Sopwith Schneider

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Sopwith Schneider
Un Sopwith Schneider in servizio con il Royal Naval Air Service.
Un Sopwith Schneider in servizio con il Royal Naval Air Service.
Descrizione
Tipo idroricognitore
Equipaggio 1
Costruttore Regno Unito Sopwith Aviation
Data primo volo 20 aprile 1914
Utilizzatore principale Regno Unito RNAS
Esemplari 160
Sviluppato dal Sopwith Tabloid
Altre varianti Sopwith Rainbow
Dimensioni e pesi
Lunghezza 6,9 m (22 ft 10 in)
Apertura alare 7,8 m (25 ft 8 in)
Altezza 3,0 m (10 ft 0 in)
Superficie alare 21,9 (236 ft²)
Propulsione
Motore un rotativo Gnome Monosoupape 9
Potenza 100 CV (75 kW)
Prestazioni
Velocità max 140 km/h (87 mph)
Tangenza 2 440 m (8 000 ft)
Armamento
Mitragliatrici una Lewis calibro .30 in (7,7 mm)[1]
Bombe 2 da 20 lb (9 kg)
Record e primati
vincitore dell'edizione della Coppa Schneider 1914[2]

dati estratti da Sopwith Aircraft, 1912-1920[3]

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Il Sopwith Schneider era un idrovolante biplano a scarponi prodotto dall'azienda britannica Sopwith Aviation Company negli anni dieci del XX secolo.

Derivato dal Tabloid a carrello fisso, venne inizialmente sviluppato per concorrere alla Coppa Schneider del 1914 che vinse pilotato da Howard Pixton[2]. Il successo e l'inizio della prima guerra mondiale convinsero l'avvio della produzione in serie e l'utilizzo del velivolo a scopo bellico.[4]

Tecnica[modifica | modifica sorgente]

Il Sopwith Schneider riproponeva l'impostazione generale del modello da cui derivava, conservando l'aspetto convenzionale dei modelli di idrovolante a scarponi del periodo, biplano, monomotore in configurazione traente, monoposto con due galleggianti al posto del carrello d'atterraggio fisso.

La fusoliera era a sezione rettangolare che si rastremava verso coda, dotata di una leggera pinna dorsale, realizzata con struttura il legno e ricoperta da tela trattata tranne che nella parte anteriore attorno al propulsore, e caratterizzata dal singolo abitacolo aperto destinato al pilota posizionato tra le ali. Posteriormente terminava in un impennaggio classico monoderiva dotato di un unico piano orizzontale avanzato posizionato sul dorso della fusoliera abbinato ai due equilibratori mobili.

La configurazione alare era biplana, con ala superiore, montata alta a parasole e collegata alla fusoliera tramite quattro montantini verticali, ed inferiore, montata bassa, di ugual misura, quest'ultima leggermente spostata verso coda, collegate tra loro da una coppia di montanti per lato ed integrate da tiranti in cavetto d'acciaio.

I dispositivi di galleggiamento si basavano su una coppia di galleggianti fissi montati all'apice di una struttura tubolare al di sotto della fusoliera, simile a quella adottata dal Tabloid, integrati posteriormente da un terzo galleggiante, quest'ultimo nei modelli di serie collegato ventralmente tramite una struttura tubolare.

La propulsione era affidata ad un motore Gnome Monosoupape 9, un rotativo nove cilindri posti su un'unica fila, raffreddato ad aria, capace di erogare una potenza pari a 100 CV (75 kW), posizionato all'apice anteriore della fusoliera racchiuso anteriormente da una struttura metallica con funzioni aerodinamiche ed abbinato ad un'elica bipala in legno a passo fisso.

Benché inizialmente disarmato alcuni esemplari adottarono come armamento offensivo una singola mitragliatrice Lewis calibro .30 in (7,7 mm).

Impiego operativo[modifica | modifica sorgente]

La versione monoposto del Tabloid/Schneider, venne valutata da Royal Flying Corps e Royal Naval Air Service (RNAS), quindi 36 esemplari entrarono in servizio.[4] Entrambi vennero impiegati in Francia dall'inizio della prima guerra mondiale, utilizzati come fast scout, ovvero ricognitori veloci disarmati. Alcuni esemplari dello Schneider vennero equipaggiati con una singola mitragliatrice Lewis calibro .30 in (7,7 mm) collocata in caccia sopra l'ala superiore. Un modello venne equipaggiato con appositi deflettori applicati alle pale dell'elica per consentire il montaggio della Lewis davanti al posto di pilotaggio.

Un singolo esemplare venne inoltre testato in Giappone dalla Marina imperiale giapponese nell'ambito della costituzione e rafforzamento della propria componente aerea, la Dai-Nippon Teikoku Kaigun Kōkū Hombu. Il velivolo, ridesignato Yokosuka Ha-go o "Idrovolante leggero per la Marina", non venne tuttavia ritenuto idoneo dalla commissione esaminatrice e le possibilità di ottenere l'acquisto di una licenza di produzione sfumarono.

Versioni[modifica | modifica sorgente]

1914 Schneider Racer
versione idrocorsa del Sopwith Tabloid.
Schneider
versione di serie dello Schneider Racer.

Utilizzatori[modifica | modifica sorgente]

Regno Unito Regno Unito
Giappone Giappone

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ in caccia, applicata come armamento offensivo solo in alcuni modelli.
  2. ^ a b Holmes 2005, op. cit. p. 44.
  3. ^ King 1981, op. cit.
  4. ^ a b Donald 1997, op. cit. p. 849.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) David Donald (ed.), The Encyclopedia of World Aircraft, Leicester, UK, Blitz Editions, 1997. ISBN 1-85605-375-X.
  • (EN) Tony Holmes, Jane's Vintage Aircraft Recognition Guide, London, Harper Collins, 2005. ISBN 0-0071-9292-4.
  • (EN) Horace Frederick King, Sopwith Aircraft, 1912-1920, London, Putnam, 1981. ISBN 0-370-30050-5.

Periodici[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]