Stenocereus

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Stenocereus
Organ pipe cactus.jpg
Stenocereus
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Sottoregno Tracheobionta
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Caryophyllidae
Ordine Caryophyllales
Famiglia Cactaceae
Sottofamiglia Cactoideae
Tribù Pachycereeae
Genere Stenocereus
(A.Berger) Riccob.
Sinonimi

Hertrichocereus
Curt Backeberg
Isolatocereus
Curt Backeberg
Machaerocereus
Britton & Rose
Marshallocereus
Curt Backeberg
Neolemaireocereus
Curt Backeberg
Rathbunia
Britton & Rose
Ritterocereus
Curt Backeberg

Stenocereus (A.Berger) Riccob. è un genere di succulente della famiglia delle Cactaceae, originario della Baja California e del Messico occidentale.

Il nome ha una derivazione greco-latina: steno deriva infatti dal greco στενός (=stretto), e dal latino cereus (=torcia), ad indicare le dimensioni e la slanciatezza che caratterizzano questa pianta grassa.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Il genere è caratterizzato, di norma (esistono infatti alcune eccezioni), dal portamento colonnare e dal fusto verde acceso o grigio-bronzino. Questo è molto ramificato, spesse volte alla base o al di sotto di essa, ed eretto (con l'esclusione della specie S. eruca, che si sviluppa principalmente in orizzontale), e presenta tendenzialmente e a seconda dei casi circa mezza dozzina di costolature molto profonde su cui si formano grosse areole lanuginose, provviste di spine radiali quasi sempre di colore rosso, e tendenti al grigio-bianco con l'età.

Durante il periodo vegetativo produce, sul fusto, numerosi fiori, dal profumo molto delicato, tubiformi, bianchi e rosa, che si schiudono solamente di notte.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Areale di Stenocereus

Le specie di questo genere sono diffuse in tutta la Mesoamerica, soprattutto in Messico e nelle piccole repubbliche centro-americane come il Costa Rica, il Belize ed il Nicaragua.

Alcune specie sono endemiche dell'area Caraibica, ed in particolare Cuba, Jamaica ed Antille Olandesi, mentre, caso a parte, la specie Stenocereus griseus si ritrova nei territori tropicali e sub tropicali di Colombia e Venezuela.

Infine, sebbene meno comuni, si possono ritrovare esemplari anche nella Baja California, in Arizona e più in generale nelle zone desertico-steppose del sud-ovest degli Stati Uniti.

Grazie alla loro bellezza e portamento furono tra le prime cactacee importate in Europa ed utilizzate come piante ornamentali.


Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Alwin Berger nel 1905 inserì Stenocereus come sottogenere di Cereus[1] mentre Vincenzo Riccobono, nel 1909, lo elevò al rango di genere.[2]

Nel 1992 Paolo V. Heath[3] propose di modificarne la nomenclatura[4] per diritto di priorità, in quanto Nathaniel Lord Britton e Joseph Nelson Rose furono i primi a promuoverlo a genere con il nome di Rathbunia (sempre nel 1909 ma prima di Riccobono).

Questa richiesta verrà poi rigettata, nel 1994, da Nigel Paul Taylor e Arthur Charles Gibson che proposero di considerare Stenocereus come nomen conservandum, per la sua diffusione ormai radicata nella letteratura botanica ed orticola[5]. Tale proposta fu confermata cinque anni dopo all'International Botanical Congress di Saint Louis[6] ed inclusa nel 2000 nella versione rivista del Codice internazionale di nomenclatura botanica.[7]

Il genere comprende le seguenti specie:[8]


Alcune specie[modifica | modifica sorgente]

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

Lo Stenocereus è una pianta mediamente facile da coltivare, anche se ha una crescita piuttosto lenta, e se ben curato può raggiungere i 3 metri; in natura, trovandosi unito in gruppi molto densi, anche di decine di esemplari, può toccare dimensioni ed altezze ancora più ragguardevoli.

Deve essere annaffiato durante tutto l'arco vegetativo, da circa metà marzo fino agli inizi di ottobre, e solo quando il terriccio è asciutto. Moderare l'acqua in primavera ed autunno (1-2 volte al mese), mentre d'inverno al contrario lasciare assolutamente a secco.

Il terreno è preferibile sia costituito da terriccio comune mescolato a sabbia e una lega di ferro-carbonio (perlite; è opportuno mettere sul fondo del vaso argilla espansa o lapillo per facilitare il drenaggio.

Le moltiplicazioni possono essere ottenute sia con la semina che con la talea, avendo l'accortezza di estrarre fin dalle radici la piantina dalla pianta madre.

Infine, per quanto riguarda l'esposizione, bisognerebbe tenerla in pieno sole d'estate, anche interrata in vaso, mentre d'inverno soffre abbastanza il freddo, e sarebbe quindi meglio portarlo in un ambiente più mite, con almeno una quindicina di gradi, mentre per brevi gelate primaverili si può lasciare tranquillamente all'esterno.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Il frutto dello Stenocereus, simile al red dragon fruit (o frutto rosso del drago), gommoso, acido e rinfrescante, viene consumato fin dall'antichità dalle popolazioni autoctone del nord-est del Messico[9], i quali hanno dato allo Stenocereus il nome ziix is ccapxl [senza fonte], ovvero la "cosa il cui frutto è amaro".

È conosciuto dalle popolazioni di lingua ispanica come Pitaya, allo stesso modo del frutto prodotto dall'Hylocereus undatus, di cui, come già detto, condivide molte proprietà.

Nota a margine, esiste, nella penisola di Guajira (tra Colombia e Venezuela) una specie di Stenocereus, la S. griseus che, sebbene geograficamente molto distante dall'areale di origine, presenta le medesime caratteristiche ed i cui frutti, meglio noti come iguaraya, fanno parte della dieta del gruppo etnico Wayuu.

Grazie alla loro compattezza e alla loro particolare forma, i tronchi di Stenocereus vennero utilizzate come materia prima per la costruzione di abitazioni. I Wayuu della Colombia usano tuttora i tronchi dello Stenocereus griseus come pali e strutture portanti e la sua polpa come intonaco, con una tecnica che essi chiamano yotojoro [10].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Report of the Missouri Botanical Garden. volume 16, S. 66, St. Louis 1905
  2. ^ Bollettino delle R[eale] Orto Botanico di Palermo. volume 8, S. 253, Palermo 1909
  3. ^ P. V. Heath: The restoration of Rathbunia Britton & Rose. In: Calix. volume 2, Brighton 1992, S. 102–115.
  4. ^ N. L. Britton, J. N. Rose: The Genus Cereus and its Allies in North America. In: Contributions from the United States National Herbarium. volume 12, S. 414, 1909, Online
  5. ^ N. P. Taylor, A. C. Gibson: (1086) Proposal to Conserve Stenocereus against Rathbunia (Cactaceae). In: Taxon. volume 43, numero 1, 1994, S. 129-131, JSTOR
  6. ^ Dan H. Nicolson: Report on the Status of Proposals, Published until May 1999, to Conserve and/or Reject Names or to Oppress Works. In: Taxon. volume 48, numero 2, Maggio 1999, S. 399, JSTOR
  7. ^ International Code of Botanical Nomenclature (Saint Louis Code). Anhang IIIA. Nomina generica conservanda et rejicienda
  8. ^ Stenocereus in The Plant List. URL consultato il 21 febbraio 2012.
  9. ^ Felger & Moser (1985)
  10. ^ Villalobosetal 2007

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

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