Stabilimento termale Acque della Salute

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Coordinate: 43°33′25.89″N 10°20′08.36″E / 43.557192°N 10.335656°E43.557192; 10.335656

Veduta del complesso

Lo stabilimento termale Acque della Salute, noto anche come Terme del Corallo, si trova a Livorno, tra via Orosi e piazza Dante, nei pressi della Stazione ferroviaria. È ciò che resta di un grande complesso termale, ridotto ormai in pessime condizioni di conservazione dopo decenni di abbandono.

Nei pressi delle Acque della Salute sorge l'ex Hotel Corallo, un tempo annesso alle stesse terme.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Padiglione centrale delle Acque della Salute
Loggia del parco

Montecatini a mare[modifica | modifica sorgente]

Lo stabilimento Acque della Salute fu costruito, a partire dal 1903, su progetto dell'ingegnere Angiolo Badaloni, autore anche del grande Mercato delle vettovaglie di Livorno. L'area prescelta era quella posta al termine del rettilineo del viale degli Acquedotti (oggi viale Carducci), in una fascia ancora non urbanizzata ad est della città.

Qui, presso l'antico podere del Pigna, nel 1854, era stata scoperta una polla d'acqua salata che, successivamente analizzata dai professori Giuseppe Orosi e Raffaele Garinei, fu ritenuta idonea alla cura delle malattie dell'apparato digerente. Nel 1856 alcuni cittadini si adoperarono affinché la sorgente fosse chiusa all'interno di un tempietto ottagonale per favorirne lo sfruttamento commerciale. Una iscrizione ricordava l'evento: "Scorrente per tramite occulto quest'acqua sorgiva bagnò per secoli inutilmente sotterra limo vile infecondo curiosità industre commise oggi alla scienza rilevarne i principii e l'uso benefico onde meritamente si noma acqua della salute ed ecco sopra la terra deserta non invano augurato all'utile pubblico un sorriso dell'arte". Il successo fu tanto che nei primi anni del Novecento la polla fu rilevata dalla società Acque della Salute, che decise di costruirvi intorno uno stabilimento vero e proprio.

Le terme furono completate rapidamente e inaugurate nel luglio del 1904; nello stesso anno fu aperta una linea tranviaria che dallo stabilimento conduceva fino al centro cittadino. In breve le Acque della Salute divennero uno dei principali centri di attrazione di Livorno, che all'epoca era ancora una delle capitali italiane del turismo balneare. Per quelle che raggiunsero persino l'appellativo di "Montecatini a mare", fu innalzato anche un lussuoso albergo, l'Hotel Corallo, dotato già all'epoca di ascensori elettrici.

L'attività delle Acque della Salute proseguì fino alla seconda guerra mondiale; nel dopoguerra i padiglioni dello stabilimento furono trasformati in un locale da ballo, mentre fu potenziata l'attività di imbottigliamento.

Il declino[modifica | modifica sorgente]

Nel 1968 un disastroso incendio danneggiò gravemente la parte monumentale del complesso, che, dal 1982, si trova all'ombra di uno squallido cavalcavia costruito sulla vicina linea ferroviaria.

Verso la fine del medesimo secolo furono avanzate alcune ipotesi di recupero, basate su un accordo tra Azienda Servizi Ambientali (ASA) e Coca-Cola, proprietaria dell'area dopo aver rilevato la STIB (Società Industrie Acque Minerali SpA)[1], a cui appartenevano le terme sin dagli anni sessanta. L'operazione si concretizzò nel versamento di una caparra di 385 milioni di Lire e la costituzione di una società, controllata da ASA, avente lo scopo di avviare il progetto di recupero (la Nuova Corallo Srl); tale progetto prevedeva comunque la costruzione di alcuni nuovi edifici nell'area prossima allo stabilimento.[2] Tuttavia, il piano non si concretizzò, complice anche il riassetto societario e la privatizzazione di ASA SpA.[3]

All'inizio del 2005 le Acque della Salute furono acquistate da un gruppo di imprenditori livornesi, che quindi presentarono un piano di trasformazione parziale dell'area in oggetto, con la costruzione di circa 120 appartamenti in luogo degli ex magazzini posti dietro il complesso.[4] L'accordo pubblico-privato prevedeva la cessione del parco e degli edifici monumentali al Comune di Livorno e un contributo, da parte della società proprietaria, di circa 300.000 Euro per l'intervento di messa in sicurezza e ripristino del parco.[5]

Ciò non migliorò le condizioni del monumento, degradato e offeso dal tempo e da ripetuti atti vandalici. Per questo motivo, nell'agosto 2007, le terme furono sigillate con l'avvio di un'azione giudiziaria da parte della magistratura[6], conclusasi con l'assoluzione in primo grado ed in appello degli imprenditori edili indagati per la rovina del monumento.[7] Quindi, nell'ottobre 2009 furono acquisite nel patrimonio comunale, primo passaggio per il concretizzarsi del contestato progetto previsto già nel 2007.[8] Nel corso del 2010 furono avviati i lavori per la costruzione delle palazzine sul retro dell'ex complesso termale, ancora in rovina, mentre nella prima metà del 2011 cominciarono le prime operazioni per la pulizia del parco e la messa in sicurezza della zona verde. Il parco situato sul retro dello stabilimento, tra i ruderi dello stesso e la nuova urbanizzazione, è stato riportato all'aspetto d'inizio Novecento e restituito alla cittadinanza con inaugurazione avvenuta il 2 giugno 2013.[9] Tuttavia, gli edifici dello stabilimento hanno continuato a giacere in gravi condizioni di fatiscenza e sono stati oggetto di ulteriori vandalismi.[10] Un parziale intervento di messa in sicurezza, relativo alla copertura del padiglione della distribuzione delle acque (il cosiddetto padiglione della Mescita), ha avuto inizio nell'aprile 2014.[11] Alcuni giorni dopo l'avvio dell'intervento, si è però verificato un incendio nel padiglione speculare, con gravi danni che hanno portato al parziale crollo del tetto.[12]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Padiglione che ospitava i laboratori medici

Il progetto di Badaloni si articola in tre edifici funzionalmente distinti, collegati tra loro da eleganti colonnati e disposti attorno ad un giardino aperto verso la strada: i padiglioni sono impreziositi da una elegante decorazione liberty e, dal punto di vista della tecnica costruttiva, dall'impiego di molti elementi in calcestruzzo armato secondo la tecnica Hennebique.

L'edificio a sinistra del corpo centrale accoglieva i laboratori medici e gli uffici della direzione; il padiglione destro, simile al precedente e caratterizzato da un'abside, era invece destinato alla distribuzione delle acque, alle quali venne dato il nome di Sovrana, Corallo, Corzia, Preziosa e Vittoria, così da distinguerne le proprietà terapeutiche. Entrambi i padiglioni presentano maioliche, realizzate dall'artista Ernesto Bellandi, inserite a lato delle arcate che definiscono gli ingressi ai due edifici. Il corpo centrale, ornato da un grande portico ad arcate a tutto sesto, ospitava, al piano seminterrato, i bagni per il trattamento termale, mentre, al piano superiore si trovava un grande salone delle feste, affiancato da alcune sale minori riservate ad attività ricreative e ad un ristorante.

Nel parco sorge un edificio sormontato da un loggiato ed un tempo destinato ad ospitare alcuni negozi; fu progettato dall'ingegner Adriano Unis, collaboratore di Badaloni.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Le Acque della Salute rappresentano una delle più significative architetture di Livorno, come dimostrano i numerosi studi realizzati in proposito.[13] L'opera risente notevolmente delle influenze liberty d'inizio Novecento, soprattutto in alcuni dettagli, primi tra tutti gli infissi lignei, intagliati secondo motivi squisitamente floreali. Tuttavia, l'apparato decorativo ed ornamentale è applicato ad un impianto ancora legato alla tradizione: ciò è evidente nella facciata del corpo principale, schermata da arcate a tutto sesto e sulla quale sono solo applicati fregi e altri elementi derivati da un ricco repertorio naturalistico.[14] Ancora classicheggiante è l'Hotel Corallo, il monolitico edificio inaugurato nel 1907 a lato dello stabilimento: anche in questo caso gli aspetti più vicini all'Art Nouveau sono da ricercare nelle finiture che adornano le numerose aperture dei prospetti.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il Tirreno, 7 maggio 1998.
  2. ^ "Speciale Terme del Corallo", in Il Tirreno, 10 giugno 2001.
  3. ^ Il Tirreno, 25 gennaio 2003.
  4. ^ Il Tirreno, 11 aprile 2007.
  5. ^ Il Tirreno, 7 novembre 2007.
  6. ^ Il Tirreno, 31 agosto 2007.
  7. ^ Il Tirreno, 6 giugno 2011.
  8. ^ Il Tirreno, 14 ottobre 2009. Tra gli oppositori al progetto si ricorda il critico Dario Matteoni.
  9. ^ Il Tirreno, Una festa per la riapertura del parco delle Terme del Corallo. URL consultato il 01-06-2013.
  10. ^ Il Tirreno, Terme del Corallo, nuovi raid vandalici. URL consultato il 13-01-2014.
  11. ^ Il Tirreno, Terme, restauro del Padiglione Mescita. URL consultato il 22-04-2014.
  12. ^ Il Tirreno, Rogo nella notte alle ex Terme del Corallo. URL consultato il 25-04-2014.
  13. ^ Tecnica e forma nella storia, Livorno 2001, p.25.
  14. ^ Si vedano ad esempio le considerazioni riportate da F. Cagianelli, D. Matteoni, Livorno, la costruzione di un'immagine. Tradizione e modernità nel Novecento, Cinisello Balsamo 2003, p.19.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • F. Cagianelli, D. Matteoni, Livorno, la costruzione di un'immagine. Tradizione e modernità nel Novecento, Cinisello Balsamo 2003.
  • S. Menicagli Di Batte, Fatti e Personaggi attorno alle Acque della Salute, ovvero Storia di Montecatini al Mare, Livorno 2000.
  • G. Piombanti, Guida storica ed artistica della città e dei dintorni di Livorno, Livorno 1903.
  • Tecnica e forma nella storia, Livorno 2001.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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