Statua del Redentore (Maratea)

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1leftarrow.pngVoce principale: Maratea.

La Statua del Redentore a Maratea.

La Statua del Redentore o Cristo Redentore è una colossale scultura posta sulla cima del monte San Biagio, sovrastante Maratea, in provincia di Potenza.

Fu realizzata con un particolare impasto di cemento misto a scaglie di marmo di Carrara dall’artista fiorentino Bruno Innocenti tra il 1963 e il 1965. È alta 21,13 metri.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Prima del Redentore[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cima rocciosa del monte San Biagio si ergono le rovine della città antica di Maratea, oggi disabitata. Nel 1806 la cittadella fortificata fu attaccata da un contingente di quattromilacinquecento soldati francesi e, nel 1907, si volle ricordare l’evento con l’erezione di una croce in ferro battuto, posta sul punto più alto del monte. Questa croce veniva poi continuamente ripristinata ogni qualvolta che i fulmini l’abbattevano.[2]

Nel 1942 il podestà Biagio Vitolo ideò una nuova croce commemorativa, stavolta fatta di cemento e con parafulmini, da costruire al posto di quella in ferro. L’opera fu realizzata in concomitanza con la prima strada rotabile che saliva alla basilica di S. Biagio e con il viale che da questa porta alla cima del monte, su un artistico belvedere con balaustra.[3]

Costruzione della statua[modifica | modifica wikitesto]

Arrivato a Maratea nel 1953 per avviare attività industriali con l’aiuto della Cassa del Mezzogiorno, il biellese Stefano Rivetti di Val Cervo concepì l’idea di sostituire la croce commemorativa con un grande monumento al Cristo Redentore, e palesò le sue intenzioni con una lettera indirizzata all’amministrazione comunale il 5 settembre 1961.[4] Il consiglio comunale ne approvò la costruzione, previo smantellamento e conservazione della croce, avviato nel settembre 1963, che fu ricostruita in un altro sito.[5]

Il progetto dell’opera fu affidato all’artista Bruno Innocenti, docente presso l’istituto delle belle arti di Firenze. I lavori di costruzione iniziarono nel novembre 1963, e perdurarono a più riprese fino ai primi mesi del 1965.[6] La costruzione venne eseguita da una ditta friulana che si avvalse di manodopera locale proveniente dalla stessa Maratea e da Lauria.[7]

Il Cristo e Maratea[modifica | modifica wikitesto]

Una volta completata, non vi fu alcuna cerimonia per inaugurare la grande statua. Dopo le elezioni comunali del 1964, che videro contrapposte due liste, una molto vicina agli interessi di Rivetti e un’altra di stampo popolare di segno opposto, e la vittoria di quest’ultima, tra la classe dirigente di Maratea e l’imprenditore piemontese si instaurò un clima di freddezza e ostilità, che comportarono tra l’altro la mancata cerimonia di inaugurazione del monumento.[8] In ogni caso, il grande Cristo Redentore entrò, seppure in sordina, nel panorama artistico marateota acquistando subito un ruolo da protagonista.

Lapide commemorativa[modifica | modifica wikitesto]

Alle spalle del Cristo si snoda un belvedere da cui si ammira gran parte della costiera di Maratea. Proprio sotto le spalle della statua è posta una piccola lapide, con caratteri a rilievo, che recita l’epigrafe in latino:

(LA)

« Deo Gratias Agens / Stephanus Rivetti / Valcervus Comes / Hoc Simulacrum / Posuit / A. D. MCMLXV »

(IT)

« Fautore della grazia di Dio / Stefano Rivetti / conte di Val Cervo / questo simulacro / pose / anno del Signore 1965 »

Innocenti e il Cristo Redentore

Secondo una testimonianza lasciata scritta da Bruno Innocenti la statua «vuole significare la rinascita, la speranza nuova indicataci dal Cristo Risorto. Il punto d'incontro delle nostre aspirazioni migliori e lui, divinamente ritornante, spaziante nei cieli e in cammino, sempre, verso di noi. Il Redentore, con il largo gesto al cielo e con lo sguardo fisso ai fedeli, presenti nell'ignoto momento della loro esistenza, è legato al Padre Celeste nella benedizione che sta per essere impartita, mentre ancora una volta poggia il piede su questa terra che fu spettatrice della sua crocifissione. Ma in virtù della sua infinita capacità di perdono,niente traspare della tragedia vissuta. Ora è serenità, speranza, perdono luminoso e confortante a venirci incontro: un Gesù giovane, senza tempo, mondo da ogni effimera apparenza terrena. Divinamente nuovo come il simbolo incarnato della seconda parte della Santissima Trinità, l'Umano e il Divino non più contaminati dall'uomo.» Fermo su questo concetto, lo scultore sentì il bisogno «che l'opera nascente in un clima di sintesi, semplice ed espressiva, e che non vi fossero compiacenze a dettagli formali intesi a richiamare alla mente immagini di culto convenzionali.» Innocenti scrisse di volere che il simbolismo dell’opera fosse «il più possibile contenuto ed essenziale, perché, nelle dimensioni della statua, ritengo sarebbero stati controproducenti atteggiamenti e dettagli che avessero richiamato una realtà spicciola, contingente, minutamente reale. La statua sorgerà candida sulla cima del Monte S. Biagio, imponente, ma discreta; non un urlo dal mare verso le valli, ma un pacato richiamo ad accogliere e a raccogliere, a rinfrancare la speranza.»[9]

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Il monumento si trova edificato sulla punta più alta del monte S. Biagio, la cui cima si allunga verso il mare sporgendo a strapiombo per diverse centinaia di metri sovrastando il porto di Maratea.

La statua è alta, dai piedi alla cima della testa, 21,13 metri. L’apertura delle braccia arriva a 19 metri circa, la testa misura 3 metri di altezza. Il peso del complesso è stato calcolato aggirarsi intorno alle 400 tonnellate.[10]

La struttura appoggia su uno scheletro di acciaio, che affonda le fondamenta a diverse decine di metri di profondità. Su di esso si poggia il manto esterno, spesso circa 20 centimetri, fatto di cemento armato misto a scaglie di marmo di Carrara.[11] La statua si alza direttamente dalla nuda terra, senza alcun piedistallo, lasciando visibile dalla tunica il piede sinistro.

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

Il volto del Cristo Redentore è vistosamente differente dalla classica iconografia di Gesù. La testa della statua ha i capelli corti, e la barba è appena accennata. Le braccia sono spalancate in un gesto che richiama la preghiera del Padre Nostro, con il braccio destro leggermente più in alto di quello sinistro.

Innocenti fu attento a far sì che la figura della statua non costituisse un corpo estraneo nell’ambiente circostante, ma che anzi si amalgamasse il più possibile con il panorama. Anche il colore e le linee architettoniche non furono create in modo arbitrario, ma anzi richiamano elementi della natura marateota.

« Il candore della materia che la comporrà potrà richiamare alla mente le note di bianco su cui martella il mare nelle molteplici insenature dei golfi vicini, dove i bianchi ghiaioni contrastano fortemente con il colore incomparabile di questo mare e con il verde lussureggiante delle pendici digradanti. E le linee di forza della statua mi sono state evocate dalle possenti torri costiere qui disseminate come fari. »
(Bruno Innocenti, a proposito dello stile della statua[12])

Secondo Marco Fagioli, biografo e critico dell’artista fiorentino, l’aspetto del Cristo di Maratea assomiglia a quello che Innocenti, nella sua produzione, riservò alla rappresentazione degli angeli.[13]

Il Cristo nella letteratura e nei media[modifica | modifica wikitesto]

Poesie per il Cristo

Il poeta marateota Pasquale Epifanio Iannini dedicò al monumento una breve poesia in occasione del completamento dei lavori di costruzione.

« Or sorge là sul monte il Redentore
Con le sue dive braccia al Ciel levate
Come se sollevasse il mondo e amore
Movesse e il suo desio in ansie alate,
Per la perenne pace in ogni cuore
Or sorge a Maratea su le ornate
Balze ridenti di ginestre in fiore
E villaggi ed il mare e le sacrate
Mura della Basilica, il Signore
Risveglio al divo sol della bufera
E nell’aer sereno in suo candore
Nel nome celestiale, o grande Autore,
Che a Lui or tutti inviti alla preghiera. »
(fonte[14])

Un’altra poesia è stata, più recentemente, scritta dal poeta Salvatore Cirigliano. In questa poesia, in rima baciata, vengono esaltate le figure di Innocenti e di Rivetti, ed il Redentore è descritto «con le braccia aperte al cielo, verso il Creatore / coi piedi sulla terra, accogliendo il peccatore».[15]

La statua del Redentore è uno dei simboli più conosciuti di Maratea. Appare mediaticamente nei loghi e simboli di molte associazioni marateote, prima tra tutte la locale Pro Loco. Essa è anche spesso ritratta nelle opere letterarie e cinematografiche ambientate nella cittadina lucana.

Letteratura e poesia[modifica | modifica wikitesto]

Nel racconto Simultaneo di Ingeborg Bachmann, la protagonista si trova al cospetto del Redentore dopo essere stata accompagnata in cima al monte dal suo compagno. Nel racconto, il Cristo di Maratea diventa l’immagine di un giudice, che schiaccia la protagonista, fiera femminista, in una “realtà patriarcale”.

« Lui la guidò allungo su un sentiero di sassi, cosparso di radi ciuffi d’erba; il sentiero avanzava in salita verso la sommità delle rocce, incontro all’abisso. Lei coi suoi sandali scivolava e cercava di tenere il passo, poi alzò gli occhi e la vide, era una enorme, gigantesca figura di pietra, avvolta in una lunga veste, con le braccia allargate, e loro si stavano avvicinando alla sua schiena. Non riuscì ad aprir bocca, guardò ancora l’impressionante, incredibile figura che aveva visto su una cartolina in albergo, il Cristo di Maratea, ma ora era stagliato contro il cielo, e li si fermò. (…) Si lasciò scivolare giù dalla pietra e si stese sulla terra, le braccia allargate, crocifissa su quella roccia, minacciosa, senza riuscire a togliersela dalle testa. (…) Quando avviò la macchina e si voltò, le venne in mente qualcosa, disse come per caso, che strana idea, però, mettere lì una statua così terrificante, l’hai vista? »
(Bachmann, pagg. 38-40.)

Il Cristo di Maratea appare anche ne Il testimone di pietra, racconto giallo firmato da Raffaele Ruggiero nel 2008.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il Cristo Redentore è apparso in due film di produzione italiana, Ogni lasciato è perso di Piero Chiambretti e Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo.

Nel primo film, il protagonista sale in cima al monte per chiedere una grazia alla gigantesca statua.[16] Nel film di Papaleo invece la statua apre il primo fotogramma del film, e la sua immagine è stata utilizzata anche nella locandina del lungometraggio.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il corpo della statua è curvato leggermente in avanti, in modo tale da creare un’illusione ottica che dà l’impressione, osservandola da lontano, che il monumento abbia lo sguardo rivolto al mare, mentre nella realtà guarda in direzione della basilica di S. Biagio e dell’entroterra.
  • Nel 2009 una ripresa area della statua è stata usata nella pubblicità della Settimana della Cultura.
  • Nel 2011 si è costituito in Maratea un comitato per l’organizzazione dei festeggiamenti del cinquantenario della statua.[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Damiano, pag. 108
  2. ^ Damiano, pag. 108
  3. ^ Cernicchiaro & Longobardi, pag. 17
  4. ^ Cernicchiaro & Longobardi, pag. 20
  5. ^ Cernicchiaro & Longobardi, pag. 18
  6. ^ Cernicchiaro & Longobardi, pagg. 17-18
  7. ^ Polisciano, pag. 19
  8. ^ Cernicchiaro & Longobardi, pag. 20
  9. ^ Damiano, pag. 108
  10. ^ Damiano, pag. 108
  11. ^ Cernicchiaro & Longobardi, pag. 20
  12. ^ Damiano, pag. 110
  13. ^ Fagioli, pag. 35
  14. ^ pubblicata nel bollettino parrocchiale di Maratea “Basilica – Santuario di S. Biagio”, anno 1965, n. 6, pag. 4
  15. ^ Salvatore Cirigliano, Il Cristo di Maratea, Maratea, 2010.
  16. ^ Basilicata in Scena, pag. 16
  17. ^ Sito Ufficiale del Comitato

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago e altri racconti, Adelphi Editore, 1994.
  • Josè Cernicchiaro & Mimmo Longobardi, Pietre nel Cielo: il Castello di Maratea, Lagonegro, Tipografia Zaccara, 1988.
  • Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri, Tipografia S. Francesco, 1965.
  • Marco Fagioli, Bruno Innocenti: l’anima e la forma, Firenze, Aion, 2006.
  • Tina Polisciano, Maratea Città del Redentore, Lagonegro, Zaccara, 2013.
  • Chiara Rivetti di Val Cervo Elek (a cura di), Cristo Redentore di Maratea, Zaccara Editore, 2013.