Stephen Biko

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Steven Bantu Biko (King William's Town, 18 dicembre 1946Pretoria, 12 settembre 1977) è stato un attivista sudafricano anti-apartheid.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nel 1970 fondò il Black Consciousness Movement ("movimento per la coscienza Nera"), un movimento sorto dall'angoscia e dalla frustrazione degli africani colti, che vedevano preclusa dall'apartheid ogni tipo libertà. Il BCM si articolava in tre organizzazioni: un movimento politico (Black Peoples' Convention), una centrale sindacale (Black Allied Workers' Union) e una lega studentesca (South African Students' Organisation).

Il 18 agosto 1977 Biko fu arrestato presso un posto di blocco dalla polizia sudafricana. Durante la prigionia nel carcere di Port Elizabeth subì una grave lesione al cranio, presumibilmente colpito con una spranga, e il 12 settembre 1977 morì durante il trasferimento verso un'altra prigione. Le fonti ufficiali della polizia sostennero che il decesso era da attribuirsi a un prolungato sciopero della fame.

La morte di Biko contribuì a farne un simbolo per la popolazione sudafricana nera, un eroe della resistenza contro il regime afrikaner; i suoi funerali furono l'occasione per una grande manifestazione di massa e di sfida.

Nel 1980, Peter Gabriel incise un brano di grande successo (dal titolo Biko), che fu vietato in Sudafrica. La stessa canzone fu riproposta dai Simple Minds nell'album Street Fighting Years del 1989, album dedicato anche a Nelson Mandela e Víctor Jara. Biko è nominato anche nella canzone Figli della stessa rabbia, del gruppo musicale italiano Banda Bassotti e nella canzone Silver Tongue Show dei Groundation, inclusa nell'album Hebron Gate.

Il regista inglese Richard Attenborough diresse il film uscito nelle sale nel 1987 Grido di libertà, che racconta la storia degli ultimi giorni di Steve Biko, interpretato da Denzel Washington, che tratta i disagi del Sud Africa, governato dall'apartheid, negli anni settanta e della segregazione razziale praticata dai bianchi afrikaner contro i neri.

Morte[modifica | modifica sorgente]

Il 18 agosto 1977, Biko fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Port Elizabeth per un mese e sei giorni. Durante la detenzione fu sottoposto a interrogatori e torture dolorose e umilianti, compresi colpi alla testa, nella stanza del commissariato 619, per circa 22 ore. L'11 settembre 1977 la polizia decise di trasferirlo al carcere di Pretoria, munito di una struttura sanitaria. Con una frattura al cranio, Biko non resse. Il giorno seguente, dopo aver viaggiato per 1100 km nel baule di una Land Rover, morì poco dopo l'arrivo per lesioni cerebrali, ma la polizia sostenne che la morte era stata causata da un prolungato sciopero della fame. La successiva autopsia stabilì che la morte era conseguenza delle numerose contusioni e delle lesioni massive alla testa. Al suo funerale parteciparono decine di migliaia di persone. I giornalisti che indagarono sull'assassinio furono costretti a scappare dal Sud Africa a causa delle persecuzioni della polizia e nessuno dei due poliziotti colpevoli delle percosse fu mai processato dal governo razzista bianco, né dal successivo governo "democratico".

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