Sinfonia n. 13 (Šostakovič)

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Sinfonia n. 13
Compositore Dmitrij Šostakovič
Tonalità si bemolle minore
Tipo di composizione sinfonia
Numero d'opera op. 113
Epoca di composizione settembre 1961 - 20 luglio 1962
Prima esecuzione Aula Bol'šoj, Mosca, 18 dicembre 1962. Direttore: Kirill Kondrasin
Organico

Archi: violini, viole, violoncelli, contrabbassi;

Legni: 3 flauti (il 3° anche ottavino), 3 oboi (3° anche corno inglese), 3 clarinetti (il 3° anche clarinetto basso, 3 fagotti (3° anche controfagotto);

Ottoni: 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, tuba;

Percussioni: timpani, triangolo, rullante, piatti e piatto sospeso, grancassa, tam-tam, tamburello basco, xilofono, glockenspiel, campane tubolari, nacchere, frusta, woodblock;

Cordofoni: 2 arpe (preferibilmente raddoppiate), pianoforte, celesta.

Voci: basso solista e coro di bassi.

Movimenti

1. Adagio - Babj Yar
2. Allegretto - Umorismo
3. Adagio - Nel negozio
4. Largo - Timori
5. Allegretto - Una carriera

La Sinfonia n. 13 in si bemolle minore (Op. 113, Babij Jar) di Dmitrij Šostakovič è stata eseguita per la prima volta dall'Orchestra filarmonica di Mosca, diretta da Kirill Kondrašin, il 18 dicembre del 1962. Il titolo della sinfonia richiama la strage di ebrei nella fossa di Babij Jar, presso Kiev, messa in atto dai nazisti tra il 29 e il 30 settembre del 1941.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nella tredicesima, come nella successiva quattordicesima sinfonia, Šostakovič, unisce il canto alla musica strumentale, quasi a simboleggiare un'impotenza della forma musicale della sinfonia strumentale. Le voci sono maschili: un basso e un coro di bassi, come se Šostakovič volesse dare alla sinfonia un timbro di "saggezza" russa. Il coro canta all'unisono o al limite all'ottava, e possiamo sentire melodie popolari o testi di incitamento alla riflessione. Il compositore, nei panni di una guida nella Russia sovietica, descrive in particolare alcuni aspetti negativi della situazione sociale di allora, quali, ad esempio, l'antisemitismo, nel primo movimento.

Evtušenko (a destra) con il presidente statunitense Nixon

I testi della sinfonia intera sono stati commissionati da Šostakovič in persona al poeta Evgenij Evtušenko, all'epoca ventottenne e già noto per i suoi scritti di condanna e contrarietà al regime. Alla conclusione della prima, Meyer descrive "ovazioni senza fine" del pubblico, visibilmente commosso per le tematiche affrontate, ancora fresche alla memoria dei Moscoviti appena usciti dalla dittatura, al maestro e al poeta Evtušenko, commossi fino al pianto anche loro. Acclamata da tutti meno che dalla stampa. Infatti la Tredicesima venne poco pubblicizzata sulla "Pravda", oppure fortemente criticata, per esempio dal giornale "Sovetskaja kultura". Addirittura alcune riprese televisive del '63 vennero annullate. Fu comunque l'ultima delle opere di Šostakovič a creare degli screzi tra il maestro e il regime, grazie al fatto che il compositore cominciò finalmente a godere di una certa posizione di prestigio nella società sovietica, dopo la morte di Stalin, e riconosciuto, ormai in tutto il mondo, tra i migliori compositori del '900.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

La zona di Babij Jar

La sinfonia è composta da cinque movimenti:

Adagio - Babij Jar[modifica | modifica wikitesto]

Il primo movimento è una terribile, lugubre e cupa processione. Le sonorità forti che caratterizzano questo inizio della sinfonia, quasi insostenibili, raccontano la storia degli ebrei: la fuga dall'Egitto, Dreyfus, i polacchi ebrei di Białystok, Anna Frank, e in particolare l'eccidio di Babij Jar, da cui prende il nome il movimento e la sinfonia intera. La sinfonia si apre con il rintocco delle campane, che caratterizzerà tutto questo primo movimento. Dopo un'introduzione affidata ad ottoni e legni, si ha l'entrata del coro di bassi che espone il tema. A questo risponde l'intera orchestra. L'esposizione del tema è successivamente affidata al basso solista, che racconta un episodio di una coppia di ragazzi che sta per essere catturata dai nazisti. Segue un'esplosione orchestrale, che reintroduce il tema iniziale del coro di bassi.

Allegretto - Umorismo[modifica | modifica wikitesto]

La seconda parte è uno scherzo, e si tratta di una critica ai potenti (zar, re, dittatori), che, benché si compiacciano di parate e sfilate militari, non possono controllare l'"umorismo", ovvero la satira del popolo. Il tema proviene da una melodia della lirica "L'addio di Macpherson", dalle Sei romanze su versi di poeti inglesi, Op. 62.

Adagio - Nel negozio[modifica | modifica wikitesto]

Qui Šostakovič descrive la coda per l'acquisto di cibo delle donne russe, e la vergogna che dovrebbero provare i commercianti mentre truffano le acquirenti con i pesi ed il resto, mentre queste, infreddolite, vanno via con le pesanti borse. Qui Šostakovič ha occasione di esporre quanto le donne sovietiche facciano per il loro paese. La musica, molto toccante e commovente, lascia il passo a nuovi toni scuri e deprimenti, a ricordare il passato, nel quarto movimento.

Largo - Timori[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo si riferisce alla paura, al terrore, dell'epoca di Stalin. Si parla infatti della paura del parlare e dell'esprimersi.

Allegretto - Una carriera[modifica | modifica wikitesto]

La conclusione presenta tratti ancora più autobiografici. La carriera di cui si parla è quella di Galileo, accusato dal poeta di aver abiurato, per ragioni di carriera, le sue scoperte. In toni molto più delicati e leggeri, quasi buffi, l'opera si va esaurendo poco a poco.

Il testo in lingua originale[modifica | modifica wikitesto]

Babij Jar[modifica | modifica wikitesto]

(RU)

« CORO Nad Babim Yarom pamyatnikov nyet.
Krutoi obryv, kak groboye nadgrobye.
Mne strashno,
mne sevodnya stolko let,
samomu yevreiskomu narodu.

SOLISTA

Mne kazhetsa seichas — ya yudei.
Vot ya bryedupa dryevnemu Egiptu.
A vot ya, na kryeste raspyaty, gibnu,
i da sikh por na mne — sledi gvazdey.
Mne kazhetsa, shto Dreifus — eta ya.
Meshchanstvo — moi danoschik i sudya! Ya za reshotkoy,
ya papal v koltso,

zatravlennyi, oplyovannyi, obolgannyi,

damachki s bryusselshmi oborkami,

viszha, zontami tichut mne v litso.

Mne kazhetsa, ya — malchik v Bielostoke.

CORO

Krov lyotsya, rastekayas pa palam.
Beschinstvuyut vozhdi traktirnoy stoiki.
I pakhaut vodkoy s lukom popolam.

SOLISTA

Ya, sapagom otbroshennyi, bessilny,
naprasna ya pogromshchikov molyu.

CORO

Pad gogot: “Bey zhidov! Spasai Rossiyu!”
Labaznik izbivaet mat moyu.
O russhy moi narod, ya znayu,

SOLISTA

ty pa sushchnosti internatsionalen,
no chasta te, chi ruki nechisti,
tvoim chisteishim imyenem bryatsali.
Ya znayu dobrotu moyei zyemli.
Kak podla, shto i zhilachkoi ne drognuv,
antisemity narekli sibya:

INSIEME

“Soyuzom russkova naroda.”

SOLISTA

Mne kazhetsa, ya — eta Anna Frank,
prozrachnaya, kak vyetochka v aprele,
i ya lyublyu, i mne nye nado fraz,
no nado, shtob drug v druga my smotreli.
Kak malo mozhno videt, obonyat!
Nelzya nam listev i nelzya nan neba,
no mozhno ochen mnoga —
eta nezhno drug druga
vtyomnoy komnate obnyat!

CORO

— “Syuda idut!”

SOLISTA

— “Nye boysa. Eta guly samoi vesny,
ona idyot syuda.
dai mne skoreye guby!”

CORO

— “Lomayut dver!”

SOLISTA

— “Nyet! Eta ledokhod!”

CORO

Nad Babim Yarom shelest dihkh trav,
dyerevya smotryat grozno, po-sudeiski.
Zdes molcha vsyo krichit,
i, shapku snyav,
ya chuvstvuyu, kak myediemo sedeyu.

SOLISTA

I sam ya, kak sploshnoy bezzvuchny krik,
nad tysyachami tysyach pogrebyonnykh,
Ya — kazhdy zdes rasstrelyanny starik,
Ya — kazhdy zdes rasstrelyanny rebyonok.
Nishto vo mne pro eta nye zabudet.

CORO

“Internatsional” pust progremit,
kogda naveh pokhoronen budet
pasledni na zyemle antisemit.

SOLISTA

Yevreiskoy krovi nyet v krovi moyei,
no nenavisten zloboy zaskaruzloy
ya vsem antisemitam kak yevrei,

INSIEME

ipatomu ya nastoyashchiy russkiy! »

(IT)

« CORO Non c'è segno di ricordo a Babij Jar.
Le scogliere a picco sono là come tante pietre tombali.
Mi fa paura.
Mi sento vecchio,
vecchio come il popolo degli ebrei.

SOLISTA

Mi sembra di essere un ebreo.
Attraverso a piedi l'antico Egitto.
Qui, io muoio, inchiodato ad una croce,
e ancora oggi porto le ferite dei chiodi.
Mi sembra di essere Dreyfus.
I borghesi sono delatori e giudici.

Sono imprigionato,
perseguitato, calunniato e ricoperto di sputi.
Signore che a stento frenano il riso,
vestite con incredibili abiti di trine ,
mi punzecchiano il viso con i loro ombrelli.
Poi mi sembra di essere un ragazzo di Białystok.

CORO

Il sangue ricopre il pavimento.
I brutti ceffi della taverna puzzano di vodka e cipolla.
Mi colpiscono al fianco con uno stivale.

SOLISTA

Invano chiedo un po' di pietà a questi massacratori.
Alcuni commercianti di grano violentano mia madre.

CORO

Oh, mio popolo russo!
Lo so che sei internazionale
Ma alcuni, con la coscienza sporca,

SOLISTA

troppo spesso hanno trasformato
questo tuo sacro nome
in un simbolo di malvagità.
Conosco la mia terra, la sua bontà.
Questi antisemiti sono spregevoli.
Senza esitazione si definiscono:

INSIEME

"Unione del popolo russo"!

SOLISTA

Penso a me come se fossi Anna Frank,
traboccante di vita come un ramo all'inizio di aprile
Sono innamorato e non ho bisogno di parole vuote,
ma ho bisogno di guardarci l'uno nell'altro.
Quanto poco possiamo vedere o sentirci!
Le foglie ed il cielo ci sono negate,
ma ci sono molte cose che possiamo fare -
possiamo delicatamente abbracciarci l'uno all'altro
nell'oscurità della stanza!

CORO

"Stanno arrivando!"

SOLISTA

"Non temere.
È il delicato suono della primavera
Dammi le tue labbra..."

CORO

"Stanno abbattendo la porta!"

SOLISTA

"No, è il ghiaccio che si sta rompendo nei fiumi..."

CORO

Su Babij Jar si sente il fruscio dell'erba.
Gli alberi sono minacciosi, come giudici.
Ogni cosa grida nel silenzio e,
scoprendomi la testa,
sento lentamente i miei capelli diventare bianchi.

SOLISTA

E io divento un urlo continuo,
sulle migliaia e migliaia di persone seppellite qua.
Io sono ognuno degli anziani fucilati qui.
Io sono ognuno dei bambini fucilati qui.
Niente dentro di me dimenticherà, mai!

CORO

Che suoni l'Internazionale fino a quando
l'ultimo antisemita sulla terra
sarà seppellito, per i secoli dei secoli.

SOLISTA

Nel mio sangue non c'è sangue ebraico.
Nella loro follia, tutti gli antisemiti
dovrebbero ora odiarmi come se fossi un ebreo.

INSIEME

E per questo sono un vero russo! »

Yumor[modifica | modifica wikitesto]

(RU)

« Tsari, koroli, imperatori,
vlastiteli vsei zyemli,
komandovali paradami,
no yumorom nye mogli.
V dvortsy rmenitykh osob,
vse dni vozlezhashchikh vykholenna,
Yavlyalsa brodyaga Ezop,
i nishchimi oni vyglyadeli.
yavlyalsa brodyaga Ezop,
i nishchimi oni vyglyadeli.
V domakh, gde khanzha nasledil
svoimi nogami shchuplymi,
Vsyu poshlost Khodzha Nasreddin
shibal, kak shakhmaty, shutkami!
vsyu poshlost Khodzha Nasreddin
shibal, kak shakhmaty, shutkami!
Khotyeli yumor kupit,
da tolko yevo nye kupish!
Khotyeli yumor ubit,
a yumor pokazyval kukish!
Borotsa s nim delo trudnoye.
Kaznili yevo bez kontsa.
Yevo galova otrublennaya
torchala na pike stryeltsa.
No lish skamoroshi dudochki
svoy nachinali skaz,
on zvonko krichal:
“Ya tutochki!”
I likho puskalsa v plyas.
V potryopannom kutsem paltishke,
ponuryas i slovno kayas,
pryestupnikom politicheskim
on, poimanniy, shol na kazn.
Vsem vidom pakornost vykazival,
gotov k nezemnomu zhityu,
kak vdrug iz paltishka vyskalzival,
rukoi makhal
i — tyu-tyu!
Yumor pryatali v kamery,
da chyorta s dva udalos.
Reshotki i steny kamennye
on prokhodil naskvoz.
Otkashlivayas prostuzhenno,
kak ryadovoy boyets,
shagal on chastushkoy-prastushkoy
s vintovkoi na Zimnyi dvorets.
Privyk on ko vzglyadam sumrachnym,
no eta yemu nye vryedit,
i sam na sibya s yumorom
yumor paroy glyadit.
On vyechen.
Vyechen!
On lovok.
Lovok!
I yurok,
I yurok!
proidyot cherez vsyo, cherez vsyokh.
Itak, da slantsa yumor!
On muzhestvenniy chelovek! »

(IT)

« Zar, re, imperatori,
Governatori di tutto il mondo
possono compiacersi delle parate
ma non possono tentare di controllare la satira.
Nel Grande Palazzo
trascorrono i loro giorni su eleganti poltrone,
Esopo il vagabondo sta in piedi,
e tutti loro vorrebbero sembrare mendicanti.
Esopo il vagabondo sta in piedi,
e tutti loro vorrebbero sembrare mendicanti.
Nelle case dove un'ipocrita ha lasciato
la sua misera impronta,
Mullah Nasredin vorrebbe demolire
le cose banali come pezzi di una scacchiera! »

V Magazinye[modifica | modifica wikitesto]

(RU)

« Kto v platke, a kto v platochke,
kak na podvig, kak na trud,
v magazin po-odinochke
molcha zhenshchiny idut.
O, bidonov ikh bryatsanye,
zvon butilok i kastryul!
Pakhnet lukom, ogurtsami,
pakhnet sousom “Kabul.”
Zyabnu, dolgo v kassu stoya,
no pakuda dvizhus k nyei,
ot dykhanya zhenshchin stolkikh
v magazinye vsyo teplei.
Oni tikho podzhidayut,
bogi dobriye semyi,
i v rukakh oni szhimayut
dengi trudniye svoyi.
Oni tikho podzhidaynt,
bogi dobriye semyi,
i v rukakh oni szhimayut
dengi trudniye svoyi.
Eta zhenshchiny Rossii.
Eta nasha chest i sud.
I byeton oni mesili,
i pakhali, i kosili …
Vsyo oni perenosili,
vsyo oni perenesut.
Vsyo oni perenosili,
vsyo oni perenesut.
Vsyo na svete im pasilno, -
skolka sily im dano!
Ikh obschitivatpostidno!
Ikh obveshivat greshno!
I v karman pelmeni sunuv,
ya smotryu, surov i tikh,
na ustaliye ot sumok
ruki pravyedniye ikh. »

(IT)

«  »

Strakhi[modifica | modifica wikitesto]

(RU)

« Umirayut v Rossii strakhi,
slovno prizraki prezhnikh lyet,
lish na paperti, kak starukhi,
koye-gde yeshcho prosyat na khleb.
Ya ikh pomnyu vo vlasti i sile
pri dvore torzhestvuyushchei lzhi.
Strakhi vsyudu, kak tyeni, skolzili,
pronikali vo vsye etazhi.
Potikhonku lyudei priruchali
i na vsye nalgali pyechat:
gde molchat by — krichat priuchali,
i molchat — gde by nada krichat.
Eta stala sevodnya dalyokim.
Dazhe stranna i vspomnit teper.
Tayinyi strakh pered chim-to donosom,
tayinyi strakh pered stukom v dver.
Nu, a strakh gavorit s inastrantsem?
S inastrantsem — ta shto, a s zhenoy?
Nu, a strakh bezotchotnyi ostatsa
posle marshei vdvoyom s tishinoy?
Nye boyalis my stroit v meteli,
ukhodit pad snaryadami v boy,
no boyalis paroyu smyertelno
razgovarnat sam s soboy.
Nas nye sbili i nye rastlili,
i nedarom seichas vo vragakh
pobedivshaya strakti Rossiya
yeshcho bolshiy rozhdaet strakh.
Strakhi noviye vizhu, svetleya:
strakh neiskrennim byt so stranoy,
strakh nepravdoy unizit idei,
shto yavlyayutsa pravdoy samoy;
strakh fanfarit do odurenya,
strakh chuzhiye slova povtoryat,
strakh unizit drugikh nedaveryem
i chrezmerno sibye daveryat.
Umirayut v Rossii strakbi.
I kogda ya pishu eti stroki
i paroyu nevolno speshu,
to pishu ikh v yedinstvennom strakhe,
shto ne v polnoyu silu pishu. »

(IT)

«  »

Karyera[modifica | modifica wikitesto]

(RU)

« Tvyerdili pastyri, shto vreden
i nyerazumen Galilei.
(Shto nyerazumen Galilei …)
No, kak pakazivayet vremya,
kto nyerazumnei — tot umnei!
(Kto nyerazumnei— tot umnei …)
Uchonyi, svyerstnik Galileya,
byl Galileya nye glupeye.
(Byl Galileya nye glupeye …)
On znal, shto vyertitsa zyemlya,
no u nyevo byla semya.
(No u nyevo byla semya …)
I on, sadyas s zhenoy v karety,
svershiv predatelstvo svoyo,
schital, shto dyelayet karyeru,
a mezhdu tem gubil yeyo.
(A mezhdu tem gubil yeyo …)
Za asaznaniye planety
shol Galilei odin na risk, i stal velikim on.
(I stal velikim on …)
Vot eta — ya ponimayu — karyerist.
Itak, da zdravstvuyet karyera,
kagda karyera takova,
kak u Shekspira i Pastera,
Nyutona i Tolstovo,
i Tolstovo … Lva?
Lva!
Zachem ikh gryazyu pakryvali?
Talant — talant, kak ni kleimi.
Zabyty te, kto proklinali,
no pomnyat tekh, kovo klyali,
(no pomnyat tekh, kovo klyali …)
Vse te, kto rvalis v stratosferu,
vrachi, shto gibli ot kholyer,
vot eti dyelali karyeru!
Ya s ikh karyer beru primer!
Ya veryu v ikh svyatuyu vyera.
Ikh vyera — muzhestvo mayo.
Ya dyelayu sibye karyeru tem,
shto nye dyelayu yeyo! »

(IT)

«  »

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Šostakovič", di Franco Pulcini, EDT, 1988
  • CD "Shostakovic, the symphonies", Vladimir Ashkenazy per i testi della sinfonia

Discografia[modifica | modifica wikitesto]

  • "Shostakovic, the symphonies", Vladimir Ashkenazy, Royal P. O., St Petersburg P. O., NHK S.O.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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