Sissizi

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I Sissizi (τὰ συσσίτια) erano i pasti comuni consumati dai cittadini spartani. Secondo la tradizione si sarebbe trattato di una delle tante istituzioni create da Licurgo.

Tutti i cittadini erano divisi in comunità formate in genere da 15 membri, che giornalmente si riunivano per consumare il pasto. Le spese erano ripartite in parti uguali tra i partecipanti, che corrispondevano mensilmente la propria quota in natura e, in parte minore, in danaro. Chi non era in grado di farlo veniva retrocesso nella categoria degli hypomeiones (inferiori), perdendo i diritti politici. La quota che bisogna fornire era abbastanza ingente: circa 3 kg di formaggio, 1,5 kg di fichi, 35 litri di vino.

Dal V secolo a.C. anche i re furono obbligati a partecipare ai sissizi.

Ogni comunità conviviale era formata da cittadini di varia età e i nuovi componenti, necessari per rimpiazzare i deceduti, erano ammessi solo con il consenso di tutti i partecipanti. L'istituzione, che creava la cellula fondamentale dello stato spartano, aveva una funzione importante nel rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, nel porre in contatto quotidiano i giovani spartiati con anziani più esperti e come strumento di formazione politica dei cittadini, ai quali, come membri dell'assemblea popolare, spettavano importanti decisioni. I sissizi erano riservati agli spartiati, ma occasionalmente potevano esservi ammessi anche ragazzi, motaci (ossia figli di spartiati la cui madre era di condizione ilotica) o stranieri.

Il cibo e le bevande[modifica | modifica sorgente]

Il cibo e le bevande erano uguali per tutti i partecipanti, ma ai cittadini più ragguardevoli (ai re, agli efori, ai membri della gerusia, ma anche a chiunque avesse reso particolari servigi allo stato) erano riservati posti d'onore, precedenze e porzioni particolari. Il menu era sobrio ed era basato sulla maza (ossia pane d'orzo), il famoso brodo nero, formaggio, fichi e a volte cacciagione.

I sissizi caddero in disuso alla fine del IV secolo a.C., ma furono ripristinati, intorno al 240 a.C., dal re Agide IV, che trasformò le ristrette comunità conviviali della tradizione in gruppi che contenevano tra 200 e 400 membri.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti[modifica | modifica sorgente]

  • Plutarco, Vita di Licurgo,
  • Ateneo di Naucrati, Deipnosophistae (in particolare IV, 141a-e).
  • Aristotele nella "Politica" afferma che l'ideatore dei sissizi fu Re Italo, nel territorio dell'attuale Calabria, e che poi tali sissizi si diffusero in tutta l'area del Mediterraneo... quindi pure a Sparta.

Moderna[modifica | modifica sorgente]

  • Ernst Baltrusch, Sparta, Bologna, Il Mulino, 2002 (traduzione di Sparta. Geschichte, Gesellschaft, Kultur, München, C.H.Beck Wissen,1998), pp. 64-66, 70-73.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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