Standart (yacht)

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Standart
Arrivo a Jalta, in Crimea, dello Standart.
Arrivo a Jalta, in Crimea, dello Standart.
Descrizione generale
Naval Ensign of Russia.svg Naval Ensign of RSFSR (1920-1923).svg Naval Ensign of the Soviet Union 1923.svg Naval Ensign of the Soviet Union 1935.svg Naval Ensign of the Soviet Union.svg
Tipo panfilo
Proprietà Naval Ensign of Russia.svg Voenno Morskoj Flot Rossijskoj Imperii
Naval Ensign of the Soviet Union 1923.svg Raboče-Krest'janskij Krasnyj Flot
Naval Ensign of the Soviet Union.svg Voenno Morskoj Flot SSSR
Ordinata 19 giugno 1893
Costruttori Burmeister & Wain
Cantiere Copenaghen
Varata 19 marzo 1985
Entrata in servizio settembre 1896
Radiata 1918
Destino finale Trasformata in posamine, fu demolita nel 1963
Caratteristiche generali
Dislocamento 5.557
Lunghezza tra le perpendicolari 112,8 m
totale 122,2 m
Larghezza 15,8 m
Pescaggio 6,1 m
Propulsione due motori a vapore a tripla espansione
Velocità 21,18 nodi
Autonomia 1.400 mn a 12 nodi
Numero di cabine 30
Equipaggio 16 ufficiali e 357 marinai
Armamento
Armamento 8 cannoni Hotchkiss da 47 millimetri

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Lo Standart (in russo: Штандартъ?) era lo yacht imperiale russo al servizio dello Zar Nicola II e della sua famiglia; fu il più grande yacht imperiale della sua epoca: tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.

Dopo la Rivoluzione russa la nave fu posta in un bacino di carenaggio fino al 1936, quando fu convertita in posamine. Durante la Seconda guerra mondiale ebbe un ruolo significativo nella difesa di Leningrado.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Yacht imperiale[modifica | modifica wikitesto]

Lo Standart fu costruito per ordine dello Zar Alessandro III, dal cantiere della Burmeister & Wain in Danimarca; i lavori iniziarono nel 1893, fu varato il 21 marzo 1895 ed entratò in servizio all'inizio del settembre 1896.

Era armato come uno schooner a tre alberi, aveva tre ponti, due fumaioli e la prua come un clipper.

Lo Standart fu dotato di ricche finiture, inclusi pannelli di mogano, lampadari di cristallo e altre amenità che rendevano la nave un palazzo galleggiante adatto alla famiglia imperiale russa che lo utilizzava per frequenti sortite lungo le coste del Baltico e della Finlandia. Aveva trenta camere e una stalla per una mucca che assicurava latte fresco ai bimbi imperiali.

La nave operava con un equipaggio della Marina Imperiale Russa. Durante il regno di Nicola II lo Standart era comandato da un capitano della marina, anche se l'ufficiale comandante era un contrammiraglio. Il suo comandante nel 1914 fu Nikolaj Pavlovič Sablin.

Nel 1907 lo Standart si incagliò contro un roccia non segnata sulle carte, al largo della costa finlandese; anche se danneggiata, la nave non affondò e fu rapidamente riparata e rimessa in servizio. La famiglia imperiale russa era in vacanza sullo Standart durante l'estate del 1914, quando ricevette la notizia dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando, a Sarajevo. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale lo Standart fu posto in un bacino di carenaggio.

Posamine sovietico Marti[modifica | modifica wikitesto]

Posamine Marti nel 1942.

Dopo la caduta della dinastia Romanov lo Standart fu spogliato dei suoi lussuosi arredi e adibito a servizio navale. La nave fu ribattezzata Vosemnadtsatoe Marta (18 marzo) e in seguito Marti.

Nel 1932-1936 il Marti fu convertito in posamine dal cantiere Marti di Leningrado. Durante la Seconda guerra mondiale, il Marti prestò servizio nel Mar Baltico, posando mine e bombardando posizioni lungo la costa. Il 23 settembre 1941 il Marti fu danneggiato in un attacco aereo a Kronštadt ma, successivamente fu riparato e rimase in servizio fino alla fine della guerra.

Dopo la guerra il Marti fu trasformato in una nave scuola e ribattezzata Oka nel 1957; continuò il servizio con questo ruolo fino al 1963, quando fu demolito a Tallinn, in Estonia.

Precedenti yachts imperiali[modifica | modifica wikitesto]

  • Alexandria
  • Livadia
  • Stella Polare (in russo: Полярная звезда?, traslitterato: Polyarnaya zvezda)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]