Sostituto d'imposta

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Il sostituto d'imposta, nell' ordinamento italiano, è un soggetto (pubblico o privato) che per legge sostituisce in tutto o in parte il contribuente (cioè il cd. sostituito, ovvero chi pone in essere il presupposto d'imposta) nei rapporti con l’amministrazione finanziaria, trattenendo le imposte dovute dai compensi, salari, pensioni o altri redditi erogati e successivamente versandole allo Stato o ad una pubblica amministrazione.

Ratio della figura[modifica | modifica sorgente]

L'introduzione della figura del sostituto d'imposta risponde a tre esigenze superiori:

  • la prima riguarda la semplificazione dei rapporti del fisco con la pluralità dei contribuenti
  • la seconda concerne il rafforzamento della garanzia patrimoniale
  • la terza si concretizza nell'interesse alla sicura riscossione del tributo.

Fonti normative[modifica | modifica sorgente]

La figura del sostituto d'imposta venne introdotta con il D.P.R. 29 settembre 1973 n. 600 ("Disposizioni comuni in materia di accertamento delle imposte sui redditi").

In particolare l'art. 64 comma 1 definisce:

Chi in forza di disposizioni di legge è obbligato al pagamento di imposte in luogo di altri, per fatti o situazioni a questi riferibili ed anche a titolo di acconto, deve esercitare la rivalsa se non è diversamente stabilito in modo espresso.

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Il sostituto d'imposta è il soggetto che deve operare le ritenute previste per legge, che può identificarsi a seconda dei casi nel datore di lavoro, committente di un lavoratore autonomo, condominio, ecc..

Il sostituto dovrà effettuare un'apposita dichiarazione annuale, da effettuarsi mediante l'utilizzo del Modello 770.
In tale dichiarazione saranno specificate le trattenute operate sugli emolumenti corrisposti ai singoli soggetti (sostituiti). Agli stessi soggetti, il sostituto d'imposta deve rilasciare un'apposita dichiarazione attestante le ritenute operate, talché lo stesso possa utilizzarla quale attestazione delle imposte trattenute e conguagliarle nella propria dichiarazione dei redditi.

La sostituzione avviene tipicamente in due modi:

  1. a titolo d'imposta, ovvero quando il sostituto deve pagare tutta l'imposta, con l'azzeramento del debito del sostituito, il quale è libero da qualsiasi altro adempimento: per esempio nel caso di premi e vincite, nel qual caso chi eroga il premio opera una ritenuta a carico del vincitore a titolo d'imposta, oppure in caso di distribuzione di dividendi soggetti alla cosiddetta "cedolare secca" vale a dire a titolo d'imposta quando la partecipazione non è qualificata (inf. 26%);
  2. a titolo di acconto, ovvero quando l'obbligazione del sostituito non si estingue, ed egli rimane soggetto passivo dell'imposta: per esempio il caso del datore di lavoro che opera le trattenute IRPEF sullo stipendio del lavoratore. Si parla di acconto perché il lavoratore sarà tenuto al pagamento dell'IRPEF derivante da redditi diversi da quello da lavoro dipendente.

Tentativo di abolizione[modifica | modifica sorgente]

Nel 2000 il Partito Radicale di Marco Pannella ed Emma Bonino raccolse e presentò alla Corte Costituzionale 16 milioni di firme per presentare un referendum su una ventina di quesiti, tra i quali uno recante la materia dell' "abolizione dell'imposta".

La Corte Costituzionale, però, respinse molte delle istanze dei Radicali, riducendo a 7 il numero di quesiti per il referendum, ed eliminando quello per l'abolizione del sostituto d'imposta.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]