Soldati di Salamina

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Soldati di Salamina
Titolo originale Soldados de Salamina
Autore Javier Cercas
1ª ed. originale 2001
1ª ed. italiana 2002
Genere Romanzo
Lingua originale spagnolo

Soldati di Salamina (titolo originale Soldados de Salamina) è un romanzo dello scrittore spagnolo Javier Cercas, uscito in originale nel 2001, pubblicato in Italia nel 2002 da Ugo Guanda Editore. Vi si narra la storia dell'indagine di un giornalista-scrittore (parzialmente modellato sull'autore stesso) su un singolare episodio risalente alla guerra civile spagnola, che nel proseguo della ricerca finisce per caricarsi di significati sempre più profondi e che travalicano ampiamente il fatto da cui tutto ha inizio.

Dal romanzo è stata realizzata una trasposizione cinematografica di produzione spagnola[1], a cui è mancata una distribuzione per l'Italia, dove si è potuto visionare la pellicola solo in occasioni di proiezioni a tema, in versione sottotitolata.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Nella prima parte del libro il protagonista, un giornalista reduce da una grave crisi personale e professionale, incappa durante un'intervista in una curiosa storia risalente alle ultime convulse fasi della Guerra civile, che vide protagonista Rafael Sánchez Mazas, uno dei fondatori della Falange spagnola. Caduto nelle mani dei combattenti repubblicani, il falangista era incredibilmente sopravvissuto ad una fucilazione di massa, riuscendo successivamente a mettersi in salvo tra le fila amiche, anche grazie all'aiuto di alcune persone, tra cui un miliziano repubblicano che aveva fatto finta di non vederlo durante un rastrellamento. La storia sembra fin troppo fantasiosa al giornalista, ma cinque anni dopo averla sentita per la prima volta, nell'occasione del sessantesimo anniversario della conclusione del conflitto, decide di recuperarla per un articolo commemorativo sulla morte del poeta Antonio Machado, avvenuta negli stessi giorni e nelle stesse zone. Avrà così il modo di recuperare nuove informazioni e conferme, che lo condurranno ad alcuni testimoni diretti di quell'evento, a cui lo stesso Sánchez Mazas aveva promesso di dare seguito con un proprio libro, che avrebbe dovuto intitolarsi "Soldati di Salamina". A questo punto, sentendosi definitivamente coinvolto nella storia, il giornalista decide di assumersi il compito di scrivere quel libro, adottandone anche il titolo.

La parte intermedia del romanzo, intitolato appunto "Soldati di Salamina" contiene quindi il racconto della vita di Rafael Sánchez Mazas, a partire dalla sua giovinezza in una famiglia con lontane origini nobiliari, in cui una madre con inclinazioni letterarie crebbe il figlio come un predestinato alla carriera poetica, ottenendo quanto desiderato. Il giovane Rafael si dimostrò infatti un talentuoso poeta, producendo versi di buon livello, in cui esaltava e rimpiangeva tradizioni e certezze di un'epoca passata, in buona parte illusoria. Dopo aver prodotto materiale sufficiente per una raccolta, ed un successivo romanzo, cercò stimoli nella politica e nel giornalismo, diventando corrispondente estero. Ed in quel ruolo nel 1922 fu inviato a Roma, dove rimase sette anni, trovandovi l'amore, coronato da un matrimonio, e soprattutto l'ideologia più adatta alle sue idee nel fascismo, di cui divenne ardente sostenitore. Al suo ritorno in Spagna individuò in José Antonio Primo de Rivera il leader ideale per il partito che nel 1933 contribuì a far nascere con il nome di Falange Spagnola, destando presto l'attenzione delle autorità, ma raccogliendo ben poco nelle sfide elettorali, malgrado l'attivismo dello stesso Sánchez Mazas nel propagandarne le idee. Ed il fallimento della deriva rivoluzionaria del partito trasforma prima in recluso e quindi in fuggiasco il veemente articolista e poeta, destino reso ancor più inevitabile dal successivo scoppio della guerra civile, da cui riesce fortunosamente a salvarsi rifugiandosi nell'ambasciata cilena a Madrid. Ma un ulteriore tentativo di fuga termina con la sua cattura a Barcellona, e dopo le sconfitte repubblicane, la destinazione del santuario di Santa Maria di Collell rischia di essere l'ultima. Qui si svolge l'incredibile vicenda della sua scampata fucilazione e dell'incontro con il soldato repubblicano che nel conseguente rastrellamento evita di denunciarlo, ed il successivo aiuto da parte di alcune persone del posto e sbandati come lui, anche se di parte avversa. Con il trionfo definitivo dei nazionalisti, per Rafael Sánchez Mazas si aprono le porte del governo, da ministro senza portafoglio, ruolo in cui però dura poco. Forse percependo quanto poco il franchismo tenesse in considerazione gli ideali e le speranze dei falangisti, al di là della vuota retorica di facciata, Sánchez Mazas abbandona la vita politica per tornare al giornalismo e alla scrittura, e ad una vita placidamente borghese, unica cosa a cui forse realmente aspirava.

Nella terza parte il racconto procede nuovamente seguendo il protagonista che, finito di scrivere il libro, non lo reputa completo, facendolo ripiombare in una nuova crisi depressiva. Al suo ritorno al giornale, viene inviato a compiere alcune interviste, tra cui quella allo scrittore cileno Roberto Bolaño, che gli racconta la storia di un uomo di nome Miralles conosciuto casualmente anni addietro. Costui era stato da giovane un soldato repubblicano durante la guerra civile sotto il comando di Enrique Líster, seguendolo nella ritirata in Francia, dove finì per arruolarsi nella Legione Straniera, venendo inviato in Maghreb. Qui, alla caduta della Francia, si trovò tra le fila di Philippe Leclerc, da cui fu guidato in una disperata marcia attraverso il continente africano, per ricollegarsi con le forze libere, e dopo una serie di battaglie, ad una seconda marcia in senso inverso per raggiungere il teatro delle operazioni nordafricane. E dopo il termine di queste, venne inviato a combattere in Francia, finendo per essere tra i primi ad entrare a Parigi, e quindi in Germania ed Austria, dove una mina mise fine alla sua guerra, ferendolo gravemente. Il giornalista da alcuni particolari si convince che Miralles sia proprio il soldato che graziò Sánchez Mazas a Collell, e inizia una frenetica ricerca, che solo dopo vari tentativi a vuoto ha successo. Ma il primo approccio è maldestro ed il vecchio soldato non sembra disposto a parlare del proprio passato, lasciando però un accenno che il giornalista riesce a cogliere, e che lo induce ad un viaggio in Francia, per conoscerlo di persona, e potergli parlare. Scoprirà così di non aver trovato quello che cercava, ma molto di più.

Ricezione[modifica | modifica sorgente]

Il libro ha avuto ampio successo, grazie anche ad una serie di commenti favorevoli ricevuti da alcuni scrittori famosi, tra cui Mario Vargas Llosa[2], e a recensioni favorevoli ottenute sia in patria che all'estero[3], essendo stato tradotto in 15 lingue[4]. Il libro ha raccolto inoltre un buon numero di premi in patria[5], in Italia nel 2003 il premio Grinzane Cavour per la narrativa straniera[6], e nel 2004 il premio inglese Indipendent Foreign Fiction Prize[7].

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Soldados de Salamina in Internet Movie Database, IMDb.com Inc.
  2. ^ op. cit., “Un libro magnifico, uno dei migliori che ho letto da molto tempo”, fronte copertina
  3. ^ (EN) Soldiers of Salamis by Javier Cercas complete-review, 10 maggio 2011. URL consultato il 14 agosto 2012.
  4. ^ Javier Cercas. L’autore di Soldati di Salamina a Grinzane Cavour e Cuneo in Cuneo News, 08 novembre 2011. URL consultato il 22 giugno 2013.
  5. ^ (ES) Soldados de Salamina, Fnac, 10 maggio 2011. URL consultato il 22 giugno 2013.
  6. ^ Grinzane Cavour. Vincono Biancheri e Cercas in RaiNews24, 21 giugno 2003. URL consultato il 16 giugno 2013.
  7. ^ (EN) Spanish tale wins foreign fiction prize in The Guardian, 23 aprile 2004. URL consultato il 16 giugno 2013.
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