Stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco

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Stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco 2010

Lo stabilimento Alfa Romeo di Pomigliano d'Arco, comunemente noto come Alfasud di Pomigliano e ridenominato nel 2008 in stabilimento "Giambattista Vico"[1] in memoria del filosofo napoletano, è una fabbrica, situata sul territorio del comune di Pomigliano d'Arco, ed in parte in quello di Acerra, di proprietà del gruppo Fiat Auto.

Progettato nel 1968 dall'Alfa Romeo cominciò la produzione di autoveicoli nel 1972. A partire da novembre 2011 nello stabilimento viene prodotta unicamente la Fiat Panda. Nel 2012 lo stabilimento ha ottenuto la certificazione Silver nell'ambito della classificazione del World Class Manufacturing[2], Nel 2013, sempre il World Class Manufacturing ha riconosciuto allo stabilimento italiano la medaglia d'oro, con rispettiva certificazione[3]. Nel 2012 riceve l'Automotive Lean Production awards come miglior stabilimento d'Europa[4][5], premio riconosciutogli anche dalla WCM nel 2013.[6]. Lo stabilimento è anche stato visitato dai tecnici della Volkswagen per studiare le tecnologie e l'efficienza dello stabilimento.[7]. Nel dicembre 2013, dopo aver già ottenuto la medaglia oro qualche mese prima, lo stabilimento dove viene prodotta la Fiat Panda ha ottenuto il riconoscimento di livello "Gold" al WCM (World Class Manufacturing)[8]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il primo stabilimento[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1938 l'Istituto per la Ricostruzione Industriale incaricò l'Alfa Romeo di fondare nel Sud un Centro Industriale Aeronautico con abbinato un piccolo aeroporto. La scelta ricadde su Pomigliano d'Arco e grazie all'opera dell'ingegnere Ugo Gobbato si diede vita ad un Centro Aeronautico tecnologicamente all'avanguardia, in grado di produrre motori per l'epoca tecnologicamente evoluti. Per migliorare le condizioni di vita dei dipendenti, per i residenti in zona, fu realizzato ex novo un intero quartiere con circa cinquecento abitazioni ognuna delle quali disponeva di un piccolo giardino, mentre per i forestieri fu costruito un albergo di circa settecento posti. Lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, negli anni quaranta, raggiunse uno standard qualitativo ed un livello di avanzamento tecnologico tali da far annoverare il sito produttivo tra le migliori fabbriche del periodo[9].

Nel 1942 ebbe inizio la produzione della serie di motori Daimler-Benz, tra i più usati dalle società tedesche. Nel 1943 il complesso aeronautico venne ultimato con altri due centri d produzione, per "strutture complete" e "leghe leggere". La seconda guerra mondiale lasciò molti segni anche negli stabilimenti dell'Alfa Romeo, considerati molto importanti per l'approvvigionamento bellico[10]. A causa della sua importanza strategica, il 30 maggio 1943 lo stabilimento di Pomigliano subì un pesante bombardamento, che causò l'abbattimento di oltre il 70% della struttura, cagionando la chiusura del sito produttivo[11].

La ricostruzione[modifica | modifica wikitesto]

La produzione dei motori di aeroplani ricominciò soltanto nel 1952, quando venne completata la ricostruzione della città e dello stabilimento. È a partire da quegli anni che l’Alfa Romeo iniziò le sue accreditate associazioni con i più qualificati gruppi della motoristica aeronautica.

Nel frattempo Finmeccanica aveva fondato, in una parte del Centro Aeronautico, le "Officine di Costruzioni Aeronautiche e Ferroviarie Aerfer". Inizialmente vi si realizzarono veicoli ferroviari e autofilotranviari poi l'"Aerfer" operò anche per la produzione su commessa di parti di aviogetti da combattimento per l’aeronautica statunitense e della NATO. Proprio dall’esperienza di costruzione di queste parti, a partire dalla seconda metà degli anni cinquanta, lo stabilimento di Pomigliano cominciò ad essere sede dello sviluppo e della realizzazione di nuovi prototipi da caccia leggeri, i cui progetti erano stati sostenuti finanziariamente dagli USA.

Negli anni sessanta l’aeroporto di Pomigliano lasciò il posto alla tipica fabbrica fordista che si fonda su processi scientifici di divisione del lavoro, meccanizzati grazie alla divisione spinta del lavoro e alla meccanizzazione, sull'uso di manodopera non specializzata. Negli intenti dell'Alfa Romeo vi era l'idea di introdurre una vettura di fascia media che andasse maggiormente incontro alle esigenze degli italiani, ma per evitare una concorrenza con la Fiat che allora dominava il mercato e quindi andare incontro a ingenti perdite di denaro si scelse (invece di progettare una vettura completamente nuova da zero) di stingere un accordo con la Renault per produrre su licenza il modello R4 destinato al mercato italiano. Le scocche della vettura erano prodotte in Francia, a Pomigliano si effettuava solo l'assemblaggio e venivano rifiniti gli interni. La Renault 4 Alfa Romeo (questo il nome della vettura) venne prodotta dal fine 1961 per andare in vendita l'anno seguente; la produzione del modello cessò nel 1964 dopo circa 2 anni e mezzo. La R4 Alfa Romeo venne venduta dalla rete di vendita Renault italiana[12].

La nascita dell'Alfasud[modifica | modifica wikitesto]

A fine anni sessanta gli stabilimenti Alfa Romeo in Italia erano due: il primo costruito nel 1906 al Portello, quartiere periferico di Milano, il secondo era lo stabilimento Alfa Romeo di Arese inaugurato nel 1963 ad Arese, in provincia di Milano. Alla fine degli anni sessanta Giuseppe Luraghi decise il rifacimento dello stabilimento di Pomigliano d'Arco, che prevedeva la sua trasformazione da centro produttivo di motori aeronautici a stabilimento automobilistico a tutti gli effetti[13]. Il progetto di assemblare un modello di piccole dimensioni in Italia meridionale risaliva comunque agli anni cinquanta anche se, per varie vicissitudini, fu reso operativo solo negli anni settanta[14]. Uno dei motivi che spinse Luraghi a investire nel Sud Italia fu il tentativo di limitare l'emigrazione meridionale verso le fabbriche del Nord, portando quindi il lavoro nelle zone di origine del fenomeno[15]. In questo modo, secondo Luraghi, si sarebbe limitata la nascita di quei problemi sociali e di integrazione che scaturivano dal massiccio esodo di migranti verso le regioni settentrionali[15]. Nasceva così il progetto denominato "Alfasud".

Lo stabilimento per la fabbricazione di automobili fu realizzato in tempi rapidi. Nel 1967 iniziò, contemporaneamente, la progettazione dello stabilimento e del nuovo modello di auto (l'Alfasud), entrambe sotto la responsabilità tecnica dall'ingegnere Rudolf Hruska, uno dei più importanti tecnici della scena internazionale, già "braccio destro" di Ferdinand Porsche e consulente Fiat, Simca ed Abarth.

La gestione dell'operazione, capitanata da Hruska, fu resa completamente autonoma attraverso la creazione di Alfasud S.p.A., con sede a Pomigliano d'Arco, che operava, nel completamento dello stabilimento e nella progettazione del nuovo modello, in maniera formalmente indipendente dalla cosiddetta "Alfanord" di Arese.

Il 15 gennaio 1968, dopo decine di progetti proposti e discussi, venne presentato il piano generale per la realizzazione dello stabilimento Alfasud di Pomigliano d'Arco che prevedeva la costruzione dei nuovi impianti e l'inizio produttivo nel gennaio 1972.

L'Industria Napoletana Costruzione Autoveicoli Alfa Romeo - Alfasud S.p.A. nacque il 17 gennaio 1968 con azionisti Alfa Romeo (88%), Finmeccanica (10%) e IRI (2%). Per il progetto furono stanziati poco più di 300 miliardi di lire finanziati in gran parte dalla Cassa per il Mezzogiorno ed il Banco di Napoli.

La posa della prima pietra avvenne il 28 aprile 1968, alla presenza del presidente del consiglio Aldo Moro.

Nonostante numerosi ritardi, dovuti anche ai molti scioperi indetti dagli operai, Hruska riuscì a completare le opere e dare inizio alla produzione, con soli tre mesi di ritardo, nell'aprile 1972.

La prima vettura che venne prodotta a Pomigliano d'Arco fu l'Alfasud, cioè un modello medio-piccolo che segnò l'esordio della casa del Biscione in questo segmento e che venne assemblata a partire dal 1972[16][17]. Questa e stata la prima auto dell'Alfa Romeo a trazione anteriore, infatti fino ad allora le vetture prodotte dalla casa erano tutte a trazione posteriore. Il modello dell'Alfasud venne presentato nel 1971 al salone dell'automobile di Torino ed entrò in produzione l'anno seguente. Si trattava di una berlina a due volumi con coda fastback e quattro porte (il portellone posteriore arrivò solo nel 1982[18]). La commercializzazione delle prime serie diede enormi frutti infatti le vendite in quegli anni ammontarono a circa settantamila veicoli.

Gli anni '80[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1982 l'Alfasud S.p.A. cambiò nome in "I.N.C.A. Investimenti" mentre nel 1984 esce di produzione l'Alfasud nelle versioni berlina e giardinetta dopo 893.719 esemplari[19] (la versione coupé Sprint resterà in produzione fino al 1989).

Il modello venne sostituito l'anno prima dall'Alfa Romeo 33, una berlinetta 5 porte che venne disegnata da Ermanno Cressoni[20] e che si rivelò innovativa per l'epoca. Dalla vecchia Alfasud la nuova 33 ereditava alcuni organi meccanici come i motori boxer, l'impostazione della pedaliera e il pianale di base che era stato aggiornato mentre l'impostazione della vettura era del tutto inedita e comportò investimenti consistenti per riaggiornare le linee produttive dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Proprio con la 33 vengono automatizzati i processi produttivi con l'introduzione dei nuovi robot[21] Proposta inizialmente solo in versione berlinetta 5 porte, nel 1984 si aggiunse la versione station wagon ribattezzata 33 Giardinetta (e successivamente 33 Sportwagon).

Sempre nel 1983 iniziò anche la produzione di alcuni organi meccanici della Arna[22], la vettura di casa Alfa Romeo di fascia medio bassa progettata grazie all'accordo con la Nissan e prodotta nello stabilimento di Pratola Serra in provincia di Avellino. Siccome parte della meccanica dell'Arna era la medesima dell'Alfasud alcuni componenti venivano prodotti nello stabilimento napoletano e spediti in quello di Pratola Serra per essere assemblati.

Nel 1986 la Finmeccanica fu costretta a vendere le quote Alfa Romeo a Fiat per motivi finanziari e pertanto lo stabilimento entrò a far parte del Gruppo Fiat[23].

Con la nuova gestione, in seguito alla fusione tra Lancia ed Alfa Romeo, lo stabilimento fu rinominato "Stabilimento Alfa-Lancia di Pomigliano d'Arco"; di conseguenza venne avviato un piano di occupazione per lo stabilimento di Pomigliano d'Arco che vide l'inizio della produzione della Autobianchi Y10 nel 1987[24] (marchio in seguito assorbito dalla Lancia).

Nel 1989 esce di produzione l’Alfasud Sprint (chiamata semplicemente Sprint dopo l’uscita di scena delle versioni berlina e Giardinetta) dopo 121.184 esemplari prodotti e la Fiat per garantire occupazione introduce la produzione della Fiat Tipo. La Tipo però veniva già prodotta nello stabilimento di Cassino, infatti a Pomigliano venivano assemblati gran parti dei componenti e lamierati della vettura prodotti in origine a Cassino; per questo motivo la produzione cessò nel 1990 dopo nemmeno un anno, perché questa scelta si rivelò economicamente svantaggiosa (a Cassino si svolgeva la produzione completa del modello).

Dagli anni '90 alla fine 2010[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni 90 vedono un piano di ristrutturazione e di investimenti per lo stabilimento di Pomigliano: vengono allestite le nuove linee di produzione basate sulla piattaforma Tipo sulla quale verranno prodotte l’erede dell’Alfa Romeo 75 e le nuove compatte del biscione sostitute della 33. Nel 1992 parte la produzione dell’Alfa Romeo 155, la nuova berlina a trazione anteriore realizzata sotto l’era della Fiat; questo modello però non raccoglie i favori del pubblico a causa della meccanica poco conforme agli standard di casa Alfa Romeo (niente più trazione posteriore per diminuire i costi di produzione) e per una linea non accattivante e troppo imparentata con la Tipo.

Nel 1993 viene assegnato a Pomigliano un nuovo modello della galassia Fiat: la Lancia Delta di seconda generazione. Basata anch’essa sul pianale Fiat Tipo, la nuova vettura viene prodotta sia con carrozzeria hatchback 5 porte che 3 porte stile coupé denominata HPE (High Performance Estate).

Accanto alla linea della Delta partono anche i lavori per allestire la linea produttiva dedicata alle nuove vetture medie del biscione: la 145 e la 146 entrambe destinate a sostituire l’ormai anziana Alfa 33. La 145 è una due volumi sportiva che raccoglie l’eredità dell’Alfasud Sprint mentre la 146 è una 5 porte diretta sostituta della 33 berlina. Anche le 145 e 146 condividono la piattaforma Tipo della Delta e 155. La produzione parte tra il 1994 e il 1995.

Nel 1995 esce di produzione dopo 12 anni di carriera l’Alfa 33 prodotta in 989.324 esemplari di cui 866.958 berline e 122.366 station wagon. Sempre nel 1995 esce di produzione anche la best seller Autobianchi Y10. L’uscita di scena di queste due vetture determina un aumento della produzione delle nuove vetture medie del gruppo Fiat.

Con l'entrata a pieno regime della produzione delle medie del gruppo Fiat, l'Alfa Romeo 155 inizia ad accusare l'età e le già basse vendite calano fortemente; nel 1997 si decise di interrompere la produzione della vettura dopo soli 191.949 esemplari prodotti (fu una delle berline di minor successo della casa milanese). L'erede fu l'Alfa Romeo 156, innovativa nei contenuti tanto da ricevere il premio Auto del'Anno 1998. La produzione della 156 parte nella fine del 1997 nella carrozzeria berlina, in seguito al successo ottenuto viene introdotta anche la variante station wagon (chiamata Alfa Romeo 156 Sportwagon) nel 2000.

In seguito alla ristrutturazione aziendale del 2007 il Gruppo Fiat è divenuto Fiat Group Automobiles S.p.A. e l'Alfa-Lancia si è tramutata in Alfa Romeo Automobiles S.p.A. In seguito a ciò, nel 2008, lo stabilimento è stato rinominato "Fiat Group Automobiles - Stabilimento Giambattista Vico".

Il 19 luglio del 2010 Fiat cede la proprietà dello stabilimento ed i relativi rapporti contrattuali dei lavoratori alla controllata Fabbrica Italia Pomigliano. L'ultima vettura Alfa Romeo prodotta a Pomigliano è stata la 159, il cui assemblaggio si è protratto fino al 2011[25]. A partire dal dicembre dello stesso anno, nello stabilimento è iniziato l'assemblaggio della nuova Fiat Panda[26].

Il 1 marzo del 2013 la proprietà dello stabilimento torna a Fiat Group Automobiles.

Il 28 giugno del 2013 lo stabilimento è insignito della Medaglia d'oro nel World Class Manufacturing, metodo di qualifica dei processi delle organizzazioni manifatturiere basato sull'integrazione delle filosofie produttive del Lean Manufacturing, del Total Productive Maintenance e del Total Quality Management[27].

Elenco auto prodotte fino ad oggi[modifica | modifica wikitesto]

Foto Marca Modello Inizio produzione Fine produzione Esemplari prodotti
Alfasud orange.jpg Alfa Romeo Alfasud (prima serie) 1972 1980 642.528
MHV Alfa-Romeo Alfasud Giardiniera 02.jpg Alfa Romeo Alfasud Giardinetta 1975 1980 5.097
Alfasud Coupe Bianca.JPG Alfa Romeo Alfasud sprint 1976 1989 121.184
Alfasud.jpg Alfa Romeo Alfasud (seconda serie) 1980 1984 203.904
Trentatre 1986.jpg Alfa Romeo 33 1983 1995 866.958
Alfa Romeo 33 Break.jpg Alfa Romeo 33 Giardinetta 1984 1995 122.366
Autobianchi Y10 Roma.jpg Autobianchi Y10 1987 1995
Fiat Tipo.jpg Fiat Tipo 1989 1990
Lancia Delta HF Second series.jpg Lancia Delta 1993 1999 138.980
Alfa Romeo 155 front 20070321.jpg Alfa Romeo 155 1992 1997 191.949
Alfa Romeo 145 001.JPG Alfa Romeo 145 1994 2000 221.037
1995 Alfa Romeo 146.JPG Alfa Romeo 146 1995 2000 233.295
2002-2003 Alfa Romeo 156 JTS Selespeed sedan 01.jpg Alfa Romeo 156 1997 2005 680.000[28]
Alfa Romeo 156 Sportwagon rear 20080708.jpg Alfa Romeo 156 Sportwagon 2000 2007
Alfa 147 Wikipedia.jpg Alfa Romeo 147 2000 2010
Alfa Romeo GT black vl.jpg Alfa Romeo GT 2003 2010 80.832
159 alfa.jpg Alfa Romeo 159 2005 2011
Alfa Romeo 159 SW rear 20080620.jpg Alfa Romeo 159 Sportwagon 2006 2011
Fiat Panda (2011) front quarter.jpg Fiat Panda 2011

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Autostrade[modifica | modifica wikitesto]

  • Autostrada A16 Italia.svg Napoli-Canosa autostrada dei due mari - Inaugurata nel 1969 vi si trova uno svincolo dedicato alla città di Pomigliano d'Arco e quindi, attraverso una rampa di collegamento, direttamente allo stabilimento Fiat "Giambattista Vico".

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diramazione Pomigliano d'Arco-Acerra.

Nella metà degli anni ottanta venne creata una linea della Circumvesuviana che si diramava da Pomigliano, sulla linea Napoli-Nola-Baiano, e conduceva allo stabilimento. Tale linea contava 2 stazioni, Alfa Sud 2 ed Alfa Sud 4; quest'ultima capolinea fino al 2006, anno in cui il tracciato venne prolungato fino ad Acerra. Le due stazioni furono rinominate successivamente in Alfa Lancia 2 ed Alfa Lancia 4.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Fatto più unico che raro, nella storia delle opere pubbliche italiane, la spesa complessiva per la realizzazione dello stabilimento risultò inferiore di 25 miliardi di lire, rispetto ai 300 miliardi stanziati[29].
  • Dal 1910 nel logo della casa automobilistica è stata presente la scritta Milano, eliminata nel 1972 in seguito all'apertura dello stabilimento di Pomigliano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Notizia della nuova denominazione
  2. ^ Fiat: Pomigliano ottiene certificazione WCM Silver
  3. ^ Pomigliano medaglia d'oro produzione. URL consultato il 1º luglio 2013.
  4. ^ la miglior fabbrica d'europa Pomigliano d'Arco. URL consultato il 1º luglio 2013.
  5. ^ Fiat: pioggia di medaglie dai wcm. URL consultato il 1º luglio 2013.
  6. ^ visita a sorpresa di Haijme Yamashina a Pomigliano. URL consultato il 1º luglio 2013.
  7. ^ Fiat: bis di successi per gli stabilimenti produttivi. URL consultato il 2 agosto 2013.
  8. ^ Pomigiano d'Arco certificazione Oro al WCM. URL consultato il 4 dicembre 2013.
  9. ^ Tabucchi, 2010, op. cit., pag. 110
  10. ^ Sannia, 2010, op. cit., pag. 42.
  11. ^ Tabucchi, 2010, op. cit., pag. 114.
  12. ^ La Renault di Pomigliano
  13. ^ Sannia, 2010, op. cit., pagg. 104-107.
  14. ^ Tabucchi, 2010, op. cit., pag. 218.
  15. ^ a b Sannia, 2010, op. cit., pag. 107.
  16. ^ Sannia, 2010, op. cit., pag. 104.
  17. ^ Storia dell'Alfa Romeo Alfasud
  18. ^ Caratteristiche dell'Alfasud
  19. ^ Produzione Aldasud
  20. ^ Alfa Romeo 33 storia
  21. ^ I Robot per gli stabilimenti Alfa Romeo
  22. ^ Storia dell'Alfa Romeo Arna
  23. ^ Processi produttivi Fiat a Pomigliano
  24. ^ Breve storia di Pomigliano
  25. ^ L'Alfa Romeo 159 ha le ore contate, alvolante.it. URL consultato il 25 settembre 2013.
  26. ^ La Fiat riparte da Pomigliano. In Panda, gqitalia.it. URL consultato il 25 settembre 2013.
  27. ^ La Stampa - Fiat: A stabilimento Pomigliano medaglia d'oro per metodo W.C.M.
  28. ^ Comprensivo di modelli berlina, Sportwagon e Crosswagon
  29. ^ [1] Conferenza di Rudolf Hruska e Giuseppe Luraghi Milano, 13 giugno 1991

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]