Sirio (nave)

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Sirio
Descrizione generale
Flag of Italy (1861-1946).svg
Tipo Transatlantico
Proprietario/a Navigazione Generale Italiana
Cantiere Napier Glasgow
Completata 24 marzo 1883
Entrata in servizio 15 luglio 1883
Destino finale Speronatasi su uno scoglio presso le coste spagnole nel 1906 (vicino Capo Palos)
Caratteristiche generali
Dislocamento Italia, trasporto emigranti italiani
Stazza lorda 3635 tsl
Propulsione 3900 cavalli vapore
Velocità 15 nodi
Passeggeri 1418 passeggeri totali di cui:
  • 48 posti di prima classe
  • 80 posti di seconda classe
  • 1290 posti di terza classe

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Il Sirio era una nave italiana costruita a Glasgow atta al trasporto di emigranti italiani inaugurata nel 1883 che naufragò nel 1906 di fronte alle coste del Capo Palos a Cartagena.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

La nave aveva due fumaioli alti e sottili e tre alberi a goletta.[1] La velocità iniziale era di 13 nodi, fu aumentata successivamente a 15 nodi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La nave lasciò il porto di Glasgow il 19 giugno 1883 ed arrivò a Genova il 27 giugno dello stesso anno per poi ripartire il 15 luglio sempre dello stesso anno con destinazione Plata. Il Sirio era usato per trasportare gli emigranti.[1]

L'affondamento[modifica | modifica sorgente]

La nave salpò da Genova il 2 agosto 1906 sulla transatlantica rotta per il Brasile, Uruguay e Argentina. Il 4 agosto la nave passò di fronte a Capo Palos, sulla costa mediterranea della Spagna. In questo punto il promontorio si prolunga sott'acqua per riemergere poi a formare le piccole Isole Hormigas. La profondità dell'acqua sulla linea ideale che unisce il capo a queste isolette può essere molto bassa, arrivando in alcune zone, dette "Bassi", ad appena tre o quattro metri. Le rotte marittime dell'epoca quindi giravano all'esterno delle isole per evitare il pericolo di questi bassifondi. Inoltre sopra Capo Palos era stato costruito nel 1864 un grande faro che avvisava della pericolosità di questa costa.

Il 4 agosto del 1906, alle quattro di pomeriggio circa, la nave navigando a tutta forza si incagliò vicino a Capo Palos, perché teneva una rotta troppo rasente alla riva. La prora fu vista innalzarsi con violenza dall'acqua per via della forte velocità. Questa la testimonianza del comandante della nave francese Maria Louise, che assistette al fatto e partecipò all'opera di salvataggio: "Vidi passare il piroscafo italiano Sirio che navigava a tutto vapore. Facevo notare il suo passaggio al collega di bordo quando osservai che esso si era improvvisamente fermato...Vidi la prua alzarsi, inabissando la poppa. Non vi era più alcun dubbio: il Sirio aveva avuto un urto. Subito feci dirigere il Marie Louise verso il Sirio. Udimmo allora una violenta esplosione: le caldaie erano scoppiate. Poco dopo vedemmo dei cadaveri sulle onde, nello stesso tempo delle grida disperate che chiamavano soccorso giungevano alle nostre orecchie"[2]. Le lance furono messe fuori servizio dall'impatto violentissimo, mentre molti passeggeri venivano scagliati in mare per il contraccolpo e annegarono. Secondo la testimonianza di un passeggero, l'ingegner Maggi, l'acqua entrò nelle cabine di prima classe, poi invase il corridoio di destra e infine lo spazio attorno al boccaporto di poppa e il corridoio a destra della sala macchine. In questa zona della nave si trovavano numerose donne e bambini che rimasero incastrati senza poter uscire e senza poter essere soccorsi. Il personale di bordo buttò in mare una zattera, che si trovava a poppa, e si allontanò dalla nave insieme al terzo ufficiale, che si chiamava Baglio. Rimasero a bordo solo gli ufficiali, che però persero presto il controllo della situazione. Il giornale "L'Esare" di Bagni di Lucca riporta questa descrizione: "Furono gettate a mare le lance, ma si riempirono subito di tante persone che, per soverchio peso, le fecero affondare e così tutti i disgraziati che vi erano precipitati invece che la salvezza trovarono la morte. La costa era lontana 3 chilometri dal piroscafo e gli scogli che superavano l'acqua circa un chilometro e mezzo. Venticinque o trenta uomini si salvarono guadagnando a nuoto gli scogli dove rimasero per tutto quel giorno e la notte successiva, senza nulla da mangiare". Il Corriere della Sera riportò che "il primo senso di stupore degenerò in un batter d'occhio in un folle panico, producendo una confusione indescrivibile. I passeggeri, correndo all'impazzata e gridando disperatamente, rendevano impossibile l'opera di salvataggio". Tra le navi che corsero in aiuto del Sirio ci furono anche il Joven Miguel e il Vicenza Llicano. Il comandante del Joven Miguel fece accostare la sua nave alla fiancata del Sirio e imbarcò così trecento naufraghi. Il Joven Miguel però era in zavorra (ossia non aveva carico a bordo) e la presenza di tante persone sul ponte rischiava di minarne le stabilità e quindi di farlo rovesciare. Nonostante gli inviti, i passeggeri del Sirio non volevano scendere sotto coperta e fu necessario minacciarli con una pistola per farli obbedire. I giornali inglesi, come il Daily Telegraph, insistettero sulle scene di violenza e sulle lotte al coltello per impadronirsi dei pochi salvagenti disponibili. Una cronaca del tempo narra che la maggior parte dei membri dell'equipaggio riuscì a salvarsi semplicemente perché rimase sulla nave che, essendo incagliata, rimase a galla ancora per dieci giorni. Le vittime furono stimate inizialmente in 293 persone per arrivare ad un totale finale di oltre 500 unità. Tra le vittime del naufragio vi è il vescovo di San Paolo del Brasile.[1]

Le inchieste sull'incidente[modifica | modifica sorgente]

Furono aperte subito le inchieste sull'incidente che appurarono che il capitano Giuseppe Piccone diresse con buon senso e giudizio le operazioni di salvataggio e fu l'ultimo a salvarsi.[1] Le prime notizie riportate dai giornali dell'epoca indicano invece nel capitano e nell'equipaggio un comportamento non appropriato che ha portato al naufragio della nave[3].

Il museo del naufragio del Sirio[modifica | modifica sorgente]

A Capo Palos è stato dedicato un museo al naufragio del Sirio.[1] Nel museo sono esposti anche i volantini che davano la possibilità di fare entrare alla nave i clandestini in scali extra.

I resti del Sirio riposano a gran profondità nei dintorni del Capo. La poppa si trova a circa 40 metri di profondità, mentre la prua a circa 70 metri. Dopo la dichiarazione della “Riserva Marina di Capo di Palo e Isole Formiche” nel 1995 l'attività subacquea nella zona è limitata, per una sua visita è richiesto il permesso del “Consiglio dell'Ambiente del Governo Regionale della Murcia”.

Canzone di Giovanna Marini e Francesco De Gregori[modifica | modifica sorgente]

A questo episodio è dedicata la canzone di Giovanna Marini e Francesco De Gregori, Il tragico naufragio della nave Sirio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Storia del Sirio su antiwarsong.org
  2. ^ Citato in G.A. Stella, Odissee. Italiani sulle rotte del sogno e del dolore, Rizzoli 2004, p. 131.
  3. ^ Blamed for Sirio Disaster; Spanish Official Inquiry Inculpates the Captain and Crew in The New York Times, 9 agosto 1906. URL consultato il 19 gennaio 2012.

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