Sinestesia (linguistica)
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La sinestesia è una figura retorica che prevede l'accostamento di due sfere sensoriali diverse.[1]
Ha largo uso in poesia ed in genere nella versificazione:
- Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
- Il divino del pian silenzio verde
- (Giosuè Carducci, il bove)
- a poco a poco mi ripigneva là dove 'l sol tace.
- (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, Canto I)
- Quando mi chiese: "Conosci l'estate?"
- io per un giorno per un momento, corsi a vedere il colore del vento
- (Fabrizio de André, Il sogno di Maria,
- "Urlo Nero"
- (Salvatore Quasimodo, Alle Fronde dei Salici , da La buona novella)
È usata però anche nella lingua di tutti i giorni (colori caldi, giallo squillante ecc.) ed in prosa:
- Rimase a lungo immobile, con gli occhi aperti nel buio, e le pareva di sentire la luminosità del proprio sguardo.
- (Tolstoj, Anna Karenina).
Può essere considerata un caso particolare di enallage, cioè di scambio tra due diverse parti del discorso.

