Soy Cuba

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Soy Cuba
Titolo originale Soy Cuba
Paese Cuba, Unione Sovietica
Anno 1964
Durata 136 min
Colore B/N
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Mikhail Kalatozov
Sceneggiatura Enrique Pineda Barnet, Eugenij Evtušenko
Casa di produzione ICAIC Cuba, Mosfilm
Fotografia Sergej Uruševskij
Montaggio Nina Glagoleva
Musiche Carlos Fariñas
Scenografia Yevgeni Svidetelev
Costumi Renè Portocarrero
Interpreti e personaggi

Soy Cuba è un film del 1964 diretto da Mikhail Kalatozov. Il titolo (in italiano Io sono Cuba) allude all’intento del film di rappresentare e interpretare l’animo cubano della fine degli anni cinquanta, innalzandosi a portabandiera della rivoluzione. È ritenuto da molti un film strepitoso, capace di influenzare la poetica dei registi che ne entrano in contatto; alcune sue scene sono considerate tra le più belle mai girate. E in effetti ciò che a tratti sconvolge è la sua altissima qualità tecnica, a cominciare dalla fotografia di Sergej Uruševskij e la complessità dei movimenti di macchina, ottenuti spesso con vere e proprie acrobazie della cinepresa. È certamente un film di poesia.

Indice

[modifica] Struttura e trama

Diviso in un prologo e quattro episodi, il film affronta le miserie della popolazione cubana e la sua voglia di riscatto dal regime di Batista, scegliendo un registro che spesso tocca il melodrammatico.

  • Il prologo è di carattere lirico e consiste in un lungo piano sequenza. La macchina da presa segue una rudimentale barca che scorre su un fiume e una voce narrante ripete il ridondante "Soy Cuba..."
  • Il primo episodio tratta della Cuba pre-rivoluzionaria, una Cuba del divertimento mondano, misto di jazz, alcool e stupende ragazze. In particolare Maria, costretta dalla fame e dalla miseria a concedersi a ricchi ospiti americani.
  • Il secondo episodio ha come oggetto la furia disperata di un povero contadino, Pedro, che subisce un pesante sopruso da parte del potere e colto da un raptus allucinatorio brucia tutta la piantagione di canne da zucchero.
  • Il terzo episodio è dedicato alle sommosse dei giovani studenti, soffermandosi in particolare su Enrique, sulla sua incapacità di uccidere, sulla sua morte durante la rivolta.
  • Il quarto episodio racconta la lotta armata sulle montagne e la presa di coscienza della necessità di ricorrere alle armi. Mariano, che vive nella Sierra Maestra con la sua poverissima famiglia, si convince ad imbracciare il fucile e a combattere.

I primi due episodi mettono quindi sotto accusa la tirannia del vecchio regime, mentre gli ultimi due celebrano con toni eroici e drammatici la lotta dei rivoluzionari.

[modifica] La storia

Il film fu il frutto di una coproduzione russo-cubana e testimonia il grande fervore culturale che avvolse Cuba subito dopo la rivoluzione: fu fondato l’ICAIC (Istituto Cubano delle Arti e dell’Industria Cinematografica) e molti artisti e intellettuali (tra cui Neruda, Sartre, Sadoul, Varda, Godard) raggiunsero Cuba per entrare in contatto con tale fioritura artistica. Kalatozov e Uruševskij erano professionisti molto attenti e meticolosi, il lavoro si dimostrò imponente tanto che la lavorazione durò ben quattordici mesi con una grande sforzo umano e materiale. Sforzo che però non fu in nessuna maniera premiato.

[modifica] Un grandioso fiasco

Nel documentario girato nel 2001 (uscito in Italia nel 2005) da Vicente Ferraz dal titolo Soy Cuba - Il mammuth siberiano si scopre come il film alla sua uscita non piacque a nessuno. La causa va ricercata proprio in ciò che a prima vista è il suo pregio: la grande qualità tecnica e artistica. Fu tacciato di un inutile estremismo tecnico che metteva in secondo piano i suoi contenuti. La forma prende il sopravvento sulla sostanza provocando la caduta del fine per cui fu girato: esaltare la rivoluzione e mitizzare i protagonisti della lotta. I giornali titolavano No Soy Cuba denunciando l’incapacità del film di interpretare la vera anima cubana. Kalatozov fu accusato di non conoscere Cuba, di aver girato un film su un qualcosa che non aveva compreso. In particolare il ritmo sospeso del film, i lunghi piano sequenza non trasmettevano affatto la vera indole del popolo cubano. In barba al grande impegno umano ed economico con cui fu realizzato cadde in breve nell’oblio. Un oblio durato trent’anni.

[modifica] Rivalutazione

Fu grazie a Martin Scorsese e Francis Ford Coppola che il mammuth fu ritrovato e scongelato. Nei primi anni Novanta il film fu altamente rivalutato e innalzato al rango di suprema opera cinematografica. Dal già citato documentario di Vicente Ferraz si scopre che Scorsese esalta il film di Kalatozov, affermando che se lo avesse visto agli inizi della sua carriera sarebbe stato un regista diverso. Ovviamente grazie al carattere virtuosistico della pellicola. Probabilmente è possibile rivalutare questo film proprio perché sono passati decenni dagli avvenimenti che narra e non c’è più quella forte aspettativa con cui gli spettatori cubani dell’epoca, con una memoria recentissima della rivoluzione, si erano posti davanti allo schermo. Aspettativa che fu tremendamente delusa.

[modifica] Collegamenti esterni

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