Speakeasy (proibizionismo)

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Il Club 21 di New York era uno speakeasy ai tempi del proibizionismo

Uno speakeasy, (pronuncia [ˈspiːkˌiːzɪ], letteralmente: "parlar piano, con tranquillità, senza tensione") chiamato anche blind pig o blind tiger, è un esercizio commerciale che vende illegalmente bevande alcoliche. Tali esercizi furono in auge negli Stati Uniti durante il periodo conosciuto come proibizionismo (1920–1933, più a lungo in alcuni Stati). Durante questo periodo, la vendita, la produzione e il trasporto di bevande alcoliche erano illegali in tutti gli Stati Uniti d'America. 

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine speakeasy sembra essersi originato in Pennsylvania nel 1888, quando la legge Brooks High sulle licenze commerciali aumentò la tassa statale per una licenza di saloon da 50 a 500 dollari. Il numero di bar legali crollò drasticamente, ma alcuni bar continuarono ad operare illegalmente. Kate Hester aveva in gestione un saloon a McKeesport, appena fuori Pittsburgh. Si rifiutò di pagare la nuova tassa e continuò la propria attività. Per evitare che il suo business illegale potesse attirare l'attenzione delle autorità, quando i suoi clienti erano troppo turbolenti, lei li avrebbe zittiti sussurrando "Speak easy, boys!" "Parlate piano, ragazzi!". Questa espressione divenne comune a McKeesport e si diffuse poi a Pittsburgh.[1]

Una teoria alternativa è che il termine sia semplicemente derivato da un modo di ordinare una bevanda alcolica senza sollevare sospetti — i baristi avrebbero detto ai clienti di stare tranquilli e di "parlare senza tensione".[2]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli speakeasy erano numerosi e popolari durante gli anni del proibizionismo. Alcuni di loro erano gestiti da membri della criminalità organizzata. Nonostante polizia e agenti del Bureau of Prohibition compissero frequenti irruzioni e arresti di proprietari e clienti, erano così redditizi che continuarono a prosperare.

Gli speakeasy contribuirono al cosiddetto Rinascimento di Harlem perché consentirono alla gente di colore di bere e divertirsi al riparo dalla discriminazione razziale.[3]

Blind pigs e blind tigers[modifica | modifica sorgente]

Il termine "blind pig" (o "blind tiger") ha avuto origine negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo; definisce esercizi commerciali di classe inferiore che vendono illegalmente bevande alcoliche. Nei locali di questo tipo, il cliente pagava un biglietto per vedere un'attrazione (ad esempio un animale) e il locale gli serviva una bevanda alcolica "in omaggio", eludendo in questo modo i divieti imposti dalla legge proibizionista.

"In casi disperati arrivano a mostrare suini di Groenlandia e altri animali strani, facendo pagare 25 centesimi per la vista del maiale e offrendo un gin cocktail gratuito."[4]

"[Loro] sono in un luogo misterioso chiamato blind tiger, a bere il pessimo whisky di cui il proibizionismo è indirettamente responsabile".[5]

La differenza tra uno speakeasy e un blind pig è che il primo era solitamente un esercizio di classe superiore che offriva cibo e divertimento. Nelle grandi città alcuni speakeasy esigevano inoltre un abbigliamento consono, giacca e cravatta per gli uomini e abito da sera per le donne. Un blind pig invece si rivolgeva solitamente alle classi inferiori e offriva solo birra e liquori.

I gangster [modifica | modifica sorgente]

L'era del proibizionismo ha visto la crescita della criminalità organizzata negli Stati Uniti

Gangster come Dutch SchultzAl Capone e Lucky Luciano fecero fortuna fornendo illegalmente birra e liquori agli speakeasy di tutto il paese. 

Alcuni speakeasy furono utilizzati come abitazioni e uffici dai gangster, che adottarono uno stravagante e facilmente identificabile stile di vita. I gangster di successo venivano identificati dai loro abiti di seta alla moda, dai gioielli costosi e dalle pistole. 

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Felten, Eric."Speakeasies With a Twist." April 14, 2007. WSJ.com. 5 April 2010.
  2. ^ Irving L Allen, The City in Slang New York Life and Popular Speech, Oxford University Press US, 1993, p. 72, ISBN 0-19-509265-1.
  3. ^ Lee, Jennifer 8. "Evoking the Era of the Harlem Speakeasy" December 5, 2008. The New York Times: City Room 25 March 2010.
  4. ^ David MacRae, The Americans at Home: Pen-and-Ink Sketches of American Men, Manners, and Institutions, Volume II, Edinburgh, Scotland, 1870, p. 315.
  5. ^ Atlantic Monthly, February, 1912, p. 206.

Bibliografia [modifica | modifica sorgente]

  • Loretta Britten, Paul Mathless, ed. Our American Century Jazz Age: The 20’s. 1998.Time Life Books. New York: Bishop Books Inc., 1969. ISBN 0-7835-5509-1
  • Streissguth, Thomas. The Dry Years. The Roaring Twenties. Encyclopedia. 2007 ed. Facts On File, Inc. 2007. ISBN 0-8160-6423-7
  • Kahn, Gordon, and Al Hirschfeld. The Speakeasies of 1932. New York: Glenn Young Books, (1932, rev. 2003). ISBN 1-55783-518-7
  • MacRae, David. The Americans at Home: Pen-and-Ink Sketches of American Men, Manners, and Institutions. Volume II. Edinburgh: Edmonston and Douglas.p. 315, 1870. ISBN 978-1-152-74608-4
  • Allen, Irving Lewis. The City in Slang: New York Life and Popular Speech. New York, NY: Oxford University Press US, 1993. ISBN 0-19-509265-1