Sisebuto

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Sisebuto
Tremisse d'oro di Sisebutus rex
Tremisse d'oro di Sisebutus rex
Re dei Visigoti
In carica 612 - 621
Predecessore Gundemaro
Successore Recaredo II
Morte Toledo, 621
Figli Recaredo II
Teodora dei Visigoti

Sisebuto dei Visigoti, Sisebuto, anche in spagnolo ed in portoghese, Sisebut, in catalano (... – Toledo, 621), fu re dei visigoti dal 612 al 621.

Origine[modifica | modifica sorgente]

Nobile visigoto della fazione Cattolica.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Prima di ascendere al trono combatté i Franchi, contenendoli, e dopo trionfò in Cantabria.

Appena nominato re, nel 612, alla morte di Gundemaro, dal 1º luglio applicò rigorosamente una legge che era disattesa, la lex Romana di Alarico II, restrittiva per gli ebrei di Spagna, che considerava adulterio il matrimonio misti, vietava agli ebrei di possedere schiavi di religione cattolica e di occupare posti pubblici.

Già Recaredo I aveva introdotto l'obbligo di battezzare i figli di coppie miste, ma con Sisebuto si passò ad una vera persecuzione, perché, nel 616, oltre che a riconfermare ed applicare severamente l'ordine di Recaredo, ordinò che tutti gli ebrei dovevano convertirsi e tutti coloro che rifiutavano la conversione al cattolicesimo, fossero frustati ed una parte dei beni gli fosse requisita, tanto che spinse la maggioranza alla conversione ed alcuni di loro (secondo la cronaca di Paolo Emilio, poche migliaia "aliquot milia") a rifugiarsi nel regno dei Franchi.

Continuò le guerre del suo predecessore, nel 612, dovette continuare la repressione, già iniziata da Gundemaro, delle rivolte in Cantabria e nelle Asturie e rintuzzare le incursioni dei Vasconi. Per poter meglio affrontare i ribelli del nord, rinforzò la flotta, creata da Leovigildo, e sbarcò sulla costa cantabrica.

Domata l'insurrezione basca, dovette continuare anche la guerra contro i Bizantini, iniziata da Gundemaro, che si protrasse per quasi tutto il periodo del suo regno; tra il 615 e il 616 conquistò Malaga, tanto che il suo vescovo, nel 619 partecipò al sinodo di Siviglia.

Dopo aver battuto due volte il generale bizantino Asario, l'imperatore (610-641) Eraclio I chiese la pace, che Sisebuto accordò a condizione di potersi annettere tutte le province orientali (mediterranee), lasciando ai bizantini la provincia (atlantica) occidentale (dallo stretto di Gibilterra all'Algarve.

Dimostrò ostilità al re dei Franchi di Burgundia Teodorico II ed alla di lui nonna, la visigota Brunilde.

Continuò ad avere buoni rapporti con i re Longobardi, ed in special modo con Adaloaldo, che era cattolico e che regnò dal 616 al 626.

Conobbe e frequentò il grande statista ed enciclopedico Sant'Isidoro di Siviglia, che fu vescovo di Siviglia ed è ritenuto egli stesso un buon autore che scrisse un poema in latino sull'astronomia, Carmen de Luna o Praefatio de Libro Rotarum, dedicato ad un amico che molti identificano in Sant'Isidoro.

Fu molto religioso e tra le sue opere vi furono diverse biografie di santi tra cui la Vita di San Desiderio. Si considerava un'autorità in materia religiosa, si considerava come il capo dei vescovi e di conseguenza si comportava come tale. Nella sua persecuzione degli ebrei era certamente influenzato dal fatto che gli ebrei erano alleati di persiani e arabi nella guerra contro i cristiani d'oriente.

Morì a Toledo, di morte naturale, nel febbraio del 621. Gli successe il figlio, Recaredo II.

Matrimonio e figli[1][modifica | modifica sorgente]

Dalla moglie, di cui non si conoscono né gli ascendenti né il nome, Sisebuto ebbe due figli:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Dinastie dei Visigoti

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rafael Altamira, La Spagna sotto i Visigoti, in <<Storia del mondo medievale>>, vol. I, 1999, pp. 743-779

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Sovrani visigoti Successore
Gundemaro 612621 Recaredo II