Stella d'Italia

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Lo Stemma del Regno d'Italia dal 1870 al 1890, con lo scudo di Casa Savoia sovrastato dalla stella. Lo Stemma del Regno d'Italia dal 1870 al 1890, con lo scudo di Casa Savoia sovrastato dalla stella.
Lo Stemma del Regno d'Italia dal 1870 al 1890, con lo scudo di Casa Savoia sovrastato dalla stella.
L'emblema della Repubblica Italiana con, al centro, la stella.
Le stellette delle divise delle forze armate italiane.
 
La prua della nave Andrea Doria, con la stella a mo' di polena.
La prua della nave Andrea Doria, con la stella a mo' di polena.
Lo stellone d’Italia
La stella d’Italia che assiste il soldato in trincea in una cartolina postale della Prima guerra mondiale, 1915-1918.

La Stella d’Italia è una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana[senza fonte]. Nei primi anni del XVI secolo si iniziò ad associarla frequentemente all’Italia turrita, personificazione allegorica della penisola italiana come popolo e come nazione. Viene rievocata nella stellette indossate dai militari italiani sui colletti delle uniformi e compare sulla polena delle navi della Marina Militare.

La si ritrova sopra allo stemma del Regno d'Italia nella versione usata dal 1870 al 1890 e nell'emblema della Repubblica Italiana.

Le origini[modifica | modifica sorgente]

La mitologia della Stella d’Italia risale al VI secolo a.C.[senza fonte], quando il poeta Stesicoro, nel poema Iliupersis (Caduta di Troia), crea la leggenda di Enea che, fuggendo dalla città di Troia presa e incendiata dai Greci, torna in Italia, la terra dei suoi antenati. Il racconto del viaggio in mare di Enea, guidato verso le coste italiane dalla materna stella di Venere, è poi ripreso da Varrone e da Virgilio dando origine ad una doppia tradizione: la tradizione politica del Caesaris Astrum, l’astro di Giulio Cesare che si dichiarava discendente dalla dea Venere, considerata l’antenata e la protettice della Gens Julia, e la tradizione toponomastica e letteraria dell’Italia chiamata Esperia, da Esperos, la stella della sera, secondo il nome che le davano i Greci. Ambedue le tradizioni si riferiscono di fatto alla Stella Veneris, l’astro della sera che identifica l’Italia come « terra del tramonto », ma che, essendo anche l’astro della dea dell’amore in quanto forza universale, consacra l’Italia come la terra dell’Eros cantata dai poeti.

Il valore simbolico della «stella»[modifica | modifica sorgente]

Il significato etico e ideale della Stella d’Italia corrisponde, fino all’epoca risorgimentale, al motto di Leonardo da Vinci: «Non si volta chi a stella è fisso». Dopo l’unità d’Italia, la presenza di enormi stelle simboliche sul palco d’onore delle cerimonie ufficiali a cui partecipa il re Vittorio Emanuele II, induce sempre più gli italiani a parlare allora, in modo affettivo, dello « stellone » che protegge l’Italia. Negli anni del primo dopoguerra, tra il 1919 e il 1924, comincia così a prevalere un significato assistenziale, protettivo o provvidenziale della stella, che perdura fino ad oggi.

Nel 1947, la Stella d’Italia è stata inserita al centro dell’emblema ufficiale della Repubblica Italiana disegnato da Paolo Paschetto. Una tradizione vecchia di ventisei secoli, che ha nutrito il grande filone della poesia cosmica latina e italiana, da Cicerone a Leopardi, è stata così legittimata in funzione della nuova Italia.

L’Italia turrita[modifica | modifica sorgente]

L’immagine allegorica dell’Italia turrita nasce qualche secolo dopo. Le prime allegorie dell’Italia – una testa femminile incoronata d’alloro – appaiono sulle monete coniate durante la Guerra Sociale che oppone, dal 91 all’88 a.C., Roma ad alcuni popoli del centro della penisola italiana. Una raffigurazione allegorica dell’Italia come Saturna Tellus è scolpita in marmo su una parete esterna dell’Ara Pacis, eretta dal 13 al 9 d. C., a Roma. Un’altra allegoria dell’Italia appare sulle monete coniate sotto l’imperatore Nerva nel 97 d.C. La rappresentazione dell’Italia turrita è proposta invece con l’imperatore Traiano, che la fa scolpire sull’Arco che porta il suo nome, eretto a Benevento nel 114 d.C., e quattro anni dopo su uno dei due celebri Plutei (parapetti scolpiti, detti anaglypha). Successivamente, dal 130 d.C. in poi, sotto gli imperatori Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo, Settimio Severo e Caracalla, le monete romane riproducono la rappresentazione allegorica dell’Italia, una donna togata e turrita che sostiene talvolta una cornucopia. La corona turrita è il simbolo della Civitas romana, l’allegoria indica quindi la sovranità della penisola italiana come terra delle città libere e dei cittadini romani a cui è stato concesso un diritto proprio: lo Ius Italicum.

Questa costruzione mitografica della terra italiana riprende vigore, con la stessa bipolarità, dopo il Medio Evo. Nel 1490, Ludovico il Moro fa dipingere un’Italia turrita su un medaglione del castello in Piazza Ducale, a Vigevano. Il Caesaris Astrum riappare nel 1574, sulla copertina del libro Historiarum de Regno Italiae dello storico Carlo Sigonio. Ancora incerta è invece l’identificazione simbolica dell’astro di Cesare nel celebre e prezioso monile tricolore a forma di stella, tempestato di smeraldi verdi, perle bianche e rubini rossi, che è conservato al Museo di Castelvecchio, a Verona, e che risale al Trecento. Sarebbe stato fabbricato per il condottiero Cangrande della Scala, signore di Verona in cui Dante vedeva il nuovo Cesare capace di unificare l’Italia.

L’Italia turrita e stellata[modifica | modifica sorgente]

Nel 1603, nella seconda edizione del suo celebre trattato Iconologia, Cesare Ripa associa i due simboli creando la versione moderna della personificazione allegorica dell’Italia: una donna turrita e stellata, cioè provvista della Corona muralis e della Stella Veneris. Il trattato di Ripa ispira numerosi artisti, quali Canova, Bisson, Maccari, Balla, Sironi, fino ai primi decenni del Novecento. L’immagine allegorica dell’Italia turrita e stellata diventa popolare con il Risorgimento diffondendosi attraverso una vasta iconografia di statue pubbliche, fregi e oggetti decorativi, copertine di guide turistiche, cartoline postali, stampe e illustrazioni dei giornali.

Esiste una tradizione letteraria, poetica e artistica che ha tramandato attraverso i secoli il mito della Stella d’Italia e l’immagine della figura muliebre, turrita e stellata, come personificazione allegorica della terra italiana. In epoca risorgimentale, evocando il viaggio in mare di Enea verso le coste italiane, Giuseppe Mazzini allude di nuovo al mito della stella nazionale che deve guidare il processo dell’unità politica dell’Italia. L’idea è successivamente adottata da Cavour e dai Savoia. La casa regnante cerca anzi di appropriarsene suggerendo che si tratti della Stella Sabauda, un motivo araldico della famiglia, di cui però non c’è alcun documento storico antecedente all’unità d’Italia.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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