Sonata per pianoforte n. 11 (Mozart)

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Sonata per pianoforte n. 11
MozartExcerptK331.svg)
Le prime due battute della sonata
Compositore Wolfgang Amadeus Mozart
Tonalità La maggiore
Tipo di composizione Sonata
Numero d'opera K 331 (K6 300i)
Epoca di composizione dubbia: Parigi, 1778(?); Monaco, Salisburgo o Vienna 1781-1783(?)
Pubblicazione Artaria, Vienna 1784 (come op. VI n. 2) insieme alle sonate K 330, K 332
Autografo conservato negli archivi della casa editrice André di Offenbach (tranne il rondò, probabilmente perduto)
Organico

pianoforte

Movimenti
  • Andante grazioso
  • Minuetto
  • Rondò (alla turca)

La sonata per pianoforte n. 11 (Klaviersonate Nummer 11) in la maggiore K 331 (K6 300i) è una composizione di Wolfgang Amadeus Mozart. È molto conosciuta per il suo terzo movimento, il rondò "alla turca".

Non è noto dove sia stata scritta: si ipotizzano come possibili località Salisburgo, Monaco, Vienna o Parigi. Anche la data della sua composizione è incerta; datata da Köchel e da Alfred Einstein (assieme alle sonate K 330, K 332 e K 333) al 1778, in seguito il musicologo Alan Tyson, mediante un'analisi della carta dei manoscritti, ha proposto la datazione di tutte queste quattro sonate al periodo 1783 o 1784[1].

La sonata è composta da tre movimenti:

  1. Andante graziosotema con sei variazioni
  2. Menuettominuetto e trio
  3. Alla Turca: Allegretto in la minore

Tutti e tre i movimenti sono in tonalità di la maggiore o minore, quindi si tratta di una composizione omotonale.

I manoscritti del primo e secondo movimento, a lungo dati per perduti, sono stati ritrovati nel 2014 nella biblioteca nazionale Szechenyi di Budapest durante una ricognizione del materiale non catalogato[2]. Il terzo movimento è invece conservato a Vienna.

Andante[modifica | modifica wikitesto]

Mozart K300i 1.png
La composizione si discosta dalle sonate che Mozart aveva precedentemente scritte. Il primo movimento (andante grazioso) invece di ricalcare la consueta forma-sonata presenta un tema lento, simile a certe arie pastorali dell'opéra-comique francese, che viene ripreso in una serie di variazioni. La melodia di base si può considerare popolare ma viene resa preziosa dagli espedienti tecnici usati nella scrittura e dal notevole dinamismo. Nelle variazioni il tema principale è sempre riconoscibile tanto che ognuna potrebbe costituire un pezzo a sé stante.

Andante: tema eseguito su un clavicordo da Ulrich Metzner

Menuetto[modifica | modifica wikitesto]

Mozart KV300i 2.png
La possibile origine francese emerge anche dalla scelta di porre il minuetto, caratterizzato non solo dal ritmo ma anche dalla cantabilità, come secondo movimento.

Menuetto

Rondò[modifica | modifica wikitesto]

Mozart KV300i 3a.png

Rondo Alla Turca eseguito da Romuald Greiss su un pianoforte Budynowicz del 1850

Il rondò finale (noto anche come Rondò alla Turca o Marcia alla turca) è un pezzo pieno di brio il cui carattere "turco" viene reso attraverso l'imitazione pianistica, con le acciaccature e gli accordi rapidamente arpeggiati, della musica suonata dalle bande dei giannizzeri, ricche di strumentini e piccole percussioni (la cosiddetta musica turca, appunto). All'epoca di Mozart tale effetto veniva reso anche con il pedale delle turcherie del fortepiano, che forniva effetti simili alle percussioni.

Lo stile turco è ripreso da Mozart anche in altre opere, come Il ratto dal serraglio.

Riferimenti in altre composizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Il tema del primo movimento è stato ripreso da Max Reger in Variazioni e fuga su un tema di Mozart (1914) per orchestra.
  • Una versione del Rondo alla turca compare nell'album di Benny Goodman, intitolato Venus H.B. (Turkish March) (1970), registrato a Stoccolma.
  • Contrariamente a quanto molti pensano, Dave Brubeck non ha ripreso né la melodia né l'armonia del Rondò di Mozart nel suo Blue Rondo à la Turk. In una intervista del 2003 lo stesso Brubeck ha detto che avrebbe dovuto chiamarlo semplicemente Blue Rondo, perché il titolo sembra confondere la gente.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piero Rattalino, Storia del pianoforte, Il Saggiatore, Milano 2008 (ISBN 978-88-565-0015-8), pag. 48.
  2. ^ http://www.repubblica.it/cultura/2014/09/26/news/mozart_spunta_a_budapest_l_originale_della_sonata_in_la_maggiore-96688101/
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