Sindrome di Von Hippel-Lindau

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Sindrome di Von Hippel-Lindau
Malattia rara
Codici di esenzione
SSN italiano RN0780
Codici di classificazione
ICD-9-CM (EN) 759.6
ICD-10 (EN) Q85.8
Eponimi
Arvid Lindau
Eugen Von Hippel

La VHL o sindrome di Von Hippel-Lindau è una malattia a carattere ereditario molto rara, caratterizzata dall'associazione di diverse forme di neoplasia, fra cui angiomi e altre forme di neoplasia del rene e feocromocitomi.

Epidemiologia[modifica | modifica sorgente]

Colpisce una persona su 36.000. L'incidenza è maggiore intorno ai 30-40 anni, anche se può manifestarsi a qualunque età.

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il nome della sindrome è dovuto a coloro che per primi la descrissero: l’oftalmologo tedesco Eugen Von Hippel e il patologo svedese Arvid Lindau.

Eziologia[modifica | modifica sorgente]

La causa di questa malattia è una mutazione di un gene localizzato sul braccio corto del terzo cromosoma, mappato in 3p25-26, il quale codifica per la proteina VHL. Quest'ultima, normalmente collabora con le elonghine B e C[1] per legarsi ai fattori di trascrizione HIF (Hypoxia Induced Factor) idrossilati dalla presenza di ossigeno, ne provoca l'ubiquitinizzazione e la distruzione tramite il proteasoma. Il complesso coi geni HIF è responsabile delle risposte cellulari all'ipossia, fra cui lo sviluppo di neoangiogenesi e l'induzione della proliferazione cellulare; quindi VHL si comporta come un oncosoppressore e da questo dato sono facilmente deducibili le conseguenze cliniche della sua mancanza. Il prodotto genico può essere totalmente assente (delezioni o mutazioni frameshift) con espressione anomala di codoni di STOP) oppure inattivo, portando a quadri clinici differenti.

Inoltre blocca il VEGF

Sintomatologia[modifica | modifica sorgente]

A seconda del genotipo del soggetto sono rinvenibili quadri clinici differenti; in particolare la malattia è suddivisibile in 2 tipi. Il tipo 1 con assenza di feocromocitoma e il tipo 2 che invece lo manifesta. Nel primo caso la proteina spesso è mutata, ma presente; nel secondo caso invece è deleta. Inoltre il tipo 2 è diviso ulteriormente in 3 sottotipi: A, B e C (il primo con tumore a cellule renali, il secondo con anche emangioblastoma e il terzo con solo feocromocitoma). Sono anche riscontrati tumori endocrini (specie pancreatici), cisti renali (dovute all'edema da neoangiogenesi) e altre manifestazioni neoplastiche.

Diagnosi[modifica | modifica sorgente]

La ricerca delle alterazioni del gene VHL deve essere guidata dalla clinica con cui la patologia si presenta e dalla buona pratica clinica. (bisogna valutare l'utilità reale e la metodica più adatta nel fare una consulenza genetica). In particolare nel caso in cui sospetti una delezione dovrò fare gli esami adatti a trovarla, nel caso in cui avrò invece una mutazione puntiforme userò delle metodiche adatte a cercare queste ultime; fatto ciò nel secondo caso dovrò valutare se la mutazione eventualmente trovata corrisponde a patologia; o tramite la consultazione di database appositi oppure facendo delle prove indirette (cerco nei tumori del soggetto anche la delezione dell'allele sano oltre a quello mutato congenitamente, in modo da provare che il danno trovato è responsabile del quadro clinico)

Terapia[modifica | modifica sorgente]

Si procede ad intervento chirurgico, che viene effettuato in particolari condizioni:

  • Lesioni spinali sintomatiche
  • Lesioni cerebrali sintomatiche o in rapida evoluzione
  • Neoplasie solide renali > 3 cm
  • Neoplasie solide pancreatiche > 3 cm

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://qs1439.pair.com/michaelz/repository/patologiaGenerale/modulo_5/unit_1/approfondimento.html

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Trattato di chirurgia oncologica. Francesco Mazzeo, Pietro Forestieri. PICCIN, 2003. ISBN 978-88-299-1654-2
  • "Principi di Medicina Interna", Harrison, McGraw-Hill, 15ª edizione

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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