Spedizioni pisano-genovesi per la Sardegna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carta politica della Sardegna intorno al 1015–16

Le spedizioni pisano-genovesi per la Sardegna ebbero luogo durante il XI secolo (1015, ed ancora nel 1016) quando le forze della Taifa di Denia, nella parte orientale della Spagna musulmana, attaccarono la Sardegna, e tentarono di stabilire il controllo su di essa. Sia la Repubblica di Pisa che quella di Genova respinsero gli invasori arabi, preservando la Sardegna come parte della cristianità. Queste spedizioni pisano-genovesi in Sardegna, furono approvate e sostenute dal Papato, rendendole di fatto precursori delle Crociate, che iniziarono ottant'anni dopo.[1]

In seguito i vincitori si combatterono l'un l'altro, con la vittoria finale dei pisani, che ottennero il controllo dell'isola, a spese degli eterni rivali. Per questo motivo, le fonti primarie cristiane di queste spedizioni, sono quelle pisane, che celebrarono la loro doppia vittoria, sui musulmani e dui genovesi, con un'iscrizione sulla mura di Piazza dei Miracoli.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Probabilmente Denia, durante il Califfato di Cordova nel X secolo, ospitava una flotta; il suo porto era "molto buono ed antico"[2]. Secondo Idrisi, come riportato da al-Himyarī, i suoi cantieri erano vitali per la flotta, la stessa che probabilmente fu utilizzata per attaccare la Sardegna.

Nel 940/41 il Califfato firmò dei trattati con il Ducato di Amalfi, la Contea di Barcellona, il Ducato di Narbona e Sardegna, promettendo un salvacondotto da quelle aree, fino ad allora vessate dai pirati che avevano base a Frassineto, le isole Baleari[3], fino ai porti orientali della Spagna, inclusa Denia e la più famosa Pechina. Esiste notizia di un'ambasceria dalla Sardegna a Cordova negli anni immediatamente successivi[4],ma dal 943 al mille non ci sono altre notizie di attacchi musulmani a porti cristiani nel Mediterraneo occidentale[5]. Nella prima parte del nono secolo, la flotta dell'impero Carolingio, era presente sia a Genova che a Pisa[6]. Le città italiane inviarono navi per proteggere la Sardegna da una flotta musulmana nel l'829[7], ma probabilmente du una flotta musulmana, che operava lontano dalla Sardegna, ad attaccare Roma nell'841[8]. Il periodo tra le fine del X secolo e l'inizio dell'XI corrispose con un notevole incremento demografico della popolazione di Pisa e con la sua espansione grografica: le sue mura e fortificazioni raddoppiarono e crebbe il circondario. Iniziarono le dispute territoriali, spesso violente, con Lucca, e le sue necessità crebbero di conseguenza. Anche Genova, che disponeva di ancor meno territori per sostenere i propri cittadini e la propria flotta, era alla ricerca di nuovi mercati[9][10]. Gli Annales pisani antiquissimi, gli annali civili di Pisa compilati da Bernardo Maragone, registrano solo pochi eventi del 10 secolo, e tutti hanno a che fare con combattimenti.

La taifa di Denia nel periodo di massima espansione.

Nel 970 "i pisani erano in Calabria", probabilmente per combattere gli occupanti muslmani per assicurarsi un passaggio sicuro attraverso lo stretto di Messina, che separavano la Sicilia, occupata dai musulmani, dal resto della penisola[11]. Gli Annalas registrano anche un attacco navale dei musulmani a Pisa nel 1004 e una vittoria di Pisa sui musulmani di Reggio Calabria nel 1005[12].L'attacco musulmano del 1004 potrebbe aver avuto origine dalla Spagna, o potrebbe essere stato un attacco piratesco. La risposta pisana potrebbe essere stata una ritorsione, o un tentativo di eliminare una base di pirati da Reggio[13].

Nel 1006 un'ambasciata dell'imperatore bizantino Basilio II Bulgaroctono alla corte del califfo Hisham II ibn al-Hakam rilasciò alcuni soldati andalusi, catturati al largo delle coste della Corsica e della Sardegna[14].

Insieme alla Sicilia, Sardegna e Corsica componevano la rotta delle isole, che dalle città del nord Italia conduceva al nord Africa e al Mediterraneo orientale. Senza il controllo delle isole, l'espansione delle imprese mercantili pisane e genovesi sarebbe stata gravemente ostacolata[15]. L'incremento del commercio pisano e genovese, in connessione con un aumento dell'attività militare, particolarmente contro i nemici della Chiesa, negli stessi anni trova un parallelo contemporaneo dall'altra parte d'Italia, nella fiorente Repubblica di Venezia[16][17].

Nel 1011 gli annali pisani registrano che una "flotta di Spagna" è venuta per distruggere la città, il che suggerisce che l'aggressione sia stata pianificata ed organizzata e non si tratti di un semplice attacco pirata. Molto probabilmente questa flotta proveniva da Denia, allora governata da Mujahid al-'Amiri (Mogehid). Secondo la cronaca di Ibn Idhari, Mujahid ha ricevuto Denia dallo hajib di Cordova, Almanzor, morto nel 1002. Le cronache di Idhārī Ibn no chiariscono se Mujahid abbai conquistato le Baleari dalla sua base a Denia, o se abbia preso il controllo di Denia da una base nelle Baleari[18]. Forse una enclave musulmana era stata costituita dal predecessore Mujahid come sovrano delle Baleari, intorno al 1000. Papa Giovanni VIII, in quanto la Sardegna si trova direttamente davanti da Roma, esortò i potentati cristiani laici ad espellere i musulmani dall'isola già nel 1004[19].

Spedizioni[modifica | modifica wikitesto]

Prime spedizioni[modifica | modifica wikitesto]

Mujahid probabilmente fu motivato a conquistare la Sardegna, al fine di legittimare il suo potere a Denia e sulle isole Baleari. Una guerra civile (fitna) era scoppiata tra diverse taife, dopo 1009 nel califfato di Cordova, ormai in declino. Come schiavo liberato, Mujahid ritenne necessario legittimare la sua posizione, con la nomina di un califfo burattino, 'Abd Allah ibn' Ubayd Allah ibn al-Walid Mu'iṭī, nel 1013. Probabilmente intravide l'opportunità di consolidare la propria autorità grazie ad una guerra santa (jihad), un espediente che era stato effettivamente utilizzato dall'uomo che aveva nominato Mujahid al governo Denia, ovvero al-Mansur.[20] La conquista della Sardegna fu quindi intrapresa in il nome di al-Mu'iṭī, e lo storico ilsamico Ibn al-Khatib lodò Mujahid.[21]. Una scuola di giurisprudenza islamica, rappresentata ai tempi di Mujahid da al-Mawardi, riconosceva gli "emiri di conquista ", come Mujahid, in coloro che ottenvano il diritto di governare le terre conquistato in nome dell'Islam[22].

Nel 1015 Mujahid arrivò in Sardegna con 120 navi, un numero elevato di navi che conferma come la spedizione non fosse stata progettato semplicemente per le razziare[23] [19] Il XII secolo pisano Liber maiolichinus, una cronaca della spedizione alle isole Baleari del 1113-1115, riporta che Mujahid controllava tutta la pianura costiera sarda[24]. Nelle cronache pisane del tempo la spedizione in Sardegna del 1015 è descritta laconicamente: "Pisani e Genovesi fecero guerra a Mujahid in Sardegna, e lo sconfissero per grazia di Dio."[25] e "i Pisani e Genovesi difesero la Sardegna".[26]. Gli annali che coprono il periodo dal 1005 al 1016 sono riportati nel seguito. La datazione della spedizione del 1015 si basa sul Calendario pisano, sulla base del quale la seconda spedizione di Mujāhid, viene datata al 1017[27].

1005 Fuit capta Pisa a Saracenis. Pisa fu presa dai Saraceni.
1006 Fecerunt Pisani bellum cum Saracenis ad Regium, et gratia Dei vicerunt illos in die Sancti Sixti. I Pisani fecero guerra contro i Saraceni di Reggio Reggio (Calabria) e, per grazia dal Signore, vinsero nel giorno di San Sesto (6 agosto)].
1012 Stolus de Ispania venit Pisas, et destruxit eam. Una spedizone dalla Spagna raggiunse Pisa e la distrusse.
1016 Fecerunt Pisani et Ianuenses bellum cum Mugieto in Sardineam, et gratia Dei vicerunt illum. I pisani e i genovesi fecero guerra a Musetto in Sardegna e, per grazia dal Signore, lo scongfissero.

Il racconto del Liber maiolichinus è più dettagliato, anche se esclude i genovesi, e quindi probabilmente si riferisce alla spedizione 1015[28]. Viene annotato che anche i nobili pisani, di propria volontà, preserò a turno posto ai remi delle galere[29]. Sono descritti come leoni affamati che rincorrono le loro prede[30]. Mujahid fuggì all'avvicinarsi degli italiani, secondo il Liber, che non fa menzione di un effettivo scontro militare nel 1015[31].

Seconda spedizione musulmana (1016)[modifica | modifica wikitesto]

Mujahid tornò in Sardegna nel 1016, con l'intenzione di una conquista più completa dell'isola. A tal fine, portò con sé un migliaio di cavalli dalle isole Baleari. Su queste isole, che erano famosi per i loro cavalli e muli, Mujahid aveva riformato il sistema fiscale e aveva posto le stalle al servizio del governo, in preparazione della sua spedizione. Arrivò al largo della Sardegna con una flotta di grandi dimensioni e con una forza da sbarco in grado di ottenere una rapida conquista. Il locale governatore, Salusio, il giudice del Giudicato di Cagliari, rimase ucciso nei combattimenti e la resistenza organizzata venne meno[32]. Le sue truppe potrebbero essersi incontrate con dei presidi, rimasti sull'isola dopo la spedizione fallita di 1015. Riuscì anche a stabilire una testa di ponte a Luni, sulla costa tra Genova e Pisa, secondo quanto riportato da Tietmaro di Merseburgo, cronista e vescovo tedesco dell'XI secolo, che però collocò erroneamente quest'evento nel 1015[33]. Luni fu presa sorpresa, ma i cittadini e il vescovo[34] riuscirono a fuggire. Sia la città e la campagna furono saccheggiate senza che fosse opposta resistenza[35].

Per consolidare la sua conquista, Mujahid si mise subito a costruire città utilizzando degli schiavi sardi per i lavori (pare anche che abbia fatto seppellirne vivi nelle mura della sua nuova città)[36]. L'area che controllava, la pianura tra le montagne centrali e il mare, corrispondeva grosso modo al Giudicato di Cagliari (Regnum Calaritanum nel Liber, III, 45), di cui aveva sconfitto e ucciso il Giudice. Il sito di una fortificazione islamica può essere indicata approssimativamente, grazie ad una mappa greca del 1081, che fa riferimento ad un "de castro Mugete" (castello di Mujahid) nei pressi di Cagliari, capoluogo e porto dell'omonimo Giudicato[37]. Una ricerca archeologica del 1970 ha scoperto quelle che potrebbe essere terme romane modificate per adattarsi al gusto islamico vicino a Quartucciu[38].

È anche possibile che una popolazione araba fosse presente sull'isola già da qualche tempo, se questa fosse stata effettivamente utilizzata come base logistica per l'assalto a Roma nell'841. Cartografi medievali chiamavano il sud-est della Sardegna, la costa a sud di Arbatax, Sarabus, una corruzione del sardo per indicare "gli arabi", e il nome stesso "Arbatax" può derivare da ārba'a, che significa "quattro", un possibile riferimento alle quattro fortezze bizantine che si trovavano in quella parte di costa[39]. Il termine Liberus de paniliu, come venivano chiamati i "bambini cristiani semi-liberi nati da schiavi musulmani"[40] appare in diversi documenti di donazione della regione dell'XI secolo. La diversità religiosa, a causa di una grande popolazione araba endemica, può anche spiegare la lentezza con cui il monachesimo, sia quello occidentale che quello orientale, siano penetrate in questa zona[41].

Seconda spedizione cristiana (1016)[modifica | modifica wikitesto]

La presenza di Ilario Cao, un cardinale sardo nato a Cagliari, nella curia di papa Benedetto VIII, "un papa guerriero, che è stato paragonato a Papa Giulio II ... ma il cui ruolo nel conflitto con [Mujahid] ... lo eleva ad un livello superiore "[42], probabilmente + stata determinante per ottenere l'approvazione papale, ed anche l'attivo sostegno nell'impresa militare in Sardegna[43]. Benedetto concesse privilegi a coloro che avessero preso parte alla campagna militare. Secondo un'annotazione trecentesa un legato pontificio fu inviato a predicare, come si sarebbe fatto per le crociata, ma probabilmente l'annotazione è anacronistica[44]. Thietmar, una fonte molto più attendibile, descrive l'attacco Luni dei "nemici di Cristo" e come Benedetto reagì chiamando "tutti i leader (rectores) e difensori (defensores) della Chiesa" ad ucciderli e cacciarli[45].

Viaggiando con le navi, i Saraceni arrivarono fino in Lombardia e presero la città di Luna, il cui vescovo riuscì a stento a fuggire. Poi, senza incontrare opposizione de in completa sicurezza, occuparono tutta la regione e abusarono delle donne. Quando la notizia di questi eventi raggiunse Papa Benedetto, questi convocò tutti i leader e i difensori della santa madre chiesa, e gli cheise ed ordinò di unirsi a lui, in un attacco a questi nemici di Cristo. Con l'aiuto di Dio, li avrebbero potuto annientare. Inoltre, segretamente inviò una potente flotta per eliminare ogni possibilità che il nemico si potesse ritirarsi. Quando venne a conoscenza di questi sviluppi, il re saraceno, inizialmente sprezzante, decise di sfuggire al pericolo imminente, scappando a bordo di una nave, con alcuni membri del suo entourage. Eppure le sue forze attaccarono per prime, mettendo in fuga il nemico che si avvicinava. Triste a dirsi, il massacro continuò per tre giorni e tre notti[46].

Il racconto continua con che Mujahid inviò un sacco di castagne al Papa, per illustrare il numero di soldati musulmani che avrebbe scatenato sulla cristianità. Benedetto rimandò indietro un sacco di miglio, per rappresentare il numero di soldati cristiani che li avrebbero affrontati. L'intera storia è stata messa in discussione, ma che il papato avesse un interesse diretto negli attacchi Mujahid sulle terre governate da cristiani, non può essere messa in dubbio[47][48]. Thietmar racconta che il Papa inviò una flotta, ma questo probabilmente significa solo che incoraggiò le repubbliche marittime ad inviare le flotte, a nome di tutta la cristianità, e non che la flotta cristiana comprendeva "mercenari assoldati da più parti", come qualche volta è stato suggerito[49].

Le forze combinate di Pisa e Genova, arrivarono in maggio[50], ed erano di gran lunga più numerose di quelli di Mujahid. Le truppe dell'Emiro, già inquiete a causa di un bottino giudicato insufficiente, cercarono di fuggire. La sua flotta, secondo le fonti arabe[51], fu gravemente colpita da una tempesta mentre attraversava una baia rocciosa, ed i Pisani e Genovesi ebbero la meglio delle navi restanti, catturando la madre Mujahid e il suo erede[52] Sua madre, sembra fosse di origine europea, catturata e venduta come schiava, scelse di rimanere con "la sua gente", dopo la sua cattura in Sardegna[53]. Il suo figlio ed erede, 'Ali, fu preso come ostaggio, per alcuni anni. I musulmani che sopravvissero al naufragio delle navi furono uccisi a terra dalla popolazione locale[54].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Secondo gli Annales Pisani, Pisani e Genovesi combatterono per il controllo dell'isola a seguito della loro vittoria su Denia. Nel primo scontro, a Porto Torres, i Pisani furono vittoriosi[55]. Pisa si assicurò un privilegio papale e rafforzò il controllo su tutta l'isola con l'arrivo di monaci dell'Abbazia di San Vittore di Marsiglia e l'espulsione tutti i monaci rivali di Monte Cassino che riuscirono catturare[56]. L'interesse a limitare la pirateria islamica non si limitò alla Sardegna. Nel 1034 la sua flotta distrusse la base dei pirati di Annaba, in Algeria[57] Verso la fine dell'XI secolo le campagne di Pisa e Genova, come la crociata di Mahdia del 1087, si svolsero "per la remissione dei [loro] peccati", secondo lo studioso delle Coricate Jonathan Riley-Smith[58]. L'ultimo avamposto di Pisa in Sardegna fu conquistata da Giacomo II di Aragona, che rivendicò il Regno di Sardegna, nel 1325[59].

L'Abbazia di Lerino, fortificata nel 1073, in seguito a decedenni di razzie di pirati musulmani.

Mujahid non attaccò più la Sardegna, nonostante una storia tardo-medievale su di un'invasione nel 1021, per la quale "i pisani sull'isola furono cacciati"[60]. Storicamente, nel 1017 i pirati che operarono fuori dalla taifa fallirono nell'assalto su larga scala di Narbona . Mujahid inoltre continuò ad attaccare la Contea di Barcellona ed ad esigere un tributono intorno al 1020, quando il conte, Berengario Raimondo I di Barcellona, chiamò un avventuriero normanno, Ruggero I di Tosny, per proteggerlo[61]. Dopo la morte del padre, 'Alī continuò con le scorrerie nei territori cristiani. L'Abbazia di Lerino fu attaccata più volte ed i suoi monaci venduti come schiavi nel mercato di Denia[62]. Questi attacchi contro le coste del nord Italia e della Francia meridionale potrebbe essere stati lanciati dalla Corsica. Gli "uomini malvagi", che papa Gregorio VII (1073-1085) ordinò al Vescovo Landolfo di Pisa (1070-1075) di cacciare dall'isola potrebbe essere stati musulmani[63].

Denia sotto i successori di Mujahid non ignorò la Sardegna. Nel 1044, e di nuovo nel 1056, studiosi musulmani andalusi imbarcati a Denia furono uccisi in azioni al largo della Sardegna. Probabilmente entrambi glistudiosi stavano partecipando ad una jihad[64]. Due santi sardi risalenti alla fine del XI secolo, che raffigurano la persecuzione islamica sull'isola. San Saturno di Cagliari, un adattamento di una vita di Saturnino di Cagliari, include una preghiera per la liberazione dalla pirateria musulmana[65]. La leggenda locale di San Gavino e del suo martirio durante le persecuzioni romane, in questo periodo fu trasformata in Sa vitta et sa morte et passione de Sanctu Gavinu Prothu et Januariu, un racconto delle sue persecuzioni ad opera dei musulmani[66]. Ci vorrà un secolo per arrivare alla pace intorno le coste della Sardegna. Nel 1150 Pisa e la Taifa di Valencia, che comprendeva Denia, firmarono un trattato in base al quale quest'ultima non avrebbe richiesto un tributo alle navi pisane nel loro cammino verso la Sardegna[67].

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • David Abulafia. The Two Italies: Economic Relations between the Norman Kingdom of Sicily and the Northern Communes. Cambridge: Cambridge University Press, 1977.
  • Enrico Besta. La Sardegna medioevale. 2 vols. Palermo: 1909.
  • Travis Bruce. "The Politics of Violence and Trade: Denia and Pisa in the Eleventh Century". Journal of Medieval History 32 (2006) 127–42.
  • Carl Erdmann. The Origin of the Idea of Crusade. Princeton: Princeton University Press, 1977.
  • William Heywood. A History of Pisa: Eleventh and Twelfth Centuries. Pisa: 1921.
  • William Chester Jordan. Europe in the High Middle Ages. New York: Viking, 2001.
  • Silvia Orvietani Busch. "Luni in the Middle Ages: The Agony and the Disappearance of a City". Journal of Medieval History 17 (1991) 283–96.
  • Silvia Orvietani Busch. Medieval Mediterranean Ports: The Catalan and Tuscan Coasts, 1100 to 1235. Leiden: Brill, 2001.
  • Enrica Salvatori. "Pisa in the Middle Ages: The Dream and the Reality of Empire". Empires and States in European Perspective (Pisa: Università di Pisa, 2002) 13–32.
  • Clelia Sarnelli Cerqua. "Mujahîd al-Amiri: Il Cairo Recensione di P. Tangheroni Paoletti". Bollettino Storico Pisano 43 (1961) 382–85.
  • Giuseppe Scalia. "Epigraphica Pisana: Testi latini sulla spedizione contro le Baleari e su altre imprese anti-saracene del secolo XI". Miscellanea di studi ispanici (Pisa: 1968) 136–37.
  • Giuseppe Scalia. "Contributi pisani alla lotta anti-islamica nel Mediterraneo centro-occidentale durante il secolo XI e nei prime deceni del XII". Anuario de Estudios Medievales 10 (1980) 135–44.
  • Paul Schmitthenner. Das freie Söldnertum im abendländischen Imperium des Mittelalters. Munich: 1934.
  • Giovanni Sforza. "Mujahîd (il Re Mugetto dei cronisti italiani) e la sua scorreria contro la città di Luni". Giornale Linguistico 20 (1883).
  • Giovanni Sforza. "La distruzione di Luni nella leggenda e nella storia". Miscellanea di Storia Italiana 19 (1922) 1–140.
  • Christopher Tyerman. God's War: A New History of the Crusades. London: Penguin Books, 2006.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tyerman 2006, 55.
  2. ^ Bruce 2006, 128.
  3. ^ Solo sotto Abd al-Rahman III (912–61) Frassineto e le Baleari finirono sotto il controllo del Califfato. Bruce 2006, 130.
  4. ^ Bruce 2006, 130–31.
  5. ^ Bruce 2006, 131.
  6. ^ Secondo quando riportato da Eginardo negli Annales Regni Francorum; Regino di Prüm e Miracula sancti Genesii. Bruce 2006, 128 n5
  7. ^ Eginardo, Annales, e dell'anonimo Vita Hludowici imperatoris. Bruce 2006, 132. Secondo Heywood la Sardegna subì attacchi dai musulmani nel 710, 752, 813, 816, 817 e 935.
  8. ^ Secondo Liber pontificalis. Bruce 2006, 132
  9. ^ Bruce 129-30
  10. ^ Jordan 2001, 29.
  11. ^ Il geografo arabo Ibn Hawqal annota che i greci di Calabria spesso pagavano tributi ai regnati arabi della Sicilia, e la notes that the Calabrian Greeks often paid tribute to the Sicilian Muslims, e la Cronica di Cambridge registra la presenza di una moschea a Reggio di Calabria almeno fino alla seconda metà del X secolo, testimoniando la presenza musulmana. Bruce 2006, 129.
  12. ^ Registrato anche nel Breviarium Pisanae Historiae e in Cronaca di Pisa di Ranieri Sardo. Bruce 2006, 129; cf. F. Novati, "Un nuovo testo degli Annales Pisani antiquissimi e le prime lotte di Pisa contra gli Arabi", Centenario della nascita di Michele Amari, vol. 2 (Palermo: 1910).
  13. ^ Bruce 2006, 129–30.
  14. ^ Potrebbe esserci qualche relazione non nota, tra questa ambasceria, l'attacco pisano a Reggio nel 1005. Potrebbe dimostrare l'interesse dei Bizzanti alla Sardegna anche nell'XI secolo. Bruce 2006, 131–32.
  15. ^ Bruce 2006, 133.
  16. ^ Jordan 2001, 29.
  17. ^ Erdmann 1977, 111
  18. ^ ^ Bruce 2006, 131
  19. ^ Jordan 2001, 34.
  20. ^ Bruce 2006, 133.
  21. ^ Bruce 2006, 133.
  22. ^ Bruce 2006, 133.
  23. ^ La cifra proviene da Ibn ‘Idhārī. Bruce 2006, 132.
  24. ^ Omnia cum plano tenuit montana tyrampnus (III, 74). Bruce 2006, 132.
  25. ^ Annales pisani, riportato in Bruce 2006, 132
  26. ^ Breviarium Pisanae Historiae, riportato in Bruce 2006, 132.
  27. ^ Salvatori 2002, 23; Heywood 1921, 22 n2.
  28. ^ Heywood 1921, 21–22.
  29. ^ Heywood 1921, 21–22.
  30. ^ Qualiter accipitres pavidas peciere columbas, Et sicut Libici poscunt armenta leones, Tunc cum longa fames in viscera serpit eorum, Sic sic accelerant, sic poscunt bella frementes, Quos Pisana manus sevos ductabat in hostes (III, 81–85)
  31. ^ Heywood 1921, 21–22.
  32. ^ Bruce 2006, 134
  33. ^ Bruce 2006, 132; Orvietani Busch 1991, 294 n11.
  34. ^ O Filippo I o Guido II.
  35. ^ Orvietani Busch 1991, 288.
  36. ^ La fonte è Liber, III, 87–99, per i sepoltivivi, e gli Annales pisani per la costruzione di una città. Bruce 2006, 134; Heywood 1921, 22.
  37. ^ Il nome "Mugete" deriva da una comune latinizzazione di Mujāhid: Mugettus e Mugietus. Bruce 2006, 134.
  38. ^ Questi risultati sono stati contestati sin dal 1990. Bruce 2006, 134
  39. ^ Bruce 2006, 134–35.
  40. ^ Bruce 2006, 134–35.
  41. ^ Per ulteriori elementi sulla penetrazione musulmana in Sardegna nell'XI secolo vedi Bruce 2006, 135.
  42. ^ Erdmann 1977, 111–12, in riferimento alla spedizione pisano-genovese del 1016.
  43. ^ Bruce 2006, 135.
  44. ^ Cronaca di Pisa di Ranieri Sardo. Questa cronaca, come anche la Breviarium Pisanae Historiae riportano di un ulteriore attacco di Mujāhid intorno al 1050, nella quale si dice che il Papa rinovoò i privilegi attribuiti a Pisa, anche se in effetti, questo ulteriore attacco non si verificò, e fu citato per sostenere le pretese pisane sull'isola. Bruce 2006, 135.
  45. ^ Bruce 2006, 135–36.
  46. ^ David Warner, ed. e trans Ottoniana Germania:. Il Chronicon di Thietmar di Merseburg (Manchester: Manchester University Press, 2001), 338. Questo è il quarantacinquesimo capitolo del Thietmar, che data questi eventi al 1015, anche se l'attacco a Luni avvenne l'anno successivo, come indicato nella Orvietani Busch 1991, 288, e nella traduzione di Warner.
  47. ^ Bruce 2006, 135–36
  48. ^ Orvietani Busch 1991, 294 n11.
  49. ^ Schmitthenner, 44
  50. ^ Heywood 1921, 21–22.
  51. ^ Ovvero Ibn al-Khatīb, Ibn Bassām, al-Humaydī and al-Dabbī. Bruce 2006, 136.
  52. ^ Annotato sia da Thietmar che dagli Annales pisani. Bruce 2006, 136.
  53. ^ Bruce 2006, 136. Heywood 1921, 22
  54. ^ Heywood 1921, 21–22.
  55. ^ rvietani Busch 2001, 168.
  56. ^ In the Chronica monasterii Casinensis. Bruce 2006, 136.
  57. ^ L'attacco è riportato dagli Annales pisani, e la reputazione di Annaba come base dei piratiè confermata da al-Bakrī. Bruce 2006, 137.
  58. ^ Jordan 2001, 29.
  59. ^ Orvietani Busch 2001, 168 n34.
  60. ^ Heywood 1921, 22 n3.
  61. ^ Come annotato da Adhemar of Chabannes e ne Chronicon Sancti Petri Vivi Senonensis. Bruce 2006, 136.
  62. ^ Bruce 2006, 136.
  63. ^ Bruce 2006, 137.
  64. ^ Ibn Bashkuwāl eal-Humaydī. Bruce 2006, 136.
  65. ^ Bruce 2006, 136–37
  66. ^ Bruce 2006, 136–37.
  67. ^ Bruce 2006, 137.