Stima asintotica
Quando due successioni sono entrambe infinitesime o entrambe infinite è utile poter stabilire un confronto tra di esse per poter capire quale delle due tenda più rapidamente a 0 o all'infinito. In questo articolo si fa riferimento allo studio di stime asintotiche per le successioni. Operazioni analoghe si possono fare per le funzioni reali di una variabile reale, dove al posto di infinito può trovarsi qualunque punto di accumulazione comune alle due funzioni.
Indice |
Ordini di infinito [modifica]
Una successione si dice infinita se il suo limite è infinito (di qualsiasi segno) al tendere di n all'infinito. In simboli: se
è una successione di numeri reali,
.
Non tutti gli infiniti sono però identici tra loro: esiste infatti un ordine all'interno degli infiniti, che dipende dal tipo di andamento della funzione a infinito. Ecco alcuni tipi di infinito posti in ordine crescente: a, b e c sono numeri qualunque maggiori di 1, mentre n è l'indice della successione.

Nota: il segno di ≤ va inteso nel senso dell'o piccolo.
Altri esempi [modifica]
Ecco alcuni esempi di ordini di infinito riferiti a funzioni, dove
indica l'ordine per la variabile tendente a z:



Ordini di infinitesimo [modifica]
Una successione
si dice infinitesima quando il suo limite è uguale a zero al tendere di n all'infinito.
.
Come per gli infiniti esistono successioni che tendono a zero più velocemente di altre; prendendo gli inversi della sequenza di diseguaglianze sopra e cambiando i
in
si ha la tabella corrispondente

Nota: l'ordine di infinitesimo di
è maggiore di quello di
, visto che quest'ultimo tende a zero più lentamente.
Altri tipi di limiti [modifica]
Ecco alcuni esempi di ordini di infinitesimo riferiti a funzioni:


Successioni asintotiche [modifica]
Date due successioni
e
, esse si dicono asintotiche o asintoticamente equivalenti e lo si indica con la notazione
se

(Ovviamente si deve supporre che esista un N tale che
).
In questo caso è possibile creare delle catene di relazioni asintotiche:

Un'espressione composta da prodotto o quoziente di più fattori può essere stimata fattore per fattore:


La relazione ~ è una relazione di equivalenza, in quanto valgono le proprietà riflessiva, commutativa e transitiva rispetto all'operatore.
Regole operative [modifica]
Confronti fra infiniti e infinitesimi [modifica]
Siano
e
due successioni infinite. Per il limite del rapporto abbiamo che se
è uguale a:
:
è un infinito di ordine inferiore a 
:
e
sono infiniti dello stesso ordine
:
è un infinito di ordine superiore a 
- non esiste:
e
non sono confrontabili.
Valgono anche le implicazioni inverse: se
domina
allora il limite è infinito, e così via.
Lo stesso ragionamento può essere ripetuto per gli infinitesimi. Siano
e
due successioni infinitesime. Per il limite del rapporto abbiamo che se
è uguale a:
:
è un infinitesimo di ordine superiore a 
:
e
sono infinitesimi dello stesso ordine
:
è un infinitesimo di ordine inferiore a 
- non esiste:
e
non sono confrontabili.
Principio di sostituzione degli infiniti [modifica]
Siano
e
due infiniti. Nel calcolo del limite del rapporto si possono aggiungere o togliere al numeratore e al denominatore degli infiniti che siano di ordine inferiore, in base a quanto visto nel paragrafo precedente.
Infatti, ad esempio:

Principio di sostituzione degli infinitesimi [modifica]
Siano
,
due successioni infinitesime. Nel calcolo del limite del rapporto si possono aggiungere o togliere, in una somma di infinitesimi, al numeratore e al denominatore degli infinitesimi che siano di ordine superiore, in base a quanto visto nel paragrafo precedente.
Si ottiene così la seguente equazione utile per la risoluzione di problemi di limiti indeterminati:

Ad esempio:

Principio di sostituzione degli infinitesimi equivalenti [modifica]
Siano
,
due funzioni infinitesime. Per il limite del rapporto
vale
se risulta f(x) ~ h(x) e g(x) ~ k(x), cioè se numeratori e denominatori sono funzioni asintoticamente equivalenti.
Ad esempio, essendo tan x ~ x:
Espressioni asintotiche [modifica]
Nella valutazione del comportamento asintotico di un algoritmo vengono introdotte delle relazioni tra successioni numeriche che sono divenute di uso corrente. Tali notazioni si possono anche utilizzare per funzioni reali, con la specifica del valore del dominio a cui tende la variabile, che può non essere
.
Schema generale [modifica]
Le definizioni che introdurremo qui di seguito sono molteplici e a prima vista possono sembrare disorientanti, oppure può risultare faticoso ricordarle tutte assieme e confrontarle fra di loro. Per questa ragione, cioè per fornire un quadro d'insieme che sia anche di aiuto mnemonico, prima di procedere alle definizioni rigorose e specifiche illustreremo in modo discorsivo lo schema generale su cui si basano tutti questi concetti.
Quasi tutte le definizioni che stiamo per introdurre hanno le seguente struttura:
Diciamo che la successione
è una
della successione
, e scriviamo
se e solo se:
Nelle parentesi quadre abbiamo specificato le parti della definizione che di volta in volta variano. Al posto di [quantificatore] ci possono andare i due quantificatori
ed
, mentre la [relazione d'ordine] può essere
o
. Abbiamo pertanto due parametri ognuno dei quali può assumere due valori diversi, sicché le definizioni possibili saranno quattro:
![]() |
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|
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Per distinguere questi quattro casi bisogna che anche il simbolo
che definisce la relazione fra f(n) e g(n) possa assumere quattro valori diversi, definiti in qualche modo da due parametri: uno che definisce il quantificatore e l'altro che definisce la relazione d'ordine.
Tali simboli sono i seguenti:
("O grande") /
("o piccolo"),
("omega grande") /
("omega piccolo").
Come si vede si tratta effettivamente di quattro simboli definiti da due parametri:
- italiano/greco
- piccolo/grande
Di questi due parametri il primo, cioè "italiano/greco", viene utilizzato per specificare la relazione d'ordine, secondo la seguente associazione:
- italiano:

- greco:

mentre il secondo, cioè "piccolo/grande", viene utilizzato per specificare il quantificatore, secondo la seguente associazione:
- piccolo:

- grande:

Queste associazioni possono sembrare decisamente controintuive. Ad esempio sembrerebbe più utile associare "piccolo/grande" alle relazioni d'ordine, in modo tale che "piccolo" stia per "più piccolo" (cioè
) e "grande" stia per "più grande (cioè
). Invece per rendere la relazione d'ordine si usa lo strano parametro che abbiamo definito "italiano/greco".
Tutte queste apparenti stranezze si risolvono immediatamente non appena si faccia un po' di opera "filologica". In particolare è importante tenere presente che originariamente quella che ora chiamiamo "o" era in realtà una "omicron", cioè un'altra lettera greca (O-grande). Infatti nell'alfabeto greco esistono due lettere corrispondenti alla nostra "o":
- la "o-micron", che significa "o piccola"
- la "o-mega", che significa "o grande".
Pertanto originariamente la notazione indicava proprio quello che abbiamo intenzione di indicare noi: la "o piccola" ("omicron") stava per
e la "o grande" ("omega") stava per
.
Quanto al parametro che fino a qui abbiamo indicato con "grande/piccolo", sappiamo bene che questo è solo un modo colloquiale di riferirsi alle lettere "maiuscole/micuscole".
Dunque, se torniamo all'uso originale di tutti questi simboli, abbiamo le seguenti associazioni:
- "micron" ("piccolo"):

- "mega" ("grande"):

- "minuscolo":

- "maiuscolo":

Forti di questo schema generale, che può esserci utile anche come regola mnemonica, proviamo a scrivere, ad esempio, la definizione della seguente espressione:
Dobbiamo dire che la
è una "o-micron maiuscola" della
. Ricordiamo che:
- "micron" sta per "più piccolo", cioè
; - "maiuscolo" sta per:
(almeno un) C tale che...
Ecco dunque la definizione cercata:
Diciamo che
se e solo se:
Infine ci interessa conoscere le implicazioni fra tutte queste relazioni. Tali implicazioni si possono ricavare immediatamente dalle seguenti considerazioni:
1) Ricordando che, in generale:
allora f è una "omicron" (cioè "più piccola") di g se e solo se g è una "omega" (cioè "più grande") di f:
2) Se una relazione è vera
C allora in particolare
un certo C che la soddisfa. Dunque se una successione f(n) è una "minuscola" della successione g(n) allora è anche "maiuscola" di essa:
Ciò può essere espresso anche dicendo che l'insieme delle "minuscole" di una certa funzione è contenuto nell'insieme delle "maiuscole" di quella funzione, e questa vale anche come regola mnemonica per il parametro "maiuscolo/minuscolo".
O grande [modifica]
| Per approfondire, vedi O-grande. |
Siano f e g due funzioni definite su
a valori in
.
Si dice che f(n) è un o grande di g(n), in simboli

se
.
Si dice anche che f(n) ha ordine di grandezza minore o uguale a quello di g(n), cioè la funzione g(n) domina f(n).
Se la successione g(n) ha valori definitivamente diversi da 0, una condizione equivalente, sfruttando il limite superiore, è che sia 
Esempi [modifica]




O piccolo [modifica]
Si dice che f(n) è un o-piccolo di g(n), in simboli

se 
Omega grande [modifica]
Si dice che f(n) è un omega grande di g(n), in simboli

se
.
Si dice anche che f(n) ha ordine di grandezza maggiore o uguale a quello di g(n), o che g(n) è dominata da f(n).
Usando la notazione del limite inferiore, una condizione equivalente è che sia 
Omega piccolo [modifica]
Si dice che f(n) è un omega piccolo di g(n), in simboli

se 
Theta [modifica]
f(n) e g(n) sono dette avere lo stesso ordine di grandezza, in simboli

se
.
Usando i limiti superiore e inferiore, questa condizione si può enunciare come 
Proprietà delle espressioni asintotiche [modifica]
Per le espressioni asintotiche valgono le seguenti proprietà:
, cioè se
, allora 
se e solo se 
se e solo se 
implica
, invece
non implica
,

, cioè se
e
, allora 
,
.
, cioè se
e
, allora 
e dunque anche
.
(mentre
implica che f è la funzione nulla)
Oltre a queste, all'interno di ognuna delle notazioni vale la proprietà transitiva, cioè, ad esempio, se
e
allora
.
La riflessività e la transitività di O implicano che esso è un preordine, la cui relazione di equivalenza associata è proprio
. Infatti dalla definizione di
, è proprio
.
Inoltre, se p è una costante, è definitivamente f(x) ≤ p se e solo se
e analogamente è definitivamente f ≥ p se e solo se
.
Problemi di notazione [modifica]
L'affermazione f(x) è un o grande di g(x) è di solito scritta come f(x)=O(g(x)). Questo è un leggero abuso di notazione, in quanto non si sta asserendo l'uguaglianza delle due funzioni. Inoltre la proprietà non è simmetrica:
.
Per questa ragione, alcuni autori preferiscono una notazione insiemistica e scrivono
, pensando a O(g) come alla classe di tutte le funzioni dominate da g, o usano una notazione introdotta da Hardy, che è la seguente:
e 
Grafici [modifica]
Voci correlate [modifica]
- Limite di una successione
- Limite di una funzione
- Limite notevole
- Teoria della complessità computazionale
- Algoritmo
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:
:
: 

![f(n) = [X]g(n) \;](http://upload.wikimedia.org/math/6/c/c/6cceabf26ba67f583545a553bfa7d6de.png)
![[quantificatore]\, C \, \exists N : \forall n > N, |f(n)| \, [relaz. ordine] \, C |g(n)|](http://upload.wikimedia.org/math/c/1/4/c145ef180c66d566f2a4504f713b0c7b.png)




("O grande") /
("o piccolo"),
("omega grande") /
("omega piccolo").




, cioè se
, allora 




, cioè se
, allora 
,
.
, cioè se
, allora 
e dunque anche
.
(mentre
implica che f è la funzione nulla)
.
e 