente, come i Sabei e gli Ebrei. Ci fu la presenza di popolazioni di lingua semitica in Etiopia ed Eritrea almeno dal II millennio a.C.[2] inoltre ci sono elementi della tradizione religiosa etiopica che indicano un antico influsso dell'ebraismo. Una delle più antiche culture note dell'area, il Regno di Dʿmt era strettamente legata al regno yemenita dei Sabei (che a sua volta si ritiene corrispondere al biblico Regno di Saba). È verosimile che vi sia una stretta relazione fra il Regno di Dʿmt e il successivo Regno di Axum, ma i dettagli della transizione non sono chiari.[3]

Al tardo Regno di Dʿmt si riconducono le rovine del tempio di pietra di Yeha (VI o V secolo a.C.). Questo tempio, come altri reperti dello stesso periodo (per esempio gli altari di pietra delle isole-monastero del lago Tana) indicano un forte influsso della cultura ebraica. È stato ipotizzato che in un periodo di tempo compreso fra l'VIII e il V secolo a.C. coloni ebrei siano arrivati in Etiopia attraverso l'Egitto, il Sudan e l'Arabia meridionale.

L'influenza dell'ebraismo è evidente anche nella tradizione religiosa etiope. Durante il medioevo i testi etiopi della chiesa ortodossa etiope tra cui il Kebra Nagast, fanno riferimento ad antichi rapporti fra Etiopia e Israele. Queste fonti elaborano il racconto biblico dell'incontro fra la Regina di Saba (chiamata Makeda nella tradizione etiope) e Re Salomone collocando il Regno di Saba in Etiopia. Nel Kebra Nagast l'Etiopia viene presentata come la nuova terra dell'Alleanza, fatto simboleggiato dal dono dell'Arca fatto da Salomone a Makeda. Lo stesso racconto attribuisce un'origine ebraica alla stirpe reale etiope, indicando nel re Menelik I il figlio nato dall'unione di Salomone e Makeda.

Regno di Axum[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno di Axum.

Il primo regno importante della attuale Etiopia di cui si abbiano notizie certe è quello di Axum, sorto fra il IV e il I secolo a.C.. Il regno nacque probabilmente dall'unificazione di regni minori, tra cui forse quello di Dʿmt, inizialmente includendo solo la zona dell'acrocoro etiopico. In seguito si iniziò a espandere, soprattutto verso sud. Nel III secolo d.C. il regno iniziò a battere moneta e il profeta persiano Mani lo citò nei suoi scritti tra le quattro grandi potenze del mondo, insieme all'Impero Romano, alla Persia ed alla Cina. Nella prima metà del 300, in seguito alla conversione del re Ezana da parte del primo vescovo d'Etiopia Frumenzio, Axum divenne cristiano.

Fu il primo stato a usare la croce cristiana come simbolo sulle monete.

Il monastero axumita di Debre Damo (V o VI secolo d.C.)

Il regno ebbe il suo momento di massima espansione nel IV secolo d.C., quando giunse a controllare Etiopia, Eritrea, Sudan settentrionale, Egitto meridionale, Gibuti, Somalia occidentale, Yemen e Arabia Saudita meridionale, per un totale di 1,25 milioni di km². In questo periodo il regno di Axum giunse a confinare con l'Impero Romano, che controllava l'Egitto settentrionale.

Dopo il VI secolo il regno iniziò a declinare, cessando nel VII secolo a battere moneta. Le cause di questo declino non sono note. Il crollo definitivo avvenne intorno all'anno 1000, forse in seguito all'invasione da parte di Gudit (Giuditta), una regina ebrea o pagana. Nei secoli successivi emerse una nuova dinastia reale axumita, la dinastia Zagwe, che non riuscì comunque a riportare il regno ai fasti del millennio precedente. Il periodo fra l'anno 1000 e il XIII secolo fu un periodo oscuro della storia dell'Etiopia, di cui si sa pochissimo.

L'Impero d'Etiopia (1270-1975)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero d'Etiopia.

Intorno al 1270, Yekuno Amlak depose l'ultimo re della dinastia Zagwe, fondò un nuovo regno e una nuova dinastia. Questa nuova linea dinastica, nota come dinastia salomonica, rivendicava la discendenza diretta dal biblico Re Salomone. Il nuovo stato, noto come "Impero Etiope", controllava un territorio che comprendeva le regioni di Tigrè, Amhara e Shewa.

Gli imperatori adottarono il titolo di negus o negus neghesti (letteralmente "re dei re"). L'impero d'Etiopia si concluse solo nel 1974, quando un colpo di stato portò al potere una giunta militare (Derg) capeggiata dal dittatore Mengistu Haile Mariam che depose l'ultimo imperatore Haile Selassie. La monarchia venne abolita ufficialmente l'anno successivo, il 12 marzo del 1975, anche se l'ultimo imperatore (privo di poteri ed esiliato nel 1989) morì nel 1997.

Contatto con i portoghesi[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del XV secolo, l'esploratore portoghese Pero da Covilhã giunse in Etiopia mentre era in missione per consegnare una lettera al Prete Gianni, il sovrano di un leggendario regno cristiano dell'estremo oriente (un mito molto diffuso nell'Europa medioevale). Covilhã fu accolto alla corte del negus e ritenne di aver raggiunto il proprio obiettivo. Il negus ricevette quindi la lettera indirizzata al Prete Giovanni e a sua volta inviò una missiva al re del Portogallo, chiedendogli sostegno nello scontro contro i musulmani. Nel 1520 una flotta portoghese entrò nel Mar Rosso, rimanendovi circa 6 anni. Uno dei membri di questa ambasciata era Francisco Álvares, che scrisse un importante resoconto sull'Etiopia dell'epoca.

Guerra con il sultanato di Adal[modifica | modifica wikitesto]

Fra il 1528 e il 1540 l'imam Ahmad ibn Ibrihim al-Ghazi invase il sultanato di Adal (una delle regioni musulmane dell'impero etiope) e da lì scatenò i propri eserciti contro l'Etiopia, dichiarando la guerra santa. I portoghesi inviarono una flotta in aiuto al negus. In un primo momento, i moschettieri portoghesi sembrarono poter decidere le sorti della guerra in favore dell'Etiopia. Tuttavia, nell'agosto del 1542, subirono una pesante sconfitta a Wofla. Nel 21 febbraio 1543 i musulmani furono a loro volta fortemente sconfitti nella battaglia di Wayna Daga, in cui perse la vita lo stesso Ahmad. Una volta sconfitti i musulmani, i portoghesi chiesero che il negus di Etiopia si sottomettesse ufficialmente alla Chiesa di Roma, ma il sovrano etiope si rifiutò.

Rapporto con i gesuiti[modifica | modifica wikitesto]

In seguito ai contatti fra l'Etiopia e i portoghesi, i gesuiti entrarono nel paese, stabilendosi a Fremona. Nel primo periodo della loro permanenza non erano visti di buon occhio dalle autorità etiopi. Nel XVII secolo, il gesuita Pedro Páez riuscì a entrare nelle grazie dell'imperatore. In questo periodo i Gesuiti fecero costruire chiese ma anche ponti e altre opere di pubblica utilità. Il successore di Páez, Alfonso Mendez, fu meno diplomatico e contribuì a un nuovo calo di popolarità dei Gesuiti sia a corte che presso la popolazione. Nel 1633 la Società di Gesù fu definitivamente espulsa dall'Etiopia.

L'era dei principi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Zemene Mesafint.

Alla fine del XVIII secolo l'impero conobbe un periodo di forte instabilità politica, in cui il potere della dinastia reale si affievolì a favore di quello dei signori feudali delle diverse regioni. La stabilità interna fu messa in crisi anche dal diffondersi degli scontri fra i musulmani e cristiani all'interno dell'impero.

Il primo tentativo da parte dell'aristocrazia etiopie di prendere il controllo dell'impero ai danni della dinastia salomonica avvenne alla morte dell'imperatore Tewoflos. I nobili riuscirono a far salire al trono un loro protetto, Yostos, che però regnò solo per breve tempo. A Yostos successe un nuovo rappresentante della dinastia salomonica, Iyasu II, che era di fatto controllato da sua madre Mentewab. Mentre Iyasu II era solo un bambino, Mentewab riuscì a farsi incoronare corregnante insieme a suo figlio, un fatto senza precedenti nella storia dell'impero.

Nel 1755, alla morte di Iyasu II, fu incoronato Iyoas I, suo figlio. Mentewab cercò di mantenere il trono continuando a corregnare col nipote come aveva fatto con il figlio. Questo creò un conflitto fra Mentewab e Wubit, vedova di Iyasu, che reclamava il posto per sé. Il conflitto fra le due regine diede origine all'ostilità fra i rispettivi sostenitori: i Kwaran in sostegno a Mentewab e gli Oromo a Wubit. I due gruppi non giunsero a uno scontro armato grazie all'intermediazione del Ras Mikael Sehul. Lo stesso Sehul, in seguito, iniziò ad accampare pretese al trono dando vita a una terza fazione. Quando Mentewab e Iyaos iniziarono a intrecciare rapporti con gli Oromo, Sehul si vide minacciato e depose l'imperatore il 7 maggio 1769 facendolo assassinare una settimana dopo.

La morte di Iyaos viene spesso indicata come il punto di svolta della storia etiope che diede inizio all'era dei principi (Zemene Mesafint) in cui il potere della dinastia reale divenne sempre più debole. Un nuovo successore alla corona, Giovanni II fu assassinato da Sehul, che infine mise sul trono un suo giovane protetto, Tekle Haymanot II. Nei secoli successivi periodi di stabilità si alternarono a scontri interni e lotte per il potere (nel XVIII secolo, per esempio, l'imperatore Tekle Giyorgis I salì al trono e ne fu deposto ben sei volte). I conflitti interni contribuirono a isolare l'Etiopia dai paesi europei.

Nel 1805, gli inglesi inviarono una missione nell'impero allo scopo di ottenere il permesso di utilizzare un porto nel Mar Rosso come misura preventiva in seguito all'espansione della Francia nell'area. Questa missione ebbe successo e pose le basi di un rapporto stabile fra Etiopia e Regno Unito. Nello stesso periodo, il ras Wolde Selassiè del Tigrè salì al trono dopo un duro scontro con il pretendente Gugsa of Yejju.

Menelik II e la dinastia salomonica[modifica | modifica wikitesto]

Espansione dell'Etiopia al tempo di Menelik II.

██ Impero etiope nel 1889

██ Conquiste di Menelik II

Menelik II, già sovrano della regione di Shewa, divenne imperatore d'Etiopia nel 1889 succedendo all'imperatore Giovanni IV unificando il suddetto regno di Shewa, i territori degli Oromo, il Tigrè e l'Ahmarà. Menelik II, che fu imperatore fino alla morte nel 1913, portò al potere la dinastia salomonica che si esaurirà con l'ultimo imperatore Haile Selassie I.

Durante il suo regno Menelik II respinse con successo gli attacchi colonialisti dell'Italia di Francesco Crispi: dopo aver firmato il trattato di Uccialli Menelik II scoprì che la formulazione del trattato faceva dell'Etiopia un protettorato italiano e rifiutò l'accordo.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Adua.

Dopo l'incidente di Dogali, nel quale circa trecento italiani mal condotti in uno sconfinamento dall'Eritrea vennero annientati dalle forze etiopiche, la situazione precipitò verso un tentativo di invasione diretta delle truppe italiane. Oltre ventimila italiani ed eritrei, dopo aver ricevuto messaggi di sollecito di Crispi sotto pressione a Roma, attaccarono presso il colle di Kidane Meret sopra Adua all'alba del 1º marzo 1896, ma furono duramente sconfitti nel giro di una giornata.

Alla sua morte il regno passò nelle mani del nipote Iyasu V, che fu deposto nel corso di una rivolta, e poi in quelle dell'imperatrice Zewditu I che divise conflittualmente il potere con l'erede designato, Ras Tafari Makonnen, che salirà al potere alla sua morte (nel 1930) con il nome di Haile Selassie I.

Haile Selassie I, già reggente durante il regno di Zewditu I, fu il principale artefice dell'ingresso dell'Etiopia come primo stato africano nella Società delle Nazioni nel 1923.

Nel 1936, in occasione dell'invasione italiana, Haile Selassiè I andò in volontario esilio.

La conquista italiana[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco italiano sferrato senza dichiarazione di guerra ebbe il via il 3 ottobre 1935. Fu condannato dalla Società delle Nazioni e fu condotto anche con l'utilizzo di armi proibite dalle convenzioni come l'iprite. Gli italiani riuscirono a sconfiggere la resistenza degli etiopi ed a spingersi fino alla capitale Addis Abeba, nella quale entrano il 5 maggio 1936. L'Etiopia fu così annessa all'Africa Orientale Italiana. In seguito ad un attentato al Maresciallo Graziani, nel 1937 venne compiuta una rappresaglia sulla popolazione civile che costò agli etiopi molti morti: 3.000 secondo le stime britanniche, 30.000 secondo le fonti etiopiche.[senza fonte] Gli accertamenti italiani successivi riportarono il computo dei morti etiopici a più di 300[4] È utile ricordare che sebbene le fonti italiane fossero ampiamente giustificazioniste, quelle britanniche e francesi, allora ostili all'Italia (avevano votato le sanzioni), furono esagerate in senso opposto[senza fonte]

Numerose furono le opere pubbliche che coinvolsero le città dell'Africa Orientale Italiana fino alla caduta di quest'ultima nel 1941. Basti ricordare il monumentale Piano regolatore di Addis Abeba del 1938 che a lavori inoltrati fu interrotto allo scoppio del conflitto.

Il secondo regno di Haile Selassie I[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la dissoluzione dell'impero coloniale italiano e la liberazione dell'Etiopia da parte degli inglesi, nel 1941, Haile Selassie I ridivenne imperatore ricominciando la sua opera di riforma sopprimendo il potere dell'aristocrazia terriera, riformando l'esercito e promulgando la prima Costituzione nel 1955. Simbolo anticolonialista, icona e "messia" della corrente politico-religiosa nota come Rastafarianesimo, Haile Selassie I scompare in circostanze non chiarite nel 1975 dopo la sua deposizione da parte della dittatura militare del Derg che mise sostanzialmente fine alla lunga fase imperiale. Formalmente ebbe un successore, Amha Selassie I, che rimase imperatore pur senza alcun potere fino alla sua morte (nel 1997) e che ciò nonostante fu condannato all'esilio nel 1989.

Storia Contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra di indipendenza eritrea.

Dal 1975 al 1987 l'Etiopia fu governata dalla dittatura militare di stampo comunista del Derg dal presidente Mengistu Haile Mariam. Egli eliminò gradualmente tutti gli altri esponenti di rilievo del Derg stesso, accentrando su di sé tutti i poteri.

Nel 1991 il paese prese il nome di Repubblica Popolare Democratica d'Etiopia e la dittatura fu sostituita dal regime monopartitico del Partito dei Lavoratori d'Etiopia, sempre con a capo il dittatore Mengitsu Haile Mariam.

Nel biennio 1984-1985 il paese venne colpito da una carestia di vastissime proporzioni che portò alla morte di un milione di persone. Nel 1991, stremato da golpe sanguinosi, rivolte, siccità su larga scala e dal problema dei rifugiati politici, il regime di Mengistu Haile Mariam venne scalzato ufficialmente da una coalizione di forze ribelli, il FRDPE. Le prime elezioni multipartitiche d'Etiopia, diventata nel frattempo Repubblica Federale Democratica d'Etiopia, si tennero nel 1995.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ ETHIOPIA, or AETHIOPIA... - Online Information article about ETHIOPIA, or AETHIOPIA
  2. ^ Munro-Hay
  3. ^ Munro-Hay, pp. 63-sgg.
  4. ^ Beppe Pegolotti,L'attentato a Graziani", articolo su Storia illustrata, 1971 pag 100 testimonia Beppe Pegolotti, presente agli avvenimenti che "c'è da dire che ci fu molta esagerazione da parte dei corrispondenti esteri, circa il numero degli uccisi, che fu fatto ascendere addirittura a tremila. L'eccidio fu pesante. Ma gli accertamenti stabilirono il numero in circa trecento. Si ebbero, purtroppo, diversi casi di esecuzione sommaria, ai quali tuttavia le truppe rimasero estranee. I cadaveri furono lasciati per tre giorni sui margini delle strade, nei prati antistanti i "tucul". Il mercato indigeno fu distrutto dalle fiamme, incendiati furono anche certi gruppi di "tucul" dove erano stati trovati fucili e munizioni."

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Taffara Deguefé, A tripping stone, Addis Ababa University Press, Addis Abeba, 2003.
  • Taffara Deguefé, Minutes of an Ethiopian Century, Shama Books, Addis Abeba 2006.
  • (EN) Stuart Munro-Hay, Aksum: An African Civilization of Late Antiquity, Edimburgo, University Press, 1991.
  • Lorenzo Mazzoni, Kebra Nagast. La Bibbia segreta del Rastafari, Coniglio editore, 2007, ISBN 978-88-6063-063-6.
  • Harold G. Marcus, A history of Ethiopia, University of Califonia Press, Berkeley, 1994.
  • Arnaldo Mauri, Monetary developments and decolonization in Ethiopia, Acta Universitatis Danubius Œconomica, VI, n. 1, 2010 [1] e [2]
  • Arnaldo Mauri, The early development of banking in Ethiopia, International Review of Economics, Vol. 50, n. 4, 2003 e Origins and early development of banking in Ethiopia, WP. n. 4/2003, Dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi, Università degli Studi di Milano.Origins and early development of banking in Ethiopia
  • Lorenzo Mazzoni. "Haile Selassie I. Discorsi scelti 1930 - 1973". Stampa Alternativa / Nuovi Equilibri, 2011. ISBN 978-88-6222-159-7
  • Jane e Jean Ouannou, L'Ethiopie pilote de l'Afrique, Maisonneuve & Larose, Parigi, 1962.
  • Bahru Zewde, A history of modern Ethiopia 1855-1974, Addis Ababa University Press, Addis Abeba, 1991.

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