Standing on the Shoulder of Giants

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Standing on the Shoulder of Giants
Artista Oasis
Tipo album Studio
Pubblicazione 28 febbraio 2000
Durata 46 min: 41 s
Dischi 1
Tracce 10
Genere Alternative rock
Britpop
Rock psichedelico
Etichetta Big Brother - Epic Records
Produttore Mark Stent e Noel Gallagher
Registrazione in Inghilterra (Wheeler End, Olympic Studios, Supernova Heights) e in Francia (Chateau De La Colle Noire)
Note composto da Noel Gallagher, tranne Little James, composta da Liam Gallagher
Certificazioni
Dischi d'oro Svezia Svezia (1)[1]
(vendite: 50 000+)
Svizzera Svizzera (1)[2]
(vendite: 25 000+)
Dischi di platino Giappone Giappone (1)[3]
(vendite: 200 000+)
Regno Unito Regno Unito (2)[4]
(vendite: 600 000+)
Oasis - cronologia
Album precedente
(1998)
Album successivo
(2000)

Standing on the Shoulder of Giants è il quarto album in studio della band inglese Oasis. Edito il 28 febbraio 2000, nel Regno Unito è il 16º album con il maggior numero di copie vendute più velocemente, ben 310.000 acquistate nella prima settimana dalla pubblicazione. Sempre nel Regno Unito è stato certificato doppio disco di platino dall'industria fonografica britannica[5], mentre negli Stati Uniti ha venduto 208.000 copie[6][7]. Nonostante sia il quarto disco degli Oasis ad aver raggiunto la prima posizione delle classifiche del Regno Unito, è ricordato come l'album in studio degli Oasis che ha venduto meno (4 milioni di copie nel mondo).

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

L'album ha un sound psichedelico moderno ed efficace, completato da campionamenti di batteria, parti per sitar elettrico, mellotron e chitarre di accompagnamento. Queste caratteristiche ne fanno un disco più sperimentale, dove evidenti sono le influenze dell'elettronica e del rock psichedelico. Canzoni quali Go Let It Out, l'indianeggiante Who Feels Love? e la progressiva Gas Panic! si discostano molto dal classico stile britpop della band, mentre Fuckin' in the Bushes è considerato il brano degli Oasis che più si avvicina all'hard rock, per la presenza di riff di chitarra in stile Led Zeppelin[8]. L'album pare prendere le distanze dal consueto ottimismo che pervadeva le canzoni del gruppo. Tracce come la già citata Gas Panic!, Sunday Morning Call e Where Did It All Go Wrong? per certi versi mostrano, infatti, il lato più oscuro e più pessimistico del lirismo di Noel Gallagher, probabilmente influenzato dal momento di crisi vissuto dalla band, coincidente con le defezioni dei membri fondatori Arthurs e McGuigan e la disintossicazione dello stesso Noel dalle droghe durante la stesura dell'album.

Genesi[modifica | modifica wikitesto]

L'album appartiene al momento più travagliato della storia degli Oasis. Nel 1999, durante le registrazioni dell'album, lasciarono il gruppo due tra i membri fondatori (Paul "Bonehead" Arthurs e Paul "Guigsy" McGuigan, rispettivamente chitarrista e bassista del gruppo). I loro sostituti, Gem Archer e Andy Bell, si unirono ufficialmente al gruppo solamente durante le registrazioni del successivo Heathen Chemistry e non figurano, quindi, tra gli autori del disco. Fu assunto anche un nuovo produttore, Mark "Spike" Stent, in sostituzione di Owen Morris, storico produttore dei precedenti album della band di Manchester.

Il titolo dell'album si rifà alle parole rese celebri da Sir Isaac Newton: If I can see further than anyone else, it is only because I am standing on the shoulders of giants ("Se riesco a guardare più lontano di chiunque altro è solo perché sono sulle spalle dei giganti"). Il fisico si riferiva all'importanza che le conquiste del passato rivestono nello sviluppo del pensiero moderno e nelle scoperte scientifiche. Noel Gallagher notò la citazione su una moneta da 2£, mentre si trovava in un pub, e gli piacque così tanto che pensò si potesse adattare bene al nuovo album. Così, un po' alticcio, si annotò la frase su un pacchetto di sigarette, solamente che nel copiare tralasciò per sbaglio la "s" finale di "Shoulders". La mattina seguente vide solo la parte finale della frase, credendo di averla scritta tutta[9].

Le defezioni di "Bonehead" e "Guigsy" mentre l'album era ancora in produzione impose alla band di registrare nuovamente le parti per basso e seconda chitarra per motivi legali[10]. Mentre "Bonehead" fu sostituito quasi subito dall'ex frontman degli Heavy Stereo Gem Archer, il ruolo di bassista rimase scoperto per qualche mese. Così il video del singolo di lancio, Go Let It Out, vide Noel nelle insolite vesti di bassista, Archer nel ruolo di Noel e Liam nelle vesti di chitarrista ritmico al posto di Archer. Tra gli autori dell'album figurano, tuttavia, solo i nomi di Noel e Liam Gallagher e del batterista Alan White.

Copertina[modifica | modifica wikitesto]

Simon Halfon, il responsabile della copertina dell'album, dovette risolvere un problema piuttosto difficile. In un'intervista dell'epoca dichiarò:

« Andai nello studio dove la band stava terminando il lavoro per il nuovo album, quindi bisognava cominciare a lavorare sulla copertina del CD. Chiesi a Noel dove fosse la mia stanza e lui mi rispose che potevo prendere quella di Bonehead, perché se n'era andato e non avrebbe fatto più ritorno »

Inizialmente l'idea per la copertina del disco era quella di rendere omaggio a Renè Burri (un fotografo svizzero che negli anni sessanta aveva fotografato personaggi come Che Guevara, Fidel Castro e Picasso), prendendo spunto da una sua foto del panorama di San Paolo che ritraeva quattro persone in cima a un tetto. L'idea piacque subito a Noel, ma questi non voleva portare la band in Brasile, cui preferì New York[11].

La foto della copertina dell'album è una vista panoramica dei tetti del quartiere di Rockefeller Center, famoso per l'altezza dei suoi diciannove grattacieli, dove si può notare in primo piano l'Empire State Building, attualmente uno degli edifici più alti al mondo. In alcune parti la città è illuminata dal sole, mentre in altre no. Per creare questo effetto del cielo è stata scattata una fotografia ogni mezz'ora per un giorno intero. La foto non ha subito nessuna modifica dei colori, ma è il risultato della sovrapposizione dei diversi scatti fatti durante il giorno.

Noel l'ha definita "la copertina più bella mai realizzata per un album degli Oasis".

Riscontro di critica[modifica | modifica wikitesto]

La critica fu piuttosto fredda nei confronti dell'album[12] e si soffermò sulla prevalenza di elementi di pessimismo nei testi. Lo stesso Noel anni dopo ebbe a dire:

« A quel tempo avevo perso l'ispirazione, ma è comunque un buon album, nato in un periodo difficile. »

Nella composizione delle canzoni l'impegno di Noel fu totale, visto che a un certo punto, prima dell'arrivo di Andy Bell, dovette suonare da sé le parti di basso.

La rivista Q fu più benevola con il disco, assegnandogli 4 stelle su 5 di valutazione e inserendo Let's All Make Believe, lato B del primo singolo Go Let It Out, nella lista delle 500 tracce perdute, una selezione delle gemme nascoste, ovvero i brani meno reclamati della musica mondiale, ma ugualmente meritevoli di attenzione. La rivista scrisse che "se Let's All Make Believe fosse stata inserita nell'album, probabilmente sarebbe valsa al disco un'altra stella (di valutazione)".

A dispetto dei commenti poco entusiastici della stampa musicale, Liam e Noel Gallagher hanno messo in evidenza come la diversità del disco da quelli precedenti della band rappresenti un valore aggiunto. Nel 2002, intervistato da Gary Crowley su BBC Radio 1, Liam dichiarò:

« Certa gente pensa che l'album faccia schifo, ma io penso che sia un grande disco ... è solo un po' diverso »

Noel disse di considerare "Go Let It Out alla pari con le cose migliori che abbia mai fatto" e nel 2005, intervistato per Rock Profiles, ha ribadito che "Fuckin' In The Bushes, Go Let It Out, Gas Panic and Where Did It All Go Wrong? le ritengo canzoni vere".

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Fuckin' in the Bushes - 3'18"
  2. Go Let It out - 4'38"
  3. Who Feels Love? - 5'44"
  4. Put Yer Money Where Yer Mouth Is - 4'27"
  5. Little James - 4'15"
  6. Gas Panic! - 6'08"
  7. Where Did It All Go Wrong? - 4'26"
  8. Sunday Morning Call - 5'12"
  9. I Can See a Liar - 3'12"
  10. Roll It Over - 6'31"

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • La traccia di apertura dell'album, Fuckin' in the Bushes, fa parte della colonna sonora del film Snatch di Guy Ritchie e, da qui in poi, verrà utilizzata come intro in quasi tutti i concerti della band.
  • Questo è il primo disco degli Oasis in cui non tutte le canzoni vedono Noel come autore dei testi: la sesta traccia Little James è infatti opera di Liam Gallagher, che l'ha dedicata al piccolo James Kerr, figlio della ex moglie Patsy Kensit[13].
  • Nell'aprile del 2006, la rivista Q Magazine ha stilato una classifica dei "50 album più brutti di sempre", inserendo il disco alla posizione numero 46 e definendolo come "il punto più basso della carriera musicale degli Oasis". Questo creò varie controversie, la stessa rivista infatti aveva accolto molto favorevolmente l'album al momento della sua pubblicazione e, inoltre, l'aveva inserito nella sua lista dei "50 album migliori del 2000".
  • Nella versione dell'album destinata al Giappone, è presente un'undicesima traccia, Let's All Make Believe.
  • Sul lato della moneta da 2 sterline del 1999 vi è scritto "STANDING ON THE SHOULDERS OF GIANTS".

Demo[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2001 iniziò a trapelare su internet un bootleg di sessioni dimostrative tenute per preparare l'album. La maggior parte di queste registrazioni vedono Noel come cantante, che le registrò grazie all'aiuto di una coppia di amici nella sua casa-studio a Supernova Heights.

La tracklist del bootleg è la seguente:

  1. Carry Us All
  2. Who Feels Love?
  3. Fuckin' in the Bushes
  4. Little James
  5. Gas Panic!
  6. Put Yer Money Where Yer Mouth Is
  7. Sunday Morning Call
  8. I Can See a Liar
  9. Go Let It Out
  10. Roll It Over
  11. Revolution Song
  12. Where Did It All Go Wrong?
  13. (As Long As They've Got) Cigarettes in Hell
  14. Just Getting Older
  15. Let There Be Love

Al momento della pubblicazione dell'album quattro canzoni (Carry Us All, Revolution Song, Just Getting Older e Let There Be Love) furono tagliate fuori dal disco e non furono pubblicate né come canzoni della tracklist né come b-side dei singoli poi estratti dall'opera (ad eccezione di Carry Us All, divenuta b-side di Sunday Morning Call). Di questi brani non esiste, tra l'altro, alcuna documentazione scritta, ad eccezione di Revolution Song, che era stata citata da Paolo Hewitt nel suo libro Six months on the road with Oasis del 1999. Si presume che i titoli degli altri tre brani siano stati ispirati da frasi ripetute dai membri della band nelle altre registrazioni. Inizialmente a Revolution Song era stato dato il nome Solve My Mistery, mentre a Let There Be Love era stato dato il titolo It's a Crime. Il brano Let There Be Love sarebbe stato pubblicato nell'album Don't Believe the Truth del 2005.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Guld & Platina År 1987–1998 (PDF), International Federation of the Phonographic Industry Sweden. URL consultato il 12 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2012).
  2. ^ The Official Swiss Charts and Music Community: Awards (Oasis) in swisscharts.com, Hung Medien. URL consultato il 12 aprile 2013.
  3. ^ (JA) RIAJ > The Record > April 2000 > Certified Awards (February 1997) in Recording Industry Association of Japan. URL consultato il 2 agosto 2013.
  4. ^ Certified Awards Search (To access, enter the search parameter "Oasis"), British Phonographic Industry. URL consultato il 12 aprile 2013.
  5. ^ Standing on the Shoulder of Giants certification. British Phonographic Industry
  6. ^ Downey, Ryan J. "Oasis Set Up U.S. Tour Whether Liam Likes It Or Not". mtvnews.com. May 16, 2002.
  7. ^ Gary Trust, "Ask Billboard: "English Beat", billboard.com
  8. ^ Oasis Standing On The Shoulder Of Giants CD
  9. ^ Standing On The Shoulder Of Giants - Oasis Wiki
  10. ^ Interview with Noel Gallagher of Oasis: Is There Life After Drugs? (NY Rock), marzo 2000
  11. ^ Oasis UpInTheSite - Articoli
  12. ^ (EN) Stephen Thomas Erlewine, allmusic Standing on the Shoulders of Giants > Overview, Allmusic.
  13. ^ allmusic Standing on the Shoulders of Giants > Overview di Stephen Thomas Erlewine
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