Stemma del Regno d'Italia

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Lo stemma del regno d'Italia consiste essenzialmente nella croce sabauda (di rosso alla croce argento). Esso fu normato per la prima volta con una deliberazione della Consulta Araldica del 4 maggio 1870. Successivamente fu modificato due volte.

Ultimo stemma usato dal Regno d'Italia.

Blasonatura[modifica | modifica sorgente]

Stemma del Regno d'Italia dal 4 maggio 1870 al 27 novembre 1890.

La prima blasonatura dell'arma, dopo l'unità d'Italia, fu istituita con deliberazione della Consulta araldica del Regno d’Italia[1] con cui si determina quali debbano essere gli ornamenti esteriori dello stemma dello Stato, del 4 maggio 1870.

« La Consulta Araldica
Veduto l’articolo 24 del proprio regolamento;
Veduta la deliberazione con cui furono fissati gli ornamenti esteriori degli stemmi delle famiglie, delle province e dei comuni;
Veduti gli studi compiuti per cura dei Ministeri di Grazia e Giustizia, e di Agricoltura, Industria e Commercio circa lo stemma dello Stato;
Veduta la legge 21 aprile 1861, nº 1, che stabilisce l'intitolazione degli atti Sovrani;
Veduti gli articoli 2 della legge 23 giugno 1854, nº 1731, e 3 del decreto reale 30 giugno dello stesso anno;
delibera che lo stemma dello Stato debba d'ora in poi raffigurarsi nel modo seguente:

di rosso alla croce d'argento; lo scudo cimato da elmo Reale ornato di svolazzi d'oro e d'azzurro, coronato di corona Reale, sormontata da una croce trifogliata d'oro, attorniato dal Collare del Supremo Ordine della SS. Annunziata, movente dagli angoli superiori dello scudo; ed interiormente a questo Collare, dalla fascia della Gran Croce dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, più, entro questa fascia, dalle altre due delle Gran Croci degli Ordini, militare di Savoia e della Corona d'Italia, moventi, la prima dalla metà del fianco destro, l'altra dalla metà del fianco sinistro dello scudo, ciascuna colla gran croce rispettiva, pendente sotto lo scudo, a metà della distanza tra la punta ed il fianco laterale, e congiungentisi, le fasce, sotto la punta dello scudo stesso; dalla quale esce ancora la Croce dell'Ordine Civile di Savoia appesa al suo nastro, questo, attraversante sulle fasce degli ultimi due ordini, il tutto al naturale; sostenuto da due leoni al naturale, controrampanti, affrontati, colla testa volta all'infuori, appoggiati sopra due bastoncini d'oro, divergenti in fascia, a modo di svolazzi sottili, da un terzo della punta dello scuDo, essi leoni tenenti cadauno un guidone Reale Italiano, a lungo fusto, svolazzante all'infuori; il tutto attraversante sovra un manto di porpora sparso di rose, e di nodi di Savoia d'oro, appannato d'armellini, movente dall'elmo reale; l'intero stemma sotto un padiglione di velluto azzurro, soppannato di raso bianco frangiato d'oro, la frangia attaccata ad un gallone caricato di croci scorciate e di nodi di Savoia alternati; esso padiglione a colmo d'oro, sormontato da una stella d'argento, raggiante d'oro; la base del colmo accostata dalla sommità dei guidoni, fustati d'oro, tenuti dai leoni, e che sono interzati in palo di verde, di bianco e di rosso, il bianco caricato in cuore di uno scudetto di rosso alla croce bianca, bordato di un sottilissimo filetto di azzurro »

(Deliberazione della Consulta araldica del Regno d’Italia con cui si determina quali debbano essere gli ornamenti esteriori dello stemma dello Stato. 4 maggio 1870.)

L'emblema del nuovo stato venne normato nove anni dopo la sua nascita. Lo stemma presentava due leoni rampanti d'oro quali sostegni dello scudo timbrato da un elmo coronato, ed intorno al quale erano presenti i collari dell'Ordine militare d'Italia, l'Ordine Civile di Savoia, l'Ordine della Corona d'Italia (creato il 2 febbraio 1868), l'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro e dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata (portante il motto FERT). I leoni impugnano dei guidoni su cui è presente la bandiera italiana. Dall'elmo si diparte un manto regale sovrastato da un padiglione, sopra il quale è presente lo Stellone d'Italia (stranamente capovolto), a significare che esso protegge la nazione.

Vent'anni dopo, il 1º gennaio 1890, su impulso di Antonio Manno, commissario del re presso la Consulta Araldica, gli stemmi personali della famiglia reale vengono così modificati: gli ornamenti esteriori dello scudo vennero leggermente modificati in maniera di essere più simili a quelli del precedente regno di Sardegna. Il manto e le lance spariscono e la corona viene spostata dall'elmo al padiglione, che ora presenta delle rose e delle croci cucite. La Corona Ferrea venne posta al di sopra dell'elmo ed ha come cimiero una testa di leone alata, che insieme alla bandiera dei Savoia usata nell'esercito sardo sostituisce la stella. Nello stesso periodo la stella a cinque punte, sparita dallo stemma, verrà adottata nelle mostrine militari.[2][3]

Grande stemma del Regno d'Italia dal 27 novembre 1890 all'11 aprile 1929.

Il 27 novembre 1890 il presidente del consiglio Francesco Crispi, con l'intento, proclamato nel preambolo, di «regolare secondo le tradizioni storiche e nazionali» la questione del simbolo nazionale, sottopone alla firma del Re un ulteriore decreto, il nº 7282 serie 3 accompagnato da apposita relazione, che regola i particolari della foggia e dell'uso dello stemma di stato[4][5]. Questo stemma rimarrà in uso per i successivi 56 anni ed è tuttora usato come arma dinastica dal capo di Casa Savoia[6]. Gli stemmi della Famiglia Reale vengono dunque regolati dal regio decreto nº 7282, 27 novembre 1890, e gli stemmi dello stato e delle amministrazioni governative sono regolati dal regio decreto del 27 novembre 1890.

« 
Art. 1

Il grande stemma dello Stato è formato da uno scudo di rosso alla croce d'argento; cimato dall'elmo reale colla Corona di ferro; sostenuto da due leoni; o d'oro od al naturale; attorniato dalle grandi insegne degli ordini equestri italiani; posto sotto un padiglione regio sormontato dalla corona reale ed accollato al fusto del gonfalone d'Italia che ha l'aquila d'oro coronata, sulla punta, in cravatta azzurra e lo stendardo nazionale bifido e svolazzante.

Art. 2

Il piccolo stemma dello Stato è formato da uno scudo di rosso alla croce d'argento, attorniato dal collare dell'Ordine supremo, col manto e colla corona reale.

Art. 3

Nel piccolo stemma dello Stato si possono aggiungere i sostegni, o l'elmo colla corona di ferro, o le bandiere nazionali, oppure togliervi il manto. »

(Regio decreto nº 7282, serie 3, del 27 novembre 1890.)
Grande stemma del Regno d'Italia dall'11 aprile 1929 al 20 ottobre 1944.

Mussolini, dopo aver proclamato, il 12 dicembre 1926, il fascio littorio quale emblema di stato, il 27 marzo 1927 lo affianca allo stemma già esistente mentre due anni dopo, l'11 aprile 1929, i due simboli vengono fusi sostituendo i leoni con due fasci con regio decreto nº 504 dell'11 aprile 1929 VII.

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Art. 1

Il grande stemma dello Stato è formato dello scudo di Savoia, di rosso alla croce di argento, sormontato da un elmo reale d'oro completamente aperto, damascato, foderato di rosso e posto in maestà, ornato di un cercine e di svolazzi d'oro e di azzurro, cimato con la corona di ferro. Sostegni: due fasci littori addossati con l'ascia all'infuori, legati con strisce di cuoio intrecciate e formanti due nodi di Savoia. Lo scudo fregiato con la grande collana dell'ordine supremo della SS. Annunziata, con le grandi fasce delle grandi croci degli ordini reali del SS. Maurizio e Lazzaro, militare di Savoia e della Corona d'Italia e con nastro e croce del merito civile di Savoia; la grande fascia dell'ordine Mauriziano annodata da quattro cifre reali d'oro e caricata del motto: «FERT», tre volte ripetuto. Il tutto posto sotto un padiglione di porpora bardato d'un gallone e frangiato d'oro, soppannato d'ermellino, col colmo di tela di argento ricamato a lingue di guoco d'oro moventi dal lembo superiore e a fiamme alternate d'oro e di rosso nella parte inferiore, con un drappellone, intagliato a forma di vaii, di velluto azzurro, gallonato e con fiocchi d'oro; questo padiglione cimato della corona reale.

Art. 2

Il piccolo stemma dello Stato è formato di uno scudo di rosso alla croce di argento, cimato da corona reale, dalla quale escono lateralmente due nastri al nodo di Savoia; il tutto accollato al collare dell'ordine della SS. Annunziata e sostenuto da due fasci littori, con l'ascia all'esterno al naturale. Il tutto accompagnato in punta da una lista accartocciata con il motto: «FERT» in oro, ripetuto tre volte.

Art. 3

Le varie foggie di questi stemmi sono effigiate nelle tavole unite al presente decreto, le quali saranno firmate d'ordine nostro, dal capo del governo, primo Ministro segretario di Stato. La corona reale è quella prescitta dagli artt. 43 e 45 del regio decreto 1º gennaio 1890 sopra i titoli e stemmi della famiglia reale. »

(Regio decreto nº 504 dell'11 aprile 1929.)

Dopo le dimissioni e l'arresto di Mussolini la precedente versione viene reintrodotta, a partire dal 20 ottobre 1944[7], fino alla sua sostituzione con il nuovo emblema della Repubblica Italiana, conseguenza del mutamento istituzionale del 2 giugno 1946.

Gli stemmi in ordine cronologico[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.cnicg.net - Deliberazione della Consulta araldica del Regno d’Italia con cui si determina quali debbano essere gli ornamenti esteriori dello stemma dello Stato (4 maggio 1870).
  2. ^ www.cnicg.net - Armi della Real Casa d'Italia
  3. ^ www.cnicg.net Titoli e Stemmi della Famiglia Reale d'Italia.
  4. ^ L'araldica e il leone di San Marco, p. 132
  5. ^ Uno stemma per la repubblica, p. 240
  6. ^ Compiti, Prerogative e Responsabilità del Capo di Casa Savoia nell'Italia Repubblicana Reale Casa d'Italia (retrieved 24 January 2009)
  7. ^ Uno stemma per la repubblica, p. 241

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aldo G. Ricci, Uno stemma per la repubblica in Maurizio Ridolfi (a cura di), Almanacco della Repubblica. Storia d'Italia attraverso le tradizioni, le istituzioni e le simbologie repubblicane, Milano, Paravia Bruno Mondadori, 2003, pp. 240-243, ISBN 88-424-9499-2.
  • Giorgio Aldrighetti, L’araldica e il leone di San Marco, Venezia, Marsilio, 2002, ISBN 88-317-8071-9.
  • Fabio Rugge, Dallo stemma sabaudo al capo del littorio: episodi di comunicazione amministrativa (1890-1933) in Storia Amministrazione Costituzione, n. 3, 1995, pp. pp. 269-295.
  • Ladislao De Laszloczky, L'evoluzione dello stemma di Stato dell'Italia Unita in Rassegna degli Archivi di Stato, anno XLIX, n. 2, maggio-agosto 1989, pp. pp. 295-329.
  • Antonio Manno, Origini e vicende dello stemma sabaudo, Torino, Fratelli Bocca, 1876.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]