St. Paul's Survives

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(EN)
« War's greatest picture: St. Paul's stands unharmed in the midst of the burning City »
(IT)
« La più grande immagine di guerra: St. Paul's rimane illesa nel mezzo della City in fiamme. »
(Daily Mail, 30 dicembre 1940[1][2])

St. Paul's Survives (letteralmente San Paolo sopravvive) è una celebre fotografia scattata da Herbert Mason la notte del 29 dicembre 1940, durante la battaglia d'Inghilterra, che raffigura la cattedrale di San Paolo circondata dal fumo degli edifici circostanti in fiamme.

L'immagine venne percepita come un messaggio positivo della resistenza del popolo londinese e divenne nota in tutto il mondo; la cattedrale quindi diventò un simbolo della ribellione degli abitanti di Londra e della loro determinazione nel proseguire la guerra contro la Germania nazista.[3]

Il Blitz su Londra[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi The Blitz.
La prima pagina del Daily Mail il 31 dicembre 1940; la fotografia è stata citata come la «più grande immagine di guerra».

Il Blitz (o battaglia d'Inghilterra), dal tedesco fulmine, è stata la campagna aerea condotta sul Regno Unito e sull'Irlanda settentrionale dal 7 settembre 1940 al 10 maggio 1941.[4] La città di Londra, insieme ai villaggi limitrofi, fu ripetutamente attaccata dalla Luftwaffe per 57 notti consecutive;[5] si calcola che vi siano stati circa 40.000 vittime[6] e 46.000 feriti.[7]

Una celebre frase pronunciata da Winston Churchill descrive il clima di quel tempo:[8]

(EN)
« The Battle of France is over. I expect that the Battle of Britain is about to begin ... »
(IT)
« La battaglia di Francia è ormai finita. Suppongo che quella d'Inghilterra stia per iniziare ... »

Il secondo grande incendio di Londra[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra il 29 e 30 dicembre 1940 ebbe luogo nei cieli di Londra una delle più violente incursioni aeree del conflitto, che prese il nome di secondo grande incendio di Londra. Durante quest'ultimo vennero sganciate più di 100.000 bombe sul centro città e sulle zone residenziali, come Islington o Putney.[3][9]

Per proteggersi dai bombardamenti aerei nemici la popolazione londinese adibì a rifugio antiaereo le stazioni della metropolitana di Londra (come lo scalo di Aldwych, oggi chiuso); si calcola che nelle fermate della Tube di Londra quel giorno dormirono più di 140.000 persone.[3]

Quel giorno, comunque, più di 1.500 incendi dominavano la città, provocando una temperatura superiore a 1.000 °C; i muretti in pietra venivano sbriciolati, le travi di ferro venivano contorte e il vetro si scioglieva, mentre il manto stradale andava in fiamme.[10]

Mentre le truppe naziste osservavano la scena dalle coste francesi, 100 miglia (160 934 m) lontane dal Regno Unito,[10] un giornalista americano commentò che durante quel giorno «ebbe inizio il secondo grande incendio londinese».[10][11]

Il salvataggio di St. Paul's[modifica | modifica wikitesto]

Il panorama di Londra che si osservava dalla cattedrale il 3 gennaio 1941, cinque giorni dopo il raid aereo; gli edifici e le strade sono completamente distrutti.

Il 29 dicembre 1940 il primo ministro britannico Winston Churchill mandò una comunicazione ai pompieri londinesi dove esplicitò il loro obbligo di salvare la cattedrale di St. Paul's, da Churchill citata come il «capolavoro di Christopher Wren», per salvaguardare il patrimonio artistico della chiesa e per alzare il morale del popolo inglese.[12][13]

Vi era tuttavia un problema: l'acqua infatti scarseggiava ed era impossibile ricavarla né dalla rete idrica (che venne bombardata) né dal Tamigi, che a causa della bassa marea si stazionò a una quota inusualmente bassa.[13]

Venne quindi istituita la St. Paul's Watch, un'unità composta da numerosi vigili del fuoco che aveva il compito di salvaguardare la cattedrale dalle bombe naziste.[14][15]

Fu grazie a loro che l'edificio si salvò da una bomba incendiaria: quest'ultima, dopo essersi depositata sul tetto della cattedrale, rotolò precipitando nella Stone Gallery (all'interno della chiesa) per poi essere spenta dai pompieri della St. Paul's Watch che utilizzarono un sacchetto di sabbia.[13]

La fotografia[modifica | modifica wikitesto]

La strada che conduce alla cattedrale la mattina dopo il raid aereo.

Nel frattempo il fotografo britannico Herbert Mason osservava la Londra bombardata dal tetto del suo ufficio a Carmelite Street. Sulla sommità della Northcliffe House (questo era il nome dell'edificio) Mason ebbe l'idea di fotografare la cattedrale di St. Paul's avvolta dal fumo e quindi prese il suo apparecchio fotografico.[16]

Mason si trovò tuttavia in difficoltà poiché il bagliore e i fumi emanati dagli edifici in fiamme nascondevano la sagoma della cattedrale; quest'ultima venne resa visibile solo grazie a un vento che spazzò via tutta la foschia. Mason quindi fotografò la chiesa.[16]

Il fotografo britannico così commentò qualche anno più tardi:[17][18]

(EN)
« Through the smoke you could see the fires ­increasing and, as the evening wore on, an artificial wind sprang through the heat. It parted the clouds, the buildings in the ­foreground collapsed.

And there ­revealed in all its majesty, was St Paul’s, a hauntingly beautiful picture which no artist could recapture. »

(IT)
« Attraverso il fumo era possibile vedere i fuochi in aumento e, con l'avanzare della sera, un vento balzò attraversando il calore. La brezza separò le nuvole di fumo; gli edifici sullo sfondo crollarono.

E lì si ergeva in tutta la sua maestà la cattedrale di St. Paul's, un'immagine di spettrale bellezza che nessun artista poteva ricreare. »

Newgate nel 1959, quattordici anni dopo il conflitto. Mentre la chiesa si erge incolume, gran parte della zona è da ricostruire.

Aggiunse poi:[19]

(EN)
« I focused at intervals as the great dome loomed up through the smoke. Glares of many fires and sweeping clouds of smoke kept hiding the shape. Then a wind sprang up. Suddenly, the shining cross, dome and towers stood out like a symbol in the inferno. The scene was unbelievable. In that moment or two I released my shutter. »
(IT)
« Mi sono concentrato ad intervalli. La cupola si profilava attraverso il fumo; il bagliore di molti incendi e le nuvole di foschia nascondevano la sua sagoma. Poi soffiò un vento. Improvvisamente, la Croce splendente, la cattedrale e le torri si ergevano come un simbolo presente nell'inferno: la scena era incredibile. In quel momento scattai la foto. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) War's greatest picture: St. Paul's stands unharmed in the midst of the burning City, Daily Mail, 30 dicembre 1940, p. principale.
  2. ^ Süß.
  3. ^ a b c London in the Blitz: A Christmas under fire, BBC, 23 dicembre 2010. URL consultato il 23 dicembre 2010.
  4. ^ Stansky, p. 3.
  5. ^ (EN) Bruce Robinson, The Blitz, BBC History, 30 marzo 2011. URL consultato il 30 marzo 2011.
  6. ^ Richard, p. 217.
  7. ^ Dear, p. 109.
  8. ^ Gollin, p. 1; Bungay, p. 20; Donnelly, p. 8.
  9. ^ Miss Gibson, The Second Great Fire of London 1941, BBC, 1941. URL consultato il 20 settembre 2005.
  10. ^ a b c (EN) Second great fire of London: Christmas 1940, the blitz of St Paul's Cathedral, Mirror, 19 dicembre 2010. URL consultato il 19 dicembre 2010.
  11. ^ Evanier, p. 198.
  12. ^ Kemper, p. 3.
  13. ^ a b c How St Paul's Cathedral survived the Blitz, BBC, 29 dicembre 2010. URL consultato il 29 dicembre 2010.
  14. ^ Silverberg, p. 174.
  15. ^ Willis, p. 42.
  16. ^ a b (EN) Max Hastings, Censored for days, this picture was finally published in the Mail. Now, 70 years on, Max Hastings reveals the dramatic story behind the iconic image of the Blitz, Mail Online, 31 dicembre 2010. URL consultato il 31 dicembre 2010.
  17. ^ Overy, p. 159.
  18. ^ Fitzgibbon, p. 210-211.
  19. ^ Smith, p. 82.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Alfred Gollin, No Longer an Island: Britain and the Wright Brothers, 1902-1909, Stanford University Press, 1984, ISBN 0-8047-1265-4.
  • (EN) Connie Willis, Fire watch, Bluejay Books, 1985, ISBN non esistente.
  • (EN) Constantine Fitzgibbon, The Winter of the Bombs the Story of the Blitz of London, BiblioBazaar, 2011, ISBN 1-179-69673-5.
  • (EN) David Evanier, All the Things You Are: The Life of Tony Bennett, John Wiley & Sons, 5 luglio 2011, ISBN 1-118-03356-6.
  • (EN) Denis Richard, Royal Air Force 1939–1945, vol. 1, Londra, 1953, ISBN non esistente.
  • (DE) Dietmar Süß, Tod aus der Luft: Kriegsgesellschaft und Luftkrieg in Deutschland und England, Siedler Verlag, 31 gennaio 2012, ISBN 3-641-05928-3.
  • (EN) I. C. B. Dear, M. R. D. Foot, Oxford Companion to World War II, Oxford University Press, 22 settembre 2005, ISBN 0-19-280670-X.
  • (EN) Larry Donnelly, The Other Few: The Contribution Made by Bomber and Coastal Aircrew to the Winning of the Battle of Britain, Red Kite/Air Research, 2004, ISBN 0-9546201-2-7.
  • (EN) Malcolm Smith, Britain and 1940: history, myth, and popular memory, Routledge, 2000, ISBN 978-0-415-01050-4.
  • (EN) Peter Stansky, The First Day of the Blitz, New Haven, Yale University Press, 2007, ISBN 978-0-300-12556-6.
  • (EN) R. Crosby Kemper (a cura di), Winston Churchill: Resolution, Defiance, Magnanimity, Good Will, Winston Churchill: Resolution, Defiance, Magnanimity, Good Will, 1996, ISBN 0-8262-1036-8.
  • (EN) Richard Overy, Claudia Baldoli; Andrew Knapp, Bombing, States and Peoples in Western Europe 1940-1945, Continuum International Publishing Group, 1º settembre 2011, ISBN 1-4411-8568-2.
  • (EN) Robert Silverberg, Martin Harry Greenberg, The Fantasy hall of fame, Pennsylvania State University, 1983, ISBN 0-87795-521-2.
  • (EN) Stephen Bungay, The Most Dangerous Enemy: An Illustrated History of the Battle of Britain, MBI Publishing Company, 4 luglio 2010, ISBN 978-0-7603-3936-7.