Stilita

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Rappresentazione di due stiliti: Niceta e Simeone Stilita il Vecchio

Stilita era originariamente l'epiteto attribuito anticamente in Atene a quei cittadini i cui nomi erano stati scolpiti su una colonna per gravi delitti (ad esempio, contro la Patria), per sottolinearne l'infamia. Il termine (dal greco στυλίτης) deriva[1] da στῦλος (stylos: "colonna", "pilastro")[2].

Gli stiliti cristiani[modifica | modifica sorgente]

"Stiliti" furono poi indicati anche quei monaci cristiani anacoreti che vissero nel Vicino Oriente a partire dal V secolo. Avevano la particolarità di trascorrere la propria vita di preghiera e penitenza su una piattaforma posta in cima ad una colonna, rimanendoci per molti anni e spesso sino alla morte. Questa pratica voleva essere anche una testimonianza, una pubblica dimostrazione di fede.

Lo stilita, con la sua posizione "onnisciente", voleva simboleggiare se stesso come monito "vivente" per chiunque conoscesse o vedesse la sua condizione di vita.

Pratica propria dell'Oriente, soprattutto dei dintorni di Antiochia e della Siria, nella Chiesa greca durò anche dopo lo scisma e presso i Russi fino al secolo XV; è, tra l’altro, attribuita a due santi: Simeone Stilita il Vecchio (secolo V), ritenuto il padre di questa forma di ascetismo, e Simeone Stilita il Giovane (secolo VI).

Gli stiliti erano assistiti dai loro confratelli che, una volta al giorno, provvedevano a rifornirli di cibo (sempre molto frugale) e di acqua.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dalla stessa radice derivano le parole "stile" e "stiletto".
  2. ^ Lorenzo Rocci, Vocabolario Greco Italiano, ed. Dante Alighieri. Confronta anche il verbo στυλόω ("puntellare", "sostenere").

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