Stereofonia
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La stereofonia[1] è una tecnica di riproduzione/registrazione del suono che prevede molteplici flussi informativi sonori ognuno dei quali destinato ad essere riprodotto da un diverso diffusore acustico posizionato nell'ambiente d'ascolto secondo regole prestabilite.
La presenza di molteplici flussi informativi sonori destinati ad essere riprodotti ognuno da un diverso diffusore acustico posizionato nell'ambiente d'ascolto diversamente rispetto a tutti gli altri ha come finalità quella di conferire spazialità al suono. In natura infatti il suono può avere origine da molteplici punti spaziali e i molteplici diffusori acustici della stereofonia ne sono la rappresentazione approssimata per difetto.
Conferire spazialità al suono significa conferire maggiore realismo al suono essendo la spazialità del suono un carattere che l'udito umano può percepire. Per tale motivo la stereofonia rappresenta un grandissimo passo in avanti rispetto alla monofonia, tecnica di riproduzione/registrazione del suono che prevede un unico flusso informativo sonoro non in grado quindi di offrire il medesimo realismo della stereofonia.
Inizialmente la stereofonia è stata implementata utilizzando due flussi informativi sonori ognuno dei quali destinato ad essere riprodotto da un diverso diffusore acustico posizionato nell'ambiente d'ascolto sul fronte anteriore dell'ascoltatore nel modo seguente: un diffusore sulla sinistra dell'ascoltatore e un diffusore sulla destra dell'ascoltatore, distanziati tra loro di almeno un metro e mezzo, rivolti verso l'ascoltatore e disposti in modo simmetrico formando con l'ascoltatore un angolo tra i 40 e 60 gradi.[2] Questa prima forma di stereofonia è stata per decenni la più utilizzata, e anche oggi rimane quella più diffusa in ambito discografico. Motivo per cui tutt'oggi spesso si usa il termine "stereofonia" per riferirsi a tale prima forma di stereofonia. Nel cinema (e di conseguenza nell'home cinema) invece attualmente hanno trovato applicazione forme di stereofonia utilizzanti dai 6 agli 8 flussi informativi sonori.
Una forma particolare di stereofonia è la quadrifonia, oggi non molto diffusa sia in ambito discografico che cinematografico.
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[modifica] Storia
La stereofonia è nata nel 1931 dalla ricerca intrapresa dall'ingegnere Alan Dower Blumlein nei laboratori EMI del Regno Unito e registrata come brevetto. Il termine si riferiva principalmente a tecniche relative alla differenza di intensità del suono.
La moderna stereofonia si propone invece la riproduzione della scena sonora originale simulandone le tre dimensioni (larghezza, altezza e profondità), nonché il mantenimento dell'equilibrio timbrico e tonale. In fase di registrazione si possono usare anche più microfoni e si possono miscelare molteplici tracce sonore. L'obiettivo finale consiste nell'ottenere più flussi sonori destinati ad essere riprodotti ognuno da un diverso diffusore acustico posizionato nell'ambiente d'ascolto secondo regole prestabilite. I vari diffusori acustici rappresentano le varie sorgenti sonore che si hanno a disposizione per collocare spazialmente un suono. Ovviamente più sono i diffusori acustici (le sorgenti sonore) maggiore è la precisione con cui è possibile collocare un suono nello spazio.
[modifica] Utilizzo
La stereofonia viene utilizzata soprattutto per la riproduzione di eventi musicali e cinematografici; la capacità di ricreare in riproduzione la stessa scena acustica di origine, è molto elevata e le attuali tecniche di registrazione/riproduzione consentono un elevatissimo grado di resa finale.
Nonostante si vada espandendo la diffusione dei sistemi con audio multicanale (i cosiddetti Home Theater), in particolare per l'ascolto della musica la stereofonia resta preferibile, soprattutto perché i suoni ripresi da una coppia di microfoni e riprodotti da due soli diffusori restano ancora oggi più "naturali" di quelli riprodotti con sistemi anche più complessi e sofisticati.
In alcuni contesti (ad esempio nelle emittenti radiofoniche diffuse tramite modulazione di frequenza) vengono utilizzate speciali apparecchiature basate su princìpi psicoacustici, deputate a creare un ampliamento della scena stereofonica bicanale. In tal modo si riesce a ricavare da normale materiale sonoro stereofonico una maggiore enfatizzazione delle armoniche musicali e della percezione della collocazione spaziale delle varie componenti la scena sonora stereo. Esse vengono chiamate comunemente stereo enhancers, anche se i nomi possono essere assai vari.
[modifica] Note
- ^ Il termine "stereofonia" deriva dal greco, in particolare dall'unione delle parole "sterèos" (in italiano "stabile", "solido", ma anche "spaziale", "tridimensionale") e "phonè" (in italiano "suono").
- ^ La disposizione ottimale dei diffusori acustici nell'ambiente d'ascolto può essere oggetto di studi anche estremamente complessi e può essere influenzata in modo anche rilevante sia dal tipo di diffusore acustico utilizzato che dalle caratteristiche dell'ambiente ascolto. Quelle riportate sono comunque le regole base per una corretta disposizione dei diffusori acustici.