Steve Young (musicista)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Steve Young
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Country rock[1]
Outlaw country[1]
Musica d'autore[1]
Roots rock[1]
Country folk[1]
Progressive country[1]
Periodo di attività anni 1960 – in attività
Strumento voce, chitarra
Album pubblicati 15
Studio 11
Live 1
Raccolte 3
Sito web

Steve Young (Newnan, 12 luglio 1942) è un cantautore e chitarrista statunitense. Fu uno dei precursori di quella che egli stesso definì "Southern music" (musica del sud), una miscela di country, folk, rock, blues, gospel e musica celtica.[1]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato in Georgia, Young trascorse la sua giovinezza per tutto il sud degli Stati Uniti e da adolescente iniziò a suonare la chitarra e a scrivere alcune canzoni. Nei primi anni sessanta, si trasferì a New York e si inserì nella fiorente scena folk di Greenwich Village. Dopo del tempo trascorso in Alabama, nel 1964 iniziò a risiedere stabilmente in California.[1]

Sulla costa occidentale, Young trovò lavoro come postino ed iniziò a stringere amicizia con artisti quali Stephen Stills e Van Dyke Parks.[1]

Nel frattempo formò il gruppo psychedelic folk Stone Country, con il quale, nel 1968 pubblicò un album, dal titolo omonimo. Un anno più tardi, Young pubblicò il suo album di debutto da solista, Rock Salt & Nails. Alcuni brani dell'album videro la partecipazione di musicisti come Gram Parsons, Chris Hillman e Gene Clark.[1]

Nel 1971 firmò un contratto con la Reprise Records e con la title-track Seven Bridges Road (già presente nel primo album) pubblicò quello che probabilmente è il suo album più noto, dal titolo omonimo. Il brano divenne tanto popolare da venire reinterpretato svariate volte. Tra le cover più note vi sono quelle degli Eagles, Joan Baez, Rita Coolidge, e Ian Matthews. Ottenne un altro grande successo quando Waylon Jennings, nel 1973, riarrangiò Lonesome, On'ry and Mean, trasformandolo in un inno del movimento outlaw country. Più tardi, Hank Williams Jr. riscosse un discreto successo reinterpretando il brano Montgomery in the Rain.[1]

Intanto, Young pubblicò Honky Tonk Man nel 1975, il quale gli valse un contratto con la RCA Records, con la quale pubblicò Renegade Picker nel 1976 e No Place to Fall nel 1978.[1]

Nonostante il suo successo come cantautore, Young non riuscì mai ad ottenere delle discrete posizioni in classifica. Trascorse la maggior parte degli anni ottanta girando per il mondo, e pubblicato dischi occasionali come To Satisfy You, Look Homeward Angel e Long Time Rider, gli ultimi due dei quali vennero registrati nel Paesi Bassi.[1] Questa tendenza proseguì anche negli anni seguenti: nel 1991, infatti, pubblicò il suo primo album live, Solo/Live, e nel 1993 Switchblades of Love. Uscì dalla scena musicale per il resto degli anni novanta, per poi tornare nel 2000 con Primal Young.[1]

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Album studio[modifica | modifica sorgente]

Live[modifica | modifica sorgente]

Raccolte[modifica | modifica sorgente]

EP[modifica | modifica sorgente]

Singoli[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n (EN) Steve Young in Allmusic, All Media Network.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 70266987