Stelle regali

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Le quattro stelle regali sarebbero state per gli antichi Persiani i punti celesti che quadripartivano il moto annuale del sole attorno alla terra ed erano considerati i quattro guardiani dei solstizi e degli equinozi. La notizia, però, sembra priva di sicure fondamenta perché basata su traduzioni inattendibili di eruditi settecenteschi.

Origine[modifica | modifica wikitesto]

L'unico testo da cui proviene ogni informazione sulle "stelle regali" è un testo in lingua pahlavi, scritto dopo la conquista islamica e forse anche dopo l'anno mille, chiamato Bundahish, che corrisponde alla "Genesi" biblica nell'ambito del mazdeismo. Il suo contenuto, comunque, potrebbe essere basato su parti dell'Avesta oggi perdute. Nel brano (II, 4-8) si raccontano i preparativi con cui l'esercito celeste di Ahura Mazda, guidato dalle dodici costellazioni dello Zodiaco e dalle ventotto case lunari, si prepara ad affrontare la guerra contro i sette pianeti creati da Ahriman. In questo contesto vengono scelti fra le costellazioni i nomi di quattro capitani (non "guardiani" !), attorno ai quali si radunano le schiere dei quattro "quadranti" celesti, delimitati dalle direzioni in cui sorge o tramonta il sole nei due solstizi.

I loro nomi in lingua Palhavi, i corrispondenti nomi nell'antico persiano dell'Avesta, le corrispondenti stelle o costellazioni e i relativi quadranti sono:

Nel breve testo non si parla né di solstizi né di equinozi; le stelle o costellazioni sono quindi soltanto fra le più luminose e adatte a essere i leader dello schieramento nei quattro quadranti del cosmo. Il testo menziona anche una costellazione "capo dei capitani", che probabilmente è il Capricorno.

Quando Anquetil-Duperron tradusse l'Avesta per la prima volta in una lingua occidentale, il francese, (con una diversa traslitterazione dei nomi), egli identificò solo Sataves con l'Aquario e Vanand con Antares, la principale stella dello Scorpione. Il suo lavoro suscitò molto interesse e pochi anni dopo Bailly ipotizzò che gli altri tre nomi non potevano non corrispondere a stelle molto luminose poste più o meno a 90° e suoi multipli fra loro e con Antares, proponendo come certi i nomi di Aldebaran, Regulus e Fomalhaut[1]. La scelta di Regulus (= "reuccio") indusse due decenni dopo Charles Francois Dupuis a chiamare tutto il quartetto "stelle regali dei persiani", completando l'infondata versione corrente, oggi concordemente riportata per passa-parola anche da fonti usualmente attendibili[2].

La "vulgata" astrologica corrente[modifica | modifica wikitesto]

Sono oggi chiamate stelle regali:

  • Antares della costellazione dello Scorpione guardiano dell'equinozio d'autunno
  • Aldebaran della costellazione del Toro, guardiano dell'equinozio di primavera
  • Regolo della costellazione del Leone, guardiano del solstizio d'estate
  • Fomalhaut della costellazione del pesce australe, guardiano del solstizio d'inverno

Quest'ultima è l'unica stella a non rientrare in una costellazione zodiacale odierna. Anticamente, però, essa faceva parte anche dell'Aquario. Fomalhaut, infatti, è la bocca del Pesce Australe, intento a bere l'acqua versata dalla brocca dell'Aquario. Per questo motivo Claudio Tolomeo lo considerò appartenente a entrambe le costellazioni.

Fomalhaut, quindi, definisce il IV punto dell'eclittica solare in approssimata opposizione rispetto alla costellazione zodiacale del Leone.In questo modo le quattro stelle si vengono a trovare nella II, V, VIII e XI posizione nello zodiaco dividendo il moto apparente del sole in 4 gruppi di 3 costellazioni ciascuna.

Pesci-Ariete-Toro----Gemelli-Cancro-Leone----Vergine-Bilancia-Scorpione----Sagittario-Capricorno-Aquario

Archeoastronomia[modifica | modifica wikitesto]

L'assegnazione delle "stelle regali" a un quadrante del cielo costituisce un rimando all'Era del Toro, il periodo fra il 4000 e il 2000 a.C. circa.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

Nell'antica Persia l'osservazione dei fenomeni celesti era prerogativa della tribù dei Magi, di etnia Meda, dei quali si trova traccia anche nel Vangelo come colti astronomi giunti alla grotta della natività guidati appunto da un corpo celeste, poi definito "stella cometa" dalla tradizione popolare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Jean Silvain Bailly, Histoire de l'Astronomie, Paris 1775.
  2. ^ George A. Davis, Jr., The So-Called Royal Stars of Persia, Popular Astronomy, vol. LIII, No 4, April 1945

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]