Statolatria

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La Statolatria, espressione che combina la pratica dell'idolatria con lo Stato, apparse per la prima volta nella Dottrina del Fascismo di Giovanni Gentile, pubblicata nel 1931 a firma di Benito Mussolini. Il 29 giugno dello stesso anno nell'enciclica Non Abbiamo Bisogno di Papa Pio XI il quale criticò il fatto che il fascismo stesse sviluppando una ideologia pagana dello Stato, definita statolatria. [1]

« ... il proposito [...] di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all’età adulta a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana ... »

Lo Stato onnipotente di Ludwig von Mises (1944)[modifica | modifica wikitesto]

Il termine divenne popolare e venne ulteriormente sviluppato nel 1944 da Ludwig von Mises, quando pubblicò Lo Stato onnipotente. La Statolatria è letteralmente un culto dello Stato analogo all'idolatria di idoli; asserisce che la gloria e lo sviluppo dello Stato o della Nazione sono l'oggetto di ogni aspirazione umana a scapito di ogni altro interesse o attività, incluso il benessere personale ed il libero arbitrio. L'espansione del potere e dell'influenza di uno Stato deve essere raggiunta, se necessario, attraverso guerre di conquista ed imprese coloniali, seguendo una tipica politica imperialista. È molto distante da un patriottismo che riconosca il diritto delle popolazioni all'autodeterminazione, e potrebbe essere descritta al meglio come un super-patriottismo o uno sciovinismo nazionalista.

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