Stadio Armando Picchi

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Coordinate: 43°31′36″N 10°18′51″E / 43.52667, 10.31417

Armando Picchi
Ardenza
Informazioni
Ubicazione Piazzale Montello, 14
57128 Livorno (LI)
Tel. 0586/815062
bandiera Italia
Inizio costruzione 1933
Inaugurazione 1935
Chiusura {{{annochiusura}}}
Demolizione {{{annodemolizione}}}
Struttura Tribune parallele raccordate da corpi semicircolari
Copertura Tribuna Centrale
Pista d'atletica Presente
Costo
Ristrutturazione {{{ristrutturazione}}}
Costi di ricostruzione {{{costi di ricostruzione}}}
Superficie terreno Erba
Dimensioni del terreno 107 x 68 m
Superficie edificio {{{superficie edificio}}}
Superficie totale {{{superficie totale}}}
Proprietario Comune di Livorno
Progetto Raffaello Brizzi
Beneficiari
Calcio Livorno
Capacità
Posti a sedere 19.238 (14.752 per comp. UEFA)
Settore ospiti {{{ospiti}}}
Ranking UEFA

Lo Stadio "Armando Picchi" è il maggiore stadio di calcio della città di Livorno e ospita le partite casalinghe dell'Associazione Sportiva Livorno Calcio. La capienza totale è di 19.238 posti (la capienza scende a 14.752 posti nel caso di competizioni europee UEFA).

La struttura è facilmente raggiungibile sia dalla Variante Aurelia (uscita Livorno Sud e Livorno Montenero per i tifosi ospiti) sia dalla stazione ferroviaria di Livorno Centrale con la linee 1 o 8R di autobus urbani o da quella di Livorno Antignano proseguendo verso lo stadio sempre con la linea 1 di autobus.

Indice

[modifica] Storia

Nel settembre del 1932 la Società Sportiva Livorno bandisce un appalto concorso per la costruzione dello stadio cittadino: la zona viene individuata in un'area di espansione nei pressi dell'Accademia Navale, ai margini del quartiere Ardenza.

Alla fine del 1932 la commissione esaminatrice sceglie, tra i 13 progetti presentati, quello di Raffaello Brizzi e il 2 aprile dell'anno successivo, dopo che l'Amministrazione aveva provveduto alla rettifica e all'interramento del Rio Maggiore, vengono ufficialmente avviati i lavori.

Nell'autunno del 1933 il cantiere subisce una sosta, ma lo stadio viene comunque ufficialmente inaugurato incompleto ed intitolato ad Edda Ciano Mussolini. Nell'estate del 1934, grazie all'interessamento dell'Amministrazione Comunale che si assume l'onere della spesa di completamento, i lavori vengono ripresi e pochi mesi dopo conclusi. È la prima opera pubblica costruita in calcestruzzo armato a Livorno.

Dal 1990 l'impianto è intitolato all'indimenticato campione livornese Armando Picchi, capitano della Grande Inter, prematuramente scomparso nel 1971.

Dal 16 al 19 luglio 2008 lo stadio è stato sede del Main Stage (ossia del palco principale) dell'avvenimento "Italia Wave Love Festival", grande festival musicale e culturale che per la prima volta approda a Livorno dopo essersi tenuto per diversi anni ad Arezzo come "Arezzo Wave" e, nel 2007, a Sesto Fiorentino (FI). Sono stati ospitati diversi concerti con artisti di notevole importanza come Elio e le Storie Tese, Sud Sound System, Gnarls Barkley, The Chemical Brothers e tanti altri.

[modifica] Descrizione

Curva Nord

Lo stadio è situato all'estremità meridionale della città, nel quartiere di Ardenza, in un'area destinata in parte ad attrezzature sportive ed in parte a residenza. Lo stadio viene appunto comunemente denominato Ardenza. L'anello dello stadio sorge isolato al centro di un'ampia area asfaltata destinata a parcheggio, delimitata ad est da Via dei Pensieri, a sud dall'area dell'Ippodromo Federico Caprilli e ad ovest da un ampio piazzale che guarda verso la vicina Accademia Navale.

L'edificio è caratterizzato da una pianta ad anello e da una volumetria compatta a prevalente sviluppo orizzontale. L'impianto ripropone la distribuzione caratteristica della specifica tipologia architettonica, con i due corpi rettilinei e paralleli delle tribune e le due curve di raccordo, rimanendo tuttavia assai lontano per soluzioni formali e strutturali dai migliori esempi coevi in terra toscana, come lo Stadio Comunale di Firenze.

Dal fronte principale, corrispondente alla tribuna coperta, emerge il volume dell'ingresso d'onore dai toni moderatamente aulici: un volume aggettante, raccordato al corpo retrostante tramite due pareti curvilinee, contiene un'ampia superficie vetrata con pensilina, sotto la quale sono ricavati i cinque accessi all'atrio. Sul lato opposto dello stadio, in corrispondenza con la tribuna scoperta, un'apertura pentapartita su due livelli, con ai lati simmetricamente due corpi scala lievemente aggettanti, conduce direttamente all'anello del campo di gioco. Il resto dell'edificio è caratterizzato da una fascia basamentale ad intonaco, dove si inseriscono le aperture degli ingressi secondari e delle biglietterie (attualmente abbattute in parte per inserirci i tornelli di ingresso). Al di sopra aggettano le gradinate in calcestruzzo armato. In tutti i settori dello stadio (esclusa la tribuna) da qualche anno, per aumentare la capienza dei posti a sedere, sono state aggiunte delle tribunette in metallo alla base dell'impianto.

All'interno dello stadio, ventidue rampe di scale rettilinee conducono dall'anello distributivo perimetrale ai diversi settori delle gradinate: il corpo della tribuna d'onore si differenzia per la presenza della copertura, tettoia a sbalzo sostenuta da mensole in cemento armato. Oltre l'anello sono situati una pista di atletica, il campo di calcio ed altre attrezzature sportive. Al di sotto della tribuna d'onore è situata la maggior parte dei locali a servizio dell'impianto.

Vista della tribuna dell'Armando Picchi

[modifica] Architettura

Tra i giudizi critici rintracciati vi è quello risalente all'epoca della costruzione, nel quale, con i toni della retorica di regime, si sottolinea la bellezza "maschia" dell'impianto ed il linguaggio moderno ed al contempo pervaso di romana classicità. Ben meno lusinghiero è il giudizio espresso da Bortolotti, che invece lo definisce un'opera modesta, sebbene essa sia la prima grossa opera in calcestruzzo armato nella città, capace di provocare nella città uno choc simile a quello che le tribune laterali, le scale e la torre dello stadio di Pier Luigi Nervi produssero a Firenze.[1]

[modifica] Note

  1. ^ L. Bortolotti, Livorno dal 1748 al 1958, Firenze, 1970, p.357.

[modifica] Bibliografia

  • AA.VV, Fascismo e centri storici in Toscana, Firene 1985.
  • I. Bianchi, Lo stadio di Livorno, in "Liburni Civitas", 1935, 1.
  • L. Bortolotti, Livorno dal 1748 al 1958, Firenze 1970.

[modifica] Voci correlate

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