Spartizione dell'Africa

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando informazioni sugli anni della colonizzazione africana antecedenti al 1880, vedi Storia del colonialismo in Africa.

La spartizione dell'Africa (detta anche, con termine meno asettico, corsa all'Africa, ma meglio nota in inglese come scramble for Africa, traducibile in "lo sgomitare per l'Africa") fu il proliferare delle rivendicazioni europee sui territori africani tra il 1880 e l'inizio della prima guerra mondiale, nel cosiddetto periodo del Nuovo imperialismo.

Nella seconda metà del XIX secolo ebbe luogo la transizione dall'imperialismo "informale" del controllo attraverso l'influenza militare e la dominanza economica, a quello del governo diretto sul territorio. È di questi anni la nascita degli stati coloniali propriamente detti.

L'Africa alla vigilia della grande spartizione
L'Africa alla vigilia della Prima Guerra Mondiale; notare l'espansione britannica in senso verticale, e l'espansione francese in senso orizzontale
L'Africa alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale

Fattori permissivi[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni fattori sono stati determinanti nel consentire una occupazione territoriale dell'Africa che includesse anche le zone più interne.

Malattie

Verso la seconda metà dell'Ottocento la mortalità degli occidentali in Africa, legata a malattie, è scesa da un 25-50% al 5%, misura comunque considerevole, grazie alla scoperta delle proprietà antimalariche del chinino; altre conoscenze riguardo alla gestione delle malattie hanno consentito di porre un freno alla mortalità estremamente elevata dovuta alle malattie tropicali.

Armi

È in questi anni che si riscontra il maggior gap tecnologico tra i vari paesi africani e l'occidente; con la sostituzione del moschetto con i più efficaci fucili (a percussione e poi a retrocarica) ed il miglioramento delle tecnologie dell'artiglieria, l'Occidente aumenta il vantaggio tecnologico nei confronti del continente africano.

Esplorazioni

Dal 1850 vari paesi occidentali finanziano numerose esplorazioni geografiche ed istituti geografici per acquisire informazioni sulle parti più interne dell'Africa che erano totalmente sconosciute. Le spedizioni geografiche (famosi esploratori furono Livingstone, Burton, Stanley e Brazzà) si avventurarono in zone sconosciute, scoprendo aree fertili e miti (i grandi laghi), e fornendo conoscenze geografiche, culturali ed economiche di varie regioni remote.

Giustificazione intellettuale

Un valido contributo alla corsa per la spartizione dell'Africa arrivò dal mondo intellettuale, che fornì, grazie al razzismo pseudoscientifico suffragato dai contemporanei studi di biologia, genetica, antropologia etc., il pretesto di fornire civilizzazione e conoscenze alle popolazioni africane, che in quanto meno evolute, non erano in grado di accedere autonomamente alla civiltà.

Il contesto europeo[modifica | modifica wikitesto]

L'Europa precedente la corsa alla spartizione dell'Africa è mossa dalla nascita dei nazionalismi e da una prima grande crisi economica del capitalismo (la depressione economica del 1873-1895).

In questo contesto alcuni storici hanno suggerito come la concentrazione sull'Africa abbia cause politiche (Fieldhous e Mommsen), legate alla guerra franco-prussiana ed al conseguente aumento del nazionalismo e revanscismo che ebbe una valvola di sfogo proprio nel continente africano.

La tesi più consolidata tra gli storici è però quella che imputa le cause alla depressione economica, dovuta alla crisi di sovrapproduzione con conseguente impennata delle politiche protezioniste. Una soluzione a questi problemi economici interni al capitalismo occidentale risultò nell'aumentare i mercati a disposizione lanciando campagne coloniali che hanno richiesto forti investimenti infrastrutturali nei nuovi paesi occupati.

La richiesta di occupare l'Africa[modifica | modifica wikitesto]

Negli stessi anni si verifica una forte richiesta di intervento degli stati nelle colonie africane. Molti dei commercianti, missionari, imprenditori e militari presenti nelle colonie africane (i cosiddetti "men on the spot") richiesero la presenza degli stati per rispondere ad un disagio ed una difficoltà, data dalla sensazione di "terra di nessuno" che caratterizzava l'Africa. Per stipulare un accordo commerciale, ad esempio, ci si doveva rivolgere alle autorità locali, le quali non operavano e ragionavano secondo i canoni e le leggi occidentali, ma secondo consuetudini locali, provocando difficoltà ed un forte senso di mancanza di tutela.

Da qui la richiesta della presenza degli Stati europei per importare leggi, amministrazioni ed apparati statali occidentali.

I missionari[modifica | modifica wikitesto]

Un ruolo importante nell'occupazione dell'Africa la ebbero i missionari. Molto presenti in Africa anche nelle fasi precedenti (dopo un primo contatto con missionari cattolici portoghesi e spagnoli, nel corso del XVIII secolo furono molti i missionari protestanti), nel corso di questi anni si verifica una nuova ondata di slancio missionario, prevalentemente cattolico (in particolare i Padri di Lione ed i Missionari d'Africa - o Padri bianchi), così intensa da parlare di "missionary scramble for Africa".

Anche i missionari chiesero un intervento degli Stati europei, anche per ottenere una più efficace lotta allo schiavismo.

Interessi strategici[modifica | modifica wikitesto]

Fondamentali furono gli interessi strategici implicati nello "scramble for Africa"; la conquista di territori ricchi di risorse e soprattutto la necessità di non perdere vantaggi rispetto alle altre nazioni portarono all'innescarsi di una vera e propria corsa per la conquista di territori.

A parte la conquista dell'Egitto da parte britannica, per garantirsi il controllo sul canale di Suez, passaggio essenziale per i collegamenti con la colonia più importante, l'India, gli altri paesi furono mossi soprattutto dalla necessità di non rimanere indietro rispetto alle altre potenze.

L'Africa centrale[modifica | modifica wikitesto]

Probabile promotore della corsa alla colonizzazione dell'Africa fu Leopoldo II del Belgio: personalmente molto interessato all'Africa e promotore di importanti spedizioni esplorative, intese realizzare nell'attuale Congo una colonia privata e personale, un impero il cui possesso aveva anche importanti risvolti economici nel controllo della raccolta della gomma, attività assai redditizia all'epoca. Per l'occupazione del Congo inviò l'esploratore Henry Morton Stanley a stipulare un trattato nella zona.

L'occupazione da parte di Leopoldo II del Congo e della fondamentale via commerciale data dall'omonimo fiume, spinse la Francia ad avviare una propria corsa al territorio, avendo importanti interessi presso il fiume Congo e dato che pure stati come il Portogallo e la Germania acquisivano zone importanti in Africa centrale. La Francia incaricò quindi l'esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà di raggiungere il Congo e stipulare un trattato (poi ratificato dal parlamento, primo trattato privato a ricevere una ratifica ufficiale) nell'attuale territorio del Congo-Brazzaville.

La contesa che si aprì con il Belgio di Leopoldo II per i territori e l'uso del fiume fu appianata da un congresso, il Congresso di Berlino, dopo che Otto von Bismarck si era offerto mediatore e dato che la contesa interessava anche altri stati (inclusi Germania e Stati Uniti d'America).

La conferenza di Berlino[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conferenza di Berlino (1884).

La Conferenza di Berlino (1884 - 1885), a cui parteciparono le maggiori potenze europee, fu uno dei tentativi di mediare la situazione in Congo e contestualmente fu l'occasione per regolare la corsa all'Africa.

Tra i punti discussi ci sono:

  • la spartizione del Congo, che venne suddiviso tra Congo francese e Congo belga lungo il fiume Congo;
  • la libera navigabilità dei principali fiumi, essenziali vie commerciali, tra cui il fiume Congo ed il fiume Niger, in favore del libero scambio;
  • una risoluzione contro la schiavitù, che divenne illegale, ma restò ampiamente applicata in tutta l'Africa;
  • il principio di effettività, che sancisce il possesso del territorio solo previa ratifica, secondo il principio per cui chi arriva prima può vantarne i diritti;

In particolare è il principio di effettività la molla che accelera lo "scramble for Africa": la necessità di giungere per primi in un dato territorio, nonché la necessità della sua occupazione reale, per poterne rivendicare il possesso (la ratifica degli altri stati firmatari non è di ostacolo), porta ad una vera corsa nel tentativo di occupare un maggior numero di territori, che vennero poi delimitati dalle parti secondo trattati territoriali basati su confini astratti e fittizi.

Fu impossibile trovare un compromesso tra le rivendicazioni di tutte le potenze. Le dispute relative alla spartizione dell'Africa, ed il conseguente inasprirsi delle relazioni tra le grandi potenze dell'epoca, rientrano tra le cause del primo conflitto mondiale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]