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Sistro è il nome di due diversi strumenti musicali.
Il primo è uno strumento idiofono proveniente dall'Antico Egitto ed era sacro alla dea Iside, la quale si credeva fosse l'inventrice dello strumento. In Mesopotamia poteva essere di forma trapezoidale o quadrata e presentava l'immagine del Dio raffigurata sul manico. È uno strumento in metallo, con una parte a forma di ferro di cavallo, con un manico e delle aste, perciò il suono viene prodotto scuotendo il sistro. Il numero e lo spessore delle lamelle flottanti ne definisce e caratterizza l’altezza e l’intensità del suono; un suono che resta comunque - come in molti altri analoghi strumenti a sonagli - indeterminato, e cioè senza una precisa connotazione tonale. Si hanno notizie di sistri utilizzati in cerimonie già nella Bibbia (Vecchio Testamento) e prima ancora nella civiltà Egizia (era l’antico “seshesh”, di chiara origine onomatopeica) da dove sembra sia stato importato in Palestina e successivamente in Grecia.
Questo strumento compare anche nella poesia di Giovanni Pascoli, L'assiuolo e nella poesia di Eugenio Montale, Debole sistro al vento di Ossi di seppia.
Il secondo è uno strumento più moderno, composto da un sostegno e da file di campanelli fatti di bronzo o di acciaio. Il suono viene prodotto da un martelletto che potrà essere di legno o di acciaio a seconda del materiale di campanelli.
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